Archivio per Censis

Letture del tempo presente (IV)

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 15 dicembre 2019 by Sendivogius

La voglia dell’uomo forte

Le minacce di crisi sugli spiccioli e la repentina salita al Colle di Conte sono l’ennesima fotografia di un governo fermo in un paese fermo. Si spiega così il Censis: la crisi di sistema genera l’uomo forte e non viceversa.

  di Alessandro De Angelis
  (06/12/2019)

«Non c’è da scomodare la Repubblica di Weimar, per spiegare il rapporto del Censis, con “l’attesa messianica dell’uomo forte”, che sgorga dalle viscere della società italiana.  
[...] La parola che domina il rapporto annuale del Censis è “incertezza” (l’anno scorso era “cattiveria”, l’anno prima “rancore”), determinata dalle mutate condizioni sociali, dall’ansia di dovercela fare da soli, indeboliti i canali tradizionali di protezione, dalla sfiducia verso partiti e politica. Incertezza è la parola chiave per raccontare la politica italiana in questa fase. La giornata di oggi è paradigmatica, con una lite su quattro spicci fino al punto di evocare il voto, la drammatizzazione di una salita al Colle, uno dei protagonisti, stavolta Renzi, come ieri poteva essere Di Maio che annuncia il proseguo del ballo per il prossimo anno “ne vedremo delle belle”, dopo aver una giornata in cui ha portato al parossismo la strumentalità della sua azione, perché non si è mai visto che, per piantare una bandierina, si minaccia la crisi sulla plastic tax.
Tutto questo è la cronaca di una palude, di governo fermo, in un paese fermo o se preferite di un paese senza governo. Il governo è incapace di decidere dalla prescrizione al Mes, dall’autonomia all’Ilva ad Alitalia, in una dinamica litigiosa in cui nessuno ha la forza, la leadership e il coraggio di assumere una iniziativa e, ognuno, nella sua debolezza riesce solo a minacciare. Anche il voto, come se fosse uno sparo a salve, proprio sapendo che nessuno ha convenienza ad andarci. Questo accade in un paese la cui drammatica crisi è attestata dai quotidiani dati sull’economia reale, l’ultimo di ieri di Federmeccanica che attesta il 3,12 in meno di produzione industriale.
Ecco, nascono da qui, da questo intreccio sistemico, le pulsioni di cui parla il Censis, senza scomodare Weimar o il ’29. È la crisi di sistema che produce il desiderio di uomo, non l’uomo forte che produce la crisi di sistema. Non è l’iniziativa politica di Salvini che sta terremotando il quadro, anche perché a ben vedere questa iniziativa non c’è. Al netto del tasso di propaganda quotidiana siamo di fronte a un’opposizione che non alimenta il conflitto sociale, mostrando in definitiva di non avere fretta di tornare al governo, in una situazione così delicata: enormi grane sul tavolo, come Ilva e Alitalia, casse vuote, soprattutto in relazione alle promesse del “meno tasse per tutti”, un rapporto difficile con l’Europa. In fondo a Salvini va bene così e sceglierà, senza fretta, il momento propizio per andare al voto: gli bastano 15 senatori dei cinque stelle che già ha e il gioco è fatto.
 E allora, Salvini o non Salvini, il punto è altro. Magari il governo andrà avanti nell’incastro perfetto di debolezze e minacce e non ci sarà la “crisi di governo”, ma sta saltando il paese. È in atto una crisi più profonda anche perché non è governato. La democrazia entra in crisi proprio se non è capace di decidere, a maggior ragione in una società così frenetica e presentista. Ecco il pericoloso desiderio di semplificazione dei processi di decisione, per cui, se si va avanti così, il paese si affiderà a chi chiederà pieni poteri, sia esso Salvini o un altro, in un’Italia, come il resto del mondo, dominato dalla precarietà e dalla paura. E chi ha paura non è avvezzo ad affidarsi alla processualità e alla delega, figuriamoci a chi, dopo novanta giorni, non ha ancora affidato le deleghe ai sottosegretari, ovvero non è nel pieno della sua operatività, neanche formale

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Rivoluzionari da Oratorio

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 maggio 2014 by Sendivogius

Le suorine di Clovis Trouille

Nel suo consueto rapporto annuale, dedicato al decubito della società italiana, il CENSIS conferma i referti clinici precedenti e raddoppia la dose omeopatica con spruzzate di cauto ottimismo, compensando la formula della felicità (connettività mutualistica tra soggetti sociali diversi) con la scoperta dell’acqua calda: con la crisi crescono le disuguaglianze sociali; “chi più aveva, più ha avuto”.
Ovvero, in Italia la recessione economica si è rivelata una formidabile occasione di arricchimento per i già ricchissimi, che hanno visto un incremento esponenziale dei loro patrimoni, a discapito di tutto il resto della popolazione, che nella scala della promozione sociale retrocede qualche dozzina di caselle indietro.
Scrupoloso come sempre, il Censis ci aggiorna che:

«I 10 uomini più ricchi d’Italia dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500.000 famiglie operaie messe insieme. Poco meno di 2.000 italiani ricchissimi, membri del club mondiale degli ultraricchi, dispongono di un patrimonio complessivo superiore a 169 miliardi di euro (senza contare il valore degli immobili): cioè lo 0,003% della popolazione italiana possiede una ricchezza pari a quella del 4,5% della popolazione totale.
[…] L’1% dei “top earner” (circa 414mila contribuenti italiani) si è diviso nel 2012 un reddito netto annuo di oltre 42 miliardi di euro, con redditi netti individuali che volano mediamente sopra i 102mila euro, mentre il valore medio dei redditi netti dichiarati dai contribuenti italiani non raggiunge i 15mila euro. E la quota di reddito finita ai “top earner” è rimasta sostanzialmente stabile anche nella fase di crisi

