Archivio per Bruno Vespa

(90) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , on 4 settembre 2016 by Sendivogius

Classifica AGOSTO 2016”

vibratoriLeggere i dati della crescita economica, ovvero la ri-presa (per il culo) al centro della grande narrazione renziana sulle magnifiche sorti progressive del “governo del cambiamento”, per giunta dopo cinque anni di “riforme” su trattamento prolungato, è impegno di per se stesso assai semplice.

bdsm

Abituati ad equazioni chilometriche, scostamenti quadratici medi, ed altre dispersioni statistiche per gli specialisti di settore, il calcolo della straordinaria crescita italiana è un’operazione alla portata di chiunque tanto è facile tirare le somme: a diversità di fattori, il saldo è sempre ZERO. E costituisce l’unità di misura ideale per quantificare i risultati Il Bombache questa parodia toscana di Giggi Er Bullo va menando in giro, assieme alla sua burrosa ministra delle controriforme che sembra lo scarto di un provino fallito per un dentifricio white-dent.
Renzi-Boschi e Wanna MarchiMa gli “esperti” che sponsorizzano il governo degli amichetti belli della parrocchietta, e degli altri compagni di merende, folgorati a ridosso degli scoli della Leopolda, sulla falsariga di dati imprescindibili che trascendono la ragione e valgono come il mistero della fede, si affrettano a specificare che la crescita sarà anche zero, ma gli stipendi aumentano (80 euri!) e la ripresa c’è (e sappiamo come). La crisi è finita; è la sua percezione che persiste. Ma si tratta soltanto di un’impressione sbagliata.
Danny De Vito giovaneSei alto 147 cm e pesi 110 kg?!? Sembri la brutta copia di Danny De Vito, ma hai la simpatia di una pantegana in calore e puzzi ancora peggio?!? Al netto della masturbazione compulsiva, le tue più vivaci esperienze sessuali risalgano a quando ti hanno beccato a palpeggiare i cadaveri conservati nella cella echinocactusfrigorifera dell’istituto di Medicina legale?!? La gente ti schifa e preferirebbe una serie di penetrazioni multiple con un echinocactus gigante, piuttosto che sfiorarti anche solo per sbaglio?!?
Non preoccuparti; il tuo è solo un problema di percezione nella visione altrui. Non sei un cesso calzato e vestito. Sei una variabile da interpretare.

P.S. È incredibile la varietà di coglioni fuori scala che il terremoto di Amatrice sembra aver risvegliato, addormentanti nelle catacombe del sanfedismo integralista, laggiù dove il sonno della ragione è più profondo.

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. PAR CONDICIO IDIOTORUM

[03 Ago.] «Roma Capitale è portatrice di una visione biocentrica che si oppone all’antropocentrismo specista che nella cultura occidentale ha trovato la sua massima espressione»
(Virginia Raggi, la Sindaca)

Gestapo02. FORZE DI PULIZIA

[15 Ago.] «Quando arriveremo al governo, Polizia e Carabinieri avranno mano libera per ripulire le nostre città. Sarà fatta una sorta di pulizia etnica controllata e finanziata, come stanno facendo ora con gli italiani costretti a subire l’oppressione dei clandestini»
(Matteo Salvini, l’Inesauribile)

Amatrice03. UNA BOTTA DI VITA

[27 Ago.] «Il Friuli era povero e col terremoto è diventato ricco. Per me questo è un esempio meraviglioso… Io incontrai un industriale davanti alle macerie della sua fabbrica, felice. Ma scusi, le è crollata la fabbrica? La rifaccio più bella. Intanto questa sarebbe una botta di vita per l’economia. Pensi all’edilizia che cosa potrebbe fare.»
(Bruno Vespa, il Super-cinico TV)

pilu04. PIÙ PILU PER TUTTI!

[27 Ago.] «Adesso l’Aquila è il più grande cantiere d’Europa, e anche l’Emilia è un grandissimo cantiere in crescita. Farà Pil»
(Graziano Del Rio, il Capocantiere)

sodoma e gomorra05. CASTIGO DIVINO

[25 Ago.] «La tragedia del terremoto ci interroghi sui nostri peccati e sull’abominio delle unioni civili»
(Militia Christi, l’Abominevole)

Costanza Miriano06. Ma… PORCODDIO!!

