Archivio per Costituzione

Fear of the Dark

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 maggio 2018 by Sendivogius

Cosa NON fare per contrastare il “populismo sovranista” ed il “neo-nazionalismo” primatista?!?
Be’… per esempio, sintetizzando in maniera volutamente semplicistica ed un pochino brutale (nicchiamo allo spirito dei mala tempora): fregarsene del risultato elettorale e ‘nominare’ l’ennesimo “governo tecnico” pescato dal cilindro presidenziale, eletto da nessuno, meglio se infarcito con banchieri di estrazione fondomonetarista, e sostenuto unicamente da quei partiti (di minoranza) che le elezioni le hanno perse.

«Comunque vadano le elezioni, è già pronto un nuovo Governissimo di salvezza nazionale.
Un altro esecutivo formato da tecnici che nessuno ha votato, sostenuto da partiti che hanno perso le elezioni, e presieduto da una personalità istituzionale che sta sul cazzo anche alla sua famiglia.
Come ha detto Mario Draghi, in Italia c’è ancora il pilota automatico.
Tutto rimane uguale affinché tutto rimanga uguale.
Chiamarli gattopardi però sarebbe un complimento, il gattopardo è un nobile felino, questi sono bacherozzi. Frutto d’un incrocio genetico fra la blatta e il camaleonte. Blattopardi

Alessandra Daniele
(04/02/2018)

Poi, giusto per rasserenare gli animi, conviene alimentare l’impressione di farsi dettare l’agenda politica dalle sempre disinteressate agenzie del rating internazionale e dagli eurotecnocrati di Strasburgo; meglio se facendosi trattare alla stregua di una colonia a libertà vigilata e sovranità limitata, al traino di una UE germanizzata e pronta a scatenare i suoi gauleiter contro i sudditi riottosi al nuovo Ordnung teutonico, nei Reichsgaue ribelli alla periferia dell’Impero.
Altra cosa da NON fare, perché la cosa comporta delle conseguenze, è lasciar intendere (magari per deficit di comunicazione e distorsione del messaggio) che questi possano sovrapporsi e sostituirsi alle Istituzioni democratiche, per un trasferimento della sovranità nazionale dal “popolo” ai “mercati”, assurti a nuovo organo costituzionale non riconosciuto ma esplicitamente vincolante. Peraltro senza che si intraveda, almeno per compensazione, alcuna contropartita tangibile che non sia la pedagogia dell’austerità e della punizione; almeno finché gli italiani non impareranno a votare come si deve. Meglio ancora: insistere sulla retorica dei “compiti a casa” e delle cicale latine, mantenute a sbafo dalla generosa Germania, che pagherebbe le gozzoviglie di un popolo antropologicamente votato al parassitismo per congenita propensione (razziale?). E per questo da rieducare, o tenere comunque sotto sorveglianza.
Nel dubbio, c’è sempre l’immancabile intervento (non richiesto) del solito tecnoburocrate tedesco, fondamentale come un ascesso perianale e tempestivo come una perdita radioattiva, a stroncare ogni corrispondenza residua per una Unione europea, che oramai suscita nella maggioranza degli italiani la simpatia di una raspa nel culo. L’ultimo di una serie diventata troppo lunga per essere ancora tollerata è il contributo del supercommissario ai bilanci (e di passaggio alle “risorse umane”), Günther Oettinger, che certo ha migliorato di molto la percezione diffusa che dell’Europa ormai si ha, insieme al profilo segaligno di questi arcigni maestrini del Rigore (in casa altrui) che conferiscono all’intera confezione un tocco quasi lombrosiano.
Ma prima c’era già stato l’articoletto su Der Spiegel, firmato dal solito Jan Fleischhauer, a stemperare le tensioni e dissipare la folata populista, in un concentrato di stereotipi e luoghi comuni estesi a tutti gli italiani indistintamente, che nemmeno nei cessi dei peggiori autogrill..!
Dalle parti della Deutschland che si crede über Alles, i nostri aspiranti castigatori sono un po’ così… o fanno la faccia cattiva da kapò, o (tagliati gli orripilanti baffoni Anni ’70) hanno il profilo sbarazzino, e pure un po’ da frocetto, del provocatore che si crede anche fighetto. Perché quanno ce vo’, ce vo’!
Se questo è il panorama “internazionale”, altro errore da non fare è cassare la scelta di un potenziale ministro, non in virtù del suo curriculum e dei suoi trascorsi personali, ma in merito alle sue idee in ambito squisitamente economico, in un processo alle intenzioni su base suppositiva. Come se le sue opinioni (accademiche) possano essere oggetto di veto preventivo, prima ancora che oggettivo su riscontro concreto. E’ vero che il Presidente Sergio Mattarella esercita i suoi poteri in osservanza dell’Art. 92 della Costituzione (“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”). E solo un imbecille come Giggino O’ Sarracino, imbalsamato nel suo eterno sorriso di plastica, poteva immaginare di sollevare una questione di “alto tradimento”, riguardo all’esercizio di una prerogativa assolutamente legittima.

Ma è anche vero che il Presidente della Repubblica dovrebbe tenere a sua volta presente l’assunto fondamentale contenuto nell’Art.1 (“la sovranità appartiene al popolo”), limitando l’esercizio del diritto di veto nel caso vengano meno i presupposti contenuti nell’Art.54 della Costituzione, nel rispetto della volontà dell’elettorato, espressa in libere elezioni:

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

Ed evitare così di cadere, per una scelta opinabile, nel trappolone abilmente orchestrato da un Matteo Salvini, per meri interessi di bottega elettorale… Non per niente, se il Presidente voleva tutelare gli interessi dei risparmiatori italiani, stando all’andamento dello spread, sembra aver finora ottenuto l’effetto contrario…