E se per qualcuno è Natale tutto l’anno, per molti altri il tempo di Quaresima sembra non finire mai…

«Sono quasi 6 milioni gli occupati che nell’ultimo anno si sono trovati a fare i conti con una o più situazioni di instabilità e precarietà lavorativa. Un’area di disagio che rappresenta il 25,9% dei lavoratori e che può essere riconducibile all’instabilità lavorativa (che interessa una platea di 3,5 milioni di persone tra lavoratori a termine, occasionali, collaboratori e finte partite Iva) e alla sottoccupazione (relativa ai 2,8 milioni che vorrebbero lavorare più di quanto non facciano, ma non riescono per motivi che non dipendono da loro: tra questi vi sono 2.219.000 part-time involontari, ma anche cassaintegrati). Una situazione di precarietà e incertezza che va sempre più diffondendosi tra i lavoratori, considerato che tra il 2007 e il 2012 mentre il numero totale degli occupati è diminuito (-1,4%), quello di quanti si trovano in una delle condizioni descritte è invece cresciuto dell’8,7%.»

“47° Rapporto sulla situazione sociale del Paese”
CENSIS; rapporto annuale 2014 (Cap.IV)

Tear Dinanzi ad un corpo sociale spossato dalla crisi, che chiede soltanto la garanzia di un reddito dignitoso da lavoro sicuro (e possibilmente stabile), il governo rivoluzionario del Bambino Matteo, coi suoi pucciosi chierichetti da chiostro fiorentino, non poteva certo restare insensibile, con tutta la propensione al dialogo che contraddistingue questa saccente nidiata di boy-scout. Da segnalare, nell’ambito del cerchio magico, il pragmatismo del nuovo responsabile economico, Filippo Taddei, professore americano non abilitato in Italia. Il problema più grande della fuga dei “cervelli” (?) all’estero è che prima o poi ritornano… Sempre!
pucciosoOvviamente, l’esecutivo dei miracoli col suo Mosé in testa non interviene sulle tutele e sulla stabilizzazione lavorativa; meno che mai sui livelli salariali e sulla giungla contrattuale delle collaborazioni mascherate.
moseRecependo appieno le richieste dei lavoratori, e massimamente quelle dei lavoratori flessibili, il solito provvedimento blindato (che ormai il Parlamento è inutile ed il Senato da abolire) istituisce per decreto la precarietà a vita, onde non alimentare false speranze ed inutili aspettative che poi gli schiavi si montano la testa.
coniglio darkoPertanto, giusto in concomitanza con la “festa dei lavoratori”, dal cilindro di fuffa e di governo ecco spuntare l’ennesima bozza, peggiorata e corretta, del mitologico Jobs Act. In pratica, la traduzione anglofona dello “Statuto dei lavori”, tanto caro a quel Maurizio Sacconi (ovviamente promosso a presidente della Commissione lavoro al Senato), che infatti è parte integrante di quest’ennesimo “governo del fare”: dai papi-boys ai papa-boys.
Abolito da tempo ogni straccio residuo dell’Art.18, nei fatti svuotato di senso e di sostanza, il gabinetto di salute pubblica nell’ordine stabilisce:
a) L’eliminazione di ogni causale circa i motivi del ricorso dei contratti a termine; che poi alle “risorse umane” si spremevano troppo le meningi, giacché nella soprannaturale ipotesi di un controllo di verifica sarebbe difficile dimostrare come “l’assunzione temporanea derivante dall’incremento delle attività di produzione” si verifichi quasi sempre in concomitanza coi turni festivi, notturni, scioperi, o campagna di prepensionamenti.
b) L’introduzione di una multa pecuniaria, e soprattutto irrisoria visto che difficilmente supererebbe i 5.000 euro e subito verrebbe condonata, per ogni violazione contrattuale e che peraltro va corrisposta all’erario e non al lavoratore precarizzato, che non ha alcuna contropartita.
c) Il ricorso abnorme all’apprendistato, che è un modo perfetto per sottrarsi agli oneri contributivi ed erogare salari al di sotto del minimo contrattuale, senza nemmeno la certezza di stabilizzazione per i più ‘meritevoli’ (il 20% della quota di apprendisti) alla fine del periodo di sfruttamento legalizzato. La stabilizzazione è rimessa alle aziende con oltre 50 dipendenti, dove la stragrande maggioranza delle mansioni generiche alle quali vengono destinati gli ‘apprendisti’ non richiede requisiti ed abilità, tali da non essere acquisite in una dozzina di giorni di lavoro.

