Archivio per Clientelismo

LOTTI(z)Zar

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 19 giugno 2019 by Sendivogius

 Un ex sottosegretario di stato, neanche quarantenne, inquisito dai tribunali di mezza Italia, che tresca con esponenti della corrente più a destra della magistratura in riunioni carbonare, meglio se consumate nel segreto di anonime stanze d’albergo, per stabilire le nomine ai vertici di quelle stesse procure che indagano sul suo conto, ed intriga per rimuovere i giudici a lui sgraditi.
Una roba che in altri tempi avrebbe fatto gridare all’eversione dell’ordine costituzionale, con evocazioni allo scandalo della P2, ma che nell’orgia di potere del renzismo al governo, su incistazione democristiana di quello che un tempo fu il principale partito della sinistra italiana (prima dell’estinzione), deve essere sembrata pratica assolutamente normale ed aderente al nuovo corso, inaugurato dopo il trapianto di quel cancro democristiano chiamato “Margherita”, nel corpaccione rotto a tutti gli innesti di una sinistra che si credeva a vocazione maggioritaria, finendone fagocitata.
 Un nuovo segretario di partito, che in nome di quella stessa distorta visione unitaria, glissa sull’abnormità dell’intera vicenda, in perfetto stile moroteo, confidando che il clamore suscitato attorno ad uno dei petali più pregiati del cosiddetto Giglio Magico, l’inner circle del potere renziano, si esaurisca da sé, restituendo ai suoi affari l’intrigante camerlengo del Mefitico.
E invece di cacciarlo via a calci nelle palle, per l’ennesima figura di merda a gratis, percolata sopra a ciò che ancora resta di un partito già abbondantemente sputtanato di suo, il neo-segretario ne auspica l’autosospensione da tutti gli incarichi che non riveste più, non avendone attualmente nessuno. E lo ringrazia pure pubblicamente per l’alto senso di responsabilità dimostrato (!), dopo così sofferta scelta, per non sturbare troppo il Renzie’s Fan Club in astinenza da potere. Di questo passo, tra poco dovrà porgergli le scuse ufficiali e magari rendergli almeno un incarico di prestigio… Altrimenti potrebbero aversene a male gli ultimi irriducibili della banda fiorentina di greppia e di banca, già inferociti per essere stati estromessi dalla direzione di un partito che hanno contribuito a disintegrare, cancellandolo dalla geografia politica, fin dentro le sue roccaforti storiche considerate inespugnabili, mentre ora chiedono di essere valorizzati e ‘compensati’ dopo un simile disastro.
 E ciò avviene giusto negli stessi giorni nei quali a parole si celebra l’eredità morale di Enrico Berlinguer che forse, se fosse stato ancora vivo, a ‘sta gentaglia avrebbe pisciato addosso per schifo e disprezzo!

«I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela; scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. […] Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura dei vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. Ma poi, quel che deve interessare veramente è la sorte del Paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi: rischia di soffocare in una palude. Ma non è venuto il momento di cambiare e di costruire una società che non sia un immondezzaio?»

Solo potere e clientele

Nel PD si vede che la lezione l’hanno assimilata benissimo.
E non si capisce bene che Berlinguer abbia letto Zingaretti (il politico, non l’attore), in attesa di decidere cosa fare finalmente da grande…

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La Mamma dei Cretini

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 ottobre 2014 by Sendivogius

La famiglia imperialeA proposito del carattere degli italiani, qualcuno ha detto che la loro forma ideale di governo è la signoria tardo-rinascimentale. Fondata sull’arbitrio dei potentes, la signoria urbana è un fenomeno di derivazione clanica: un patto tra famiglie per la gestione oligarchia del potere (ereditario), a struttura gerarchica, incentrata nella figura autocratica di un Dominus che progressivamente accentra su di se tutte le funzioni pubbliche.
Cesare Borgia  La devozione al ‘Signore’ (profano), o per meglio dire la deferenza clientelare attraverso la piaggeria servile nei confronti del padrone di turno, costituisce a sua volta un meccanismo di promozione sociale: il modo più semplice per avere accesso a cariche e vantaggi diversamente preclusi, grattando via le briciole lasciate cadere apposta nel sottobosco del potere. Per le elite, è invece il sistema migliore per consolidare interessi e profitti, ricercando la protezione del Principe, o condizionandone l’azione col proprio sostegno (economico) tutt’altro che disinteressato.
Supplica  Luogo di aggregazione per eccellenza non è l’agorà, tanto cara alle democrazie elleniche, ma la ‘piazza’ plebea, in cui il Principe beneficia i sudditi più fedeli e dispensa i suoi proclami, mentre la massima elevazione resta l’ammissione alla corte del sovrano.
Sarà per questo che gli italiani quando ragliano l’Inno di Mameli, storpiandone sistematicamente le strofe, starnazzano con convinzione “Stringiamci a corte” perdendo per strada la seconda “o” di ‘coorte’ (che ha tutt’altro significato).

The court of king Louis XV of France«La nuova corte, simile in questo a quelle della prima età moderna, è il regno dei servi volontari, dei cortigiani, dei buffoni e, ovviamente, delle cortigiane…. In Italia si è infatti affermato un potere che non è né arbitrario, né autoritario, né dispotico, né illegittimo, ma è enorme e con la sua stessa esistenza distrugge la libertà dei cittadini

  Maurizio Viroli
  “I peccati dei popoli nascono dai principi”
  Sole24Ore
  (23/10/11)

Nello specifico, le parole del filosofo Viroli si riferivano al Pornonano ed al suo sottosistema di governo, ma nella pratica conservano una validità universale; a dimostrazione di quanto il modello sopravviva a se stesso, tanto da rigenerarsi ogni volta impermeabile ai mutamenti.
ServantsPerché se il servilismo di certi italiani è una costante endogena, in grado di riproporsi intatta e con poche variazioni nel corso dei secoli, nessun affrancamento servile sarà possibile fintanto che a prevalere saranno gli schiavi innamorati delle loro catene, alla continua ricerca di un padrone da servire. Oppure, per dirla con le parole di Malcolm X, “negri da cortile e negri da fatica”.

E siccome la categoria abbonda a tutti i livelli, mentre la madre dei cretini si ostina a non usare contraccettivi, con cadenza regolare per ogni cambio del guardiano, nell’alternanza dei medesimi, si omaggia il sovrano con roboanti proclami (a pagamento) di imperitura devozione, da parte degli aspiranti domestici in cerca di stabile assunzione a corte, in dimenticabilissime profusioni di fedeltà a scadenza contrattuale.
Sono i 1.000 e più cretini, quelli che “ci mettono la faccia”, ansiosi di mostrarsi al mondo in tutta la loro metafisica minchioneria di servizio.
Le Sentinelle a MilanoA suo tempo, nel Febbraio del 2012, era stata la volta degli studenti bocconiani con la loro Lettera aperta all’allora presidente del consiglio, rigorosamente non eletto: il criogenico Mario Monti.
Bocconi L’appello riformatore si distingueva per le contorsioni stilistiche, col quale questo grumo fighettino di studenti bocconiani, aspiranti padroni di domani, descrivevano la loro insostenibile condizione di privazione in cui sono costretti, nel timore sia loro negata nel prossimo futuro la legittima pretesa a fottere il prossimo loro per diritto di nascita e di reddito. Per questo rivolgevano la supplica al loro ex rettore, mettendosi a disposizione per i lavoretti domestici.
La lettera, tutta incentrata sui temi della precarietà occupazionale e sulla riforma del mercato del lavoro, raggiungeva punte di puro surrealismo col quali questi privilegiati figli di papà, con assunzione già pronta come dirigenti nelle fabbrichette di famiglia o attività già avviata nello studio professionale paterno, grufolavano qualcosa su “protezioni sociali” e “apartheid sociale” scacazzando senza vergogna nella greppia dove si ingozzano a sbafo da generazioni:

bocconi-avvelenati«Le imprese italiane, per offrire nuova occupazione e competere a livello internazionale, devono poter “stare sul mercato”. Abbiamo forti speranze ed una notevole fiducia in questo esecutivo, crediamo insomma che sia il momento giusto per osare. Chiediamo che si rinunci definitivamente al clima di discriminazione nei confronti dei giovani.
[…] Oggi imprenditore e lavoratore si muovono nella stessa direzione e condividono i medesimi obiettivi, entrambi vogliono il bene dell’azienda. Si aggiunga che il «nanismo» del settore imprenditoriale è anche cagionato da norme oggi superate, che hanno finito per imporre un regime di incertezze in cui risulta vincente il precariato come modello d’impiego, specie per i giovani. Non ci stiamo: proprio perché crediamo di valere molto, ci diciamo pronti alla sfida. Si valutino merito, creatività e talento: si premino i più bravi attraverso un nobile sistema di incentivi economici e sociali. Quella che auspichiamo è anche una riforma culturale, i nostri padri oggi vivono nella bambagia delle tutele grazie ad un “dispetto generazionale”: siamo costretti noi tutti a soccombere rispetto alle mille garanzie che le generazioni che ci hanno preceduti si sono arbitrariamente assegnate. È tempo di ristabilire le priorità e allocare con equità i necessari sacrifici: l’egoismo dei protetti, l’ingordigia dei privilegiati sono malattie che rischiano di ammorbare il nostro avvenire. Scommettiamo senza indugio nella flessibilità e distribuiamo lealmente le tutele: sono queste le nostre richieste, in sintesi.»