[25 Ago.] «Con un’amica che era ad Amatrice stiamo cercando di recuperare l’elenco delle vittime. Non so quanto ci vorrà, ma appena possibile lo metteremo sul mio blog, e ognuno potrà “assegnarsi” una vittima per cui chiedere l’indulgenza. Io per la mia, una signora anziana che forse, almeno apparentemente, era lontana dalla fede, vado domani a passare una Porta Santa»
(Costanza Miriano, giornalista RAI)

BERTOLASO07. AUGURI VIVISSIMI ALLA SIERRA LEONE

[24 Ago.] «Attualmente sono in Sierra Leone al lavoro per creare il sistema delle emergenze»
(Guido Bertolaso, Calamità mobile)

Mereu08. STRONZATE SINCRONICHE

[24 Ago.] «Esiste un possibile messaggio sincronico riferito ai paesi maggiormente colpiti dal terremoto di Amatrice e Accumuli»
(Gabriella Stefania Mereu, Terapista verbale)

vittadini09. COMUNIONE E LOTTIZZAZIONE

[23 Ago.] «La politica di Formigoni è stata il più importante fattore di novità positiva degli ultimi anni»
(Giorgio Vittadini, il Cassiere)

petrocelli10. SQUADRISTI ALLO SBARAGLIO

[02 Ago.] «Chi ancora sostiene il PD è come chi nel 1925 ancora non era diventato antifascista: un fiancheggiatore del regime»
(Vito Petrocelli, il Fasciostellato)

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Les liaisons dangereuses

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , on 13 luglio 2010 by Sendivogius

Nel suo splendido isolamento, il bel Pier gioca a fare la bella ritrosa e pur negandosi ai troppi spasimanti ammicca in cerca del partito migliore, ignorando forse che persino la virtuosissima Justine per troppo tergiversare alla fine rimase fottuta nel peggiore dei modi… 
Infatti, dall’alto delle sue magnifiche sorti progressive, la nostra furba donzelletta (che in realtà non è Cecile, né Marie de Tourvel) sembra soffrire del complesso della sora Camilla: “Tutti la vonno ma nessuno se la pija”.
Tuttavia, finché l’illusione dura, è meglio godersi la festa fino al prossimo giro di valzer.
Per esempio, giusto qualche sera fa, il bel Pier è stato ospite d’onore di Bruno Vespa, che per l’occasione festeggiava i suoi cinquant’anni di servilismo in RAI.
Una cenetta intima tra pochi amici…
Tra gli invitati del munifico anfitrione c’erano: Silvio Berlusconi; Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia; Cesare Geronzi, editore-banchiere-imprenditore, attuale Presidente di Mediobanca; il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano. Sono quei poteri deboli che remano in piena sintonia con Re Silvio. Mancava solo la Presidente di Confindustria, ma di solito la Marcegaglia non si scomoda per queste cose: le basta una telefonata per ottenere tutto ciò che vuole e prima di subito.
Tutti insieme appassionatamente per combinare quanto prima le nozze, nonostante l’opposizione dei bravacci in camicia verde del don Rodrigo da Pontida.
Questo perché in Italia la politica delle oligarchie si sposta dai letamai delle camarille ai casini.
Nelle alcove del “Partito dell’Amore”  sanno bene che la Puttanella vien dal Centro.

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USI A SERVIR PIACENDO

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 gennaio 2010 by Sendivogius
  Il cortigiano è una razza di antichissimi natali, che in Italia vanta solide radici.
Immune ai cambiamenti, non conosce crisi né vergogna ma a tutto sopravvive, indenne nel corso dei secoli, secondo un’inveterata tradizione che pone il cortigiano (e letterato) a specchio compiacente del signore presso il quale stabilmente dimora.
Accondiscendente, ne riflette i gusti in virtù dei benefici e delle protezioni che la corte può offrire. Scambia il proprio servaggio interessato a ruolo di illuminato consigliere nel ristretto concistorium principis, da dove si illude di poterne indirizzare l’azione incrementando per sé i vantaggi.

Le origini della fortunata Arte si perdono nella notte dei tempi, tanto da costituire il vero tratto distintivo dell’italica identità.
La munificenza del signore condannato alla solitudine del potere non è però del tutto disinteressata. Sull’intrinseca utilità del cortigiano non mancano gli esempi…
Intorno al 64 a.C. il genio letterario di Quinto Tullio Cicerone, fratello del più famoso Marco, partoriva un simpatico manualetto, il Commentariolum petitionis, con una serie di consigli pratici su come far carriera in politica:

Chiunque mostri una qualche simpatia nei tuoi confronti, chiunque ti ossequi, o venga spesso a casa tua, deve essere posto nel novero degli amici; tuttavia è un grandissimo vantaggio l’esser cari e graditi a quanti ci sono amici per motivi più autentici di parentela, o di affinità, o di associazione, o di qualche altro legame.
Successivamente, quanto più un uomo ti è intimamente legato e più è di casa, tanto più bisogna che ti adoperi anzitutto perché egli ti voglia bene e desideri che tu raggiunga le più alte cariche; e poi perchè lo facciano quelli della tua famiglia, i tuoi affini, i tuoi clienti.

