Archivio per Bettino Craxi

I Risolutori

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 9 ottobre 2011 by Sendivogius

Lungi dall’attenuare i suoi morsi, la crisi economica e finanziaria continua a serrare le zanne nella carne viva di un corpo sociale già martoriato, tra la sostanziale indifferenza di un ceto politico sempre più distante ed apatico.
La cosiddetta “ripresa”, tanto evocata e mai decollata, assomiglia con ogni evidenza ad un miraggio lontano. Tutti gli indicatori di crescita viaggiano su stime presunte, drammaticamente proiettate al di sotto dell’1%. I consumi ristagnano, compressi da una politica dei redditi che blocca al ribasso i salari dei lavoratori dipendenti e restringe il potere d’acquisto delle retribuzioni medio-basse, con un mercato dei prezzi invariato quando non in rialzo.
In compenso, proprio sui ceti più deboli, e più esposti ai rigori della crisi, grava la quasi totalità degli oneri delle raffazzonate ‘manovre correttive’, che inefficaci si susseguono ormai a cadenza quindicinale.
In aggiunta, il crollo della produzione industriale e dei consumi, aggravate da un’assoluta assenza di prospettive e dalle speculazioni predatorie dei mercati finanziari, ha inciso sulla crescita della disoccupazione, con sacche fisiologiche di senza lavoro furbescamente definite (con un espediente tutto italiano) “inoccupati”, per non pesare sulle statistiche della disoccupazione che diversamente porrebbero l’Italia in cima alle peggiori stime europee.
Risultato inevitabile e naturale è la drastica diminuzione della domanda al consumo, con conseguente contrazione dell’offerta.
Ormai, anche nei settori che contano, si parla apertamente di “recessione” e di rischio stagflazione, con un copione che sembra ricalcare fedelmente i catastrofici passaggi che condussero alla cosiddetta Seconda Recessione del 1937: l’annus horribilis dell’economia globale, dopo la Grande Depressione del 1929.
Ogni paese ha fatto la sua (pessima) parte, con il suo buon carico di responsabilità.
Da noi, la storia parte da lontano e, con una peculiarità tutta italica, ha sempre gli stessi protagonisti perché, se gli anni passano, le facce restano. E non si sa bene se definirle di tolla o di altra più friabile consistenza, dall’inconfondibile odore…
Sostanzialmente, è colpa dei governi precedenti e si tratta di una pesante eredità che ci portiamo indietro dal passato, come non perde occasione di ricordare lo spocchioso minusterume berlusconiano insieme alla muta di pennivendoli da riporto…
Poiché non parliamo delle saghe sumeriche o dell’amministrazione hittita, sarà bene dare qualche riferimento ed un volto ad alcuni dei principali responsabili. Il pensiero corre inevitabile agli spensierati Anni ’80: l’era del craxismo e delle spese allegre; della finanza pubblica fuori controllo e delle assunzioni di massa nella P.A.
Sono gli anni felici che videro crescere il debito pubblico dal 70% al 118% (per inciso, lo stiamo pagando ancor oggi!) quando la stabilità di bilancio e la quadratura dei conti erano l’ultimo dei problemi… i tempi magici (e ripetibili) della “Milano da bere” e delle mazzette nelle mutande…
Nel 1983 il compianto “esule di Hammamet”, lo statista Bettino Craxi (grande sponsor e amico di papi Silvio) diventa presidente del consiglio, mentre un oscuro imprenditore brianzolo comincia la sua parabola ascendente all’ombra del garofano socialista…
 Con una serie di azzeccate manovre finanziarie, in quegli anni il debito pubblico schizza dai 234.000 miliardi di lire del 1984 ai 336.000 miliardi di lire nel 1985. Il principale relatore delle leggi di bilancio era Maurizio Sacconi, sottosegretario al Tesoro dal 28 luglio 1987 al 10 maggio 1994.
 Fortunatamente, ad affiancare Sacconi, in qualità di austero guardiano della stabilità di bilancio, c’è l’inflessibile Giulio Tremonti: collaboratore e consigliere economico presso il Ministero delle Finanze, nei vari governi susseguitisi dal 1979 al 1990. Nel 1994 diventa direttamente Ministro delle Finanze nel primo governo Berlusconi. E proprio nel decennio d’oro del berlusconismo di governo (2001-2011), ad eccezione delle parentesi virtuose dei famigerati governi Prodi, la spesa pubblica è aumentata del 45%, passando da 542 a 786 miliardi di euro nel 2009. Con un simile andazzo, nel mese di Luglio 2011 il debito pubblico dell’Italia ha infine raggiunto la cifra monstre di 1.911,807 miliardi di euro! I dati sono della Banca d’Italia
 Invece, a vagliare sulle assunzioni clientelari di massa nel pubblico impiego e vigilare sulla copertura economica c’è Renato Brunetta: anche lui consigliere economico di governo (fino al 1994) e responsabile delle strategie occupazionali e politica dei redditi presso il Ministero del Lavoro (dal 1983 al 1987). Non per niente, per il piccolino diventato col tempo ministro, i precari della P.A. sono l’Italia peggiore. Su tutti gli altri assunti garantisce lui.
Oggi li ritrovate tutti nella pornocrazia berlusconiana con posti di rilievo, insieme al resto della vecchia banda socialista (il piduista Cicchitto; Gaetano Quagliariello; Margherita Boniver; Gianni De Michelis…), mentre lievitano sopra uno strato di spocchia boriosa, vantandosi delle loro incredibili competenze. Quelli che “avevo previsto la crisi”… quelli che “vigilo sui conti”… quelli che “sono il terrore dei fannulloni”… quelli che “il mercato fa la selezione”… quelli che, se davvero esistesse la meritocrazia con cui vanno riempendosi la bocca, sarebbero già dovuti sprofondare seppelliti sotto tre metri di merda, invece di esibirsi come pavoni nel livore vendicativo che li corrode, verso un’umanità che si ostina a non riconoscerne la grandezza.
È singolare notare come a questi eccelsi figurini sia stata affidata la conduzione dell’attuale politica economica italiana, col compito di guidare il Paese fuori dalla crisi. Visti i precedenti, si può star certi che sarà un successo.

