Archivio per Attentati

Allah ha rotto il cazzo

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 14 novembre 2015 by Sendivogius

Daesh

Alla buonora, l’Europa inizia a sospettare che forse qualche piccolo problemino di compatibilità con certe “risorse” d’importazione c’e l’ha… Specialmente con quelle che della cosiddetta “integrazione culturale” proprio non sanno che farsene, non riconoscendo altra identità se non la propria; sostanzialmente impermeabili alle società d’accoglienza (che usano ma nell’intimo disprezzano), e convinti che il resto del mondo sia solo una propaggine da sottomettere alle proprie pretese.
sharia-for-france-2Nella serata di un nerissimo Venerdì 13 di sangue, l’Europa scopre infine di “essere in guerra”, alla stregua di una pornostar che apprende di aver perduto la verginità..!
In un mondo che sembra dominato dalla prevalenza dei conflitti asimmetrici in assenza di restrizioni, è ovvio che si tratti di una forma (nemmeno tanto nuova) di “guerra”. Non è un concetto difficile da capire, specialmente quando è patente nella sua evidenza.
islamic-radicalsChe poi la Francia fosse in guerra con l’islam radicale (come se ne esistessero altri) è cosa assodata almeno dal 753 d.C. ai tempi della Battaglia di Poitiers, quando i francesi cominciarono ad avere i primi contatti diretti con la religione della pace.
Isl'Amici a LondraCi volevano i 200 morti di Parigi per capirlo. I precedenti infatti non erano bastati a chiarire bene un dato di fatto…
Religione di paceNon i 20 morti dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo (07/01/2015).
Non i fatti di Copenaghen (14/02/2015).
Non l’assalto al museo ebraico di Bruxelles (24/06/2014).
Non la macellazione in diretta del soldato Rigby per i viali londinesi (22/05/2013).
Non gli attentati di Montauban e Tolosa nel Marzo 2012.
Non le stragi di Londra (07/07/2005).
Non il massacro di Madrid (11/02/2004).
Non l’assassinio del regista Theo van Gogh ad Amsterdam (02/11/2004).
Theo van GoghGiusto per parlare degli ultimi attentati più ‘eclatanti’ in ordine di tempo; subito rimossi e prontamente dimenticati, per non mettere in discussione il mito di un certo “multiculturalismo” fallito, che in nome di una distorta idea di “tolleranza” impedisce agli esteti della “società aperta” di vedere i suoi nemici, nella troppo ottimistica illusione che ogni “diversità” costituisca un valore aggiunto. E quindi non comprendere che questa per sopravvivere ha bisogno non solo di valori condivisi, ma anche di una serie di efficaci meccanismi a difesa, onde non incorrere nei pericoli impliciti di quello che Karl Popper chiamava “paradosso della tolleranza”:

«La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi

Isl'Amici in EuropaAltrimenti, una siffatta società è destinata inesorabilmente ad essere distrutta dal suo interno, nella negazione violenta della stessa, dal momento che si rende liberi i prepotenti di schiavizzare i mansueti.
daesh-girls-slaves-isisPer contro, molte istituzioni comunitarie sembrano piuttosto preoccupatissime di non disturbare una pretenziosa minoranza di fanatici integralisti, convinti di avere il diritto divino di fare quel cazzo che gli pare ovunque abbiano la sventura di trapiantarsi.
Burqa per la FranciaGente che ama il suo profeta, ma sembra odiare il resto dell’umanità.
Isl'Amici in DanimarcaE che per qualche imperscrutabile ragione si deve “accogliere” e sopportare con tollerante rassegnazione, quasi fosse un male necessario o una calamità naturale dalla quale non si può prescindere, invece di denunciare ed estirpare lo sviluppo ed il radicarsi di certe neoplasie tumorali che vengono lasciate crescere indisturbate. Un chirurgo non si interroga mai sulle “ragioni” di un tumore, cercando la legittimità delle sue motivazioni, ma procede quanto prima alla rimozione dello stesso, prima che le metastasi finiscano col compromettere l’intero organismo.
Gli Isl'Amici e la Democrazia (2)Per intenderci, gli attacchi sporadici ad opera di una manciata di psicopatici possono costituire un atto quasi fisiologico, da considerarsi inevitabile nell’eccezionalità di un evento imprevedibile.
Isl'Amici e la Democrazia Al contrario, una lunga serie di attentati prolungati nel tempo, che costanti si susseguono a ritmo regolare seguendo precise modalità di esecuzione, sottende un disegno di fondo delineato secondo una precisa strategia d’insieme. Il fatto che loro esecuzione sia affidata a cellule sparse su un intero continente, collegate da una rete globale, presuppone infatti l’esistenza di organizzazioni con strutture di supporto logistico e di fiancheggiamento attive sul territorio, insieme ad un’attenta opera di pianificazione operativa, complicità diffuse, approvvigionamento di armi, ed una notevole facilità di finanziamento. È la lapalissiana differenza che intercorre dal gesto isolato di un sociopatico con tendenze omicide e un’affiliazione votata al terrore, con migliaia di adepti che agiscono in sinergia di gruppo, accomunati da una medesima matrice ideologica di ispirazione religiosa. Che questa sia poi volta all’instaurazione di un’entità teocratica dominata da una cupola di psicopatici che vivono nel culto della morte e praticano con gusto l’omicidio di massa, in un’orgia di sangue che sembra eccitarli più di ogni altra cosa, tanto sono ansiosi di condividere col mondo l’inferno che si portano dentro, non fa che aggravare ulteriormente il livello complessivo della situazione.
L'uomo che inculava le caprePoi ci sarebbero, specialmente in Francia, gli “atti vandalici” pressoché quotidiani contro sinagoghe e cimiteri ebraici, ma ultimamente anche cattolici, sistematicamente devastati con metodica ferocia. Ma queste di solito vengono derubricate in fretta come goliardate che non fanno notizia, mentre le intimidazioni a giornalisti e scrittori con il lancio di una qualche fatwa per “blasfemia” sembra quasi diventato un insignificante inconveniente del mestiere, finché non degenerano in qualcosa di ben più grave; almeno fino al prossimo attacco di queste capre mannare lasciate libere di scorrazzare impunemente.
Capre mannareForse sarebbe ora di sfilarsi i guanti e restituire il viatico caricato con gli interessi a questi rigagnoli infetti di barbarie medioevale. Perché Allah non è grande, ma in compenso ha davvero rotto il cazzo!

