Archivio per Berlusconismo

(104) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 31 ottobre 2017 by Sendivogius

Classifica OTTOBRE 2017”

A mal vedere, il “renzismo” è riuscito nella missione impossibile di far dimenticare in brevissimo tempo persino le nefandezze (e lo squallore) della pornocrazia berlusconiana, fino all’impensabile resurrezione dell’osceno papi della patria e della sua corte dei miracoli, con l’immancabile corollario di barzellette zozze e aneddoti puttaneschi, tanta è la ripugnanza che riesce a suscitare il partito bestemmia e le sue miserabili prestazioni al governo. Tale è lo schifo che riesce a suscitare, da poter dire che il renzismo sia quasi una versione puritana del berlusconismo; nel senso che se va a mignotte non lo sbandiera ai quattro venti. Ma l’orgia di potere è sostanzialmente la stessa, con la differenza che la mummia incartapecorita di Arcore riesce a sembrare persino più ‘giovane’ e più ‘nuova’ del bolso cialtrone di Pontassieve, precocemente decotto nel brodo rancido della ribollita democristiana nella quale questo fanfarone da bar sport galleggia felice. Fortuna che durerà ancora per poco… Lasciatelo dunque giocare coi trenini a grandezza naturale, attorniato dai suoi compiacenti lacché e la claque riunita a comando, nell’avvicendamento della servitù di due regimi complementari e sostanzialmente sovrapponibili.
Tuttavia, il condensato mefitico di cinismo, reso ancora più rancido e insopportabile da massicce iniezioni di opportunismo piacione ed ipocrisia buonista che un tempo si sarebbe chiamato “gesuitismo”, di arroganza, incompetenza ed ignoranza abissale, piaggeria cortigiana e le massicce dosi di propaganda a misura di tweet, insieme ad una inestinguibile sete di potere, rende la miscela letale pure per quella che alla riprova dei fatti sembra essere la peggior compagine politica di tutta la storia repubblicana e forse unitaria. È come se nella generale discesa al ribasso questi avessero una specie di marcia in più… Non so voi, ma a leggerne le dichiarazioni io li trovo inquietanti (quasi peggio delle pur sempre insuperabili merde a cinque stelle)..!

Hit Parade del mese:

01. SUPERCINISMO

[18 Ott.] «Gli Italiani muoiono troppo tardi e ciò incide negativamente sui conti dell’Inps.»
 (Pier Carlo Padoan, il Becchino)

02. SUFFICIENZE

[09 Ott.] «Quanto ci tengo da 1 a 10 a fare il premier? 6!»
 (Matteo Renzi, il Cazzaro)

03. RESPONSABILTÀ

[05 Ott.] «Noi siamo responsabili e coerenti, non potevamo certo far mancare il nostro appoggio in un momento così delicato. Questa è una fase in cui ci vuole responsabilità, non si scherza su queste cose. È in gioco il destino del Paese. Noi rimaniamo i guardiani delle riforme, e non lo facciamo per ottenere poltrone.»
 (Denis Verdini, il Responsabile)

04. GANG-BANG

[23 Ott.] «Il referendum sull’autonomia non è carta straccia: condizionerà i processi decisionali. Per anni si è guardato al muro di Berlino e molti strateghi si interrogavano su quando potesse cadere. Un giorno dei ragazzi si sono arrampicati e il muro è venuto giù. Così anche questo Referendum: è il big bang delle riforme.»
 (Luca Zaia, il Gauleiter veneto)

05. SALOTTINI

[22 Ott.] «Io e il Pd non possiamo difendere l’attuale assetto di potere, non possiamo stare dalla parte dei presunti salotti buoni della finanza. Noi stiamo con i risparmiatori.»
 (Matteo Renzi, il Supercazzaro)

06. POTERI FORTI

[27 Ott.] « È indubbio che l’assalto concentrico dei poteri forti, del sistema mediatico e di buona parte del mondo politico, che si sta manifestando con particolare virulenza abbia come nemico assoluto Matteo Renzi. Solo gli sciocchi possono ritenere che questo sia davvero dovuto alla personalità e al carattere del segretario del Partito Democratico, che peraltro sta tenendo condotte persino inusuali quanto a mitezza e disponibilità. In realtà colpire e abbattere Matteo Renzi è il passaggio obbligato per sconfiggere non solo una piattaforma riformista che ha operato con rara efficienza ed efficacia negli ultimi tre anni, ma anche il tentativo di resurrezione e rilegittimazione della politica che ha caratterizzato il governo dei millegiorni e caratterizza oggi l’azione di Paolo Gentiloni.»
 (Ivan Scalfarotto, la Finocchiella)

07. LA VELINA

[05 Ott.] «Anche oggi #Istat e #Ocse: crescita c’è, si rafforza, produce lavoro stabile grazie a riforme strutturali governi PD. Passo e chiudo.»
(Lorenzo Guerini, l’Apologeta)

08. INCUBI

[13 Ott.] «Ognuno ha i suoi sogni: il mio è quello di avere Renzi premier e Gianni Letta sottosegretario alla presidenza del Consiglio.»
(Denis Verdini, l’Innovatore)

09. FORZE COSMICHE

[26 Ott.] «Matteo Renzi è sempre il candidato premier del Pd, può essere il nostro barone di Münchhausen, che tirandosi su per i capelli riuscì a scavallare la palude. Matteo ha questa forza e può tirare su il paeseMatteo Renzi è sempre il candidato premier del Pd, può essere il nostro barone di Münchhausen, che tirandosi su per i capelli riuscì a scavallare la palude. Matteo ha questa forza e può tirare su il paese.»
 (Pietro Fassino, il Maggiordomo)

10. EDEN AFRICANO

[28 Ott.] «Lagos, la capitale della Nigeria, 5 milioni di abitanti, nel centro dell’Africa, è considerata una delle Capitali dove si vive meglio al mondo. Se guardate le fotografie è pazzesca, sembra Las Vegas, verde, spiagge, palme»
 (Beppe Grillo, l’immancabile coglione)

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Brodo di cottura

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 settembre 2012 by Sendivogius

Certi argomenti vanno maneggiati con cura. La delicatezza della faccenda è tale, da richiedere la massima circospezione per comprovate esigenze di profilassi…
Certe questioni, come le deiezioni canine, rischiano infatti di rimanerti appiccicate sotto la suola delle scarpe con tutto il loro fetore rappreso…
Notoriamente, tanto per usare un’espressione familiare ai consiglieri laziali: la merda più la smucini e più puzza!

E pur tuttavia, nella nostra cinica indifferenza, noi comuni mortali non ci siamo accorti di quale terribile dramma si stia consumando, proprio in questi frangenti, nel mondo patinato della “libera informazione”, mobilitato in massa su reazione auto-conservativa, per assistere preoccupato alle sorti del tenero Alessandro Sallusti, il giornalista libero e indipendente, dallo stile sobrio e gentile, che rischierebbe (e beato chi ci crede!) la carcerazione per qualche offesa di troppo.
Il personaggio in oggetto non ha bisogno di particolari presentazioni. Chiunque, per appartenenza professionale, inclinazioni sessuali, tendenze politiche, provenienza sociale.. nel corso di questi lunghi anni è stato omaggiato dagli sputazzi e le palate di letame, che l’inconfondibile Sallusti getta a piene mani dalle redazioni dei giornalini padronali presso i quali si passa la staffetta (Libero e Il Giornale), per conto delle nuove Agenzia Stefani coi suoi corifei prezzolati del regime berlusconiano e le relative escrescenze fecali a mezzo stampa.

Chi vuole, può trovare QUI una breve illustrazione sull’esprit libre dell’eroico perseguitato dal Sistema. A protezione del papi-warrior si è schierato l’universo mondo dei media mainstream, insieme all’intero arco parlamentare su mobilitazione trasversale, in quella che (ad essere maliziosi) assomiglia tanto ad una difesa corporativa di natura castale.
Tra i soccorritori in cavalleresco supporto, si distingue per zelo l’insospettabile Marco Travaglio: il castiga-papi folgorato sulla via de “Il Giornale”; il vate del grillismo militante che farebbe carcerare mezzo mondo, ma non il collega che di quel mondo è da sempre l’alfiere a libro paga.
Per i palati più raffinati, c’è da segnalare lo sgangherato editoriale di Giovanni Valentini, pubblicato su La Repubblica, dove si esibisce in una imbarazzante difesa d’ufficio che sembra ricalcata in toto sulle tesi di un Cicchitto o un Gasparri..!

«Per commentare l’inverosimile caso di Alessandro Sallusti, ultima vittima designata di una giustizia ingiusta, basterebbe citare una celebre frase: “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”.»