Master a bocconi La soluzione è il licenziamento, libero e selvaggio come i bollenti spiriti padronali di questi ardenti bambocci, poiché i diritti e le tutele dei lavoratori sono un “dispetto generazionale” per gli arroganti rampolli del padrone in ansia da prestazione. Sono quelli che si comprano (coi soldi di papà) la laurea in economia, ma che con ogni evidenza non sanno tirar di conto, o sono troppo ottusi nella loro saccente presunzione, per poter lontanamente capire che la differenza tra i figli dell’imprenditore e lavoratore risiede nel reddito e nella discriminazione di opportunità che da questo consegue. È per tale motivo che la stragrande maggioranza degli studenti italiani NON potrebbe mai permettersi l’iscrizione alla Bocconi…
Iscrizione BocconiEd è un fatto che alcuni di questi ‘figli’ eternamente ggggiovani sembrino di gran lunga più stronzi dei ‘padri’.

nascita gesuCon l’avvento del Bambino Matteo, se possibile, i toni della vulgata agiografica hanno raggiunto livelli messianici. Per ritrovare simili profusioni di fede, bisogna forse rievocare la retorica staraciana dei Cinegiornali Luce ai tempi del fascio, quando c’era Lui

Noi sosteniamo Renzi«Il nostro Paese sta vivendo una delle sue più difficili stagioni.
L’indeterminatezza delle scelte, il continuo rinvio delle decisioni, il declino dei suoi valori popolari hanno portato l’Italia sul limite del baratro che potrebbe avere conseguenze ben più drammatiche di quanto visto fin qui.
A questa urgenza sta cercando di rispondere Matteo Renzi con un governo creato con la decisione ed il cipiglio di una volontà giovanile che non cerca sconti né per sé né per le scelte da affrontare.
Matteo Renzi - smorfieÈ comprensibile che questa azione trovi critiche, ostacoli, e anche attriti.
Ma non è accettabile che si lasci il suo sforzo privo dell’appoggio dei cittadini che si identificano con la sua volontà di non mollare, di battersi e di cercare un futuro per l’Italia e per i suoi giovani.
Noi, semplici italiani, con questo piccolo gesto intendiamo rompere il muro di silenzio che ha avvolto il Presidente del Consiglio dopo i duri attacchi di questi giorni.
Noi come tanti altri desideriamo andare avanti. Insieme a chi ci crede.
Matteo Renzi sta cercando di farlo. Noi siamo con lui

Duce su MarteOrmai siamo alle verità di fede!
L’annuncio è stato pubblicato a pagamento sulle pagine del Corriere della Sera.
Per la serie: il culo del padrone è il posto più morbido dove mettere la lingua.
Segue a sciolta, la scarica di un centinaio di firme che sembrano un selezione scelta di personaggi fantozziani: dal Visconte Cobram alla Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mar, passando per la Giulia Sofia di Maurizio Crozza!

Fantozzi lei gioca a stecca

In rigoroso ordine alfabetico, tra i “semplici italiani”, conquistati dal “cipiglio di una volontà giovanile” e senza sconti (in un governo ovviamente non eletto), si segnalano:

«Alberto Milla, classe 1931. Già fondatore della banca Euromobiliare ai tempi di Carlo De Benedetti, di cui oggi è vicepresidente, presiede anche Equita Sim, una delle società di intermediazione regine a Piazza Affari guidata da Francesco Perilli.
Poi c’è Anna Cristina du Chene de Vere, presidente della finanziaria Ida e vicepresidente di Publitransport, società leader nella pubblicità guidata dai fratelli Fabrizio e Federico.
Brilla fra i 108 il nominativo di Antonio Perricone: sarà il Perricone amministratore delegato di Amber Capital, società di gestione nel cui board c’è persino Carlo De Benedetti, o il Perricone già in Rcs e oggi presidente di Ntv, operatore ferroviario privato lanciato da Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Intesa, oggi in grave tensione finanziaria?
Poi c’è Clarice Pecori Giraldi: classe 1961, fiorentina (tanto per cambiare), è il nume tutelare in Italia della grande società internazionale di aste. Christie’s.
Non manca Federico Schlesinger, un top manager di Intesa Sanpaolo. Poi fra i 108 c’è una sfilata di cognomi aristocratici: Alessandra Ferrari de Grado, Federico Lalatta Costerbosa (socio anche del sito Linkiesta.it), Gerolamo Caccia Dominioni (ex amministrato delegato di Benetton) e Claudio Biscaretti di Ruffia, che insegna alla Bicocca di Milano. Senza dimenticare l’ultima in ordine alfabetico dei 108: Vannozza Guicciardini, autorevole membro del FAI

  Andrea Giacobino
  “Renzi e i suoi 108 Vip-Fans”

E, a meno che non si tratti di clamorose omonimie, spiccano i nomi di avvocati, amministratori delegati, aristocratici, e buona parte del nuovo gotha di poteri deboli che hanno trovato nel ‘renzismo’ la loro nuova sponda in uno stretto abbraccio di “classe”.
È l’Italia che non arriva alla fine del mese.

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La Dignità del Lavoro

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 maggio 2014 by Sendivogius

Zolfataro nelle miniere dell'agrigentino (Anni '50)

Zolfataro nelle miniere dell’agrigentino (Anni ’50)

Lavorare stanca. Per questo, quando l’occupazione crolla e l’economia langue, la massima preoccupazione è smantellare le ultime impalcature che stabilizzano coloro che un lavoro ancora ce l’hanno, compensando lo scambio con qualche donativo, graziosamente elargito dal gabinetto rivoluzionario di salute pubblica attualmente al governo.
Vecchio cazzone Per tutti gli altri, sono previsti incentivi crescenti alla fiera dell’incanto elettorale dove, in un’escalation incontrollata di castronerie a getto continuo, vince il cialtrone che più grossa la spara: dalle dentiere gratis per tutti (vecchio cavallo di battaglia del Pornonano tra i suoi coetanei), al veterinario garantito per accalappiare il voto canaro.
Cane panato - Specialità della casaPerché una cazzata tira l’altra ed in campagna elettorale una promessa non si nega a nessuno, che il pagliaccio ride e il pubblico si diverte.
Sul fronte del lavoro, la battaglia è persa da tempo. Perché se c’è chi cerca disperatamente di salvaguardare il proprio impiego o conquistarne uno, è anche vero che esiste una nutrita pletora di gggente la cui principale occupazione è lamentare l’assenza di lavoro, pregando però di non trovarlo mai. Infatti è molto meglio eccitare la propria fantasia, baloccandosi all’idea di mille euro al mese, al grido di “reddito di cittadinanza” (ad importo variabile secondo la sparata di turno) che poi, così come concepito dai suoi chiassosi ostensori, altro non è se non una variante moderna delle antiche leggi frumentarie. Presupposto teorico giusto, applicazione pratica all’insegna della peggior demagogia.
coerenza di grilloSe lo specialista in materia è sicuramente il noto strillone barbuto con la permanente in testa e con la coerenza di una vecchia baldracca che discetti di fedeltà coniugale, la pretesa è piuttosto radicata in coloro che non hanno mai lavorato e non hanno alcuna intenzione di cominciare, fintanto troveranno chi li mantiene. E infatti, come non perde occasione di latrare il tribuno delle apocalisse prossime venture (e sempre rinviate):

Dobbiamo prepararci a milioni di disoccupati. Se non ci prepariamo con un reddito di cittadinanza, avremo una guerra civile in questo Paese. E le giovani generazioni non devono più starci sotto il ricatto del lavoro.”

  (Bari, 06/05/2014)

Perché il nocciolo del problema è proprio il Lavoro, ovvero l’idea di dover lavorare per vivere (un ricatto!) e non la mancanza del medesimo o la difesa della dignità del lavoratore.
Concetti sconosciuti e soprattutto incomprensibili per un rentier miliardario che blatera dei soldi degli altri e incassa le royalties dai diritti di copyright, con la sua platea di parassiti al guinzaglio e in attesa della pappa miracolosa nel Bengodi dei citrulli 5 stelle.
Ci sarebbe infatti da chiedere, perché mai uno dovrebbe alzarsi la mattina prima dell’alba, imbottigliarsi nel traffico, chiudersi una decina di ore in fabbrica o in ufficio, per un migliaio di euro al mese, quando può ricevere la stessa cifra restando comodamente a casa e dormendo fino a mezzogiorno. E perché mai il resto del Paese dovrebbe continuare a lavorare e pagare le tasse, per mantenere a sbafo una simile massa di indisponenti nullafacenti.
I tre porcelliniAl confronto, gli 80 euri mensili millantati dal Bambino Matteo sono quanto di più serio e credibile si sia mai visto negli ultimi 30 anni. Infatti ricordano le vecchie regalie democristiane a puntello clientelare per la costruzione del consenso. La distribuzione, estesa a pioggia, strizza l’occhio ai ceti medi a reddito fisso che costituiscono il bacino elettorale di riferimento. Riguarderà (se ci sarà) la maggior parte dei lavoratori dipendenti, ma non tutti. Infatti ne sono esclusi i più poveri: quelli che guadagnano meno di 8.000 euro all’anno; ovverosia “precari”, “atipici” e “parasubordinati” che però potranno godere delle gioie della flessibilità a scadenza indeterminata, grazie all’imposizione del Jobs Act scritto sotto la dettatura dei giuslavoristi bocconiani di confindustria..
Il provvedimento difetta in coperture, ma ciò vale bene una messa in cambio del suffragio. A maggior ragione che, dall’altra parte, il Capo politico il problema delle compensazioni non se lo pone proprio.

Beppe Grillo a mare

Probabilmente inciderà poco o per nulla sul rilancio dei consumi, se per reperire le risorse della restitutio poi si aumenteranno per l’ennesima volta le accise sugli idrocarburi o si smantellarà ulteriormente la Sanità pubblica e prestazioni sociali, derogando al privato servizi indispensabili a costo di mercato.
Certo sarebbe stato più incisivo usare i fondi per intervenire sull’IRES e l’IRAP delle imprese in difficoltà, o premiando le aziende più virtuose che investono e rinnovano, piuttosto che delocalizzare e ricattare le proprie maestranze, in un dumping tutto al ribasso, pretendendo di pagare salari da 2 euro netti all’ora, come nel caso della scandalosa Electrolux.
Il Bambino Matteo  Sarebbe forse stato utile impiegare le risorse per porre un qualche rimedio alla catastrofe sociale degli “esodati”, opportunamente cancellati dal palinsesto informativo per non imbarazzare il nuovo “governo del fare” col suo ennesimo uomo della provvidenza.
Avrebbero potuto in parte alleviare l’emergenza abitativa, con misure mirate al calmieraggio dei canoni di locazione ed al reperimento alloggi…
Sono tutte misure che, a prescindere dalla loro utilità o meno, mancano però di un apprezzabile (e fondamentale) utilizzo politico a ritorno elettorale, non possono essere sbandierate su un foglio (meglio se a Porta a Porta), né immortalate con un semplice tweet.

cedolino

Non prevedono un apposito spazio, opportunamente evidenziato, in busta paga; non hanno una valenza apparentemente universale, nella loro erogazione ad cazzum. E muovono presuntivamente sulla convinzione (quantomai fondata) che gli italiani siano nella loro maggioranza un popolo di accattoni. O altro.