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L’assoluta assenza di ogni riferimento salariale, adeguamento retributivo e sostegno al reddito da lavoro (a parte la marchetta elettorale degli 80 euri mensili, per giunta a corto di coperture), con le dinamiche salariali rimesse all’azione miracolistica di un mercato saggiamente guidato dalla mano invisibile della provvidenza, ricordano per molti versi la Legge bronzea dei salari di David Ricardo, clamorosamente riportata in auge dagli economisti neo-classici che ispirano il modello liberista vigente. Legge di bronzo, come le facce di chi la sottende, che può essere riassunta nelle parole che Emile Zola mette in bocca al nichilista russo Souvarine in Germinal:

«Aumentare il salario, che forse si può? Una legge di ferro lo fissa allo stretto necessario; all’indispensabile, perché l’operaio possa mangiare pane e sputo e procreare dei figli. Se il salario scende sotto quel livello, l’operaio crepa; e la richiesta di nuovi operai lo fa risalire. Se supera quel livello, cresce l’offerta di manodopera e lo fa calare. È l’altalena delle pance vuote, la condanna a vita alla galera della fame

 Emile Zola
“Germinal”
 Einaudi, 1951

Per capire l’impianto ispiratore della contro-riforma e lo spirito che ne ispira l’essenza, basta leggere le dichiarazioni di Angelino Alfano, il kazako alla destra del Kazzaro:

Angelino AlfanoAbbiamo dovuto vincere alcune resistenze della sinistra post comunista, e devo dire che la collaborazione con la sinistra che non è comunista guidata da Matteo Renzi sta dando davvero ottimi frutti. Abbiamo smontato la Legge Fornero (che già faceva schifo di suo!) e abbiamo inserito tanto Marco Biagi. Vuol dire meno vincoli, meno regole, più libertà per gli imprenditori e regole più semplici per chi fa le assunzioni. Il nostro obiettivo è semplificare la vita.”

Poi certo bisogna vedere a chi viene semplificata la vita ed a quali altri viene resa impossibile…
Indubbiamente, questo è uno dei capolavori migliori nel mazzo del riformatorio targato Renzi, che sceltosi bene gli amici (Alfano, Cicchitto, Formigoni, Sacconi, Berlusconi..) non ha alcun problema ad attaccare i nemici: i “sindacati” in primis ed uno in particolare (la CGIL), ma anche i “professoroni” (termine che contiene in nuce tutto il disprezzo che solo il populismo fascistoide ha per gli intellettuali), e ovviamente la “sinistra” (e non solo la pletora di rottami in stato catatonico a manca del partito bestemmia).

Grillo-Renzi-Berlusconi ipnosi

Tuttavia, nell’Italietta abulica dei ducetti allo sbaraglio, il panorama è desolante per una scelta politica sostanzialmente inesistente, se non circoscritta alle tifoserie da fanclub.
Dinanzi al livello crescente di insofferenza ed assenteismo elettorale, nel distacco sempre più marcato tra cittadinanza e rappresentanza, viene in mente la secessione della plebe romana sul Monte Sacro… Parodiando il celebre apologo di Menenio Agrippa, qui non ci troviamo di fronte ad uno stomaco che tutto fagocita e poi (non) ridistribuisce.
Il NullaNel caso attuale, abbiamo due mani completamente separate dal corpo che gesticolano a vuoto, digitando tweet, con una bocca perennemente ridente che si profonde in proclami e scadenze.
Alle sue spalle, in più bassi anfratti, una sacca biliare che rigurgita livori gastrici a getto continuo, che nella sua crassa ignoranza intestinale sproloquia in peti e si produce in grappoli emorroidali.
Davanti a vista, la protuberenza oscena e circoscritta nella sua impotenza da neoplasia prostatica; penoso e penale, nelle sue pene da postribolo basso imperiale.
É la variante oscena del mostro politico a tre teste di invenzione ciceroniana… Nella fattispecie abbiamo un’Idra tricefala, innestata su di un unica cloaca e che si nutre dei medesimi liquami.

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(58) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 dicembre 2013 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2013”

herlock Sottratto alla dimensione intimistica della propria sfera privata, e ridotto invece al suo aspetto meramente ‘pubblico’, cosa resterà dell’anno che se ne va?
Speriamo NULLA!
All’ombra delle Laide Intese, tra recessione economica e crisi sociale, regressione culturale e atrofia emotiva, populismi mediatici e fascismi di ritorno… il 2013 è stata una pessima annata, destinata ad essere ricordata come una delle peggiori della storia recente.
Ad occhio, il decantato “Paese reale” (che poi è panza senza sostanza) non è stato capace di superare una sola delle sfide cui pure era chiamato ad affrontare, nella miseria d’animo di una società sempre più marginale come quella italiana, che di “civile” conserva davvero ben poco, ripiegata com’è nei cupi rancori di un tribalismo estremo; incapace di inseguire null’altro che non siano i fragori intestinali del suo ventre più profondo.
A prevalere è un appiattimento “senza più legge né desiderio”, come già nel 2010 ebbe a definirlo il consueto rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese:

«una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento degli interessi e dei conflitti

Nell’ultimo triennio le cose non sono affatto migliorate, tutt’altro! E ciò avviene tramite una costante rincorsa al ribasso di masse amorfe e risucchiate nell’anomia di una folla indistinta e querimoniosa; frazionata in bande, alterna apatia e furore nella logica del branco coi suoi istinti elementari. Soprattutto, non sa andare oltre l’estetica dell’offesa, sempre più becera e volgare, nella “diffusa e inquietante sregolazione pulsionale” che ne contraddistingue l’agire così come l’alienazione.
A volte si ha quasi l’impressione di avere a che fare con una comitiva di bulli virtuali, forte del gruppo e dell’anonimato collettivo, pronta ad attivarsi per input pavloviano, in risposta alle introiezioni dell’arruffapopolo di turno di cui fa propri i deliri per psittacismo.
Ovvio che l’insulto, meglio se in “rete” (che poi è sputo virtuale) e preferibilmente esternato su quel fumante letamaio che è diventato facebook, costituisce il momento cogente di tanto ardire.
Dell’insulto, Marziale fece la sua fortuna epigrammatica; Schopenhauer trasformò la pratica in un’arte, avendone ben chiari i limiti…

«Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona. […] Con quest’ultimo stratagemma si abbandona del tutto l’oggetto e si dirige il proprio attacco contro la persona dell’avversario. Si diventa dunque insolenti, perfidi, oltraggiosi, grossolani. Si tratta di un appello alle forze dello spirito, a quelle del corpo o dell’animalità. Questa regola è molto popolare poiché chiunque è in grado di metterla in pratica, e quindi viene impiegata spesso.»

