Archivio per Contratti di lavoro

SBADIGLI

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , on 22 luglio 2018 by Sendivogius

A 30 giorni dall’insediamento dell’esecutivo Conte, in concomitanza con l’anniversario, volevamo celebrare degnamente il primo mese di vita del Governo del Nulla
Ma poi ci siamo resi conto che non c’era molto da dire di interessante, al di là degli strilletti isterici di un’opposizione inconsistente, tra La Repubblica (ridotta in buona parte militante ad organo ufficioso di stampa del partito bestemmia) che conta le pulci fuorché in casa propria, cercando scandali che non arrivano e all’occorrenza creandoli in pompate campagne giornalistiche…

Il PD (perché la merda non muore mai) che deposita emendamenti, contro l’aumento dei sussidi per i licenziamenti senza giusta causa…

Le pretese surreali di una Ong spagnola che denuncia la Guardia Costiera italiana, per non presidiare le acque territoriali libiche, e per ripicca se ne va a Palma di Maiorca (un’altra mezza dozzina di sbarchi con consegna a domicilio e possiamo solo immaginare l’entusiasmo degli spagnoli!), pensando di farci chissà quale dispetto…

La stucchevole polemica a distanza tra Saviano e Salvini (che francamente hanno rotto i coglioni tutte e due!), con l’aggravante di far sembrare quasi simpatico l’odioso bullo di Pontida…

La crociata idiota per ottenere le dimissioni di un Tito Boeri dall’INPS, inopportunamente trasformato a martire di regime: una cosa di pessimo gusto (che proprio non si fa per bon-ton istituzionale), come sparare cifre alla cazzo dall’alto del suo seggiolone previdenziale, scodellando dossier tutt’altro che inoppugnabili, su calcolo probabilistico che si vorrebbero scientifici per inferenza statistica, nell’alveo delle ipotesi possibili. E per questo incontestabile per principio di infallibilità del bocconiano organico alla politica, in una sorta di disfida a tre…

La caccia famelica ad ogni poltrona disponibile, dove piazzare scherani e famigli (e questo fa molto democristiano più ancora che regime)…

Infine, ci siamo imbattuti ancora una volta nella lettura dell’ottimo, come sempre, Carlo Clericetti. E per questo confinato praticamente ai titoli di coda. Così abbiamo deciso di proporvelo senza altri filtri, perché le sue analisi non hanno bisogno di altre considerazioni:

Polemica surreale su 8.000 posti ipotetici

Il “Decreto dignità” ridurrà l’occupazione, dice il presidente dell’Inps Tito Boeri, contestarlo è “nagazionismo economico”. Ma quel numero deriva da stime arbitrarie e oltretutto, anche se fosse vero, è una variazione insignificante rispetto al numero di chi lavora. Le modifiche del decreto sono minime, la sua importanza è solo quella di interrompere l’aumento della flessibilizzazione che dura da 21 anni.