Non pensare al dinosauro
di Alessandra Daniele
(11/05/2014)

  ‘Noi siamo la speranza” – Matteo Renzi

godzilla«Il trailer del nuovo remake di Godzilla è interessante: si concentra su Bryan Cranston, e sui plotoni di eroiche redshirt pronte a sacrificarsi nell’ovviamente inutile ma nobile tentativo di salvare altre redshirt dall’ennesima apocalisse CGI. Il lucertolone mutante si intravede soltanto di sguincio, avvolto da cortine di nebbia, in pochi fotogrammi pseudo realistici stile found footage alla Cloverfield. Sembra quasi che gli autori si vergognino d’aver girato l’ennesimo Godzilla, e stiano cercando di vendercelo come un disaster movie serioso e documentaristico di forte impegno ecologista, con un intenso Bryan Cranston come protagonista assoluto. In realtà, sappiamo tutti benissimo di che film si tratti, e chi ne sia il vero protagonista. Lo dice il titolo stesso: Godzilla.
Un maldestro tentativo di mascheramento simile è in atto anche nella politica italiana. Il dinosauro nella stanza è l’inciucio permanente, le larghe intese a spese degli italiani, le stesse dei governi Monti e Letta. Sotto la cortina di fuffa della retorica nuovista renziana, niente è davvero cambiato.
Sono assolutamente identici il disprezzo per i diritti dei lavoratori, il classismo paternalista, l’idolatria per il mercato e l’astio per lo stato sociale, l’arrogante e denigratoria insofferenza per il dissenso, la ricattatoria propaganda truffaldina sul ”bene del paese”.
L’agenda Monti-BCE. Stavolta però si pretende di vendercela come l’Era dell’Acquario, cercando di nascondere il dinosauro mutante dietro il faccione di Metheo Renzi, il Berlusconi on speed, e i suoi petulanti slogan da motivatore di call center.
L’unica nota positiva del governo Renzi è che abbia finora mancato quasi tutte le scadenze del suo calendario cazzaro. C’è da augurarsi che continui a farlo, vista la carica reazionaria delle sue cosiddette riforme, mirate all’aumento rovinoso della precarietà del lavoro, e alla drastica riduzione della rappresentanza democratica.
Ed è facile immaginare a cosa miri l’annunciata riforma della Giustizia concordata col partito di Scajola, Berlusconi e Dell’Utri.
La sola promessa quasi mantenuta, e ossessivamente strombazzata da Renzi e dall’assordante onnipresente corte dei suoi queruli sicofanti, è il bonus elettorale di 80 € coi quali secondo loro si dovrebbe riuscire a rimediare da mangiare per due settimane. A meno che non abbia già razziato tutto Pina Picierno.
In realtà il bonus finirà divorato dagli aumenti delle tasse, ma convenientemente dopo le elezioni.
‘Noi siamo la speranza” dice Renzi del suo governo. Monicelli aveva proprio ragione: la speranza è una trappola inventata dai padroni.»

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La Società dei Magnaccioni

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 gennaio 2011 by Sendivogius


Fresca per la benedizione papale, il podestà di Roma tiene a battesimo [14/01/11] la sua nuova giunta capitolina, dopo gli strabilianti successi della prima fase di governo tra i quali ricordiamo:
 Il sostanziale azzeramento del piano regolatore con conseguente cementificazione selvaggia (nella Capitale il vero assessore all’urbanistica è la famiglia Caltagirone);
 Lo scandalo degli appalti gonfiati per i mondiali di nuoto (Roma2009);
 Le gesta declamatorie (dal gran premio dell’EUR alle demolizioni futuriste) in un profluvio di annunci roboanti e promesse solenni, che sono tra i numeri preferiti di Alemanno.
E naturalmente non manca il rilancio occupazionale, all’insegna della famiglia con oltre 2500 assunzioni più o meno pilotate nelle aziende municipalizzate in meno di 3 anni.

Il mini-rimpasto di (non) governo inaugura il secondo tempo della giunta Alemanno e, dopo la grande abbuffata di “Parentopoli”, segna un ridimensionamento dell’onnivoro clan De Lillo; il provvisorio accantonamento di Laura Marsilio, sorella dell’on. Marco; la definitiva rimozione di Sergio Marchi, (ex) assessore alla mobilità e recordman delle assunzioni per raccomandata all’azienda dei trasporti urbani (ATAC).
Peccato che la liquidazione dei ‘parenti stretti’ in giunta non presupponga altrettanto per le migliaia di raccomandati che a vario e più spesso senza alcun titolo sono imboccati ad libitum nelle numerose società controllate del Comune, con una particolare predilezione per l’ATAC di cui abbiamo già parlato diffusamente [QUI], così come all’AMA infeudata dal famelico Franco Panzironi [QUI].
Nella grande famiglia allargata delle libertà, questi sono intoccabili e soprattutto irremovibili… con Alemanno è per sempre… peccato che non parliamo di diamanti!
Ad integrazione di quanto scritto in passato, ricapitolamo:

AMA  (Azienda Municipalizzata Ambiente)
 A partire dall’Agosto 2008 sono stati assunti quasi 1500 dipendenti per mansioni, in massima parte, di basso profilo (operatori ecologici), ma in ogni caso posti di lavoro a tempo indeterminato: circa 900 euro mensili per 18 ore di lavoro settimanali. Di questi tempi è una manna, specialmente se paragonati ai nuovi contratti dei metalmeccanici!
Il reclutamento risponde in pieno al famoso “metodo Panzironi” già collaudato con esiti disastrosi durante la sua presidenza all’UNIRE di cui abbiamo parlato qui e ancora qui… in pratica, assunzioni per chiamata diretta, o con selezioni discrezionali, affidate a società private ed esterne, senza alcuna gara di assegnazione.
Tra le infornate più cospicue:
 Nell’anno 2009 abbiamo 544 nuovi assunti selezionati dal Centro ELIS, consorzio integrato nella “Opera Apostolica della Prelatura dell’Opus Dei” che svolgerebbe le sue “iniziative di carattere civile senza scopo di lucro e con una finalità apostolica e di servizio”. E Cristo è morto di freddo!
 Nell’anno 2010 le selezioni di altri 766 dipendenti vengono affidate alle agenzie interinali ‘Quanta’ e all’immancabile ‘Obiettivo Lavoro’, legata con doppio filo a Panzironi.
Naturalmente, gli impieghi amministrativi sono appannaggio esclusivo degli amici di famiglia, passando per Armando Appetito  ovvero  il genero dell’ad Panzironi.

«..Anche nell’organico dell’Azienda Municipalizzata Ambiente spuntano assunzioni “eccellenti” non certo per ricoprire il ruolo di operatore ecologico: una lunga lista di chiamate dirette per parenti e fidanzate, collaboratori di politici ed esponenti del “partito del Cavallo” ovvero i fedelissimi di Panzironi arrivati al galoppo dall’Unire (Unione nazionale incremento razze equine). Qualche esempio? Il segretario di Roberta Angelilli, la candidata PdL non eletta Irene Lo Prete e il figlio di Ranieri Mamalchi.
[…] Nel 2009 viene assunto all’Azienda municipalizzata Ambiente Fabio Magrone segretario dell’eurodeputata Roberta Angelilli: è lui l’assistente che prende parte a incontri e vertici nell’europarlamento. Poco prima è entrato Fabrizio Mericone, uomo vicinissimo a Fabio Rampelli. C’è poi Edoardo Mamalchi che entra in Ama a soli 23 anni. Avrà senza dubbio un ottimo curriculum vitae ma ha anche un papà che si chiama Ranieri Mamalchi che è stato presidente provinciale dei probiviri dell’ex Alleanza Nazionale.
Come per Atac anche l’Ama diventa la consolazione dei trombati alle elezioni: Irene Lo Prete, 36 anni, candidata per il Pdl al XV municipio, viene assunta in Ama nel 2009. E, proprio come in Atac, spuntano anche le “fidanzate eccellenti” come Francesca Frattazzi, compagna di Dario Rossin oggi capogruppo capitolino de La Destra ma nel 2008 a capo dei consiglieri del PdL. All’Ama oggi il partito che conta di più è quello del cavallo, ovvero quello di tutti gli uomini fidatissimi di Panzironi che li ha portati dall’Unire. C’è Giancarlo Santinelli e c’è anche Laura Rebiscini che si occupava della tanto discussa Unire Tv (il canale satellitare voluto all’epoca da Panzironi).»

 Davide Cesario
 Il Messaggero
 09/12/2010

 A proposito di Ranieri Mamalchi, c’è da aggiungere che in passato è stato capo della segreteria di Gasparri e poi di Alemanno al ministero dell’Agricoltura, altresì consigliere della fondazione del sindaco ‘Nuova Italia’ (e soliti vizi antichi). Durante la sua permanenza all’UNIRE, Mamalchi impose la costituzione di un ufficio stampa di fiducia da 100.000 euro all’anno. Ultimamente, è diventato responsabile degli affari istituzionali di ACEA.

In merito alla lottizzazione dell’AMA, i sindacati emettono una dichiarazione durissima… contro ogni ipotesi di rescissione dei nuovi contratti o verifiche sulle assunzioni clientelari.
Forse perché tra i nuovi assunti ci sono i figlioli di prodighi sindacalisti della CISL, della UIL, della UGL e della FIADEL. Tra i firmatari del comunicato sindacale si distinguono:
Stefano Cantarini, segretario provinciale della UGL Ambiente, che ha piazzato il figlio Alessandro;
Luigi Palmacci, vice-segretario della UGL Ambiente, che perora l’assunzione del figlio Alessio;
Massimo Cicco, segretario della FIADEL, che ha sistemato il figlio Dario.

