Archivio per ARCUS

Beni Culturali S.p.A.

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 novembre 2010 by Sendivogius


Alla fine ci sono riusciti! Dopo due anni di purghe tremontiane, protettorati proconsolari di Bertolaso, e pasticcini alla Bondi, cominciano a vedersi i primi effetti concreti sul nostro patrimonio artistico. E così, dopo i crolli della Domus Aurea a Roma, dopo la morte de L’Aquila, trasformata in sfondo coreografico per ‘new towns’ elettorali della propaganda di regime, è ora il turno di Pompei (una volta) gioiello inestimabile della cultura mondiale.
La disintegrazione dell’antica schola armaturarum juventutis pompeiani, impropriamente chiamata “Casa dei Gladiatori”, rappresenta l’annichilente metafora di un Paese in dissolvimento.
 In merito alla vergognosa polverizzazione del complesso archeologico, il ministro-fantasma alla Cultura, il poetico Sandro Bondi, ha piagnucolato qualcosa sulla “necessità di disporre di risorse adeguate per provvedere a quella manutenzione ordinaria, che è necessaria per la tutela e la conservazione dell’immenso patrimonio storico-artistico di cui disponiamo”

MERCANTI D’ARTE
 Da quando Bondi scalda la poltrona al ministero, il suo governo ha già tagliato nel solo comparto culturale la bellezza di un miliardo e 200 milioni spalmati in tre anni, col solito decreto-legge di turno in un parlamento oramai ridotto al silenzio. Per l’esattezza, si tratta del DL 112/08 di cui avevamo già accennato in passato [QUI].
In compenso, in ossequio al nuovo corso mercantilista, l’ex manager McDonald’s Italia, attualmente pure  nel CdA della Mondadori,  Mario Resca [QUI] viene nominato “Direttore Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale”. Con esperienze pregresse nell’industria zuccheriera e nella gestione dei casinò, Resca non ha mai messo piede in un museo prima. In soldoni, la sua ricetta consiste nel rilancio delle attività di marketing e di merchandising, con campagne pubblicitarie e, soprattutto, la concessione in appalto dei servizi di accoglienza ai privati con l’affidamento separato dei servizi aggiuntivi a società di gestione.
In pratica, i comparti più redditizi vengono presi in concessione dal privato, mentre i settori in perdita vengono accollati al pubblico.
Tuttavia, l’aspetto più interessante dell’intero piano di rilancio, elaborato da Resca e dal ministero, consiste nell’affidare la conduzione dei nuovi poli museali a “commissari, che consentano di accorpare in un’unica figura competenze diverse, e le fondazioni, in grado di coinvolgere privati ed enti locali, responsabilizzandoli nei confronti delle realtà del loro territorio” (27/11/09).
Infatti, proprio nel caso degli scavi pompeiani, con una serie di ordinanze della Protezione Civile di Bertolaso (a partire dalla n.3692 dell’11/07/2008) viene disposto il Commissariamento dell’area archeologica di Pompei, con la nomina del prefetto in pensione Renato Profili, quale primo Commissario straordinario. Con una nuova Ordinanza (la n.3742), il 18/02/09 all’ex prefetto subentra il dott. Marcello Fiori del quale avevamo già parlato QUI
 Fiori (dirigente in aspettativa all’ACEA di Roma) è un sottoprodotto rutelliano, però in pianta stabile nella rete di Gianni Letta e tra i favoriti di Guido Bertolaso alla “sua” Protezione civile.
In dettaglio, il budget stanziato per la gestione commissariale ammonta a 79 milioni di euro.
 Al prefetto Profili vengono affidati 40 milioni di euro: il 90% viene speso per restauri e messa in sicurezza del complesso monumentale con progetti redatti dalla Soprintendenza archeologica di Pompei, guidata dal prof. Guzzo.
 Al commissario Fiori vengono assegnati gli altri 39 milioni. In realtà, il commissario dispone ‘soltanto’ di 21 milioni di euro perché i 18 milioni a carico della Regione Campania, di fatto, non sono mai stati erogati. Dell’intera cifra, solo il 25% vengono spesi in restauri, mentre il grosso rientra nelle spese di gestione e nelle “iniziative mediatiche” di valorizzazione manageriale.
La gestione dei fondi, sotto la delega commissariale di Marcello Fiori, è diventata oggetto di un esposto alla Procura di Napoli (20/07/2010), da parte del sindacalista Gianfranco Cerasoli, segretario generale della UIL per i Beni e le Attività culturali:

«Per quanto riguarda le attività poste in essere dal Commissario delegato Marcello Fiori la scrivente organizzazione sindacale a più riprese ha richiesto informazioni in merito all’elenco dei lavori, forniture e servizi affidati con i relativi sistemi e procedure di assegnazione nonché di conoscere il numero e l’elenco dei nominativi dello staff, le specifiche competenze possedute da ciascuno ed i compensi percepiti. A tali richieste non abbiamo mai ricevuto risposte.»

 Soprattutto, l’esposto sindacale si sofferma sui discutibili lavori di restauro e di sistemazione inerente l’anfiteatro di Pompei, affidata alla CACCAVO S.r.l, società di costruzioni di Pontecagnano, per un importo di quasi 6 milioni di euro….
Sulla vicenda, il Corriere della Sera pubblica un articolo (il 25/05/10) destinato a fare scandalo, tanto da diventare oggetto di interrogazione parlamentare al ministro Bondi.