(…) Durante questi anni, uomini avidi di onori si sono dati da fare con tutte le loro forze per ottenere dai cittadini della loro tribù tutto ciò che essi chiedevano. Cerca, con tutti i mezzi possibili, che questi uomini ti siano affezionati con tutto il loro animo e con la massima sincerità.
(…) Pertanto tu devi adoperarti per esigere presentemente da loro ciò di cui ti sono debitori, ammonendoli, pregandoli, incoraggiandoli, facendo in modo che capiscano che non avranno più un’altra occasione di dimostrarti la loro gratitudine. Indubbiamente la speranza di altri servigi da parte tua, unita ai favori che di recente hai loro accordato, sarà loro di stimolo a dedicarsi a te con zelo.
E poiché indubbiamente rappresentano il massimo sostegno della tua candidatura le amicizie di tal genere, fai in modo che a ciascuno di coloro che ti sono obbligati sia assegnato un compito preciso e ben definito. E, come tu non hai mai dato loro fastidio in alcuna occasione, così fai in modo di chiedere loro in cambio ciò che ti è dovuto, al momento opportuno
.”

  (Traduzione di Vittorio Todisco)

Sembra scritto ieri, ed il titolo avrebbe potuto essere: ‘Ricordati degli Amici!’
Sulle prospettive del cortigiano esiste invece una letteratura ancor più copiosa, che non manca di idealismi a rivalutazione della prolifica ma bistrattata categoria…
 Alla ‘cortigianeria’ il conte Baldassarre (Baldesar) Castiglione dedica tutto il suo tempo e la sua nobile penna, componendo un’opera dal nome esauriente: Il Cortegiano.
Animato da rispettabilissimi propositi, il buon Baldesar indica una serie di prescrizioni alle quali un buon cortigiano dovrebbe attenersi, se vuole agire sempre per il meglio. Dal tenore delle raccomandazioni, si può ben capire ciò che il cortigiano solitamente non fa e rivela invece quali sono i comportamenti abituali della corporazione, assai lontani dalla ‘perfezione’ alla quale il Castiglione anela:

Il fin adunque del perfetto Cortegiano estimo io che sia il guadagnarsi (…) la benivolenza e l’animo di quel principe a cui serve, che possa dirgli e sempre gli dica la verità d’ogni cosa che ad esso convenga sapere, senza timor o pericolo di dispiacergli; e conoscendo di quello inclinata a far cosa non conveniente, ardisco di contraddirgli, e col gentil modo valersi della grazia acquistata con le sue bone qualità per rimoverlo da ogni intenzion viziosa, ed indurlo al cammin della virtù; e così avendo il Cortegiano in sé la bontà accompagnata alla prontezza d’ingegno, e piacevolezza, e con la prudenzia e notizia di lettere, e di tante altre cose, saprà in ogni proposito destramente far vedere al suo principe, quanto onore, ed utile nasca a lui ed alli suoi dalla giustizia, dalla liberalità, dalla magnanimità, dalla mansuetudine, e dalle altre virtù che si convengono a bon principe; e per contrario, quanta infamia e danno proceda dai vizi opposti a queste.” 

 Baldassarre Castiglione
 “Il Libro del Cortegiano”
 Biblioteca Treccani
 Padova, 2006

In tempi più recenti, spogliati di ogni buon gusto e raffinatezza intellettuale, la perniciosa razza, per untuosità e doppiezza, ricorda più che altro gli osti manzoniani; si reputa campione di “libertà” e spesso ama definirsi “terzista”. Animale parassita per eccellenza, prospera ovunque; in cima alla catena alimentare, segue la cresta dell’onda e non teme predatori. Non ha prudentia, né notizia de lettere. E non sa minimamente cosa sia l’onore.
Vivaio d’eccellenza sono le redazioni dei giornali, e di uno in particolare…
Questo perché:

“In Italia le penne sono sempre state sporche. In alcuni casi luride. Motivo? Semplice. Tanto per cominciare, la tradizione. La nostra stampa (quotidiana e periodica) non è nata per informare, bensì per polemizzare. Chi aveva soldi e interessi da difendere, finanziava un giornale, magari con l’intento di farsi eleggere in Parlamento. E farsi eleggere in Parlamento significava, allora come oggi, abbassare gli avversari per innalzare se stessi. Per fare ciò era necessario assoldare giornalisti disponibili. Disponibili a che? A insultare tutti, tranne il padrone che pagava. Così nacquero la penne sporche, che hanno avuto molti figli e molti nipoti. Che a loro volta si riproducono perché, in fondo, il sistema non è cambiato.”

Nessuno conosce il peccatore meglio di sé stesso. L’autore della formidabile requisitoria è… Vittorio Feltri! Ma era l’anno 1993 e qualche contratto in meno. Sono i tempi del famigerato “golpe giudiziario” e il Feltri furioso era il Robespierre della procura milanese; l’arrabbiato che agitava la picca inneggiando alla ghigliottina virtuale ed alla incipiente ‘rivoluzione’ contro la partitocrazia, i privilegi della ‘casta’ ed i suoi beneficiati:

“Per quattordici anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l’altro la perla denominata ‘decreto Berlusconi’, cioè la scappatoia che consente all’intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna”

Almeno questo è ciò che Feltri scriveva su L’Europeo (11 agosto 1990), in concomitanza con l’approvazione della legge Mammì, che attribuiva a Berlusconi il monopolio delle frequenza televisive ed il mai risolto conflitto di interessi.
L’Hebert bergamasco è un vulcano in eruzione, un’esplosione di pura nitroglicerina:

“Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio di questo firmato contro Craxi.
(…) Di Pietro non si è lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo mondo politico (diciamo pure del regime putrido di cui l’appesantito Bettino è campione suonato) e ha colpito in basso e in alto, perfino lassù dove non osano nemmeno le aquile. Ha colpito senza fretta, nessuna impazienza di finire sui giornali per raccogliere altra gloria. Craxi ha commesso l’errore… di spacciare i compagni suicidi (per la vergogna di essere stati colti con le mani nel sacco) come vittime di complotti antisocialisti… È una menzogna, onorevole: che cosa vuole che importi a Di Pietro delle finalità politiche… I giudici lavorano tranquilli, in assoluta serenità: sanno che i cittadini, ritrovata dignità e capacità critica, sono dalla loro parte. Come noi dell’Indipendente, sempre!”

 (da l’Indipendente, 16 dicembre 1992)

Poi l’indipendente Catone bergamasco ha trovato soldi e interessi da difendere e, evidentemente, il padrone giusto al prezzo OK.
L’indignazione in Italia, si sa, ha una data di scadenza. E dura meno di un orgasmo. In merito, Feltri sembra soffrire di eiaculatio precox.
 Dismessi i panni del moralizzatore, è diventato lo sturmtrooper dell’Imperatore: il pretoriano in servizio permanente, per le cariche di cavalleria pesante.
È il Littorio Feltri delle purghe al vetriolo… Il pennivendolo in pianta organica della Reazione a mezzo stampa ed il professionista della calunnia organizzata, a tal punto da diventare l’inesauribile fabbrica di letame a ciclo continuo: il ventilatore sparato a tutta potenza sui propri liquami, pronto a smerdare chiunque gli capiti a tiro.
Di Littorio parla in termini entusiastici un’altro esemplare della categoria: il meshato Filippo Facci che, per una volta, ci regala un bozzetto del Fenomeno vivente…

Per le mazzolate mirate e di massa il vulcanico Littorio, all’occorrenza, si avvale di collaboratori d’eccezione, avvezzi allo squadrismo mediatico per conto terzi e sempre a vantaggio dell’Unico.
È difficile dire se si tratti di spalle comiche, o bravacci prezzolati. Spesso e volentieri si alternano alla conduzione di un’altra creatura di Littorio, con la quale sono interscambiabili… Si tratta della onlus a carico pubblico e chiamata con sprezzo estremo del ridicolo:Libero.
Immancabile è la presenza di
Alessandro Sallusti: la scimmietta di compagnia, abituata ad imitare Littorio il furente e supportarlo durante le spedizioni punitive.
 Il Sallusti Erectus è il primate dell’assalto frontale al fosforo contro le cariche istituzionali, soppesate in termini di appartenenza: o con noi o contro di noi, secondo il ribaltamento evangelico del talebano sanfedista dal volto contratto in moto di perenne disgusto.
Uno che invece ride (anzi ghigna) sempre è
Maurizio Belpietro: il ‘libero’ replicante con ghigno incorporato. Belpietro è lo Hyena Ridens delle TV; onnipresente nelle trasmissioni di Floris e Santoro, è il guastatore professionista dei talk-show in sospetto sinistrorso, nonché  l’incursore kamikaze specializzato in caciara.
Per Hyena Ridens Belpietro sembra prepararsi un futuro radioso in RAI: candidato in pectore come l’anti-Santoro di destra, sarà l’alfiere ad oltranza della difesa padronale con grande profusione di mezzi e di risorse. Sarà divertente vedere se resisterà in onda più a lungo dell’invasato Antonio Socci: il lacrimoso crociato ciellino, condotto d’urgenza dall’esorcista.

Eppur tuttavia la concorrenza nelle stanze della ex-EIAR è particolarmente agguerrita, tra l’immarcescibile Bruno Vespa, il principe dei cicisbei, e l’ultimo acquisto di scuderia: lingua di velluto Augusto Minzolini, le cui sortite rischiano di spingere Emilio (Fido) Fede al pensionamento anticipato quale campione indefesso di imparzialità giornalistica.
 Gli editoriali di Minzolini, alias Scondizolini, sono ormai mitici: veri pezzi di piaggeria cortigiana, sono destinati ad entrare nell’empireo dei ruffiani in livrea. Scodinzolini è la dimostrazione empirica di come la prostituzione adulatoria in Italia non conosca limiti. Sorge però un sospetto… nel loro sbrodolante servilismo, gli editoriali sono veramente frutto della sue psiche asservita, oppure il fedele Augusto(lo) si limita a leggere ciò che altri, in più istituzionale sede, scrivono appositamente per lui?
Ed è davvero curioso constatare come Augusto Minzolini, un tempo reputato un predatore di razza, soprannominato “lo squalo” e ritenuto addirittura “il più veloce dei rapaci della notizia” si sia trasformato in un docile animale da cortile: la gallinella obbediente, che becca il grano tra le mani del padrone.

