Archivio per Cassa del Mezzogiorno

IL GRUGNITO DEL PORCO

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 giugno 2014 by Sendivogius

PIG - Art of EastMonkey

Ogni tanto ritornano…
Quando ci si illude di essersene finalmente liberati, eccoli che rispuntano fuori dallo scarico otturato dello scolo fognario, in cui si pensava invano di averli smaltiti. E invece no! Come le scorie radioattive, sono eterni. Perché un cialtrone, peggio ancora nella sua variante “tecnica”, e specialmente se incistato come una pustola nei deretani della ‘politica’, è per sempre!
ChuckyMonumenti tossici alla perniciosità dell’inutile, sono sempre pronti a ricicciare nei bassifondi della ribalta, con la stessa imperturbabile faccia di merda e spocchia immutata.
Con la simpatia trasgressiva di un Edward Gein prestato alle politiche sociali, sono amabili come un peto ad una veglia funebre; affidabili come un pedofilo assegnato ai servizi per l’infanzia; garruli come una battona in disarmo, compiaciuta nella sua oscenità indisponente.
Holy ShitNella fitta foresta dei Sempreverdi, si veda il caso di Gianfranco Polillo, il Gianfranco Polillomai ricordato abbastanza Sottosegretario all’Economia del ferale Governo Monti, con delega alla chiacchiera indiscriminata e vocazione alla schiavitù, provvisoriamente accantonato nel deposito sotterraneo dei burocrati d’oro a carico pubblico.
Con i suoi 20.000 euro e passa di pensione mensile (più varie ed eventuali), Polillo è uno strenuo sostenitore della lotta agli sprechi e del taglio degli stipendi (ovviamente degli altri), secondo una progressività inversamente proporzionale al reddito: più bassa è la retribuzione, più forte deve essere la riduzione di salario e di spesa. Ovviamente, nella rendita blindata della sua posizione stragarantita nel settore pubblico, ama esibirsi nel coro dei cantori dell’Austerità ad oltranza, tra i pretoriani dell’ultra-liberismo applicato al “rigore”: a parti inverse, la “lotta di classe” portata avanti con le atomiche del capitale finanziario.
Bounty KillerE questa parodia padronale di villain da fumetto pulp, non perde occasione per ribadire il rivoluzionario concetto dalle pagine dei quotidiani nei quali s’è prontamente riciclato come “opinionista”, col suo eloquio romanesco da cravattaro rionale, per sfuggire ad un oblio più che meritato. L’ultima perla a prova di anti-emetico, questo indefesso “servitore dello stato” col gusto per la provocazione ce la regala sulla pagine del magnanimo Huffington Post, dove sono ospitate le intemerate di questo idiota (nel senso ‘greco’ del termine) prestato all’imbecillità. Non si risponde di eventuali effetti collaterali.

Polillo

«Per risolvere la crisi, l’Italia deve deflazionare i salari […] Oggi la madre di tutte le riforme è quella del mercato del lavoro. Lasciamo sullo sfondo il cosiddetto jobs act – ne esamineremo i contenuti quando saranno noti – e non diamo troppo peso ai suggerimenti dei giuslavoristi. Sono uomini di legge. Preziosi quando l’economia tira e si tratta di razionalizzare le relazioni industriali esistenti. Oggi serve, invece, gente pratica, che conosce il mercato e sa dove mettere le mani. Ed è in grado di praticare la respirazione bocca a bocca, prima del definitivo collasso

Gente pratica e d’esperienza come l’inestimabile Polillo ed i suoi amici dalla cripta, noti per la loro provenienza dal duro mondo del lavoro e le mani consumate dai calli.
HellraisersLeggendario è stato l’impegno di Polillo nello SVIMEZ, carrozzone clientelare ad uso politico, per lo sviluppo economico del Mezzogiorno d’Italia. A settant’anni dalla sua fondazione, come non apprezzare gli strabilianti risultati di questa straordinaria Associazione?!? Tra i successi più apprezzati, spiccano i preziosi contributi per la creazione della Cassa del Mezzogiorno: quel formidabile pozzo nero di finanziamenti pubblici a fondo perduto, diventata proverbiale per sprechi, inefficienze, e ruberie a non finire.
Kiss of the DeathPiù che “respirazione bocca a bocca”, siamo al bacio della morte.
Confrontatosi con la spietata realtà del mercato, contro ogni posizione monopolistica, lacci e lacciuoli, il sor Polillo ha potuto infatti farsi ossa e muscoli in posizione blindatissima a prova di licenziamento, all’interno di una delle principali industrie di Stato: l’ENEL.