 Arthur Schopenhauer
 “L’arte di ottenere ragione
 (Adelphi, 1991)

La novità consiste semmai nell’ammiccamento compiaciuto, nella reiterazione crescente dell’offesa che, nella vaghezza di contenuti e di rivendicazioni, si fa indistinta contro tutto e tutti, ma si alimenta di bersagli simbolici, di capri espiatori da linciare in effige per lo sfogo perverso di qualche pericoloso demente. Ed è grave quando l’esercizio si fa eterodiretto, con tanto di organizzazione ‘scientifica’ di una attitudine già di per sé piuttosto degradante per chi la ostenta.
Attualmente, il giochino in Italia è molto in voga ed è un ottimo aggregatore per chi, con ogni evidenza, non ha nient’altro da proporre in termini di idee e contenuti… La pratica orwelliana dei due minuti d’odio costituisce la specialità indiscussa della premiata ditta Grillo-Travaglio: il primo, con rubriche dedicate e gogne mediatiche appositamente organizzate in liste di proscrizione; il secondo, specializzato nel segnalare con editoriali all’olio di ricino il prossimo bersaglio da far bastonare alla banda del Grullo, che subito provvede a dare in pasto alle mute rabbiose dei suoi squadristi da tastiera con attacchi personali. Meglio se di natura sessista.
Laura Boldrini - pagina degli insultiIl passaggio successivo (e quasi naturale in un clima di impunità nella recidiva) di questa vecchia pratica fascistoide, evoluta in intimidazione paramafiosa, è la minaccia di morte; o più spesso osservazioni sull’inutilità della vita (altrui), alla quale implicitamente si invita a porre fine.

Nilo Pacenza

Bisogna dire che in passato non è mai mancato chi, opportunamente incitato, è passato dalla teoria alla pratica…
Ma se il grillismo resta il campione insuperato dello squadrismo a mezzo internet, col suo duce esaltato che, dopo l’appello alle Forze Armate, adesso pretende di parlare alla nazione la sera di Capodanno al posto del Presidente alla Repubblica, che siccome non gli piace va processato per alto tradimento, una menzione speciale meritano pure le sottovalutate squadracce di nazi-animalisti che in queste ore (complice il clima natalizio) hanno riversato tutto il loro amore addosso a Caterina Simonsen, colpevole innanzitutto di essere viva e peggio ancora di essersi curata, invece che comprare pozioni magiche da qualche stregone alternativo.
Le vite degli altriTra le infinite forme nelle quali si manifesta il disagio psichico in una società di alienati, nell’ambito del primitivismo ecologista, avevamo ingenuamente considerato le tribù animaliste di Vegani, Fruttariani, Vegetalisti, Crudisti, fino a quelli che camperebbero di sola aria (Breathariani), come uno dei tanti padiglioni per disturbati mentali che popolano la Libera Repubblica di Cazzonia.
Spesso e volentieri, animalisti dell’estremismo anti-specista sono destinati ad incontrarsi con gli sciatori chimici e complottisti fissati con il Signor Aggio, in quanto espressione di diverse patologie mentali per un’unica follia di sconsolanti cazzoni più o meno innocui.
Va da sé poi che certe intelligenze sono un prodotto dello spirito dei tempi che, a quanto pare, non ha niente di meglio da offrire…
Carlo SibiliaTuttavia, con ogni evidenza, non avevamo preso in debita considerazione il furore integralista degli animalardi, nei quali la cronica carenza di proteine si traduce in ben altre e più gravi deficienze.
La spedizione punitiva contro la povera Caterina ne è la dimostrazione più vile e feroce di questi ruminanti ingurgitatori di farro, che con i bovini condividono la dieta e la medesima intelligenza, se non fosse che le mucche sono molto più utili. 
Ammazzare i bambiniDi solito, nei casi più estremi, chi troppo ama gli animali odia per contro l’umanità, o buona parte di essa. Non per niente, SS-Totenkopfverbände ed i boia itineranti degli Einsatzgruppen adoravano i loro cani (come Hitler del resto, notoriamente vegetariano), mentre macellavano milioni di civili inermi.
cagnaccio Figuriamoci cosa accadrà quando questi picchiatori digitali si concentreranno sul fatto che Simonsen è un cognome “ebraico”!
D’altronde, qui abbiamo a che fare con disadattati gravemente disturbati che suddividono l’umanità in “onnivori”, “animalisti” e “specisti”. Assolutamente inadatti al consesso umano, il loro posto ideale sono le fogne dove troveranno in abbondanza quei ratti che tanto adorano.

Sono il tuo topolino - Dammi un bacetto!

Buon Anno Nuovo a tutti voi. E speriamo in meglio..!

Hit Parade del mese:

Coglione del Mese
01. BIPOLARISMO

[12 Dic.] «Io sono bipolare»
(Maurizio Gasparri, il Disturbato)

02 - Faccia da schiaffi02. CITRULLI A 5 STELLE: Che cos’è la democrazia?