«Uno scontro politico in cui qualcuno dei protagonisti – in particolare il presidente dell’Inps Tito Boeri – sbandiera la “scientificità” di previsioni che hanno il valore di tutte le previsioni, ossia sono ipotesi che, come si è visto infinite volte, spesso non si verificano. Ma ciò che rende surreale la polemica è il motivo – apparente – su cui si polemizza, ossia il fatto che il “Decreto dignità” provocherebbe una riduzione di 8.000 occupati. Ottomila? Sui circa 23 milioni e mezzo di occupati significa lo 0,03%, una cosa – anche ammettendo che si realizzi – del tutto insignificante. L’ultimo comunicato Istat relativo al maggio scorso ci dice per esempio che, in quel solo mese, c’è stata una variazione di 114.000 occupati, più di 14 volte tanto. E’ come se un marito accusasse la moglie di mandare in rovina la famiglia perché ha dato una mancia di 10 centesimi a un lavavetri.
Ma cominciamo dallo strumento usato, il decreto. Che non è corretto, perché manca il requisito di “urgenza” che ne sarebbe il presupposto. In questo modo Luigi Di Maio prosegue nella pessima consuetudine dei governi precedenti, che anch’essi hanno ampiamente abusato di questo strumento, che espropria in parte il Parlamento della sua funzione legislativa.
In secondo luogo, il merito del provvedimento. Che di “rivoluzionario” ha una cosa soltanto: è il primo, da 21 anni a questa parte (cioè dal famoso “pacchetto Treu” del 1997), che non si proponga di flessibilizzare ulteriormente l’impiego del lavoro, ma di reintrodurre invece qualche piccolo – piccolissimo – elemento contro la precarietà. Più degli effetti concreti – che saranno, in una direzione o nell’altra, inevitabilmente modesti – conta la “direzione” del provvedimento, che è un primo segnale, tutto da verificare, di inversione di tendenza.
E proprio questo è il vero oggetto della polemica che si è scatenata, che per il caso specifico sarebbe del tutto sproporzionata. Questi non vorranno mica tornare indietro? Smontare le belle “riforme strutturali” varate dai governi da Monti a Renzi? Altolà! Disastro, disastro! Già con questo decreto si perderanno ben ottomila posti! E la competitività? E i mercati? E lo spread?
La Confindustria naturalmente strepita che di posti di lavoro se ne perderanno molti di più. E Di Maio ha gioco facile a ricordare le catastrofiche previsioni in caso di vittoria del “no” al referendum sulle riforme istituzionali che il suo ufficio studi aveva diffuso poco prima della consultazione. Il “no” ha vinto e l’economia è andata addirittura meglio di prima, a riprova che certe “previsioni” sono solo un modo di fare (pessima) politica con altri mezzi.
Boeri, che è uno dei portabandiera delle teorie abbracciate dalla finta sinistra della“terza via”, non si è lasciato sfuggire l’occasione di affermare che questa strada porta a una diminuzione dell’occupazione. Ma per arrivare a quel numero si devono fare stime e ipotesi, ed entrambe hanno un ampio margine di arbitrarietà. Altre stime e ipotesi sarebbero legittime, e darebbero risultati diversi. Parlare, come ha fatto lui, di “negazionismo economico”, come se ci si rifiutasse di prendere atto di una verità assodata, è solo un segno di confusione epistemologica.
Stendiamo poi un velo pietoso su chi prende sul serio, o persino avvalora come ipotesi, una perdita di posti di 8.000 l’anno per dieci anni. E’ vero che nella relazione tecnica c’è una tabellina con questi numeri, ma presuppone condizioni invariate. In altre parole, il mondo dovrebbe fermarsi come accade in qualche favola, non dovrebbe cambiare nulla non solo nella nostra politica economica, ma anche nell’economia globale. Si tratta di un esercizio formale, non di una previsione.
In questa commedia degli errori c’è un altro aspetto di una certa rilevanza. E’ ben possibile che nelle strutture tecniche dello Stato ci sia chi “rema contro”. E’ accaduto in passato, accadrà anche in futuro. Ma chi ha responsabilità politiche, a maggior ragione se di governo, non può gettare discredito su queste strutture – dalla Ragioneria generale all’Inps, in un recente passato la Banca d’Italia – perché in questo modo mina la credibilità del paese. Se sorgono problemi si affrontano con la massima riservatezza, non con dichiarazioni avventate o con frasi ad effetto su qualche social network, che magari si è costretti a rimangiarsi qualche ora dopo a danno anche della propria credibilità. Sarebbe bene cominciare a capire alla svelta che differenza c’è fra la trasparenza e l’incoscienza

Carlo Clericetti
(19/07/2018)

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Decreti e Grimori

Posted in Business is Business, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 15 dicembre 2008 by Sendivogius

 

letavoledellaleggeLa Tavola della Legge

 

Se fosse possibile dare una forma al Geist, lo spirito vitale che anima le decisioni e le scelte del Berlusconi IV, questa troverebbe la sua incarnazione ideale nel Decreto-Legge 112.