Come e gestiti da chi, questi cantieri, non è dato saperlo. Perlomeno ci hanno provato a chiederlo i dirigenti sindacali, senza successo. Gianfranco Cerasoli della Uil ha inutilmente inviato lettere e lettere al commissario Fiori per avere lumi sull’elenco dei lavori, delle forniture, delle consulenze, dei servizi, contestando i ribassi delle gare per l’aggiudicamento dei lavori che per le rovine di Pompei sono arrivati anche al 40%. «Non spetta a Cerasoli farmi queste domande», ha così risposto ieri il commissario Fiori, seccato. E altrettanto seccata è stata la risposta di Cerasoli: «Fiori è semplicemente obbligato contrattualmente a dare le risposte nella logica della trasparenza». Fiori si è dichiarato «comunque disponibile a far vedere quello che serve, l’elenco di tutti i lavori e di tutte le procedure adottate». E sarebbe interessante vederle le procedure.
Soprattutto capire quali sono stati i criteri adottati nel ripristino dei disastrati scavi di Pompei, visto che alla fine di febbraio è stato lo stesso direttore degli scavi di Pompei, Antonio Varone, a scrivere un’accorata lettera al commissario Fiori. Segnalava Varone a Fiori «un notevole numero di edifici di Pompei antica che versano in condizioni di degrado statico», ma anche pregandolo «per l’incolumità del pubblico di provvedere alle identificazioni di murature ed immediato pericolo di dissesto statico». Quei problemi statici sono ancora lì. In compenso ora le strade a ridosso di Porta Stabia, lungo la via delle tombe pullulano di allegri cartelli colorati «Friendly Pompei», c’è scritto a segnalare un percorso di visita agli scavi realizzato con colate di cemento lungo la strada archeologica: adesso non si vedono più le lastre antiche. Ma si vedono i grandi cartelloni che segnalano la possibilità di visitare i meravigliosi cantieri della Casa dei Casti Amanti, sistemati con bob kart e betoniere, a dispetto della promessa di fare soltanto scavi a mano. Comunque sarebbe stato bello fare una visita in questi cantieri tanto celebrati. Ieri, chissà perché, erano assolutamente inaccessibili. Chiusi al pubblico.

 Alessandra Arachi
 Corriere della Sera 25/05/10
 [articolo integrale: QUI]

La difesa dell’ex commissario Marcello Fiori, supportato dal ministro Bondi, assume contorni surreali…

«Il progetto di Restauro del Teatro è stato elaborato e approvato dall’ex Soprintendente di Napoli e Pompei,  Pietro Giovanni Guzzo, e dal Consiglio d’Amministrazione in data 21/10/2003 con delibera n.1226»

E quindi si lascia supporre che l’intera responsabilità dei lavori sarebbe a carico della Soprintendenza, salvo poi specificare:

«Venne disposta, d’intesa con la soprintendenza [che però può solo protocollare gli atti commissariali senza metterli in discussione n.d.r], la redazione di un progetto di opere complementari, riguardanti prevalentemente gli allestimenti scenici e di servizio, atte a conferire al teatro Grande un’effettiva funzionalità per manifestazioni artistiche.
L’integrazione del progetto, unitamente all’accordo con la fondazione teatro di San Carlo di Napoli [teatro che però è sotto commissariamento pure lui n.d.r.] e altre istituzioni locali campane per l’organizzazione di manifestazioni permanenti di altissimo livello culturale ed artistico da tenersi presso il teatro Grande di Pompei, a partire dalla stagione estiva 2010, venne inserita nel piano degli interventi presentato dal commissario delegato ed approvato dalla commissione generale di indirizzo e coordinamento [cioé nella “struttura di missione” a nomina dipartimentale n.d.r]»

Da notare che tra le eccelse personalità, altamente competenti, della cosiddetta “commissione generale di indirizzo” fanno parte: il ragionier Giovanni Mirra, un funzionario del consorzio di gestione e manutenzione degli impianti di depurazione dei liquami; il vice-comandante della Polizia Municipale del Comune di Pompei; nonché il geometra Nicola Mercurio, sul quale torneremo fra breve….

EVENTI SPECIALI
 Tra i vari beneficiati della gestione Fiori c’è anche la “Comunicare organizzando” di Alessandro Nicosia, inserita stabilmente nel circuito delle commesse della Protezione civile, e che per la realizzazione della mostra Pompei e il Vesuvio – Scienza, conoscenza ed esperienza, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e col Dipartimento della Protezione Civile, ha percepito un finanziamento di 394.100 euro.
La Srl che da tempo gestisce (bene) gli spazi espositivi del complesso del Vittoriano a Roma, è attiva altresì nell’ambito delle pubblicazioni specialistiche, nell’organizzazione di mostre ed “eventi speciali”. Nella sua mission si può leggere:

Il patrimonio artistico e storico del nostro paese rappresenta un insieme di testimonianze irripetibili e di beni inestimabili di cui tutti devono usufruire.
Questa dimensione di fruizione collettiva è senz’altro un dato straordinario.
Il privato può supportare il pubblico non solo con interventi tecnici e strumentali, ma favorendo la fruizione di massa del bene culturale, nella ricerca quindi di una sua dimensione collettiva. Le finalità del rapporto pubblico-privato sono quindi assai ampie, e, in parte, ancora da esplorare, abbandonando logiche di tipo protezionistico, superando rapporti di tipo dialettico, e promuovendo utili sinergie fra le istituzioni, il mercato e le aziende.
L’interesse principale del Paese, infatti, non è solo quello di proteggere e salvaguardare al meglio il proprio patrimonio artistico e storico ma di attirare risorse umane e finanziarie per la valorizzazione di una creatività e di una immagine globale.
In questa filosofia si rispecchia l’attività di Comunicare Organizzando.
In ogni suo intervento, nella creazione e/o nella realizzazione di grandi mostre, conventions, iniziative di comunicazione integrata così come negli eventi di mediazione o di promozione di nuovi rapporti tra pubblico e privato.
È questa la ricchezza di competenze che Comunicare Organizzando può offrire oggi alla luce della sua lunga esperienza nel settore.

Senza nulla eccepire sulla serietà professionale della società, in questa sinergia ideale tra pubblico e privato, con un fatturato superiore ai cinque milioni di euro annui, la “Comunicare organizzando” dal Pubblico attinge copiosamente, avendo ricevuto tra il 2004 ed il 2008 circa 5,3 milioni di euro (1.950.000 euro solo nel 2006) dalla ARCUS.
La ARCUS è quello straordinario carrozzone politico, invischiato nei finanziamenti occulti a Propaganda Fide e nello scandalo-case che ha coinvolto pure il solito Bertolaso. Della ARCUS e delle vicende ad essa correlate ci siamo occupati in dettaglio QUI e vi consigliamo vivamente la lettura. A suo tempo, la ARCUS è stata oggetto di una focosa interpellanza parlamentare del leghista Massimo Garavaglia (07/06/07), ma poi la maggioranza è cambiata e allora il problema non si è più posto.