Giovanni Valentini
Quando un direttore rischia la galera
La Repubblica – (22/09/2012)

Non per niente, il ricorso alla “galera” costituisce in sé un fatto aleatorio e dunque relativo… Finché a finirci dentro sono dei perfetti sconosciuti (o gli ‘altri’) va sempre bene, o comunque frega loro ben poco, ma se ad essere castigato è uno della sacra categoria, santificata dall’iscrizione ad un Albo, allora cambia tutto..!
Nella fattispecie il povero Sallusti, il vurdalak riesumato dalle cripte della Curia comasca, ha solo sfruttato il dramma privatissimo e delicatissimo di una ragazzina che ricorre all’aborto, trasformando la notizia in uno straccio ideologico da agitare contro l’esecrata magistratura, per galvanizzare le falangi sanfediste di certo berlusconismo che però nulla hanno mai avuto da eccepire sugli squallidi giri di prostituzione minorile nelle alcove del papi nazionale.
Ed ora, mentre se la fa visibilmente addosso in attesa della sentenza, Sallusti è di una tenerezza irresistibile mentre pigola le sue ragioni, farfugliando qualcosa sulla libertà di stampa…
A tal proposito, è interessante ripercorrere le paginette che Il Giornale a direzione Sallusti dedicò a suo tempo alla cosiddetta “Legge Bavaglio” ed al decreto “ammazza-blog” (dei quali avevamo parlato in esteso QUI e QUI), regalandoci illuminanti disamine sul tema… La normativa, fortissimamente voluta dal PdL, introduceva pesanti limitazioni della libertà di espressione, con un’estensione allargata delle sanzioni penali (ma con aggravio di pena) a bloggers, siti amatoriali ed informativi senza scopo di lucro. Sono le stesse sanzioni  attualmente previste per le testate giornalistiche registrate e per i loro direttori. Questi ultimi però sono economicamente protetti (e pagati) dal proprio editore, che di solito risponde in solido dei risarcimenti e delle spese legali. E sono altresì le stesse sanzioni contro le quali oggi il giornalismo professionale tuona all’unisono, in difesa di Sallusti e rigorosamente pro domo sua.
Per esempio, in merito al disegno di legge n.1611, presentato dall’accoppiata sicana Alfano-Centaro di quel delle libertà, si prevedeva un inasprimento delle pene detentive da uno a cinque anni, contro chiunque indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del procedimento penale coperti dal segreto, dei quali è venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio; nonché l’obbligo di rettifica entro 48h con pubblicazione integrale delle insindacabili rimostranze, fornite dalla (presunta) parte lesa, con la massima evidenza e senza alcun commento.
Dinanzi ad una serie di proteste legittime (ancorché inutili) contro il tentativo censorio, così si esprimeva il buon Filippo Facci dalle colonne de “Il Giornale”:

 «A un certo vittimismo di categoria stile mi-straccio-le-vesti, roba insomma da giornalisti, ora si aggiunge un’antistorica e anche un po’ patetica – mi scuseranno – pretesa di separatezza da parte dei cosiddetti blogger, i proprietari cioè di blog e di siti internet che per il prossimo 14 luglio hanno indetto uno sciopero: in pratica significa che non aggiorneranno i loro blog con ciò ritenendo – mi scuseranno ancora – che gliene freghi qualcosa a qualcuno. Loro la chiamano “giornata di protesta contro il decreto Alfano e l’emendamento ammazza-internet”, che poi sarebbe quella parte del decreto (comma 28, lettera A dell’Art.1)
[…] In pratica, cioè, dovrebbero comportarsi come il resto della stampa ed esserne più o meno equiparati: e peggior bestemmia per loro non esiste….
Che cosa vogliono costoro? È semplicissimo: vogliono che la rete resti porto franco e che permanga cioè quella sorta di irresponsabile e anarchica allegria che era propria di una fase pionieristica di internet e che era precedente a quando “la rete” non era ancora divenuta ciò che è ora: un media rivoluzionario, ma pur sempre un media, dunque la propaggine di altri media anche tradizionali che sono regolati dalla legge come tutto lo è.»

 Filippo Facci
 “Decreto Alfano: chissenefrega dello sciopero dei blogger”
Il Giornale – 07/07/2011

Il generoso editorialista ci tiene comunque a ribadire che gli assennati non hanno niente da temere. Ne hanno i cretini, gli anonimi e i disinformati. Si potrebbe obiettare che le cose non stanno sempre così e che non tutti hanno le risorse economiche per poter affrontare le spese legali, inerenti pretestuose richieste miliardarie di risarcimento danni che, com’è noto, non costano nulla al querelante e costituiscono un ottimo strumento di intimidazione e censura.
E certi accorgimenti, dettati da una doverosa prudenza, sono più che leciti fintanto che in Parlamento circolerà gente come l’avv. Maurizio Paniz, quello tuttora convinto che Ruby sia la nipote di Mubarak, che va predicando in giro:

«Devono essere sanzionati i giornali che pubblicano e i giornalisti. I giornalisti con una misura di rilevanza penale. Il giornalista che pubblica ciò che non può pubblicare dovrebbe subire una sanzione pensale. Il carcere magari è un percorso più lungo… Ci vorrebbe una sanzione da 15 giorni a un anno, poi il giudice graduerà a seconda della violazione, vedrà se sono possibili riti alternativi, pene pecuniarie o multe o se il giornalista debba andare in carcere.»

 Maurizio Paniz
(05/10/2011)

All’ossigenato Facci che non perde occasione di ribadire quant’è coraggioso lui che ci mette la faccia, con l’editore alle spalle che rifonde i danni di eventuali querele, dall’alto delle sue tutele contrattuali, e al quale ora tremano le dita sulla testiera insieme all’altro leone di carta, Vittorio Feltri, si potrebbe chiedere loro perché mai un Alessandro Sallusti non dovrebbe rispondere di insulti e falsità come chiunque altro. E di cosa abbiano tanto da lamentarsi, se adesso viene applicato quanto previsto dalla Legge, tanto invocata dallo stesso Facci…
Nella fattispecie, si tratta degli articoli 595, 596, 596bis, 597 e 599, del Codice Penale:

Art. 595 c.p. – Diffamazione
Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro.
Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro.
Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.
Se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

Art. 596-bis c.p. – Diffamazione col mezzo della stampa.
Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell’articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all’editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57-bis e 58.

È vero! Il povero Sallusti non ha mai scritto l’articolo incriminato e pubblicato da quella vasca di liquami senza eguali, chiamata Libero, della quale Sallusti era malauguratamente direttore…
Infatti è stato inquisito ai sensi dei famigerati articoli 57 e 57bis, 58 e 58 bis del Codice Penale, che disciplinano la “responsabilità del direttore e dell’editore:

Art. 57 c.p. – Reati commessi col mezzo della stampa periodica.
Salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati [528, 565, 596bis, 683, 684, 685], è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo.

Che l’intera normativa vada rivista ed il reato di diffamazione ridefinito è indubbio.
E il sedicente “Popolo delle Libertà” ha tentato più volte di provvedere in tal senso… cercando di quadruplicare le sanzioni ed estendendo la carcerazione con un inasprimento delle pene detentive!
Prima che l’abnormità della sanzione riguardasse il fedele Sallusti, i pretoriani del papi imperiale non s’erano mai posti il problema, se non in termini ulteriormente repressivi, irridendo quanti impugnavano la questione:

«Irresistibili. Appena qualcuno ne lancia uno, con riflesso pavloviano scattano penna in pugno a sottoscriverli. E così è successo ieri, non appena un gruppo di editori ha ri-lanciato un appello “In difesa della libera informazione”, identico a quello pre-lanciato lo scorso anno al Salone del Libro di Torino contro il ddl intercettazioni. Stessa materia di discussione, stesso governo in carica e quindi stesse urla scandalizzate.
[…] Ora, a parte che la “piena democrazia”, semmai, si gioca sul difficilissimo equilibrio fra libertà di informazione da una parte e tutela della privacy del cittadino dall’altra (un aspetto che i pasdaran del «Pubblichiamo tutto, sempre e subito», anche i contenuti delle intercettazioni penalmente irrilevanti, tendono a dimenticare)… E a parte il fatto che fra il minacciare il carcere per i giornalisti e il pubblicare indiscriminatamente qualsiasi carta esca dalle Procure c’è tutto lo spazio per una civile discussione senza per forza parlare di legge “fascista” come ha fatto l’Idv appena letto l’appello… A parte tutto questo, il manifesto degli editori pone un dubbio e una domanda. Il dubbio è che appelli come questo siano atti di militanza intellettuale, legittima se la si ammette ma ipocrita se si vuole fare “quelli che noi siamo super partes”
[…] Se il principio della libertà di informazione è sempre sacro, la sua difesa a volte – quando è strumentale – rischia di diventare, se non falsa, profana.»

