Archivio per Cibo

HANNIBAL

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , on 21 giugno 2020 by Sendivogius

Lucidate gli stivaloni e stirate l’uniforme; ciucciate i rosari e tirate fuori le teglie di soppressata, né dimenticate i vassoi di cannoli ripieni. E boia chi molla!
Finalmente LVI è tornato! L’Hannibal Lecter con la museruola tricolore… il Pantagruel dell’abbuffata compulsiva che ingurgita cibo a comando… il Poldo sovranista da all-you-can-eat! In astinenza da quarantena, riesuma dalle piazze sovrane il grottesco Trimalcione, già ministro delle interiora con il vizietto dei travestimenti, nella sua personale apocalisse da junk-food ingollato a ciclo continuo, “la cibaglia trash con tanto di brand”… È il ritorno dell’unto e bisunto.

«L’ennesimo D-Day salviniano prevedeva il lancio di una bomba, più calorica che comunicativa: con tanto di immagine in tempo reale del piatto fumante, si annunciava pubblicamente che il ministro affrontava bucatini conditi con un ragù industriale e accompagnati da un bicchiere di rosso di una specifica cantina. Si incantava lo sguardo nel groviglio di pasta bisunta, tra la carne macinata della sugaglia. I bucatini con il ragù del supermercato, nel piatto di chi occupa la carica che fu di Parri, De Gasperi, Scalfaro. Immaginiamo Carlo Azeglio Ciampi condividere foto di tacos El Paso. Cossiga che sbuccia su Instagram formaggini Milione. I bucatini leghisti erano la premessa maggiore, che avrebbe condotto alla logica conclusione di una fetta di pane con la Nutella, addentata a Santo Stefano in faccia a tutti gli italiani, mentre si aveva notizia dell’assassinio del fratello di un ‘ndranghetista pentito a Pesaro, peraltro sotto protezione dello Stato e quindi sotto la responsabilità dello stesso Salvini. Per la Nutella hanno protestato in molti e Salvini ha risposto coerentemente con le proprie retoriche, con cui contagia l’infosfera e la pubblica opinione da mesi – ha moltiplicato, se non i pani e i pesci, le occasioni grandguignolesche in cui testimonia lappate, suzioni, trangugiamenti di cibi inqualificabilmente insalubri.
Da leader viscerale a boss dei visceri. La sua timeline di Twitter (a scorrerla fa l’effetto una terapia Ludovico degna di “Arancia meccanica”, agrume che del resto si ingollerebbe all’istante) è un fiorire di grassi polinsaturi, un delirio di carboidrati, un helter skelter di trigliceridi, un simposio solitario e sconcio, la controedizione di un MasterChef alternativo e crasso. Crespelle al formaggio che trasudano olio, crêpe alla nutella, cotolette, carote, cachi, castagne, gelato cookies & cream, bicchieri di Cabernet, tiramisù di mezzanotte, rigatoni in sugo di salsiccia, pizze con salame e cipolla. Il nutrizionista inorridisce, almeno quanto il 70% dell’elettorato che non ha la benché minima intenzione di seguire o votare questo imam dell’alimentazione da hard discount. Un pasto infinito, consumato a ogni ora del giorno, sprecando nomi di brand che si suppone non contribuiscano a finanziare campagne politiche o alimentari. Tutto ciò nella convinzione che, per parlare alla pancia del Paese, la pancia sia anzitutto da riempire come capita, in un perenne gozzovigliare che mette in linea (l’espressione è equivoca) con i gusti e le ambizioni della maggior parte degli italiani.
Così del resto recita il comandamento di Luca Morisi, il tenutario della Bestia, (che detta in questo modo sembrerebbe indicare il custode di uno zoo di periferia, mentre si tratta del boss della comunicazione digitale di Salvini, un ibrido tra Rovazzi e Casalino). È il teorico dell’«epica empatica del Capitano», come l’ha definita egli stesso: allinearsi a ciò a cui ambisce il popolo e, al contempo, a ciò che il popolo normalmente fa. Per il guru social del vicepremier, dunque, questo sono gli italiani: il contrario del veganesimo o delle intolleranze alimentari, una massa indistinta di Alvaro Vitali che mangiano le code alla vaccinara della Sora Lella e tracannano a ritmi di Superciuk. Il che è anche coerente con chi ha iniziato a fare politica a “Il pranzo è servito”, nell’edizione condotta da Mengacci, dove rivendicava con orgoglio la “professione nullafacente”, così come oggi si inorgoglisce sui lardi fusi

