Archivio per Casaleggio Associati

MINUS QUAM MERDAM

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 8 maggio 2015 by Sendivogius

Grillo Nein - by Giornalettismo

In quel di Londra, c’è un parco dove ogni svitato picchiatello e perdigiorno con velleità da oratore può improvvisare il suo comizietto surrealista, per il ludibrio dei frequentatori di Hyde Park. Perché dietro ogni tribuncello esibizionista si nasconde sempre un buffone allo sbaraglio, ansioso di mostrare al suo prossimo quant’è minchione.
Beppe Grillo (foto A.G.F.)Considerata l’inflazione della categoria in questione, quasi ci dimenticavamo del citrullo cotonato con generatore incorporato di stronzate automatiche, alimentato a click per fatturazione in conto banner. Di conseguenza, nella calura di una Roma precocemente estiva, non poteva mancare la calata del “Capo politico” in astinenza da attenzioni mediatiche. Stavolta, a raccogliere gli scrosci del Vate® a cinque stelloni è la piazza vuota di Montecitorio, davanti ad un Parlamento già deserto per il week-end anticipato, ma riconvertito a coreografia di lusso per le improvvisazioni sceniche di questa Capitan Findussottospecie di parodia in pensione di Capitan Findus, che in preda a delirium tremens si agita in mezzo ad un nugolo di reggitori di microfono, pronti a captare ogni minzione del truce vecchione avvinazzato, mentre si lamenta dei costi del parrucchiere e rutta qualcosa a proposito di “onestà”.
Capitan GrillusNella “democrazia diretta” a marchio registrato e rigorosamente on line sui server della Casaleggio Associati, il parlamento è pericoloso e va ‘ripensato’. A propria immagine e somiglianza…
La guerra dei cloniCi si appella agli Italiani!, in attesa che questa scimmia barbuta si arrampichi su qualche balcone per arringare folle di Logo Grillodementi autoconvocati per intonare l’Adoremus dell’e_guro telematico, con tanto di faccione ringiovanito e loghizzato.
Nel frattempo, ci si accontenta di rilanciare il format digitale, perché nella “non-politica virale” la rete è tutto e altro non serve: il M5S è un brand ed ogni iniziativa è ricalcata su un trend, come si premura di chiarire l’aspirante ministro degli esteri a cinque stelle e piacionissimo del noto movimento. Ovviamente parliamo di quell’Alessandro Di Battista da Civita Castellana…

“Passo la settimana parlamentare
ad aumentare i miei follower!”

dibbaE per questo lo paghiamo 20.000 euro al mese a lui ed ai suoi compari, quando non scambiano le aule parlamentari per la curva dello stadio.
Il Dibbà è un altro di quei pupazzetti a molla, caricati a minchiate e specializzati in indignazione a retrocarica, sempre pronti a scattare in convulse contorsioni su attivazione a pulsante, non appena viene inserito il gettone presenza. Convertito in animaletto buffo da intrattenimento salottiero, specializzato in siparietti televisivi, è ormai un prodotto digitale per il rilancio del AttiVista“brand” principale. Agli AttiVisti piace così… per inciso sono quelli che non contano un cazzo – la definizione sarebbe di Nicola Morraconta quello che decidono su a Milano, giacché comanda Gianroberto Casaleggio (Raffaele Fico) anche se Beppone è ancora convinto che decide tutto lui, mentre tra i “cittadini portavoce” volano gli stracci e gli scontrini delle mancate rendicontazioni, in un florilegio di registrazioni rubate, faide interne e vendette personali. Adesso è pure giunto il Grillo-leaks.com per le ripicche anonime, con tanto di pubblicazione dei numeri di cellulare per eventuali molestie telefoniche… A questo si riduce la democrazia a cinque stelle, tra purghe staliniane e mezzucci squallidi da Čeka.
Dalle telecamerine nascoste alle delazioni. È la famosa #trasparenza a cinque stelle in attesa di sapere che fine hanno fatto i rimborsi elettorali, rigirati sul C/C di Beppe che, al contrario dei suoi replicanti in parlamento, incassa il bottino e non si ritiene vincolato a certificare proprio nulla.
Il meglio fanE se questo energumeno da bar con la sua congrega di citrulli digitali rappresenta la principale forza di opposizione, si capisce bene perché poi dobbiamo tenerci fin troppo stretto il principino fiorentino e la sua corte, che non potevano sperare in niente di meglio.

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La terribile “Personalità Giuridica”

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 maggio 2013 by Sendivogius

Hokuto no Ken - Jagger

Istituzione fondamentale del Diritto privato, contemplata da oltre 2.000 anni nel Diritto romano, la “persona giuridica” è più antica della Divina Scuola di Hokuto e assai meno letale…
Fist of the North Star - KenshiroNon presuppone perversioni particolari, né inclinazioni psicotiche. Non prevede comportamenti devianti contrari alla morale ed al buoncostume. Non richiede cure mediche, né trattamenti clinici.
Spiegata in maniera molto semplice [QUI], affinché (si spera) persino gli ensiferi possano intendere:

Le persone giuridiche sono organizzazioni collettive, considerate come soggetti distinti dalle persone fisiche che le compongono ed esse stesse soggetti di diritto, dotate di capacità giuridica e titolari di diritti e doveri. Sono persone giuridiche le associazioni riconosciute, le fondazioni, i comitati riconosciuti, le società di capitali e gli enti pubblici.”

Detto in altri termini, con maggior pedanteria, direttamente dall’Enciclopedia Treccani:

La persona giuridica è quell’organismo unitario, caratterizzato da una pluralità di individui o da un complesso di beni, al quale viene riconosciuta dal diritto capacità di agire in vista di scopi leciti e determinati. Gli elementi costitutivi (o presupposti materiali) per l’esistenza della persona giuridica sono: una pluralità di persone, un patrimonio autonomo, uno scopo lecito e determinato per la realizzazione di interessi scientifici, artistici, commerciali, di beneficenza, ma i primi due elementi non concorrono necessariamente o comunque non si presentano ugualmente importanti: la pluralità di persone può in alcuni tipi di persone giuridiche presentarsi non in primo piano o mancare del tutto, mentre è essenziale in altri tipi di persone giuridiche (come le associazioni). La presenza di questi elementi normalmente deve desumersi dall’atto costitutivo della persona giuridica, nel quale trova manifestazione la volontà di coloro che gettano le basi dell’ente e dallo statuto della medesima.

