Archivio per British Petroleum

BLACKHOLE

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 aprile 2016 by Sendivogius

Foto di Sergio Fortini

C’era una volta la “questione ambientale”… che poi in Italia si riduce sostanzialmente a tre o quattro variabili indipendenti: l’interdizione alla circolazione per chiunque non possa permettersi di cambiare vettura ogni due anni, al passo coi nuovi lanci “ecologici” del mercato automobilistico (vi ricordate le panzane sul diesel?!?); gli inutili blocchi del traffico (ed i riscaldamenti accesi fino ad aprile inoltrato); qualche immancabile tassa “verde”, i cui introiti per tutto vengono usati tranne che per il motivo della sua introduzione. E per (non) concludere, ricordiamo pure il cospicuo aiutino pubblico di categoria, in quella costosa farsa che chiamano “revisione” (auto e caldaia) e che ogni due anni si abbatte sulle tasche degli italiani.
tabella-revisioni-anni-2011-2012Certo poi su scala mondiale ci sono i pletorici summit sul clima, nei quali si danno appuntamento i percolanti rifiuti di governo alla fiera della buone intenzioni, nella dissociazione permanente tra il dire ed il fare. Sarà per questo che in Italia abbiamo come sedicente Ministro per l’Ambiente e tutela del territorio, un fossile d’estrazione dorotea. Per chi non lo conoscesse, parliamo di Gian Luca Galletti, meglio noto come il “commercialista di Casini”, che nel corso della sua carriera politica si è praticamente dichiarato a favore di tutto ciò che risulta incompatibile col proprio attuale ministero: sì al nucleare; sì alla privatizzazione dell’acqua; sì agli organismi transgenici; sì al ponte sullo Stretto di Messina; sì alla cementificazione della Laguna di Venezia; sì alle trivellazioni selvagge in Basilicata; sì alla riduzione dei controlli; sì alla rimozione dei limiti di caccia… rivelandosi a tutt’oggi il peggior nemico che l’ambiente abbia mai avuto in termini di difesa del territorio.
Gian Luca GallettiNel merito, la querelle sulle trivellazioni petrolifere costituisce un esempio da manuale (di psicopatologia): caso unico di schizofrenia politica, in cui un partito prima raccoglie le firme per il referendum con tanto di mobilitazione nazionale. E poi sconfessa la consultazione medesima, impegnandosi attivamente per il suo boicottaggio a favore dell’astensione.
PD RenziSuccede, quando un comitato d’affari a gestione familiare, in conflitto di interessi permanente e squallidi scontri tra cricche collaterali, cassa il parlamento e si insedia abusivamente al governo, per meglio incrementare gli affari delle lobby industriali di riferimento su incistazione massonica.

“La Banda del Pozzo”
di Alessandra Daniele
(10/04/2016)

«Banchieri, petrolieri, armieri, pare che il “governo del fare” si dia effettivamente un gran da fare per servire l’esigente clientela.
Allo zelo però non si associa la classe. I rinnovatori di Renzi infatti si danno del figlio di puttana e del pezzo di merda come una banda di reservoir dogs, al cui confronto il figlio di Totò Riina sembra un principe di sangue reale.
La perizia con la quale ha condotto l’intervista con Bruno Vespa fa pensare che se la caverebbe molto meglio di Renzi anche ai vertici internazionali.
Per la verità meglio di Renzi potrebbe cavarsela chiunque. Gli basterebbe non andare in giro a farsi selfie sparando cazzate in finto inglese tipo “Operescion is gud bat de pascient is ded”, mentre gli altri decidono cosa ordinargli di fare.
Dopo le telefonate della Guidi, chissà se Renzi pensa ancora che Meucci was a genius.
Il suo discorso all’Harvard University sembrava messo insieme da Ok Google aperto per sbaglio durante una gara di rutti.
E il problema non è solo l’inglese. Le cazzate di Renzi non hanno senso in nessuna lingua del mondo.
A questo punto chi gli crede ancora non è semplicemente ingenuo o sprovveduto, ma evidentemente affetto da un grave ritardo mentale.
Non particolarmente geniali neanche quei ministri che confidano ancora nella privacy delle conversazioni telefoniche, chimerica almeno quanto la cybersecurity che molto probabilmente sarà affidata a Carrai nonostante le polemiche.
Carrai però non è uomo di Renzi. E’ Renzi che è uomo di Carrai.
Di privato in Italia ci sono i Lavori Pubblici.
[…] Come per un pozzo esausto, i concessionari che hanno installato il governo Renzi continueranno a raschiarne il fondo fino all’ultima goccia di bitume soltanto finché gli costerà meno che smantellarlo, e allestirne un altro.
Il conto alla rovescia è cominciato