 Luigi Mascheroni
 “Editori uniti anti-bavaglio Un’accolita di ipocriti che grida alla censura
Il Giornale – (11/10/2011)

Per l’appunto, basta con le ipocrisie. E dunque, giusto per fare il verso a Filippo Facci, chissenefrega di Sallusti!

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L’Ultima Deiezione

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , on 8 novembre 2011 by Sendivogius

Ormai assomiglia ad una di quelle mostruose creature che fanno la fortuna del cinema horror: apparentemente indistruttibile, mentre cade letteralmente a pezzi; avido di vita, mentre in realtà è gia morto; orripilante e ridicolo, mentre barcolla cercando di stare in piedi; in decomposizione, mentre azzanna brandelli di vita…
Siamo alla fine della farsa, patetica e drammatica. La lunga parabola del Pornocrate si conclude nel più miserabile dei modi. Senza onore e senza alcuna dignità, l’imbarazzante vegliardo viene trascinato dagli eventi verso il tramonto; come uno squallido pusillanime, così come ha sempre vissuto. È un vecchio disperato e terrorizzato, aggrappato alla poltrona istituzionale per garantirsi l’impunità, preoccupato unicamente di salvaguardare sé stesso e la roba di famiglia. Null’altro gli preme nel panico che l’opprime senza scampo.
Il giocattolo gli si è alfine rotto tra le mani. Il mondo dei balocchi sul quale aveva edificato il suo impero personale ora gli frana addosso, pezzo dopo pezzo, sotto il peso delle finanze disastrate di un paese abbrutito e depauperato. L’incantesimo è finito e il principe azzurro si rivela per quello che è sempre stato: uno (s)pregiudicato avventuriero divorato dalle sue ambizioni, senza morale né decenza alcuna; un omiciattolo affetto da mille complessi, oppresso dalla paura per tutta la vita. 
È solo; tradito. Il seduttore è stato alfine abbandonata abbandonato. E scalpita umiliato in un guizzo che vorrebbe essere d’orgoglio, ma è solo disperazione. 
È spaventato e soprattutto impotente, nel gestire gli eventi come nelle mutande.
Non suscita pietà, ma ribrezzo nei contorni del viso ceronati come in una oscena maschera funebre.
I suoi soldi sembrano non bastare più… può dilazionare il momento della fine… può comprarsi ancora qualche mese di sopravvivenza… ma l’esito sembra comunque segnato. E ciò che non vuole fare un parlamento in vendita, possono farlo i limiti di età per l’inesorabile scorrere del tempo. Quello proprio non lo può acquistare.
Sarà dura liberarsi dei suoi ultimi resti e certo non sarà una transizione dolce, dal momento che lo zombie di Arcore farà di tutto per ritardare il momento del trapasso (politico). I vigliacchi, se stretti dalla disperazione, sono capaci di gesti imprevedibili. E un vigliacco in preda al panico è capace di tutto…
Non bisognerebbe mai lasciarsi ingannare dallo stato di decomposizione dei cadaveri ambulanti: i loro assalti sono i più pervicaci.
Nell’ingorgo intestinale che scandisce gli ultimi atti della grande costipazione berlusconiana, era prevedibile che il corpo sovrano sarebbe stato il più difficile e problematico da deiettare…
È una peristalsi lunga e difficile, a defecazione lenta, che tra una contrazione e l’altra si annuncia con fragoroso scrosciar di flatulenze, che precedono l’espulsione liberatoria di tutto il resto del blocco fecale, che in questi lunghi anni ha fatto da organico contorno al corpo principale.
Non ce ne libereremo con facilità, perché il fetore immondo della scarica finale ci accompagnerà a lungo. Sarà un compito gravoso ed un onere ingrato ripulire il giardino d’Italia dall’immane lordura che spruzzerà fuori dal ventre sformato del berlusconismo nel disfacimento della putrefazione.

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PARTE OFFESA

Posted in Masters of Universe, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 agosto 2011 by Sendivogius

Nella sovrabbondanza di fenomeni da studio, che affollano le generose riserve assistite della politica per professione, rischiava di passare inosservato lo straordinario talento di Fabio Garagnani da S.Giovanni in Persiceto.
In politica da una vita, comincia giovanissimo nelle file della Democrazia Cristiana, dove milita per oltre un ventennio (1972-1996) prima di confluire per osmosi naturale in “Forza Italia”.
Dalla provincia felsinea con furore, nel 2001 approda in Parlamento, dove peraltro staziona benissimo da almeno un decennio. A tempo perso sarebbe anche ‘funzionario’ della Camera di Commercio bolognese, onde assicurare un solubile legame col duro mondo del lavoro, ad integrazione dei magri emolumenti parlamentari.
Bastione dell’anticomunismo viscerale, l’on. Garagnani è un altro di quegli orfani disperati per la scomparsa del Comunismo… Siccome non trova più bolscevichi in giro, li và cercando ovunque con lo zelo fanatico dell’inquisitore che, in mancanza di eretici, se li inventa o si accanisce sulle loro misere spoglie (come ai bei tempi antichi: QUI) pur di non rinunciare ai roghi dei suoi sacri furori.
Noi, assai ingenerosamente, avevamo liquidato troppo in fretta la figura di Garagnani come un semplice “fascista” (N.29 di Cazzata o Stronzata?): l’ennesimo nella galassia nerissima e piduista dell’universo berlusconiano… Ci sbagliavamo di grosso!
 Ignoravamo infatti l’attivismo compulsivo di questo campione misconosciuto della più cupa reazione sanfedista, all’ombra del partito delle libertà littorie. Possiamo solo immaginare quali terribili traumi psicologici abbia sofferto questo povero famiglio dell’Inquisizione, nato purtroppo con svariati secoli di ritardo su frate Aldobrandino de’ Cavalcanti, pur avendo ereditato la tempra teutonica di un Corrado di Marburgo, e costretto a subire le tremende persecuzioni staliniste in un’Emilia satanica, insanabilmente corrotta dalle perfidie del “laicismo”.
Come ama presentarsi, l’onorevole Garagnani (classe 1951) è un “grande appassionato di storia con particolare riferimento ai rapporti fra Stato e Chiesa”, evidentemente declinati a esclusivo vantaggio di quest’ultima. Campione indefesso (e incompreso) della Libertà, è un crociato del sedicente “principio di sussidiarietà” (dalla Scuola alla Sanità): ovvero lo smantellamento dei servizi di cittadinanza, da affidare a società private di ispirazione rigorosamente ‘cristiana’ e soprattutto ciellina, con relativo storno di risorse pubbliche per foraggiare i profitti dei privati.
D’altra parte, già in passato Fabio Garagnani ci aveva offerto un illuminante saggio sulla sua personale concezione della “libertà della persona” e dell’accoglienza cristiana in tema di immigrazione:

«Se vengono per lavorare, bene: ma sappiano che sono ospiti di un paese che ha proprie leggi e propri valori, non possono imporre le loro opinioni. Su questo sono davvero intransigente. Gli immigrati vengono da culture molto diverse, non conoscono la mediazione, non hanno il concetto della laicità dello Stato!»
 (07/04/2000)

Coerentemente, proprio in nome della “laicità dello Stato” è assolutamente contrario alla costruzione di luoghi di culto diversi da quello cattolico (neanche li pagasse lui), arrivando a mettere in discussione il concetto stesso di “libertà religiosa”, chiaramente in nome di una libertà più grande:

«[i luoghi di culto diversi da quelli cattolici] rischiano di scardinare le certezze culturali proprie della collettività nazionale, che ha storicamente visto nella religione cristiana un fattore aggregante non solo sotto il profilo fideistico, ma anche e soprattutto sotto quello culturale e sociale.
[…] Potrebbero paradossalmente pregiudicare il rispetto dei valori e delle tradizioni da parte della maggioranza della popolazione nazionale soprattutto alla luce della impropria commistione in esse contenuta tra i valori sociali e culturali nazionali con quelli di altre fedi religiose
 (06/11/2006)

L’on. Garagnani motiva la discriminante con un formidabile assioma: “la religione di una minoranza, pregiudica significativi diritti della maggioranza dei cittadini italiani”.
Questo perché tutti i cittadini sono uguali, ma ebrei, valdesi, buddisti, induisti… e (peggio di tutti!) musulmani, sono meno uguali degli altri.
In virtù di ciò, il Garagnani delle libertà si scaglia anche contro l’Istruzione pubblica, con una serie di contorsionismi barocchi da gesuita secentesco:

«L’insegnamento scolastico impartito nel rispetto della libertà di coscienza e della pari dignità, senza distinzione di religione […] potrebbe limitare, in quanto contrastanti con i valori di altre religioni, il rispetto di tradizioni secolari proprie della cultura nazionale, che invece devono essere tutelate, come ad esempio la presenza del crocifisso all’interno delle aule degli edifici pubblici…»

..Che lungi dall’essere una “tradizione secolare”, è una disposizione introdotta ai tempi del Fascio, al principio degli anni ’30 dopo la firma dei Patti Lateranensi, su pressione vaticana per ribadire il simbolico primato della Chiesa sullo Stato, per ripicca anti-savoiarda.
Prima di allora l’esposizione di crocifissi, ed altri arredi sacri, in edifici dello Stato non era prevista e di fatto inesistente.
Ma poco importa. Questa è la democrazia secondo Garagnani: cattolica (solo nella forma), confessionale, imbavagliata; dove è chiaro come l’unica opinione lecita sia la sua. Tutto il resto è laicismo, s’intende!