Ma anche i delegati di zona si danno parecchio da fare:
Enzo Masia, delegato CISL e caposquadra AMA per il XV Municipio, che si è visto assumere entrambe i pargoli. Ma c’è anche il figlio di Antonio Lotti, anch’egli delegato CISL, insieme con quello di Fernando Marturano, capo operaio degli autisti. E pure Claudia Gennari, figlia della signora Francimara, altra delegata CISL e capozona AMA.
Più travagliata l’assunzione del rampollo di Cantarini, sindacalista UGL. Suo figlio è stato scartato nella selezione del 2009 fatta dalla Elis, e poi ripescato grazie ad Obiettivo Lavoro.

Sono i nuovi sindacati gialli, specialisti in accordi sottobanco, sempre pronti a fare tabula rasa dei diritti: quando non firmano contratti capestro sotto dettatura padronale (come nel caso FIAT), passano il tempo a sistemare il parentado e rastrellare tessere sindacali a maturazione di crediti politici. Del resto, i venduti hanno i loro privilegi… Sembra che all’AMA solo chi prende la tessera della CISL abbia diritto ai premi di produttività [QUI]. E non è un caso che dei circa 1.400 assunti nella gestione Panzironi, solo in 2 abbiano preso la tessera della CGIL.

ACEA
 È l’azienda municipalizzata, quotata in borsa e di prossima privatizzazione, che gestisce le reti idriche e (con Electrabel) l’erogazione elettrica della Capitale, ma controlla anche gran parte delle forniture idroelettriche del Centro Italia e non solo…
Sicuramente è il fiore all’occhiello delle società controllate dal Comune di Roma.
Solo nel corso del 2009, le spese di gestione del personale sono cresciute di ben 65 milioni di euro rispetto al biennio precedente. Infatti, in questi ultimi due anni, il costo del personale è passato dai 230 milioni del 2007 ai 295 milioni del 2009, con un aggravio del 33% delle spese sul valore aggiunto dell’azienda. Al contempo, l’ACEA ha visto un crollo dei rendimenti azionari con una perdita superiore al 40% con una sospensione dei dividendi. In compenso, le assunzioni schizzavano a 600 nuove unità, progressivamente con la perdita di quote di mercato.
Tuttavia, se il buongiorno si vede dal mattino, il nuovo andazzo s’era già capito nel 2008, al momento dell’insediamento di Alemanno a sindaco:

 «Ne aveva mandati via 31, ne ha già assunti 33. Saranno anche le regole dello spoils system, ma il dato salta all’occhio: Alemanno, che appena insediato non aveva rinnovato il contratto ai nominati da Veltroni (tra i quali Danilo Eccher del Macro, Stefano Mastrangelo del Servizio Giardini e Eugenio La Rocca sovrintendente ai Beni Culturali) ha già battuto il suo predecessore. Le ultime nomine, deliberate dalla giunta il 20 dicembre, hanno sancito il sorpasso: 33 dirigenti di fresca nomina, compresi gli ultimi 12.
E così qualcuno, anche dentro il centrodestra, comincia a storcere la bocca: “Forse sono un po’ troppi…” si dice tra i corridoi del Campidoglio. In principio, per Alemanno, fu Antonio Lucarelli, capo della sua segreteria politica, ex militante dell’estrema destra. Poi, in ordine temporale, arrivarono gli altri fedelissimi: il capo ufficio stampa Simone Turbolente, il politologo Luigi Di Gregorio, il “fido” Raffaele Marra trasferito dall’Unire ed oggi responsabile dell’emergenza abitativa.
Poi mano a mano sono arrivati gli altri: il nuovo sovrintendente Umberto Broccoli (118mila euro lordi), Alex Voglino alle Biblioteche comunali e alcuni capi di dipartimento come Paolo Togni all’ambiente (ex Waste Italia ed ex capo di gabinetto di Altero Matteoli) e Alessandro D’Armini alla Mobilità (già alla Regione con Storace e Marrazzo). Tutta gente con stipendi tra i 108 e 118 mila euro lordi all’anno.
A fine settembre è toccato al generale Mario Mori, che si è portato due dirigenti (Giuseppe Italia e Mario Redditi) e alla responsabile della segreteria organizzativa del sindaco Laura Mangianti. E dopo l’addio di Sergio Santoro, ecco il nuovo capo di gabinetto Sergio Gallo (210mila euro lordi). Finita? Non è finita. Perché a ridosso delle festività natalizie, è arrivata la nuova ondata: altri 12 nomi, tutti con ruoli sub-apicali e retribuzioni da 96mila euro lordi all’anno.
Tra questi c’è anche il successore di Eccher al Macro: Luca Massimo Barbero, classe ‘63, critico e curatore di mostre. E poi Orazio Campo, architetto, professore a Valle Giulia, già in predicato di fare l’assessore all’urbanistica, l’ex dirigente del ministero dell’ambiente Fabio Tancredi, Alessia Petruzzelli, già responsabile della comunicazione dell’assessorato al commercio, e Luciano Lorenzini che va a rimpolpare l’ufficio extradipartimentale per la sicurezza.
Ma altre nomine pesanti sono state fatte in alcune municipalizzate. All’Ama è andato, come dirigente, Luca Panariello, già responsabile dell’Ufficio relazioni col pubblico del Campidoglio, fedelissimo di Alemanno. Ed è cambiato il capo-ufficio stampa, con l’arrivo di Daniele Petraroli.
Sempre all’Ama, entrano Giovanni D’Onofrio, come vice amministratore delegato; Costanza Drigo, che viene spostata dal gabinetto del sindaco, e la figlia dell’assessore ai lavori pubblici del XIX Municipio Carlo Pietropaoli (PdL). All’Acea, invece, arriva Ranieri Mamalchi, ex capo segreteria di Alemanno al ministero dell’agricoltura, presidente provinciale dei probiviri di AN e consigliere dell’alemanniana Fondazione Nuova Italia.»

  Ernesto Menicucci
  Corriere della Sera 
  13/01/2009

 Negli ultimi due anni l’ACEA è stata infarcita con altre 600 nuove assunzioni delle quali 343 sono a tempo indeterminato. La scelta politica dei neo-assunti appare evidente:
Alessandra Sabatini, cognata del deputato ex AN e ora PdL, Fabio Rampelli (grande sponsor di Laura Marsilio), appena assunta e subito distaccata presso il gruppo del PdL regionale.
Ranieri Mamalchi, di cui abbiamo già detto prima.
Pier Guido Cavallina, ex portavoce di Francesco Storace quand’era ministro della Sanità ed  ex responsabile per gli appalti esterni di Rai2, diventato direttore ufficio comunicazione e relazioni esterne di ACEA.
Salvo Buzzanca, ex capo ufficio stampa dell’ACER (Associazione Costruttori Edili di Roma), insieme a Giancarlo Cremonesi che dell’ACER è stato presidente.

Last but not least, nell’assortito mazzo delle immissioni clientelari, c’è poi l’interessante caso della Roma-Eur s.p.a….

EUR S.p.A.
 È la società che si occupa della gestione e della valorizzazione delle risorse patrimoniali del quartiere EUR di Roma. Con l’approvazione della legge per “Roma Capitale”, la EUR s.p.a. svolgerà un ruolo fondamentale, poiché ad essa verrà trasferita la gestione dei beni dismessi dallo Stato, come ad esempio le caserme.
L’azienda è controllata al 90% dal Ministero dell’Economia e al 10% dal Campidoglio che però determina le nomine. Pertanto, il 21/07/2009, opportunamente imbeccata, l’assemblea degli azionisti decide la composizione del nuovo Consiglio d’Amministrazione di quella che è una società strategica fondamentale.
I nuovi consiglieri di CdA sono dunque:
Luigi Lausi, un commercialista specializzato in gestione aziendale
Francesco Amato, un dirigente del ministero dell’Economia.
Roberto Sergio, in quota Udc, che già faceva parte del consiglio.
E rimane nella sua struttura di tre membri anche il collegio sindacale, dove il presidente è Antonio Mastropasqua con Nicandro Mancini e Alessandro Alessandrini come sindaci, oltre al delegato della Corte dei conti, Francesco Paolo Romanelli.

 Il consigliere più interessante è sicuramente Roberto Sergio (Roma, 26/04/1960): giornalista, con un libera docenza in Scienze Politiche presso l’Università Internazionale di Studi Superiori Pro Deo; già direttore di Rai Nuovi Media e membro del CdA di RaiSat, RaiNet, RaiClick, ha assunto nel luglio 2007 l’incarico di presidente della Sipra S.p.A., la concessionaria per la pubblicità della RAI. Ha lavorato a lungo prima nella Sogei S.p.A. e poi al Gruppo Lottomatica, passando per vari consigli d’amministrazione (BNL; AMA; CIDIF fondi pensionistici; Fondazione Teatro Brancaccio; Federturismo…) ed è Commendatore dell’Ordine Ecumenico Ospedaliero Cavalieri di Malta.

Tuttavia, i personaggi sui quali vale davvero la pena di soffermarsi sono il nuovo Presidente e l’Amministratore delegato della società EUR…

 Il presidente di EUR S.p.A. è Pierluigi Borghini (classe 1949), cattolicissimo, laureato in Scienze Matematiche a La Sapienza e specializzato in Ingegneria Elettronica, nel 1993 è stato presidente della Confindustria del Lazio. Nel 1997 si immola come candidato a sindaco per il centrodestra, contro Francesco Rutelli, venendo sonoramente battuto al primo turno.
Per gli estimatori, Borghini si presenta così:

L’impegno privato e imprenditoriale non poteva che trovare lo sbocco naturale in un impegno civile, nella voglia fortissima di contribuire in prima persona al cambiamento, al raggiungimento,  difficilissimo, del traguardo di una società più equa e solidale. un impegno che, nei quattro anni trascorsi in Consiglio Comunale come leader dell’opposizione, Pierluigi Borghini ha trasformato in atti concreti.”

All’atto pratico, in 4 anni di opposizione, dà vita alla fondamentale associazione “Orgoglio Roma” e al fantomatico “Laboratorio per la città”, attivando un frequentatissimo ‘sportello per il cittadino’. Ed in virtù di questi straordinari meriti promosso alla presidenza di una delle più importanti società partecipate dal Comune.