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MAGNIFICAT

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 aprile 2009 by Sendivogius

 

berlusconi-pescaraCinegiornale Luce

 

 “Non voglio arrivare a dire di azioni dirette e dure nei confronti di certi giornali e certi protagonisti della stampa, però sono tentato…

 (S.Berlusconi, 04 Aprile ‘09)

 

Un buon cortigiano anticipa sempre i desideri del potente. Ne interpreta i voleri prima ancora che questi siano formulati con richieste esplicite. Annusa con fiuto infallibile l’aria che tira e subito si adegua alla direzione del vento, piegando le vele là dove la corrente è più forte. E l’Italia, dove i servi abbondano, vanta una secolare esperienza nell’antica arte di compiacere i propri padroni. 

Infatti la cosiddetta “Informazione”, specie se pubblica (cioè di partito), ha una funzione essenzialmente celebrativa, speculare al potere politico. Se ‘Servizio’ esiste, non può che essere esercitato alle dipendenze altrui, nel nome di un protettore a cui votarsi e di una corte alla quale legare le sorti della propria sopravvivenza. Pertanto bisogna saper valutare, puntando su un candidato vincente, possibilmente dalla fortuna duratura. In Italia non è una scelta difficile…

Bastonate con furore dal sedicente giornalismo ‘liberale’ quando sono al governo, cannoneggiate senza tregua quando sono all’opposizione, le friabili coalizioni di centrosinistra vengono e sopratutto se ne vanno con la velocità di una meteora. Berlusconi invece resta. Sempre.

Brevi parentesi nel (quasi) ventennale interregno del Cavaliere Nero, i governi di centrosinistra durano quel tanto che basta per essere accusati di ogni nefandezza… anche della crocifissione di Gesù Cristo, se necessario all’acquisizione di crediti. Stranamente, l’intransigente spirito dei nostrani liberali svapora in mute nuvole di consenso incondizionato, dinanzi all’enorme conflitto d’interessi e alle preoccupanti anomalie del bulimico monocrate di Arcore… Nulla deve turbare il naturale corso degli eventi: un lungo fiume tranquillo che scorre veloce, incanalato tra solidi argini e ali di folla festante al passaggio in barca di Silvio, l’azzurro timoniere. Per questo, gli avvenimenti vanno filtrati e depurati da ogni contenuto destabilizzante. La TV serve per illustrare le gesta agiografiche del sovrano, incensare le sue virtù, e rassicurare il popolo raccolto nell’adorazione di Silvio il Magnifico. È un aggiornamento dei vecchi cinegiornali Luce. Gli argomenti devono essere semplificati per essere consumati in fretta. I TG diventano i fast food della notizia precotta, immediatamente fruibile come prodotto di massa, per una società che viaggia veloce e nella quale non c’è spazio per le incrostazioni del dubbio. La complessità, la critica, gli approfondimenti… sono il fastidioso companatico di un panino già bello e confezionato, che non ammette variazioni nella sua rigida composizione.

Non si contesta tanto la sostanza, quanto il principio di esistenza di ogni possibile voce dissonante dal peana magnificante.

La trasmissione “Report” della bravissima Milena Gabanelli dedica una trasmissione alla social card ed alle politiche fiscali del ministro Tremonti l’Infallibile? Il programma viene deferito al ‘comitato etico di vigilanza’ della RAI.

“Annozero” dell’incontenibile Michele Santoro denuncia inefficienze nelle operazioni di soccorso e responsabilità nei disastri del terremoto in Abruzzo? Santoro è uno sciacallo politico! Non certo coloro che hanno trasformato la tragedia abruzzese nel palcoscenico ideale di un enorme spot elettorale, dove il cinico reality show governativo sul dramma degli sfollati si mescola con falsi sentimentalismi e leziosità da Mulino Bianco. Si unisce nel “tiro al Santoro” anche Bruno Vespa: il necrofilo della pedemontana. Il direttore Masi, indignato, sospende il vignettista Vauro, per offesa ai defunti…

vauro

In Abruzzo, oltre alla Casa dello Studente, sono crollate scuole ed edifici pubblici come la Prefettura (poteva essere una strage ancora peggiore). Ma per Silvio, spalleggiato dai suoi scatenati lacché, è da “sciacalli” indagare sulle società costruttrici e sulla qualità dei materiali utilizzati nelle costruzioni e sul rispetto delle norme di sicurezza. Bisogna provvedere alla ricostruzione… cioè distribuire soldi per appalti e clientele. Eventuali accertamenti sono il peggiore dei mali possibili, nonché una inutile perdita di tempo. Non parliamo poi degli errori di valutazione inerenti l’attività sismica in Abruzzo, con relativo ridimensionamento del rischio compiuto dalla Protezione Civile. L’argomento è tabù e Guido Bertolaso un monumento nazionale, con appoggi molto più solidi della basilica di Collemaggio. In quanto alle eventuali responsabilità, in quanto alla lettera (ignorata) che il sindaco de L’Aquila aveva inviato alla Protezione Civile: “le responsabilità di controllo sono della sinistra”. Amen! Discorso chiuso.

berlusconi-pompiere

Grande giubilo per l’incredibile somma di 5 milioni di euro offerti dalla Conferenza Episcopale italiana ai terremotati. Le centinaia di milioni di euro che invece pagheremo come pizzo alla Lega, per il mancato accorpamento delle elezioni di Giugno, sono irrilevanti. Tanto ci costa un Bossi al governo. Le spese del referendum? La colpa è dei promotori!