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Isl’Amico mon cheri

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 agosto 2014 by Sendivogius

islamic_jihad_union

Ecce Coňo«Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. E’ triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche non violente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto ne giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un’azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore

Alessandro Di Battista
(16/08/2014)

In tutta franchezza, abbiamo sempre dato per scontato che il ‘Dibba’ capisse più nulla che poco delle questioni sulle quali va blandamente fanfaronando, nella sua gaia incoscienza beotamente incontinente, mentre si sbrodola addosso in un allucinato pippone anti-americano, ovviamente pubblicato sul blog del ‘capo politico’. L’intero delirio lo potete leggere QUI.
Bella la vita a non fare un cazzoIl belloccio della Setta a 5 stelle era più che altro famoso per le fotine piacione, con le quali ha disseminato il webbé esibendosi in pose plastiche. Ma la sua produzione ‘culturale’ non ha prezzo: dimostrazione empirica di come si può anche viaggiare per i quattro angoli del globo e continuare a rimanere il più minchione dell’intera piazzetta di Borgo Citrullo.
Di Battista è il falchetto spelacchiato del moVimento che mai avrebbe parlato con un Pierluigi Bersani e si è sempre dichiarato chiuso ad ogni rapporto col governo “golpista” del Bambino Matteo, ma è assolutamente pronto ad “intavolare una discussione” con le belve dell’ISIS, insieme a “tutti gli attori coinvolti”, ovvero i ‘terroristi’ del peggior fondamentalismo salafita.
Evidentemente ognuno si sceglie l’Interlocutore a sé più affine…
Terrorist holding severed head after beheading an alleged soldier in Aleppo (LiveLeak)Nella declinazione temporale che ha condotto i tagliateste dell’ISIS ad impadronirsi di ampie aree centrali delle Mesopotamia, deve essere sfuggito al Dibba che il massiccio utilizzo dei droni da combattimento, con l’intervento armato su vasta scala dell’esercito statunitense, è avvenuto DOPO gli attentati dell’11/09/01.
Prima che Mohammed Atta e “martiri” al seguito si facessero esplodere sopra i cieli di NY e della Pennsylvania, in Iraq regnava ancora incontrastato Saddam Hussein ed il governo talebano dell’Afghanistan inviava sue delegazioni ‘commerciali’ negli USA in visita ufficiale.
Atta Mohammed Atta, il capo del commando suicida, non era un fanatico beduino analfabeta, cresciuto in qualche villaggio sperduto nel deserto, ma un architetto egiziano di origine saudita, proveniente da una ricca famiglia cairota, che aveva studiato e vissuto in Germania. Come lui, gli altri attentatori appartenevano tutti alla privilegiata borghesia saudita e yemenita. La cogente motivazione dell’attacco risiedeva nell’esistenza di installazioni militari statunitensi in territorio saudita, giacché la presenza dei miscredenti è giudicata contaminante per la terra d’origine del Profeta.
Ma al lungimirante Di Battista non sarà certo sfuggito quanto gli attentati del 9/11 siano in realtà tutto un complotto del Bilderberg, organizzato con l’aiuto della CIA, come sicuramente sarà corso a spiegargli un Carlo Sibilia formatosi sulle opere di Giulietto Chiesa.
Islamic State in IraqAllo stellato Giustificazionista, indecentemente defecato in parlamento, che considera un atto di difesa il terrorismo indiscriminato con le stragi esplosive in metropolitana, sarà bene ricordare gli illustri precedenti e come gli attentatori suicidi fossero tutt’altro che “ribelli” alla disperazione…
ATOCHA L’11 Marzo 2004, quando una cellula salafita di immigrati magrebini, in parte balordi di strada dediti alla delinquenza comune, si rese responsabile delle stragi alle stazioni dei treni di Madrid.
LondraIl 07 Luglio 2005. Anglo-Pakistani di seconda generazione, e cittadini britannici a tutti gli effetti, apparentemente integrati e con buone occupazioni, sono stati gli autori degli attentati suicidi contro la metropolitana di Londra e la rete di trasporto pubblico.
A quanto pare, persino il terrore stragista è un lusso per ‘ricchi’, in cui la realtà tribale di miseri villaggi bombardati da “aerei telecomandati” rimane in massima parte o del tutto estranea, ad eccezione delle fantasie mitologiche del pentastellato mitomane.
In fondo, il buon Dibba sta solo provando a capire. All’occorrenza, ci spieghi questo…
Khaled-Karrouf-son-holding-severed-head-on-TwitterQuella che il pargolo sorridente stringe a fatica tra le mani è una testa mozzata. Il bimbo, sette anni, è uno dei tre figli di tale Khaled Sharrouf, cittadino australiano, partito dalla terra dei canguri per partecipare alla jihad, portandosi dietro l’intera prole nel paradiso in terra che agli occhi di questi psicopatici deve rappresentare il costituendo “califfato” dell’ISIS.
Khaled Sharrouf (Australia) Sharrouf fa parte delle migliaia (perché i numeri sono incerti) di francesi, britannici, belgi, statunitensi, australiani… partiti alla volta della Siria e dell’Iraq per partecipare alla “guerra santa”. Sarebbe curioso chiedere al buon Di Battista quali atroci sofferenze e terribili privazioni abbiano dovuto patire dalle democrazie occidentali nelle quali sono nati e cresciuti e dove, spesso e volentieri, Khaled Sharrouf prima della trasformazionesono vissuti mantenuti a carico dei servizi sociali e sistemati in alloggi pubblici, prontamente messi a disposizione dagli esecrati infedeli. Ed è un fatto che tra i più fanatici tagliagole confluiti nell’ISIS si distinguano i neo-convertiti delle metropoli occidentali, ansiosi di dimostrare la loro devozione tramite la rescissione di ogni vincolo e appartenenza alla loro vita precedente, prima della conversione, ovvero un ritorno alla tradizione più intransigente.