Amministratore delegato è invece Riccardo Mancini, con una laurea honoris causa in ingegneria meccanica alla ‘Pro Deo’ (la stessa università di Roberto Sergio). Mancini è un altro di quei camerati proveniente dai ranghi di Terza Posizione, che con Alemanno condivide legami ed interessi. I due si conoscono dai tempi della dirigenza nel Fronte della Gioventù.
Il suo è un curriculum notevole:

«Mancini, classe 1958, ha finanziato la campagna elettorale del 2006 e ha fatto da tesoriere durante quella del 2008.
È un imprenditore di successo: erede di parte del patrimonio della famiglia Zanzi (energia e riscaldamento), ha comprato nel 2003 la Treerre, società di bonifiche e riciclaggio che fattura oltre 6 milioni di euro l’anno. Anche lui, che ha sempre vissuto all’Eur, è stato vicino ai camerati di Avanguardia nazionale: nel 1988 è stato processato – insieme ai leader del movimento Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, che oggi lavora in Regione con Teodoro Buontempo – e la Corte d’Assise lo condannò a un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi. Ora, dopo vent’anni, Alemanno gli ha dato le chiavi di un quartiere che conosce bene, quello del “mitico” bar Fungo, dove un tempo si ritrovavano quelli di Terza posizione, i ragazzi di Massimo Morsello e il gruppo di Giusva Fioravanti.
Mancini e Panzironi, ovviamente, si conoscono bene. A novembre il capo dell’Eur Spa ha assunto Dario, il figlio di Franco, già portaborse al Comune e ora funzionario con contratto a tempo indeterminato.
Mancini, l’uomo che dovrebbe gestire la Formula 1, è infatti amico di Massimo Carminati, tra i fondatori dei NAR e leader della sezione dell’Eur, simpatizzante di Avanguardia nazionale e sodale della Banda della Magliana.»

 Corriere della Sera 
 [L’articolo lo trovate QUI]

 Con la solita dovizia di particolari, Ugo Maria Tassinari (uno che conosce assai bene la fascisteria romana) scrive sempre a proposito di Mancini:

«Riccardo Mancini è un altro dei fedelissimi di Dimitri e si ritroverà imputato con lui nel processo per la ricostituzione di Avanguardia nazionale. Vent’anni dopo Peppe Dimitri diventerà consigliere politico di Alemanno e sarà lui a portargli in dote il rapporto con centinaia di militanti più o meno duri e puri della “piazza romana”. E il leader postfascista li trainerà con sé nella lunga marcia nelle istituzioni. A questo gioco è del tutto estraneo Carminati. Il “Nero”, a sua volta, quando è colpito da mandato di cattura per i Nar e decide di fuggire all’estero, è in compagnia di un altro avanguardista-rapinatore, Mimmo Magnetta, che delle “guardie runiche” era stato addirittura il capo. La polizia li aspettava al valico di frontiera e apre il fuoco a freddo, convinta che nell’auto ci fossero i capi superstiti dei Nar (Francesca Mambro, Giorgio Vale e Cavallini). Carminati perderà un occhio ma visto la pioggia di piombo scaricata dall’antiterrorismo se la caverà bene. Ma quell’esperienza lo segnerà per il resto della vita.»

 Ugo Maria Tassinari (10/12/2010)
 L’articolo completo lo trovate QUI.

A proposito di Beppe Dimitri, recentemente scomparso in un incidente d’auto, Tassinari ricorda:

 «Dimitri ha militato al liceo in Avanguardia Nazionale e dopo lo scioglimento del gruppo ha trasportato la lezione delle “Guardie Runiche” (il “corpo scelto” del gruppo) in Terza posizione. Alla fine degli anni ’70 è il leader più noto e più amato della “piazza nera” romana. Nell’estate del 1979 decide di organizzare una batteria di rapinatori per liberarsi dalla necessità del lavoro e finanziare la latitanza dei suoi amici avanguardisti. Mette a frutto la sua rete di amicizie politiche, che comprende funzionari di banca e guardie giurate, per assicurarsi buone “basi”. Carminati e un altro giovane “guerriero” destinato a una tragica fine, Alessandro Alibrandi, cresciuti all’Eur nel mito di “Peppe”, fanno parte del gruppo di fuoco. In due mesi compiono quattro-cinque rapine impeccabili per organizzazione.»

 Non per niente, per il sindaco Alemanno (un altro degli sceriffi della Law & Order) il problema sono gli studenti che protestano contro la riforma Gelmini..!

In quanto alle competenze dei nuovi vertici, c’è da dire che per la prima volta in 10 anni EUR S.p.A. chiude il suo bilancio in passivo, con pesanti perdite:

Esercizio 2003: il bilancio 2003 si chiude con utili di esercizio, al netto delle imposte, pari a circa 3 milioni di euro

Esercizio 2004: il bilancio 2004 si chiude con utili di esercizio, al netto delle imposte, pari a circa 8,2 milioni di euro

Esercizio 2005: il bilancio 2005 si chiude con utili di esercizio, al netto delle imposte, pari a circa 8,1 milioni di euro

Esercizio 2006: il bilancio 2006 si chiude con utili di esercizio, al netto delle imposte, pari a circa 20,1 milioni di euro

Esercizio 2007: L’esercizio si chiude con 21,9 milioni di utile

Esercizio 2008: utile pari a 3,5 milioni; al netto delle imposte pari a 3,9 milioni.
 
Esercizio 2009: il bilancio si è chiuso, a livello consolidato, con una perdita d’esercizio pari a 16,3 milioni di euro. Per quanto riguarda la Capogruppo EUR S.p.A. l’esercizio 2009 si chiude con una perdita d’esercizio, al netto delle imposte, pari a circa 12,7 milioni di euro.

 Fonte: http://www.romaeur.it/index.php?id=40

In merito alle perdite enormi in un solo anno, l’ad Mancini sostiene: “In ordine alla citata passività di bilancio, la perdita è stata pari a 12,7 mln euro e non a 16,3 mln/euro, come riportato dalla stampa. Ciò è derivato da fattori strutturali riferibili agli esercizi degli anni precedenti”.
E le perdite sarebbero legate agli investimenti inerenti l’apertura di tre nuove società legate al core business: Eur Power; Eur Congressi Roma; Eur Tel.
Secondo Borghini e Mancini, si tratterebbe “di investimenti produttivi, in grado di generare ricchezza per gli azionisti pubblici di riferimento”. Di sicuro, come società saranno ottime per piazzare qualche altro parente in attesa di stabile occupazione, come Dario (il figlio di Panzironi) rimasto provvisoriamente disoccupato dopo la scadenza del contratto presso il gabinetto del sindaco e subito assunto alla EUR S.p.A. per chiamata diretta.

Ciò stante, le previsioni per il bilancio d’esercizio 2010 puntano a realizzare un utile di 6 mln/euro, grazie a nuove partnership e nuovi investimenti.

Sarà… Però al momento non è dato sapere se le previsioni di recupero (e di utile netto) siano state davvero rispettate, dal momento che non è possibile visionare una copia del bilancio consolidato al 31/12/2010. Attendiamo fiduciosi…

È inutile dire che attualmente la stragrande maggioranza delle società partecipate dalla holding del Comune di Roma hanno chiuso l’anno 2010 in passivo e versano in pessime condizioni finanziarie, segnando il declino di una intera metropoli sempre più allo sbando…

 Continua.

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Il Sacco di Roma

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Premessa
Che le Municipalizzate costituissero un bacino privilegiato di collocamento politico è una realtà evidente ed un malcostume antico del peggior familismo amorale.
Tuttavia, MAI si era assistito ad un abuso tanto vergognoso e così gigantesco, com’è avvenuto nelle aziende partecipate del Comune di Roma: migliaia di assunzioni clientelari all’insegna del nepotismo più estremo, consumate tutte in pochissimi mesi, subito dopo l’espugnazione del Campidoglio da parte del post-fascista Gianni Alemanno. Uno scempio del genere non s’era visto nemmeno sotto le famigerate giunte dei vari Rebecchini.. Darida.. Pietro Giubilo..!
 Forse bisogna ritornare al ‘Sacco’ del 1527 ad opera degli alemmanici Lanzichenecchi, per ritrovare uno schifo simile: la città completamente paralizzata e ridotta preda bellica, ostaggio delle cricche più ingorde, battuta in lungo e largo da bande di saccheggiatori insaziabili.
Adesso che la parentopoli romana sta assumendo le dimensioni di uno scandalo senza precedenti, in molti sembrano finalmente scoprire quale sia la vera natura del “modello Alemanno” che nella persona di Franco Panzironi  ha il suo ‘ingegnere’ di fiducia.
Funzionale alla costruzione del consenso, si tratta di un metodo di potere che amplia e supera il vecchio assistenzialismo clientelare di memoria democristiana. Non ha nulla di particolarmente complesso e nella sua struttura feudale mantiene piuttosto qualcosa di arcaico.
Dall’ATAC, all’AMA, passando per ACEA, fino a “Risorse per Roma”… è un sistema collaudato che si avvale sempre dei medesimi bracci operativi, come delle stesse strutture, e viene riproposto uguale a sé stesso, fin dai tempi della disastrosa gestione di Panzironi all’UNIRE con Alemanno ministro.
In proposito, permetteteci di dire che, nella sua evidenza, avevamo già affrontato in dettaglio l’analisi del sistema Alemanno-Panzironi, esattamente un anno fa, in un articolo del quale siamo particolarmente orgogliosi e che vi consigliamo di (ri)leggere: QUI.
Dimostrazione pratica che, a volersi informare, il copione della spudorata farsa attuale era già bello che scritto! E certe notizie, come le abbiamo trovate noi (pure con una certa facilità), avrebbero dovuto reperirle anche ‘altri’ in più istituzionale sede…

L’ASSALTO ALLE MUNICIPALIZZATE
Tra aziende municipalizzate e agenzie comunali, l’amministrazione capitolina dispone di una ventina di società controllate, ognuna con i suoi cospicui patrimoni immobiliari, fondi di bilancio e la disponibilità di un budget di spesa fiduciario. Con i loro CdA da occupare e la pletora di assunzioni pilotate da lottizzare, si capisce come tali aziende costituiscano per i “professionisti della politica” il vero tesoro di Roma e quanto questo faccia loro gola…
 Tra i gioielli più ambiti c’è sicuramente l’ACEA, un colosso industriale, operativo nell’intero ambito nazionale, che gestisce i servizi energetici ed idrici della Capitale. L’ACEA è la più ambita delle prede; da tempo è entrata nell’agone dei grandi speculatori privati che vede contrapposti gli interessi della famiglia Caltagirone e quelli della multinazionale francese GdF-Suez, in vista dell’imminente attuazione del cosiddetto “decreto Ronchi” che obbliga le municipalizzate pubbliche a cedere il pacchetto azionario di maggioranza ai privati. Per saperne di più, cliccate QUI.
Tuttavia, le più accessibili agli appetiti delle cosche elettorali sono sicuramente le grandi agenzie collegate alla mobilità romana, senza per questo dimenticare l’AMA (Azienda Municipale Ambiente) che si occupa dell’igiene urbana, e gioiellini minori come il CAR (Centro Agroalimentare Roma) e la EUR SpA. A queste andrebbero poi aggiunti pure gli istituti previdenziali ed assicurativi del Campidoglio (AdiR e IPA); “Zetema” e la “Roma Multiservizi” per gli interventi integrati sul tessuto urbano e nelle strutture museali, fino alla ghiottissima “Risorse per Roma” che della città gestisce l’immenso patrimonio immobiliare.