I BONDI BOYS
Come si è visto, nonostante le ristrettezze economiche, a volerli cercare i soldi si trovano… Il problema è come vengono spesi!
Secondo la lungimirante visione culturale del pacioso Bondi, “solo professionisti con capacità manageriali possono gestire a dovere, soprattutto negli appalti”.
Se l’inquietante ministro fosse meno occupato a riverire il proprio sire, forse ricorderebbe che:

«La gestione del nostro patrimonio culturale, con buona probabilità il più ricco del mondo, è stata affidata dal Governo Berlusconi ad un manager bocconiano collezionista di poltrone ed incarichi: Mario Resca.
Mario Resca prima di diventare il supermanager dei Beni Culturali era presidente e amministratore delegato di McDonald’s Italia. La sua nomina fu contestata da un raffinato storico e critico d’arte, Salvatore Settis, preside della Normale di Pisa, che si dimise al grido “una cosa sono i panini, un’altra la cultura”, mentre il consiglio superiore che presiedeva si autosospese. Ma tutto ciò non smosse il prode Sandro Bondi tanto che lui, che si professa uomo di cultura, tra la ragion di Stato e la Cultura, scelse la linea Berlusconi.
 Mario Resca ha chiesto sinora numerose consulenze. A beneficiarne sono state le solite società, non più di una decina che forniscono, a cifre astronomiche, la loro partnership e i loro consigli. I Beni Culturali si sono rivolti sinora principalmente a Roland Berger, Price Waterhouse Coopers e Boston Consulting Group.
Mario Resca ha ingaggiato anche altri tre nuovi consulenti, da aggiungere ai tanti già in organico: Claudio Strinati, Paolo Peluffo e Giuliano Urbani.
Claudio Strinati è stato soprintendente al Polo Museale romano; Giuliano Urbani è stato ministro dei Beni Culturali nel precedente governo Berlusconi; Paolo Peluffo è stato il responsabile stampa al Quirinale con Carlo Azeglio Ciampi Presidente e consigliere della Corte dei Conti.
Questa attenzione alla Corte dei Conti, che ha il compito di vigilare l’amministrazione del denaro dei contribuenti, sembra essere una vera vocazione; in organico al ministero c’è infatti anche, con uno stipendio da circa 140mila euro, Marina Giuseppone, figlia di un altro magistrato della Corte dei Conti. Ma non finisce qui.
Il Capo di Gabinetto del ministero, Salvatore Nastasi, è anche lui figlio di un giudice della magistratura contabile, Enrica Laterza. E via via una pletora di altri consiglieri, consulenti ed esperti tra i quali si possono scorgere Angelo Lorenzo Crespi e Raffaele Iannuzzi, pupilli rispettivamente di Marcello Dell’Utri e Gianni Baget Bozzo [defunto n.d.r], per arrivare all’archeologa Elena Francesca Ghedini, sorella di Nicolò Ghedini.
Ma non c’è solo la destra. La nuova holding creatasi dalla fusione tra Cinecittà e Istituto Luce è terra di conquista del centrosinistra. Il fratello di Piero Marrazzo ha avuto una consulenza per esempio, e la nuova holding è gestita da Alessandro Nicosia, amico di Rutelli e marito della cugina di Bettini [Maria Cristina Bettini n.d.r]: omone ombra di Veltroni e uomo che conta nel Pd. Consulenze su consulenze, società che “figliano” altre società per controllare questa mostra, quell’evento, quel sito archeologico e così via.
Dimenticavo la longa manus del ‘cardinale’ Gianni Letta.
Salvo Nastasi non è solo figlio di un giudice, è anche fidanzato con la figlia di Gianni Minoli, ex direttore Rai. La fidanzata è anche nipote del potente Ettore Bernabei.
Salvo Nastasi fu lanciato da Gianni Letta. Dopo ciò che è venuto fuori intorno alla Protezione Civile la prossima linea degli sprechi scandalosi potrebbe riguardare l’amministrazione e la gestione del nostro bellissimo patrimonio culturale.»

 Massimo Bencivenga  
 [fonte originale: QUI]

In questo groviglio di parentele e ginepraio di familismi allargati, l’elemento più evidente è la sfacciata predominanza di un nepotismo bipartisan e di nomine clientelari, che molto devono avere a che fare con la millantata meritocrazia berlusconiana…
I risultati di questa lungimirante visione imprenditoriale, che mercifica il nostro patrimonio artistico alla stregua di un qualsiasi prodotto capitalizzabile e di largo consumo, sono evidenti:

Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto

 Sandro Bondi
 (07/11/2010)

In virtù di un così straordinario contributo, il ministro Bondi si è quindi augurato che una simile vicenda “non alimenti polemiche sterili e strumentali” (!!).
Di sterile c’è soltanto l’inutilità di un cortigiano in tutta la sua evidente perniciosità strumentale!

In merito agli interventi realizzati dalla gestione commissariale, il 25/02/2010 Antonio Varrone, Direttore degli scavi di Pompei, lamenta sconsolato:

“…come un notevole numero degli edifici di Pompei antica versino in condizioni di degrado statico dovuto alle malte stanche che li cementano e alle intemperie che ne sfaldano ancora di più la coesione, come frequenti rilevazioni hanno potuto appurare.
Si ravvisa la necessità di provvedere, a breve, per l’incolumità del pubblico e per la salvaguardia stessa del bene archeologico, all’identificazione di murature ad immediato pericolo di dissesto statico, onde procedere all’eliminazione dei pericoli richiamati, anche in relazione alla criticità della stagione”.

 (25/02/2010)

Occhio alle date!
Nel Maggio 2010 una nuova denuncia; Antonio Irlando, per conto dell’Osservatorio Patrimonio culturale, scrive al ministro Bondi, sempre a proposito dei lavori di restauro all’interno degli scavi di Pompei:

 Egregio Signor Ministro,
Proviamo grande difficoltà e profonda amarezza nel denunziarle quanto incredibilmente abbiamo verificato e documentato negli scavi di Pompei durante una visita seguita a diverse segnalazioni pervenute all’Osservatorio Patrimonio Culturale.
Sono in corso nell’area archeologica lavori definiti nella tabella di cantiere, “Restauro e sistemazione per spettacoli del complesso dei teatri in Pompei scavi”, che hanno sin qui comportato evidenti stravolgimenti dello stato originario dei monumenti e dei luoghi archeologici, con gravi danni al loro stato di conservazione.
L’evidenza della gravità degli interventi è facilmente e banalmente dimostrabile attraverso una rapida ricognizione dell’attuale consistenza del teatro, in particolare della cavea, che, rispetto ad una qualsiasi foto o disegno di diversi momenti della vita degli scavi, risulta completamente costruita ex novo con mattoni in tufo di moderna fattura.
L’intervento sul teatro è un vero e proprio inconcepibile scempio compiuto all’interno del monumento archeologico tra i più significativi al mondo.
Quanto maldestramente compiuto non può definirsi restauro (come indicato nella descrizione dei lavori) e nemmeno ricostruzione, a voler essere generosi verso le esigenze della fruizione, ma costruzione ex novo dell’intera gradinata, di cui è stata sempre ed unicamente documentata la sola presenza, ancora visibile in loco, di un tratto in pietra di colore chiaro che gli ottimi archeologi della Soprintendenza di Napoli e Pompei, ben conoscono.
Gli interventi compiuti sono in evidente contrasto con i principi internazionali sulla conservazione del patrimonio storico artistico e con le norme che regolano e tutelano il patrimonio archeologico italiano.
Altri interventi sul teatro e sull’area della “Caserma dei Gladiatori” hanno riguardato opere murarie particolarmente invasive, non classificabili tra le categorie del restauro conservativo. Sono evidenti, portandosi semplicemente nelle aree limitrofe al cantiere, alcuni spregiudicati interventi che sinteticamente descriviamo:
a) realizzazione di forature di muri per l’attraversamento di larghi tubi porta cavi;
b) scavi di trincee, ampie e profonde, a ridosso di murature strutturali e all’interno di ambienti del teatro romano, per la posa di svariati e particolarmente lunghi tubi e di numerosi ed ampi pozzetti di transito, il tutto ancorato, in area archeologica, con gettate di cemento necessarie  per infrastrutturare il teatro antico come se fosse un teatro costruito ex novo;
c) realizzazione di un palco invadente e sovradimensionato rispetto allo spazio antico esistente, che travalica e sovrasta l’antica scena, occupandone prepotentemente anche l’emiciclo anteriore, rendendo impossibile la fruizione del teatro antico da parte delle migliaia di visitatori che quotidianamente visitano Pompei;
d) posa in opera di ampi ed invasivi tralicci tecnici;
e) Realizzazione di ampie e spesse platee di cemento, armate con reti metalliche elettrosaldate, tipiche di interventi di edilizia civile, lungo i lati del portico perimetrale, al di sotto delle quali sono stati posati numerosi cavidotti, affioranti a distanze prestabilite, dove , al momento del sopralluogo a distanza, erano in corso perforazioni del massetto cementizio con l’ausilio di martelli pneumatici, proprio a ridosso delle fragili murature antiche;
f) Realizzazione di numerosi locali prefabbricati, ancorati a basi di cemento,  collocati nel perimetro degli antichi locali che si aprivano lungo il quadriportico, compromettendone la fruizione diurna del pubblico;
g) Realizzazione di moderni locali bagno, ricavati dalla trasformazione di ambienti archeologici. Gli scarichi dei nuovi bagni sono recapitati in un’area retrostante, interessata dalla presenza di ambienti archeologici, dove sono stati eseguiti due profondi scavi con l’ausilio di una pala meccanica, dove si ritiene che verranno allocati pozzi neri, di cui sono visibili su un lato del cantiere grandi anelli cementizi.
Ala luce di quanto segnalato Le chiediamo un immediato intervento per scongiurare ulteriori devastazioni e accertare le eventuali responsabilità dei danni causati al patrimonio culturale della Nazione. Si chiede altresì il ripristino dello stato originario dei luoghi e il conseguente restauro conservativo, necessario perché le esigenze legittime della valorizzazione degli scavi non prevarichino i fondamentali interventi di tutela e conservazione degli scavi di Pompei.

L’entità dello scempio è tale da lasciare esterrefatti. La qualità degli interventi indirizzati unicamente alle prospettive di cassa e di utilizzo potenziale nella più gretta ottica di mercificazione:

Ci si comporta, in quella zona, come si farebbe in qualunque area di ristrutturazione. Insomma, in quel luogo si lavora, si ristruttura e si agisce con l’unico obiettivo di trasformare velocemente gli scavi in un business. Non siamo contrari al fatto di rilanciare l’area archeologica, anche in termini turistici e commerciali, ma ciò non può essere fatto a scapito della tutela di quei beni.
(…) Da quando gli scavi di Pompei sono stati commissariati, sembrano saltati tutti i meccanismi di normale procedimento: non si capisce bene chi ha il diritto di entrare e di uscire dagli scavi e chi deve dare conto di che cosa.”

(Giugno 2010)
Luisa Bossa (PD)
Ex sindaco di Ercolano

Alle preoccupate rimostranze, che gli ultimi crolli dimostrano quanto siano giustificate, l’imperturbabile ministro Bondi rassicura:

«Credo necessario, inoltre, sottolineare che il responsabile unico del procedimento e il direttore dei lavori sono, rispettivamente, un archeologo e un tecnico della Soprintendenza, a loro volta affiancati da un direttore operativo e da un ispettore di cantiere, anch’essi interni all’amministrazione dei beni culturali.»

Nella fattispecie, è lecito temere che il buon Bondi stia alludendo al geometra Nicola Mercurio.
Mercurio fa parte di quelle straordinarie professionalità che affiancano il commissario Fiori nella struttura emergenziale di intervento. Nato il 12 dicembre 1973 a Sant’Antonio Abate, dove è capogruppo consiliare del locale PdL, nonché “imprenditore nel settore del commercio”… più prosaicamente, è titolare della cartolibreria del paese… è un galoppino politico che si arrabatta come meglio può.
 Secondo l’agiografia ufficiale, “coerente con le sue idee di cattolico liberal-democratico, è politicamente un self-made man”; all’atto pratico sembra abbia lavorato come collaboratore e (secondo i più malevoli) come autista di Nicola Cosentino. Soprattutto, è coniugato con Filomena Mercuzio, accomandataria per la campagna elettorale alle regionali di Luciana Scalzi, caposegreteria di Denis Verdini.
A chi gli chiede di cosa si occupi esattamente all’interno dello staff commissariale risponde:

«Diciamo che seguo i lavori sui cantieri, mi occupo di rapporti con i sindacati, insomma tutto quello che il dottor Fiori mi chiede di fare, io faccio»

Tuttavia per le consulenze tecniche, circa gli interventi di restauro, Marcello Fiori ha potuto consultarsi anche con un’altro enfant prodige. Parliamo del dott. Salvatore Nastasi (classe 1973), barese trapiantato a Roma, funzionario amministrativo e capogabinetto del ministro Bondi. In qualità di responsabile della direzione generale per la gestione spettacoli, è specializzato nella conduzione commissariale degli enti teatrali. Già subcommissario di Angelo Balducci per la ricostruzione del Teatro Petruzzelli di Bari

“Egli stesso è stato commissario al Maggio Fiorentino e al teatro San Carlo di Napoli, dove ai lavori di restauro ha partecipato Pierfrancesco Gagliardi, quello che sghignazzava con suo cognato Francesco Piscicelli la notte del terremoto all`Aquila. Dipendente del ministero al settimo livello, questo Nastasi stava per diventare direttore generale senza concorso, per decreto, con un emendamento ad personam del senatore Antonio D’Alì.”