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USI A SERVIR PIACENDO

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 gennaio 2010 by Sendivogius
  Il cortigiano è una razza di antichissimi natali, che in Italia vanta solide radici.
Immune ai cambiamenti, non conosce crisi né vergogna ma a tutto sopravvive, indenne nel corso dei secoli, secondo un’inveterata tradizione che pone il cortigiano (e letterato) a specchio compiacente del signore presso il quale stabilmente dimora.
Accondiscendente, ne riflette i gusti in virtù dei benefici e delle protezioni che la corte può offrire. Scambia il proprio servaggio interessato a ruolo di illuminato consigliere nel ristretto concistorium principis, da dove si illude di poterne indirizzare l’azione incrementando per sé i vantaggi.

Le origini della fortunata Arte si perdono nella notte dei tempi, tanto da costituire il vero tratto distintivo dell’italica identità.
La munificenza del signore condannato alla solitudine del potere non è però del tutto disinteressata. Sull’intrinseca utilità del cortigiano non mancano gli esempi…
Intorno al 64 a.C. il genio letterario di Quinto Tullio Cicerone, fratello del più famoso Marco, partoriva un simpatico manualetto, il Commentariolum petitionis, con una serie di consigli pratici su come far carriera in politica:

Chiunque mostri una qualche simpatia nei tuoi confronti, chiunque ti ossequi, o venga spesso a casa tua, deve essere posto nel novero degli amici; tuttavia è un grandissimo vantaggio l’esser cari e graditi a quanti ci sono amici per motivi più autentici di parentela, o di affinità, o di associazione, o di qualche altro legame.
Successivamente, quanto più un uomo ti è intimamente legato e più è di casa, tanto più bisogna che ti adoperi anzitutto perché egli ti voglia bene e desideri che tu raggiunga le più alte cariche; e poi perchè lo facciano quelli della tua famiglia, i tuoi affini, i tuoi clienti.