Madre e fucina delle politiche governative, il DL n° 112 del 25/06/08 è una sorta di breviario d’indirizzo che nei suoi 85 articoli traccia le linee programmatiche in tema di “sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria”, stabilendo le finalità ed i relativi ambiti di intervento “unitamente agli altri provvedimenti indicati nel Documento di programmazione economica e finanziaria per il 2009 [Art. 1].

La contestata Legge 133 ne è un diretto surrogato, mentre molte delle iniziative legislative che caratterizzano l’attuale maggioranza costituiscono la diretta attuazione di quanto contenuto nel Decreto 112. Tra le tante, le disposizioni riguardano l’installazione di reti e impianti in fibra ottica per la banda larga, il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, liberalizzazioni e privatizzazioni, programmazione economica e contenimento della spesa pubblica, strategie energetiche e ritorno al nucleare… Ma ci si occupa pure degli Enti Locali e della Pubblica Amministrazione (praticamente una sorta di Taglia-Tutto), passando per le modifiche alla disciplina dei contratti di lavoro, fino alla riforma dell’Istruzione e della Ricerca (Capo V del DL) che ispira la filosofia e la sostanza della cosiddetta riforma Gelmini, in una esposizione di intenti per progetti presenti e futuri.

Data la sua natura onnicomprensiva, il D.L. 112 meriterebbe un’analisi molto più attenta ed approfondita di quanto sia possibile fare nei limiti di questa sede. Sarà tuttavia il caso di esaminare un paio di articoli presi a campione, in quanto evocativi dell’ideologia e delle ipocrisie che ne permeano la sostanza.

 

PETROLIO. Dall’Iraq all’Adriatico…

veneziaChe la tutela dell’ambiente e la preservazione del territorio siano spariti dalle agende politiche dei partiti, è un fatto oramai assodato da tempo. In materia l’Italia vanta un pessimo primato. Non meraviglia quindi la stesura di una Legge obiettivo per lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi, auspicata nell’art. 8 del DL 112, direttamente nel cuore della Laguna di Venezia, riconvertita a fabbrica per l’imbottigliamento di spremuta di dinosauro.

A dire il vero, ci sarebbero dei “divieti di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque del golfo di Venezia”. Da notare l’uso del termine ‘coltivazione’; il petrolio non si estrae, si coltiva. E si semina lungo le coste, aspettando la nera germinazione. Ora, il decreto prevede che il Ministro dell’Ambiente, nelle vesti della tenera Giovannina Prestigiacomo, accertata “la non sussistenza di rischi apprezzabili di subsidenza sulle coste” potrà dare il nulla osta per l’allegra coltivazione in serre d’alto mare. A scanso di equivoci, gli accertamenti saranno effettuati dai “titolari dei permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione”, ossia dalle stesse società private interessate alla trivellazione e all’estrazione del greggio.

 

FANNULLONI. Il Bastone e la Carota…

belli-capelli1La personale crociata di Renato Brunetta contro i “fannulloni” della P.A. è un capolavoro surrealista al servizio della propaganda populistica. Una pantomima governativa dove l’esagitato ministro strepita e scalpita agitando il bastone punitivo, minaccia provvedimenti draconiani, e intanto nicchia indicando le ceste piene di carote, perché certe clientele tornano sempre utili a scadenze elettorali…

Ad esempio, nell’art. 47 si gridano controlli a tappetto contro il cumulo di incarichi e loro incompatibilità per gli impiegati della P.A. Un Licurgo redivivo promette una bella strigliata ai malaticci, imboscati e parassiti della funzione pubblica: esclusione di trattamenti economici aggiuntivi per infermità dipendente da causa di servizio (Art. 70) e un più stretto controllo sulle assenze per malattia (Art. 71). E mentre il ministro lotta per l’aumento dell’età pensionabile e l’estensione degli oneri lavorativi alle donne, ecco il formidabile regalo: la prebenda ghiotta e privilegiata per i soliti ignoti… Con una circolare a firma Brunetta nel mese di Ottobre, è in arrivo l’azzurro regalo di Natale per il fortunato paraculato.