[14 Dic.] «La dittatura è più onesta. Almeno lo sai, invece la democrazia italiana è subdola»
  (Carlo Sibilia, Balilla a 5 stelle)

02b - Sibilia02.bis FAMOLO STRANO

[10 Dic.] «Discutere una legge che dia la possibilità agli omosessuali di contrarre matrimonio (o unioni civili), a sposarsi in più di due persone e la possibilità di contrarre matrimonio (o unioni civili) anche tra specie diverse purché consenzienti»
(Carlo Sibilia, Gangbanger)

02c - Grillo02.ter C’È OCSE E OCSA

[01 Dic.] «Nei 24 paesi dell’OCSA siamo in fondo alle statistiche»
  (Beppe Grillo, Merdone globale)

02d Grillo02.quater IL GIUDICE KAMIKAZE

[08 Dic.] «Mi chiedo sempre più spesso chi glielo ha fatto fare a Borsellino di farsi saltare in aria in Via D’Amelio»
(Beppe Grillo, Merdonissimo)

02e faccia sveglia02.quinter PRANA-PIRLA

[03 Dic.] «Non credo nella reincarnazione, ma penso che ci siano dei cicli energetici. Piuttosto credo nel karma. Chissà cosa o chi ero prima di questa vita… Io ho pensato di farmi un’ipnosi regressiva per scoprirlo. Magari vieni a sapere che eri un supereroe dei fumetti»
  (Federico Pizzarotti, il Sindaco)

Matteo Salvini03. USATO SICURO

[15 Dic.] «Siamo pronti a disubbidire, la Padania è pronta a disubbidire, abbiamo centinaia di sezioni pronte a essere centri di lotta e di controinformazione. Non ci fermiamo fino all’indipendenza. Chi arresta un nostro sindaco senza motivo deve cominciare ad avere paura. Chi attacca la Lega, chi attacca il Nord, deve cominciare ad avere paura. Possiamo fare la rivoluzione. E se facciamo il boom sarà l’inizio della fine dell’impero. Se stiamo insieme possiamo farcela contro il boia di Bruxelles e di Roma… Giornalisti, siete dei parassiti, andate affanculo!, ci avete ufficialmente rotto i coglioni!»
  (Matteo Salvini, Avanzo di nuovo)

Santanchè04. PERSECUZIONI

[05 Dic.] «Nelson Mandela ha fatto 27 anni di galera. Silvio Berlusconi ha fatto 20 anni di persecuzione. Tutti e due hanno combattuto grandi battaglie di libertà, opponendosi al Regime»
(Daniela Santanchè, l’Indecente)

Dudù05. GAYDOG

[07 Dic.] «Dudù è gay. Lo conosco molto bene, è molto effeminato. È un cane affamato di ribalta (…) È gay, sicuro. Poi lecca i piedi a Berlusconi, che è una cosa molto fetish»
(Alfonso Signorini, l’Intellettuale)

Masocco06. FORCONI D’ITALIA: le banane del ministro

[10 Dic.] «L’ho detto io, certo, che la ministra Kyenge dev’essere contenta per il lancio delle banane: le noci di cocco fanno male. Una banana non fa male, anzi può servire a molti usi. Le banane hanno il potassio, hanno un sacco di cose che ti danno energia. E possono essere usate in vari modi. Cicciolina ne sa qualcosa»
(Giorgio Masocco, il Forco-leghista)

Calvani06.bis FORCONI D’ITALIA: Autostop

[12 Dic.] «Io non ho una Jaguar, non ho proprio l’auto, quella Jaguar non era mia, non ho intestato nulla. E non era il mio autista, solo un amico che mi ha dato un passaggio. Era un camionista»
(Danilo Calvani, Er Jaguaro)

Andrea Zunino06.ter FORCONI D’ITALIA: Carboni ardenti

[05 Agosto] «Amo il reiki e cammino sui carboni ardenti. Sono il portavoce mistico del movimento dei Forconi»
(Andrea Zunino, il Portavoce)

Giovanardi07. I BUCHI NEL CERVELLO

[15 Dic.] «La cannabis, è scientificamente provato, fa i buchi nel cervello… Ricordate, il proibizionismo ha salvato il mondo!»
(Carlo Giovanardi, Salvator Mundi)

Angelino08. ELEVAZIONE AL CUBO

[06 Dic.] «Per il nostro simbolo abbiamo scelto una forma geometrica, il quadrato. Lati e angoli sono uguali. Richiama idea di uguaglianza, di merito… Da oggi il nostro colore è il blu, un colore che dà forza: è la forza del mare, è la bellezza del cielo, è il colore dei sogni di Mirò. È il colore della serenità e il colore di chi ha una grande speranza»
(Angelino Alfano, Vicepremier)

Mora09. CHIARIMENTI

[02 Dic.] «Io non sono fascista. Sono mussoliniano.»
  (Lele Mora, Fascista)

10 - Vannoni10. GARANZIE

[28 Dic.] «Non sono un ciarlatano»
(Davide Vannoni, il Filantropo)

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Poenitentiam agite

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , on 23 giugno 2011 by Sendivogius

Osservare il mondo, è un modo per immaginare il futuro nella comprensione del presente…
A tal proposito, una lettura imprescindibile (si fa per dire) sono le relazioni sociologiche del CENSIS, tutto teso negli ultimi tempi a delineare la “fenomenologia di una crisi antropologica”, tramite l’organizzazione di convegni specialistici per la garanzia occupazionale degli ‘addetti ai lavori’, riuniti sotto il nome di “Mese sociale”.
È da un po’ di tempo infatti che il prestigioso istituto lamenta la mancata visione del futuro da parte degli italiani che:

«sembrano sempre più imprigionati nel presente. Con uno scarso senso della storia e senza visione del futuro. Al desiderio si è sostituita la voglia, alle passioni le emozioni, al progetto l’annuncio. In un mondo dominato dalle emozioni, conta solo quello che si prova nel presente, non la tensione che porta a guardare lontano.»