Mohammed Elomar (Australia)Mohammed Elomar dall’Australia. Compagno di viaggio di Sharraf

La loro specialità sono le esecuzioni sommarie. E siccome da qualche parte Il collezionistahanno letto che i corpi dei senza testa non entrano nei giardini di Allah, si dilettano senza posa a tagliare più teste che possono, immortalando le loro gesta in foto e filmini amatoriali, che corrono a caricare su internet per gli amici rimasti a casa. Tanto che delle imprese di simili “interlocutori” girano ormai da tempo immagini raccapriccianti, a tal punto da renderne difficile la divulgazione. In realtà, efferratezze e crudeltà non sono molto dissimili da quelle messe in atto dalle Zetas nel cristianissimo Messico, per ragioni completamente diverse, ma la metodica e indiscriminata gratuità degli orrori siro-iracheni ha forse qualcosa di ancor più perverso nel suo esibizionistico compiacimento barbarico.

Parental Advisory

NB ATTENZIONE! Le immagini, racchiuse nelle apposite icone segnalate, possono risultare repellenti o disturbanti, per un pubblico particolarmente sensibile o impressionabile al quale è sconsigliabile la visione. Le immagini in questione possono essere visualizzate con un click sull’icona contraddistinta; lo fate a vostro disgusto.

L’antica arte della decapitazione richiede precisione, mano ferma, rapidità di esecuzione, ed una certa abilità nell’uso della spada.
jihadi-with-beheading-knifeAl contrario, questi sadici sociopatici omicidi prediligono l’uso di rozzi coltellacci e tecniche di sgozzamento imparate probabilmente in qualche macelleria halal, con le quali procedono a staccare la testa del disgraziato di

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Istruzioni pratiche: il mullah Abu Bakr Al Janabi spiega come decapitare i “kuffars”

turno: taglio della carotide e coltello usato come un seghetto, nella recisione di tendini, muscoli e tessuti, fino a raggiungere l’osso del collo. Va da sé che la vittima rimane cosciente fino alla fine dell’operazione, mentre viene afferrata per il naso, con le dita spinte contro le narici per aumentare la presa ed

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Decollazione

il pollice cacciato in un occhio; oppure viene tirata per i capelli, all’indietro onde facilitare la ‘strappata’.
Per quanto, fino a poco tempo fa circolavano in rete filmini di produzione cecena, con mutilazioni e decapitazioni effettuate con una motosega. Ma quelle ve le risparmiamo.
Tanto per “comprendere” meglio.
beheading iraqi soldierQuello che il patetico Dibba (e non solo lui) sicuramente non comprende è che il conflitto portato avanti dalle formazioni combattenti dell’ISIS in Iraq e nel “Levante” (la Siria), non è una guerra di ‘liberazione’ e tanto meno di

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Cumulo di teste tagliate

‘resistenza’, ma una guerra di purificazione (ancor prima che “santa”), volta a mondare le terre dei fedeli, il Dar el-Islam, dai kafirun (o kuffars), i miscredenti, che con la loro sola presenza costituiscono un elemento di corruzione e di contaminazione per ogni “vero fedele” della Sunna. Va da sé

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Corpo senza testa di bimba cristiano-maronita in Siria

che i cristiani nestoriani della Chiesa assiro-caldea, quanto le comunità Yazide del Sinjar, che per inciso vivono in Iraq da ben prima dell’islamizzazione della regione, così come qualsiasi altra componente musulmana giudicata eretica o comunque non abbastanza ortodossa, deve essere estirpata con la forza, secondo una visione che prima ancora che all’integralismo salafita sembra ispirarsi al fanatismo kharigita del VII secolo d.C. con la sua estremizzazione della guerra totale contro gli infedeli.
Crocifissioni in SiriaAll’occorrenza ci si può sempre convertire… L’uccisione degli uomini, meglio se davanti alle loro famiglie, ed il rapimento in massa di donne e bambine è funzionale a questa strategia di persuasione: le vedove e le orfane potranno aspirare a diventare le concubine o le mogli di qualche devoto fedele, ma prima devono essere convertite o finiranno per contaminare il povero

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Ragazza denudata, sgozzata e dissanguata, come pubblico “esempio”.

tapino nell’apostasia. I metodi possono essere molti… ma a volte i jihadisti vanno di fretta e per essere più convincenti ricorrono all’esempio intimidatorio per dissuadere le più riottose…
L’ideale di purezza astratta e misticheggiante, di cui l’ISIS si fa promotore nel suo totalitarismo sanguinario, non è concetto suscettibile di interpretazioni ‘moderate’ o di compromessi accettabili. Oltre i confini del Dar el-Islam (la terra dell’Islam), che ogni musulmano devoto ha il dovere di espandere attraverso il Jihad al-Asghar, vi è solo il Dar el-Harb, la terra della guerra (contro gli infedeli), contro cui si scagliano i “ghazi”.
Infatti, il pilastro fondamentale (arkan) su cui poggia l’intero impianto teologico e politico dell’ISIS è sostanzialmente il ricorso ad oltranza della jihad indistinto e incondizionato. E per giunta in aperta contraddizione con la seconda Sura coranica che ne disciplina l’azione.