Capita così che si faccia una legge che vieta le trivellazioni a dodici miglia dalla costa, ma poi si conceda una proroga alle piattaforme interessate, in deroga alla normativa e col rilascio di una concessione eterna, rinnovata fino ad esaurimento dei pozzi e con la possibilità di sforacchiare il fondale marino ad libitum, preferibilmente a canone invariato (tra i più bassi d’Europa) per tacito rinnovo. Che è un po’ come locare un appartamento a prezzi d’affitto nettamente inferiori alla media, vincolando il contratto fino alla naturale esistenza dell’immobile, affidando i controlli della corretta fruizione del bene agli affittuari.
il bucoE lo si fa perché ovviamente l’estrazione è sicura, nel draconiano rispetto di tutte le misure di sicurezza e nella scrupolosa tutela delle popolazioni eventualmente colpite in caso di incidente. Lo sanno bene gli abitanti delle coste del Golfo del Messico, che ancora attendono i risarcimenti del più grande disastro ambientale di sempre. Questo perché la British Petroleum agiva secondo gli ultimi ritrovati dell’ingegneria estrattiva.
Lo sversamento in mare del petrolio osservato da un satellite della NASA il 24 maggio 2010D’altronde, una volta esauriti, i pozzi hanno un formidabile valore d’uso come discariche illegali per l’occultamento dei rifiuti di scarto altamente tossici, che diversamente smaltiti inciderebbero gravemente sui dividendi azionari delle società interessate, mentre i danni a carico delle collettività possono essere tranquillamente elusi senza ulteriori incombenze.
Piattaforma VegaÈ il caso dell’impianto petrolifero Vega, la più grande piattaforma italiana per l’estrazione di petrolio, compartecipata al 60% dalla Edison ed al 40% dall’ENI…

«L’Edison tra il 1989 e il 2007 avrebbe iniettato illegalmente nel pozzo sterile V6, a 2.800 metri di profondità, ingenti quantità di rifiuti petroliferi altamente inquinanti: 147mila metri cubi di acque di strato, liquidi che si trovano nel sottosuolo insieme agli idrocarburi, contenenti alte concentrazioni di metalli pesanti e idrocarburi; 333mila metri cubi di acque di lavaggio delle cisterne della nave di vagaoilstoccaggio del greggio denominata Vega Oil; e persino 14mila metri cubi di acque di sentina. In totale quasi mezzo milione di metri cubi di liquidi altamente inquinanti, definiti dalla legge “rifiuti speciali”. Mezzo miliardo di litri, l’equivalente del contenuto di 12.500 autocisterne. Secondo Ispra, se Edison avesse smaltito questi rifiuti seguendo le indicazioni di legge, avrebbe dovuto spendere ben 69milioni di euro. Secondo la Procura: “gli imputati si sono resi responsabili di gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino”, mettendo in pratica “per pura finalità di contenimento dei costi e quindi di redditività aziendale, modalità criminali di smaltimento dei rifiuti pericolosi”. Inoltre, specifica la Procura, gli imputati avrebbero immesso “negli strati geologici profondi sostanze, tra cui acido cloridrico, che hanno modificato le caratteristiche morfologico-strutturali” del sottosuolo marino, con l’obiettivo di aumentare la ricettività del pozzo

“Il caso della piattaforma Vega di Edison. Ministero Ambiente chiede danni, Governo autorizza raddoppio. E il processo finirà in prescrizione”
(02/04/2016)

E se il rilascio delle concessioni viene affidato ad una “sguattera Federica Guidiguatemalteca” succube del fidanzato scroccone e intrallazzone, i controlli del Governo non lasciano adito a dubbi nella certezza della prescrizione che costituisce la costante dell’ordinaria (in)giustizia italiana.