E dunque restano rattrappiti in un individualismo egoistico per sopravvivenza, in attesa che passi la nottata. Nella loro allarmata denuncia i ricercatori del Censis rivelano inoltre che:

«Oggi i giovani italiani sono anche quelli in Europa che meno hanno intenzione di avviare una propria attività autonoma»

Per avviare una “attività autonoma” ci vuole quanto meno un capitale di investimento iniziale, un’idea con un minimo di ritorno commerciale, e un mercato fiorente dove poter investire.

Ora, sorvoliamo sul fatto che solo un coglione investirebbe tutti i suoi risparmi in un mercato asfittico, strozzato dalla più grande recessione economica dal 1929, e in un Paese col governo più pazzo del mondo. Dove li prenderebbe i ‘soldi’ questo nostro fantomatico giovane, futuro imprenditore e in pratica senza una reale occupazione?!? Dalle banche che hanno chiuso i rubinetti del credito? Frantumando il porcellino di coccio? Rapinando la pensione dei genitori? Impegnando la casa della nonna centenaria? Oppure millantare la conoscenza di Luigi Bisignani o qualche zio cardinale?!?

«Nella crisi antropologica che investe la società, non avere una visione del futuro significa concentrarsi sulla conservazione dell’esistente, cioè sul tenore di vita a cui siamo abituati.»

Per una generazione condannata ad una esistenza di “lavoretti” a scadenza, in una Italia fondata sul call center, che a livello contrattuale ha sostituito i gallinacei co.co.co con i fecali co.pro, e che superati i 35 anni è completamente tagliata fuori dal mercato del lavoro (ma gli si dice che deve lavorare fino a 70 anni), è un po’ difficile avere una “visione del futuro”. Non certo perché manchi di aspirazioni o di fantasia, ma perché un certo realismo spinge l’immaginazione a figurarsi un ‘domani’, dove il colore dominante è il marrone in tutte le sue sfumature…
Per questo si concentra sul Presente. E cerca di conservare quel poco che ha, cercando di mantenere quel minimo di “tenore di vita” che ancora lo separa dalla simpatica alternativa bohemienne di una panchina sotto il cielo stellato e una busta di stracci.

«Si allentano poi le responsabilità familiari

E certo occupazioni a tempo determinato, con salari inferiori ai mille euro, affitti alle stelle e prezzi degli immobili impossibili, asili pubblici inaccessibili e politiche familiari inesistenti, sono davvero il miglior incentivo per metter su famiglia con relativa prole.

Ma tali constatazioni sfiorano appena gli zelanti ricercatori, impegnati a fornire le interpretazioni più immaginifiche a problemi semplici nella loro evidenza.
Il problema fondamentale infatti risiederebbe in “un attaccamento immaturo alla nostra qualità della vita”. E quindi inzaccherano una serie di considerazioni, che sembrano coniugare uno stucchevole paternalismo al più becero moralismo religioso in salsa cattolica, per un catechismo indigesto onde fermare:

«il disfacimento della cultura del dono e del sacrificio in vista del bene comune, la crisi del sacro e la labilità dei suoi surrogati (l’esoterismo o la new age), la rimozione del senso del peccato (individuale o sociale), il primato dell’Io

Pertanto, in preda alle tentazioni di un edonismo materialista che predilige unicamente l’appagamento dei sensi, voi umili (e irredenti) peccatori capirete bene che:

«L’affievolirsi della dimensione trascendentale dell’esistenza non è dettata allora solo dallo scetticismo verso quella sfera, dall’agnosticismo o dal disinteresse tradizionale verso il sacro e le sue tematiche. La dimensione trascendentale resta, ma subisce anch’essa l’accorciamento della prospettiva personale: se il passato non mi riguarda, se il futuro ha importanza solo per l’emozione che riesce a darmi oggi, se conta solo il presente, allora la trascendenza finisce per essere solo un fatto emotivo, non contribuisce a costruire la persona, ma finisce anzi per avvalorare il suo ripiegamento nell’immanenza.»

Quando la sociologia si confonde con la mistica teologica, fulminata sulle tabelle della statistica!
Ite, Missa est. 

