Archivio per Bonus

BONUS ET CIRCENSES

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 11 agosto 2020 by Sendivogius

“Le famiglie che hanno perso la propria fonte di reddito non possono aspettare i tempi della burocrazia per ricevere un aiuto dallo Stato. Bisogna dare subito 1000 euro con un semplice click a chiunque ne faccia richiesta (meglio online) direttamente alla propria banca. Si stabilisce in modo semplice chi ne ha diritto come sostegno, chi come prestito, chi non ne ha diritto, ma le verifiche si fanno dopo, finita l’emergenza. Intanto zero burocrazia e zero perdite di tempo. 1000 euro a chi dichiara di averne bisogno. Subito!

Giorgia Meloni
(28/03/2020)

 Con Capitan Sugna appresso, a rincarare la dose. Quello che se non si trovano i soldi, li si possono sempre stampare.
E il pur esecrato governo del Conte-bis s’è adeguato alle richieste, facendo della dispensazione ad libitum di ‘bonus’ illimitati (per ogni gusto e bisaccia) la misura del suo non essere. In pratica, siamo all’istituzionalizzazione dell’una tantum, senza alcunché di strutturale, nella più grande compravendita di consensi (e dissipazione di risorse pubbliche) su elargizione di massa, che si ricordi dai tempi di Nerone (o di Commodo).
Adesso ci si fa tanta meraviglia che i soldi siano andati a cani e soprattutto porci, dispersi nei mille rivoli della grande distribuzione assistenziale di pubblici denari elevata a sistema organico di sottosviluppo.
Succede quando si dispensano quattrini a cazzo di cane, senza alcun tetto di spesa, senza controlli né verifiche, né limiti di reddito, distribuiti a tutti su richiesta.
In fondo, c’era un elettorato da comprare per un consenso da costruire, mentre ci si rivestiva di pieni poteri per nulla decidere e tutto rinviare al fatidico mese di Settembre, in un ingorgo istituzionale senza precedenti di decreti in scadenza con l’abnorme produzione degli stessi; senza alcun altro obiettivo concreto se non quello di entrare nel provvidenziale “semestre bianco” e conservare le cadreghe a babbo morto, in un paese congelato nell’emergenza permanente.
Se derogare al famigerato “Patto di Stabilità”, significava instaurare una società parassitaria di massa fondata sui bonus, nella repubblichetta di Bengodi a buffo, tra pizza, selfie e regalino, tanto valeva tenerci strette le regole del rigore di bilancio..! Perché è desolante constatare che i nostri mali ce li meritiamo tutti, così come la nostra (pessima) reputazione all’estero.

E ora ci si scandalizza perché qualche centinaio di furbetti in politica (opportunamente lasciati filtrare dall’INPS dell’amico Tridico) non hanno saputo rinunciare nemmeno al magro gruzzoletto emergenziale, per quella che in realtà è solo una cialtronesca operazione di demagogia mediatica, che pesca nel populismo anti-ka$ta in prossimità elettorale, per promuovere il demenziale referendum voluto dal movimento dei 5 e più pataccari.
Ce la meneranno per tutta l’estate ed oltre, indicando sdegnati col ditino inquisitore la pagliuzza dietro la quale si nasconde la trave, per i gonzi dall’indignazione telecomandata ad orologeria, nei soliti autodafé su atto di contrizione ai quali la setta ricorre per rilanciare ogni stessa, ogni volta che il merdone della loro incompetenza rischia di deflagrare, stornando altrove la shitstorm nel consueto ricorso alle armi di distrazione di massa…

Bonus INPS, sono Salvini e Di Maio che si devono dimettere

Lo scandalo è solo una caccia alle streghe. Assai più dei cinque miserabili, a lasciare dovrebbe essere chi ha terremotato la democrazia e la sua delega.

di Alessandro Barbano
(11/08/2020)