«Il 16 aprile 2015 il ministero dell’Ambiente ha dato parere positivo alla Valutazione di impatto ambientale per il raddoppio della piattaforma e il 13 novembre dello stesso anno il ministero dello Sviluppo economico ha concesso il rinnovo del permesso per 10 anni. A meno di 12 miglia dalla riserva naturale del fiume Irminio, tra Ragusa e Scicli, Edison potrà costruire una seconda piattaforma petrolifera offshore, Vega B, per continuare a sfruttare il giacimento, attivo dal lontano 1984. L’autorizzazione è arrivata subito prima dello stop alle nuove perforazioni sotto le 12 miglia deciso dal governo con l’ultima legge Finanziaria, entrata in vigore il primo gennaio 2016. Le motivazioni del via libera ministeriale appaiono paradossali: “La società ha ottemperato ai termini di buona gestione del giacimento…”, scrive il Mise in una nota del 12 dicembre 2014. Lo stesso governo che chiede ad Edison i danni in giudizio, la promuove a pieni voti nel momento in cui concede il rinnovo del permesso. In sintesi: grazie alla prescrizione Edison non pagherà i danni procurati, ma incassa dal governo un rinnovo della concessione per un decennio, alla modica cifra di un canone di appena 87 euro l’anno a chilometro quadrato, e con royalties da pagare allo Stato pari ad appena il 7% dei proventi (le royalties italiane sono le più basse d’Europa)

“Il caso della piattaforma Vega di Edison. Ministero Ambiente chiede danni, Governo autorizza raddoppio. E il processo finirà in prescrizione”
(02/04/2016)

In una delle sue consuete sparate a mezzo Twitter, il coso buffo Prossemica renzianamomentaneamente prestato a Palazzo Chigi ha dichiarato che la Sicilia e la Basilicata sono meglio del Texas per la loro incredibile abbondanza di greggio, costituendo un fondamentale strumento di occupazione e sviluppo. Fu così che nella propaganda di regime spacciata per “informazione” meno di 250 posti scarsi di lavoro generico a tempo determinato come “guardiano di pozzi”, appaltati a multiservizi per una paga oraria di 5 euro, sono diventati prima 4.000 e poi lievitati fino ad 11.000 occupati, in sintonia coi numeri creativi del Job Acts.
Se poi la notizia è scomoda, basta semplicemente non darla, o farla scomparire a tempo di record dai palinsesti come una meteora invisibile…

Loira“Francia, si rompe condotta Total nella Loira: fuoriusciti 380mila litri di greggio”

«Disastro nella regione francese della Loira, dove almeno 380mila di litri di greggio sono fuoriusciti da una condotta della Total. A quanto pare si è trattato di un incidente: una scavatrice ha rotto la condotta durante dei lavori di sbancamento sull’estuario della Loira. La condotta sotterranea collega la raffineria Total di Donges a un deposito a Vern-surSeiche, vicino Rennes. I litri fuoriusciti rilevati da Total sono 380mila, ma potrebbero arrivare a quota 550mila. Total fa sapere che alcune abitazioni sono state evacuate, vietato il consumo d’acqua per persone e animali

Il Messaggero
(06/04/2016)

Tutto qui! Al massimo si trova un trafiletto sulla cronaca ripreso direttamente dall’ANSA e senza un riga in più; giusto a proposito degli straordinari standard di sicurezza.
Succede in quel di Total, così interessata alle trivellazioni lucane o (meglio ancora!) alle pipelines che attraversano la Val d’Agri verso i porti della Puglia.
oil drillingL’appeal del petrolio italiano, che in realtà è una polpa bituminosa, usata prevalentemente per produrre i manti delle pavimentazioni stradali, risiede infatti nella possibilità di utilizzare gli oleodotti sul territorio italiano con gli immensi centri di stoccaggio previsti sulla costa pugliese, per il transito delle petroliere di mezzo mondo. Non il petrolio italiano ma le strutture per il trasporto e la raccolta del greggio di importazione estera sono ciò che interessa davvero agli “investitori” stranieri, che sembrano aver trovato il Bengodi nella repubblica delle banane: controlli ridicoli, norme elastiche, multe irrisorie, prezzi sottomercato.
mappatrivelleDomenica 17 Aprile andate al mare, mi raccomando! Immortalatevi nei vostri selfie con un sorriso da coglione. E godetevelo il mare fintanto sarà ancora balneabile e non un concentrato oleoso di idrocarburi. L’originale non è replicabile su Playstation.