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Amico Italiota

Posted in Business is Business, Kulturkampf with tags , , , , , , , on 11 giugno 2011 by Sendivogius

Caro Italiota,
Stai comodo? Perché pensavo di fare due chiacchiere con te…
Innanzitutto, immagino tu sia molto “felice”…E come potrebbe essere altrimenti?!?
Te lo dice la tivvù…
Te lo racconta tutte le sere il TG di Minzolini (ma quello sbaglia pure le date del calendario), prima di addormentarti narrandoti i prodigi nel Paese delle Meraviglie…
Te lo ripete l’amato Silvio, esortandoti all’ottimismo: se non hai i soldi per pagare l’affitto, potrai sempre correre all’happy hour dopo il lavoro (se ce l’hai ancora) e ordinare il solito aperitivo, esibendo il bicipite anabolizzato e nascondendo quanto sei sfigato… Oppure sposare un milionario… O studiare il funzionamento delle pompe idrauliche nei Bunga-Bunga presidenziali.
Devi essere felice; te lo impone la pubblicità. A proposito! Sei pronta per la “prova costume”? Ti senti abbastanza “tamarro”? Siete sessualmente eccitati alla guida della vostra nuova auto parlante? Lo scatolame per il tuo gatto è abbastanza glamour?
Trovi irritante che ti stia trattando come un idiota? Strano! Perché è così che ti rappresentano. E di solito non hai niente da ridire. Perciò, non è con me che devi prendertela.
Eppure, a guardarsi in giro, ultimamente sembra che lo cose non ti vadano più tanto bene…
All’estero ti considerano un povero minchione sempre arrapato: il cretino stravagante da sfottere alle cene; il cugino idiota di cui sparlare. E ancora non si capacitano come puoi farti governare da un fenomeno da baraccone, salvo fornirsi l’unica spiegazione possibile: gli italiani sono idioti.
E dunque caro amico italiota meglio restare a casa… a maggior ragione che negli ultimi tempi non sono più sicuri nemmeno i last minute a Sharm el-Sheik. Tanto a te di Arte e Cultura non te n’è mai fregato un cazzo. Basta vedere come tratti le tue città. Eppoi la Thailandia è lontana, ha un clima di merda, e le prostitute minorenni le trovi pure sul marciapiede sottocasa. Magari non ti rubano il cuore. Sicuramente ti togli lo sfizio con 30 euro e forse conosci pure la nipote di Ceausescu!
Tuttavia, anche da queste parti le tue quotazioni appaiono piuttosto in ribasso…
A sentire il Censis, sembra quasi che tu stia impazzendo: non sai controllare le tue pulsioni; non sai de-contestualizzare gli eventi; sei incapace di elaborare analisi complesse; non riesci a concepire l’esistenza di un bene comune, universalmente condiviso; pensi solamente ad appagare i tuoi desideri… Insomma saresti diventato una specie di psicopatico: un iper-aggressivo che passa il tempo ad ingurgitare anti-depressivi, ingollare alcolici, sniffare cocaina e spendere gli ultimi spiccioli al gioco d’azzardo.
Nella migliore delle ipotesi vieni invece descritto come un sociopatico perennemente connesso a cazzeggiare su facebook, affetto da “un progressivo distacco dalla vita reale, un diradamento delle relazioni concrete a vantaggio di quelle virtuali, con il prevalere di una dimensione quasi esclusiva di autoreferenzialità che preferisce fare a meno del rapporto con l’altro, anche nella sessualità.”
E quando non sei impegnato a taroccare le foto del tuo profilo o a masturbarti davanti ad una webcam, passi il resto del tempo nello shopping compulsivo, in preda ad una “coazione al consumo senza desiderio nell’acquisizione quasi febbrile di oggetti”. Forse il tuo vibratore nuovo?
Ma tu, caro amico italiota, sei veramente così?!? Io non credo. O almeno lo voglio sperare.
Non sei stanco di essere trattato come un pupazzetto obbediente? Di essere sfruttato e umiliato nel basso dei tuoi lavoretti di merda, precari e sottopagati? Di essere fottuto dal mattina alla sera da legioni di cerebrolesi, in fuga con la cassa dai reparti geriatrici? Ti piace così tanto essere eterodiretto e manipolato da politicanti imbarazzanti e da tribuni mediatici?
No?!? E allora comincia da domani, 12 Giugno. Inizia apponendo un piccolo segno su una scheda. Non la solita scheda…
Si decide del tuo futuro:
– Acqua accessibile a tutti.
– Energia sicura e diritto alla salute.
– Legge uguale per tutti.
Non fare come tuo solito. Non te ne fregare come tua abitudine.. Stavolta la storia è diversa… Perché, se è vero che “i politici sono tutti uguali” (e non è sempre così), è anche vero che il referendum da quando esiste è lo strumento più democratico e più odiato dai politici. Non per niente, hanno sempre fatto di tutto per renderlo inefficace: dall’istituzione del quorum, al divieto della funzione propositiva, ai limiti abrogativi.
E’ vero che il referendum è uno strumento imperfetto; è vero che presenta segni di logoramento; è vero che spesso è stato abusato con proposte demenziali. Ma rare volte la “casta” ha mostrato tanta paura, per un quesito referendario e per il legittimo giudizio del tanto evocato “popolo sovrano”. Come sempre, è una questione di “soldi”. I tuoi. Loro ti vogliono come le tre scimmiette: quelle che strepitano, si lamentano, sghignazzano; quelle che nei momenti fondamentali restano mute e cieche e sorde, nel paese immobile dove nulla cambia mai se non in peggio. Dimostra di essere vivo; piantala di lagnarti; lascia l’ignavia agli italioti. E dimostra la differenza con un “italiano”. L’orgoglio non è una parata militare. Non è un inno. L’orgoglio risiede in fatti concreti. Si alimenta di gesti civili.
“Loro” si nutrono della tua delega in bianco e della tua passività rassegnata. Vampiri delle libertà, “Loro” ti succhiano via la speranza corrompendoti l’anima. Si ricordano di te unicamente in campagna elettorale.. e ti blandiscono e ti supplicano per un misero voto.. insistendo sul tuo “dovere civico” di elettore, quando i tuoi diritti di cittadinanza durano il tempo di tracciare un segno su un nome e con una croce finiscono dentro un’urna. E lì restano. Eppure questa volta temono il tuo voto come non mai. Per la prima volta puntano tutto sulla tua astensione.
“Loro” il 12 ed il 13 giugno resteranno a casa.
 Tu vai a votare.