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Ironia Jihadista: Un volontario inglese mostra i suoi trofei di guerra

La distinzione che di solito si usa fare in ambito umanistico tra Jihad al-Akbar (grande sforzo) contro le tentazioni individuali per la propria elevazione spirituale e Jihad al-Asghar (la “piccola guerra” contro gli infedeli) è pressoché estranea tanto ai nuovi kharigiti del fondamentalismo salafita, quanto alla quasi totalità dei credenti musulmani. Si tratta infatti di un’interpretazione eterodossa, legata sopratutto alla lettura simbolica operata dal sufismo, peraltro da sempre in odore di eresia presso l’Islam più radicale, e riservata ai circoli intellettuali dei guenoniani convertiti, ma di scarsa o nessuna rilevanza presso le grandi masse musulmane che peraltro aspirano solo al quieto vivere.

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Altarino con tronco umano e teste mozzate

A tal proposito, per comprendere quanto la visione trucemente fondamentalista dell’ISIS sia tutt’altro che isolata e marginale, basti ascoltare il silenzio assordante del grande mondo sunnnita contro le stragi di cristiani in Siria ed Iraq, la distruzione dei luoghi di culto e la persecuzione di qualunque minoranza religiosa, la caccia spietata e l’etnocidio della popolazione Yazida, il rapimento di donne e bambine… ad eccezione della tardiva condanna, levata dagli ulema dell’università di Al-Azhar. Su sollecitazione papale (!), dopo mesi di assoluto silenzio, si è fatta sentire anche l’UCOII e le altre organizzazioni islamiche, solitamente così solerti nel prendere posizione su imprescindibili questioni come il consumo di tortellini nelle mense scolastiche in nome della libertà religiosa (che, come in ogni credo religioso, consiste nell’estendere le proprie proibizioni a tutti gli altri).
Mappa dell'ISISPer contro, la missione ideologica del sedicente Califfato dello “stato islamico” è abbastanza evidente, così come i suoi barbuti ostensori non ne hanno mai fatto mistero… Quando i massacratori dell’ISIS avranno Un pericoloso infedele‘purificato’ l’Iraq dalla presenza degli infedeli, cancellando ogni eterodossia al suo interno, è ovvio che volgeranno lo sguardo agli stati confinanti (Dar el-Harb) per continuare la loro opera di pulizia, a partire dagli altri stati musulmani della regione, in quanto considerati “empi” ed “apostati”.

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13/09/13 – Decapitazione di soldato siriano catturato

Contro gli sciiti dell’Iran, perché “apostati”. Contro gli alawiti della Siria, perché eretici. Contro i cristiani maroniti del Libano, perché miscredenti. Contro le monarchie del Golfo, che pure non hanno mai lesinato i loro finanziamenti, perché “empie”. Contro Israele e contro gli stessi palestinesi. Per dire, Hamas, che è una filiazione della “Fratellanza Musulmana” egiziana (di ispirazione salafita), è stata giudicata dai terroristi dell’ISIS come un’organizzazione moderata di “apostati”, colpevoli di essere troppo laici e di aver instaurato la democrazia (!?) nella Striscia di Gaza. Il ché è tutto dire!

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Collezionisti di teste (1)

Per renderci conto di cosa stiamo parlando, l’ISIS in Siria ha troncato ogni rapporto (nel senso letterario del termine, a colpi di teste tagliate) con i salafiti del Fronte Al-Nusra, a sua volta sponsorizzato da Al-Qaeda che ha duramente criticato la ferocia dei suoi ex alleati.

Abu Abdelrahman mentre si esibisce con le teste di miliaziani del Fronte Al-Nusra - Ahrar (Siria)Il ‘comandante’ dell’ISIS Abu Abdelrahman con le teste dei suoi ex alleati di Al-Nusra

E, parafrasando il “Cavaliere oscuro”, chiunque sia troppo estremo persino per Al-Qaeda non è organizzazione da sottovalutare. Ma forse l’onorevole Di Battista troverebbe un interlocutore ragionevole persino in Ra’s al Ghul (basta che non sia del PD!).

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Ragazza cristiano-maronita di 20 anni seviziata e trucidata da banditi jihadisti in Siria

Epperò, tornando ai fondamentali “interlocutori da elevare” dell’ISIS, convinto com’è di contenerne la follia assassina con qualche chiacchiera all’ingrosso, sarebbe assai interessante sapere quale dialogo pensa di stabilire il Dibba con questa orda di esaltati maschi psicopatici, per i quali nessuna efferatezza sembra essere troppo estrema, mossi come sono da un raro furore omicida e da un odio patologico contro le donne, che sembra esplicarsi in forme di raro sadismo…
Abu Abdelrahman al-IraqiForse sarebbe assai più opportuno per il governo italiano paracadutare l’onorevole Alessandro Di Battista, possibilmente accompagnato dal suo degno compare Manlio Di Stefano, direttamente nelle zone controllate dall’ISIS affinché possano ‘comprenderne’ meglio le ragioni.

