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Buongiorno Italia!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 13 giugno 2011 by Sendivogius

Un plebiscito! Tale è stata l’adesione popolare ai quesiti referendari: dimostrazione lampante che un’altra Italia è possibile.
Certamente, il risultato dei referendum non porrà fine alla recessione economica in corso; non cambierà nell’immediato la stagnazione sociale in atto; non scioglierà il nodo delle dinamiche occupazionali, bloccate in una precarietà senza prospettive; non rivoluzionerà le nostre esistenze nell’arco di una notte…
Ma è un fatto che una simile partecipazione collettiva segni un atto epocale, rilanciando la funzione storica e, a suo modo, ‘rivoluzionaria’ dell’istituto referendario, che sembrava avviato verso un inesorabile declino, come momento di democrazia diretta. Non si raggiungeva il famigerato quorum dal lontano 11/06/1995.
E’ un fatto che i cittadini italiani abbiano ribadito il loro diritto ad essere interpellati su temi fondamentali come la gestione dei beni comuni sul territorio, la definizione delle scelte energetiche, e l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge.
È un fatto che non si può imporre la privatizzazioni dei beni primari tramite decreto governativo. Né la realizzazione di centrali nucleari può essere imposta con voto di fiducia ad un Parlamento asservito agli interessi confindustriali ed alle grandi corporation private che monopolizzano il mercato dell’atomo, ma con capitali rigorosamente pubblici.
È un fatto che la quasi totalità del mondo finanziario e politico ed editoriale abbia osteggiato non il referendum in quanto tale, ma la stessa possibilità della consultazione popolare in tutti i modi possibili: il sostanziale oblio televisivo sui quesiti referendari, con spot relegati ad orari di minimo ascolto; il tentativo di boicottare il ricorso al referendum, con la stesura di un nuovo decreto governativo; i ricorsi alla Corte di Cassazione prima e alla Corte Costituzionale poi, per invalidare la consultazione; l’ostilità patente di grandi testate nazionali come il “Corriere della Sera”.
E’ un fatto che l’intero Governo del Bunga-Bunga era schierato compatto contro i referenda; che l’evanescente Ministro dell’Ambiente, l’algida e solitamente loquace Stefania Prestigiacomo, si sia liquefatta senza lasciare traccia. Ed è un fatto che siano i grandi sconfitti con la sonora bocciatura delle loro principali politiche economiche, nel rigetto popolare dell’oppio neo-liberista.

La misura era ormai colma… Ed è un fatto incontrovertibile che la stragrande maggioranza degli italiani di ogni ceto e colore politico abbia detto BASTA!
A noi piace pensare che si sia finalmente risvegliata dal suo lungo torpore un’Italia consapevole dei propri diritti e capace di levare alta la propria voce contro l’arroganza di un “potere” sempre più lontano ed esclusivo.
Ci piace pensare che l’esito del referendum segni in parallelo un trionfo delle reti informali e dei nuovi media. Ci piace altresì pensare, con i nostri articoli e le nostre parole, di aver fornito in minima parte almeno un contributo infinitesimale (non è così ma lasciateci l’illusione) alla riuscita di questo straordinario risultato.
E, nonostante le legittime obiezioni, ci piace credere che il successo di questo referendum costituisca il prodromo di una speranza in fieri per un’Italia migliore e più libera, capace di porre un freno alle speculazioni di un turbo-capitalismo famelico, dove i diritti della collettività sono più forti delle pretese degli azionisti, dove la società civile esiste ed è più forte di un dividendo azionario.
Oggi, hanno vinto gli italiani.

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