«L’idea è quella di una grande moratoria che sospenda, seppure per un periodo di tempo limitato, tutte quelle sovrastrutture giuridiche che oggi impediscono al mercato di funzionare. Via l’articolo 18, almeno per tutte le piccole e medie industrie. Via la superfetazione della presenza sindacale. Seppure in un mutato orizzonte, il modello di riferimento è la Fiat degli anni ’60.
[…] Darwinismo sociale? Ne siamo assolutamente consapevoli.»

Se ci fosse una qualche forma di “selezione naturale”, o di semplice giustizia divina, simili individui dovrebbero essere folgorati la mattina all’alba, prima ancora di poter flatulare impuniti le loro stronzate. Oppure, più semplicemente, lavorare per una settimana in catena di montaggio, invece di concionare dall’alto del loro irraggiungibile empireo di emolumenti stratosferici. Intoccabili perché “acquisiti”: i loro e quelli soltanto!
lineaTuttavia, nell’articolo il nostro pensoso eroe rispolvera altri vecchi cavalli di battaglia del Polillo di boiate e (sotto)governo, come il taglio dei salari e l’eliminazione delle garanzie contrattuali, con una particolare e inquietante predilezione per i metalmeccanici, insieme a tutti quegli intollerabili privilegi (come le ferie pagate!) che fanno degli operai una delle più odiose categorie di miracolati su rendita castale.
Perché come la brillante conduzione della crisi economica, evolutasi da recessione a depressione, con inquietanti rischi di stagnazione e deflazione, ci insegna: la contrazione dei salari ed il taglio radicale della spesa, nella cinesizzazione delle maestranze, non sarà forse il metodo più indicato per incrementare il PIL e ridurre il deficit sul debito, ma di sicuro è il modo migliore per entrare a pieno titolo nel Terzo Mondo, nella libera concorrenza, ovvero lotta per la sopravvivenza tra disperati costantemente sotto ricatto. L’importante è perseverare sulla scia degli straordinari successi visti finora.
Ovviamente, l’interesse di Polillo è tutto rivolto alla salvezza dell’Italia ed al consolidamento dei conti pubblici, nell’Elysium tecno-liberista di cui per evoluzione naturale Polillo è elite insieme ad i suoi soci di minoranza.
ElysiumD’altronde è noto l’eccezionale impegno profuso ad ogni ansimo nella lunga carriera di stenti, sacrifici e privazione, di questo “servo dello stato” e di chiunque altro avesse una qualche posizione di potere all’interno dell’apparato industrial-statale, sempre sul filo delle relazioni pericolose…
F3_05_elysiumEx funzionario alla Camera dei Deputati, è stato capo del dipartimento economico della Presidenza del Consiglio, dal 2001-2004, ai tempi delle spese allegre durante l’oculata gestione del secondo Governo Berlusconi. In virtù dei suoi servigi, viene promosso per meriti sul campo, avendo costantemente cassato e boicottato ogni provvedimento finanziario possibile del famigerato Governo Prodi.
pig_by_eastmonkeyPer conto di Giulio Tremonti, inventore della “finanza creativa”, il rigorista Polillo certifica il famoso “buco della sinistra”, diventando consigliere economico dell’immaginifico ministro. Sulla voragine contabile lasciata invece dal Papi della Patria non è dato saperne l’opinione, né risultano prese di posizione del pur loquace “tecnico” prestato alla politica. A dire il vero si tratta di un prestito a tempo indeterminato, giacché la meritocratica carriera di Polillo avanza in progressione con le sue piroette politiche: dai Socialisti ai Repubblicani, variabile come le maggioranze di governo. Ma il nostro, per non farsi mancare nulla, non si nega nemmeno una breve esperienza tra i “miglioristi” del vecchio PCI: ovvero, l’allora ala destra e più consociativa del partito, capeggiata dall’accomodante Giorgio Napolitano. Ed è proprio dal suo stretto contatto col mondo del lavoro e con le sue realtà, che l’esperto Polillo intesse la sua rete di relazione con altri ‘giganti’ come Renato Brunetta, Maurizio Sacconi. E soprattutto si lega mani e culo con Fabrizio Cicchitto (a cui Polillo pare confezioni gli ispirati discorsi), che lo raccomanderà a Mario Monti per la composizione della sua Famiglia Addams in versione di governo.
BeccamortiIn considerazione degli eccezionali successi del Pornocrate di Arcore e della sua corte, che nel 2011 avevano quasi condotto il Paese al collasso economico, l’ineffabile Polillo l’anno successivo perora l’elezione di Berlusconi a presidente della Repubblica, per le sue straordinarie prestazioni.
war pigsNaturalmente, il problema della spaventosa crisi economica sono i salari troppo alti degli operai e le troppe ferie degli italiani… Impensierito dai risvolti sociali, Polillo si preoccupa soprattutto delle conseguenze, con la lungimiranza di un generale bianco nella Russia controrivoluzionaria dell’ammiraglio Kolčak (peraltro su posizioni troppo progressiste per il moderato Polillo):