“La pasta del Capitano: perché Matteo Salvini ci infesta di foto di lui che mangia”
Giuseppe Genna
(11/01/2019)

È un viaggio senza ritorno nello stomaco del potere (perduto). Quanto ci mancavano le sue pose ducesche, il grugno illusoriamente volitivo con le guance piene come un criceto, sempre lì a ruminare qualche porcheria; nonché l’ossessione dei selfie, con gli altri malati di mente in fila per la foto ricordo col duce di ghisa, da collezionare nell’album degli orrori ordinari.
Per fortuna, tutto questo ora riprenderà, dopo i tempi infausti del lockdown quando imperversava su facebook, travestito da allegro chirurgo..!
Certo, bisognerà rinverdire il vecchio campionario di successo (invasione, sostituzione etnica, flat tax… e ovviamente i pieni poteri), mentre è costretto a subire la concorrenza della sora Meloni. La convivenza forzata gli va un po’ stretta, ma il Capitone all’ingrasso può contare su una stolida rete di fenomeni, rispetto ai quali la pur intraprendente Panzetta nera coi suoi fascisti d’Italia non possono competere… Non ultima, la scelta di un nazista (l’ennesimo!) da promuovere ad assessore alla “Cultura” nella giunta siciliana del pure fascistissimo Musumeci; uno che magari non corre a cercare la pistola nella fondina ogni volta che sente pronunciare la lugubre parola (cuuultuura), ma in compenso dedica poesie alle SS di Adolf Hitler (“monaci dell’onore”).
E tu capisci che siamo proprio su un altro livello.
Tuttavia, negli ultimi tempi il Capitone sembra un po’ acciaccato…
Si pulisce gli occhiali con la mascherina usata; con un lapsus surreale fa l’elogio pubblico dei porti aperti, applaudito fino a spellarsi le mani dai suoi manipoli; commemora le lapidi sbagliate, durante la sua opera di sciacallaggio quotidiano; scambia l’Etna col Vesuvio… Insomma, cose così.
Per certi aspetti, ricorda i suoi amichetti sovrani in giro per il mondo…
Trump The Donald: quello che vuole costruire un muro anti-immigrati in Colorado che NON confina col Messico; vuole comprarsi la Groenlandia; pensa che la Finlandia sia una provincia russa; crede di curare il coronavirus con iniezioni di candeggina e che comunque un vaccino si troverà come è già avvenuto per l’AIDS (!) e che se in USA ci sono troppi contagi certificati è perché si fanno troppi tamponi e dunque la soluzione è sospenderli. In questo è simile all’altro ducetto sovranista che imperversa in Brasile: il capitano (pure lui!) Jair Bolsonaro (prodotto italiano da esportazione) che, siccome la pandemia si diffonde incontrollata e ci sono troppi morti, smetterà di fornire i dati sui decessi e sui contagi decretando la fine dell’epidemia.
Per essere stupidi, sono stupidi. Ma sono niente al confronto dell’agghiacciante merda umana che si ingozza di ciliege con voluttuosa avidità, mentre si parla della strage di neonati morti all’ospedale di Verona. Chapeau!
Insomma, la valida alternativa che tutta l’Italia aspetta con entusiasmo, nella terrificante inflazione di omini della provvidenza dei quali questo sciagurato paese proprio non riesce di fare a meno.