«In questa partita Di Maio si stava giocando tutto, Salvini no. Il leader leghista era in posizione win-win: vincente se partiva il governo con il ministro da lui voluto, vincente se si fosse arrivati alla rottura, perché pronto a fare bingo andando al voto. E infatti stasera, a Spoleto, in maniche di camicia e molto più rilassato del suo socio, Salvini era capace perfino di fare ironia, “potevano dircelo prima che non potevamo governare almeno non stavamo a far notte sul programma”.
E così si arrivati al crac, alla rottura. Non è servito il rassicurante comunicato domenicale dello stesso Savona, non è servito il bassissimo profilo tenuto dal premier incaricato Giuseppe Conte finito per sbaglio o vanità in un gioco molto più grande di lui.
Nella sua ricostruzione alla Sala della Vetrata, Mattarella è partito quasi con una excusatio non petita, sostenendo di avere fatto di tutto per lasciare che Lega e M5S arrivassero al loro governo, di avere aspettato i loro tempi, il loro “contratto”, le loro votazioni on line e ai gazebo, di avere anche superato “le perplessità per un premier non eletto” (frecciata pesante verso chi di questo slogan aveva fatto una bandiera), infine di avere accettato tutti i ministri proposti da Conte – cioè dai suoi azionisti. Tutti tranne uno.
Eccolo qui, l’ostacolo insormontabile, un signore ottuagenario dal curriculum senza fine e senza zone oscure, che però pensandosi fuori dai giochi da qualche anno aveva deciso di togliersi i sassolini dalle scarpe sull’euro, sulla sua architettura sbilenca, sul dominio tedesco, sulla necessità di rinegoziare molte cose comprese alcune di quelle che l’ortodossia di Bruxelles e Berlino considera non negoziabili, non oggetto di mediazioni.
E viene a mente un altro caso, un caso di tre anni fa probabilmente molto presente nell’animo di di Mattarella, da giorni. Il caso di Yanis Varoufakis, certo uomo di altra estrazione politica rispetto al governo gialloverde, eppure di idee così simili a Savona per quanto riguarda il giudizio su quest’Europa e sulla sua moneta, e quindi (come Savona) inaccettabile per Bruxelles e Berlino, che l’osteggiarono fino a chiudere i rubinetti dei bancomat a un intero Paese – e a ottenerne la testa.
No, Mattarella non è uomo della Troika, dei mercati, dei poteri forti europei, di Berlino e delle banche. Ma è cosciente che quei poteri esistono e soprattutto che sono capaci di mettere in ginocchio un Paese. Perché questa è la realtà, al momento. Una realtà atroce – e già in Grecia si era visto quanto violenta era stata l’imposizione su un governo eletto dal popolo, su un referendum in cui aveva votato il popolo. Ma una realtà fatta di condizioni oggettive.
Così l’Italia sta vivendo la questione fondamentale del presente, l’esternalizzazione del potere dalle democrazie nazionali ai vincoli economici internazionali.
Una questione in cui Di Maio e Salvini (piacciano o facciano orrore) hanno le loro fondate ragioni: abbiamo votato, si faccia come vogliono i cittadini; eppure le ragioni le ha anche Mattarella, non solo nell’esercizio delle indiscutibili prerogative che la Costituzione gli assegna ma anche nel merito, nel contenuto: no, oggi non si può fare come vogliono i partiti scelti dai cittadini perché se lo si fa andiamo tutti incontro a un massacro, com’è avvenuto in Grecia, e io come presidente ho appunto le prerogative costituzionali per provare a evitarlo.
Quello che oggi in Italia è uno scontro istituzionale – purtroppo – rivela quindi la contraddizione più bruciante del nostro tempo, cioè la convivenza che si fa talvolta impossibile tra democrazie e libero mercato, dopo un secolo in cui si era pensato che solo nel libero mercato fiorissero le democrazie. E invece non è più così, non c’è più coincidenza tra i due sistemi, se mai c’è stata. Oggi le democrazie sono rinchiuse all’interno di Stati che non hanno più autonomia di scelta, che per garantire i risparmi dei cittadini devono rinunciare a se stessi.
A questa trappola epocale la reazione diffusa non può che essere il sovranismo, il neonazionalismo. E lo sarà o finché il capitalismo per paura inizierà a trattare o finché la democrazia non diventerà sovranazionale

Alessandro Giglioli
“La trappola della democrazia nel mercato”
(27/05/2018)

Il bel risultato è la più grave crisi politica di tutta la storia repubblicana, per uno scontro istituzionale senza precedenti, che prefigura scenari da Repubblica di Weimar.
Sempre che votare serva ancora a qualcosa…

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Il lungo sonno

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 24 giugno 2017 by Sendivogius

«Più la politica diventava autoreferenziale, più mi accorgevo di una selezione, non voglio dire al rovescio, ma quantomeno povera. Nel 1994 ho deciso di non candidarmi più. Con l’avanzare del degrado culturale ho maturato un distacco non dalla politica, perché ho continuata a farla in tutti i modi possibili, ma dai partiti. Di fronte all’involuzione dei partiti, non c’era solo l’antipolitica ma un’altra politica che andava riconosciuta. Nasce da qui la mia attenzione verso i movimenti. Tra la seconda parte del 2010 e la prima del 2011 hanno avuto anche vittorie significative: la legge bavaglio è stata bloccata, poi i successi alle elezioni amministrative del 2011 e la vittoria nei referendum. Tutto questo è il risultato di qualcosa che io chiamo “altra politica”. In tutte queste vicende i partiti, anche quando si sono in qualche modo svegliati, sono stati trascinati con grande fatica, perché non volevano identificarsi con quel mondo. Mi pare che questo sia un problema aperto. Ed ecco perché, malgrado la mia veneranda età, continuo a dire: bisogna stare sulla breccia. In questi anni, insieme a studiosi giovani, ho provato ad aprire altri fronti. Ad esempio la questione oggi molto discussa dei “beni comuni”, che è stata al centro in particolare del referendum sull’acqua: è diventata un grande tema, e ci dice che dobbiamo ripensare il concetto di proprietà. C’è insomma una società molto attenta, viva, capace di iniziative e anche di successi. La distanza dei partiti rispetto a tutto questo è grande, ed è motivo di preoccupazione. Perché nel Paese si è aperto un vuoto politico e culturale che si è pensato di poter colmare con il governo dei tecnici. Invece il degrado culturale e la lacerazione del tessuto sociale sono continuate. Con il rischio che si possano produrre altre derive pericolose.
[In merito al Governo Monti]  All’inizio confesso che ho avuto qualche accento positivo per il fatto di esserci liberati da Berlusconi. Ancora oggi, quando sento parlare di una sua nuova discesa in campo, mi vengono i brividi, anche se nulla si ripete allo stesso modo. Ma quello di Monti è stato un governo di assoluto unilateralismo. Non si può impunemente colpire in modo così frontale i diritti sociali. Questo approccio sta già determinando non solo malessere, ma una rivolta sociale. E di questo ci dobbiamo preoccupare. Si dice governo dei professori, dei tecnici: invece è un governo straordinariamente politico. Deve tornare la buona politica, altrimenti resteremo prigionieri di un meccanismo che avrà l’occhio rivolto soltanto al funzionamento dei mercati, alle borse e allo spread. Io, che ho avuto la fortuna di essere tra coloro che hanno scritto la Carta dei diritti fondamentali della UE, so che in quel testo ci sono tante lacune. Ma ci sono anche i grandi valori di riferimento. Non possiamo lasciarci alle spalle il modello sociale europeo dicendo: “È l’economia bellezza”. L’Europa ha avuto la grande capacità di uscire da una logica tutta proprietaria, di inventarsi un altro modo di guardare ai diritti delle persone. Questo è il grande tema che abbiamo di fronte. Grazie alla storia della sinistra, alla quale io torno sempre. Testardamente