«Quali saranno le conseguenze di una crisi abbandonata a se stessa? Solo un fatto statistico o non incideranno sulla carne viva del Paese, sui suoi delicati equilibri sociali? Beppe Grillo su una cosa ha ragione: ha costituzionalizzato il dissenso. Finora. Ma se la crisi continuerà anche quella fragile diga sarà spazzata via da un conflitto sociale dagli esiti nefasti. Ecco allora che il presunto estremismo della nostra proposta, in termini di calcolo probabilistico, diventa il male minore. Si può perfezionare, stabilendo limiti temporali più stretti. Circoscriverne i luoghi dove tentare l’esperimento, per poi vedere l’effetto che fa. Scrollarsela di dosso con un’alzata di spalla replica, invece, la tecnica dello struzzo, che di fronte all’imminente pericolo infila la testa sotto la sabbia. Prima di essere travolto

La corazzata PotëmkinLe fucilerie, dott. Polillo! O tutt’al più le cariche all’arma bianca, con la baionetta innestata sui moschetti, come si usava fare nell’800 per tenere al posto suo la marmaglia sovversiva. In alternativa, c’è sempre il manganello e l’olio di ricino. Sono soluzioni che funzionano.
Keep this outAlla fine abbiamo capito qual’è la vera preoccupazione di padron Polillo: teme (beato lui che ci crede!) la rivoluzione bolscevica dei proletari. Ha paura di un biglietto di sola andata per la Siberia, a scavar canali lungo la Kolyma. Se così fosse, e ovviamente non sarà mai, scoprirà per la prima volta in tutta la sua privilegiata esistenza cosa vuol dire lavorare per davvero.

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LA BANCA DI TREMONTI

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 ottobre 2009 by Sendivogius

Liberthalia - G.TremontiCome rilanciare l’economia nel Paese della crisi che non c’è?
Quali iniziative promuovere per lo sviluppo del Meridione?
In che modo facilitare l’accesso al credito per le micro-imprese?
Tanto per cominciare, sarebbe bene NON istituire l’ennesimo ente inutile: una falsa gallina dalle uova d’oro, ingrassata con iniezioni di steroidi finanziari, da spennare in tempi di magra.
Da tempo siamo abituati agli artifici finanziari che hanno fatto la fortuna (personale) di Giulio Tremonti, fiscalista esperto in evasione fiscale, promosso per indubbi meriti sul campo a Tesoriere del Re, e divenuto sciagura collettiva. Eppure il pirotecnico ministro, che ha in puzza banchieri ed economisti, riesce sempre a stupire… E non in meglio! L’ultima creazione partorita dal pallottoliere di Tremonti ha l’odore dolciastro e stordente dei cadaveri sotto formaldeide, in omaggio alle più nefaste esperienze del passato. ‘Esperienze’ che devono piacere molto ai famuli della diaspora craxiana. Infatti, il progetto di Super-Giulio guarda lontano, nella pattumiera di famiglia, volto alla realizzazione di una struttura creditizia, a base territoriale, e sulla falsariga della sventurata “Cassa del Mezzogiorno” riesumata sotto le mentite spoglie (dal nome poco fantasioso) di “Banca del Mezzogiorno”.
È una questione di copyright, spiega il vulcanico Giulio: lui avrebbe voluto chiamarla “Banca del Sud”, ma il nome era già stato depositato.
Sulla necessità di un nuovo istituto bancario a vocazione sudista, il ministro spiega:

«Il mezzogiorno è l’unica parte d’Italia senza banche proprie. C’erano, ma sono venute meno»