Ma nella categoria possono essere annoverate pure tutte le “organizzazioni di persone”, che perseguano interessi pubblici ed abbiano una certa autonomia patrimoniale.
Attualmente i partiti politici (come anche i sindacati) non possiedono una personalità giuridica. Sono enti di fatto. E questo, specialmente in riferimento alla loro ingente disponibilità finanziaria ed immobiliare, insieme alla rilevanza della loro incisività decisionale e gestionale, è un male con effetti concreti sulla democrazia di un Paese e sullo stesso bilanciamento di potere.
chessboard wordpressIl problema era chiarissimo fin dagli albori della Repubblica italiana, tanto che i “padri costituenti”, e massimamente il prof. Costantino Mortati, tentarono invano di inserire nella Carta costituzionale l’obbligo della personalità giuridica per le organizzazioni partitiche, nella stesura dell’Art. 49 della Costituzione. La funzionalità esplicita era quella di limitare lo strapotere dei partiti e dei loro apparati burocratici, costringendoli ad una maggiore democrazia interna.
Ovviamente non se ne fece nulla. Ed il problema permase, trascinandosi intatto fino ad oggi… Per chi volesse approfondire l’argomento in ambito giuridico, suggeriamo un ottimo articolo sul tema: La personalità giuridica del partito politico in Italia di Luca Tentoni.
Oggi si fa un gran parlare di “partitocrazia”, ma pochi sanno che il termine (vecchio di oltre mezzo secolo) ha una precisa connotazione polemica, legata al tema della “persona giuridica”, da sempre fuggita come la peste dai partiti. In una pubblicazione del lontano 1952, un altro costituzionalista, il prof Giuseppe Maranini, a cui si deve l’invenzione del fortunato termine, chiosò sull’argomento:

La forma di governo creata dalla nostra Costituzione così come da altre costituzioni continentali, approda ad una forma esplicita di partitocrazia, e non di governo parlamentare. La nostra Costituzione vieta ogni mandato imperativo, che leghi il rappresentante alla volontà degli elettori; ma allo stesso tempo la Costituzione e le leggi elettorali creano i presupposti di un ben più temibile mandato imperativo, il quale subordina gli eletti ai loro veri committenti, i quali non sono più gli elettori bensì le direzioni dei partiti. Il Parlamento controlla il Governo ma le direzioni di partito controllano il Parlamento e, attraverso il Parlamento, il Governo; se poi direzione di partito e governo s’identificano, il controllato diventa controllore, con evidente eversione di ogni schema di governo parlamentare

Ai fini del finanziamento e della gestione dei fondi, l’attribuzione della personalità giuridica costringerebbe poi i partiti politici a rendicontare i propri bilanci attraverso un consolidamento certificato, con elencazione dettagliata e certificata delle spese, delle entrate, degli eventuali investimenti, degli importi e dei finanziatori privati (chiunque essi siano). Cosa che oggi non avviene ed è rimessa alla discrezionalità dei “tesorieri”, che non devono rendere conto a nessuno.
Prima dei vari Lusi e Fiorito e Belsito… la questione dei finanziamenti (e della personalità giuridica) era stata posta in termini accorati già da don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare nel 1919 e padre nobile della DC, che fu tra i primi a proporre una legge per introdurre una disciplina in materia tanto delicata (Atto Senato n.124). Il 16/09/1958, l’anziano sacerdote nominato senatore a vita ammonisce:

«Se si parla di moralizzare la vita pubblica, il primo e il più importante provvedimento deve essere quello di togliere la grave accusa diretta ai partiti e ai candidati dell’uso indebito del denaro per la propaganda elettorale. Il problema è più largo di quel che non sia la spesa elettorale; noi abbiamo oramai una struttura partitica le cui spese aumentano di anno in anno in maniera tale da superare ogni immaginazione. Tali somme possono venire da fonti impure; non sono mai libere e spontanee di soci e di simpatizzanti. Non sarò io a dire le vie per il finanziamento dei partiti perché la mia esperienza del 1919-1924 non ha nulla di simile con l’esperienza del 1945-1958. Che i finanziamenti siano dati da stranieri, da industriali italiani, ovvero, ancora peggio, da enti pubblici, senza iscrizione specifica nei registri di entrata e uscita, o derivino da percentuali in affari ben combinati (e non sempre puliti), è il segreto che ne rende sospetta la fonte, anche se non siano state violate le leggi morali e neppure quelle che regolano l’amministrazione pubblica. Il dubbio sui finanziamenti dei partiti si riverbera su quelli dei candidati; e con molta maggiore evidenza se si tratta di persone notoriamente di modesta fortuna, professionisti di provincia, giovani che ancora debbono trovare una sistemazione familiare conveniente, impiegati e così di seguito. Alla fine delle elezioni abbiamo sentito notizie sbalorditive, che fanno variare da dieci a duecento milioni le spese di campagna di singoli candidati.
[…] C’è chi accusa l’apparato dei partiti, il quale, discriminando i candidati della stessa lista, ne determina l’accaparramento di voti a favore degli uni con danno degli altri. Non mancano indizi circa il patrocinio politico che enti statali e privati si assicurano in parlamento favorendo l’elezione di chi possa sostenere e difendere i propri interessi, impegnando a tale scopo somme non lievi nella battaglia delle preferenze. Quando entrate e spese sono circondate dal segreto della loro provenienza e della loro destinazione, la corruzione diviene impunita; manca la sanzione morale della pubblica opinione; manca quella legale del magistrato; si diffonde nel paese il senso di sfiducia nel sistema parlamentare. Ecco i motivi fondamentali che rendono urgenti i provvedimenti da me proposti circa i finanziamenti e le spese dei partiti nel loro funzionamento normale»

Coerentemente alla denuncia non ci fu seguito, mentre le cose degenereranno come sappiamo… Di partiti politici e persona giuridica si torna a parlare insistentemente dopo gli scandali di Tangentopoli. Dal 1997 in poi approdano in Parlamento varie proposte, senza che se ne faccia mai nulla.
È superfluo dire che la personalità giuridica per i partiti politici è esplicitamente prevista e richiesta dalle normative europee e, nella fattispecie, dal Trattato di Nizza del 26/01/2001, a disciplina delle fonti di finanziamento dei partiti, con la deposizione di:

“uno statuto che, oltre alla struttura organizzativa del partito, dimostri il rispetto da parte del partito dei principi di libertà, e di democrazia, i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali. È inoltre richiesto il possesso della personalità giuridica e la pubblicazione annuale di un rendiconto nel quale siano dichiarate le entrate e le uscite e le donazioni ricevute.”