Tra le coraggiose iniziative, che contraddistinguono l’attività politica dell’austero restauratore liberale, vale la pena di ricordare pure la proposta di abolizione del valore legale della laurea:

«Oggi le lauree sono sostanzialmente tutte uguali, hanno lo stesso peso per legge. Che si ottenga il titolo in economia alla Bocconi o in un ateneo telematico via Internet poco conta […] Il valore legale del titolo livella la qualità e la meritocrazia verso il basso.»
 (20/07/2010)

Evidentemente, per l’ineffabile deputato, una specializzazione in cardiochirurgia vascolare conseguita all’Università di Bologna, vale come un corso on line al CEPU. Sarebbe curioso sapere, in caso di necessità, da chi mai si farebbe operare a cuore aperto questo esteta della “sussidiarietà” universitaria…


Già capogruppo PdL in commissione parlamentare per “Cultura, Scienza ed Istruzione”, attualmente fa parte della Commissione “Giustizia”. In tale ambito, da tipico ‘garantista’ berlusconiano, l’on. Garagnani si è distinto per il suo appoggio incondizionato a tutte le leggi ad personam pro duce: dal Lodo Alfano, al “legittimo impedimento”; dal “processo breve” al “processo lungo”; fino al divieto dell’uso delle intercettazioni ambientali… che molto contribuiscono ad assicurare la certezza del diritto (e della pena).
Di converso, è un sostenitore convinto della militarizzazione delle città, dell’istituzione delle ronde e del reato di immigrazione clandestina (con 18 mesi di carcerazione preventiva, in assenza di qualsivoglia fattispecie criminale).
Sempre in tema di libertà e diritti, si è espresso contro la legge sull’omofobia e sul razzismo, e contro l’introduzione delle cosiddette “quote rosa”.
Sensibile ai costi della politica, ha votato contro la soppressione delle Province.
Liberista convinto, fautore delle privatizzazioni (dai servizi pubblici, all’acqua), ed intransigente alfiere della stabilità di bilancio, tra i vari provvedimenti, ha espresso il suo pieno favore al:
miliardario “salvataggio” dell’Alitalia, affidata alle premurose cure della CAI;
Finanziamento pubblico degli Istituti di Credito (privati);
Incentivi pubblici all’industria privata;
“scudo fiscale” per i grandi evasori;
Pagamento a carico dello Stato circa le multe per la truffa delle quote latte, a dispetto delle migliaia di allevatori onesti.


Da segnalare inoltre le personali crociate di Garagnani contro gli enti cooperativi (presumibilmente ‘rossi’); contro i “professori politicizzati”, naturalmente ‘di sinistra’ e per di più iscritti alla famigerata CGIL, con sospensione dallo stipendio e dall’insegnamento.
Tuttavia, è proprio nel corso del 2011 che l’Uomo ci regala i suoi contributi migliori, specialmente in questi ultimi mesi estivi, ispirato come non mai, nel suo iperattivismo militante contro gli ultimi alieni della rossa minaccia marxiana.
Dell’on. Fabio Garagnani ci ha impressionato l’aspetto quasi funereo delle foto ufficiali… l’espressione contrita, in perenne sofferenza… una via di mezzo tra il costipato ed il caro estinto.


In compenso sembra sfogare il disturbo in altro modo, eiettando per vie traverse il bolo che l’opprime…
Il nuovo bersaglio d’eccezione, e da bonificare, si trova direttamente all’interno della città di Bologna dove risiede una sacca di irriducibili con il vizio della memoria e non disposti a tacere. Sono i familiari delle vittime della strage del 02/08/1980, rei evidentemente di essere sopravvissuti ai propri cari, improvvidamente martoriati dall’esplosione casuale (come lo scoppio di una caldaia a ferragosto?) nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria. Soprattutto, sono colpevoli di reclamare la verità sui mandanti del massacro, a distanza di 31 anni, nel totale disinteresse del Governo Berlusconi che infatti diserta sistematicamente le commemorazioni pubbliche, come se la cosa non lo riguardasse minimamente. E certo una compagine governativa di (ex?) fascisti e piduisti, non ha il miglior pedigree né la moralità istituzionale (sì, usiamolo il termine!) per commemorare le vittime di una strage eseguita da fascisti, con coperture e depistaggi messi in atto dai principali vertici militari dei servizi di sicurezza nazionale, iscritti in massa alla Loggia eversiva P2, mentre documenti fondamentali per l’accertamento delle responsabilità sono a tutt’oggi coperti dal ‘Segreto di Stato’.
Con 85 morti ed oltre 200 feriti, Bologna è stata l’ultima tappa, la più feroce, di una lunga stagione stragista, cominciata a Milano nel lontano Dicembre del 1969: quarantadue anni di eccidi indiscriminati, depistaggi, insabbiamenti, trame eversive, coperture istituzionali, complicità insospettabili e protezioni inconfessabili… Una breve parentesi e poi una nuova stagione di bombe tra il 1992 e il 1993, con immutato copione di occultamento delle prove e collusioni mai chiarite. Uno Stato ostile e assente, che si accanisce sulle vittime invece che contro i colpevoli.
Contro questo ha pubblicamente protestato Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime:

Il 9 maggio di quest’anno, Berlusconi disse solenne: ‘Apriamo gli armadi della vergogna’. Invece niente, non un documento è stato trasmesso alla Procura di Bologna. Vuol dire che quelle parole le ha pronunciare solo per apparire sui giornali.
[…] Non c’è pulpito da cui un esponente della loggia P2 può permettersi di esprimere simili giudizi sui giudici.

Tuttavia ai cittadini di Bologna, oltre al diritto di avere giustizia, adesso viene negata anche la possibilità di contestazione, giacché all’on. Garagnini, come al piduista Berlusconi, quei fischi non piacciono proprio… Per questo proponeva di far intervenire l’esercito, contro i potenziali contestatori, durante la commemorazione del 2 Agosto, a scopo intimidatorio se non repressivo: la democrazia ai tempi del berlusconismo. Non contento dell’abnormità di una simile proposta, questo residuato sanfedista ha pensato bene di rilanciare la posta, spalleggiato da tutto il pretorio dei piduisti di governo, denunciando Mario Bolognesi per “villipendio dello Stato”
Probabilmente, Garagnani deve essere uno che non conosce i confini del demenziale, altrimenti al ridicolo non aggiungerebbe l’oscenità dell’indecenza:

«Le sue gravi affermazioni [di P.Bolognesi] non possono essere lasciate sotto silenzio, non tanto perché contenenti critiche di natura politica, quanto perché delegittimano in modo inconfutabile lo Stato e le istituzioni democratiche.
Certe affermazioni non possono essere tollerate, pena il venir meno della credibilità delle istituzioni medesime. Non è in questione il diritto di critica a qualunque livello e da chiunque espresso, che io pure ho esercitato in varie occasione e che non nego a nessuno, bensì atteggiamenti potenzialmente eversivi dell’ordine democratico che mirano a delegittimare i principi fondamentali dello Stato e della democrazia rappresentativa […] Non si può dire che sostanzialmente lo Stato è mandante o spettatore passivo di stragi.»