 

CANCELLATA LA NOTIZIA

ELIMINATO IL FATTO

berlusconi-funerali1Nel momento in cui i mezzi di informazione smettono di informare, evidentemente fanno qualcos’altro… PROPAGANDA. 

In alternativa, campano di “emergenze” (vere o costruite per la bisogna), che vengono pompate nel circuito mediatico a flusso alternato, perché anche le notizie hanno una loro data di scadenza. E soprattutto censurano le notizie ‘scomode’, insieme ai giornalisti sgraditi.

 Emergenza Criminalità e Rapine in villa. Tema dominante della campagna elettorale, è praticamente scomparso dai palinsesti televisivi. Ma le rapine continuano con incredibile ferocia, 3 solamente il 16 Aprile: A Vicenza; A Posillipo, dove l’ex “re del grano” Franco Ambrosio è stato ammazzato a bastonate insieme alla moglie; Nelle campagne torinesi dove gli aggrediti, una famiglia di tre persone, hanno dovuto fingersi morti per sottrarsi alla violenza bestiale dei loro aguzzini. Un normale fattarello di cronaca da dimenticare in fretta. Parola d’ordine: le città sono sicure. Ora.

 Crisi Alitalia. Altro tema dominante in tempo di elezioni: Azienda a rischio fallimento; perdite per milioni di euro su ogni giorno di ritardo nell’acquisizione CAI; il commissario Fantozzi minaccia di portare i libri contabili in tribunale… Che fine ha fatto l’Alitalia?!? E soprattutto è decollata la CAI di Colaninno e soci?

 Immigrazione clandestina e sbarchi in Sicilia. Dopo che i media avevano lanciato l’emergenza nazionale, scatenando una sindrome da invasione barbarica, le notizie in proposito vengono costantemente annacquate, stemperate, mitigate. Adesso al governo c’è super Silvio insieme ai castigamatti della LEGA! Infatti le espulsioni degli irregolari sono, di fatto, ferme. La Romania, grande accusata per la l’ondata di criminalità predatoria nelle nostre città, non solo rifiuta di riprendersi la propria feccia esportata in Italia e condannata in definitiva dai pur nostri lentissimi tribunali, secondo gli accordi bilaterali, ma fa pure l’offesa e passa al contrattacco, dopo l’enorme casino delle indagini per lo stupro al Parco della Caffarella di Roma. Di fatto non collabora minimamente, nonostante le sceneggiate del governo italiano. E che dire dell’accordo epocale stipulato con Gheddafi, per bloccare il flusso di migranti in partenza dalle coste libiche? Finora gli sbarchi continuano con una media di 200 arrivi al giorno. Non male come risultato per il cattivo Maroni, ministro che insieme ad altri si presta a ben altre rime…

 Smaltimento dei rifiuti campani. Emergenza conclusa. Il governo lo ha stabilito per decreto ed altro non è dato sapere.

 Crisi economica. A giudicare dal tenore delle dichiarazioni di Tremonti, lui la crisi l’aveva prevista con largo anticipo rispetto al resto del mondo. Infatti ha stilato una finanziaria triennale come se nulla fosse. La Crisi non esiste, il sistema bancario italiano è solidissimo, ed i disoccupati vadano a lavorare!

Lasciamo poi perdere il noiosissimo piano di riordino delle frequenze televisive. A gennaio dovrebbero essere scattate le sanzioni di mora da parte della UE per le inottemperanze dell’Italia. Ma non è concesso avere notizie più certe.

In questo, le ‘nuove’ nomine RAI sono davvero il male minore in un ‘eterno ritorno al sempre uguale’. A tal proposito, se volete, potete leggervi un articolo di Sebastiano Messina, datato 06/11/03. Noterete come tutto si ripete in uno strano ciclo perverso…

 

“La novità del berlusconismo è il telegiornale di Mimun e il giornale radio di Socillo.

