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RIGOR TEUTONICUS

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 Maggio 2012 by Sendivogius

Se l’Europa doveva immolarsi sull’altare dello strapotere germanico per la prosperità del Quarto Reich di Angelona Merkel, tanto valeva dargliela vinta a tavolino direttamente nel 1914 alla Germania… Almeno ci risparmiavamo due guerre mondiali!
Ah che cosa sarebbe l’Europa (unita?) senza il micidiale apporto del contributo tedesco….
La lungimirante politica di austerità per esportazione della Germania è riuscita a trasformare un piccolo problema di contabilità, circoscritto ad un piccolo paese economicamente insignificante e facilmente contenibile come la Grecia, in una voragine capace di inghiottire il resto dell’Unione. La draconiana cura da cavallo prescritta su ricetta della Bundesbank alla Grecia è riuscita a stroncare il malato, facendo collassare l’intero paese. Tra i brillanti effetti collaterali in assenza di risultati, la terapia teutonica è riuscita ad estendere il contagio a tutta l’area mediterranea, mentre il debito ellenico schizzava a 320 miliardi di euro di interessi da pagare alle banche, dopo aver prostrato l’intero sistema economico della piccola nazione balcanica.
Dati gli straordinari risultati, la formula magica è stata estesa all’intero continente coi mirabolanti effetti che tutti possiamo apprezzare. Tuttavia, provate voi ad imporre ai tedeschi 1/1000 della cura lacrime e sangue, prescritta dall’inflessibile cancelliera al resto dell’Europa, e vedrete se i crucchi non vi marciano con lo stahlhelm del nonno calcato sulla crapa bionda!
Del resto, l’azione politica della Germania nella (catastrofica) gestione della crisi economica rasenta la parafilia. E, nella sua intransigenza dogmatica, sembra improntata a “rieducare” piuttosto che “curare”, in virtù di una supposta superiorità etica (ed un tempo razziale), tramite una sorta di propedeutica della punizione a scopo rieducativo, volta a riaddrizzare castigando quelle che ai rigidi spiriti teutonici appaiono come le cicale del sud.
Del resto, il legame che unisce la Germania al resto dei paesi dell’Unione europea si può a tutti gli effetti configurare come un rapporto distorto di natura sado-masochista tra slaves e master. A quanto pare, questo è quanto di meglio il sentimentalismo a buon mercato (gefühlsduselei), che i tedeschi amano ostentare, riesce a produrre a livello di empatia transnazionale verso i nuovi untermenschen del terzo millennio.
 Per provocazione, ci si potrebbe chiedere se la Germania sia davvero un paese “europeista” e fino a che punto… Altrettanto provocatoriamente ci si potrebbe rispondere che l’europeismo dei tedeschi è valido fintanto che conviene ed è funzionale agli interessi della volkgemeinschaft nella sua esclusività prettamente tedesca. Storicamente, questa non sarebbe una novità: settant’anni fa sterminarono mezza dozzina di milioni di cittadini europei di religione ebraica e ne massacrarono qualche altro milione in giro per il continente, perché ciò era “necessario” al benessere ed alla salvezza del popolo tedesco. In fondo, se il paradosso vi sembra eccessivo, stiamo solo parlando dei papà e dei nonni nazisti degli attuali tecnocrati tedeschi, i quali attualmente dominano e determinano le decisioni della UE. E d’altra parte l’Europa unita ai tedeschi piace…
Piace loro fintanto che ne possono dettare l’agenda, imponendo le proprie prescrizioni al resto dei parteners europei tenuti in posizione subordinata.
Piace loro perché l’euro ed i relativi valori di cambio sono stati costruiti ad immagine e somiglianza del vecchio marco tedesco.
Piace loro perché la Banca Centrale Europea (BCE) ricalca perfettamente le linee e le architetture monestariste della Deutsche Bundesbank.
Piace loro perché l’adozione di una moneta unica, strutturata sulla falsariga del marco, con l’imposizione di un’unica politica monetaria, impedisce ai Paesi in difficoltà all’interno dell’Unione di modificare i tassi di interesse o di svalutare la moneta, incidendo sui tassi di inflazione in caso di congiuntura sfavorevole, per favorire le esportazioni o rilanciare le proprie economie durante i cicli recessivi.
L’Unione Europea piace ai tedeschi perché la bilancia dei pagamenti, insieme ai saldi commerciali, sono completamente sbilanciati a favore della Germania la cui economia può prosperare e le cui esportazioni possono crescere solo attraverso la contrazione recessiva dei suoi potenziali concorrenti. D’altra parte, gli altri paesi in difficoltà della zona euro non possono assolutamente gestire liberamente le proprie politiche macroeconomiche, proprio in virtù dei vincoli comunitari.
L’Unione piace ai tedeschi perché l’imposizione del famigerato fiscal compact rende impossibile il ricorso a politiche espansive per la crescita e per il rilancio economico, condannando gli altri paesi della UE ad una posizione subordinata agli interessi tedeschi.
In assenza di una politica redistributiva e di una riallocazione delle risorse verso le regioni più deboli dell’Unione, insieme alla mancanza di un bilancio federale e di una corretta redistribuzione fiscale con una maggior uniformità degli standard comunitari, i finanziamenti messi a disposizione dei tedeschi sono solamente briciole e le loro contumelie in proposito sono totalmente fuori luogo, dal momento che la Germania dalla UE percepisce il massimo dei vantaggi contribuendo in minima parte agli oneri che scarica sul resto dei partners europei.
Ci sarebbe da chiedere se il resto d’Europa avesse applicato lo stesso rigore fiscale ed intransigenza contabile ai tempi della riunificazione tedesca, dove sarebbe la Germania oggi. Ci sarebbe altresì da chiedere se, nel 1947, gli USA avessero serrato i cordoni della borsa, invece di investire miliardi di dollari nel Piano Marshall per la ricostruzione, in nome dell’austerità di bilancio, dove sarebbe l’Europa oggi. E con essa la Germania, che per i suoi ‘danni’ (crimini di guerra!) non ha mai pagato; troppo abituata (oggi come ieri) ad auto-assolversi in fretta dalle sue responsabilità. 

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