Confutare i deliri del Garagnani furioso è una causa persa oltre che disperata. Dinanzi al tanfo di così immani stronzate, non si può far altro che trattenere il respiro sperando invano che svanisca il lezzo. Oppure, in alternativa, accendere un fiammifero..!
Poi, in un mondo capovolto, ci si rende conto di trovarsi in piena realtà orwelliana:

Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore, dimenticare ogni avvenimento che è divenuto sconveniente, e quindi, allorché ridiventa necessario, trarlo dall’oblio per tutto quel tempo che abbisogna, negare l’esistenza della realtà obiettiva e nello stesso tempo trar vantaggio dalla realtà che viene negata

E allora si comprende di assistere solo ad una pessima parodia, ad un modesto esercizio di piaggeria, nel vano tentativo di eguagliare gli irraggiungibili modelli originali: i due didimi brianzoli che ogni giorno onorano le Istituzioni democratiche…
Quello che predica (e pratica) la secessione; che usa la bandiera nazionale per scopi igienici assai poco istituzionali, e dai più alti scranni governativi offende chiunque risieda a sud del Po…
Quell’altra barzelletta deambulante, che ormai sembra un involtino alla plastilina immersa nel cerone, la cui massima espressione culturale è il bunga-bunga…
Le due “istituzioni” viventi nelle quali Fabio Garagnani, e tutti quelli come lui, degnamente si riconoscono!

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(29) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 31 luglio 2011 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2011”
Nella tempesta terribile che precede il naufragio finale, volgiamo un fugace pensiero al Papi della Nazione, così prematuramente scomparso dai palinsesti mediatici per overdose di ottimismo e viagra. Nella Real Casa già fioccano le leggende sull’unto per le signore, reincarnazione di Priapo e parodia blasfema che tromba sei giorni a settimana e la domenica riposa, come si premura di farci sapere il dott. Scapagnini.
Terrorizzato dalle vendette postume dell’ex amico Gheddafi.. sconvolto dalle sentenze che gli toccano direttamente la “roba”.. travolto dalla speculazione finanziaria e dalla recessione economica che sta spolpando i redditi degli italiani.. si direbbe che l’Unto si sia dato, rintanato chissà dove, aspettando che la buriana passi da sola, magari per intercessione divina; o piuttosto confidando stizzosamente nella provvidenziale supplenza del Presidente della Repubblica.
In compenso, in una situazione al cui confronto la crisi del 1992 e gli scandali di Tangentopoli sembrano bazzecole all’acqua di rose, abbiamo un premier che meno parla e meglio è; un Governo, di fatto commissariato, che non governa più nulla, travolto com’è dalle lotte intestine e da guerre di successione. Altresì, abbiamo un Parlamento di inquisiti (una novantina), con le relative orde di avvocati-deputati al seguito; dove al posto dei vecchi manipoli bivaccano casi clinici in camicia verde, responsabili a contratto, e vere baronie del privilegio feudale, ma tutti pronti a scattare per riflesso pavloviano in difesa della roba e degli interessi del Pornonano ormai imboscato.
È un Paese che va a puttane, sull’esempio del ‘papi nazionale’ nel solco delle 3 Effe (Feste..Figa..e Fuga)…
Disoccupazione giovanile a livelli record; salari bloccati; produzione in ristagno; consumi fermi; diminuzione delle entrate e dismissione dei servizi pubblici ai cittadini (scuola, sanità, assistenza..); aumento delle imposte per i ceti medio-bassi e forme di tassazione regressiva per i più ricchi; costo della benzina alle stelle; incremento dei prezzi dei beni al consumo e degli stessi generi di prima necessità; primi fenomeni di stagflazione e instabilità da rischio default; una corruzione endemica da quarto mondo…
Sono queste le eredità del miracolo berlusconiano. Ma le priorità restano lo spacchettamento dei ministeri, con la distribuzione di ufficetti e scrivanie sovrastate dal ritratto di Umberto Bossi, in giro per la Brianza, per ammansire i secessionisti della Lega insieme alle loro clientele. E naturalmente c’è l’ennesima legge ad personam, che di fatto abroga il processo penale in Italia con la cancellazione della certezza del diritto.
Processo lungo: nessun limite alla presentazione di testimoni da parte della difesa; potranno essere 5 o 5.000, o anche 50.000, a discrezione della fantasia degli avvocati (e delle disponibilità economiche dell’imputato). E i magistrati dovranno ascoltarli tutti, senza alcuna ‘scrematura’ preventiva, a prescindere dalla rilevanza, con allungamento a dismisura dei tempi del processo. Tanto per dire, i difensori dei manager Eternit, indagati per le morti da amianto, ne hanno presentati quasi 9.000 di testimoni.
Processo breve: tagli dei tempi di prescrizione per la celebrazione dei processi; superato il limite, tutti gli imputati vengono prosciolti a prescindere dal reato e dalle eventuali sentenze di primo e secondo grado di giudizio.
Nel mezzo, come ciliegina sulla torta, si prospetta l’irrilevanza delle sentenze in giudicato ai fini dell’acquisizione della prova. In pratica, i fatti e le circostanze, con valore di prova già confutate in altri processi, dovranno essere riacquisite e riconfutate per ogni altro provvedimento.
In compenso, i garantisti pro domo sua inaspriscono le pene per coloro che una condanna già ce l’hanno, detenuti in condizioni disumane dentro carceri fatiscenti, restringendo il ricorso ai benefici di pena, mentre fanno quadrato intorno ai grandi ladroni di Stato.

Hit Parade del mese:


01. IL PARTITO DEGLI ONESTI

[01 Lug.] «Noi dobbiamo lavorare per un partito degli onesti»
 (Angelino Alfano, Delfino del Re)

02. SONO NAZISTI QUESTI PADANI?

[26 Lug.] «Il 100% delle idee di Breivik [il massacratore di Oslo; n.d.r.] sono buone, in qualche caso ottime. Le posizioni di Breivik collimano con quelle dei movimenti che in Europa vincono ovunque le elezioni.»
 (Mario Borghezio, escremento padano)

03. CASOMAI

[20 Lug.] «Se nel 2008 avessi saputo che c’era un’indagine nei miei confronti, non mi sarei candidato al Senato.»
 (Alberto Tedesco, il Disinformato)

03.bis SUICIDIO ASSISTITO

[21 Apr.] «Non mi suicido anche se qualcuno vorrebbe. Non farò come Jan Palach; non mi brucerò nella piazza davanti il Parlamento. E comunque il suicidio sarebbe una richiesta più che comprensibile alle dimissioni»
 (Alberto Tedesco, Faccia di bonzo)

04. SANI PRINCIPI

[02 Lug.] «Ho imparato che in politica, tra persone perbene, l’unica cosa che funziona è il ricatto»
 (Roberto Calderoli, il Perbenista)

05. DISTURBI RICCHIONI

[30 Lug.] «Meno male, non è passata l’aggravante dell’omofobia. Tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta, questo è un augurio che facciamo a tutti, non era giusto aumentare le pene per quelli che si sentono anche un po’ disturbati da certe manifestazioni, persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola in senso anche bonario.»
[Qui trovate l’immagine di un gay famoso, bonariamente rimbrottato da persone normali molto disturbate – n.d.r.]
 (Umberto Bossi, il Normale)

06. SUPER-NANO DA MONTA

[06 Lug.] «Berlusconi è un uomo fisicamente e intellettualmente superiore; può avere sei rapporti alla settimana senza esagerare. E il settimo giorno deve riposare»
 (Umberto Scapagnini, Archiatra reale)

07. DOPPIA FATICA

[23 Lug.] «Occhio che mi potrei incazzare! Lo sapete che sono incazzoso.»
 (Umberto Bossi, lo Spauracchio dell’ospizio)

08. COMMEMORAZIONI ARMATE

[18 Lug.] «Probabilmente i soldati che il sindaco di Milano non vuole per la sua città, sarebbero utili nella nostra, particolarmente in previsione delle celebrazioni per il 2 Agosto 1980 [Strage di Bologna; n.d.r]»
 (Fabio Garagnani, semplicemente fascista)

09. INTENZIONI CONDIVISE

[16 Lug.] «Condivido l’appello affinché il Parlamento faccia tutto quanto è in suo potere per convincere gli italiani che le Camere non sono il luogo dove una casta privilegiata si chiude a difesa dei suoi interessi. Sono certo che entrambe le Camere faranno la loro parte e, per quanto riguarda Montecitorio, insieme al Collegio dei Questori metterò a punto le proposte di riduzione dei costi e di trasparenza, che entro luglio saranno discusse dall’Ufficio di Presidenza e votate in Aula prima della pausa estiva»
 (Gianfranco Fini, il diversamente potente)

10. PAROLA D’ONORE

[29 Lug.] «Non ho fregato i soldi agli italiani»
 (Giulio Tremonti, il Creativo)

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L’UOMO DELLA FOLLA

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 14 aprile 2011 by Sendivogius