Stefano Rodotà
(17/04/2013)

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CIAONI AMARI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 5 dicembre 2016 by Sendivogius

fuck-offSi annunciano tempi duri per la “scrofa azzoppata”, oramai pronta per il giro arrosto e con lo spiedo infilato sapete bene dove, tanto deve bruciargli non la sconfitta, bensì la debacle senza precedenti che l’ha travolto insieme a tutti gli altri maiali della fattoria. Voleva un plebiscito ad personam che lo incoronasse imperatore di paglia in uno stato fantoccio asservito alle più rapaci oligarchie finanziarie del pianeta e svenduto agli interessi stranieri. Ha imperversato per mesi dispensando mance e promesse, nella più grande compravendita di voti di scambio dai tempi della congiura di Catilina. Ha barato, ingannato, falsificato, giocato sporco per tutta la partita pur di vincere. Ha mobilitato i suoi stalkers prezzolati in giro per l’Italia, schierato gli ausiliari di regime e mobilitato i balilla di partito, raschiando fino romano-prodiall’ultimo coprolite della fogna di governo. Ha riesumato dalla tomba vecchi fossili democristiani e giorgio-napolitanopadri ignobili della Repubblica, ai quali si sono presto aggregati i clan di papponi e padrini aspiranti costituenti. Lobby di ogni risma, speculatori, banchieri, miliardari, “artisti” a carico organico e permanente del disservizio pubblico, organi di propaganda a mezzo stampa, opportunisti e parassiti senza dignità, legioni di salivanti pennivendoli in cerca di stabile sistemazione a corte, schiere di pomposi “opinionisti” che non saprebbero nemmeno indicare il proprio ombelico, agit-prop travestiti da giornalisti… tutti i possibili apparati di potere si sono messi in marcia, stringendosi a coorte attorno ad un tronfio cialtrone di provincia, con la faccia da deficiente, per farne a loro ultima speranza di sopravvivenza (tanta deve essere la disperazione!), magnificandone le gesta e suonando la fanfara della sua resistibilissima ascesa.

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse13-06-2014

Ci era stato chiesto di cancellare la nostra Costituzione e rinunciare alle nostre prerogative con un tratto di penna. Mesi di propaganda e di terrorismo mediatico non sono bastati ad intimidire milioni di italiani che in massa si sono sollevati contro quello che di fatto era un tentativo di colpo di stato strisciante. La misura era colma. A stragrande maggioranza, con il 60% dei suffragi ed un’affluenza straordinaria, il Popolo sovrano RESPINGE!

vaffanculo-de-core

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L’ACCOZZAGLIA

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , on 30 novembre 2016 by Sendivogius

agent-smithL’OCSE; JP Morgan; Goldman Sachs; Morgan Stanley; Citigroup; Barclays Bank; Credit Suisse; Deutsche Bank; BlackRock; Wall Street Journal; Financial Times; Fondo Monetario Internazionale; Standard & Poor’s; Moody’s Corporation; Fitch Ratings; Algebris Investments; BCE; Bankitalia; Mediobanca; Confindustria; Confcommercio; Confagricoltura; Gruppo Salini-Impregilo… 

matrix

George Soros; John R. Phillips (ambasciatore USA in Italia); Angela Merkel; Wolfgang Schäuble; Jean Claude Juncker; Vincenzo Boccia; Luca Cordero di Montezemolo; Emma Marcegaglia; Sergio Marchionne; Luigi Abete (presidente BNL); Alessandro Garrone (vicepresidente del gruppo ERG); Carlo De Benedetti (82 anni); Fedele Confalonieri (79 anni)…

odissea_nell_ospizioGiorgio Napolitano (91 anni); Romano Prodi (77 anni); Franco Bernabè; Elsa Fornero; Flavio Briatore; Denis Verdini; Angelino Alfano; Pier Ferdinando Casini; Maurizio Lupi; Vittorio Feltri…

renzi-etruria

Sicuramente ne abbiamo tralasciato qualcuno… Sono alcuni dei giovani virgulti della politica e delle forze freschissime che si oppongono ai “poteri forti” in funzione anti-establishment, compattamente schierati per il Sì al prossimo referendum costituzionale del 4 Dicembre. Noterete che i 2/3 degli sponsor dell’utile idiota di Rignano (quello che dovrebbe battere i piedini in Europa), sono soggetti finanziari, ministri e plenipotenziari stranieri, società d’affari e istituti internazionali, che non risiedono in Italia, ma pensano di doverne riscrivere la Costituzione. Se il cosiddetto fronte del NO è un’accozzaglia reazionaria, i nuovi padrini costituenti del Sì costituiscono invece una solida avanguardia popolare di rivoluzionari mossi da spirito patriottico e amalgamati da solidi interessi.

agent-smith-never-send-a-human-to-do-a-machines-jobCi manca solo l’endorsement di Superman con l’Uomo Ragno ed il mazzo è completo!

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L’Omino della Provvidenza

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , on 28 novembre 2016 by Sendivogius

renzi-tg-raiCanta, ride, balla.. in un’overdose mediatica senza precedenti che avrebbe fatto impallidire persino la propaganda di regime ai tempi infami dell’EIAR, ma che evidentemente non è mai abbastanza per i ributtanti Cinegiornali Luce in servizio organico permanente di questi stupratori seriali della Costituzione, da revisionare in subappalto a Confindustria, banche d’affari ed agenzie di rating; nonché da riscrivere su misura, per sé e per gli amici di cosca e di loggia, che l’hanno insediato abusivamente al governo.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse29-04-2014 RomaPoliticaTrasmissione tv "Porta a Porta"Nella foto Matteo RenziPhoto Roberto Monaldo / LaPresse29-04-2014 Rome (Italy)Tv program "Porta a Porta"In the photo Matteo Renzi