brunetta-appallato-mosaico1 

Art. 72 – Personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo

1. Per gli anni 2009, 2010 e 2011 il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le Agenzie fiscali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, gli Enti pubblici non economici, le Università, le Istituzioni ed Enti di ricerca (…) può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni. La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata dai soggetti interessati, improrogabilmente, entro il 1° marzo di ciascun anno a condizione che entro l’anno solare raggiungano il requisito minimo di anzianità contributivo richiesto e non e’ revocabile. La disposizione non si applica al personale della Scuola.

 

Ovvero, ad eccezione del personale scolastico (sembra infatti che i cattivoni siano orientati prevalentemente a ‘sinistra’), coloro che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi nella P.A. potranno rimanere a casa, o dove più gli aggrada, e continuare a percepire lo stipendio.

 

2. E’ data facoltà all’amministrazione, in base alle proprie esigenze funzionali, di accogliere la richiesta dando priorità al personale interessato da processi di riorganizzazione della rete centrale e periferica o di razionalizzazione o appartenente a qualifiche di personale per le quali è prevista una riduzione di organico.

 

Il provvedimento è per molti ma non per tutti. Solo se sei nelle grazie del capo e fai riferimento alla corrente ‘giusta’ potrai godere dello statale appannaggio da vero fannullone assistito a domicilio.

 

3. Durante il periodo di esonero dal servizio al dipendente spetta un trattamento temporaneo pari al cinquanta per cento di quello complessivamente goduto, per competenze fisse ed accessorie, al momento del collocamento nella nuova posizione. Ove durante tale periodo il dipendente svolga in modo continuativo ed esclusivo attività di volontariato, opportunamente documentata e certificata, presso organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, ed altri soggetti da individuare con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, la misura del predetto trattamento economico temporaneo è elevata dal cinquanta al settanta per cento. Fino al collocamento a riposo del personale in posizione di esonero gli importi del trattamento economico posti a carico dei fondi unici di amministrazione non possono essere utilizzati per nuove finalità.

 

A dire il vero, lo stipendio sarà dimezzato. Ma niente paura! Se ti dedichi a qualche ora settimanale di volontariato (anche il circolo per il gioco dello scopone può andar bene) il tuo stipendio schizza improvvisamente al 70%.

 

4. All’atto del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età il dipendente ha diritto al trattamento di quiescenza e previdenza che sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio.

 

Cioè: per cinque anni lo ‘Stato’ ti paga per non fare un cazzo (o meglio, per fare quello che più ti piace dove ti pare), dopo di che te ne vai in pensione col massimo dei contributi ed il massimo di stipendio. E questo vale pure se hai cominciato a lavorare (che so? Alla Presidenza del Consiglio curando la rassegna stampa) a 20 anni. A 55 a riposo pagato; a 60 in pensione col massimo. E tu co.co.co(glione) aspetta il prossimo rinnovo, sperando di cumulare 40 anni di contributi.

 

5. Il trattamento economico temporaneo spettante durante il periodo di esonero dal servizio è cumulabile con altri redditi derivanti da prestazioni lavorative rese dal dipendente come lavoratore autonomo o per collaborazioni e consulenze con soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 o società e consorzi dalle stesse partecipati. In ogni caso non è consentito l’esercizio di prestazioni lavorative da cui possa derivare un pregiudizio all’amministrazione di appartenenza.

 

Finalmente, il bravo pubblico impiegato si potrà dedicare al secondo o terzo lavoro, in piena libertà e senza più paura di essere beccato.