 Alberto Statera
 La Repubblica
 (27/02/2010) 

Salvo Nastasi è però anche commissario straordinario del Teatro S.Carlo di Napoli e dunque gestisce gli interventi strutturali sul restauro del teatro romano di Pompei, in rappresentanza della Fondazione S.Carlo.

E qualcuno ancora si meraviglia…

* * * * * * * * *

§ Articoli collegati:

Gli Schifosi
(sulla banda Balducci-Anemone)

L’Uomo con la tuta
(Bertolaso e la Protezione civile)

 Gli Amici degli Amici
(ARCUS ed i finanziamenti impropri di Propaganda Fide)

 La tela del ragno
(la ragnatela sotterranea di affari e clientele di Gianni Letta)

La Cura
(La cultura a destra)

Decreti e Grimori
(Accenni sul DL 112)

Homepage

Gli Amici degli Amici

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 giugno 2010 by Sendivogius


I favori li ho fatti come persona, non come ministro. Io sono una persona corretta
Pietro Lunardi
(14/06/2010)

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI:
 Diego Anemone è un giovane imprenditore romano in odore di sagrestia, che controlla una rete di imprese edili a conduzione familiare. In breve tempo, il Gruppo Anemone riesce ad estendere il suo giro di affari lungo tutta la Penisola, attraverso un ‘sistema’ che gli inquirenti non esiteranno a definire gelatinoso. Il Sistema è spalmato in realtà su tre strati di potere: Politici, Prelati, Funzionari pubblici, che interagiscono in comunanza di interessi a beneficio di poche aziende private, con la costituzione di vere e proprie “cricche”, garantendo le coperture istituzionali e le necessarie protezioni. In tale ambito, l’intesa prevede appalti e agevolazioni in cambio di favori: ristrutturazioni immobiliari; assunzione di figli e congiunti nelle imprese del gruppo; appartamenti in regalo… A questi si aggiungono regali di lusso e prostitute d’alto bordo, per rabbonire la ‘concorrenza’.
Disposti i pezzi sulla scacchiera, l’intraprendente Anemone crea quindi un asse di ferro con
Angelo Balducci, (ex) “Gentiluomo di Sua Santità” (come Gianni Letta) e soprattutto (ex) presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, per conto del Ministero delle Infrastrutture. E nella sua veste di referente privilegiato l’imprenditore riesce ad aggiudicarsi il grosso delle commesse pubbliche e degli appalti di Stato, legati alla gestione dei “Grandi Eventi” e rimessi alla discrezionalità decisionale del dipartimento di Protezione Civile a guida Bertolaso-Letta.
[Per coloro che volessero approfondire la vicenda, consigliamo la lettura delle precedenti puntate: QUI, e QUI, e ancora QUI.]
Al contempo, intorno alle attività di Anemone viene predisposto uno speciale cordone di sicurezza, pronto a disinnescare la minaccia di eventuali controlli e verifiche…
Oltre agli interventi del fidato Balducci per l’assegnazione degli appalti, in caso di revisioni contabili sugli stanziamenti pubblici, si può sempre sperare sull’interessamento di
Mario Sancetta e Antonello Colosimo, entrambe giudici della Corte dei Conti, ai quali i malevoli sostengono che Anemone abbia ristrutturato appartamenti e ville a costo zero. Ma la cosa (peraltro difficilmente dimostrabile) non costituirebbe reato, in assenza di comprovate “utilità”. Ad ogni modo, Mario Sancetta diventerà pure capo dell’ufficio legale di Pietro Lunardi (altro beneficiato dalle ristrutturazioni di Anemone) quando questi era ministro alle infrastrutture.
A Roma, per le variazioni sul piano regolatore e revisioni urbanistiche, come per la costruzione del Salaria Sport Village (famoso per certi massaggi), c’è invece il commissario delegato alle opere pubbliche Claudio Rinaldi.
In caso di indagini da parte della magistratura, si può sempre richiedere una consulenza ad Achille Toro, il procuratore con delega ai reati contro la Pubblica Amministrazione, tramite i buoni auspici del figlio Camillo.
Per disinnescare i ricorsi ostili al TAR, si potrebbe forse chiedere una piccola cortesia al presidente Pasquale De Lise, magari chiedendo consiglio all’avv. Patrizio Leozappa nonché genero di De Lise.
Per eventuali controlli fiscali della Guardia di Finanza, c’è poi il generale Francescu Pittorrru, che per il disturbo si è fatto intestare un paio di appartamenti oltre all’assunzione della figlia. Ma le positive ricadute sull’occupazione, hanno riguardato tra gli altri anche i figli di Angelo Balducci; Francesco e Gloria Piermarini, rispettivamente cognato e moglie di G. Bertolaso; e Paolo Palombelli, cognato di Francesco Rutelli.
Poi ci sono quelli che intervengono a puro titolo di amicizia, come il banchiere Denis Verdini, responsabile PdL. C’è chi si fa comprare gli appartamenti a “sua insaputa” come il dimissionario ministro allo Sviluppo economico, Claudio Scajola. E quelli che si fanno ristrutturare ville ed immobili a gratis, come l’ex ministro alle Infrastrutture: il leghista Pietro Lunardi (quello del “bisogna convivere con la mafia”)…
È una saga criminale che sembra non conoscere fine né decenza. E proprio dall’incontenibile espandersi dell’inchiesta, nasce l’impellenza della Legge Bavaglio contro le intercettazioni (e non solo), che tanto preme al gangster di Palazzo Grazioli.