Non si capisce dunque (o forse si capisce benissimo) contro cosa vada tuonando il Capo politico del M5S, che minaccia sfracelli qualora il suo MoVimento sia costretto a costituirsi in “persona giuridica”, ovvero: presentare e registrare un vero statuto a norma di legge; eleggere organi collegiali di rappresentanza; costituire un collegio sindacale; attribuire una sede legale del M5S che non sia il blog personale di Beppe Grillo. E soprattutto nominare un presidente che non sia il nipote di Grillo, insieme ad organi (elettivi) di garanzia e controllo interno che non siano il fantomatico “Staff” della Casaleggio Associati, limitando lo strapotere del “capo politico” ed ogni sua discrezionalità decisionale. 
EquivocandoCosa ancor più terribile, il nuovo disegno di legge in esame (il famigerato ddl Zanda-Finocchiaro) prevede di far consolidare i bilanci da un collegio esterno e certificato di revisori contabili. Il tutto in nome dell’invocata (a parole) e sempre elusa “trasparenza”.
zerospeseNessuno obbliga il MoVimento a “trasformarsi in partito”, che al contrario può essere club, associazione, circolo sportivo, loggia massonica, o setta religiosa, ma DEVE avere personalità giuridica, specialmente se vuole maneggiare i quattrini di quel finanziamento pubblico che pubblicamente aborre ma privatamente percepisce. La norma, qualora fosse approvata (e visti i precedenti crediamo di no), riguarda tutti. A cominciare proprio dai partiti politici.
Sappiamo che è un concetto difficile da comprendere, specialmente per gli amici a 5 stelle che hanno serie difficoltà con gli articoli della Costituzione ed i regolamenti parlamentari. Non parliamo poi della presentazione delle proposte di legge [QUI]!
Beppe Grillo Nonostante i continui latrati del loro Capo (e padrone), i pentastellati non sono ragazzi cattivi… Sono solo un po’ duri di comprendonio: sulle cose ci arrivano sempre in ritardo; tempo di smaltire livori e arroganza. In fondo è già successo in passato [QUI]… È che ragionare, informarsi, STUDIARE, costa fatica e richiede umiltà. Perciò è molto meglio inventarsi complotti e gridare alla cospirazione.

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AMARCORD

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 5 dicembre 2012 by Sendivogius

TUTTO TUTTO NIENTE NIENTE

Uno spot elettorale ha sempre una componente imbarazzante, soprattutto per chi presta la propria faccia alla farsesca sceneggiata e subito dopo se ne pente, confidando invano nell’oblio… Sono come le immagini compromettenti, imprudentemente postate in rete: prima o poi rispuntano sempre fuori. Ne esiste persino una raccolta storica, con tanto di archivio tematico [QUI]: se amate il trash più estremo, guardateveli! Sono una roba devastante. E meditate sull’uso che avete fatto del vostro voto.
Sostanzialmente, sono monumenti a peritura memoria, (s)consacrati alla minchioneria politica di uomini (donne) e candidati allo sbaraglio, nell’arena girevole del kitsch elettorale.
Come sempre, la realtà supera anche le migliori finzioni. E quasi mai è un bene.
Le vere primarie Il M5S, nell’ingenuità dei neofiti, non fa eccezioni e nella sua pretesa di cambiamenti epocali finisce col riciclare strumenti di propaganda vecchissimi, con risultati non proprio eccelsi… In questa prospettiva, i profili dei candidati alle cosiddette “parlamentarie” (le primarie del M5S), presentati in rete con tanto di filmino amatoriale, sono qualcosa di imperdibile (o quasi)… Non raggiungono l’esilaranza comica dei casting del Grande Fratello, ma lo straniante effetto demenziale è lo stesso. Ed è ancor più riuscito, perché involontario.
Tra i 1.400 candidati alle “parlamentarie” del M5S spicca l’assenza quasi totale di donne. In compenso, abbondano le profusioni di fedeltà a ‘Beppe’ e la ripetizione compulsiva degli slogan del MoVimento, che si presuppone i votanti già conoscano.
Qualche profilo interessante indubbiamente c’è… Non vi diciamo quale. Per il resto, sono un concentrato di ovvietà e di improvvisazioni da far tenerezza, quando non si ride di gusto.
Sono una mamma… Sono felicemente sposato… Ho uno, due, cinque figli… (e sti caxxi, no?!?)
Tra i requisiti fondamentali di questi aspiranti legislatori, che vorrebbero spazzar via la “la casta” (auguri!), vengono rivendicati con orgoglio:

– Leggere con assiduità il blog di Beppe Grillo (fin dal 2009!)
– Aver creato loro stessi un blog (mei cojoni!)
– Aver partecipato al V-Day (1 e 2), nonché alla Woodstock 5 Stelle
– Aver aderito a un qualche meet-up, diffondendo i proclami di Beppe su facebook

feisbuk

E tanto basta!
La carrellata (quasi) completa dei fenomeni la trovate QUI, nel pieno fulgore delle loro declamazioni oratorie.
Si vota rispettando gli orari di ufficio della Casaleggio Associati, che gestisce server e software e sito e votazioni delle “parlamentarie”. Non sono previsti “garanti”, né modalità di certificazione o verifica dello sfoglio elettorale. È la famosa trasparenza a 5 stelle.
Al contempo, sono escluse domande, contraddittori, e qualsiasi forma di incontro pubblico coi candidati, che sono scelti esclusivamente tra i trombati delle precedenti tornate elettorali e possono interagire con i loro potenziali elettori (tutti rigidamente iscritti al MoVimento), nell’unica forma evidentemente consona agli adepti del grillismo militante: il monologo autoreferenziale.
VGettonatissima per le location improvvisate è la presenza del mascherone sorridente di Guy Fawkes, con l’immancabile richiamo a V per Vendetta. Ovviamente si tratta della mediocre versione cinematografica e non certo della ben più feroce e complessa graphic novel di Alan Moore, da cui il film è tratto.
Nel complesso, è forte la prevalenza di sinistrati in cerca di Autore (o padrone).
Sarà l’emozione; sarà la poca dimestichezza con le telecamerine, che si pretende però di puntare contro la faccia di chiunque altro, ma a visionare le centinaia di filmini da autodidatta la sensazione prevalente è quella di trovarsi dinanzi ad un deprimente concentrato di nerds e di sfigati, come è difficile trovarne perfino negli imbarazzanti casi umani che dimorano abitualmente in certe sezioni di partito.
C’è quello che osserva con fissità bovina l’obiettivo della telecamera… l’altro che invece non riesce a stare fermo per due secondi di fila.
C’è quello che se ne sta irrigidito sul divano di casa, come un pugile suonato a bordo ring… E chi invece se ne rimane quasi rannicchiato in cantuccio, tutto rattrappito, temendo quasi di disturbare.
C’è il Piacione
C’è quello che osserva l’Infinito e non riesce a fissare l’obiettivo, manco se glielo punti in faccia [QUI]
C’è quello che si fa intervistare dal figlio, mentre legge il canovaccio sul ‘gobbo’ [QUI]
C’è l’Imbavagliato che parla per cartelli. E bisogna dire che (non) ci mancava un po’ di colore in Parlamento.
C’è il piccolo professionista di provincia, che magari dice cose degnissime, ma lo fa con una flemma esasperante, dai processi di attivazione rallentati [QUI].
C’è il Pendolo, nonché macchietta comica che sembra uscita da una sceneggiatura di Verdone…

La somiglianza con la folla di anonimi esauriti che chiunque, almeno una volta nella vita, ha avuto la ventura di incontrare su un autobus è forte:

E d’altra parte delle anonime “parlamentarie”, pochissimo pubblicizzate, non si parla nemmeno sul blog del Profeta: troppo concentrato com’è con le solite contumelie anti-sistema e sopratutto troppo impegnato nella sua personalissima guerra contro il Partito Democratico, sostanzialmente colpevole di non essersi sciolto nel calderone del grillismo, come avvenuto per l’IdV dello sprovveduto Antonio Di Pietro che a forza di corteggiare Grillo ne è finito fagocitato.
È curioso che il PDmenoElle, con la sua organizzazione così obsoleta e arcaica da ‘vecchia politica’, sia riuscito a mobilitare per le sue “primarie” qualcosa come quattro milioni di elettori (senza chieder loro l’iscrizione al partito), che si sono mossi fisicamente per mettersi pazientemente in fila ai seggi improvvisati, mentre l’alfiere della Democrazia 2.0 con la sua rete del futuro ha racimolato appena 100.000 iscrizioni alle votazioni per le “parlamentarie”, tra gli aderenti al suo sedicente MoVimento. Tant’è la sensibilità democratica, che ai grillini risulta difficile persino completare un’iscrizione on line, senza nemmeno dover spostare le natiche dal proprio salotto. Molto meglio continuare a postare insulti anonimi, contro chiunque osi pronunciare il nome del Grillo invano, con insufflate di basta! e vergogna! e vaffanculo! che fanno tanto gggente inkazzata.
3.900.000 di votanti vs 100.000 (scarsi): la differenza che separa un successo da un flop; il divario che intercorre tra partecipazione democratica e propaganda populista…
Alla seconda, di solito basta un tribuno ambizioso, con una dose in eccesso di narcisismo, ed una folla sensibile ai facili entusiasmi. E alla pagliacciate.
I 2 TonniCon pochi ritocchi, la strategia è la stessa di sempre: l’attesa spasmodica del Conducator; il pathos costruito dell’uomo della provvidenza, che tutto promette e quasi nulla risolve; le aspettative della folla, pronte ad esplodere in entusiasmo collettivo; un po’ di machismo, culto della gioventù e dell’energia fisica esibita dal risolutore, contro le logore forze decadenti delle vecchie cariatidi demo-pluto-massoniche

“Per tenermi in forma correrò davanti al camper per qualche chilometro tutti i giorni, come Forrest Gump. Chi vuole potrà correre con me.”

L’effetto amarcord, che tanto piace all’italiano medio, è assicurato.

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Anatomia 5 Stelle

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 agosto 2012 by Sendivogius

Parlare del M5S è inutile. Innanzitutto, perché il MoVimento non esiste; in quanto si tratta di un marchio ad uso esclusivo e protetto dal diritto di copyright,

abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo,
unico titolare dei diritti d’uso dello stesso

Non è un’associazione, non ha una sede definita, non ha un vero statuto fondativo, non ha una reale base di valori condivisi, non ha un coordinamento policentrico, non prevede organi di rappresentanza condivisi, né reali assemblee di partecipazione democratica e consigli di autogestione orizzontale.

«Il “MoVimento 5 Stelle” è una “non Associazione”. Rappresenta una piattaforma ed un veicolo di confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel blog http://www.beppegrillo.it.
La “Sede” del “MoVimento 5 Stelle” coincide con l’indirizzo web http://www.beppegrillo.it.
I contatti con il MoVimento sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronica all’indirizzo MoVimento5stelle@beppegrillo.it.»

Dunque, il M5S è una proprietà ed in quanto tale appartiene a Beppe Grillo.
Essendo una entità di natura privatistica a carattere individuale, non prevede regolamenti certi né norme predefinite sulle modalità di adesione. Strutturata come un social network, risponde più che altro a policy di ammissione piuttosto vaghe. E soprattutto non deve rendere conto delle espulsioni, concepite come un annullamento dell’account di registrazione.