(…) Durante questi anni, uomini avidi di onori si sono dati da fare con tutte le loro forze per ottenere dai cittadini della loro tribù tutto ciò che essi chiedevano. Cerca, con tutti i mezzi possibili, che questi uomini ti siano affezionati con tutto il loro animo e con la massima sincerità.
(…) Pertanto tu devi adoperarti per esigere presentemente da loro ciò di cui ti sono debitori, ammonendoli, pregandoli, incoraggiandoli, facendo in modo che capiscano che non avranno più un’altra occasione di dimostrarti la loro gratitudine. Indubbiamente la speranza di altri servigi da parte tua, unita ai favori che di recente hai loro accordato, sarà loro di stimolo a dedicarsi a te con zelo.
E poiché indubbiamente rappresentano il massimo sostegno della tua candidatura le amicizie di tal genere, fai in modo che a ciascuno di coloro che ti sono obbligati sia assegnato un compito preciso e ben definito. E, come tu non hai mai dato loro fastidio in alcuna occasione, così fai in modo di chiedere loro in cambio ciò che ti è dovuto, al momento opportuno
.”

  (Traduzione di Vittorio Todisco)

Sembra scritto ieri, ed il titolo avrebbe potuto essere: ‘Ricordati degli Amici!’
Sulle prospettive del cortigiano esiste invece una letteratura ancor più copiosa, che non manca di idealismi a rivalutazione della prolifica ma bistrattata categoria…
 Alla ‘cortigianeria’ il conte Baldassarre (Baldesar) Castiglione dedica tutto il suo tempo e la sua nobile penna, componendo un’opera dal nome esauriente: Il Cortegiano.
Animato da rispettabilissimi propositi, il buon Baldesar indica una serie di prescrizioni alle quali un buon cortigiano dovrebbe attenersi, se vuole agire sempre per il meglio. Dal tenore delle raccomandazioni, si può ben capire ciò che il cortigiano solitamente non fa e rivela invece quali sono i comportamenti abituali della corporazione, assai lontani dalla ‘perfezione’ alla quale il Castiglione anela:

Il fin adunque del perfetto Cortegiano estimo io che sia il guadagnarsi (…) la benivolenza e l’animo di quel principe a cui serve, che possa dirgli e sempre gli dica la verità d’ogni cosa che ad esso convenga sapere, senza timor o pericolo di dispiacergli; e conoscendo di quello inclinata a far cosa non conveniente, ardisco di contraddirgli, e col gentil modo valersi della grazia acquistata con le sue bone qualità per rimoverlo da ogni intenzion viziosa, ed indurlo al cammin della virtù; e così avendo il Cortegiano in sé la bontà accompagnata alla prontezza d’ingegno, e piacevolezza, e con la prudenzia e notizia di lettere, e di tante altre cose, saprà in ogni proposito destramente far vedere al suo principe, quanto onore, ed utile nasca a lui ed alli suoi dalla giustizia, dalla liberalità, dalla magnanimità, dalla mansuetudine, e dalle altre virtù che si convengono a bon principe; e per contrario, quanta infamia e danno proceda dai vizi opposti a queste.” 

 Baldassarre Castiglione
 “Il Libro del Cortegiano”
 Biblioteca Treccani
 Padova, 2006

In tempi più recenti, spogliati di ogni buon gusto e raffinatezza intellettuale, la perniciosa razza, per untuosità e doppiezza, ricorda più che altro gli osti manzoniani; si reputa campione di “libertà” e spesso ama definirsi “terzista”. Animale parassita per eccellenza, prospera ovunque; in cima alla catena alimentare, segue la cresta dell’onda e non teme predatori. Non ha prudentia, né notizia de lettere. E non sa minimamente cosa sia l’onore.
Vivaio d’eccellenza sono le redazioni dei giornali, e di uno in particolare…
Questo perché:

“In Italia le penne sono sempre state sporche. In alcuni casi luride. Motivo? Semplice. Tanto per cominciare, la tradizione. La nostra stampa (quotidiana e periodica) non è nata per informare, bensì per polemizzare. Chi aveva soldi e interessi da difendere, finanziava un giornale, magari con l’intento di farsi eleggere in Parlamento. E farsi eleggere in Parlamento significava, allora come oggi, abbassare gli avversari per innalzare se stessi. Per fare ciò era necessario assoldare giornalisti disponibili. Disponibili a che? A insultare tutti, tranne il padrone che pagava. Così nacquero la penne sporche, che hanno avuto molti figli e molti nipoti. Che a loro volta si riproducono perché, in fondo, il sistema non è cambiato.”