LA MESSA PER FARLI CONOSCERE
La fortunata ascesa degli Anemone è riconducibile al “Grande Giubileo” del 2000: l’anno magico che sancisce il sodalizio tra alcuni dei principali protagonisti dell’intricata vicenda. Nella più classica tradizione simoniaca che caratterizza le indulgenze giubilari, dove il ‘Sacro’ lascia ben presto il posto al ‘Profano’, la celebrazione si risolse in una alluvione di miliardi pubblici piovuti a foraggiare la greppia del grande evento religioso, conformemente alla laicità dello Stato.
Per l’occasione, l’allora sindaco di Roma, Francesco Rutelli, fu nominato commissario straordinario del Governo per il coordinamento operativo degli interventi e dei servizi di accoglienza. Er Cicoria, l’ex radicale che di lì a poco si sarebbe convertito sulla via di Damasco, elevò Guido Bertolaso al ruolo di vice commissario vicario. La controparte vaticana era invece monsignor Crescenzio Sepe, segretario del Comitato per l’organizzazione del Giubileo.
Gli interventi infrastrutturali rientravano infine nelle competenze di Angelo Balducci, all’epoca Provveditore alle opere pubbliche per Roma e per il Lazio, ma con ottime entrature in Vaticano. Prima di cadere in disgrazia, Balducci è stato infatti membro dell’esclusiva “famiglia pontificia” (dal 1995) su nomina di Giovanni Paolo II ed in ottima amicizia con monsignor Francesco Camaldo, il chiacchierato cerimoniere pontificio già segretario particolare del cardinale Ugo Poletti (fino al 1997), recentemente diventato Prelato d’onore di Sua Santità.
Inoltre, la collaborazione con l’ex sindaco Rutelli deve rivelarsi particolarmente proficua, perché ancora nel Dicembre del 2006 Er Piacione, in qualità di vicepremier e ministro dei Beni Culturali, nomina Balducci commissario straordinario per la ricostruzione del Teatro Petruzzelli di Bari, sulla quale la locale procura ha aperto tre indagini separate e ancora in corso.

Pro Domo Sua
Tuttavia, l’esperienza giubilare sembra portare fortuna anche a Crescenzio Sepe, che nel 2001 viene elevato da papa Woytila al rango di cardinale e promosso Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, meglio conosciuta come ‘Propaganda Fide’, dove il porporato rimane fino al 2006.
De Propaganda Fide è la principale immobiliare del Vaticano, con un patrimonio stimato intorno ad un miliardo e 300.000 euro, per un totale di 761 fabbricati, di 445 terreni e 2.325 alloggi. Soltanto a Roma e Provincia, la “sacra congregazione” di Propaganda Fide possiede qualcosa come 725 fabbricati, 325 terreni e 2.211 vani, per un valore di mercato di un miliardo e 267 milioni. In massima parte si tratta di immobili di pregio, in pieno centro storico capitolino. La stima approssimativa è stata fatta da “Libero”: noto quotidiano bolscevico.
E pare sia stimata per difetto, poiché l’importo esatto sembra ammontare a 1.287.390.675 di euro (20 milioni in più).
A queste andrebbero poi aggiunte le proprietà vaticane distribuite nel resto d’Italia, per esempio: a Rovigo (valore di mercato 7,3 milioni); a Napoli (quattro milioni); a Mantova, con terreni per un valore di 2,7 milioni. Nel complesso, la Santa Sede possiede circa il 23% del patrimonio immobiliare italiano, affidato in prevalenza alla APSA (Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica): una controllata dello IOR. Per non parlare delle infinite attività commerciali o messe a profitto. Tutte, naturalmente, esenti dal pagamento dell’ICI, in virtù dell’esenzione fiscale introdotta dal Governo Amato con il decreto legislativo n°506 del 30/12/1992 e successivamente estesa con un nuovo decreto legge (17/08/2005) dal Governo Berlusconi III.

«Varato nel ’92, bocciato da una sentenza della Consulta nel 2004, resuscitato da un miracolo di Berlusconi con decreto del 2005, quindi decaduto e ancora recuperato dalla Finanziaria 2006 come omaggio elettorale, il regalo dell’Ici alla Chiesa è stato in teoria abolito dai decreti Bersani (sempre nel 2006). Molto in teoria, però. Di fatto gli enti ecclesiastici (e le onlus) continuano a non pagare l’Ici sugli immobili commerciali, grazie a un gesuitico cavillo introdotto nel decreto governativo e votato da una larghissima maggioranza (…) Basta insomma trovare una cappella votiva nei paraggi di un cinema, un centro vacanze, un negozio, un ristorante, un albergo, e l’Ici non si paga più. In questo modo la Chiesa cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l’erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati.»

  Curzio Maltese
  (25/06/2007)

Nella Città che di eterno ha soprattutto l’emergenza abitativa, gli appartamenti sono locati a prezzo di favore, o messi a disposizione a titolo gratuito, a potenti e ricchissimi, mentre per i comuni mortali l’affitto di un bilocale in periferia può arrivare anche a 900 euro mensili.
Nel 2001, a gestire l’immenso patrimonio dell’ente benefico, il cardinale Sepe chiama il pio Angelo Balducci come Consultore della Congregazione.

«Con Balducci, che ha competenza per la parte strutturale del patrimonio immobiliare, siedono nel comitato il manager Francesco Silvano, ex presidente dell’ospedale Bambin Gesù (per la parte economica) e l’avvocato dello Stato Ettore Figliolia (sarà capo dell’ufficio legislativo del vicepremier Francesco Rutelli nel secondo governo Prodi e lo si ritroverà a presiedere in almeno tre circostanze arbitrati che decidono le sorti di contenziosi su grandi opere pubbliche).»

  Carlo Bonini
La Repubblica
  (07/05/2010)

Alla gestione patrimoniale degli immobili della Congregazione partecipano anche Pasquale De Lise (da poco nominato presidente del Consiglio di Stato) e suo genero, l’avv. Fabrizio Leozappa. Francesco Silvano (memores domini di Comunione e Liberazione) è colui che avrebbe consegnato, le chiavi dell’appartamento di Via Giulia a Guido Bertolaso, secondo la testimonianza da lui resa e smentita nei fatti dal legittimo proprietario dell’immobile.
Alla manutenzione e ristrutturazione degli alloggi provvedono come sempre le ditte del solito ANEMONE, che per la bisogna si avvale come progettista dell’architetto Angelo Zampolini.
Zampolini è l’uomo che stacca gli assegni per gli affitti di Bertolaso; è colui che contribuisce alle spese per l’acquisto del mega-appartamento di Claudio Scajola, con vista Colosseo, in Via del Fagutale, erogando un piccolo contributo di soli 900.000 euro. Naturalmente ad insaputa del ministro. Del resto, per le spese correnti ed i pagamenti cash in pronta consegna, Diego Anemone può sempre contare su don Evaldo Biasini, economo della Congregazione del Preziosissimo Sangue di Gesù, le cui casse funzionano come deposito personale (ed in nero) della famiglia Anemone. Sembra che attraverso la congregazione siano transitati nelle tasche dell’imprenditore di Settebagni qualcosa come un milione di euro: 400 mila in assegni circolari intestati a società variamente riconducibili ad Anemone, più altri 600 mila euro in contanti.
L’istituzione religiosa di don Biasini è collegata alle Opere missionarie pontificie che fanno capo alla potentissima Propaganda Fide, il cui dicastero tra le sue numerose ramificazioni sembra riesca a rastrellare entrate annuali per 50 milioni di dollari.
Inflessibile sulla riscossione dei canoni di locazione, la Congregazione per l’Evangelizzazione si rivela incredibilmente generosa con il leghista Pietro Lunardi, che per 14 mesi viene ospitato gratuitamente in una appartamento, a Roma, nella centralissima Via dei Prefetti. Si direbbe a “titolo di prova” visto che nel 2004 Lunardi compra tutto lo stabile per la cifra di 4 milioni e 160.000 euro: tre piani per un totale di 720 mq. Si tratta di un prezzo completamente fuori mercato per il centro storico romano, dove i prezzi possono arrivare ad 8.000 euro per mq.