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La Fame Nera

Posted in Masters of Universe, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 10 novembre 2019 by Sendivogius

Ma come?!? C’hanno fatto due coglioni, con ‘sto disco rotto del Prima gli Italiani!, lo slogan identitario scippato ai nazifascisti di Forza Nuova e Casa Pound (i quali dovrebbero chiedere i diritti di copyright), che funziona come afrodisiaco naturale e tanto provoca le polluzioni incontrollate dell’italica fascisteria in orgasmo sovranista…
E poi si viene a ‘scoprire’ che esiste ancora una “Lega Lombarda”, in servizio di propaganda attivo per il duce di ghisa? Quella dell’indipendenza della padania… di “Roma ladrona” e “fuori i terroni!”… E che ora si occupa di reclutare la claque organizzata di figuranti, da inviare in transumanza alla conquista delle lande desolate di quell’Emilia sovietica, occupata dalle orde di negri e saraceni.
La stessa Lega Lombarda nella cui adunate si andavano benedicendo le ampolle di colifecali col piscio del dio PO, prima che il Capitone nazionale passasse a ciucciare i crocifissi, scambiando la camicia verde con quella nera (più in tinta col sentimento nazi-anale), per diventare un frequentatore seriale di sagre strapaesane ed inventarsi assaggiatore compulsivo di qualunque porcheria gli passi davanti alle fauci, con tanto di servizio fotografico incluso e selfie d’ordinanza, in campagna elettorale permanente.
L’effetto è quello di un gargarozzone senza fondo, dai tratti suini, in fase orale perenne. Ma al (suo) “popolo” piace tanto, mentre grufola nell’inzuppata colesterolica, affondando il muso tra oli e sughi di incerta provenienza.
 A questo è ridotta la “politica” che piace alla gente: uno strabordante gaglioffo che mangia di continuo (e ci tiene a farlo sapere). Evidentemente, questo fenomeno da all you can eat! ha interpretato in senso letterale il legame con la pancia profonda di quel paese, convertito in fiera gastronomica, che si riconosce in LVI e trova rassicurante il pascersi della stessa merda (non solo culinaria).

“Il sonno della regione”
di  Luca Bottura

«In previsione di un suo comizio al Paladozza di Bologna, capoluogo della Regione che intende liberare da abitudini orribili come sanità d’eccellenza, servizi di prim’ordine e tenore di vita a livello del Nord Europa, Matteo Salvini ha convocato i militanti della Lombardia per timore del flop. Al netto del trucchetto (ignobile, grottesco, patetico, l’ennesima riprova che considera i propri fan carne della propaganda più infantile) mi pregio di comunicare agli amici di Oltrepò alcune regole d’ingaggio per sembrare emiliani: evitate di chiamare emiliani i romagnoli, e viceversa. Vi fanno la faccia a piadina.
Non indulgete nell’intercalare “socmel“ nei viali della periferia, perché per l’operazione potrebbero esservi richiesti dai 50 ai 100 euro.
Quello sulle brioche è zucchero a velo: non cercate di sniffarlo.
Quella cosa bianca con dei buffi numerini che vi consegnano all’atto di pagare si chiama scontrino, non stupitevi se sopra non c’è Padre Pio.
Non cercate di mangiare bambini per sembrare del posto: ci servono per Bibbiano. Grazie e buon divertimento. Anzi: fétëv dér in dov as nésen i melòn

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A tavola non si invecchia

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 novembre 2014 by Sendivogius