Sì, in effetti i cari estinti erano venuti a mancare all’affetto dei loro cari, causa commissariamento per grave dissesto contabile a rischio fallimento. E con concreti sospetti di infiltrazioni mafiose. Ça va sans dire. Per esempio, “è venuto meno” il Banco di Sicilia, assorbito dall’Unicredit dopo decenni di sofferenza finanziaria. Emblematiche sono state le sorti del Banco di Napoli, acquisito dal gruppo Sanpaolo IMI nel 2002.
Carrettino siciliano - blog.alfemminile.comConfortati da tali precedenti, il ministro Tremonti ci assicura che la sua Banca del Mezzogiorno non sarà un “carrozzone”.
Tutt’al più, sarà un carrettino siciliano… Con la sua orchestrina, il pifferaio per i gonzi e la lupara nel cassone; i ciuchini coi paramenti della festa, sovraccarichi di nappe e nastrini, ma nutriti alla greppia pubblica.
Ma il Tremonti, improvvisatosi banchiere, insiste: “La nuova banca servirà a finanziare le piccole e medie imprese” secondo un “modello disegnato dallo Stato ma realizzato dai privati”. Con grande coerenza, The Amazing Julius specifica:

«Lo Stato non avrà un ruolo nella Banca del Mezzogiorno. Ne sarà promotore, sottoscriverà una quota simbolica di minoranza»

Infatti il grosso degli ‘oneri di partecipazione’ (chiamiamoli così) spetteranno a Poste Italiane S.p.A, per le quali è previsto “un ruolo importante”, e dunque ricadranno inevitabilmente sullo Stato che di fatto controlla le Poste.
È facile intuire che, a stretto giro di posta, il cerino (e soprattutto il cetriolo) ritorna sempre al punto di partenza. Ad accoglierlo ci saremo noi tutti, proni a subir tacendo.
Opportunamente supportata dalla solita favoletta degli investimenti privati e le fantasmatiche ‘cordate patriottiche’, è già pronta la cortina fumogena attorno ad un probabile collettore per finanziamenti clientelari e prebende assistenziali, come tradizione vuole.
darko Ma seguiamo pure il Bianco Coniglio nel Paese delle Meraviglie…

Lo Stato, in qualità di “socio fondatore”, si pone come “facilitatore di processi e dell’iniziativa privata”. Con tale ruolo, deve pertanto “avviare l’iniziativa e favorire l’aggregazione di una maggioranza rappresentata da soggetti privati”.
In pratica, il Presidente del Consiglio (Silvio Berlusconi) su indicazione del suo sommo tesoriere (Giulio Tremonti) nomina un “comitato promotore” di 15 persone “in rappresentanza delle categorie economiche e sociali, di cui almeno cinque espressione di soggetti bancari e finanziari con sede legale in una delle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia) e uno di Poste Italiane”.
Ovvero: una conventicola d’affari, selezionata per appartenenza politica, con lauti stipendi a carico pubblico. A questi vanno poi aggiunti un’altra trentina di “consiglieri”, sui criteri di scelta dei quali non dubitiamo…
Al comitato è altresì demandata l’ardua impresa di
“individuare e selezionare i soci fondatori, diversi dallo Stato, tra istituti di credito operanti nel Mezzogiorno, imprenditori o associazioni di imprenditori, società a partecipazione pubblica, nonché tra altri soggetti che condividano le finalità della Banca”. L’obiettivo del nobile tentativo dovrebbe essere il sostegno a progetti di investimento nel Meridione, aprire il credito alla media e piccola impresa, creare nuovi sbocchi occupazionali e la nascita di nuove attività “anche con il supporto di intermediari finanziari con adeguato livello di patrimonializzazione”.
E chi meglio della mafia potrebbe fungere da intermediario, con l’opportuna copertura di capitale?
Fin qui niente di nuovo: il solito corollario di buone intenzioni, attorno a roba già vista con la fallimentare (e costosissima) Cassa del Mezzogiorno. Dispiace piuttosto che ad una simile farsa si presti un istituto serio come la BCC (Banca di Credito Cooperativo), probabilmente trascinata nell’avventura dall’onorevole Pdl  Denis Verdini, socio e dirigente BCC.
La vera novità dell’iniziativa consiste nell’emissione di titoli azionari e obbligazioni a “regime fiscale di favore”. Infatti, la Banca del Mezzogiorno si propone di agire:

“attraverso la rete di banche e delle istituzioni che aderiscono all’iniziativa con l’acquisto di azioni e può stipulare apposite convenzioni con Poste italiane
(…) favorire lo sviluppo di servizi e strumenti finanziari per il credito di medio-lungo termine nel Mezzogiorno
(…) offrire consulenza e assistenza alle piccole e medie imprese per l’utilizzo degli strumenti di agevolazione messi a disposizione da amministrazioni pubbliche, istituzioni multilaterali e organismi sopranazionali”.

