Archivio per Cretino

APPEASEMENT

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , on 13 maggio 2018 by Sendivogius

Se, per la proprietà transitiva delle congruenze, il Cretino ed il Cialtrone tendono a sovrapporsi secondo il principio di equivalenza, gli ambiti di applicazione restano distinti e separati.
E se per comune assonanza il cretino, nella sua dimensione prettamente pubblica, quasi sempre dimostra di essere pure un ineffabile cialtrone, quest’ultimo possiede quella marcia in più (il “quid”) che ne segna la differenza. Poiché un cialtrone, ancorché tale, non necessariamente deve essere anche un cretino (o viceversa), pur nella reciproca assenza di qualità che ne contraddistinguono l’inequivocabile mediocrità, per disvalore condiviso su metabiosi aggiunta di due entità proteiformi nella loro immanenza cosmica.
Il cretinismo, surrogato a status civile della condizione umana, nella beata insipienza della sua prevalenza su sintesi imperfetta, segue per proporzionalità inversa la scala evolutiva, come due rette parallele che non si incontrano mai, in qualità di fenomeno variabile e regressivo nella transizione delle epoche. Ma è il Cialtrone ad essere il grande protagonista del tempo presente; misurarne la consistenza è inutile, tanto polimorfica è la sua natura ed infinite le sue varianti. Sarebbe un po’ come definire il tasso di acidità di un vino adulterato al metanolo: in ogni caso ci troveremmo dinanzi ad un prodotto tossico, a prova di mitridatizzazione.
Dunque, data la variabilità dei fattori, qual’è l’elemento che più di ogni altro rende inconfondibile il cialtronismo, applicato a quelle che un tempo sarebbero state definite le categorie del politico?
Indubbiamente, è la precipua tendenza del cialtrone a credersi “forza storica”.
Fateci caso: ogni insignificante spostamento d’aria, ogni raffazzonato provvedimento, che il cialtrone porrà in essere con tutta la friabile inconsistenza del suo non-essere, avrà sempre le prerogativa di spacciarsi per qualcosa di “storico”, quando addirittura non di “epocale”, sull’onda cortissima di un riflesso indotto da un narcisismo incondizionato. Peccato che poi il non evento svanisca in fretta, tanto da non esserne conservata più memoria, nella frazione infinitesimale che separa un annuncio dall’altro, restando solo le tracce imbarazzanti della polluzione declamatoria che affligge il cialtrone in ansia da prestazione.
Nel Teatro della Bugia, in cui da due mesi a questa parte si trascina la farsa tutta italiana per la formazione del più demenziale esecutivo dell’Italia repubblicana (che mai aveva raggiunto punte così basse), ogni singolo peto dei due capricciosi bimbetti che si litigano le seggiole di Palazzo Chigi ha nel loro ego malato una valenza “storica”. E boia chi molla per primo il seggiolone da premier! Il siparietto comico di questa parodia fascistoide fermentata nel brodo populista ricorda più che altro il gioco dei quattro cantoni, dove il cialtrone ed il cretino, gemelli diversi, si inseguono senza soluzione di continuità nell’impossibilità di distinguere l’uno dall’altro, all’ombra dei due convitati di pietra seduti ai margini: il lampredotto fiorentino che ancora fantastica di impossibili ritorni col bidone dei popcorn (contento lui), insieme all’Abilitato in tutta la freschezza dei suoi 81 anni suonati; come Papi & Figlio alla disfida di poltronissima. Perché, nell’epica dell’eterno ritorno, i cialtroni sono eterni.

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La Guerra dei Cretini

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 ottobre 2013 by Sendivogius

Tricolore (da Giornalettismo)Trilogy: “un cialtrone è per sempre”
Van der Kuul

Gustave Flaubert, che della categoria se ne intendeva tanto da dedicargli un “dizionario dei luoghi comuni”, riteneva che un perfetto cretino avesse in sé tutte le prerogative per essere felice. Pertanto, se uno spiccato egoismo ed una buona salute erano assolutamente importanti, l’imbecillità costituiva il requisito fondamentale. Certo, l’autore di “Madame Bovary” nella sua smielata lettera a Louise Colet (06/08/1846), parlando di stupidità, aveva ben altri pensieri per la testa…
Tuttavia l’idiota, nella sua inarrestabile discesa tra gli abissi dell’umana cretineria, trascende il tempo e travalica i limiti, attraverso il libero deflusso di parole e comportamenti reiterati in un crescendo ossessivo, trasformato in fenomeno prevalente del nostro tempo, nell’imperturbabilità della sua normalità priva di senso
Nei casi patologicamente rilevanti della dissonanza cognitiva, il cretino declina nella psicopatia; si prende maledettamente sul serio, nei toni come nei contenuti, smarrendo il senso delle proporzioni e finanche della logica. Delira. E nell’ossessione ripetuta rasenta la follia, facendo la faccia feroce per dissimulare l’impotenza…