Nessuno conosce il peccatore meglio di sé stesso. L’autore della formidabile requisitoria è… Vittorio Feltri! Ma era l’anno 1993 e qualche contratto in meno. Sono i tempi del famigerato “golpe giudiziario” e il Feltri furioso era il Robespierre della procura milanese; l’arrabbiato che agitava la picca inneggiando alla ghigliottina virtuale ed alla incipiente ‘rivoluzione’ contro la partitocrazia, i privilegi della ‘casta’ ed i suoi beneficiati:

“Per quattordici anni, diconsi quattordici anni, la Fininvest ha scippato vari privilegi, complici i partiti: la Dc, il Pri, il Psdi, il Pli e il Pci con la loro stolida inerzia; e il Psi con il suo attivismo furfantesco, cui si deve tra l’altro la perla denominata ‘decreto Berlusconi’, cioè la scappatoia che consente all’intestatario di fare provvisoriamente i propri comodi in attesa che possa farseli definitivamente. Decreto elaborato in fretta e furia nel 1984 ad opera di Bettino Craxi in persona, decreto in sospetta posizione di fuorigioco costituzionale, decreto che perfino in una repubblica delle banane avrebbe suscitato scandalo e sarebbe stato cancellato dalla magistratura, in un soprassalto di dignità, e che invece in Italia è ancora spudoratamente in vigore senza che i suoi genitori siano morti suicidi per la vergogna”

Almeno questo è ciò che Feltri scriveva su L’Europeo (11 agosto 1990), in concomitanza con l’approvazione della legge Mammì, che attribuiva a Berlusconi il monopolio delle frequenza televisive ed il mai risolto conflitto di interessi.
L’Hebert bergamasco è un vulcano in eruzione, un’esplosione di pura nitroglicerina:

“Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio di questo firmato contro Craxi.
(…) Di Pietro non si è lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo mondo politico (diciamo pure del regime putrido di cui l’appesantito Bettino è campione suonato) e ha colpito in basso e in alto, perfino lassù dove non osano nemmeno le aquile. Ha colpito senza fretta, nessuna impazienza di finire sui giornali per raccogliere altra gloria. Craxi ha commesso l’errore… di spacciare i compagni suicidi (per la vergogna di essere stati colti con le mani nel sacco) come vittime di complotti antisocialisti… È una menzogna, onorevole: che cosa vuole che importi a Di Pietro delle finalità politiche… I giudici lavorano tranquilli, in assoluta serenità: sanno che i cittadini, ritrovata dignità e capacità critica, sono dalla loro parte. Come noi dell’Indipendente, sempre!”

 (da l’Indipendente, 16 dicembre 1992)

Poi l’indipendente Catone bergamasco ha trovato soldi e interessi da difendere e, evidentemente, il padrone giusto al prezzo OK.
L’indignazione in Italia, si sa, ha una data di scadenza. E dura meno di un orgasmo. In merito, Feltri sembra soffrire di eiaculatio precox.
 Dismessi i panni del moralizzatore, è diventato lo sturmtrooper dell’Imperatore: il pretoriano in servizio permanente, per le cariche di cavalleria pesante.
È il Littorio Feltri delle purghe al vetriolo… Il pennivendolo in pianta organica della Reazione a mezzo stampa ed il professionista della calunnia organizzata, a tal punto da diventare l’inesauribile fabbrica di letame a ciclo continuo: il ventilatore sparato a tutta potenza sui propri liquami, pronto a smerdare chiunque gli capiti a tiro.
Di Littorio parla in termini entusiastici un’altro esemplare della categoria: il meshato Filippo Facci che, per una volta, ci regala un bozzetto del Fenomeno vivente…