 

Non c’è che dire… Un’iniziativa davvero rivoluzionaria. Questo sì che vuol dire essere flessibili!

 

Gli Invisibili

Posted in Business is Business, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 dicembre 2008 by Sendivogius

 

“LA CURA TREMONTI”

 

berlusconi Contro Cariatidi e Cassandre che gridano alla nuova recessione e alle grandi depressioni, Re Silvio gioca a nascondino con la norrena cancelliera, facendo cucù alla crisi che non c’è. Instancabile, con vivace spensieratezza, corre felice per le vie di Pescara tra folle plaudenti. Quale fulgido esempio di gagliardia e virile vigore! Solido negli averi, invita il popolino allo shopping natalizio. Rassicurante, diffonde ottimismo, cementa le plebi e ne coltiva gli umori.

Nella sua scalata al cielo, l’Unto del Signore si contende ormai il trono col Padre. La croce è stata lasciata in permuta a Tremonti, il real tesoriere, in attesa di esser presto cartolarizzata.

Superati i confini americani, la crisi economica, dilatata a dimensione globale, si prepara a tanagliare l’Europa con conseguenze imprevedibili. La sua entità ha subito allarmato i singoli governi, impreparati e storditi dalla gravità della situazione.

tremonti0Del resto, loro non possono contare sul genio economico di Giulio Tremonti che tutto prevede e a tutto provvede, sicché non si stanzia obolo che Giulio non voglia. Infatti, considerata la solidità del nostro sistema produttivo, è evidente che si tratti di una crisi contenuta dagli effetti limitati. Per questo il vulcanico ministro ha varato una finanziaria triennale tutta tagli e privatizzazioni. Spirito previdente, ha poi sfornato l’ennesimo decreto (il n° 185 del 29 Nov.), dal titolo roboante quanto promettente: “Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale”.

Si tratta di 35 articoli nei quali non si tralascia nulla e a tutti si pensa. Dal conservatorismo al pragmatismo compassionevole. È il 185 un decreto-legge concepito in particolare per gli “ultimi”, che sempre tali resteranno nella loro beata solitudine. Dispensa loro la questua e disconosce, nella loro invisibilità, quanti pur facendo parte del sistema produttivo e contributivo vivono sospinti ai suoi margini, in una precarietà lavorativa ed esistenziale permanente.

Per le spese pazze di Natale, per quelli convinti che ‘ottimismo’ sia sinonimo di ‘consumismo’ (profumo confezionato per vite plastificate), il Governo decreta un bonus straordinario per famiglie, lavoratori dipendenti e pensionati non autosufficienti [Art. 1].

In pratica, il bonus governativo consiste nella straordinaria cifra di:

§     0,55 euro giornaliere per un pensionato singolo.

§     0,82 euro al giorno per un nucleo familiare di due persone.

§     1,23 euro al giorno per un nucleo familiare di tre persone.

§     1,37 euro al giorno per un nucleo familiare di quattro persone.

§     1,64 euro al giorno per un nucleo familiare fino a cinque persone.

§     2,74 euro al giorno per famiglie con oltre cinque componenti.

Fortunatamente, si tratta di importi esentasse.

A queste sovvenzioni poi andrebbe aggiunta la pubblicizzatissima Social Card, sulla quale molto si è detto e scritto. A tal proposito, una delle analisi più brillanti e meglio riuscite la potete leggere su: Social card? elemosina di stato.

Per i piccoli proprietari, indebitati col mutuo stipulato a rate variabili quando i tassi di interesse erano al minimo storico (gli italiani fanno davvero di tutto per distinguersi come un popolo di deficienti), è prevista invece una svolta epocale destinata a fare storia nel mondo.