RottweilerSiamo in guerra e ormai non è più un modo di dire. E’ necessario schierarsi. Riconoscere gli amici dai nemici e prepararsi ai materassi. E’ una lunga marcia quella che ci aspetta. Hanno troppi interessi, troppi scheletri, troppi collegamenti con la criminalità organizzata, con le lobby più o meno occulte per uscire di scena. […] Nessun compromesso…. Faremo dei nodi ai fazzoletti. Noi non dimenticheremo.

 Beppe Grillo
 (06/10/13)

Davanti a simili perle di saggezza riVoluzionaria, Ennio Flaiano avrebbe senz’altro scorto il genio incompreso di un cretino illuminato da lampi di imbecillità.
Nazi Zombie BattlegroundUn provocatore professionista come Lenny Bruce diceva che la satira è tragedia più tempo. Smarrita la satira tra le flatulenze di un sonno senza ragione, ci troviamo più che altro dinanzi alla tragedia di vecchi ridicoli, con troppo tempo libero a disposizione e pessimamente impegnato.
Sempre più truce, livoroso, rigonfio di rancori gastrici mai digeriti, questa parodia bellica del Gabibbo assomiglia sempre più ad un villain (o un villano?) da fumetto pulp, mentre si trascina ancor più stancamente sulla scena con le sue scariche di anatemi a rilascio regolare. Come parlare sporco e influenzare la genteE lo fa senza mai raggiungere, per dire, l’irriverenza dissacrante o il nichilismo caustico che pure Lenny Bruce non perse mai, nemmeno negli eccessi che lo condussero all’autodistruzione.
D’altronde, la caratura del personaggio è inconfondibile:

«Il matto lo riconosci subito. È uno stupido che non conosce i trucchi. Lo stupido la sua tesi cerca di dimostrarla, ha una logica sbilenca ma ce l’ha. Il matto invece non si preoccupa di avere una logica. Procede per cortocircuiti. Tutto per lui dimostra tutto. Il matto ha un’idea fissa, e tutto quel che trova gli va bene per confermarla. Il matto lo riconosci dalla libertà che si prende nei confronti del dovere di prova, dalla disponibilità a trovare illuminanzioni.»

 Umberto Eco
Il pendolo di Foucault
Bompiani, 1988.

Col picchiatello, col vecchio zio un po’ tocco, però il Guy Fawkes dei carruggi ha ben poco da spartire… È piuttosto il classico pazzoide allucinato, che di tanto in tanto si ha la sventura di incontrare in metropolitana e nelle bettole di quart’ordine. Se lo conosci, lo eviti.
southpark-fat-gamer-guy-fawkes-maskBagattoEppur tuttavia in questa sfilata tragicomica di maschere tristi, all’ombra del berlusconismo morente, depotenziata dalla carica eversiva del Bagatto brianzolo, nella loro presunzione autoreferenziale, il duumvirato Grillo-Casaleggio ricorda Bouvard e Pecuchet. Tanto per tornare a Flaubert.
Li accomuna l’indefessa minchioneria d’antan di altre celebri coppie comiche: Gianni e Pinotto; Stanlio e Ollio…

Bouvard e Pecuchet

Bouvard e Pecuchet sono “due fulgidi imbecilli, tragici e sinistri nella loro idiozia”:

«i due si dedicano con entusiasmo da neofiti allo studio e alla pratica delle più disparate discipline e tecniche. L’ambizione faustiana, la passione per ogni nuova branca dello scibile umano è in loro animata dalla speranza di attingere a verità assolute che guidino il comportamento e mettano ordine nel caos. Ma la loro fiducia nell’autorità dei testi è sistematicamente sottoposta alla critica inflessibile del principio di non-contraddizione, che li espone a una delusione dopo l’altra»