«Lo chiamano lo scandalo dei bonus ed è una caccia alle streghe, in cui si lanciano populisti sedicenti e populisti subalterni o inconsapevoli, trascinando con sé la gran cassa dell’informazione, al grido di gogna ai furbetti, invocando sanzioni e dimissioni e addirittura una legge perché non accada mai più. Ma chi dovrebbe dimettersi sono anzitutto loro, i Di Maio e i Salvini, che in un decennio di iconoclastia istituzionale hanno dimidiato, amputato, vilipeso il Parlamento, trasformandolo nel bivacco dei peggiori, ora attaccando la libertà di mandato, che è il cuore della delega democratica, ora calpestando le immunità e le garanzie penali, che sono il pilastro della divisione dei poteri, ora tagliando il finanziamento pubblico in nome di una miserabile demagogia pauperista, ora imponendo una umiliante quanto implausibile restituzione della diaria, quasi fosse un maltolto criminale, ora abusando dei poteri che una legge elettorale demenziale consegna ai leader per candidare e imporre i più ignoranti, i più stupidamente fedeli, i più manovrabili perché politicamente, professionalmente e psicologicamente succubi. Ora, da ultimo, decapitando con la scure il numero dei parlamentari e, con esso, quella proporzione costituzionale tra maggioranza e minoranza che fa il potere divisibile e contendibile. Sono loro, i leader populisti, i primi terremotatori della democrazia e della sua delega. Assai più di quei cinque miserabili, che, nascondendosi tra tanta demagogia, hanno pensato di raccattare per sé tutto il raccattabile, prima che il Palazzo cadesse.
Ma non fa tanto sconcerto questa grottesca sortita giustizialista quanto la supina acquiescenza dei rivali, preoccupati anch’essi di puntare il dito, indignarsi e certificare insieme, come fa Ettore Rosato, che “nessun parlamentare di Italia Viva beneficia del bonus”, magari solo perché non l’ha ottenuto pur avendolo chiesto. Anche per questi sedicenti avversari del populismo la caccia alle streghe è un diversivo ferragostano, dietro cui coprire il vuoto pneumatico di una politica che si fa male da sé, approvando, con il voto in seconda lettura alla Camera anche del PD e dei renziani, una riforma costituzionale che attenta alla rappresentanza e, quindi, alla democrazia, perché costruita attorno a un disegno liquidatorio ed eversivo da parte di chi la democrazia vuole annientarla, e accettata per convenienza e per timore di essere scavalcati, ora a sinistra ora a destra, da chi dice di volerla proteggere.
È una storia lunga ormai un decennio: dalla legge Severino al taglio dei parlamentari, passando per la cancellazione del finanziamento ai partiti, per il voto di scambio e per la prescrizione – attaccata in prima istanza da un governo a guida PD -, il populismo detta le regole sulla pubblica piazza e gli pseudo nemici del populismo le fanno proprie per potersi difendere dall’accusa di essere una casta di corrotti. Salvo poi nascondersi dietro un dito di fronte all’aberrante esito che garantisce a chi vince di prendere tutto, anche il Quirinale, lasciando agli sconfitti le briciole, e prodursi nelle imbarazzanti gaffe di Zingaretti che, dopo aver concorso a bucare la Carta, vorrebbe rattopparla con una legge elettorale, cioè una legge ordinaria, emendabile domani da qualunque maggioranza di turno. È la nemesi di un partito senza visione, che per sbarrare la strada a Salvini e difendere la postazione del Colle si è convinto a stringere un’insana alleanza con i Cinquestelle, e che, invece, il Colle rischia di consegnarlo con le sue mani al nemico.
Ed ecco allora il rumore di fondo del populismo strisciante, che punta l’indice sui furbetti e lancia il giornalismo subalterno e codino a violare la privacy e scovarne l’identità. Perché tutti a Ferragosto s’indignino per quei malfattori, che hanno speculato perfino sul Covid, e dimentichino il piattino che la politica ha riservato al Paese a settembre. Così la strategia dell’amnesia referendaria protegge, nel silenzio o nell’indifferenza della migliore e peggiore stampa, una decennale semina populista, che ha ormai convinto l’opinione pubblica che il Parlamento è pletorico e, quindi, sostanzialmente inutile, che la delega è un privilegio e non una funzione, che il compromesso è un ignobile inciucio e non una nobile sintesi, e che tutte le forme della democrazia delegata sono un vergognoso teatrino. Di fronte a questo Paese capovolto dalle prime pagine dei quotidiani la democrazia si appresta a compiere l’ultima, immotivata, assurda espiazione