La partecipazione al MoVimento è individuale e personale e dura fino alla cancellazione dell’utente che potrà intervenire per volontà dello stesso o per mancanza o perdita dei requisiti di ammissione.

Ora, questo non sarebbe certo un problema se il M5S, nell’ambito del blog del suo patrono e padrone (e dunque Grillo), non pretendesse di essere:

lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog http://www.beppegrillo.it, in occasione delle elezioni per la Camera dei Deputati, per il Senato della Repubblica o per i Consigli Regionali e Comunali.

Nella fattispecie, questa idea di democrazia lineare, a partecipazione diretta su piattaforma virtuale, si traduce, forse per i limiti intrinseci al narcisismo del personaggio, in una vetrina autoreferenziale (effetto quasi inevitabile per un blog) per le frustrazioni ossessive ed i fermenti populistici del (presunto) Autore, nella formula prevalente del monologo proteso in assolo.
Più che un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico, esiste una sola Opinione: quella di Beppe, insindacabile e imprescindibile; l’unica che conti veramente.
  Speculare alla psicologia, ed al livello culturale, del vecchio guitto genovese, nel suo insieme il blog risulta essere un imbarazzante accozzaglia di incongruenze e luoghi comuni, oramai strutturate in un’incredibile fucina di castronerie a getto continuo, dove alla coerenza narrativa si predilige il turpiloquio reiterato in un martellante livore “anti-casta”, in cui ogni cosa viene semplificata.. sminuzzata.. e ridotta in una poltiglia qualunquista. Il tutto speculare ad una formazione scolastica di base, dove il titolo di studio prevalente è il diploma di perito tecnico. Il ché non vuol essere certo un insulto, ma un modo per sottolineare come l’assenza di un approccio umanistico ai problemi, analizzati nella loro complessità sociale, sia una carenza evidente aggravata da una notevole insipienza culturale.
La rete è piena di esempi simili… Non ci spenderemmo sopra nemmeno due righe, se questo non fosse il ‘meglio’ che in Italia la società (in)civile sia riuscita a produrre, in risposta al berlusconismo ed alla crisi dei partiti, nel meteorismo congenito di ventri troppo gonfi e teste irrimediabilmente vuote. Il sonno della ragione genera mostri, ma l’ignoranza è la loro levatrice.

Una Non-Democrazia
 Lungi dall’essere uno strumento aperto di democrazia partecipata, la struttura assomiglia a quella di una setta: c’è un guru (Beppe Grillo); un mentore spirituale (GianRoberto Casaleggio); una folla anonima ed entusiasta di adepti fanatizzati dal verbo del profeta.
Va da sé che l’unico canale d’informazione consentito è il blog medesimo ed i link eventualmente consigliati dallo stesso. Ogni altra eterodossia non è ammessa, né ai grillini interessa più di tanto.
A cadenze regolari, la diarchia celeste Grillo-Casaleggio sceglie il target del giorno, meglio se si tratta di qualcuno con rilevanza pubblica, che ha osato criticare il MoVimento o pronunciare il nome di Grillo invano. Additato il bersaglio alla furia popolare, i neofiti della setta si scagliano nel linciaggio virtuale dell’eretico, in un crescendo di insulti e grevità oscene ai limiti della paranoia, in una sorta di catarsi collettiva.
C’è qualcosa di orwelliano in un simile meccanismo, che a tratti ricorda il “Programma dei Due Minuti d’Odio”:


 «La cosa orribile dei Due Minuti d’Odio era che nessuno veniva obbligato a recitare. Evitare di farsi coinvolgere era infatti impossibile. Un’estasi orrenda, indotta da un misto di paura e di sordo rancore, un desiderio di uccidere, di torturare, di spaccare facce a martellate, sembrava attraversare come una corrente elettrica tutte le persone lì raccolte, trasformando il singolo individuo, anche contro la sua volontà, in un folle urlante, il volto alterato da smorfie. E tuttavia, la rabbia che ognuno provava costituiva un’emozione astratta, indiretta, che era possibile spostare da un oggetto all’altro come una fiamma ossidrica. Così, un istante dopo, l’odio di Winston non era più rivolto contro Goldstein, ma contro il Grande Fratello, il Partito e la Psicopolizia. In momenti simili il suo affetto andava a quel solitario e deriso eretico sullo schermo, difensore unico della verità e della sanità mentale in un mondo di menzogne. Passava un altro istante, e Winston si ritrovava in perfetta sintonia con quelli intorno a lui e tutto ciò che si diceva di Goldstein gli sembrava vero. Allora l’intimo disgusto che avvertiva nei confronti del Grande Fratello si mutava in adorazione e il Grande Fratello pareva sollevarsi ad altezze vertiginose, protettore invincibile e impavido, immoto come una roccia davanti alle orde dell’Asia, e Goldstein, a dispetto del suo isolamento, della sua impotenza e dei dubbi che avvolgevano la sua stessa esistenza, appariva come un sinistro incantatore, capace di abbattere l’edificio della civiltà con la sola forza della sua voce. In qualche momento era perfino possibile dirigere il proprio odio da una parte all’altra, assecondando un atto libero della volontà.»

 George Orwell, “1984”
 Mondadori; 2002

Di tanto in tanto, il post del giorno viene arricchito con annunci del tipo:
 “Tizio non ha mai fatto parte del M5S”;
 “Si diffida Sempronio dall’usare il contrassegno”;
 “Da oggi Caio è fuori dal MoVimento”.
Senza che mai venga fornito uno straccio di motivazione all’espulsione, un cenno su chi siano e cosa mai abbiano fatto di così grave Tizio e Caio e Sempronio.
Beppe Grillo lancia l’anatema; gli adepti provvedono ad eseguire la fatwa, apponendo la lettera scarlatta sul petto del proscritto.
Non è prevista alcuna difesa, né possibilità di appello, tanto meno una qualche forma di consultazione collettiva: congressi, assemblee, collegi, sono roba vecchia da partiti, rigurgiti di “casta”. Il MoVimento ne è immune: uno vale uno e Beppe decide per tutti.
Nel corso della Storia, persino gli autocrati peggiori si sono sentiti in dovere di fornire una giustificazione (seppur falsa) alle loro sentenze di epurazione. Grillo invece no, non corre di questi problemi. È la nuova democrazia 2.0.