In fondo, sguinzagliati in giro i suoi balilla, Lui ci mette solo la faccia… e che faccia!
renzi-occhialoniAvete presente la fiaba del genio nella lampada, quello che una volta evocato esaudirà tre vostri desideri, pur di essere lasciato libero di sparire dalla circolazione? Ecco, qui abbiamo il problema esattamente opposto: un obeso bovino dalle sembianze umanoidi, auto-impalmatosi premier, che pur di non essere ricacciato indietro, nel fondo del culo di bottiglia da cui Re Giorgio l’ha tirato fuori, è disposto a svendere all’asta un intero paese, in conto a debito con una pioggia di mazzette, pablo-escobarmentre distribuisce banconote e compra voti, manco fosse la caricatura di Pablo Escobar! Ottanta euri è il prezzo della democrazia, ma ve ne darà di più (tanto sono mica soldi suoi)… Basta che lo lasciate attaccato al suo seggiolone di governo, a giocare al piccolo imperatore nel suo regno fantastico di riprese immaginarie, numeri sparati ad cazzum, e realtà parallele. Certo poi alcune manifestazioni hanno un effetto straniante, nella percezione quasi bulimica del potere, che si fa fisicità over-size tra bandieroni rigonfi e panciuti, con questa sottospecie di venditore di pentole in sovrappeso, incassato tra fondali di marzapane rancido. A vederlo, più che altro assomiglia ad un bombolone ripieno; con la farcitura che sembra cioccolato, ma non è..!

Un fermo immagine mostra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la diretta Facebook #Matteorisponde, 9 novembre 2016. ANSA/ FACEBOOK MATTEO RENZI +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

In realtà, il Bomba al plebiscito costruito su di sé non rischia nulla… di certo non la sua “credibilità”, ammesso ne abbia mai Lo Scudofaggioavuta alcuna. Non la sua sopravvivenza politica; è un democristiano e questi sono come gli scarafaggi: resistono anche alle condizioni più avverse, restando rintanati nei buchi del potere… Pertanto non si dimetterà, senza la certezza di poter rientrare dalla porta principale. Tiene famiglia e cercarsi lavoro a 40 anni può essere impresa durissima per un lavoratore indefesso, figuriamoci per un fanfarone fancazzista del genere! Parassita è, parassita resterà; perché chi nasce rotondo non muore quadrato, abituato com’è a vivere a scrocco.
E siccome è uno a cui piace vincere facile, meglio se cambiando le regole a partita già iniziata. Ovviamente farà di tutto per portare a casa il risultato… perché il giocattolo di governo gli piace, infinitamente, benefits inclusi. E riciclarsi da privato cittadino non è un’opzione contemplata.
renzi-che-fa-cosePer la bisogna, oramai sono state mobilitate anche le truppe cammellate, con gli ascari di regime, nel gangsta-rap della smobilitazione finale da tracollo imminente…
bello-figo-referendum-costituzionale-853548Narrano infatti le leggende che se al referendum vincerà il Sì, i paraplegici torneranno a camminare… a Berlusconi ricresceranno i capelli… Amatrice risorgerà dalle macerie… Cuperlo farà coming out e accetterà finalmente il fatto di essere gay… Faremo la spesa di un mese con 80 euro e ci avanzeranno pure gli spiccioli per il cinema… Debelleremo il cancro e già che ci siamo pure il colesterolo… l’Italia cesserà di esistere per diventare una succursale di Confindustria in liquidazione fallimentare affidata a JP-Morgan, così che gli italiani possano liberamente emigrare su Marte e pure su Saturno…

zitto-proprio-mai

Soprattutto, il Bambino Matteo non dovrà più far finta di cercarsi un lavoro e potrà continuare a raccontare bubbole, comprare voti e spacciare mancette, fino al 2056 quando il credito sarà esaurito e nessuno sarà più disposto a pagare il conto per lui.

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QUESITI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 26 settembre 2016 by Sendivogius

ti-piace-vincere-facile Quando il referendum non piace alla banda di abusivi della democrazia, accampati coi loro manipoli al governo, come è stato nel caso della consultazione popolare per la tutela del territorio e delle aree marittime, contro le attività estrattive delle grandi corporazioni petrolifere (il cosiddetto referendum sulle trivelle del 17/05/16), l’oggetto ed il quesito referendario vengono presentati all’elettore così:

Divieto di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro le dodici miglia marine.
Esenzione di tale divieto per i titoli abilitativi già rilasciati
Abrogazione della previsioni che tali titoli hanno la durata della vita utile del giacimento

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?»

referendum-trivelle

Noterete come nelle formula arcaica scelta per contorcere il quesito fino a renderlo incomprensibile non compaia mai la parola “trivellazioni”, bensì “coltivazione” (manco si trattasse di un vivaio!); di “titoli abilitativi” e non di concessioni estrattive, di “vita utile del giacimento”, e non di durata eterna.

kimrenziQuando invece il referendum preme all’aspirante ducetto di Pontassieve ad alla sua corte fiorentina di queruli replicanti, perché ad esso è legata la permanenza al potere di questo comitato d’affari, incistato attorno alle clientele elettorali del partito bestemmia, affinché il golpe bianco in atto si compia totalmente e lo stupro della Costituzione sia davvero completo, il quesito viene confezionato così:

quesito

È superfluo dire che si tratta di un’estensione quanto mai sfacciata della propaganda governativa a cui pure i frammassoni della loggia di Palazzo Chigi ci hanno abituato ormai da tempo. Soprattutto, si tratta di un enunciato falso, che sfrutta una formula tanto manipolatrice quanto fuorviante, per un referendum che nelle intenzioni originarie del suo promotore avrebbe dovuto sancire l’incoronazione imperiale del Bomba. E perciò era concepito come un plebiscito ad personam, nel 18 Brumaio di Renzi Bonaparte, quando i sondaggi veleggiavano verso il massimo consenso insufflato con una pioggia di mazzette da 80 euro; mentre adesso il massimo problema è quello di disinnescare il potenziale avviso di sfratto a questo esecutivo di occupanti abusivi. Perché a qualcuno piace vincere facile…
ponci-ponci-po-po-poE non temete: qualunque sarà l’esito della consultazione, non lo staccherete dalla sua poltrona neanche con la fiamma ossidrica, tanto vi si è saldato sopra, perché il potere (e massimamente il potere assoluto) crea dipendenza. Come un tossico in crisi di astinenza. Ovvero il dramma di un fanfarone di  quarant’anni, un obeso bamboccione di provincia, cresciuto facendo il portaborse nelle sagrestie democristiane, che per la prima volta in tutta la sua parassitaria esistenza dovrà andarsi finalmente a cercare un lavoro vero!