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IUXTA BELLA

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2014 by Sendivogius

Wolfenstein - The New Order

Nell’antichità, per distinguersi dall’esecrato dispotismo orientale, Greci e Latini ci tenevano moltissimo a fornire una giustificazione per le proprie campagne militari, conferendo alla guerra una sua legittimità nell’inevitabilità del conflitto armato.
Soprattutto per i Romani, la guerra doveva rappresentare la risposta ad un torto più che circostanziato (causa suscepta). L’apertura delle ostilità belliche era in genere preceduta da un complicato rituale cerimoniale, che aveva la duplice funzione di escludere ogni composizione pacifica e assicurarsi la benevolenza delle divinità, in prospettiva delle rappresaglie (clarigationes) per la ricomposizione del danno presunto (rerum repetitio), perché per sua natura la guerra doveva sempre essere un bellum iustum ac pium.
Poi va da sé che spesso e volentieri le guerre non si rivelavano giuste né sante, rimesse com’erano al capriccio di un giovane monarca assettato di gloria e desideroso di distinguersi agli occhi dei sudditi…

Alessandro Magno

Più spesso e volentieri (che i soldati della ‘gloria’ si stancano presto), scaturivano dalla fame di terre altrui, dall’avidità di bottino e dalla bramosia di saccheggio, che nelle economie di rapina del mondo antico costituivano la Giulio Cesareprincipale forma di arricchimento. Oppure, le ragioni andavano ricercate nell’iniziativa personale di un qualche generale ambizioso, o governatore di provincia, che avrebbe sfruttato le proprie fortune militari in campagna elettorale, per costruirsi una carriera politica.
A posteriori, un “casus belli” si trovava sempre. O in alternativa lo si inventava.
Per fortuna, oggi le cose funzionano in maniera totalmente diversa. E mai si potrebbe concepire una guerra per impossessarsi e sfruttare le risorse altrui; per occupare ed espropriare terre con requisizioni forzate, cacciandone via i legittimi proprietari. E magari poi candidarsi alle elezioni sventolando i propri successi di guerra, per accreditarsi come ‘uomini di polso’ contro i nemici esterni della nazione.
Tempora mutantur et nos mutamur in illis; ai tempi odierni, chi mai agirebbe più così?!?
Ariel SharonOggi è lo stesso concetto di conflitto convenzionale ad essere superato, tanto che le guerre non esistono nemmeno più. O quanto meno si nega loro la sostanza, cambiando la formula semantica per la loro definizione, nell’illusione possano essere altro da ciò che effettivamente sono. E dunque, pur di non evocare lo spettro, si preferiscono allocuzioni come: “ingerenza umanitaria”; “operazione di polizia internazionale”; “attacco chirurgico” (con tutta la precisione di un’appendicectomia affidata ad un malato di Parkinson con un trincetto in mano) e “bombe intelligenti”
Il continuo stato d’assedio a cui è sottoposta la Striscia di Gaza sta lì a dimostrare quanto grottesche e oscene siano simili definizioni di compromesso, nella distorsione della realtà della guerra.
Bombardamento chirurgico al fosforo bianco su GazaSu quanto possano essere ‘intelligenti’ centinaia di granate sparate a casaccio contro un centro densamente abitato, da un mortaio montato su un M106, sicuramente potranno fornirci lumi quei fortunati che, ricevendo il colpo sopra le loro teste, entreranno a far parte degli “incidenti collaterali”.
M106 Mortar CarrierPer non parlare poi delle scariche d’artiglieria scagliate da innocui obici semoventi, come i discreti M109…
M-109Nemmeno il Nemico, inteso come entità, organizzazione, esercito, irriducibilmente alieno nella sua alterità ostile, ma quantomeno dotato di una propria identità e riconoscimento, esiste più. Oggi ci sono solo “terroristi”, intesi come massa indistinta ed onnicomprensiva, contro i quali ovviamente si scontrano le “forze del bene”. Contro i ‘terroristi’ – è risaputo! – le convenzioni ed i codici militari, che sono stati inventati per cercare di mitigare la ferocia della guerra, ovviamente non si applicano.
E se le regole non esistono più, allora tutto diventa lecito…
Tanto che a proposito dell’ecatombe attualmente in corso nel mattatoio di Gaza, sul quotidiano conservatore Times of Israel, prima della rimozione, era possibile leggere un ispirato editoriale di tal Yochanan Gordon: rampollo di una dinastia di editori yiddish ultra-ortodossi che controllano la testata giornalistica, in cui il giovane Yochanan esercita le sue arti di “opinionista” di papà. È dalle colonne del giornalino di famiglia che il piccolo Sansone redivivo ama esibire il proprio élan guerriero. Il titolo dell’articolo è sibillino, per conclusioni ancor più ambigue:

Il genocidio giusto

QUANDO IL GENOCIDIO È CONSENTITO

«[…] Concluderò con una domanda per tutti i filantropi là fuori: il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha chiaramente affermato all’inizio di questa incursione che il suo obiettivo è ristabilire una tranquillità sostenibile per i cittadini di Israele. Abbiamo già stabilito che è responsabilità di ogni governo assicurare la salvezza e la sicurezza della sua gente. Se i capi politici e gli esperti militari determinassero che il solo modo di raggiungere il proprio obiettivo a sostegno della sicurezza è il genocidio, lo si può ritenere ammissibile per il raggiungimento di questi obiettivi prefissati?»