TG e GR: la fabbrica delle notizie che non disturba mai il governo”

Cosa sta succedendo alla tv italiana? Ha ragione Francesco Rutelli, quando accusa il centro-destra di aver “messo sotto controllo politico l’informazione televisiva” e di star trasformando la democrazia italiana “in una oligarchia mediatica dominata dal monopolio berlusconiano”? Alla vigilia della delicatissima battaglia delle europee di primavera – e mentre il governo spinge verso il voto finale, con tutte le sue forze, la contestatissima legge Gasparri – la questione dell’equilibrio dell’informazione torna al centro dello scontro politico. Con una novità non di poco conto: per la prima volta nella sua storia, il principale telegiornale italiano – il Tg1 di Clemente Mimun? È contestato sia dalla maggioranza che dall’opposizione, bersagliato da attacchi convergenti, accusato dall’Udc di essere diventato “un monumento al servilismo” e dai Ds di praticare addirittura “un giornalismo marchettaro”. Mimun ha risposto con querele e richieste di danni. Ma ormai non si tratta più di casi isolati, di polemiche personali, di episodi sporadici. Più del fondamentalismo militante del Tg4, del cerchiobottismo apparente del Tg5, delle romantiche divagazioni del Tg2, del clima da riserva indiana del Tg3 e della furba latitanza del Tg di Italia Uno, la vera novità dell’anno terzo del berlusconismo è proprio la normalizzazione del Tg1. Una testata che non è mai stata antigovernativa, certo, ma che oggi è diventata il luogo dove la politica viene metodicamente sminuzzata, frullata e bollita per cucinare ogni giorno un minestrone dolciastro dall’effetto soporifero, un bollettino perennemente ottimista e fiducioso nelle magnifiche sorti, e progressive, del governo Berlusconi. Mettiamo, per esempio, che il governatore della Banca d’Italia accusi il governo di aver peggiorato i conti pubblici, di aver fatto salire il deficit statale, di non aver ridotto il debito. Come si fa a ignorare una così autorevole bacchettata? Nessun problema: basta trovarci il lato positivo. Il Tg1 di venerdì 31 ottobre presenta la vicenda con un titolo insapore: “A confronto sull’economia”. Poi, nel sommario, il conduttore spiega con voce profonda: “Fazio: risanamento e riforme perché l’Italia riparta”. Tutto qui? No. Almeno un accenno, ai conti pubblici, bisogna farlo. Così: “Sui conti pubblici, dice Tremonti, andiamo meglio di Francia e Germania”. Del gelo tra i due, della “fredda stretta di mano” su cui titola il Tg5, non c’è traccia nel sommario del Tg1. Insomma, l’allarme di Fazio diventa un incoraggiamento al governo e il ministro dell’Economia tira già le conclusioni: siamo tra i migliori d’Europa. Un piccolo capolavoro… Mettiamo che il centro-sinistra vinca le elezioni in Trentino Alto Adige. Come si fa a nascondere la notizia? Semplice: la si elimina dai titoli e dal sommario, riducendola a una notiziola. Mettiamo, infine, che la riforma dei tribunali minorili venga clamorosamente affondata in Parlamento. Come si fa, di fronte a una simile sconfitta, ad addolcirne l’impatto? Basta usare le parole giuste: e così, ieri sera, il Tg1 titolava: “Confronto nella Cdl”. Come se invece di un agguato dei franchi tiratori ci fosse stato un convegno di accademici. È un lavoro di forbici e colla, il cui esempio massimo rimangono l’aggiunta di un uditorio posticcio al discorso del presidente del Consiglio all’ONU? meritoriamente smascherato da “Striscia” – e il taglio al sonoro di Berlusconi che prometteva all’eurodeputato tedesco Schulz un posto di kapò in un film sui nazisti. Unico telegiornale europeo? Insieme a quello svedese, per essere precisi? a negare ai suoi ascoltatori l’audio di quella gaffe, il Tg1 ricevette allora gli ironici complimenti del Financial Times: “Il telegiornale sovietico di Breznev non avrebbe saputo fare di meglio”.

Tagliare e cucire, troncare e sopire. Non è solo Berlusconi, l’oggetto delle premurose attenzioni del Tg1. Quando Bossi straparla, per dire, si dà il minimo indispensabile, possibilmente la frase meno spinosa, quella più commestibile. Mercoledì 22 ottobre, il giorno in cui il ministro leghista definisce il mandato di cattura europeo “criminale”, frutto nientemeno che di una “follia nazista”, il Tg1 cancella queste parole dal suo servizio, e già che c’è anche la durissima risposta del segretario dell’Udc Marco Follini: “I ragionamenti, se vogliamo generosamente chiamarli così, dell’onorevole Bossi?”. La sera stessa, il partito degli ex DC? quelli che un tempo erano gli “editori di riferimento” del Tg1? Bolla il telegiornale di Mimun come “un monumento al servilismo”.