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(81) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 29 novembre 2015 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2015”

Per qualche dollaro in più Rimanendo prossimi alle miserie di casa nostra, di che cosa vogliamo parlare?
Di quella specie di agenzia per i numeri a Lotto da giocare sui tavoli della propaganda di governo, nella quale si è trasformata l’ISTAT tanto è impossibile distinguere ormai le sue quotidiane estrazioni dati, in costante contraddizione tra loro con ogni emissione che smentisce la precedente, e le veline del nuovo Min.Cul.Pop della fuffolandia renziana?!
Del segreto di stato apposto sui veri numeri di EXPO e dunque sui reali introiti dell’esposizione milanese?! Delle primarie (farsa) del sedicente “centrosinistra” estese al Nuovo CentroDestra, con candidati schiettamente di destra?!
Del ri-cambiamento della nuova legge elettorale (il famigerato Italicum imposto per decreto contro mezzo Parlamento), ora che i sondaggi non sono più tanto favorevoli?!
Delle previsioni meteo dell’utile idiota prestato al dicastero dell’Economia per interposta persona?!
Delle mance elettorali in conto terzi di un indecente marchettaro specializzato nella compravendita del voto di scambio, come da peggior tradizione democristiana alla quale peraltro appartiene a pieno titolo?!
Della paghetta da 500 euro ai neo-diciottenni per andare al cinema (la famosa “cultura”) e magari ricordarsi del munifico Elemosiniere di Pontassieve alle prossime elezioni?!  In questa dispensazione compulsiva di mazzette, non mancano poi gli 80 euro per le neo-mamme, al posto degli asili e dell’assistenza post-partum, mentre smantellano gli ambulatori pubblici.
Parliamo dell’ineffabile ministro Poletti? La salamella emiliana, che siccome in tanti anni da presidente della LegaCoop non è mai riuscito a capire perché cazzo lo pagassero, nell’impossibilità di quantificare e produrre un segno tangibile del proprio (non) lavoro, si è convinto di quanto obsoleto ed improduttivo sia diventato retribuire quello degli altri, per giunta con un’oggetto superato come il salario su base oraria. Molto meglio una paga non quantificabile, dalle modalità indefinite in un tempo aleatorio secondo i “risultati” aziendali.  
Vogliamo parlare delle nuove misure “anti-terrorismo”? Taggare i terroristi ed elemosinare altri 80 euro (il numero magico delle elargizioni governative) alle forze di polizia, invece di rinnovare loro il contratto e magari fornire gli strumenti adeguati per le operazioni di contrasto.
Arte di Edoardo BaraldiIn un esecutivo che va smantellando progressivamente ogni tassello dello stato di diritto, il ricorso alla mancia, che raggiunge il suo momento topico nel lancio dei pani e delle monete al passaggio del sovrano, deve costituire la dimensione ideale per chi, abituato a comprare il consenso, considera ogni cittadino un suddito da riunire in clientele e da fidelizzare con pochi spiccioli, per giunta rubati dalle casse dell’erario.
Si chiama “bunus” ma è solo un’elemosina di regime, dietro alla quale si celano i veri accattoni di governo nella disperata ricerca di qualche voto in più.

 Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. SPESSORI CULTURALI: LECTIO CIALTRONIS

[21 Nov.] «Il digitale è la più grande occasione che ha l’Italia per essere se stessa… Dobbiamo evitare che il digital sia soltanto un divertissement, una cosa per addetti ai lavori, per secchioni
Riforma digitale è un Paese più semplice e più giusto…. L’Italia è stata complicata in questi anni lo è stata persino nel pagare i debiti delle pubbliche amministrazioni… Una delle conseguenze della digitalizzazione è che l’evasione fiscale sarà ridotta a zero. Con la stesa determinazione con cui abbiamo lavorato sulle riforme adesso arriveremo alla semplificazione totale, che si può fare con una cosa banale: incrociare i dati. Il futuro è l’educazione. Se tu hai tutti gli strumenti e non li sai leggere, sei l’analfabeta della contemporaneità. Ecco perchè bisogna riportare al centro la parola educazione… Oggi vi propongo di prendere un impegno da qui ai prossimi due anni. Lo dico non a caso perché, a occhio, il 27 novembre 2017 è il momento in cui ancora la campagna elettorale non è ancora partita. Si voterà nel febbraio 2018: già saranno in corsa i partiti, però son sempre in corsa.»
(Matteo Renzi, il Conferenziere ambulante)

sturmtruppen02. TUTTI AL MARE

[24 Nov.] «Guerra all’Isis? Sono pronto a partire. Ho fatto un anno di servizio militare nel ’95, ma sarei pronto anche a combattere: io ci sono»
(Matteo Salvini, Kakkientruppen)

Libero03. ASCOLTA IL TERRORISTA, MA ARRESTA IL ‘GIORNALISTA’

[19 Nov.] «Quando arrestiamo il signor Belpietro per il titolo “Bastardi islamici”? Il signor Belpietro mette a rischio la mia sicurezza! È criminale! Mette a rischio la vita dei nostri figli!»
(Vauro Senesi, il Libertario)

Stefano Esposito04. ORGOGLIOSAMENTE, NON SONO ESPOSITO

[20 Nov.] «Lancio l’hashtag: orgogliosamente non sono Erri De Luca»
 (Stefano Esposito, il Duro del PDhouse)

Padoan05. HO CAMBIATO IDEA…

IERI (29/10/2015)
«Il deficit sta scendendo e continuerà a scendere perchè facciamo una finanza pubblica rigorosa (…) I risultati recenti in termini di crescita di Pil stanno andando oltre le previsioni, l’occupazione è buona con contratti migliori. La ripresa è dovuta alla domanda interna delle famiglie e delle imprese grazie al ritorno della fiducia: : l’Italia sta uscendo dalla crisi per ragioni non cicliche, ma strutturali.»
OGGI (29/11/2015)
«Lo 0,9% è una previsione, c’è il rischio di doverla rivedere ma ora non abbiamo elementi. Chiediamo flessibilità alla Ue su emergenze. Se non arriva ci adegueremo»
(Carlo Padoan, il Misuratore di cazzate)

Lamberto Dini06. NONNI IN CALORE

[06 Nov.] «Ho 84 anni ma per fare sesso non prendo ‘aiutini’ di nessun tipo. Una volta alla settimana? In un matrimonio credo che sia veramente il minimo indispensabile. Se lo faccio almeno due volte? Non quantifichiamo.»
(Lamberto Dini, il Pornostar)

Umberto Bossi07. È PEGGIO DI COME SEMBRA

[08 Nov.] «Silvio? Non è così rincoglionito come dite»
 (Umberto Bossi, il Chierichetto)

Gianni Cuperlo08. BATTAGLIE EPOCALI

[11 Nov.] «Ci batteremo per correggere la legge di stabilità. Abbiamo i nostri dieci emendamenti, li difenderemo e li voteremo. Anche contro la maggioranza, se vorrà votare contro.»
 (Gianni Cuperlo, minorato piddì)

Giuseppe Lauricell09. LEGGE AD PARTITUM

[04 Nov.] «Il mio emendamento mira a correggere l’effetto disproporzionale per cui se uno prende il 17 per cento al primo turno, può vincere al ballottaggio ed ottenere così il 55 per cento dei seggi. E questo anche se i voti in termini assoluti calano dal primo al secondo turno. È questo “l’effetto Parma” di cui parlo, non della vittoria dei Cinque Stelle, che non mi interessa affatto. Il problema dell’Italicum è che consente un gigantesco effetto di distorsione. È lo stesso vizio di costituzionalità che la Corte costituzionale ha sollevato in relazione al Porcellum»
 (Giuseppe Lauricella, l’Indecente)