Mutui prima casa: per i mutui in corso le rate variabili 2009 non possono superare il 4 per cento grazie all’accollo da parte dello Stato dell’eventuale eccedenza[Art. 2], senza tenere però conto dello ‘spread’, ossia della ricarica bancaria: “spese varie o altro tipo di maggiorazione incluso il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto”. Con il progressivo abbassamento dei tassi ad opera dalla BCE, a partire dal 2009 il tasso di interesse sarà nettamente inferiore al 4% e ciò renderà (di fatto) il provvedimento inutile, evitando così un’ulteriore aggravio delle spese di bilancio che difficilmente sarebbe stato accettato dalla UE (e infatti Bruxelles ha taciuto). Lo ‘Stato’ invece si guarda bene dal proporre la copertura dei mutui a tasso fisso già stipulati, perché in tal caso i soldi dovrebbe cacciarli fuori per davvero.

Efficacia reale del provvedimento: NESSUNA.

Per quelli che non arrivano più alla quarta settimana, il decreto stabilisce il blocco e riduzione delle tariffe, “al fine di contenere gli oneri finanziari a carico dei cittadini e delle imprese, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sino al 31 dicembre 2009” [Art. 3; comma 1]. Peccato che la materia sia di competenza delle Authorities di controllo e delle singole S.p.A. Il governo NON può bloccare o ridurre un bel nulla. Ci rimettiamo quindi al buon cuore dei privati che gestiscono i servizi.

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Sistemate famiglie e ceti medi con un simile Bengodi, non resta che pensare alle imprese e aumentare la manna già prevista per i lavoratori, con la Detassazione dei contratti di produttività [Art. 5], altro provvedimento utilissimo specialmente quando la produttività crolla e gli impianti funzionano a ciclo alternato, mentre operai e lavoratori vengono licenziati. Molto più utile, ma ben più oneroso, sarebbe stata la detassazione delle tredicesime e soprattutto della liquidazione di quanti hanno un contratto a tempo determinato. Ma Tremonti l’infallibile non è certo miope. Pertanto, con un occhio alle tasche, ha subito stabilito il Potenziamento ed estensione degli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione, nonché disciplina per la concessione degli ammortizzatori in deroga” [Art. 19] dai quali (come sempre) resteranno naturalmente esclusi tutti coloro con contratti di lavoro a tempo parziale verticale, che andranno a infoltire ulteriormente le fila degli invisibili senza alcuna tutela. Giacché “L’indennità di disoccupazione non spetta nelle ipotesi di perdita e sospensione dello stato di disoccupazione disciplinate dalla normativa in materia di incontro tra domanda e offerta di lavoro”.

Per quei lavoratori con ‘contratto atipico’, che oscillanodai gallinacei co.co.co ai fecali co.pro, “in via sperimentale per il triennio 2009-2011, è riconosciuta una somma liquidata in un’unica soluzione pari al 10 per cento del reddito percepito l’anno precedente”. Ma solo se hanno superato i 5000 euro di reddito in regime di monocommittenza. Ovvero: se hai cumulato più contratti ma nessuno di questi raggiunge da solo l’importo richiesto, non ti spetta nemmeno il miserabile 10% sperimentale.

Per tutti gli altri fortunati che avevano un contratto a tempo indeterminato in aziende con oltre 15 dipendenti, l’indennità ordinaria di disoccupazione (opportunamente integrata) non potrà “superare novanta giornate di indennità nell’anno solare”. In pratica, 3 mesi di autonomia.

Va molto meglio per i cervelli in fuga. Considerando le incredibili prospettive che offre il mondo accademico in Italia insieme allo strabiliante sostegno dato a ricerca e sperimentazione, il superministro ha disposto una serie di Incentivi per il rientro in Italia di ricercatori scientifici residenti all’estero. Estensione del credito d’imposta alle ricerche fatte in Italia anche in caso di incarico da parte di committente estero[Art. 17] con una tassazione del solo 10% ai fini delle imposte dirette. Già immaginiamo file di ricercatori che premono alla frontiera, sgomitando per poter rientrare in Patria. Tremonti è un genio. Evidentemente si sentiva solo.