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(89) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , on 30 luglio 2016 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2016”

RenziRe Doveva essere l’ordalia, il giudizio divino che avrebbe inaugurato la marcia trionfale del Bullo di Rignano verso l’incoronazione assoluta, ed elevarlo finalmente ad un livello superiore rispetto alle smargiassate da bar che ne contraddistinguono le fanfaronate a mezzo tweet.
Il referendum costituzionale sarebbe stato il suo plebiscito personale, il 18 Brumaio di questa parodia berlusconiana che si crede Napoleone (Luigi),
Cambiata in fretta e furia la Costituzione con l’apporto fondamentale dei padrini costituenti della cosca massonico-mafiosa dei Verdini-Cosentino, si era pure costruito una legge elettorale ritagliata su misura, sull’onda (rivelatasi cortissima) del successo delle elezioni europee, vinte con consensi drogati dalla famosa marchetta degli 80 euro: a tutt’oggi, il numero magico del renzismo, nella compravendita di voto di scambio più costosa della storia elettorale moderna.
80 euriPoi i sondaggi sono cambiati, il vento del consenso è mutato, e allora la stessa legge elettorale, imposta a colpi di fiducia e tempi contingentati ad un parlamento umiliato, costretto ad interminabili maratone notturne per l’approvazione coatta della “riforma”, è diventata improvvisamente inadeguata, costituzionalmente dubbia, e moralmente sbagliata. C’è infatti il rischio che le prossime elezioni possano produrre una maggioranza diversa da quella auspicata. E dunque la legge va cambiata, al più presto ed in fretta, anche se il Governo ufficialmente mantiene il punto difendendo l’impianto della ‘sua’ riforma. Tanto un inutile idiota della minoranza piddì si trova sempre, col doppio vantaggio di modificare una normativa non più utile ed incassare nel cambio il loro appoggio al prossimo referendum di modifica della Costituzione. Perché in Italia le leggi elettorali si fanno, per mantenere il potere nell’interesse di una oligarchia, a discapito dei potenziali vincitori.
renzi-napolitano - Isituto LupejpgAnche la sbandierata riforma della costituzione, può aspettare… adesso non c’è più tanta fretta. Sempre che “costituzione” si possa definire questo osceno Maria Elena Boschipateracchio, malamente messo insieme dai consulenti bocconiani della fanfaniana Madonna dei Boschi: l’avvocaticchia aretina esperta in banche (più che altro è una questione di famiglia) e pandette. Coerentemente, la caduta di stile diventa subito evidente, nell’aggrovigliarsi di articoli incomprensibili che sembrano concepiti apposta per confondere, in una carta (igenica) scritta per pochi, dove anche le prescrizioni più semplici e fondamentali riescono ad essere asfissiate nella follia semantica di azzeccagarbugli impazziti. Se volete scoprire davvero quant’è profonda la tana del bianco coniglio e toccare con mano lo schifo in tutta la sua evidenza, QUI potrete rendervi conto della differenza tra la ‘vecchia’ Costituzione e quella “riformata”, confrontando l’Art.70 prima e dopo lo stupro. E comprendere appieno i motivi di un NO ad un simile scempio.
Riforma Costituzionale Renzi - by Edo BaraldiCon la svolta renziana (in fondo è il “governo del cambiamento”) la Costituzione riscopre le sue origini naturali, affidate all’antico diritto romano e canonico, per ritornare finalmente ad essere ciò che giuridicamente è sempre stata… Ridiventa Constitutio, nella piena accezione latina del termine: atto formale e vincolante di emanazione imperiale, per autorità superiore nella definizione dei rapporti di potere, finalmente ripulita da tutte quelle incrostazioni che specialmente nei sistemi politici della periferia meridionale dell’Europa, sorti in seguito alla caduta del fascismo, non hanno le caratteristiche adatte al processo di integrazione economica. Da qui le indicazioni fondamentali di JP Morgan e del sedicente “centro studi” di Confindustria, in una serie di surreali implicazioni (qualora la “riforma” non venisse approvata) dove risulta impossibile trovare la relazione: dalla lotta al terrorismo, alla crisi economica, passando per le tante e troppo (ri)prese per il culo alle quali gli instancabili cantori del nuovo regime ci hanno ormai abituato e, purtroppo per loro, non convinto.
Le Profezie di ConfindustriaE qualora il testo non dovesse superare la benedizione delle urne, è ovvio che il premier abusivo, dall’adipe sempre più strabordante che tenta invano di strizzare nei suoi completini da prima comunione, non si dimetterà mai. O davvero potrebbe essere costretto per prima volta in tutta la sua parassitaria assistenza da portaborse a cercarsi un lavoro vero e scoprire così sulla sua pelle le gioie di quel Jobs Act, che va incensando ai raduni padronali delle platee confindustriali, come l’assassino che ritorna sul luogo del delitto.

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. IDIOZIE SENZA SESSO

[02 Lug.] «Si chiede che sia sospesa l’assegnazione arbitraria del sesso alla nascita da parte di famiglia e medici, rimandandola al momento in cui la singola possa decidere autonomamente e in piena consapevolezza.»
(La comunità LGBTQI)

boschi02. ARMAGEDDON

[19 Lug.] «Sicuramente abbiamo bisogno di un’Europa che sia più forte e di un’Europa che sia in grado sopratutto di rispondere insieme unita anche, diciamo, al terrorismo internazionale,all’instabilità che può venire da tanti fattori. Purtroppo l’abbiamo visto anche nei fatti tragici degli ultimi giorni a Nizza. Le sfide della crescita economica, le sfide della integrazione, e della gestione dei flussi migratori in arrivo nel nostro continente. Per poter far questo però abbiamo bisogno anche di un’Italia più forte dentro l’Europa, di un’Italia credibile, affidabile, come lo è stata in questi ultimi due anni grazie al lavoro del nostro governo; e per avere un’Italia più forte abbiamo bisogno però anche di una nuova costituzione che ci consenta maggiore stabilità, maggiore semplicità e uno stato che funziona meglio. In questo senso dire Sì al Referendum dire Sì alle riforme dà anche al nostro paese la possibilità di essere più moderno e forte.»
(Maria Elena Boschi, la Madonna riformista)

bersani03. MUCCHE, TACCHINI, E ALTRE BRUTTE BESTIE

[04 Lug.] «Non vedere le potenzialità della destra significa non vedere la mucca nel corridoio.»
(Pierluigi Bersani, l’Ermetico)

Vincenzo D'Anna04. CARE DEPUTATE DI OPPOSIZIONE…

[21 Lug.] «Siete vergini dai candidi manti, rotte di dietro, ma sane davanti»
(Vincenzo D’Anna, poeta e pilone del Governo del Cambiamento)