Nella notte più buia della repubblica, capita che un bivacco parlamentare di voraci macchiette in svendita, per compiacere l’Utilizzatore finale, sforni una delle più devastanti leggi della storia repubblicana e che, nel sollazzo di ogni buonsenso, trasformi il processo penale in un “tana libera tutti”, rapportato al censo di chi meglio gli avvocati può pagare.
Dai manipoli agli Scilipoti, dall’impunità allo Stato d’eccezione, sembra di trovarsi nella situazione demenziale di chi ascolta l’orchestrina del Titanic aggrappato alla balaustra di poppa, mentre la nave affonda
Dopo un ventennio di cure ad personam e massicce iniezioni di rincoglionimento mediatico, finalmente l’Italia è diventata una solida Pornocrazia, fondata sul meretricio e sulla devoluzione…delle coscienze!
Il principio cogente della Nazione rifondata risiede nel ‘fottere’ ad oltranza: vero momento di identificazione collettiva di chi, essendo incapace di dare, non può far altro che vendersi, nell’illusione di avere e nella certezza di ‘prenderlo’.
È la prostituzione infatti la condizione ideale di un paese accondiscendente attorno alla miserie umane del Pornonano, proiettate ben oltre gli squallidi siparietti postribolari del bunga-bunga per il sollazzo del satrapo in calore:
Prostituzione mentale di una plebe che tutto accetta con supina indifferenza, nel servaggio compiaciuto della questua generalizzata, e intanto “sugge” (senza champagne) accovacciata ai piedi del suo Sultano ridanciano…
 Prostituzione organica di un parlamento appecoronato di marchettari a contratto, di gaglioffi gorgoglioni che umiliano la ragione e la logica, in evidente assenza di dignità, perennemente in saldo e disponibili ad ogni ribasso. Senza vergogna perché totalmente privi di decenza, sono le truppe d’assalto in livrea al servizio dell’Imperatore.

È una simpatica Italietta, intimidita e vigliacca, frustrata nella sua irrilevanza internazionale, prostrata nella sua decadenza economica, abbrutita nella sua desolante insipienza culturale, e per questo continuamente in cerca di rassicurazioni. Fedele alla tradizione, non poteva che scegliere il peggio, ritrovando il suo omino della provvidenza nella variante ingrifata e miniaturizzata di una barzelletta ambulante, conforme allo spirito dei tempi, a immagine e somiglianza dei suoi devoti.
Tuttavia, come insegna il Belli nei suoi sonetti, bisognerebbe diffidare di chi sghignazza in continuazione; chi ride sempre, in fondo, non fa altro che “mostrare i denti”…

 Le risate del Papa

Er Papa ride? Male, amico! E’ segno
Ch’a momenti er zu popolo ha da piagne!
Le risatine de sto bon patrigno
Pe noi fijastri so’ sempre compagne.
 
Ste facciacce che porteno er triregno
S’assomijeno tutte ale castagne:
belle de fora, eppoi, peddìo de legno,
muffe de dentro e piene de magagne.
 
Er Papa ghigna?
Ce so guai per aria:
tanto più ch’er zù ride de sti tempi
nun me pare una cosa necessaria.
 
Fiji mii cari, state bene attenti.
Sovrani in allegria so brutti esempi.
Chi ride cosa fa? Mostra li denti.

 [G.G.Belli 17/11/1833]

D’altronde, il Papi nazionale è il grimaldello da scasso che ha fatto saltare i tombini dalle fogne della storia: liberata da ogni inibizione o pudore residuo, una certa Italia può finalmente tirare fuori dalla naftalina la vecchia camicia nera del nonno per marcire marciando.
D’altra parte, il berlusconismo è sempre più psicologia collettiva ed identità condivisa, strutturato in movimento di massa destinato a sopravvivere alle declinanti fortune del suo logorato demiurgo. Per quanto pervasivo e forte economicamente, il potere berlusconiano infatti non potrebbe resistere tanto a lungo senza una vasta identificazione popolare, basata su di un radicato consenso, coniugata alla capacità di sollecitare l’immaginario del suo potenziale elettorato con l’afflusso costante di suggestioni condivise.

«La naturale sete di comando dei capi viene assecondata dal naturale bisogno della folla di venir guidata, nonché dalla sua indifferenza. Nelle masse vi è proprio un profondo impulso a venerare chi sta in alto. Nel loro primitivo idealismo, esse hanno bisogno di divinità terrestri, alle quali si attaccano di affetto tanto più cieco, quanto più aspramente la durezza della vita le afferra. Sovente questo bisogno di adorare è l’unico rocher de bronze che sopravviva alla metamorfosi delle loro convinzioni.»

 Robert Michels
Democrazia e legge ferrea dell’oligarchia (1909)

E forse, volendo fornire un vestito culturale per coprire le vergogne del berlusconismo, bisognerebbe ricorrere proprio ai teorici dell’Oligarchia, passando per la teologia politica di Karl Schmitt, in una riscoperta dei classici del pensiero conservatore.

[Si tratta di autori ai quali avevamo già avuto modo di accennare in passato nelle pagine riservate ai commenti. In particolare, vi avevamo fatto riferimento in almeno tre diverse occasioni: (1) (2)(3).]

Soprattutto, per spiegare i meccanismi di questa sorta di fascinazione collettiva, alla base della seduzione berlusconiana e della sua potenza ammaliatrice, si potrebbero persino rispolverare gli studi di Gustave Le Bon che nella sua opera più famosa, ‘Psicologia delle folle’ (1895), analizzava i comportamenti delle folle “da un punto di vista psicologico”, cercando di individuarne caratteristiche e orientamenti comuni da catalogare scientificamente. Tramite la classificazione delle folle e la definizione delle tecniche di persuasione più efficaci, Le Bon si propone di fornire i meccanismi di controllo e finanche di disinnesco del potenziale demagogico ed eversivo del quale una massa teleguidata è naturale vettore d’infezione.
Gustave Le Bon disprezza infatti le folle organizzate (eterogenee e non anonime) nella loro suggestionabilità irrazionale e nel “semplicismo” manipolabile delle loro opinioni a fini politici (folle elettorali). Nella sua visione sostanzialmente elitaria, Le Bon diffida profondamente della democrazia in quanto coinvolgimento popolare di massa, e che intimamente aborre, vedendo in essa una regressione distruttiva ed un potenziale pericolo sociale.
Liquidato tra i pensatori reazionari, la sua opera è stata assai apprezzata dai totalitarismi di ogni colore: da Mussolini a Lenin, passando per Hitler. In particolare, Benito Mussolini ne era affascinato ed utilizzava la “Psicologia delle Folle” alla stregua di un manuale pratico per la conquista indolore del consenso, mentre le violenze squadristiche del regime trovavano invece la loro giustificazione intellettuale nella ruminazione di Georges Sorel (‘Riflessioni sulla violenza‘).

La “Psicologia delle folle”, 116 anni ben portati, contiene aspetti curiosi che a tutt’oggi conservano una loro validità più che mai attuale. È illuminante constatare come certi principi, certe disamine culturali, si ripropongano con costanza nel tempo rimanendo sostanzialmente invariate nei loro condizionamenti psicologici. È sconcertante notare come il Pornocrate (che di sicuro non ha mai letto l’opera di Le Bon) ne conosca alla perfezione i meccanismi e gli umori, gestendoli a suo personale profitto con assoluta dimestichezza.
Nel Cap.II (parte I) Gustave Le Bon si propone di analizzare “sentimenti e moralità delle folle”, che sviluppa in punti analitici. Riportiamo alcuni estratti tra i più significativi:

1. – Impulsività, mobilità e irritabilità delle folle.
 La folla, alla mercé di tutti gli stimoli esterni, ne riflette le continue variazioni. Dunque é schiava degli impulsi che riceve.

2. – Suggestionabilità e credulità delle folle.
La folla pensa per immagini, e l’immagine evocata ne evoca essa stessa molte altre che non hanno nessun nesso logico con la prima. Si capisce facilmente questo stato pensando alle bizzarre successioni d’idee a cui ci porta qualche volta l’evocazione di un fatto qualsiasi. La ragione ci fa vedere l’incoerenza di simili immagini, ma la folla non la vede; e confonderà con l’avvenimento stesso tutto quello che la sua immaginazione vi aggiunge, deformandolo. Incapace di separare il soggettivo dall’obiettivo, la folla ammette come reali le immagini evocate nel suo spirito, e che, il più delle volte, non hanno nessuna parentela col fatto osservato.
[…] La qualità mentale degli individui di cui si compone la folla non smentisce questo principio. Questa qualità non ha importanza. Dal momento che sono in folla, l’ignorante e il dotto diventano egualmente incapaci di fare osservazioni.