Ho visto la luce!
 Nel mondo semplice ed elementare dei grillini, la risoluzione dei problemi è rimessa alle aspettative messianiche del MoVimento, che come tutte le sette promette la salvezza eterna ai suoi adepti: affidatevi a noi, dateci la maggioranza, e tutti i problemi svaniranno per divina intercessione. Non chiedeteci come, perché gli altri sono peggio. Se non ci votate allora meritate ogni male e i malanni che si abbatteranno sull’Italia saranno la giusta punizione per voi miscredenti.
E in una sorta di presunzione auto-assolutoria ci si illude possa esistere una cesura morale tra elettori ed eletti, nella distinzione tutta fittizia tra “popolo” e “casta” come se in una democrazia elettorale le due categorie non fossero strettamente interconnesse e speculari l’una con l’altra. Secondo un vecchio aforisma, il 30% dei parlamentari sono peggiori dei loro elettori, un altro 10% è migliore, il 60% è perfettamente uguale a chi li elegge. Il flusso delle percentuali può cambiare, ma la sostanza rimane immutata.
La visione politica del M5S invece è totalmente manichea, in una separazione netta tra buoni e cattivi, salvati e dannati, contrapposti nella logica del “chi non è con me è contro di me”.
Da questo punto di vista, Grillo ha una visione totalitaria della società: se non piace a Lui, se non rende conto al MoVimento (cioè a Lui medesimo), è indissolubilmente un Nemico. Nell’antitesi non sono previste eccezioni.
In un’orgia compiaciuta, avendo ben poco da proporre, è contro tutti e tutto: i ‘Politici’, i ‘Partiti’, i ‘Sindacati’, ‘l’Agenzia delle Entrate’ e le ‘tasse’, i ‘Giornalisti’ e i ‘Media’ (e persino le Olimpiadi), il ‘Presidente della Repubblica’
A quest’ultimo proposito, la virulenta campagna imbastita contro Giorgio Napolitano dal duetto al ribasso di Beppe Grillo e Antonio Di Pietro (il quale evidentemente ignora che non c’è posto per due prime donne sullo stesso palco) è semplicemente VOMITEVOLE, per modalità, allusioni, e contenuti.
Su queste pagine non sono mancate critiche al presidente Napolitano, ma mai ci si era compiaciuti nelle forme che rasentano il villipendio.
Una delle vette più alte viene raggiunta da Grillo il 09/08/2012, in occasione del sondaggio sul “peggior Presidente della Repubblica”. La maggior parte dei votanti non va più indietro della presidenza Ciampi, fino a toccare percentuali irrisorie nel caso delle tre ‘presidenze moderate’: Gronchi. Segni, e Saragat. Evidentemente, i citrulli analfabeti raggrumati attorno al tribuno ligure non hanno la più pallida idea su chi siano.

Per diventare presidente della Repubblica è necessario disporre di alcuni requisiti: avere una certa età, meglio se alle soglie della senescenza, essere di sesso maschile, disporre di una laurea (obbligatorio!), aver fatto militanza politica in un partito e aver vissuto di stipendi pubblici per quasi tutta la vita

Per scadere sullo stesso piano, si potrebbe obiettare a Grillo quando mai lui abbia lavorato in tutta la sua vita…
Ma qui emerge un altro elemento speculare del M5S: il totale disprezzo per chiunque lavori nella Pubblica Amministrazione, negando ogni dignità professionale alla categoria. Secondo molti adepti del MoVimento, la soluzione consiste nel tagliare e chiudere più enti e strutture pubbliche possibili, licenziare tutti i dipendenti. Pensano che senza fondi, senza strutture e senza personale, il servizio funzioni da sé, per divina provvidenza e risparmio assicurato.
Naturalmente, il lavoro superfluo, inutile, parassitario, è sempre quello degli altri… I nostri eroi stellati rispondono invece a rigorosi principi meritocratici, che li autorizzano a stilare pagelline di valutazione su chiunque altro.

La laurea in giurisprudenza è la più ricorrente, gli ultimi cinque presidenti si sono laureati in questa disciplina. Ingegneri, fisici, matematici e, in genere chiunque abbia conseguito un titolo scientifico, sono esclusi dalla competizione presidenziale.”

Fino a prova contraria, il Presidente della Repubblica è il garante della Costituzione, presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, firma le leggi e vaglia l’attività normativa della Camera…
È OVVIO che debba essere laureato, possibilmente (se non obbligatoriamente) in Giurisprudenza. Qualcuno farebbe mai costruire ponti ad un avvocato? Affiderebbe ad un giurisperito la realizzazione di un reattore nucleare?!?
Epperò, come prossimo presidente, facciamo in modo che venga eletto un ragioniere. Meglio se di Genova…!
Evidentemente, in un delirio di onnipotenza, Grillo crede che il mondo giri attorno a lui.
Altrimenti, impiegherebbe le pagine del suo blog per avanzare proposte e soprattutto per illustrare le attività, le iniziative, e gli eccezionali risultati dei sindaci e dei rappresentanti 5 stelle là dove sono stati eletti. Invece, a corto di risultati da esibire, preferisce scatenare roboanti offensive alla ricerca di sempre nuovi nemici, in un emblematico vuoto programmatico e di riscontri.
In fondo, e lo scrive anche l’amico Casaleggio, Siamo in guerra. In altri tempi, qualcuno formulò un approccio simile alla politica e lo chiamò “Mein Kampf”.