LA SOCIETÀ DEI MAGNACCIONI
La Curia pontificia è rigidissima nell’applicazione del principio di territorialità insieme alla sua totale autonomia gestionale e fiscale. Tuttavia, quello stesso principio così gelosamente rivendicato, decade ogni qualvolta si profili qualche onere a carico delle finanze vaticane che, se da una parte rivolgono i propri sospiri al cielo, hanno gli occhi ben piantati sui denari di Cesare… Se è vero che non c’è limite alla Provvidenza, non c’è ritegno nella rapacità con cui la Chiesa drena le risorse dello Stato italiano, considerato alla stregua di una sussidiaria della Camera Apostolica.
Del resto, quando si tratta di reperire e stanziare fondi a totale beneficio della Santa Sede, i governi italiani non conoscono né crisi, né recessione, né tagli. Perciò, visto lo status di profonda indigenza in cui versano le finanze vaticane, ed in particolar modo quelle della Congregazione di Propaganda Fide, non poteva certo mancare l’intervento ordinario dello Stato che, non contento di destinare il 44,64% del gettito proveniente dal proprio 8 per mille nella conservazione beni culturali legati al culto cattolico (contro il 23,03% stanziato per la conservazione beni culturali civili), elabora sempre nuove forme di finanziamento…
Tra i carrozzoni inutili che il ministro Tremonti si guarda bene dall’eliminare, funzionali però all’elargizione della questua, c’è l’ARCUS, Società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo. Si tratta di una S.p.A. costituita nel Febbraio 2004, dall’allora ministro Giuliano Urbani, con atto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali, ai sensi della Legge 291 del 16/10/03.
Come recita lo statuto, “il capitale sociale è interamente sottoscritto dal Ministero dell’Economia, mentre l’operatività aziendale deriva dai programmi di indirizzo che sono oggetto dei decreti annuali adottati dal Ministro per i Beni le Attività Culturali – che esercita altresì i diritti dell’azionista – di concerto con il Ministro delle Infrastrutture. Arcus può altresì sviluppare iniziative autonome”.
Fedele alla filosofia mercantilista che la ispira, all’ARCUS spetterebbe il compito di valorizzare il patrimonio culturale attraverso la sua capitalizzazione, in base al potenziale d’uso e consumo ed in “connessione con le infrastrutture, perseguendo la visione di contribuire a tradurre i beni e le attività culturali da oggetto passivo di osservazione a soggetto attivo di sviluppo”. La Cultura ridotta a fast food. Per questo abbiamo Bondi ministro e Mario Resca come consulente generale.

“Arcus si muove anche nell’ottica di aggregare attorno ai progetti i possibili stakeholders potenzialmente interessati. Di volta in volta, pertanto, vengono contattate fondazioni di origine bancaria e non, enti locali, esponenti delle autonomie e della società civile, università e anche soggetti privati, al fine di coagulare attorno alle iniziative risorse crescenti e finanziamenti coordinati.”

Il direttore generale della società è Ettore Pietrabissa, un passato all’IRI e quindi all’ABI. Il Presidente è invece Salvatore Italia, antico democristiano di scuola andreottiana. Entrambi guidano un CdA di sei consiglieri, per un’entità che conta 4 dipendenti e 6 “consulenti” con contratto a termine. Più generali che soldati. Come tutti i carrozzoni politici, nemmeno l’ARCUS poteva rinunciare ad una sede prestigiosa. La folla di dipendenti necessitava di ampi spazi di bivacco e dunque  l’amministrazione ha optato per 350 mq, in Via Barberini 86, a Roma, al modico affitto di 16 mila euro al mese. Tra annessi e connessi, ARCUS costa all’erario circa 2 milioni di euro all’anno. Arcus in 6 anni di vita ha speso mezzo miliardo di euro.
 Dal 2004-2008, hanno fatto parte del CdA anche l’archeologa Elena Francesca Ghedini, sorella del più famoso Niccolò (avvocato-deputato-inquisito), che si è ritrovata nella duplice veste di erogatrice e fruitrice dei finanziamenti, per il suo dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova. La dott.ssa Ghedini, per le istituzioni sotto il suo patronato è riuscita ad incassare 3.200.000 euro: più di quanto la ARCUS abbia stanziato per la messa in sicurezza del patrimonio culturale abruzzese nei prossimi tre anni. Interessante anche la partecipazione di Ercole Incalza, attuale responsabile della struttura di missione del ministro Altero Matteoli, e beneficiario di 520.000 euro pagati dal solito architetto Zampolini, in conto Anemone, per l’acquisto casa della figliola.

Excusatio non petita…
Tra gli addetti ai lavori, molti devono essersi interrogati sull’effettiva utilità di ARCUS e sulla necessità della sua esistenza. Per questo, con una irresistibile ironia del tutto involontaria, i suoi inventori hanno inserito questa pietra miliare nello statuto della società, confermando un vecchio adagio medioevale (…accusatio manifesta):

«E’ importante che venga ben compresa la specificità operativa di Arcus, così come emerge da quanto precede: la Società interviene a sostegno organizzativo e finanziario su progetti di rilievo, mentre in nessun modo è assimilabile un’agenzia di erogazione di fondi, né può essere annoverata fra i “distributori a pioggia” di fondi pubblici o privati.»