3.° – Esagerazione e semplicismo dei sentimenti delle folle.
La semplicità e l’esagerazione dei sentimenti delle folle le preservano dal dubbio e dall’incertezza. Come le donne, esse vanno subito agli estremi. La supposizione si trasforma senz’altro in evidenza indiscutibile. Un principio di antipatia e di disapprovazione, che nell’individuo isolato rimarrebbe poco accentuato, diventa subito un odio feroce nell’individuo della folla.
[…] Nelle folle, l’imbecille, l’ignorante e l’invidioso sono liberati dal sentimento della loro nullità e impotenza, che é sostituita dalla nozione di una forza brutale, passeggera, ma immensa.
[…] Non essendo la folla impressionata che da sentimenti eccessivi, l’oratore che vuole sedurla deve abusare delle affermazioni violente. Esagerare, affermare, ripetere, e non mai tentare di nulla dimostrare con un ragionamento, sono i procedimenti di argomentazione familiari agli oratori di riunioni popolari.

4.° – Intolleranza, autoritarismo e conservatorismo delle folle.
Le folle, non conoscendo che i sentimenti semplici ed estremi, accettano e rifiutano in blocco le opinioni, le idee, le credenze che vengono suggerite loro, e le considerano come verità assolute o come errori non meno assoluti. Quante sono le credenze nate dalla suggestione, invece d’essere state generate dal ragionamento! Tutti sanno quanto siano intolleranti le credenze religiose, e che impero dispotico esercitino sulle anime. La folla, non avendo nessun dubbio su ciò che per lei é verità o errore, e avendo d’altra parte la nozione chiara della propria forza, é autoritaria quanto intollerante. L’individuo può accettare la contraddizione e la discussione, ma la folla non le ammette mai. Nelle riunioni pubbliche, la più piccola contraddizione da parte di un oratore é accolta con urli di collera e violenti invettive, seguite ben presto da vie di fatto e dall’espulsione se l’oratore insiste un poco. Se non fossero presenti gli agenti dell’autorità, il contraddittore sarebbe spesso linciato. L’autoritarismo e l’intolleranza sono caratteristiche di tutti i generi di folle, ma vi si trovano in gradi diversi, e qui ancora riappare l’importanza fondamentale della razza, dominatrice dei sentimenti e dei pensieri umani. L’autoritarismo e l’intolleranza sono più forti nelle folle latine.
[…] L’autoritarismo e l’intolleranza sono per le folle sentimenti molto chiari, che esse sostengono tanto facilmente quanto facilmente li praticano. Le folle rispettano la forza e sono mediocremente impressionate dalla bontà, che é facilmente considerata come una forma di debolezza. Le loro simpatie non sono mai state per i padroni miti, bensì per i tiranni, che le hanno dominate con energia. Ad essi vengono innalzate le statue più imponenti. Se esse volentieri calpestano il despota detronizzato, si é perché avendo questi perduto la sua forza, rientra nella categoria dei deboli che si disprezzano e non si temono. Il tipo dell’eroe caro alle folle avrà sempre la struttura di un Cesare. Il suo pennacchio le seduce, la sua autorità si impone e la sua sciabola fa loro paura. Sempre pronta a sollevarsi contro un’autorità debole, la folla si curva servilmente dinanzi a un’autorità forte.
[…] (Le folle) hanno istinti conservatori irriducibili e, come tutti i primitivi, un rispetto feticista per le tradizioni, un orrore incosciente per le novità capaci di modificare le loro condizioni reali di vita.

Sono considerazioni dalle quali possono scaturire spunti interessanti…
a) La reiterazione della menzogna politica col ricorso all’iperbole, fatta per stupire più che per convincere, studiata per solleticare l’immaginazione piuttosto che la ragione, sovrapponendosi al ragionamento logico nella sua totale sostituzione, quasi in funzione mitopoietica.
b) Il bisogno di mostrarsi “cattivi”, insieme alle esibizioni muscolari, per assicurarsi il favore di certo elettorato (soprattutto quello in camicia verde), particolarmente sensibile alle seduzioni dell’uomo forte, capace di galvanizzarne gli istinti più beceri e retrivi, nel disprezzo del “debole” (sia esso povero, diverso, immigrato).
c) La predisposizione naturale delle “folle latine” verso il cesarismo e la loro intrinseca natura reazionaria.

Né Gustave Le Bon perde occasione per ribadire l’impermeabilità delle folle al ragionamento razionale, che quanto più è complesso tanto più sfugge alla loro comprensione logica.
L’elemento predominante nella costruzione delle opinioni risiede nell’associazione di “immagini”. Se si considera che all’epoca in cui Le Bon scriveva la TV non esisteva, si può capire quale sia l’impatto del medium televisivo su una platea sostanzialmente amorfa che si attiva unicamente per etorodirezione…

 – I ragionamenti delle folle –
«Si può dire in modo assoluto che le folle non sono influenzabili con ragionamenti. Ma gli argomenti che esse impiegano e quelli che agiscono su di esse appariscono, dal punto di vista logico, di un ordine talmente inferiore che solo per via di analogia si può qualificarli come ragionamenti. I ragionamenti inferiori delle folle sono, come i ragionamenti elevati, basati su associazioni: ma le idee associate delle folle non hanno tra di loro che legami apparenti di rassomiglianza e di successione. […] Gli oratori che sanno maneggiare le folle, presentano sempre loro associazioni di questo genere che sole possono influenzarle. Una serie di ragionamenti stringati, sarebbe totalmente incomprensibile alle folle, e perciò é permesso dire che esse non ragionano o fanno ragionamenti falsi, e non sono influenzabili con un ragionamento. La leggerezza di certi discorsi che hanno esercitato un’influenza enorme sugli uditori, talvolta stupisce alla lettura; ma si dimentica che essi furono fatti per trascinare delle collettività, e non per essere letti da filosofi. L’oratore, in intima comunione con la folla, sa evocare le immagini che la seducono. Se egli riesce, il suo scopo é stato raggiunto; e un volume di arringhe non vale le poche frasi che sono riuscite a sedurre gli animi che bisognava convincere. Inutile aggiungere che l’importanza delle folle a ragionare giustamente le priva di ogni spirito critico, vale a dire dell’attitudine di discernere la verità dall’errore, e a formulare un giudizio preciso. I giudizi che esse accettano non sono che quelli imposti e mai quelli discussi. Sotto questo punto di vista, numerosi sono gli individui che non si elevano sopra le folle. La facilità con la quale certe opinioni diventano generali deriva specialmente dalla impossibilità della gran parte degli uomini di formarsi un’opinione particolare basata sui propri ragionamenti.
[…] Le folle sono un po’ come un dormiente, in cui la ragione é momentaneamente annullata, e vede sorgere nel suo spirito delle immagini d’una intensità estrema, ma che si dissipano subito appena vengono a contatto con la riflessione. Le folle, essendo incapaci di riflettere e di ragionare, non conoscono l’inverosimile; ora, le cose più inverosimili sono generalmente quelle che colpiscono di più. Per questo le folle sono impressionate maggiormente da ciò che c’é di meraviglioso e di leggendario negli avvenimenti. Il meraviglioso e il leggendario sono in realtà i veri sostegni delle civiltà. Nella storia l’apparenza ha sempre avuto più importanza della realtà. L’irreale predomina sul reale.
[…] Le folle, non potendo pensare che per immagini, non si lasciano impressionare che dalle immagini. Soltanto queste ultime le spaventano o le entusiasmano e regolano i loro atti

 “Psicologia della folla”
CAP.III – Parte I 
(Idee, ragionamenti, e immaginazione delle folle)

Per questo gran parte degli italiani crede che il Pornocrate abbia costruito il suo impero economico, investendo la liquidazione paterna. E se sono disposti ad accettare che Ruby sia la nipote di Mubarak… Se sono disposti a credere che gli Scilipoti, i Razzi e munnizza varia siano un gruppo di “responsabili”… Se sono convinti che l’ultima schifezza appena sfornata da un parlamento di dipendenti Publitalia e di avvocati (la legge ammazza-processi), inerente la prescrizione breve, sia una norma fondamentale a tutela di tutti i cittadini e che ora i processi saranno più rapidi….
Allora l’Italietta delle folle plaudenti non può che vedersi confermata nel suo intrinseco ruolo di paese di merda.