Gustave Doré, illustrazione per Gargantua et Pantagruel, Garnier, Parigi, 1873

La correlazione tra cibo e potere ha sempre costituito un connubio ideale nell’ambito dei rapporti politici. A tavola, si stringono alleanze, si intrecciano relazioni, si consumano atroci vendette e sordidi inganni, costituendo lo scenario ideale per congiure e tradimenti. Si potrebbe quasi dire che una buona cena, se ben organizzata, è a suo modo una rappresentazione del Potere, che nelle sue perversioni più estreme consuma se stesso in orge cannibaliche. Dai re mitologici come Tantalo e Licaone che pensavano di ingannare le divinità servendo loro carni umane, quando dei e mortali ancora banchettavano insieme, passando per la faida familiare di Atreo e Tieste, nella mitologia greca i banchetti conviviali nascondono spesso il pretesto per pratiche innominabili.
Banchetto grecoOppure costituiscono occasioni ideali per eliminare i propri nemici, con esiti non sempre fortunati… Tanto per ricordare, per i funzionari romani, specialmente nel periodo tardo-imperiale, un invito a cena era il miglior modo per sbarazzarsi fisicamente di un Cesare Borgiaproblema. Cesare Borgia era solito assassinare i suoi nemici al termine dei pasti: in questo, la Congiura del Magione resta il suo ‘capolavoro’ politico. Rasputin viene preso a pistolettate dai suoi anfitrioni, mentre si ingozza di dolcetti avvelenati senza risentire dello speciale condimento…
Nei casi meno drammatici, il rapporto compulsivo con il cibo costituisce una metafora della Società: meglio se corrotta, avida e insaziabile come il suo appetito… Dai ventri sformati di Falstaff e Pantagruel, fino alle antiche commedie latine, non manca mai la descrizione di fanfaroni vanagloriosi (Miles Gloriosus) e scrocconi senza vergogna (Curculio), che fanno dell’abbuffata a sbafo una ragione di vita. E il genere letterario raggiunge il suo apogeo satirico, con la mitica Cena di Trimalcione: monumento vivente alla cafoneria esibita degli arricchiti di fresco.
Se il cibo è vita, c’è chi vive per mangiare.
Casa dei Casti amanti di PompeiOggi lo scrocco permanente supera la ragione di necessità. È bulimia senza fame. E vive di “rimborsi” su conto terzi, con risvolti comici dagli effetti boccacceschi.
Quando la Politica cessa di essere passione ideale, per farsi piccina e trasformarsi in rappresentanza scenica, di solito il potere trascende nella farsa e l’abbuffata diventa il suo metro di misura, per programmi a misura di menù. Diviene cena di rappresentanza, tra filetti di manzo e mousse ai tre cioccolati, al catering delle clientele elettorali e delle promesse a portar via.

Il MerdaParty di Paolo PazzagliaOttobre 2012. La Roma-bene alla “Festa della Merda” in Casa Pazzaglia.