Per le mazzolate mirate e di massa il vulcanico Littorio, all’occorrenza, si avvale di collaboratori d’eccezione, avvezzi allo squadrismo mediatico per conto terzi e sempre a vantaggio dell’Unico.
È difficile dire se si tratti di spalle comiche, o bravacci prezzolati. Spesso e volentieri si alternano alla conduzione di un’altra creatura di Littorio, con la quale sono interscambiabili… Si tratta della onlus a carico pubblico e chiamata con sprezzo estremo del ridicolo:Libero.
Immancabile è la presenza di
Alessandro Sallusti: la scimmietta di compagnia, abituata ad imitare Littorio il furente e supportarlo durante le spedizioni punitive.
 Il Sallusti Erectus è il primate dell’assalto frontale al fosforo contro le cariche istituzionali, soppesate in termini di appartenenza: o con noi o contro di noi, secondo il ribaltamento evangelico del talebano sanfedista dal volto contratto in moto di perenne disgusto.
Uno che invece ride (anzi ghigna) sempre è
Maurizio Belpietro: il ‘libero’ replicante con ghigno incorporato. Belpietro è lo Hyena Ridens delle TV; onnipresente nelle trasmissioni di Floris e Santoro, è il guastatore professionista dei talk-show in sospetto sinistrorso, nonché  l’incursore kamikaze specializzato in caciara.
Per Hyena Ridens Belpietro sembra prepararsi un futuro radioso in RAI: candidato in pectore come l’anti-Santoro di destra, sarà l’alfiere ad oltranza della difesa padronale con grande profusione di mezzi e di risorse. Sarà divertente vedere se resisterà in onda più a lungo dell’invasato Antonio Socci: il lacrimoso crociato ciellino, condotto d’urgenza dall’esorcista.

Eppur tuttavia la concorrenza nelle stanze della ex-EIAR è particolarmente agguerrita, tra l’immarcescibile Bruno Vespa, il principe dei cicisbei, e l’ultimo acquisto di scuderia: lingua di velluto Augusto Minzolini, le cui sortite rischiano di spingere Emilio (Fido) Fede al pensionamento anticipato quale campione indefesso di imparzialità giornalistica.
 Gli editoriali di Minzolini, alias Scondizolini, sono ormai mitici: veri pezzi di piaggeria cortigiana, sono destinati ad entrare nell’empireo dei ruffiani in livrea. Scodinzolini è la dimostrazione empirica di come la prostituzione adulatoria in Italia non conosca limiti. Sorge però un sospetto… nel loro sbrodolante servilismo, gli editoriali sono veramente frutto della sue psiche asservita, oppure il fedele Augusto(lo) si limita a leggere ciò che altri, in più istituzionale sede, scrivono appositamente per lui?
Ed è davvero curioso constatare come Augusto Minzolini, un tempo reputato un predatore di razza, soprannominato “lo squalo” e ritenuto addirittura “il più veloce dei rapaci della notizia” si sia trasformato in un docile animale da cortile: la gallinella obbediente, che becca il grano tra le mani del padrone.

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Il Popolano delle Libertà

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 20 settembre 2009 by Sendivogius
È emblematico come il socialismo italiano, prima di estinguersi, abbia generato le tre grandi ‘anomalie’ della storia nazionale: Mussolini; Craxi; Berlusconi.
Il craxismo, ancorché fenomeno politico affetto da cleptomania acuta, si è rivelato soprattutto un caso clinico di natura psicopatologica. Questa almeno è la sensazione che emerge con forza ogni volta si osservano i nostalgici sopravvissuti craxiani: Maurizio Cicchitto, Silvio Berlusconi, Gaetano Quagliariello, Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Renato Brunetta