Renzusconi10. LA CLONAZIONE

[06 Nov.] «Il Ponte sullo Stretto si farà»
(Matteo Renzi, il figlio alla destra del papi)

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Gli Invisibili

Posted in Business is Business, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 dicembre 2008 by Sendivogius

 

“LA CURA TREMONTI”

 

berlusconi Contro Cariatidi e Cassandre che gridano alla nuova recessione e alle grandi depressioni, Re Silvio gioca a nascondino con la norrena cancelliera, facendo cucù alla crisi che non c’è. Instancabile, con vivace spensieratezza, corre felice per le vie di Pescara tra folle plaudenti. Quale fulgido esempio di gagliardia e virile vigore! Solido negli averi, invita il popolino allo shopping natalizio. Rassicurante, diffonde ottimismo, cementa le plebi e ne coltiva gli umori.

Nella sua scalata al cielo, l’Unto del Signore si contende ormai il trono col Padre. La croce è stata lasciata in permuta a Tremonti, il real tesoriere, in attesa di esser presto cartolarizzata.

Superati i confini americani, la crisi economica, dilatata a dimensione globale, si prepara a tanagliare l’Europa con conseguenze imprevedibili. La sua entità ha subito allarmato i singoli governi, impreparati e storditi dalla gravità della situazione.

tremonti0Del resto, loro non possono contare sul genio economico di Giulio Tremonti che tutto prevede e a tutto provvede, sicché non si stanzia obolo che Giulio non voglia. Infatti, considerata la solidità del nostro sistema produttivo, è evidente che si tratti di una crisi contenuta dagli effetti limitati. Per questo il vulcanico ministro ha varato una finanziaria triennale tutta tagli e privatizzazioni. Spirito previdente, ha poi sfornato l’ennesimo decreto (il n° 185 del 29 Nov.), dal titolo roboante quanto promettente: “Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale”.

Si tratta di 35 articoli nei quali non si tralascia nulla e a tutti si pensa. Dal conservatorismo al pragmatismo compassionevole. È il 185 un decreto-legge concepito in particolare per gli “ultimi”, che sempre tali resteranno nella loro beata solitudine. Dispensa loro la questua e disconosce, nella loro invisibilità, quanti pur facendo parte del sistema produttivo e contributivo vivono sospinti ai suoi margini, in una precarietà lavorativa ed esistenziale permanente.

Per le spese pazze di Natale, per quelli convinti che ‘ottimismo’ sia sinonimo di ‘consumismo’ (profumo confezionato per vite plastificate), il Governo decreta un bonus straordinario per famiglie, lavoratori dipendenti e pensionati non autosufficienti [Art. 1].

In pratica, il bonus governativo consiste nella straordinaria cifra di:

§     0,55 euro giornaliere per un pensionato singolo.

§     0,82 euro al giorno per un nucleo familiare di due persone.

§     1,23 euro al giorno per un nucleo familiare di tre persone.

§     1,37 euro al giorno per un nucleo familiare di quattro persone.

§     1,64 euro al giorno per un nucleo familiare fino a cinque persone.

§     2,74 euro al giorno per famiglie con oltre cinque componenti.

Fortunatamente, si tratta di importi esentasse.

A queste sovvenzioni poi andrebbe aggiunta la pubblicizzatissima Social Card, sulla quale molto si è detto e scritto. A tal proposito, una delle analisi più brillanti e meglio riuscite la potete leggere su: Social card? elemosina di stato.

Per i piccoli proprietari, indebitati col mutuo stipulato a rate variabili quando i tassi di interesse erano al minimo storico (gli italiani fanno davvero di tutto per distinguersi come un popolo di deficienti), è prevista invece una svolta epocale destinata a fare storia nel mondo.