Yochanan Gordon
“Times of Israel”
(01/08/2014)

Sinceramente, l’interrogativo non ci aveva mai sfiorato prima..! Tu che dici, Yochanan?
Ci sono genocidi buoni e genocidi cattivi?!? E come si distingue la differenza?

israel_nazi

Da parte sua, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è detto molto dispiaciuto per le vittime tra la popolazione civile di Gaza, alle quali finanche nega pure la ricostruzione delle case che ha loro (di certo con rammarico) raso al suolo, spesso con gli abitanti dentro. E lo fa dopo aver ordinato la sistematica distruzione di interi distretti urbani, con la Il 16enne Muhammad Abu Khdeir, rapito, bastonato a morte e bruciato vivo da coloni israelianimedesima nonchalance con cui si da fuoco ad un formicaio dopo averlo cosparso di benzina. Peraltro questo costituisce un trattamento che nei territori occupati della Cisgiordania si applica più facilmente ai ragazzini palestinesi, piuttosto che alle formiche.
Caccia grossa in Palestina - soldati israeliani in posa col loro trofeo di guerraA giudicare dalla coerenza tra pensiero e comportamento, a suo tempo, possiamo immaginare che certamente più di qualche ufficiale nazista si sarà “dispiaciuto”, quando venne conclusa l’operazione di polizia per ‘bonificare’ il ghetto ebraico di Varsavia, dopo la prima insurrezione del Gennaio 1943. Considerato un pericoloso focolaio di disgregazione e di sommossa, il ghetto di Varsavia fu preso d’assalto dai poliziotti dell’ORPO (Ordnungspolizei), dagli ausiliari ucraini, e dalle Waffen SS della Polizei-Division, impegnati a reprimere le “bande di criminali e terroristi”, che utilizzavano i tunnel sotterranei per rifornirsi di armi ed esplosivi, nascosti in case trasformate in bunker e depositi clandestini, da utilizzare contro gli invasori con la svastica.

H.Himmler«Per motivi di sicurezza ordino che il ghetto di Varsavia sia smantellato, dopo aver trasferito all’esterno il campo di concentramento e avere in precedenza utilizzato tutte le parti della case e i materiali di qualsiasi tipo che possono comunque servire. La demolizione del ghetto e lo spostamento del campo di concentramento sono necessari, perché altrimenti non porteremo mai la calma in Varsavia e, permanendo il ghetto, non si potrà estirpare la delinquenza

Heinrich Himmler
(16/02/1943)

La differenza con l’attuale Ghetto di Gaza? Probabilmente il colore delle uniformi e il fatto che al contrario dei loro omologhi nazisti, i soldati di Tsahal (l’esercito israeliano) si guardano bene dall’avventurarsi in profondità tra i centri urbani, preferendo raderli al suolo a distanza insieme ai nuovi “subumani” che vi abitano, evidentemente reputati di nessuna utilità e considerati meno di bestiame da macellare.
nazi-israelPerché come ci insegna il buon Yochanan Gordon:

Chiunque viva con installazioni di lanciarazzi o tunnel del terrore scavati attorno o nelle vicinanze della propria abitazione non può essere considerato un civile innocente.”

Jürgen Stroop La pensava così anche il generale Jürgen Stroop, che comandava le unità impegnate nel Ghetto di Versavia. Peccato che alla fine del secondo conflitto mondiale sia stato impiccato come criminale di guerra. Invece, contro gli “empi filistei” (così sono stati chiamati i palestinesi in alcuni settori della destra israeliana!) l’ipotesi di sterminio è “permissible”.
Raid su Gaza - Foto de 'IlSecoloXIX'A tal propoito, Tsahal è forse uno degli ultimi e pochissimi eserciti moderni ad applicare con disinvoltura il “diritto” di rappresaglia, che esercita senza distinzione alcuna nei confronti degli obiettivi e dei danni subiti: scuole rifugio dell’ONU, ospedali e ricoveri per profughi; parchi gioco per bambini e abitazioni civili; luoghi di culto… tutto costituisce un obiettivo legittimo in evidente sproporzione di mezzi a disposizione e risposta, nella totale indifferenza (e disprezzo) per la vita umana. Perché a Gaza non esistono zone franche, né posti sicuri, né tregue che tengano (perfino lo zoo cittadino è stato bombardato!).
Gaza - la ex moschea di Mohammed SousiE se è vero (come non è vero) che Hamas è soltanto un’organizzazione terroristica che si fa scudo della popolazione civile, è soprattutto vero che le forze armate israeliane non si fanno alcuno scrupolo a colpire entrambi. E ciò è intollerabile per qualunque compagine statale abbia la pretesa di essere una democrazia. Per essere reputato tale, uno stato democratico deve sottostare alle regole condivise del diritto internazionale. Se le viola in aperta e sistematica flagranza, si pone automaticamente fuori da tale consesso civile, qualificandosi per ciò a cui più assomiglia: uno Stato etnico basato sulla discriminazione confessionale e la segregazione razziale, scaturito da un focolaio abusivo insediatosi con la forza su territori dell’ex impero ottomano, che ha esaurito da tempo la sua missione storica, politica, e finanche ‘morale’.
Sparate sulle ambulanzeLa facilità con cui Israele marchia i suoi nemici come “terroristi” (così come bolla i suoi detrattori come “anti-semiti”), negando loro ogni dignità e dunque precludendo qualsiasi dialogo, costituisce in realtà uno strumento assai rischioso…
Troppo spesso si finge di ignorare quanto per Israele il “terrorismo di stato” sia stata una pratica consolidata fin dai primi atti della sua fondazione e molto più di un’eccezione, tanto da costituire una costante della sua storia, insieme al ricorso degli “omicidi mirati” (veri assassini di stato contro i propri nemici politici) ed i sequestri di persona.
Su cosa sia il “Terrore” d’altronde Israele ha le idee chiarissime e non ne ha mai fatto mistero, tanto è esperto nella pratica come nella teoria:

Erez Israel (Grande Israele) coi confini ideali dello stato ebraico - Manifesto dell'Irgun (1935) «Né la moralità, né la tradizione ebraica possono negare l’uso del terrore come mezzo di battaglia. Noi siamo decisamente lontani da esitazioni di ordine morale sui campi di battaglia nazionali. Noi vediamo davanti a noi il comando della Torah, il più alto insegnamento morale del mondo: “Cancellateli… fino alla distruzione!” Noi siamo in particolare lontani da ogni sorta di esitazione nei confronti del nemico, la cui perversione morale è accettata da tutti. Ma il terrore è essenzialmente parte della nostra battaglia politica alle presenti condizioni e il suo ruolo è ampio e grande. Ciò dimostra, a chiare lettere, a coloro che ascoltano in tutto il mondo e ai nostri fratelli scoraggiati fuori le porte di questo paese che la nostra battaglia è contro il vero terrorista che si nasconde dietro le sue pile di carta e di leggi che egli ha promulgato. Non è diretta contro il popolo, è diretta contro i rappresentanti. Finora ciò è efficace

“Terrore” (Agosto 1943)
Pubblicato su “Il Fronte” (He Khazit), giornale clandestino del Lehi.