IL SACCHEGGIO DELL’ATAC
L’ATAC S.p.A. (Azienda Tramvie ed Autobus) è la società che gestisce il trasporto pubblico urbano. In seguito alla fusione del 01/01/2010, l’ATAC assorbe al suo interno le società Met.Ro. e Trambus, assumendo il controllo diretto di ogni forma di mobilità collettiva nell’Area Metropolitana di Roma: dalle metropolitane alle ferrovie regionali; dai parcheggi di scambio e sosta tariffata, fino ai servizi di trasporto scolastico e le linee turistiche. Le funzioni di pianificazione, progettazione e controllo della viabilità vengono invece affidate all’Agenzia Roma Servizi della Mobilità, mentre la manutenzione delle linee metropolitane e la realizzazione delle opere complementari è pertinenza della “Roma Metropolitane” anch’essa a gestione separata.
Il primo amministratore delegato della nuova ATAC S.p.A. è Adalberto Bertucci, su nomina diretta del sindaco Gianni Alemanno.
 Adalberto Bertucci è un ragioniere commercialista, già presidente dell’Ordine dei Consulenti del lavoro per Roma e Provincia. Politicamente, è stato consigliere  di Alleanza Nazionale per il Comune di Guidonia-Montecelio: policentrico paesone dormitorio alle porte di Roma Nord e fucina prediletta per raccomandati di ogni risma! Il suo primo approccio con la mobilità urbana sono legate alla certificazione dei bilanci per Cotral (Azienda di trasporto pubblico regionale) come revisore contabile. A questa si aggiunge una precedente esperienza (non proprio esaltante) come amministratore delegato di Trambus, sempre su indicazione di Alemanno (15/06/2008).
In realtà, la dote concreta che le tre aziende accorpate (Atac; Trambus; Met.Ro) portano alla nuova S.p.A. è una spaventosa perdita di 91,2 milioni di euro nel bilancio d’esercizio. Il debito più pesante è proprio quello ereditato da Trambus, già beneficiata dell’oculata gestione di Bertucci.
Nei successivi otto mesi che precedono la sua cacciata dall’ATAC, il fenomenale Bertucci riesce a portare il buco di bilancio all’incredibile cifra di 120 milioni di euro.
Tra le spese indispensabili, subito autorizzate dal nuovo amministratore, ci sono sicuramente i 200.000 euro investiti per l’acquisto di gadget griffati destinati ai dirigenti.
Oppure i 360 milioni di appalti affidati  senza nessuna gara d’appalto e con documenti  contraffatti e false comunicazioni. Ad esempio, una commessa da 13 milioni di euro per l’acquisto di 900 dischi-freno per i treni della metro, pagati quattro volte in più del prezzo reale:

…è il 31 dicembre 2009 quando l’ad di Metropolitane di Roma, Antonio Marzia, decide di assegnare con procedura negoziata la fornitura di 500 dischi-freno per l’anno 2010 alla società ATS srl, sostenendo che i materiali in questione «non sono reperibili sul mercato ma commercializzati, con diritto di esclusiva» dalla società prescelta. Dunque, alla vigilia di Capodanno, appena un giorno prima della fusione in Atac, Met.Ro. spa dispone un acquisto di 3,376 milioni più Iva, circa 6.750 euro a pezzo. Trascorrono quattro mesie l’ad di ATAC, ormai unica maxi-azienda, Adalberto Bertucci, stipula il contratto di fornitura con la Ats. Si scavalla l’estatee il CdA di ATAC viene convocato per il 16 settembre. Ventiquattr’ore prima, arriva a sorpresa un’integrazione all’ordine del giorno: «Proposta di deliberazione sulla assegnazione ad ATS srl del contratto di fornitura relativa all’acquisto di 900 dischifreno per l’anno 2011». In sostanza Bertucci tenta il blitz e cerca di far passare lo stesso provvedimento a suo tempo adottato da Met.Ro., ribadendo che la società affidataria dell’appalto è «l’unico operatore economico finora conosciuto sul mercato» e ora anche «attuale fornitore esclusivista». La commessa stavolta è assai più ghiotta: oltre 6 milioni. Con la possibilità di arrivare a 13 sulla scorta di una nota della Direzione tecnica di Atac (n.46713 del 18 marzo 2010) nella quale si sostiene che lo stato dei dischi-freno è tale da richiedere «un importante e generale intervento di sostituzione per il biennio 2010-2011» che imporrebbe «un approvvigionamento massiccio pari a circa 2.500-3.000» pezzi. Ed è qui che il collegio sindacale si insospettisce. Chiede un rinvio del cda, ma Bertucci si oppone e lo riconvoca con l’identica proposta. Il “capo” dei sindaci, Massimo Tizzon è però irremovibile. E si mette a indagare. Scoprendo che i vertici di Met.Ro. e Atac hanno mentito: il fornitore, lungi dall’ essere «l’unico operatore conosciuto sul mercato», non è neppure un «primario produttore» bensì titolare di un’attività di “Commercio all’ingrosso di ricambi, sedili e impianti frenanti destinati a mezzi di trasporto collettivo”, che per di più si approvvigiona di «dischi divisi in due metà costruiti in Slovenia e addirittura non acquistati direttamente ma attraverso un intermediario indipendente». Non solo. Tizzon cerca altre aziende del settore e si fa fare due conti: ogni disco – come da preventivo della società leader Knorr-Bresme Rail System Italy srl – costa 1.700 euro e non già i 6.700 pagati da Atac per conto di Me.Tro. Quattro volte di più. Un prezzo «che può considerarsi fuori mercato».

  Giovanna Vitale
La Repubblica (04/12/2010)

 Più letale della peste nera, il supermanager cerca di tappare la voragine, esponendo l’azienda ad un indebitamento con le banche intorno ai 345 milioni di euro. Di conseguenza, il margine operativo lordo che misura la redditività dell’azienda crolla da 97,4 milioni a 60,5 milioni di euro, con una perdita del 20% in quote di mercato. Ne consegue che, per far fronte all’indebitamento crescente, l’ATAC dovrà intaccare le sue riserve strategiche con la dismissione del proprio patrimonio e la cancellazione di numerose tratte, pure previste dal contratto di servizio, a tutto danno dell’utenza.
Tuttavia, ciò non impedisce a Bertucci di aumentarsi unilateralmente il proprio stipendio. Infatti, a fronte degli straordinari risultati raggiunti, l’ex ad Bertucci deve aver reputato i suoi 140.000 euro di retribuzione annua una vera miseria. Ed in effetti la sua indennità, se comparata agli alti manager pubblici che operano nel settore della “mobilità” nell’era Alemanno, è una vera miseria…

Federico Bortoli, amministratore delegato e dirigente di Roma Metropolitane: 493.833,48 euro.

Enrico Sciarra,  amm. delegato e dirigente di Roma Servizi per la mobilità: 312.500 euro
Massimo Tabacchiera, presidente e dirigente di Roma Servizi per la mobilità: 258.000 euro

Luigi Legnani, presidente ATAC: 139.414,8  euro di cui 57.406 di indennità di risultato.

Poi c’è il caso di Gioacchino Gabbuti, amministratore delegato e direttore generale di “ATAC Patrimonio” con i suoi 457.118 euro, inclusi i 99.750 euro percepiti a titolo di indennità di risultato.
Perciò, per pareggiare i conti, nell’Agosto 2010, con un blitz in CdA,  Bertucci si auto-nomina consulente di sé stesso conferendosi un contratto triennale da 219.000 euro all’anno, per un totale di 359.586 euro annuali.
Se le linee vengono cancellato e le tratte diminuiscono, crescono in compenso le consulenze esterne (20 milioni di euro nell’anno 2009). Questo perché con i suoi 13.000 dipendenti l’ATAC è certamente un’azienda sotto organico che necessita di competenze esterne, profumatamente pagate.
Il previdente Bertucci affronta subito il problema, provvedendo all’assunzione di 854 nuovi dipendenti, tutti a tempo indeterminato e per chiamata diretta. Inoltre, nell’aumento delle spese per il personale, andrebbero contemplati anche i generosi scatti di carriera ed altre indennità come ad esempio:

«…la sistematica applicazione di una serie di privilegi, assegni ad personam, scatti di carriera improvvisi e ingiustificati, orari fiduciari (in sostanza il dipendente deve semplicemente attestare la sua presenza in ufficio timbrando una volta sola in entrata), inaugurati dall’ amministrazione di centrosinistra ma dilagati sotto il centrodestra senza criterio alcuno se non quello della fedeltà o dei legami familiari. La voce più pesante è senza dubbio l’assegno ad personam, sorta di integrazione allo stipendio base: può oscillare dai 200 ai mille euro al mese e viene in genere elargito per compensare l’attribuzione di una qualifica o di una retribuzione al di sotto delle pretese dello sponsor di turno. A beneficiarne, un piccolo esercito che pare ormai contare circa 400 dipendenti, la cui lista è rigorosamente top secret, titolari di un sensibile arrotondamento in busta paga. Tra i numerosi fortunati, tanto per cambiare, gli assunti nell’ ultimo biennio: l’ex segretaria dell’assessore Sergio Marchi, Loredana Adiutori, nonché la figlia Federica Belligotti; Flavia Rotondo, moglie di Gioacchino Camponeschi, segretario regionale della Faisa-Cisal, meglio noto come “il sindacato del sindaco Alemanno”, nonché la loro figlia Sarah; Nicola Valeriani, genero del deputato Vincenzo Aracri, che certo ne aveva bisogno essendo stato reclutato come semplice capo-ufficio; il segretario del circolo ferrotranvieri del Pdl Fabio Moro, che non solo ha ottenuto un sensibile ritocco per sé ma pure per la sorella Alessia; Clara Marchi, nuora della segretaria dell’ ex ad Adalberto Bertucci, quella Francesca Romana Zadotti detta la “zarina” presto nominata dirigente e poi anche ad di Open Trambus. Infine, l’ex consigliere municipale pdl Pietro Menicucci, molto ben imparentato e già preso come dirigente

 “Stipendi d’oro e promozioni lampo”
di Giovanna Vitale
La Repubblica – 08/12/2010

Nel primo semestre del 2010, il costo del personale lievita dai 576 milioni del 2009 a 625 milioni euro, con una perdita d’esercizio stimata attorno ai 150 milioni di euro per la fine dell’anno.
Con Bertucci, l’ATAC diventa il mostro in grado di fornire inesauribili opportunità occupazionali alla pletora di clientes che gravitano attorno alle cloache della politica.