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“Chi coltiva il seme di Phobos…”

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , on 16 settembre 2008 by Sendivogius

 

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LA PAURA COME FABBRICA DEL CONSENSO  

 

 

  Una società sana possiede in sé gli anticorpi necessari per superare i traumi e rigettare gli eccessi, senza rinunciare per questo alle sue responsabilità nei confronti della collettività. Quando però quella stessa società giace schiacciata tra le labili prospettive di una realtà stagnante, il seme di Phobos germoglia. L’esempio più lampante è forse il caso Roma, dove una cattiva gestione dell’ordine pubblico, aggravata dai colpevoli ritardi di un governo inconcludente, ha condotto l’attuale sindaco Alemanno ad una insperata vittoria, sull’onda lunga di un crescente allarmismo sociale sui temi della criminalità e di una sicurezza avvertita come troppo labile. Considerata fino a non molto tempo fa una città felice (con un tasso di criminalità tra i più bassi), la Città Eterna è precipitata tra le metropoli più ansiogene in assoluto, trasformandosi (secondo la recente indagine del CENSIS) nella città più impaurita del mondo. Un disagio indotto esclusivamente da una inaspettata recrudescenza della delinquenza e della violenza da strada?
La sottovalutazione del problema criminalità esaspera la maggior parte dei cittadini, che con quel problema ci devono convivere loro malgrado. Sminuire la gravità del crimine perpetrato, offende coloro che il reato lo hanno subito. Tuttavia, dilatare la percezione dell’insicurezza, fomentare le paure, esasperarne la portata, strumentalizzando il loro effetto destabilizzante, è un pò come quel medico incosciente che alimenta le paranoie del malato ipocondriaco.
Un malato va innanzitutto rassicurato e curato con responsabile professionalità.
In una comunità depressa, ripiegata in un declino incipiente, spaventata dalle incognite di un futuro sempre più incerto, la politica dell’emergenza può colmare il vuoto programmatico che affligge quei ceti dirigenti dalla pomposa inconsistenza, e travestire le ripetute improvvisazioni in rapide decisioni. L’uso politico della paura affievolisce le riserve critiche del pensiero complesso, in nome della coesione sociale contro la comune minaccia. Delinea gli schieramenti di battaglia con una definizione identitaria forte quanto approssimativa, nei suoi contenuti forzosamente semplificati dalla visione manichea di una società in stato di guerra. Coesione sociale coagulata intorno alla definizione di un nemico. È speculare all’edificazione di una società elementare, fatta di rassicuranti certezze, in libertà vigilata. Ma la paura non è un rubinetto che si può aprire e chiudere a piacimento, secondo le proprie convenienze elettorali. Una persona spaventata continuerà ad avere paura, anche dopo che la causa originaria del suo disagio sarà venuta meno, giacché le vecchie angosce saranno soppiantate da nuovi timori, giunti ad alimentare i primi mai sopiti. Il demone della paura, una volta evocato, è difficile da esorcizzare.
La paura risveglia gli istinti più inconsci dell’individuo, ne riduce le aspirazioni a necessità primarie in una fittizia lotta per la sopravvivenza. Risponde a pulsioni irrazionali e travalica in fretta l’entità dell’episodio scatenante. La paura distorce l’evento delittuoso, ingigantendone la valenza criminogena a livelli di pandemia. Trasforma le singole cicatrici di una società ferita in metastasi diffuse, per le quali le uniche cure possibili sono rimesse ad amputazioni frettolose in ambito di garanzia e libertà personali. Corrode la nostra serenità. Scava nei nostri malumori, smuove i gas intestinali nella pancia delle nostre insofferenze, anestetizza le coscienze. Al contempo, offusca la nostra lucidità di giudizio. E, come si sa (se non ci si sveglia in tempo), il sonno della ragione può generare mostri.
Una società spaventata è più malleabile, maggiormente predisposta a immolare sull’altare della sicurezza i propri diritti, in cambio di assicurazioni e protezione. Obbediranno per una parvenza d’ordine. Sacrificheranno le loro libertà per chiudersi dentro un recinto guardato a vista e ringrazieranno i loro carcerieri per questo.
Sotto questa prospettiva, riflessione e ponderatezza sono inutili concessioni verso un nemico sempre più astratto, che si materializza nelle forme dello straniero, del diverso, del non omologato, tutti ridotti a qualcosa di alieno, destrutturato in categorie de-umanizzate. La comprensione una debolezza esecrabile, che mina la compattezza del gruppo, assediato nel suo fragile fortino.
Naturale conseguenza è la compressione dei diritti di cittadinanza che vengono limati, erosi, sbriciolati in progressione, con metodica costanza. È questo che rende ammissibili, persino desiderabili, soluzioni che non avremmo mai accettato in momenti di maggior lucidità: accettare l’esercito nelle strade come una necessità contingente; la militarizzazione delle metropoli come qualcosa di auspicabile e positivo per sedare i demoni della paura. Il controllo diffuso. Il presidio armato permanente a normale espressione del panorama urbano. E invece di provare imbarazzo dinanzi all’inquietante analogia sudamericana, ci si sente rassicurati e compiaciuti dal ritrovato spirito marziale dell’Italietta in uniforme.