Dopo il successone dei cosiddetti “Tremonti-bond”, rifiutati in blocco dai maggiori gruppi bancari, l’imperturbabile ministro ci riprova e crea per la bisogna una propria banca alla quale rifilare le sue securities senza mercato, a copertura di un bilancio disastrato, e rilanciare (se mai c’è stata) l’economia meridionale. Il tutto avviene di comune sinergia e in parallelo con le teorie monetariste, ormai note, applicate su scala nazionale.
Ciò che in paesi più fortunati del nostro viene considerato un’ipotesi parossistica, buona per una sceneggiatura da fumetto pulp ma difficilmente praticabile nel reale, da noi è la norma. Pertanto, ricorreremo ancora una volta alle illuminanti tavole di “AKUMETSU” (alle quali abbiamo dato un tocco di colore), che ben illustrano la manovra in atto con l’ingenuità dei semplici. Si tratta di un manga nipponico di  cui abbiamo già parlato qui.
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Siccome lo Stato sarebbe solo un promotore senza ruolo, coerentemente garantirà le obbligazioni emesse dalla Banca del Mezzogiorno: privata per statuto ma pubblica di fatto per quanto riguarda la copertura dei rischi di insolvenza. Infatti, “nei primi 2 anni dalla prima emissione la banca può essere assistita dalla garanzia dello Stato che copre il capitale e gli interessi”. A questa si aggiunge l’ulteriore copertura (sempre coi pubblici denari) di Poste Italiane, cooptate nello spaccio generalizzato di titoli al portatore.
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Gli istituti di credito che aderiscono al progetto potranno poi rifilare allo Stato i mutui stipulati a medio e lungo termine dalle imprese meridionali. È facile immaginare che la sedicente Banca del Mezzogiorno diverrà un deposito titoli per debitori insolventi a carico pubblico. Come ciò possa “creare portafogli efficienti in termini di diversificazione e riduzione del rischio” non è dato sapere.
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Stato e Poste dello Stato sono gli unici a metterci i quattrini veri. A fondo perduto. I soli a pagare in caso di perdita. Entrambi dovranno erogare gli stanziamenti per il credito reale e accollarsi le insolvenze, al contrario dei privati che incasseranno invece i dividendi di azioni e consulenze, riducendo al minimo i rischi di impresa. È la solita storia delle privatizzazioni all’italiana.
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06 - akumetsu_v02_141In particolare, la contropartita per la BCC è abbastanza ghiotta: la Banca del Mezzogiorno, avvalendosi dell’intermediazione della BCC, dovrà “stimolare e sostenere la nascita di nuove banche a vocazione territoriale nelle aree del Sud”, sviluppate secondo i meccanismi del credito cooperativo e dunque poste sotto controllo BCC (in probabile funzione anti INTESA-Sanpaolo e Unicredit che non hanno sottoscritto a loro tempo i bond tremontiani).
La nuova rete bancaria potrà emettere a sua volta, per il proprio sostegno e per i successivi 5 anni, altre
“azioni di finanziamento, sottoscrivibili solo da parte di fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione”.
E chi sottoscriverà i nuovi titoli, garantendo il loro valore tramite l’acquisto costante? Avete indovinato vero?!? Il Ministero dell’Economia, ovvero Tremonti, potrà emettere decreti propri per autorizzare (e soprattutto imporre) ad enti pubblici e società partecipate dello Stato, la sottoscrizione del capitale bancario e l’acquisto dei nuovi titoli, cooptando così nella struttura le partecipate pubbliche in qualità di “soci finanziatori”.
In altre parole, lo Stato si lega mani a piedi alle sorti della Banca. Però in caso di fallimento, che il ministro chiama eufemisticamente andamento non soddisfacente, dopo 5 anni di attività “l’intera partecipazione posseduta dallo Stato, salvo un’azione, è ridistribuita tra i soci fondatori privati. I soci fondatori prevedono nello Statuto le modalità per l’acquisizione delle azioni sottoscritte dallo Stato al momento della fondazione”. In pratica, lo Stato si ritroverà in mano carta straccia che nessun operatore dotato di buonsenso comprerebbe mai!

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