 “Bouvard e Pécuchet, o dell’idiozia del mondo

D’altro canto, la stupidità non discinta dall’idiozia politica costituisce da sempre un tema ricorrente di interminabili riflessioni, tanto risulta radicato e florido il fenomeno, declinato in tutte le sue infinite sfaccettature…
Robert Musil, drammaturgo ed antifascista austriaco, sul tema della stupidità e delle sue implicazioni dedicò una delle sue conferenze più famose:

Robert Musil«Evidentemente in situazioni ordinate sono bandite espressioni smodate e indisciplinate. E come prima si parlava della vanità di popoli e partiti che sopravvalutano il proprio stato di illuminazione, ora bisogna aggiungere che, quando si sfoga – proprio come il megalomane che sogna a occhi aperti – la maggioranza si crede non solo l’unica saggia ma anche l’unica virtuosa, coraggiosa, nobile, invincibile, pia e bella. Il mondo ha la peculiare tendenza per cui, quando gli uomini si trovano in tanti, si permettono tutto ciò che è proibito al singolo.
I privilegi del Noi ingigantito danno l’impressione che il crescente incivilimento e addomesticamento del singolo vada compensato dal parallelo imbarbarimento degli stati, delle nazioni e delle loro leghe ideologiche. Chiaramente si manifesta un disturbo dell’equilibrio affettivo che in sostanza precede la contrapposizione tra Io e Noi e ogni valutazione morale. Ma tutto ciò, dobbiamo chiederci, è ancora stupidità o ha con la stupidità una qualche connessione?
[…] La stupidità autentica è un po’ dura di comprendonio, come si dice. È povera di idee e parole, nonché maldestra nell’usarne. Preferisce le cose comuni, che continuamente ripetute le si imprimono bene in testa. Se afferra qualcosa, non se la fa scappare. Non analizza né sottilizza. Sue sono niente di meno che le rosee guance della vita! È vero che pensa in modo vago e basta una nuova esperienza a far tacere il suo pensiero, ma è anche vero che preferisce ciò che si può sperimentare con i sensi o contare sulle dita. In una parola, è la cara “limpida stupidità” che, se non fosse a volte così credulona, confusionaria e addirittura incorreggibile testona, da portare alla disperazione, sarebbe addirittura graziosa.
[…] In stridente contrasto con la stupidità autentica sta quella pretenziosa. Non è tanto mancanza di intelligenza, quanto il suo venir meno, quando si impegna in prestazioni che non sono alla sua portata. Può avere tutte le peggiori qualità dell’intelletto debole, con in più quelle derivanti da un’indole non equilibrata, immatura e incostante, in breve malsana.»

 Robert Musil
“Discorso sulla Stupidità”
(Vienna, 11/03/1937)

Evidentemente, in piena epoca di totalitarismi, a Musil non sfuggivano le implicazioni della stupidità dilatata a fenomeno politico di massa.
In tempi più recenti, molto più prosaicamente, Quim Monzò, lo sferzante autore catalano di “1000 Cretini” (tanto per rimanere in tema), in una intervista rilasciata proprio a Il Giornale, così ha definito la questione:

«La stupidità è la qualità che gli stronzi hanno di infastidire e irritare quelli che non sono stupidi come loro. La dimostrano facendo le cose quando è chiaro che farle è una cretinata. O le fanno con una totale mancanza di discrezione. O con una faticosa presunzione».
 (24/01/2013)

Comunque vada, resta la nostra irritante compagna di ogni epoca.

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La Prevalenza del Cretino

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , on 4 novembre 2011 by Sendivogius

«È stato grazie al progresso che il contenibile “stolto” dell’antichità si è tramutato nel prevalente cretino contemporaneo, personaggio a mortalità bassissima la cui forza è dunque in primo luogo brutalmente numerica; ma una società ch’egli si compiace di chiamare “molto complessa” gli ha aperto infiniti interstizi, crepe, fessure orizzontali e verticali, a destra come a sinistra, gli ha procurato innumerevoli poltrone, sedie, sgabelli, telefoni, gli ha messo a disposizione clamorose tribune, inaudite moltitudini di seguaci e molto denaro. Gli ha insomma moltiplicato prodigiosamente le occasioni per agire, intervenire, parlare, esprimersi, manifestarsi, in una parola (a lui cara) per “realizzarsi”.
Sconfiggerlo è ovviamente impossibile. Odiarlo è inutile. Dileggio, sarcasmo, ironia non scalfiscono le sue cotte d’inconsapevolezza, le sue impavide autoassoluzioni (per lui, il cretino è sempre “un altro”); e comunque il riso gli appare a priori sospetto, sconveniente, «inferiore», anche quando − agghiacciante fenomeno − vi si abbandona egli stesso

Carlo Fruttero e Franco Lucentini,
 “La prevalenza del cretino
 Mondadori, 1985.