Rondolino il leccaculo05. E DA L’UNITÀ S’ALZA UN GRIDO…

[04 Lug.] «Ma quant’è fico, potente, autentico @matteorenzi quando s’incazza. #direzionePd.»
(Fabrizio Rondolino, il Leccaculo dell’anno)

di maio06. LA LOBBY DEI MALATI DI CANCRO

[21 Lug.] «Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori.»
(Luigi Di Maio, il Lobbysta)

adinolfi07. FANATISMO INTEGRALISTA

[23 Lug.] «Avrei voluto essere il ribelle di una società bigotta, ma in una società di troie e rottinculo l’unica ribellione possibile è essere bigotti»
(Mario Adinolfi, il Sanfedista)

Paola Muraro08. ROMA 5 STELLE (I)

[14 Lug.] «I pedoni non devono passare con il rosso. Eppure passano tranquillamente con il rosso. E bisogna far capire ai romani che bisogna fermarsi quando si vedono dei pedoni che attraversano sulle strisce. Invece qui i pedoni passano tranquillamente in mezzo al traffico, e così si crea l’ingorgo»
(Paola Muraro, assessore Ambiente)

Adriano Meloni09. ROMA 5 STELLE (II)

[14 Lug.] «Il decoro è quello che è, quindi i camion bar non sono una bella cosa da vedere, ma se svolgono un ruolo è anche importante che la gente possa dissetarsi, per esempio quando fa così caldo»
(Adriano Meloni, assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro)

sgarbi10. RITORNI

[01 Lug.] «È deciso. Porto la Monna Lisa in Italia. Ho parlato con i francesi e ho preso accordi perché ritorni da noi. Le cose bisogna saperle chiedere, ed io so farlo.»
(Vittorio Sgarbi, il Creativo)

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Fedele alla linea

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , on 2 giugno 2016 by Sendivogius

Roberto Benigni

L’apologeta della Carta nata dalla Resistenza… Il cantore ufficiale della costituzione più bella del mondo declamata in versi, che come una sceneggiatura, un racconto corre articolo per articolo fino all’ultimo, il 139… Il bardo ispirato di una carta perfetta nonché capolavoro di pedagogia democratica… È l’uomo che sussurrava alla Costituzione, in un aulico susseguirsi di ispirate profusioni estatiche di un poeta rapito dall’incanto per la sua amata…

«Dietro la Carta, se si tende l’orecchio, si sente il frastuono della democrazia, che è lotta e scontro di interessi legittimi, di valori e soprattutto di idee. Però sa cosa c’era allora, e si capisce benissimo oggi leggendo quegli articoli? Un orizzonte comune, un impegno comune per il bene comune. E infatti quegli uomini e quelle donne sono riusciti a creare lo Stato repubblicano, la sua Costituzione e la democrazia senza violenza. Un momento di grazia.
[…] Infatti farebbero bene ad attuarla, prima di pensare a cambiarla. La Carta è nata come una promessa alle generazioni future. Noi siamo qui riuniti – disse Calamandrei in quei giorni – per debellare il dolore e per ridurre la maggior quantità possibile di infelicità. Ci rendiamo conto? In questo senso la Costituzione, come la democrazia, è un paradosso, perché chiede a tutti le virtù di pochi

Roberto Benigni
(02/06/2016)

Ma anche no! A maggior ragione che certi amori non durano per sempre…

Finché morte non vi separi

Perché la stessa Costituzione è ottima quando si tratta di incrementare lo share per panegirici profumatamente retribuiti per l’intrattenimento della nuova EIAR, nella più compiuta figura di successo dell’agit-prop travestito da intellettuale organico (un tempo si chiamavano così), e macinare ascolti ad uso dei gonzi che affollano i salottini progressisti della ‘sinistra’ (parola grossa!) riformista ai vernissage del politicamente corretto, ma immediatamente superabile e facilmente stravolgibile se le circostanze lo richiedono…
Perché se rientra nelle necessità de “il Partito”, allora quella che fino ad un minuto prima era decantata come la “costituzione più bella del mondo”, improvvisamente si rivela un paradiso che può facilmente diventare un inferno.
Perciò, dinanzi ad una raffazzonatissima riforma costituzionale, confezionata male e in fretta, che stravolge il testo originale senza scioglierne i nodi ed anzi peggiorandoli, in una sequela pasticciata di articoli incomprensibili per la concessione di poteri illimitati ad un premier onnipotente, il Benigni nazionalpopolare non ha dubbi:

«Se c’è da difendere la Costituzione, col cuore mi viene da scegliere il no. Ma con la mente scelgo il sì. E anche se capisco profondamente e rispetto le ragioni di coloro che scelgono il no, voterò sì.
Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente. Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il “sì”, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile

culo di cavalloTra cuore e mente, il nostro aedo nazionale sembra piuttosto scegliere altro, in più bassa e periferica sede… e sforna un ragionamento dove la coerenza è davvero l’ultima delle preoccupazioni, pur di non scontentare l’amico Matteo:

«Renzi è una persona che stimo. Quando recitavo Dante a Firenze veniva ogni sera, e ogni volta si sedeva più a destra. Prima due file più in là, come per provare, poi quattro, poi sei. Andava sempre a destra, io lo facevo notare al pubblico con una gag infantile, che creava un sacco di risate, segno di popolarità e di simpatia. Anche perché in Toscana le case del popolo sono piene di matteorenzi che dicono che fanno tutto loro. Il personaggio è conosciuto

E quindi la Costituzione della Repubblica val bene un qualunque cialtrone di provincia, foss’anche con l’appoggio di un Denis Verdini al massimo trasformismo:

Verdini e Berlusconi«Toscano più di Renzi, toscanissimo. Me lo vedo su una piazza, nel mercato, che ti vuol vendere qualcosa e ti convince, poi torni a casa e non sai che fartene. Farebbe bene la Volpe in Pinocchio. Ma anche l’Omino di burro che raccoglie i ragazzi somarelli e li porta via nel Paese dei Balocchi promettendogli la settimana dei tre giovedì. Ma forse hanno fatto le unioni civili apposta per regolarizzare il suo rapporto con Renzi

Insomma, un simpatico gaglioffo con cui fare coppia ed insieme riscrivere la costituzione nella comune spartizione del potere, attraverso la sua toscanissima occupazione. Oh che simpatia! Ma che risate, signora mia!
Non per niente,

«dopo settant’anni di democrazia, se qualcuno volesse provare a farsi dittatore nell’Italia di oggi sa cosa verrebbe fuori? Un tiranno da operetta»

E infatti, come se non avessimo già dato…

Riforma Costituzionale Renzi - by Edo Baraldi

A proposito di altri toscani, forse sul personaggio aveva proprio ragione un Andrea Scanzi