LA FAME NERA
 È curioso come il podestà Alemanno, presenzialista della telecamera amica, si faccia ritrarre spesso nell’attività che meglio gli riesce e nella quale più volentieri indugia, evidentemente inconsapevole dei richiami allusivi che la pratica reiterata comporta.
 In effetti, sembra di assistere ad una variante estrema della romanesca “Società dei Magnaccioni” dove vecchi e nuovi camerati si accalcano sul buffet a sbafo, mentre con la bocca piena bofonchiano me ne frego! quasi a soddisfare una fame antica e nerissima.
Divelti i cancelli della porcilaia, il banchetto predisposto all’ATAC è un ottimo antipasto per placare almeno in parte gli appetiti di un lungo digiuno…
La spartizione delle spoglie di guerra, per quel che concerne l’azienda dei trasporti, viene affidata a Vincenzo Piso, deputato e coordinatore regionale PdL. Sembrerebbe infatti che insieme a Gianni Sammarco, il coordinatore romano del PdL, l’on. Piso si sia occupato dello smistamento delle liste di raccomandati, rigirandoli a Bertucci per la firma…
Assai maliziosamente ci sarebbe da chiedere se non si tratti dello stesso Enzo Piso, ex militante di Terza Posizione e vicino agli ambienti rautiani di Ordine Nuovo, arrestato nel 1980 e rimasto in carcere per quattro anni con l’accusa di banda armata prima di essere prosciolto. Quello stesso Piso che fu tra i comandanti della “Legione”, una creazione di Peppe Dimitri (altra vecchia conoscenza di Alemanno) all’interno di TP: era un corpo d’elite ma anche se  si svolgevano attività di tipo paramilitare non era una struttura militarista. Era una comunità elettiva (intervista del 22/06/1989).
Nel nostro caso, più di una “comunità elettiva”, si tratta di una ‘fogna’ che ha trasformato Roma in una cloaca mundi, nel sostanziale silenzio dell’ectoplasmatica opposizione capitolina… Forse perché non pochi dei medesimi consiglieri hanno trovato posto tra le accoglienti poppe dell’ATAC… In proposito, consigliamo una edificante lettura: QUI.

COLLETTO E MOSCHETTO
Terza Posizione Nella cascata di nomine che ha travolto l’ATAC, non poteva certo mancare il ricollocamento dei reduci dell’eversione nera in disarmo. Infatti, tra i miracolati della premiata ditta Alemanno, sarà opportuno ricordare altri due bei figurini appositamente ripescati dalle foto ricordo dell’album della nera famiglia*.

  [*Attenzione! Leggere bene gli aggiornamenti integrativi] 

Gianluca Ponzio, laurea e master in diritto del lavoro e diritto amministrativo, ha lavorato in passato nella dirigenza di ALITALIA, dove si è occupato della gestione del personale e dell’organizzazione. Assunto all’ATAC è diventato responsabile del Servizio Relazioni Industriali.
Un curriculum di tutto rispetto e qualche peccatuccio veniale di gioventù, legato alle sue frequentazioni coi “fascisti di sinistra” di Terza Posizione.

“Ponzio è un fedelissimo di Peppe Dimitri, militante di TP dell’Eur. La prima denuncia per rissa è a 15 anni, poi un fermo all’aereoporto di Fiumicino mentra accompagna il latitante Taddeini (ultimo latitante libero del nucleo operativo di TP dopo l’arresto di Ciavardini e De Angelis). Il primo arresto è due mesi dopo il 1980. Poco più che diciassettenne tenta la rapina nello studio di un avvocato, apre il fuoco sul carabiniere che in strada gli intima l’alt, ferito e catturato si dichiara prigioniero politico. Esce dal carcere nel 1982 e subito si mette nei guai dando la mano ad un vecchio amico dell’EUR, Walter Sordi. Il superpentito non è generoso con chi l’ha aiutato: non solo lo fa arrestare ma gli attribuisce anche un paio di rapine del nucleo operativo di TP. I processi vanno bene per Gianluca; sei mesi di favoreggiamento per i NAR, insufficienza di prove per le rapine, ma intanto si è cuccato altri tre anni e tre mesi di custodia cautelare. La lunga detenzione, in anni decisivi per la formazione, e il senso dell’ingiustizia subita, piuttosto che dissuaderlo, rafforzano i vincoli di solidarietà con i camerati.”

 Ugo Tassinari
Fascisteria
Castelvecchi; Roma 2001.

Almeno questo è quanto si legge nell’opera di Tassinari: autentica miniere di notizie e vera enciclopedia della fascisteria romana.
C’è da aggiungere che all’attivo Gianluca Ponzio ha anche un arresto per detenzione di armi: il 02/03/1989, alla Stazione Tiburtina, si fa beccare dai Carabinieri mentre ritira le armi dei NAR insieme a Giorgio De Angelis ed Antonio D’Inzillo di cui avevamo accennato  QUI.

N.B. Aggiornamento del 07/05/2012 – Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere davvero Gianluca Ponzio e di intrattenere con lui una fruttuosa e assai garbata corrispondenza. Ad onore della verità, è bene precisare che ci siamo trovati dinanzi ad un uomo molto diverso da quello che ci eravamo immaginati, e per nulla identificabile con il profilo descritto a suo tempo da Tassinari. Certamente, a distanza di oltre 20 anni dai fatti a lui ascritti, bisogna dire che Ponzio non è affatto un fanatico, né un estremista esaltato. Anzi! L’impressione che ne abbiamo dedotto è quella di una persona brillante, trascinata suo malgrado in un tritacarne mediatico, che ne distorce la figura professionale e soprattutto ne offende la dimensione umana dalla straordinaria sensibilità. Non crediamo di fare un torto se riportiamo parte delle sue parole, senza venir meno agli obblighi della riservatezza:

Chi ha scritto di me sui giornali o sul web in occasione della così detta Parentopoli, recuperando fatti (molti dei quali per altro non veri) di trenta anni fa senza minimamente entrare nel merito di chi sono io oggi e quale titolo ho per avere un ruolo in azienda pubblica ha commesso a mio avviso solo un violento atto ideologico e non un ‘dovere di cronaca’.
(…) Io non sono il Personaggio che è emerso dalle cronache, così come non lo sono mai stato.
Il mio primo giorno di ginnasio, avevo poco più di quattordici anni, non potei entrare a scuola per un picchetto e fui violentemente respinto dal collettivo autonomi del Liceo Vivona.
(…) era difficile non prendere una posizione all’epoca.
Di fondo io ho sempre amato la libertà e ricercato la giustizia e la difesa dei deboli. Molte volte in modo ingenuo, se non in alcuni casi deleterio ed errato, ma mai mi sono sentito culturalmente prossimo a quell’immaginario fascista o nazista che mi hanno attribuito. A suo tempo ho preso posizione in merito, nel mio interno politico e non ne ho mai fatto mistero.

E proprio per dovere di cronaca alleghiamo un paio di documenti, abbastanza eloquenti sui carichi pendenti, imputabili a Gianluca Ponzio…

      

Francesco Bianco invece costituisce un caso completamente diverso. Con una militanza ininterrotta nell’estrema destra fascista, è un vecchio residuato dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari): la formazione terroristica fondata dai fratelli Giusva e Cristiano Fioravanti, durante metà degli anni ’70 a Roma. E della quale abbiamo parlato QUI.
Bianco è più che altro un gregario di bassa manovalanza, con ruoli defilati all’interno della ‘Banda Fioravanti’, dove svolge funzioni di basista. Quanto basta però per collezionare una serie di processi penali per aggressione, detenzione di armi, rapina, omicidio e tentato omicidio.
Nella fattispecie, il 28 Febbraio 1978, viene accusato di concorso nell’omicidio di Roberto Scialabba, operaio elettricista di 24 anni, nella Piazza Don Bosco a Cinecittà.
Il 6 Marzo 1978 partecipa invece alla rapina nell’armeria Centofanti di Monteverde. Nell’assalto rimane ucciso Franco Anselmi, uno dei componenti della banda. Il giovanissimo Francesco Bianco è alla guida dell’auto rubata; si fa prendere dal panico e per poco non molla i suoi complici a piedi davanti l’ingresso dell’armeria, rischiando di farsi ammazzare sul posto da un furioso Giusva Fioravanti.
Il 25 marzo 1980 viene accusato degli attentati al cinema Induno e Garden. Nel 1981 in carcere a Viterbo rischia di farsi scannare da un branco di guappi ai quali ha mancato di rispetto.
Dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare, si dà una calmata; negli anni ‘90 si avvicina ai nostalgici di Terza Posizione ed aderisce a Forza Nuova, fino alla recente assunzione in Trambus e alla successiva transumanza all’ATAC dove lavora al “Nucleo Amministrativo Rimessa” (N.A.R.). Le ironie del caso… 
Nel 1999 lo ritroviamo “federale romano” di Forza Nuova. Il 13 maggio del 2000, dopo la partita Lazio-Juve, viene visto al fianco dei tifosi laziali durante gli scontri con la Polizia che dai Parioli si estendono al quartiere Pinciano fino a lambire Piazza del Popolo. In tempi recenti, Francesco Bianco continua a far parlare di sé: QUI.