Tra il 1930 ed il 1950, le organizzazioni clandestine armate legate al sionismo revisionista di Zeev Jabotinskij, operative in Palestina, si contraddistinguono per ferocia e per lo stillicidio degli attentati dinamitardi contro autorità britanniche e popolazione araba, in un continuo deflagrare di bombe sui treni e nei mercati, nei cinema e negli uffici postali, sugli autobus e nelle stazioni ferroviarie. A questi vanno aggiunte le uccisioni a sangue freddo dei fellahin arabi che vengono ammazzati mentre lavorano nei campi a scopo intimidatorio, insieme ad i raid notturni nelle fattorie arabe ad opere delle SNQ (Special Night Squads) dell’Haganah Leumi, applicando con largo anticipo quella che poi verrà universalmente chiamata “pulizia etnica”.
Le gesta dell'Irgun riportate dal 'Times' di LondraLo stesso Likud, il principale partito della destra nazionalista attualmente al governo in Israele, è la filiazione politica di organizzazioni armate come l’Irgun ed il Lehi della famigerata Banda Stern, le attività terroristiche dei quali culmineranno con la strage del King David Hotel di Gerusalemme (22/07/1946), quando i terroristi dell’Irgun fecero saltare in aria un’intera ala dell’albergo, ed il massacro di Deir Yassin (09/05/1948) con tutti i suoi abitanti passati per le armi a sangue freddo dopo la resa.
A questo si aggiunga il rapimento e l’assassinio dei due sergenti inglesi (Clifford Martin e Marvin Paice nel 1947), fatti ritrovare impiccati in un campo d’ulivo; la distruzione dell’ambasciata britannica a Roma, fatta esplodere nella notte del 31/10/1946; l’omicidio del conte Folke Bernadotte (17/09/1948), inviato ONU a Gerusalemme.
Hitler  Durante la seconda guerra mondiale, le attività criminali della Stern gang in funzione anti-britannica si spinsero a tal punto da prefigurare un’alleanza strategica con la Germania nazista, in un patto scellerato che alla fine non andò in porto.
La sequela di crimini ed azioni terroristiche delle due bande furono tante e tali, da provocare il biasimo e la reazione sdegnata di moltissimi ebrei, tra cui lo stesso Albert Einstein

Albert Einstein contro i terroristi del Lehi

Nell’Irgun Zvai Leumi e nel Lehi hanno militato alcuni dei principali leader politici dello Stato israeliano:  Yitzhak Shamir (Lehi) e Menachem Begin (Irgun), entrambi attivamente implicati nelle operazioni terroristiche delle due organizzazioni.
Terroristiche furono altresì le attività del generale e premier israeliano Ariel Sharon, che comincia la sua carriera di criminale di guerra nel 1953 con la strage di Qibya, un intero villaggio spazzato via con tutti i suoi abitanti, e raggiunge l’apice con il massacro di Sabra e Shatila durante l’invasione del Libano nel 1982.
sabra-trueIn compenso, una volta costituitosi in stato, Israele della vecchia amministrazione imperiale britannica ha mantenuto ed esteso il regime di occupazione militare e l’amministrazione di tipo coloniale dei territori TIMEpalestinesi, esercitando requisizioni coatte e confische illegali, le deportazioni forzate, l’uso dei tribunali speciali militari. Si consideri poi l’attribuzione di un diverso status giuridico per i palestinesi, con evidenti discriminazioni in sede processuale, insieme al ricorso agli arresti di massa, con detenzione indeterminata senza certificazione dei capi di imputazione (tutti “terroristi”!). E non si dimentichi la demolizione di abitazioni e distruzione di beni privati, di proprietà palestinese, che si configurano sempre come una forma di punizione collettiva, in un regime di rappresaglia permanente. 