La folgorante descrizione del Cretino, ritratto in tutta la sua imperturbabilità, è opera della premiata ditta Fruttero & Lucentini, che alla tipologia hanno dedicato un’apposita trilogia: La prevalenza del cretino (1985); Il ritorno del cretino (1992); Il cretino in sintesi (2003).
 Universalmente diffuso, il cretino è spesso uno stupido di successo.
La rilevanza sociale del fenomeno viene investigata dal Carlo M. Cipolla, che arriva ad elaborare un vero teorema, nella vana speranza di identificare il cretino per tempo e arginarne i danni, ben consapevole che:

Quando la maggior parte di una società è stupida allora la prevalenza del cretino diventa dominante ed inguaribile

Il cretino (e/o lo stupido) nella sua prevalenza risponde a criteri assolutamente ‘democratici’: non ha età; è equamente distribuito tra maschi e femmine; non risponde a determinati requisiti professionali; non è classista; non risente del livello di istruzione; non ha prerogative etniche o razziali…
Definirne la percentuale a livello statistico è impossibile, poiché qualsiasi numero risulterà sempre troppo piccolo rispetto all’insieme della devastante moltitudine degli stupidi (e/o cretini).
Inoltre, con la loro pervasività destabilizzante, sono impermeabili ai condizionamenti sociali. E, peggio ancora, nella loro ubiquità sono presenti ovunque. Si mimetizzano tra gli insospettabili (persone che reputiamo razionali ed intelligenti all’improvviso risultano essere stupide senza ombra di dubbio), manifestandosi nei tempi e nei luoghi meno opportuni.
Nel delineare la sua Teoria della Stupidità, il prof. Cipolla prende in esame il cretino allo stato puro:

«È un gruppo non organizzato, non facente parte di alcun ordinamento, che non ha capo, né presidente, né statuto, ma che riesce tuttavia ad operare in perfetta sintonia come se fosse guidato da una mano invisibile, in modo tale che le attività di ciascun membro contribuiscono potentemente a rafforzare ed amplificare l’efficacia dell’attività di tutti gli altri membri

Evidentemente, il prof. Cipolla non aveva preso in considerazione la potenza dirompente di una struttura organizzata, gerarchizzata, e attiva livello politico, reputando non misurabili gli effetti devastanti di una simile sciagura, rapportata su scala di massa. In caso contrario, avrebbe forse illustrato come la stupidità, elevata ai massimi livelli, possa portare al tracollo un intero continente…
Il prof. Cipolla, che si aggiunge una M. al cognome per distinguersi dall’omonimo storico veronese, preoccupato dalla nefasta influenza che lo stupido/cretino esercita nel mondo, durante la sua permanenza all’Università di Berkeley nel 1976 formula pertanto le cinque “Leggi fondamentali della stupidità umana”:

Prima Legge
Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione.

 Quando ciò avviene, è sempre troppo tardi: il danno è generalmente compiuto… Nella categoria si potrebbero annoverare quei gran volponi, che si fanno intestare mega-appartamenti; a loro insaputa…

Seconda Legge
La probabilità che una certa persona sia stupida é indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona, spesso ha l’aspetto innocuo/ingenuo e ciò fa abbassare la guardia.

 É il caso del superministro dell’economia, impegnato a presenziare la fondamentale “Festa della Zucca”, con un mentecatto che discetta di gabbie previdenziali, mentre le borse vacillano all’attacco della speculazione internazionale, i titoli del nostro sistema creditizio vengono sospesi per eccesso di ribasso, e le nostre finanze rischiano di crollare sotto i rendimenti impazziti dei buoni del tesoro.
 O del segretario del principale partito al governo che nello stesso frangente, mentre si studiano inefficaci soluzioni tampone per fronteggiare il rischio default, si presenta tutto giulivo, sventolando un milione di nuovi (presunti) tesserati al partito.

Terza Legge
Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

Sono i milioni di italioti che questi deficienti li votano sistematicamente ad ogni elezione, imperturbabilmente, salvo poi dimenticarsene un secondo dopo l’uscita dal seggio e lamentarsene da mane a sera, concionando sui costi della “casta”.