 Ma il vero segno della nuova stagione? più del brusco ridimensionamento dello spazio per l’opposizione – è nella mutazione genetica del giornalismo televisivo. Una volta i telegiornali intervistavano i politici: il giornalista faceva delle domande, e il ministro (o il segretario di partito) rispondeva. Oggi l’intervista è scomparsa dal Tg1: è un lusso concesso solo al direttore. Il contraddittorio è stato abolito. I cronisti sanno che non devono fare domande a nessuno. “Quando c’è da far parlare un politico, per esempio Schifani? racconta un cronista parlamentare – parte una sola persona: il telecineoperatore, l’uomo della telecamera. A fare la domanda ci pensa il suo addetto stampa, Edy Benedetti. E noi mandiamo in onda la risposta del capogruppo al suo portavoce”. Ai ministri sta bene così. Non a tutti, però. L’ultima volta che Gianni Alemanno ha visto arrivare il telecineoperatore ha chiesto: “E il giornalista, dov’è?”. “Ma lei sa già tutto, mi hanno detto?” ha risposto l’altro, imbarazzatissimo. “No, io non so niente. E non mi piace farmi le interviste da solo” è sbottato il ministro. Sono molti, i giornalisti del Tg1 ai quali non piace questa riedizione tardiva del collateralismo militante. Ma nulla possono, contro il metodo blindato del “panino”. Cos’è il “panino”? E’ il contrario del “bidone”, che era il sistema adottato dai telegiornali dell’Ulivo: ogni giorno un cronista seguiva il centro-sinistra e un altro si occupava del centro-destra, poi a fine giornata ciascuno dei due amalgamava le notizie sul suo schieramento (in un “bidone”, come fu subito soprannominato questo contenitore dalla forma elastica) e il Tg mandava in onda i due servizi affiancati. Con l’arrivo di Mimun l’era del “bidone” è finita. Il nuovo direttore ha voluto il “panino”, ovvero una specialissima nota politica nella quale il ruolo del pane e quello del companatico sono assegnati in partenza: la prima fetta di pane spetta al governo, in mezzo c’è la fettina di mortadella dell’opposizione (che in genere “protesta”, “attacca”, “contesta” o si produce in altre attività negative) e poi arriva, puntualmente, la seconda fetta di pane, quella della maggioranza. Se manca il governo, poco male: l’ultima parola deve toccare comunque al centro-destra, anzi a Forza Italia, ovvero a Schifani o a Bondi.

Certo, i giornalisti non sono obbligati a rispettare questa direttiva. Possono anche dare l’ultima parola a un esponente dell’opposizione. Però poi la pagano cara. Il cdr ricorda il caso di Andrea Montanari, che un giorno doveva montare una risposta del diessino Calvi all’avvocato Taormina. Lui seguì la logica, invece di accogliere il ripetuto invito a invertire l’ordine delle dichiarazioni. “Non posso dare prima la risposta e poi la domanda” spiegò, testardo. Risultato: il servizio venne sfilato dall’edizione delle 20 e mandato in onda solo a mezzanotte. Quanto a Montanari, quel servizio se lo ricorderà per un pezzo perché da allora non gliene hanno più affidato uno, neanche a Pasqua o a Ferragosto.

 Il dissenso nella maggioranza è sfumato e addolcito. Le proteste dell’opposizione sono diventate una sfoglia sottile nel panino quotidiano. C’era ancora uno spazio incontrollato, nel Tg1. Relegato dopo la mezzanotte, tra Vespa e Marzullo, ma c’era: la rassegna stampa. Alla fine del telegiornale, ogni sera un ospite diverso era invitato a commentare i giornali dell’indomani. Capitava che ai titoli dei quotidiani, qualche volta severi con Berlusconi, si aggiungesse anche l’opinione dell’ospite, incidentalmente non filogovernativo. Non poteva durare. All’inizio dell’anno la rassegna stampa è stata ribattezzata “Non solo Italia”, le prime pagine sono state ridotte a una sola (quella del giornale dell’ospite) e le domande rigorosamente limitate alle notizie dall’estero. Poi, a settembre, la rassegna è stata definitivamente abolita. Niente più giornali irriverenti, niente più ospiti impertinenti.

Per una singolarissima coincidenza, la stessa sorte nello stesso momento? È toccata alle interviste ai direttori dei giornali che erano diventare un appuntamento fisso del Gr3 delle 8,45. Ogni mattina, a turno, i giornalisti che guidano i sette maggiori quotidiani italiani venivano interpellati dal caporedattore centrale Licia Conte sulle notizie del giorno. Poi, un giorno, il nuovo direttore del Giornale Radio, Bruno Socillo, convoca la Conte. “Bisognerebbe allargare la rosa da sette a quattordici direttori”, dice. Lei esegue, però non basta. “Bisognerebbe registrarle prima, queste interviste, invece di mandarle in diretta”. I direttori si rifiutano. “Bisognerebbe delimitare il tema delle domande e delle risposte” insiste Socillo. Non funziona: evidentemente si parla ancora troppo di Berlusconi, in quelle telefonate alla radio. Insomma, da settembre i direttori dei giornali non vengono più chiamati dal Gr3. La rubrica è “sospesa”. Fino a nuovo ordine. È in questo campo da gioco desertificato, è con questa informazione militarizzata, che si combatteranno le prossime sfide tra la Casa delle Libertà e l’Ulivo. Non si sa come finirà: quello che è certo è che il suo derby decisivo, Berlusconi lo giocherà in casa.