territori-palestina-1946-2000

Il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza nel 2007 fu propagandato come una forma di disimpegno unilaterale. Peccato che l’enclave palestinese si sia progressivamente trasformata in un immenso lager a cielo aperto, costantemente sotto controllo militare e privo di qualunque autonomia, dal momento che l’esercito di Tel Aviv controlla i valichi di frontiera, lo spazio aereo, i porti marittimi, e tutte le merci in entrata ed uscita dalla Striscia che devono necessariamente transitare in territorio israeliano. Tutti i fondi e gli aiuti economici destinati a Gaza, da quelli destinati ai servizi sanitari, fino al pagamento dei funzionari pubblici, devono essere depositati in banche israeliane che decidono a propria discrezione quando e se erogare le risorse indebitamente trattenute.
George A. CusterA sua volta, puntellata com’è di fortini, avamposti militari, check-point, borghi fortificati e colonie armate, la stessa Cisgiordania assomiglia più ad una riserva indiana rosicchiata dalle giubbe blu, che un “territorio autonomo”: né stato indipendente, né protettorato ONU, ma solo un controsenso geografico a cui attribuire un ambiguo riconoscimento giuridico, senza alcun risvolto pratico e soggetto a tutte le violazioni possibili.
Attacco al fosforo bianco su rifugio ONUA guardare bene, le esecuzioni extragiudiziali, i rastrellamenti e gli arresti di massa, la totale assenza di processi regolari, le detenzioni illegali, la sistematica distruzione delle proprietà dei sospetti, gli espropri forzati e senza alcun indennizzo, le incursioni militari… insieme alla palese violazione di ogni elementare norma di diritto e di qualunque disposizione terza da parte di organismi internazionali, nell’assoluta certezza che le violazioni non comporteranno alcuna conseguenza o sanzioni, non sembra che pongano molte alternative alla popolazione palestinese che può scegliere tra un regime brutale di occupazione coloniale o un embargo feroce.   
Bomba intelligente su centro ONU a Gaza In seguito al blocco imposto alla Striscia nel 2008, è stata creata una zona di interdizione di tre km ovviamente all’interno del territorio palestinese e imposto un blocco marittimo che impedisce ai pescatori di Gaza di spingersi oltre le tre miglia navali dalla costa. A meno che questi non vogliano essere mitragliati dalla Marina israeliana e vedersi sequestrare le imbarcazioni. Tagliata fuori da ogni collegamento con i territori autonomi della West Bank, a loro volta frazionati a macchia di leopardo, la Striscia di Gaza risponde alla più classica delle strategie: divide et impera.
E quando questo fondamentale requisito viene mene, ogniqualvolta le fazioni palestinesi sembrano raggiungere un accordo condiviso per una politica unitaria ed una azione comune, Israele attacca adducendo un qualche pretesto che non manca mai.
Saluto dei bimbi israeliani ai bimbi palestinesiPer esempio nell’autunno del 2000, quando il premier Ariel Sharon organizzò una provocazione premeditata che scatenò volutamente la rivolta generale dei palestinesi (la Seconda Intifada), per stornare l’attenzione dal fallimento degli accordi di pace (sistematicamente sabotati dal Likud e dall’area più oltranzista della destra israeliana) e legittimare la svolta fascista in Israele, col risultato di favorire ogni volta il sopravvento di formazioni ancora più radicali, come il caso di Hamas e Jihad che hanno progressivamente soppiantato le indebolite organizzazioni laiche di Al-Fatah ed i marxisti del FPLP.
gaza-bombe-al-fosforo-bianco-attacco-IsraeleE poi ci sono i sistematici raid su Gaza, che avvengono ormai a cadenza regolare, e che preferibilmente vengono lanciati in prossimità di ogni tornata elettorale in Israele o crisi di popolarità per questo o quell’esecutivo di governo…
gazaphosphorous-victimsSostanzialmente, il governo conservatore di Tel Aviv cercava solo un pretesto per scatenare l’ennesimo attacco nella Striscia di Gaza, da quando ha iniziato a profilarsi l’ipotesi di un governo di unità nazionale tra i palestinesi della Cisgiordania e quelli di Gaza, con una convergenza delle due principali organizzazioni politiche dei territori autonomi: Al Fatah ed i “terroristi” di Hamas, che avrebbe implicato un maggior peso nell’ambito delle trattative internazionali. Soprattutto non si poteva ammettere alcun cedimento nei confronti dei “terroristi” di Hamas, che si rifiutano di riconoscere lo Stato di Israele (esattamente come Israele ha sempre negato ogni riconoscimento di uno Stato palestinese) e predicano la sua distruzione. Bisogna dire che all’atto pratico l’intento riesce molto più facilmente al governo di Tel Aviv, rispetto ai propositi di Hamas: i razzetti portatili Al-Qassam hanno fatto una ventina di vittime in poco più di dieci anni (meno morti degli incidenti stradali in un week-end), mentre Tsahal ammazza sotto i suoi bombardamenti qualche migliaio di civili ogni due anni, tanto per bilanciare il rapporto demografico.

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Sull’altro versante atlantico, l’Amministrazione USA si dice “scioccata” per le ultime stragi di civili, che in massima parte riguardano bambini (gli adulti White washinginvece possono anche crepare senza troppi turbamenti). Però poi all’atto pratico non fa nulla di concreto per fermare il massacro indiscriminato, salvo bloccare sistematicamente col proprio veto al consiglio dell’ONU ogni risoluzione di condanna nei confronti di Israele; giustificandone incondizionatamente qualunque azione (e relativi crimini di guerra); rimpinguandone gli arsenali militari con sistemi balistici e supporti tecnologici di ultima generazione, a meno che non si creda che gli israeliani combattano le loro guerre solo con mitragliette Uzi e fucili automatici Galil. Gli Stati Uniti, indistintamente dal governo in carica, hanno sempre concesso crediti illimitati per svariati milioni di dollari, a carico del contribuente americano tanto ossessionato dalle tasse. Il bravo Barack Obama, a cui si deve a chiacchiere la posizione più critica che gli USA abbiano mai avuto nei confronti degli “eccessi” di Israele, in concreto ha stanziato circa un miliardo di dollari a fondo perduto, e ulterioremente rifinanziato, per la fornitura di sistemi d’arma a Tsahal. Dopo le stragi di Gaza, il contributo non è stato messo affatto in discussione ed anzi è stato prontamente confermato ed incrementato: Israele ha svuotato gli arsenali e bisogna riempirglieli per la prossima guerra.

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Al contempo, gli investitori americani acquistano titoli di stato che nessun hedge funds statunitense si sognerebbe mai di reclamare in caso di insolvenza, al contrario di quanto avviene ad esempio per i bond argentini, contribuendo in maniera fondamentale alla prosecuzione dell’orgia di sangue in un circo stanco.

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