Mutui prima casa: per i mutui in corso le rate variabili 2009 non possono superare il 4 per cento grazie all’accollo da parte dello Stato dell’eventuale eccedenza[Art. 2], senza tenere però conto dello ‘spread’, ossia della ricarica bancaria: “spese varie o altro tipo di maggiorazione incluso il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto”. Con il progressivo abbassamento dei tassi ad opera dalla BCE, a partire dal 2009 il tasso di interesse sarà nettamente inferiore al 4% e ciò renderà (di fatto) il provvedimento inutile, evitando così un’ulteriore aggravio delle spese di bilancio che difficilmente sarebbe stato accettato dalla UE (e infatti Bruxelles ha taciuto). Lo ‘Stato’ invece si guarda bene dal proporre la copertura dei mutui a tasso fisso già stipulati, perché in tal caso i soldi dovrebbe cacciarli fuori per davvero.

Efficacia reale del provvedimento: NESSUNA.

Per quelli che non arrivano più alla quarta settimana, il decreto stabilisce il blocco e riduzione delle tariffe, “al fine di contenere gli oneri finanziari a carico dei cittadini e delle imprese, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sino al 31 dicembre 2009” [Art. 3; comma 1]. Peccato che la materia sia di competenza delle Authorities di controllo e delle singole S.p.A. Il governo NON può bloccare o ridurre un bel nulla. Ci rimettiamo quindi al buon cuore dei privati che gestiscono i servizi.

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Sistemate famiglie e ceti medi con un simile Bengodi, non resta che pensare alle imprese e aumentare la manna già prevista per i lavoratori, con la Detassazione dei contratti di produttività [Art. 5], altro provvedimento utilissimo specialmente quando la produttività crolla e gli impianti funzionano a ciclo alternato, mentre operai e lavoratori vengono licenziati. Molto più utile, ma ben più oneroso, sarebbe stata la detassazione delle tredicesime e soprattutto della liquidazione di quanti hanno un contratto a tempo determinato. Ma Tremonti l’infallibile non è certo miope. Pertanto, con un occhio alle tasche, ha subito stabilito il Potenziamento ed estensione degli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione, nonché disciplina per la concessione degli ammortizzatori in deroga” [Art. 19] dai quali (come sempre) resteranno naturalmente esclusi tutti coloro con contratti di lavoro a tempo parziale verticale, che andranno a infoltire ulteriormente le fila degli invisibili senza alcuna tutela. Giacché “L’indennità di disoccupazione non spetta nelle ipotesi di perdita e sospensione dello stato di disoccupazione disciplinate dalla normativa in materia di incontro tra domanda e offerta di lavoro”.

Per quei lavoratori con ‘contratto atipico’, che oscillanodai gallinacei co.co.co ai fecali co.pro, “in via sperimentale per il triennio 2009-2011, è riconosciuta una somma liquidata in un’unica soluzione pari al 10 per cento del reddito percepito l’anno precedente”. Ma solo se hanno superato i 5000 euro di reddito in regime di monocommittenza. Ovvero: se hai cumulato più contratti ma nessuno di questi raggiunge da solo l’importo richiesto, non ti spetta nemmeno il miserabile 10% sperimentale.

Per tutti gli altri fortunati che avevano un contratto a tempo indeterminato in aziende con oltre 15 dipendenti, l’indennità ordinaria di disoccupazione (opportunamente integrata) non potrà “superare novanta giornate di indennità nell’anno solare”. In pratica, 3 mesi di autonomia.

Va molto meglio per i cervelli in fuga. Considerando le incredibili prospettive che offre il mondo accademico in Italia insieme allo strabiliante sostegno dato a ricerca e sperimentazione, il superministro ha disposto una serie di Incentivi per il rientro in Italia di ricercatori scientifici residenti all’estero. Estensione del credito d’imposta alle ricerche fatte in Italia anche in caso di incarico da parte di committente estero[Art. 17] con una tassazione del solo 10% ai fini delle imposte dirette. Già immaginiamo file di ricercatori che premono alla frontiera, sgomitando per poter rientrare in Patria. Tremonti è un genio. Evidentemente si sentiva solo.