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LA LOTTA PER LA LIBERTÀ

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 11 aprile 2011 by Sendivogius

Nel magma convulso di letture disordinate capita di imbattersi nelle pagine di “Socialismo liberale”, opera cardine di Carlo Rosselli: eretico socialista, antifascista militante, e fondatore dei comitati resistenti di ‘Giustizia e Libertà’.
Senza soffermarci sugli aspetti teorici del revisionismo in polemica anti-marxista, non si può fare a meno di constatare, nella conferma di un eterno presente, come l’Italia sia un Paese sostanzialmente immobile, paralizzato nei suoi vizi sedimentati sotto uno spesso strato di mediocrità dal retaggio atavico.
Si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una entità incompiuta, perennemente in bilico nel suo abulico non essere, scosso da facili entusiasmi estemporanei e dai riti furbeschi di un esasperante conformismo sensibile alle seduzioni autoritarie.
È desolante constatare come negli ultimi 80 anni di storia unitaria (dalla pubblicazione del libro) non sia cambiato assolutamente nulla e notare come certe considerazioni conservino intatte tutta la loro attualità.
Inoltre, fatti i dovuti distinguo, è interessante confermare come la disamina che Carlo Rosselli fa del fascismo mussoliniano sia perfettamente sovrapponibile all’attuale berlusconismo, in una ideale comunanza identitaria nel solco della continuità genetica, come se la storia fosse ridotta ad una scadente riproduzione degli originali… «Il problema italiano è, essenzialmente, problema di libertà. Ma problema di libertà nel suo significato integrale: cioè di autonomia spirituale, di emancipazione della coscienza, nella sfera individuale; e di organizzazione della libertà nella sfera sociale, cioè nella costruzione dello Stato e nei rapporti tra i gruppi e le classi. Senza uomini liberi, nessuna possibilità di Stato libero. Senza coscienze emancipate, nessuna possibilità di emancipazione di classi.

[…] L’educazione cattolica – pagana nel culto e dogmatica nella sostanza – e la lunga serie dei paterni governi hanno esentato per secoli gli italiani dal pensare in persona prima. La miseria ha fatto il resto. Ancor oggi l’italiano medio abbandona alla Chiesa la sua autonomia spirituale; ed ora si vede costretto ad abbandonare allo Stato, elevato al rango di fine, anche la sua dignità di uomo, degradato a semplice mezzo.
Disposto alla servitú nel dominio della coscienza, lo si forza ora alla servitú nel dominio sociale e politico. Logica conclusione di un processo di passive rinunzie.
Il dolce far niente degli italiani – leggenda insultante nell’ordine materiale – ha purtroppo qualche fondamento nell’ordine morale. Gli italiani sono pigri moralmente, c’è in loro un fondo di scetticismo e di machiavellismo di basso rango che li induce a contaminare, irridendoli, tutti i valori, e a trasformare in commedia le piú cupe tragedie. Abituati a ragionare per intermediari nei grandi problemi della coscienza – un vero appalto spirituale – è naturale che si rassegnino facilmente all’appalto anche nei grandi problemi della vita politica. L’intervento del Deus ex machina, del duce, del domatore – si chiami esso papa, re, Mussolini – risponde sovente ad una loro necessità psicologica. Da questo punto di vista il governo mussoliniano è tutt’altro che rivoluzionario. Si riallaccia alla tradizione e procede sulla linea del minimo sforzo. Il fascismo è, contro tutte le apparenze, il piú passivo risultato della storia italiana. Gigantesco rigurgito di secoli e abbietto fenomeno di adattamento e di rinunzia. Mussolini trionfò per la quasi universale diserzione, attraverso una lunga rete di sapienti compromessi. Solo alcune ristrette minoranze di proletari e di intellettuali ebbero l’ardire di affrontarlo con radicale intransigenza sin dagli inizi.

[…] La nostra storia non offre sinora nessuna vera rivoluzione di popolo. In tutte le epoche della sua storia il popolo italiano ha sprigionato dal suo seno punte altissime, solitarie, inaccessibili; minoranze eroiche, ferrei caratteri; ma non ha saputo mai realizzare se stesso. L’Italia fu la grande assente nelle lotte di religione, lievito massimo del liberalismo, atto di nascita dell’uomo moderno. Il cattolicesimo italico, ammorbato dalla corte romana e dalla passiva unanimità, rimase estraneo anche al processo di purificazione che seguí la Riforma. Il cattolicesimo in terra di monopolio non ha nulla a che fare col cattolico in terra di concorrenza. Per secoli vivemmo, nel mondo della politica, di luce riflessa e stanche e frastagliate ci arrivarono le grandi ondate della vita europea.
La stessa lotta per l’indipendenza fu opera di una minoranza, non passione di popolo. Solo alcuni centri urbani del settentrione parteciparono attivamente alla rivolta contro lo straniero. Nel centro e nel meridione i Savoia, passato il primo periodo di entusiasmo, equivalsero al Lorena e al Borbone.
La burocrazia piemontese avvolse nelle sue spire ordinate ma soffocatrici tutta quanta l’Italia, spegnendo gli estremi aneliti di autonomia. Il trionfo della corrente monarchica e diplomatica valse, come in Germania, a separare violentemente il mito unitario da quello libertario. Mazzini e Cattaneo furono i grandi battuti del Risorgimento. La stessa libertà politica, che verrà lentamente col passare dei decenni, sarà figlia di transazioni e taciti accomodamenti. La conquista della libertà non è legata in Italia a nessun moto di masse capace di adempiere ruolo mitico e ammonitore. La massa fu assente. Il proletariato non si conquistò le sue specifiche libertà di organizzazione, sciopero, voto, a prezzo di prolungati sforzi e sacrifici. Il suo tirocinio, attorno al ’900, fu troppo breve; e il suffragio universale apparve, e fu, calcolata elargizione paternalista. La regola secondo cui non si ama e non si difende se non ciò per cui molto si è lottato e sacrificato, ha avuto la sua riprova piú tipica nella esperienza fascista. L’edificio liberale crollò come cosa morta al suo primo urto e le classi lavoratrici assistettero inerti alla negazione di valori estranei ancora alla loro coscienza.

[…] Il fascismo va innestato sul sottosuolo italico, e allora si vede che esso esprime vizi profondi, debolezze latenti, miserie ahimè del nostro popolo, di tutto il nostro popolo.
Non bisogna credere che Mussolini abbia trionfato solo per la forza bruta. La forza bruta, da sola, non trionfa mai. Ha trionfato perché ha toccato sapientemente certi tasti ai quali la psicologia media degli italiani era straordinariamente sensibile. Il fascismo è stato in certo senso l’autobiografia di una nazione che rinuncia alla lotta politica, che ha il culto dell’unanimità, che rifugge dall’eresia, che sogna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’entusiasmo.
Lottare contro il fascismo non significa dunque solo lottare contro una feroce e cieca reazione di classe, ma lottare contro un certo tipo di mentalità, di sensibilità, di tradizione italiana che sono proprie, purtroppo, inconsapevolmente proprie, di larghe correnti di popolo. Perciò la lotta è difficile e non può consistere in un semplice problema di meccanico rovesciamento del regime. È innanzitutto problema di educazione morale e politica nostra e altrui, dei nostri avversari soprattutto, in ogni caso di tutti gli italiani, indipendentemente da ogni divisione di classe.»

Carlo Rosselli
Socialismo Liberale
(CAP VII – La lotta per la libertà)
Einaudi; Torino, 1997

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NOLI ME TANGERE

Posted in Masters of Universe, Stupor Mundi with tags , , , , , , on 19 novembre 2010 by Sendivogius


«Non mi dimetterò mai! Se questi faranno il governo tecnico noi gli scateneremo contro la guerra civile. Avranno una reazione come nemmeno s’immaginano… »
(Silvio Berlusconi – 12/11/10)

Après moi le déluge! 
 Come una cozza aggrappata sugli scogli, come una tenia nell’intestino, lo scalpitante Sardanapalo brianzolo vacilla ma non molla.
Incollato alla poltrona come il più squallido dei vecchi politicanti, attaccato al potere come il peggiore degli antichi democristiani di scuola dorotea, l’Unto minaccia il diluvio universale contro chi dovesse privarlo della corona.
Ci sarebbe da preoccuparsi, se non ci fosse da ridere… È difficile immaginare questa sottospecie di nano da giardino, trincerato in armi sotto i littori di una ricostituita “repubblica sociale”: parodia estrema di un ducetto al capolinea, pressato da reggimenti di concubine mercenarie, e sempre più somigliante ad un festone di cartapesta… uno spauracchio da halloween istituzionale, sopravvissuto ai carnasciali orgiastici del bunga-bunga.
È stato già scritto tutto. Persino il finale è noto…

Era difficile credere che la realtà potesse trascendere la farsa ben oltre i confini della finzione!
Il tramonto del patriarca sarà lento e travagliato. Soprattutto sarà un percorso solitario, poiché (com’è noto) i pretoriani abbandonano sempre il proprio imperatore in prossimità della fine. Tuttavia, ci vorranno anni per disintossicarsi dai frutti avvelenati del berlusconismo… 

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