01 - RenatoBrunetta Analizzare il prodigio Brunetta è tempo perso. Delinearne un profilo è fatica sprecata: l’impossibile ricerca di uno spessore umano e morale nell’incontenibile spocchia del borioso personaggio.
Un’opera inutile che vale meno di tre soldi.
Del resto, non si potrebbe fare torto peggiore al verace ministro per caso, nel commentare i contenuti delle sue performance chiacchierine, alla ricerca di una qualche valenza culturale.
Per farvi un’idea, potete leggere qui.
Il ruspante Renatino odia culturame e intellettualizzazioni. Lui è l’omino della folla: ama la provocazione triviale… il motteggio insolente… che piace tanto alla famosa ggente. All’eloquio elegante preferisce il turpiloquio indecente dei bassifondi politici ai quali appartiene a pieno titolo.
Le sue esternazioni hanno la consistenza molliccia delle deiezioni canine, improvvidamente appiccicate alla suola di una scarpa da tennis. Meno le si rimestano e meglio è!
La risposta migliore ai deliri ministeriali è nella penna di Sandro Veronesi:

Ci sono due cose da dire dopo la piazzata di Renato Brunetta contro il “culturame parassita”. La prima è di carattere generale, la seconda è peculiare del personaggio. In termini generali si deve osservare che, di pari passo con il disfacimento dell’immagine tranquillizzante che Berlusconi aveva costruito di sé, molti dei suoi feldmarescialli stanno gettando la maschera per rivelare la propria mentalità fascista. Può risultare sorprendente solo per coloro che hanno sottovalutato la resistibile ascesa al potere dell’ attuale nomenklatura, ma il retaggio fascista continua ad alimentare buona parte della politica di governo, incardinato su due perni storici della demagogia populista: l’ anticomunismo e lo sprezzo per la cultura. Come testimoniato dalla composizione dell’ attuale governo, chiunque può far strada nella politica berlusconiana se si arrocca su uno di questi due baluardi – meglio ancora se su entrambi coniugati insieme. Non importa quanto deserto di titoli sia un curriculum, né conta la nullità del pensiero che si è in grado di ricamarci attorno: la professione di odio contro la cultura continua a pagare. Il ricorso al linguaggio sprezzante, dunque, quelle parole come “culturame”, appunto, “parassiti”, “disfattismo” eccetera, non è casuale: così come il capo sta apertamente rivelando (o non sta più riuscendo a celare) la propria vocazione alla tirannia, i suoi fedelissimi stanno abbandonando qualunque sforzo anche linguistico di mostrarsi democratici e moderati. Così, insieme alla caccia all’ omosessuale (o dobbiamo chiamarlo pederasta?), alla “faccetta nera”, al rom e al sindacalista, fatalmente si è aperta anche quella all’ intellettuale. Quanto poco, in realtà, possano esser pericolosi gli intellettuali con un popolo che è riuscito a ignorare Pasolini e Don Milani, costoro non lo sanno; vivendo nel perenne complesso d’ inferiorità tipico per l’ appunto dei fascisti, essi si danno pena di attaccarli, e la cosa pericolosa ovviamente non è l’ attacco personale (anzi, quello potrebbe essere perfino un bene, perché parecchi di loro continuavano a dormire), bensì il ripugnante assunto sulla groppa del quale l’ attacco viene fatto galoppare verso l’ opinione pubblica, per il quale la cultura è di per sé parassitaria, nociva e sovversiva. La seconda cosa da dire, quella peculiare al personaggio, è che, per parlar semplice come piace a lui, e usare un’ espressione cara alla mia povera mamma, ancora una volta Brunetta “ha dato la piega al kipfel”: cioè, ancora una volta ha dato un contributo nullo alla sua armata, caricando a testa bassa dove già erano passati i carri armati. La sua esortazione a Bondi a tagliare i finanziamenti ai parassiti dello spettacolo, infatti, arriva quando questi finanziamenti, in un solo anno, sono già stati tagliati del 30% – ad opera non certo di Bondi, ovviamente, ma dell’ unico ministro attivo di questo governo, cioè Tremonti. Ancora una volta, dunque, il ringhio di Brunetta va considerato come uno spruzzo di veleno ornamentale – una piantina carnivora sul davanzale -, a retroguardia di un’ azione politica sempre più pericolosa, schizofrenica e liberticida che i grandi hanno avviato da un pezzo, mentre i piccini giocavano coi tornelli.
 (“Quel disprezzo antico per la cultura” – 14/09/09)