ATAC – Il partito dei Raccomandati
 Investito dalle polemiche, il mitico Sergio Marchi, assessore comunale alla mobilità, preannuncia un controllo accurato sulle assunzioni degli ultimi 10 anni e sibillino avverte: “Ne vedremo delle belle! Usciranno cose sconvolgenti…”
Infatti, nell’arco di 24h si scopre che lo stesso Marchi ha piazzato in azienda la sua segretaria, Loredana Adiutori e la di lei figlia. Ma all’ATAC si è trasferita pure la fidanzata, Flavia Marino, già dipendente COTRAL, e subito beneficiata con la promozione a quadro con un interessante balzo di carriera e stipendio.
All’Agenzia per la Mobilità, l’assessore Marchi ha invece piazzato il ‘cognato’, Claudio Marino, alla “Direzione relazioni esterne ed industriali”, con una consulenza di 4 mesi. Oltremodo munifico, si preoccupa di accontentare anche le richieste dei suoi più stretti collaboratori. Pertanto, sistema nello stesso dipartimento del cognato pure Francesca Bottinelli, moglie di Enrico Guarneri, capo staff dell’assessore, nonché Mariella Plotino, ex fidanzata di Giuseppe Leoni, altro uomo della squadra di Marchi.
Sulla stessa falsariga, è esilarante il caso di Giorgio Marinelli, il caposcorta di Alemanno, che si è visto assumere i figli Giorgio e Ilaria.
Alemanno ha gridato ai quattro venti la sua estraneità in merito alle assunzioni, dichiarando di non conoscere nemmeno i ragazzi in questione. Quando qualcuno gli ha fatto notare che era presente persino alle nozze  di Ilaria Marinelli, il fenomeno vivente ha dichiarato di aver sbagliato matrimonio!

Oltre al buon Sergio Marchi, sarà il caso di ricordare anche qualche altro generoso patrono e relativi beneficiati, tutti all’insegna del tengo famiglia

Adalberto Bertucci (ex amministratore delegato di ATAC):
 Patrizio Cristofari, fioraio di Guidonia, e soprattutto genero di Adalberto Bertucci, che con un diploma da perito tecnico è assurto alla guida dell’Area Mantenimento Opere civili e impianti.
 Fabio Giangreco, nipote di Adalberto Bertucci. 
 Francesca Romana Zadotti, ex segretaria di Bertucci, promossa prima capo “Conformità, Rischio e Certificazioni” di ATAC e poi, a partire dal mese di Luglio, addirittura consigliere delegato di Trambus Open
 Carla Marchi, nuora di F.R.Zadotti, assunta all’Ufficio Marketing.
 Mauro Lombardi, già vicesindaco di Guidonia, assunto come responsabile “Acquisti e Monitoraggio contratti”.
 Marco Bernardini (32 anni), anche lui vicesindaco ma stavolta in carica a Montelibretti.
Per la sua sicurezza personale Adalberto Bertucci aveva inoltre arruolato ben quattro bodygard per la sua incolumità personale: ex pugile, un cuoco e un buttafuori nei locali notturni.

Vincenzo Aracri, deputato PdL, ha fatto assumere:
 Il genero Nicola Valeriani;
 la cognata del primogenito Marco;
 la figlia della sua segretaria (a sua volta distaccata dal Campidoglio e promossa dirigente).

Antonino Torre, generale passato alla politica nella lista civica pro-Alemanno, ha provveduto a far arruolare il figlio all’ATAC come tecnico informatico.

Emanuele Di Lauro ed Ettore Tirrò, consiglieri comunali (PdL) nel Comune di Tivoli, hanno risolto il loro problema di precari della politica, assegnandosi un bel contratto a tempo indeterminato.
E tal Manolo Cipolla, altro consigliere locale del PdL ed ennesimo burino calato in città, stavolta però da Palombara Sabina, nominato dirigente pur non avendo la necessaria laurea. Non contento, Cipolla s’è portato appresso pure il marito della sorella.

Un paragrafo a parte meriterebbe la carica delle fidanzate e delle segretarie particolari…
Tra tutte, spicca vistosamente la prorompente Giulia Pellegrino (25 anni) assunta come segretaria in forza nello staff di Marco Coletti, direttore industriale dell’Atac.

La giovane assistant vanta esperienze specifiche, fondamentali per le relazioni industriali, che molto devono aver inciso nella valutazione del curriculum, tanto da richiedere una chiamata nominale. I soliti invidiosi avrebbero insinuato con malizia che i requisiti professionali della ragazza non vadano oltre gli impieghi estemporanei come valletta televisiva, cubista e (dicono) protagonista di calendari sexy. Fortunatamente, la determinata Giulia Pellegrino ha voluto fugare i pettegolezzi, fornendo ottime credenziali:

«Lavoro come hostess nei locali notturni della Capitale; accompagno i clienti ai tavoli»

La simpatica Giulia sembra sia stata reclutata in quota Sammarco, coordinatore romano, che spergiura di non aver mai conosciuto né frequentato la ragazza. Perché mai dovremmo dubitare della parola dell’onorevole?!?
Ma nel mazzo spuntano pure altri generosi patroni…

Antonio Tajani, europarlamentare ed ultra-trombato delle precedenti tornate amministrative e regionali, ha invece provveduto a piazzare:
 Emanuela Gentili (classe 1974), Area relazioni industriali della società, nell’ottobre 2009.

Giorgio Simeoni, ex vicepresidente alla Regione eletto nel 2008 alla Camera e membro della Commissione Trasporti, ha sistemato:
 Michela Martucci (classe 1977), sua ex assistente personale.

Marco Visconti, già consigliere comunale di AN, ha fatto assumere:
 Barbara Pesimena, fidanzata

Marco Marsilio, deputato ed ex capogruppo capitolino di AN, ha fatto assumere:
 Stefania Fois, fidanzata, alla Direzione Comunicazione

Poi, immancabile come sempre, c’è l’inesauribile clan De Lillo, con almeno un parente per ogni ufficio pubblico. L’ultima entrata di famiglia è:
 l’avv. Claudia Cavazzuti, moglie di Stefano De Lillo, promossa a responsabile dell’Area Normativa e Discipina.

Naturalmente non potevano mancare i sindacalisti di ogni sigla e colore:
 2 Cisal
 1 UGL
 6 CGIL
 3 CISL
 2 UIL
 2 RSU
 1 SUL Trasporti

Alberto Chiricozzi (segretario della Fit Cisl per Roma e il Lazio) piazza:
 Francesca Roiate, segretaria personale, il cui distacco in Cisl dopo appena un anno di contratto formazione lavoro in Atac non le ha impedito di essere promossa funzionaria.
 Stefano Chiricozzi, figlio, presso il deposito di Grottarossa.
 Marco Ferricelli, nipote, deposito sulla Prenestina.

Gioacchino Camponeschi, segretario autoferrotranvieri della Faisa-Cisal e grande elettore del sindaco Alemanno, porta in carico la moglie Flavia Rotondi e la figlia Sarah.

Fabio Moro, ex Rsu della Faisa-Cisal, è stato promosso a maggio da operatore d’ufficio a quadro. Assunte anche sorella e compagna del sindacalista.

Giancarlo Napoleoni, il segretario regionale UIL Trasporti, sistema in ATAC:
 due figli, tra i quali c’è Silvia assunta come quadro al marketing
 un nipote
 la fidanzata del figlio.

Maurizio Di Nardo, responsabile comparto ferrotranvieri della CISL, fa imboccare in azienda la compagna: Agnese Carlini

Maurizio Policastro (ex segretario regionale della CISL):
 Entrambe i figli

Fernando Vantaggiato (dirigente sindacale CGIL):
 Il figlio Andrea

Alberto Murri, ex segretario della Filt-Cgil:
 la figlia

Eugenio Brusadin, segretario della Filt-Cgil per Roma Sud, piazza:
 Isabella Di Belardino, fidanzata.

Mario Moroni (ex presidente Dopolavoro ATAC):
 2 figli e un nipote

Poi ci sono le sponsorizzazioni ad opera dei dirigenti interni all’azienda…
Come ad esempio Riccardo Di Luzio, capo del Personale, che promuove la moglie alla direzione delle Grandi Officine.
Roberto Sem che assume entrambe i figliuoli come amministrativi.
Luca Averello, manager di Roma Servizi per la Mobilità, che provvede a sistemare la consorte.

Non manca lo scaglione dei vari trombati e politici minori delle vecchie circoscrizioni urbane, pomposamente rinominate “Municipi”:
 5 del IV Municipio
 1 del I Municipio
 1 del VIII Muncipio
 1 del XI Municipio
 2 del XX Municipio
Facciamo qualche nome…

Giuseppe Sorrenti, consigliere del IV Municipio, immediatamente assunto come funzionario. Per giustificare l’assegnazione di qualifica gli è stato pagato a spese dell’azienda un master alla Luiss. Costo: 8.000 euro.

Pietro Menicucci, ex capogruppo di An in V municipio e candidato nel 2008 alla presidenza dell’XI.
Sfida pressoché impossibile trattandosi di una delle zone più rosse della città: Menicucci infatti perse la battaglia elettorale ma vinse, qualche mese dopo, un ottimo posto in Trambus, diventato contratto da dirigente dopo la fusione. Più o meno simile il percorso seguito dagli altri due colleghi: gli ex consiglieri, sempre del V Municipio, Pierluigi Sapia e Pierluigi Damia.

Giorgio Mori, eletto con il Pdl in XX nel 2008

Ugo De Angelis, impiegato all’Uff. del Personale nella sede sulla Tiburtina.

A questi andrebbe poi aggiunta l’ulteriore infornata supplementare di centinaia tra  cognati e nuore, amanti e fidanzate, figli, amici e cugini, di anonimi raccomandati in quota alle varie cosche elettorali che prosperano all’ombra del voto clientelare nelle latrine del post-fascismo sdoganato.
Oh!? Ce ne fosse uno che sia stato assunto come operaio, bigliettaio o autista!

 Continua.

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