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Houston abbiamo un problema

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 giugno 2010 by Sendivogius

 «Come un soggetto psicopatico, una corporation non può riconoscere né agire secondo principi etici che le inibiscano di nuocere agli altri. La sua natura giuridica non fissa alcun limite a quello che può fare agli altri nel perseguimento dei suoi scopi egoistici.
(…) La peculiare natura giuridica della corporation è la causa principale dell’illegalità endemica che domina il mondo delle grandi aziende. Il modello societario della corporation è intrinsecamente concepito in modo da sottrarre alla responsabilità legale coloro che ne detengono la proprietà e l’amministrano, facendo diventare la corporation una “persona” caratterizzata da una forma di disprezzo psicopatologico per i vincoli giuridici, il bersaglio principale di una eventuale incriminazione o procedimento penale. Gli azionisti non possono essere chiamati a rispondere dei reati commessi dalla corporation a causa della responsabilità limitata, il cui unico scopo è porli al riparo dalla legge. Gli amministratori a loro volta godono tradizionalmente della protezione derivante dal non essere coinvolti in via diretta nelle decisioni che possono condurre a commettere un reato. I dirigenti sono infine protetti dalla riluttanza della legge a perseguirli  come responsabili delle azioni legali delle loro aziende, tranne i casi in cui si possa dimostrare che siano stati loro le “menti” che hanno guidato tali azioni. Tali prove sono il più delle volte difficili se non impossibili da produrre, poiché le decisioni delle corporation costituiscono in genere l’esito finale di diversi input individuali.
(…) Non avendo “anima da condannare o corpo da castigare”, punire la corporation spesso non produce grandi effetti. Come lo psicopatico cui assomiglia, la corporation non si sente moralmente obbligata ad obbedire alla legge.
(…) Per una corporation l’osservanza della legge è come al solito una questione di costi e benefici.»

  The Corporation
  Joel Bakan
  2004, Fandango Libri

Immaginate cosa potrebbe accadere, qualora il proprietario unico e fondatore di una “corporation” assumesse il controllo diretto di una nazione… Immaginate che al suo management aziendale vengano assegnate le principali funzioni di governo… Immaginate che sia loro demandato il potere di promulgare leggi e deroghe, in pieno conflitto di interessi…
Gli effetti li conoscete già, per esperienza diretta e tuttora in corso d’opera, nell’anomalia tutta italiana.
Di solito, democrazie più mature, con opinioni pubbliche certamente più consapevoli della nostra, sarebbero molto più restie nel trasformarsi nella propaggine diretta di un grande potentato economico, abdicando ai propri diritti di cittadinanza per diventare funzionali agli interessi particolari di gruppi economici privati… In genere, le ‘grandi aziende’ preferiscono influenzare i governi con negoziati sotterranei, tramite la pressione di potenti lobby organizzate. Difficilmente si sostituiscono ad essi, con le debite eccezioni del III° mondo ed in certe dittature.
Per tutte vale però la medesima presunzione d’impunità, l’amoralità sistemica, la logica predatoria di uno sciame di locuste. È il caso della
British Petroleum, responsabile della più grande catastrofe ambientale di tutti i tempi. Il colosso petrolifero, al contrario di quanto va pigolando un inconcludente Barack Obama, probabilmente pagherà poco o nulla per le sue devastazioni nel Golfo del Messico. La dirigenza della BP è così preoccupata delle conseguenze che l’amministratore delegato della compagnia, Tony Hayward, ha pensato bene di partecipare col suo panfilo da 300.000 euro ad una regata velica lungo la costa britannica. La competizione è stata peraltro organizzata dalla JP Morgan, altro mostro bancario pesantemente coinvolto per lo spaccio massificato di CDO e “titoli tossici”, all’origine dell’attuale recessione economica i cui costi sembrano riguardare unicamente i lavoratori salariati ed i ceti più deboli.
Ma la BP sta davvero superando ogni peggiore aspettativa, con una serie di interventi demenziali, tanto inutili quanto perniciosi, mentre il suo buco aperto nel fondo dell’oceano continua a spruzzare spremuta di dinosauro a ciclo continuo, senza che la cosa desti grandi preoccupazioni.
Evidentemente, i top manager della compagnia non devono essere molto dissimili da quelli ferocemente ridicolizzati nel filmato che vi proponiamo. Di certo, le soluzioni adottate sono dello stesso tenore…

Purtroppo, non siamo riusciti a trovare un video sottotitolato; pertanto, per agevolare la comprensione riportiamo di seguito una sorta di bozza di doppiaggio:

Quartier Generale della BP:
Questo è il miglior piano d’intervento che abbiamo…

Non preoccupatevi: Si tratta solo di una piccola perdita su di un tavolo molto grande.