Scanzi vs Benigni

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THE INCIUCIAN CANDIDATE

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 22 maggio 2016 by Sendivogius

Renzi - cesarismo

“Io adoro la politica, ma in Italia ci sono troppi politici. Volete continuare come è adesso o portare l’Italia nel futuro?”
Matteo Renzi
(21/05/2016)

Già, perché mai prendersi il disturbo di farsi legittimare in ordinarie elezioni democratiche?!? E magari incorrere pure nel seccante inconveniente di non essere votati, dopo tutta la fatica che si è fatta per accreditarsi a colpi di marchette presso un elettorato sempre più insofferente a questi venditori di fuffa riciclata? Perché rischiare, quando ci si può far comodamente nominare senza dover passare per l’incognita elettorale, tramite un (a)normale avvicendamento dei poteri nei concili ristretti di palazzo, su indicazione della loggia di riferimento e la messa a fatto compiuto del Parlamento?!?
Ce lo chiede il Mercato, l’Europa… e soprattutto JP Morgan!
Edoardo Baraldi E peccato solo per il fatto che il “futuro”, su cui si specula e si abusa, assomigli tanto al trapassato remoto di un’epoca di ritorno, dove la ‘politica’ era prerogativa esclusiva dell’uomo solo al comando, che ovviamente nella sua splendida solitudine decideva in fretta, senza tutti quegli intoppi e quelle inutili pastoie parlamentari che rendono così obsoleta la democrazia come oggi la conosciamo. Infatti è molto meglio questa sua degenerazione verticistico-aziendalista su impianto cesaristico, che supera l’obsoleta separazione dei poteri di ottocentesca memoria e restringe le opzioni di scelta alle virtù taumaturgiche dei conducător da operetta, che con sempre maggior frequenza calcano ormai la scena dei teatrini nazionali, attorniati da una corte plaudente di nominati su cooptazione. Perché dunque avere così tanti ‘politici’, quando ne basta uno solo che decide per tutti, mentre gli altri eseguono?

Se le riforme non passano sarà il paradiso terrestre degli inciuci. Il Paese va nell’ingovernabilità. Ci sarà un sistema per cui nessuno avrà la maggioranza, per cui il potere passa nelle mani degli inciucisti. Io ne sono la dimostrazione. Io sono diventato presidente del Consiglio sulla base di un accordo parlamentare. Se non c’è una maggioranza, ci vuole per forza l’accordo in Parlamento.”
  Matteo Renzi
  (21/05/2016)

Sorvoliamo per carità di patria sul trascurabile particolare, che l’accordo sul quale si regge l’attuale maggioranza di governo non è mai passato per le pubbliche aule del Parlamento, ma è stato sancito nelle segrete stanze del Nazareno (da lì l’omonimo “patto”) da due privati cittadini all’ombra di Confindustria, tramite un intrigo di palazzo, col beneplacito e dietro le pressioni di un novantenne Re Giorgio: l’arzillo Hindenburg de noantri che aveva velocemente scaricato il ferale Robo-Monti e l’altrettanto fallimentare Letta-nipote, dopo aver promosso la nefasta (e fugace) ascesa di entrambi.
letta-napolitano-royal-baby - Mauro BianiParliamo
di quel Presidente della Repubblica, quantomeno chiacchierato e prossimo alle dimissioni anticipate, che con un atto senza precedenti nella storia democratica del Paese si è pervicacemente rifiutato di conferire il naturale mandato esplorativo presso le Camere a chi le elezioni le aveva comunque vinte (anche se di poco). Sapete com’è?!? I ‘mercati’ non avrebbero capito…
Renzi Silvio e Napo - Edoardo BaraldiSul perché invece il sedicente ‘cambiamento’ dovrebbe essere rappresentato da questa obesa incarnazione vivente dell’inciucio istituzionalizzato, resta invece una di quelle contraddizioni alle quali il renzismo pure ci ha abituato nella sua bulimica occupazione del potere, su incistazione lobbistica di quei comitati d’affari che hanno tenuto a battesimo l’immondo governo delle Laide Intese, a prova di qualunque legittimazione che non siano gli interessi dei suoi finanziatori. È il nuovo che avanza, nella più spregiudicata operazione di riciclaggio politico mai azzardata prima, essendo stata smarrita nel frattempo ogni forma minima di decenza istituzionale, a corto di legittima rappresentanza.
Nella miserevole “narrazione” imbastita dagli spin-doctor del pingue bulletto di Pontassieve alla disperata ricerca di un “nemico” credibile (a meno che non si voglia davvero definire tale la patetica concentrazione di soprammobili di pezza che ammuffisce inerte sugli scaffali della “ditta”), contro cui concentrare le sue contrapposizioni in assenza di argomenti credibili, gli ideali (non avendone nessuno al di là della conquista del potere per il potere) lasciano spazio al minimalismo estremo dei format propagandistici quali esclusiva forma di comunicazione mediatica.
Valeria Valente aspirante sindaco di NapoliBasta gettare uno sguardo smaliziato alla pirotecnica scelta dei candidati del riformato partito bestemmia, per capirne la mutazione scenica ancor prima che genetica…