Il Mondo di Domani
 Sostanzialmente, l’impianto in apparenza liquido di un presunto esperimento di democrazia lineare (in realtà non è l’uno né l’altro) è opera della sapiente organizzazione dei Casaleggio: il lato oscuro della forza di Beppe Grillo.
È difficile prendere sul serio i proclami del Grillo; non si capisce mai bene se sia davvero farina del suo sacco o frutto della regia della Casaleggio Associati….
Su Gianroberto Casaleggio gira in rete un incredibile bolo di panzane cospirazioniste, che non è nemmeno il caso di riportare tanto sono idiote… Grande scalpore ha suscitato nel sottobosco complottista il fatto che uno dei principali soci di Casaleggio, il manager Enrico Sassoon, guidi la Camera di Commercio USA (noto covo di rettiliani in missione segreta), ovvero l’equivalente della nostra Confcommercio.
Si tratta di una cosa davvero inaudita per un professionista esperto in studi economici, che lavora in un’azienda con importanti partecipazioni nel mercato statunitense.
Invece, a Gianroberto Casaleggio si rimprovera sostanzialmente di essere un uomo di cultura, di leggere Chrétien de Troyes, con una predilezione per i romanzi del Ciclo Bretone. I soliti idioti hanno speculato su chissà quale legame occulto con questo o quel movimento esoterico…
In realtà, Casaleggio è un creativo. E, come tutti i grandi innovatori, è soprattutto un visionario. Il problema consiste nel fatto che tende un tantino ad esagerare, travestito da tecno-santone. Pensoso scrittore sui destini del web, nel tempo libero Casaleggio si atteggia a veggente, realizzando filmini indimenticabili:

La versione originale la trovate QUI.
Le teorie del buon GianRoberto sembrano un incrocio fantasy tra le opere di Aldous Huxley ed I Cieli di Escaflowne, per un ombroso bambinone mai cresciuto abbastanza.
Tra le tante invenzioni dell’intraprendente Casaleggio Associati, c’è pure la famosa Mappa del Potere:

Lo scoppiettante GianRoberto, oramai sempre più impegnato a costruire la propria “leggenda nera” in chiave mitopoietica, gioca coi paradossi, fornendo ai complottisti le prove farlocche per le loro farneticazioni cospirazioniste. E ne alimenta ad arte le ossessioni di un millenarismo apocalittico. Sono cortine fumogene di un caos apparente di cui GianRoberto è convinto di avere le chiavi ed il controllo, mentre dispone le sue pedine su di una scacchiera virtuale atteggiandosi a demiurgo del nuovo Ordine. Immaginiamo che si diverta un mondo…
A volte si ha la sensazione che si tratti di un enorme scherzo e che il gioco finirà, quando verrà a noia del geniale GianRoberto conquistato ad altri passatempi.

Diversamente fascista
Poi, è chiaro, ognuno deve gestire la materia prima che si ritrova tra le mani…
I cosiddetti “portavoce” di un movimento completamente privo di coordinamento, con cellule scalcinate alla ventura dell’improvvisizione, sono solo una proiezione olografica del Grillo-pensiero: fanno quasi tenerezza nelle loro continue profferte di fedeltà al Capo, coi loro incerti passetti eterodiretti dai consulting della Casaleggio. A vederli schierati in campagna elettorale, sorridenti e imbambolati, sopra il palco e alle spalle del Profeta invasato, sembrava di assistere ad una rassegna di marionette nel teatro dei pupi, in attesa che il Mangiafuoco ligure ravvivasse le sue creature tirandone i fili.
Quando agiscono motu proprio, la confusione regna sovrana…
Nel gran calderone del M5S, si ritrova un po’ di tutto: radicali in libera uscita, leghisti in fuga, orfanelli berlusconiani e dipietristi delusi, ex piddini in crisi di rigetto e sinistrati variamente assortiti. È collettore di frustrazioni prima ancora che di idee.
Tutti si riempiono la bocca con la parola “popolo”, surrogato in una massa informe di umori condivisi, ma il substrato prevalente è di tipo fascistoide.

«Il fascismo è una mentalità speciale di inquietudini, di insofferenze, di audacie, di misoneismi, anche avventurosi, che guarda poco al passato e si serve del presente come di una pedana di slancio verso l’avvenire. I melanconici, i maniaci, i bigotti di tutte le chiese, i mistici arrabbiati degli ideali, i politicanti astuti, gli apostoli che fanno i dispensieri della felicità umana, tutti costoro non possono comprendere quel rifugio di tutti gli eretici, quella chiesa di tutte le eresie che è il fascismo. È naturale, quindi, che al fascismo convergano i giovani che non hanno ancora un’esperienza politica e i vecchi che ne hanno troppa e sentono il bisogno di rituffarsi in un’atmosfera di freschezza e di disinteresse.»

 (“Verso l’azione” in Il Popolo d’Italia – 13/10/1919)

Si ravvisa nella maggior parte dei commenti presenti sul blog la stessa insofferenza viscerale contro la Cultura e il disprezzo profondo che ogni fascista verace ha per l’intellettuale.
C’è la stessa carica anti-sistema, rigettato nella sua totalità, e semplificato nella crociata radicale contro la “casta” che, all’atto pratico, si traduce in un mero riepilogo contabile dei costi, contro i quali si concentrano le invettive che non vanno oltre l’offesa personale, gli isterismi condivisi tramite un esasperato squadrismo verbale, e nulla più.
Una componente tipicamente fascista risiede nella retorica giovanilistica, che nel caso del grillismo si alimenta con una esasperata contrapposizione tra ‘giovani’ e ‘vecchi’; l’insistenza con cui si ricorre alle metafore necrofile: gli zombie, la putrefazione, la decomposizione… ad evocazione di un marciume orrido e contaminante in cui nulla può salvarsi.
C’è poi il ricorso estenuante alla definizione di un Nemico da combattere ad oltranza… È ricorrente la sindrome del complotto… i richiami ad un vittimismo esasperato…

«Da mesi, con un ritmo sfiancante, i quotidiani, e le testate on line che vivono di notizie “copia e incolla” e rimbalzano le falsità, insultano, diffamano, spargono menzogne, inventano fatti, creano dissidi inesistenti, diffondono odio su di me e sul MoVimento 5 Stelle.»
 (15/08/2012)