Nella Neolingua del ritornante partito della nazione, la grottesca sfilata a pagamento delle truppe cammellate di una classe ‘imprenditoriale’ tra le più retrive e grette d’Europa viene definita una scommessa per finanziare in modo diverso la politica.
Gli anglosassoni, che possono vantare la paternità dell’invenzione, la chiamano “crowdfunding”: una pratica talmente moderna da risalire alla metà del XVIII° secolo.
crowdfundingSotto elezioni, sono unanimemente conosciute come “cene elettorali”, con la differenza che da noi era il candidato ad offrire un banchetto in onore dei suoi potenziali elettori e non viceversa.
In tempi moderni, circa un ventennio fa, il “crowdfunding” è stato rinverdito con successo dai grandi leaders della sinistra (?) “moderna e riformista”, da Gerhard Schröder a Tony Blair, che dopo aver smantellato scientificamente la scala dei diritti sociali e trasformato il “thatcherismo” in un dogma universale, spalancando le porte al darwinismo di marchio neo-liberista, hanno concluso in bellezza la loro carriera politica riciclandosi come consulenti a peso d’oro, per gli autocrati di qualche despotato asiatico, o per le più spregiudicate holding dell’Investment Banking.
Roma 2012 - Festa della cacca Ridiscendendo alle nostre latitudini, meglio non indagare il nesso di causalità che lega la dirigenza di un gruppo politico, ai boiardi delle commesse parastatali ed ai predatori della finanza over the counter, alle sciure impellicciate della ricca borghesia milanese ed ai bottegari arricchiti dell’abominevole generone romano (esemplari in foto), ai palazzinari in cerca di appalti ed ai banchieri a caccia di capitali, che sgomitano per entrare nell’orchestrina del one-man-show che balla in solitaria sulla plancia del Titanic. E nell’attesa staccano assegni (deducibili come spese di rappresentanza), e sottoscrivono ‘opzioni’ sulle azioni future di governo, per ottenere la protezione del bullo fiorentino e della sua baby-gang di chierichetti allo spariglio.
Vade retroVuoi mettere la twittante modernità del nuovo che avanza, in confronto all’atmosfera d’antan e un po’ paesana da cooperativa bocciofila delle vecchie Feste dell’Unità, coi suoi battaglioni volontari di friggitori di salsicce!?! O la truppa degli instancabili donnoni boteriani in forza alle cucine, intenta a scodellare con furore stakanovista tonnellate di tagliatelle in piatti di plastica a prezzi modici, per lunghe ed animate tavolate allestite alla buona tra bancarelle di libri usati in assenza di lettori?!? Interi week-end immolati al finanziamento autarchico di un partito, che un tempo si definiva “di sinistra” e che oggi assomiglia piuttosto all’afterschool di Confindustria e negrieri associati.
DJANGO UNCHAINEDÈ la stessa razza predona, prima ancora che ‘padrona’, che considera un “costo insostenibile” retribuire (quando va bene) i propri dipendenti con meno di 900 euro mensili, dopo averne pagati mille per una singola cena con risottino. Che lamenta l’assenza di competitività ed il calo di produttività, ma non investe un centesimo in innovazione. Di tanto in tanto, leva dolenti cahiers di circostanza sulla “fuga dei cervelli”, ma reputa assolutamente normale che un ricercatore universitario venga pagato 600 euro al mese, salvo farsi meraviglia quando questi decidono di trasferirsi ovunque, dal Canada all’Australia, pur di non rimanere in una Italia dal lavoro somministrato, esternalizzato, atipizzato.. che pensa di attirare “capitali esteri” ed investitori stranieri, offrendo loro condizioni da terzo mondo: sfruttamento indiscriminato di una manodopera senza diritti e disarticolata nella propria capacità contrattuale, sullo sfondo disastrato di un Paese socialmente scollato che frana (letteralmente!) da tutte le parti.
dissestoPer ritornare ad un universo sociale estinto per assenza di rappresentanza, ai tempi del suo massimo turgore, il vecchio Silvione, dall’alto della sua statura da statista, liquidò l’insieme dell’elettorato ascrivibile a sinistra, come “coglioni”. Ovviamente, gli italiani optarono in massa per il peso massimo in questione, che in quanto a minchioneria continua ad essere un fenomeno fuori ogni scala di misurazione, coi brillanti risultati che tutti noi possiamo oggi apprezzare dopo un ventennio quasi ininterrotto di abusi ad personam e tutti rigorosamente pro domo sua.
Italy's former Prime Minister Silvio BerlusconiTuttavia, il papi della patria, prima di scoprirsi più renziano di Renzi, e venire prontamente riciclato dallo stesso come pappone costituente dopo l’interdizione dai pubblici uffici, con ogni evidenza ignorava quanto l’apporto testicolare alla masturbazione politica si componga sempre di due elementi fondamentali, riuniti assieme in un’unica sacca, come recita la formula canonica di rito: habet duos et bene pendentes!
A loro modo, sono il contorno ideale di ben altre pene, con protrusione prolungata al “centro”, ma ad inclinazione variabile secondo l’orientamento di pendenza originario. Dopo tanto penare, tra protesi, innesti, e sperimentazioni, siamo infine giunti alla monorchidia applicata alla Politica.

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