Credo che stiamo sottovalutando la quantità di caffé versata…

B: Sì, è solo un po’ di caffé
C: Però dobbiamo intervenire prima che raggiunga il mio portatile
D: Calma! Mantenete la calma.

Così distruggerà tutto il mio pesce

Oh ragazzi! Okay. Guardate questo.

Oh mio Dio! Sta intaccando la mia mappa della Lousiana!

Attenta! No, no, il pesce!!
 La mappa..! Il portatile..! Il pesce..!

 Aspettate, aspettate, Aspettate! Ho avuto un’idea brillante…

Okay, Jones credo che il pubblico stia incominciando a sospettare qualcosa…

 A: È tutto pronto.

 A: Dannazione! Non ha funzionato.

B: Oh mio Dio! Adesso dovremo davvero pulire tutto..

 A: Guardate: la spazzatura cadendo sui bicchieri di caffé impedirà alla macchia di espandersi.

 B: Adesso abbiamo caffé e spazzatura.

Aspettate! Ho un’idea.

A: Dannazione! Pensavo che avrebbe funzionato!
B: Forse l’effetto non è immediato. Lasciamo trascorrere tre ore e poi faremo le nostre valutazioni.

C: Le tre ore sono trascorse.
D: Per Dio! Era tutto quello che avevamo!

 Il rappresentante della Halliburton è qui

Signori… oh mio Dio!

 A: Voi siete in parte responsabili di questo. Ci avete fornito dei bicchieri in condizioni instabili.
 H: Oh no, no, no! Noi non abbiamo alcuna responsabilità. Halliburton non vuole saperne nulla di tutto questo. Noi ce ne andiamo subito via da qui.

 Ora fatela finita! Ho Kevin Costner al telefono… Lui sicuramente saprà cosa fare.

Costner: Quanto è grande la perdita?
BP: Molto vasta, Sig, Costner.
Costner: Avete una pallina da golf?
BP: Ho una pallina da ping pong
Costner: Bene, ora tiratela sulla macchia… Cosa accade?
BP: NIENTE

Costner: Allora, siete fregati!

La British Petroleum è la seconda compagnia petrolifera mondiale e principale fornitore di petrolio e gas degli Stati Uniti. Il 22 Aprile 1999, l’amministratore il capo della Company, sir John Browne, venne premiato per l’impegno della BP nella salvaguardia ambientale, in occasione della “Giornata mondiale della Terra”, presso il palazzo dell’ONU a New York.
Questo perché la BP ha una lunga tradizione di incidenti che vanno dalle sue installazioni nel Texas agli impianti di Prudhoe Bay, nell’estremo nord dell’Alaska.
Il 16 Luglio del 2001 la BP viene condannata per  “per aver deliberatamente omesso l’immediata notifica del rilascio nell’ambiente di sostanza pericolose”. Inoltre, alla compagnia sono stati più volte contestati programmi di manutenzione inadeguati, insieme alla presenza di valvole difettose e soggette a perdite, in deroga alle normative di sicurezza.
Questo perché:

“Nella visione pratica delle imprese, una sanzione pecuniaria è un costo addizionale. Un’attività vietata dalla legge non è inibita dalla minaccia di una sanzione, nella misura in cui i profitti previsti da quella attività superano l’importo della sanzione, moltiplicato per la possibilità di essere scoperti e giudicati colpevoli. Considerata l’entità media delle sanzioni, l’effetto di deterrenza è improbabile nella maggior parte dei casi. Tale considerazione è ancora più ovvia per ciò che concerne la recidività. La corporation, una volta giudicata colpevole e sanzionata, avrà semplicemente imparato a nascondere meglio le sue impronte”.
  (Prof. Bruce Wellig)

A voler cercare, i precedenti c’erano…
Ma questo è un particolare tipo di “emergenze” che ai politicanti solitamente non interessa.   

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