Sembra di leggere uno dei soliti deliri persecutori, coi quali il Papi della Patria ci tediato in quasi venti anni di potere incontrastato. Invece l’autore del piagnisteo è Beppe Grillo, in un processo di identificazione oramai irreversibile col suo omologo ceronato.
In passato, analizzando i meccanismi del consenso attraverso la lettura della “Psicologia delle folle” di Gustave Le Bon [QUI], ne avevamo fatto (sbagliando) quasi una prerogativa contemporanea del berlusconismo. L’analisi è perfettamente sovrapponibile al fenomeno Grillo, a dimostrazione che i populismi in fin dei conti rispondono tutti alle stesse dinamiche. E d’altronde non mancano i richiami allo pseudo-buonsenso familista da provincialismo strapaesano: il Papi si consultava con le zie suore; Antonio Di Pietro chiede sempre consiglio alla sorella Concetta; Beppe Grillo si fa spiegare la politica estera dal suocero, un ex militare del regime degli Scià di Persia.
In quanto agli insulti, Grillo deve essere convinto si tratti di una prerogativa che spetta a lui solo e, come nei suoi monologhi, non prevede diritto di replica…

Anno 1998. Con la presunzione tipica degli ignoranti, Grillo straparla di temi sui quali non sa nulla. Dopo aver sponsorizzato la cura dei fratelli Di Bella per il cancro, il guru genovese scopre il problema dell’AIDS: «Veltroni va là e scopre i malati di AIDS. Arriva qui e ci ha la soluzione: dice cazzo, l’Aids, bisogna mettere a tutti il preservativo! E lo dice uno che è dieci anni che il preservativo ce l’ha sulla testa e non se ne accorge. Allora, lui non dice che sull’Aids ci sono dei seri sospetti che sia una bufala»
Anno 2001. Riferendosi al premio Nobel per la medicina, Rita Levi Montalcini, la omaggia con un: “Vecchia puttana”
In tempi recenti (anno 2012), c’è stato il neo-sindaco di Milano ribatezzato “Pisapippa”. Non mancano le offese alla solita Rosi Bindi, con pesanti allusioni al suo aspetto fisico ed alla sua vita sentimentale, proprio come un Berlusconi qualunque… E, prima di convertirsi ai diritti di gay ed ergersi a protettore delle coppie di fatto, Grillo aveva già avuto modo di esprimere la sua sensibilità sull’argomento: “Vendola è un buco senza ciambella” (02/03/2011).

Del resto, l’attenzione del MoVimento ai temi civili resta proverbiale:
31/03/2011. Bolzano, Claudio Vedovelli, consigliere 5 stelle, abbandona l’aula consiliare in segno di protesta, insieme ai rappresentanti delle destre, in seguito al rifiuto di iscrivere Casa Pound nell’albo delle ‘associazioni culturali’: «escludere un gruppo di ragazzi che non solo hanno le carte in regola ma anche , fino ad ora, organizzato serate su temi diversi e interessanti, senza segni di apologia, solo perché si ritiene siano in contatto con gruppi neo o nuovi fascisti, ci pare sbagliato oltreché rischioso
Naturalmente, la scelta è stata fatta nella consapevolezza del “pericolo che ogni forma di fascismo (anche quello contro l’ambiente) può rappresentare”.
Fascismo contro l’ambiente?!? Grillo ma dove cazzo li vai a trovare tipi così?!?
29/04/2012. Arese (MI), Laura Antimiani, candidata 5 stelle al Comune, reputa “discriminante” l’introduzione di un registro delle coppie di fatto.
06/02/2012. Legnano (MI), Daniele Berti, candidato 5 stelle al Comune, trova che la mancata integrazione dei rom sia essenzialmente un problema genetico insito nel loro DNA.
06/02/2012. Rimini, i rappresentanti del M5S in Consiglio comunale si astengono insieme ai repubblichini del PDL, contro la mozione che nega la concessione della piazza ai fascisti di Forza Nuova. Straordinaria la motivazione: Probabilmente dovrebbero essere dichiarati illegali, ma non spettano alla politica le forzature. Nella manifestazione è previsto il pubblico rogo del libro “Piccolo Uovo”, opera di Francesca Pardi, illustrata da Altan, dove si osa parlare di coppie gay.

Antologia a 5 Stelle
Ma questi sono argomenti capziosi; il MoVimento infatti non si perde in chiacchiere, composto com’è di gente del fare. Si occupa di tutto e decide in fretta…
Modi e tempi di svolgimento dell’assemblea dei Meet-up del M5S:
5 minuti per i relatori dei tavoli. Al massimo un minuto ciascuno per domande, contributi e suggerimenti dei partecipanti sugli interventi dei relatori appena ascoltati. Ci si prenota, presso i coordinatori dell’assemblea, entro la fine degli interventi dei relatori, indicando il tavolo di lavoro rispetto al quale si pone l’intervento.
5 minuti ciascuno di replica generale per i relatori dei tavoli. Un quarto d’ora per la relazione finale (si fredda la cena!).

«Il Fascismo è anti-accademico. Non è politicante. Non ha statuti, né regolamenti. Ha adottato una tessera per la necessità del riconoscimento personale, ma potendo ne avrebbe volentieri fatto a meno. Non è un vivaio per le ambizioni elettorali. Non ammette e non tollera i lunghi discorsi. Va al concreto delle questioni.»

  (“Il fascismo” in Il Popolo d’Italia – 03/07/1919)

Il MoVimento 5 stelle non è di destra né di sinistra… non ha statuti e soprattutto non è un partito…

«È un po’ difficile definire i fascisti. Essi non sono repubblicani, socialisti, democratici, conservatori, nazionalisti. Essi rappresentano una sintesi di tutte le negazioni e di tutte le affermazioni. Nei fasci si danno convegno spontaneamente tutti coloro che soffrono il disagio delle vecchie categorie, delle vecchie mentalità. Il fascismo mentre rinnega tutti i partiti, li completa. Nel fascismo che non ha statuti, che non ha programmi trascendenti, c’è quel di più di libertà e di autonomia che manca nelle organizzazioni rigidamente inquadrate e tesserate.»

  (“La prima adunata fascista” in Il Popolo d’Italia – 06/10/1919)

Epperò non chiamateli ‘fascisti’. Perennemente inkazzati, incapaci di una visione d’insieme, si concentrano sui problemi concreti, parcellizzati in camere stagne, e non ne risolvono nessuno.
Al massimo, sono diversamente fascisti.

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