Quarta Legge
Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. Dimenticano costantemente che in qualsiasi momento, e in qualsiasi circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.

 È il tipico caso di quanti, credendosi intelligenti (o incredibilmente furbi), pensano di poter sfruttare la stupidità altrui per conseguire vantaggi o posizioni di rendita, convinti di riuscire gestire ai propri fini l’utile idiota di turno, ma restandone inesorabilmente fregati.
In questo, è evidente la proprietà transitiva della “Quinta Legge”…

Quinta Legge
La persona stupida é il tipo di persona più pericolosa che esista.
Gli stupidi sono imprevedibili; seguono percorsi logici diversi dalle persone intelligenti che sfuggono alla comprensione immediata e dunque risultano vincenti, perché sfruttano l’effetto sorpresa.

Per ricapitolare, come ebbe a scrivere direttamente Carlo M. Cipolla:

1. Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.

2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona.

3. Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore.

5. La persona stupida è il tipo di persona più pericolosa che esista. Non è difficile comprendere come il potere politico o economico o burocratico accresca il potenziale nocivo di una persona stupida. Ma dobbiamo ancora spiegare e capire cosa essenzialmente rende pericolosa una persona stupida; in altre parole in cosa consiste il potere della stupidità.

«Essenzialmente gli stupidi sono pericolosi e funesti perché le persone ragionevoli trovano difficile immaginare e capire un comportamento stupido. Una persona intelligente può capire la logica di un bandito. Le azioni del bandito seguono un modello di razionalità. Il bandito vuole un “più” sul suo conto. Dato che non è abbastanza intelligente per escogitare metodi con cui ottenere un “più” per sé procurando allo stesso tempo un “più” anche ad altri, egli otterrà il suo “più” causando un “meno” al suo prossimo. Tutto ciò non è giusto, ma è razionale, e se si è razionali lo si può prevedere. Si possono insomma prevedere le azioni di un bandito, le sue sporche manovre e le sue deplorevoli aspirazioni e spesso si possono approntare le difese opportune.
Con una persona stupida tutto ciò è assolutamente impossibile. Come è implicito nella Terza Legge Fondamentale, una creatura stupida vi perseguiterà senza ragione, senza un piano preciso, nei tempi e nei luoghi più improbabili e impensabili.
Non vi è alcun modo razionale per prevedere se, quando, come e perché, una creatura stupida porterà avanti il suo attacco.
Di fronte ad un individuo stupido, si è completamente alla sua mercé. Poiché le azioni di una persona stupida non sono conformi alle regole della razionalità, ne consegue che:
a) generalmente si viene colti di sorpresa dall’attacco;
b) anche quando si acquista consapevolezza dell’attacco, non si riesce ad organizzare una difesa razionale, perché l’attacco, in se stesso, è sprovvisto di una qualsiasi struttura razionale.
Il fatto che l’attività e di movimenti di una creatura stupida siano assolutamente erratici ed irrazionali, non solo rende la difesa problematica, ma rende anche estremamente difficile qualunque contrattacco – come cercare di sparare ad un oggetto capace dei più improbabili e inimmaginabili movimenti.
Questo è ciò che Dickens e Schiller avevano in mente quando l’uno affermò che “con la stupidità e la buona digestione l’uomo può affrontare molte cose” e l’altro che “contro la stupidità gli stessi Dei combattono invano”.
Occorre tener conto anche di un’altra circostanza. La persona intelligente sa di essere intelligente.
Il bandito è cosciente di essere un bandito.
Lo sprovveduto è penosamente pervaso dal senso della propria sprovvedutezza. Al contrario di tutti questi personaggi, lo stupido non sa di essere stupido. Ciò contribuisce potentemente a dare maggior forza, incidenza ed efficacia alla sua azione devastatrice.
Lo stupido non è inibito da quel sentimento che gli anglosassoni chiamano self-consciousness. Col sorriso sulle labbra, come se compisse la cosa più naturale del mondo, lo stupido comparirà improvvisamente a scatafasciare i tuoi piani, distruggere la tua pace, complicarti la vita ed il lavoro, farti perdere denaro, tempo, buonumore, appetito, produttività – e tutto questo senza malizia, senza rimorso, e senza ragione. Stupidamente.»

Il corollario di base, speculare alle leggi sulla stupidità risiede nella consapevolezza che: “Una persona stupida è più pericolosa di un bandito”
Immaginate quando i due requisiti vivono in una stessa persona…

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