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Devono essere ‘giovani’, ‘donne’, preferibilmente (ma non necessariamente) ‘graziose’: di quella bellezza scialba e anonima, quanto basta a non orripilare l’elettorato maschile e al contempo non suscitare le gelosie di quello femminile. Non è “sessismo”, ma una constatazione di fatto. Altrimenti non si spiegherebbero i pirotecnici balli delle pupazze alla sagra renziana della rottamazione (s’è visto poi quali erano le sue vere finalità), che non provano vergogna alcuna ad accompagnarsi giulive a simili figuri, in un tripudio trasformista che ha fatto dell’indecenza il suo sigillo di riconoscimento…
Valente e VerdiniIn quanto alle strombazzate “riforme”, nel concreto ci si riferisce a quell’osceno stupro costituzionale concepito dall’accoppiata Boschi-Verdini, tra i lisi grembiulini delle logge toscane di riferimento, per vestire con un abito cucito su misura l’aspirante Re Nudo di Pontassieve, nello strabordante appagamento dei suoi appetiti di potere.
Opportunamente gratificato con la partecipazione all’esecutivo, nel puntellamento di una maggioranza ballerina che si regge sullo scambio clientelare di voti in compartecipazione, l’amicone Denis Verdini con la sua banda di cosentiniani all’arrembaggio è così diventato il pilone portante del cosiddetto “governo del cambiamento”, al quale l’appoggio è più consistente proprio là dove più golosa è la greppia (tipo i fondi per la bonifica di Bagnoli). E per questo gli si lascia riscrivere la nuova Costituzione, scaturita da accordi inconfessabili di cordata. Definito una schifezza all’unanimità, anche dai suoi stessi promotori, il pacco costituzionale, frettolosamente confezionato negli studi legali di Nostra Madonna dei Boschi, con l’imprescindibile contributo di noti pregiudicati dalla rappresentatività numerica di un prefisso telefonico presso il corpo elettorale del paese, è stato fatto passare d’imperio dai disciplinatissimi manipoli di governo, in un’aula semivuota e ancor meglio riunita in notturna con l’assenza delle opposizioni che ne hanno disertato l’approvazione. Perché la riforma non sarà perfetta (dicono i suoi ostensori), ma piuttosto che niente… meglio lo schifo!
Siamo così passati dai padri ai papi costituenti con madrine al seguito, da Piero Calamandrei a Denis Verdini, dalla Carta Costituzionale al Rotolone della Reginetta giuliva di Banca Etruria…
La Costituzione Boschi-VerdiniGiudicate voi la durata e la consistenza e soprattutto l’uso che se ne potrà fare di un simile foglio, che la White Now Girl va promuovendo nei suoi tour propagandistici sulle reti unificate della nuova RAI opportunamente epurata dalle presenze sgradite e finalmente allineata al nuovo corso di resistibili ascessi…
La cavallaSarà per questo che agli spazi aperti delle vecchie “piazze” (l’antica agorà del confronto democratico) i nuovi alfieri della democrazia renziana preferiscono le sale anguste dei teatri (quando si dice teatrino della politica..!), tra le platee ossequienti di claque osannanti; al sicuro nei luoghi chiusi di un’esibizione concordata a prova di domande indiscrete, tra il pubblico appositamente selezionato. E anche questo è lo specchio dei tempi.

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Una notte al museo

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , on 18 settembre 2015 by Sendivogius

Il Senato e le Idi di Marzo

In una di quelle trasmissioni serali di presunto ‘approfondimento’, che accompagnano il dopocena e che solitamente si liquidano con un rutto, Giorgio Gori, ex dirigente Mediaset e sindaco PD di Bergamo, in nome di quella grande famiglia allargata che aspira a diventare partito della nazione, interrogato sulle importanti innovazioni introdotte dal El BandanaPornonano in venti anni di bordello istituzionalizzato, trova che il suo merito più grande consista nell’aver disingessato la politica tramite la personalizzazione della stessa, proprio come avviene nei ‘grandi paesi’ (!?). Non per niente, le dimensioni contano…

Nicole Minetti

In fondo, molto in fondo, ogni paese ha gli ‘statisti’ che si merita. In quanto al ‘prestigio’… vabbé!
bungabungaIl fatto che si sia affermata una leadership personale così forte è un tratto di modernità (Giorgio Gori, 17/09/15).
In effetti, non si assisteva ad un fenomeno del genere da almeno 70 anni. L’ultimo esperimento di successo su scala continentale risale agli Anni ’30 del secolo scorso.
Eritrea - serie francobolli 'Grandi Dittatori' (Hitler-Stalin-Mao-Franco-Enver)Si tratta infatti di un’esperienza (ir)ripetibile, temporaneamente sospesa da 14 lustri di ordinamento democratico e prassi costituzionale, che hanno “ingessato” l’Italia. Per fortuna, se tutto andrà come deve andare, in un sol colpo si potrà liquidare tanto l’una (la democrazia parlamentare) tanto l’altra (la Costituzione), ridisegnando entrambe a misura di Caudillo, per un’abbuffata di “modernità” con un tocco di vintage, come da tempo ci chiede il ‘Mercato’ e soprattutto gli interessati analisti della JP Morgan. Un tempo si sarebbe chiamato “fascismo”. Oggi invece si definiscono “riforme”.
Renzi il ducetto (by Edoardo Baraldi)E se è vero che la ‘Storia’ declina le sue ripetizioni sempre in farsa, non si può non constatare quanto lunga e tortuosa sia la strada che conduce dalla fogna alla discarica: dal duce di Predappio al Balilla di Pontassieve, con la sua corte di riciclati dorotei e ambiziosi stronzetti senz’arte ma con parte, prontamente piazzati alla dirigenza di quegli enti in conto pubblico giudicati, fino a pochissimo tempo fa giudicati “inutili” e poi rivelatisi utilissimi (a prova di ogni spending review)…

Il Cazzaro fiorentino

Specialmente quando si tratta di fornire una poltrona ben pagata, ai manipoli di investitori ed alle paranze che hanno finanziato i tavoli della Leopolda, con la resistibile ascesa di questo obeso caporale di provincia ingrassato sotto la cappella democristiana.
Matteo Renzi al congresso della 'Nuova Democrazia Cristiana'Da lì l’allergia condivisa verso ogni forma di rappresentanza che non sia mera cooptazione cortigiana; insieme all’insofferenza per le cariche elettive (nominati è meglio), per i corpi sociali intermedi e per il bilanciamento dei poteri (un padrone non tratta, ma decide). Insomma, insofferenza verso tutti quegli elementi fondamentali di democrazia applicata, che proprio non sembrano rientrare nella crescente vocazione totalitaria del partito bestemmia, il quale ha rinnegato tutto ciò che poteva tradire alla sua ‘sinistra’, ma non una certa impostazione staliniana nella sua concezione del potere. L’avesse fatto il Papi della Patria, ai turgidi tempi della pornocrazia berlusconiana, come minimo avrebbero gridato al “colpo di stato”, con grande strepito di tutte quelle vergini violate che, Costituzione alla mano, sarebbero corse a spiegarci l’infame “progetto piduista” in atto, con grandi mobilitazioni a mezzo stampa e pensosi editoriali contro la “deriva autoritaria” o qualche altra “emergenza democratica”. Oggi le BIANIparti sono invertite, a dimostrazione di come il problema non fosse di sostanza ma di persona, trattandosi in massima parte di partigianeria di bandiera. Perché, a quanto pare, i ducetti piacciono anche a certo “centrosinistra riformista”, con la sostanziosa differenza che Benito malanima, pur al fulgore della sua leadership personale (un “tratto di modernità”) non arrivò mai ad eliminare il Senato, né minacciò mai di trasformarlo in un Renzi Pierino by Edo Baraldimuseo, con un’ostentazione di disprezzo e di smargiasseria ricattatoria sicuramente proprie di un bullo dell’asilo, ma indegne di una qualunque figura istituzionale che voglia essere “moderna” e “democratica”. L’alternativa è un borioso signorotto feudale che taglieggia i suoi valvassini, usando la cosa pubblica come fosse roba sua.

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