02 - BrunettaMi meraviglio della vostra meraviglia.
Io parlo anche il linguaggio del popolo

Che tipo di gente frequenti è noto, ma di quale “popolo” parli il Brunetta ringhioso è meglio non sapere… Forse perché scambia la feccia per plebe; la meschineria per schiettezza. Confonde, come se fosse una genuina denuncia, il livore rabbioso e vendicativo che gli consuma le viscere.
Si compiace il raffinato ministro, applaudito da quel suo popolo che si riempie in continuazione la bocca con la parola Libertà soltanto per ciancicarla e sputarla lontano, ormai vuota ed inutile, dopo averne succhiato via sapore e significato.
Brunetta si crede ‘popolare’ e si comporta da villano, convinto che sia la stessa cosa. Se continua così, tra poco lo vedremo cimentarsi in gare di rutti insieme ai suoi degni estimatori. E si meraviglia dell’indignazione altrui… Sforna insulti a ciclo continuo, ma si offende se poi lo chiamano “energumeno tascabile”. Evidentemente l’offesa prevede diritti di esclusiva.
03Se proprio non siete d’accordo col rancoroso ministro, potete anche andare a morire ammazzati.
“È un’espressione romanesca” specifica il Piccolino. E si sa: i romani hanno una predisposizione tutta particolare per l’invettiva feroce, con una perversa inclinazione a irridere vizi e deformità… Un po’ come dire ad un ‘nano de merda‘ che è ‘alto mezzo cazzo‘ alludendo simpaticamente alla sua statura. Magari aggiungendo, in omaggio alla prestanza, che è pure ‘bbrutto ‘n culo‘. Sono soltanto iperboli popolaresche… non vanno mica prese alla lettera! Si tratta infatti di osservazioni cortesi, espresse in quel linguaggio colorito di cui Brunetta è prof. emerito. Simpatico quanto può esserlo una ciste sullo scroto. Piacevole come un grappolo di emorroidi. È l’irriverente paggetto promosso marchese dal sovrano divertito. E come il Marchese del Grillo spalleggiato dai suoi bravacci d’osteria può fare ciò che vuole e dire strafottente: “Me dispiace! Ma io son io e voi nun siete un cazzo”.
RENATO BRUNETTA CON LA SCORTASarebbe fin troppo facile ironizzare sull’altezza e l’aspetto fisico di Renatino, lo scaricatore mignon provvisoriamente prestato alla Funzione Pubblica.
Certo avremmo potuto esprimere considerazioni più elevate, in uno stile certamente più sobrio, ma correvamo il rischio di essere troppo sofisticati per il Brunetta-pensiero. Così invece il ‘popolo’ capisce meglio.
grrrrrPer farci perdonare, vogliamo lasciare una dedica all’onorevole ministro… Considerando i suoi gusti semplici, e visto che predilige il ‘lirismo’ romano, abbiamo scelto gli epigrammi di Marziale: “L’ideale per gente che non amava affaticarsi con gravose letture, per una società brillante più per censo che per impegno e cultura, relativamente compatta, incline quindi alla malignità e alle chiacchiera” (Cesare Vivaldi).
Speriamo il ministro apprezzi le nostre traduzioni. In caso, può sempre chiedere consiglio al poeta Bondi.
Inizialmente avevamo scelto un componimento breve, che ben sintetizza i rapporti che intercorrono tra servo e padrone…

Faccia e bocca ti lecca il cagnetto.
Non mi meraviglio: ad un cane piace mangiare la merda

 (Marziale. Liber I; Ep. LXXXIII)

Poi però abbiamo trovato qualcosa di più aulico:

Quando le tue guance erano appena ricoperte con una lanugine incerta,
la tua linguaccia leccava dabbasso.
Da quando la tua faccia trista da miserabile fa schifo pure ai beccamorti
e disgusta persino i boia,
usi la bocca in altro modo e preso da un livore spropositato
latri contro qualsiasi nome ti viene a tiro.
Che la tua lingua tossica possa riappiccicarsi agli inguini quanto prima:
infatti era più pura quando leccava

 (Marziale. Liber II; Ep. LXI)

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