Forse è per questo che gli stanziamenti sono discrezionali, non soggetti a verifica preventiva. I suoi decreti operativi vengono adottati dal ministero per i Beni culturali di Sandro Bondi, di concerto con le Infrastrutture di Altero Matteoli, senza alcun controllo parlamentare, giacché mai nessun atto di ARCUS è mai stato sottoposto al vaglio delle Camere. Tra le “distribuzioni” oculate e specifiche su “soggetti di rilievo” operate da Arcus, di sicuro livello culturale, ci sono i 500 mila euro vengono destinati alla «partecipazione dell´Italia all´Expo di Shangai 2010».
I più malevoli scrivono che:

“Nella prassi Arcus è la cassaforte dove i ministri che si sono succeduti alla cultura e alle infrastrutture hanno attinto per operazioni di facciata, disinvolte e talvolta anche opache. Tanto che nel 2007 Arcus è stata commissariata, e si scoprì che i soldi venivano erogati perfino per una tappa del giro d’Italia. Ancora una volta la disinvoltura non manca: si finanziano teatri commissariati come il Carlo Felice di Genova o il San Carlo di Napoli, Mario Resca l’uomo assunto dal ministro Bondi alla Valorizzazione del patrimonio museale per attirare i capitali dei privati, per ora si prende quelli di Arcus, cioè dello stato, per la sua Direzione Generale e per l’Expò di Shanghai. I 16 milioni per Cinecittà vanno a un generico progetto di «Valorizzazione e rilancio della attività», senza considerare i 500 mila euro per la Fondazione Pianura Bresciana, in passato promotrice dell’indimenticabile Convegno sulle cinque razze autoctone dei suini. Ultimo paradosso, attraverso Arcus foraggia anche la Fondazione Banco di Napoli, vale a dire una di quelle fondazioni bancarie private che avrebbero per statuto quello di finanziare la ricerca, la cultura e così via. Altro che intervento dei privati nella cultura: questa è una pioggia gelatinosa di danaro pubblico.”

 L’Unità – “Il segreto di Arcus”
Luca Del Fra
28/02/2010

Ma ARCUS sembra soprattutto concepita come l’ennesimo collettore di indebiti finanziamenti, a tutto beneficio delle strutture ecclesiastiche ed extraterritoriali, dal momento che il grosso delle sue erogazioni ha per oggetto immobili di proprietà vaticana, per un importo superiore ai 20 milioni di euro che comprende arcidiocesi, diocesi, parrocchie, conventi ed ordini religiosi.
Sarà il caso di riportare qualche esempio…

LA MANNA
 Le erogazioni dell’ARCUS, non diversamente motivate forniscono un eloquente informativa sui capitoli di spesa che caratterizzano gli interventi della SpA e che, con poche eccezioni, hanno un’unica finalità strategica. Ecco alcuni degli interventi più sostanziosi:

– ANNO 2004 –
Arcidiocesi di Napoli: € 1.000.000 “Progetto museo diocesano”.
Diocesi di Palestrina (RM): € 40.000 per il recupero del percorso giubilare di Paliano; rifinanziato nel 2005 con altri 300.000 euro.
Comunità di S.Patrigano: € 500.000

 – ANNO 2006 –
Pontificia Università Gregoriana di Roma: € 1.000.000 per il restauro dei Palazzi Lucchesi e Frascara. Rifinanziata con altri 800.000 euro nel 2007. In seguito all’intervento del ministro Bondi, la ARCUS avrebbe stanziato per il restauro dei cortili interni della Pontificia università gregoriana di Roma altri 1,5 milioni tra il 2010 ed il 2011. E questo nonostante lo Stato fosse già intervenuto con 899.944 euro presi dai fondi dell’8 per mille: € 457.444 nel 2009 ed altri € 442.500 nel 2007.

 – ANNO 2007–2008 –
Diocesi di Torino: 2 milioni di euro per la realizzazione di un Auditorium.
Diocesi  di Ancona: € 900.000 per il restauro dell’Istituto Colle Ameno.
Diocesi di Terni: € 100.000 per il FilmFestival Interreligioso “Popoli e Religioni”, a cura dell’Istituto Studi Teologici e Storico-Sociali.
Arcidiocesi di Urbino: € 400.000 per il Museo diocesano “Albani”- ampliamento e riqualificazione funzionale.
Arcidiocesi di Pesaro: € 250.000 per il Polo museale diocesano, con stanziamento successivo di altri € 600.000.
Frati Minori (Osimo-AN): € 75.000 per il restauro della Basilica di San Giuseppe da Copertino.
Pontificio Istituto Maestre Pie Filippine: € 400.000 per il Restauro Chiesa di (S. Caterina) S.Benedetto.
Chiesa S.Maria Assunta di Mogliano Veneto (TV): € 490.000 per il recupero dell’Abbazia Benedettina di Mogliano Veneto.
Parrocchia di Maria S.S. Annunziata di Tuglie (Lecce): € 165.000 per il restauro del Santuario Madonna del Monte Grappa.
Parrocchia di San Giovanni Elemosiniere  (Morciano di Leuca – Lecce): € 400.000 per il restauro della parrocchia (!)
Vicariato di Roma: € 500.000 per il restauro degli affreschi del Gesù Nazareno all’Argentina.
Compagnia di Gesù all’Argentina: € 200.000 per la costituzione del Museo della Compagnia di Gesù.
Compagnia di Gesù: € 300.000 per il restauro di Palazzo Cariati, sede dell’Istituto Pontano (Napoli).
Santuario della Basilica di Pompei (che ha ben poco di artistico): € 1.000.000 solo per i progetti di restauro in Basilica.
Abbazia Cistercense di Chiaravalle della Colomba: € 2.700.000
Comune di Salerno: € 150.000 per il progetto “Restauro Campanile Chiesa SS. Annunziata”.
Comune di Tredozio (Forlì): € 200.000 per il restauro del Monastero della SS. Annunziata.
Comune di Orvieto: € 300.000 per il restauro del Convento San Francesco.
Comune di Pellezzano (SA): € 100.000 per il restauro della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Comune di Sulmona (AQ): € 2.000.000 per il Restauro dell’Abbazia Celestiniana.
Comune di Messina: € 400.000 per il restauro della Chiesa di Gesù e Maria del Buon Viaggio.
Comune di Camerano (AN): € 185.000 per il restauro della Chiesa di San Francesco.
Basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma: € 350.000 per il restauro superfici decorate delle navate.
Missionari dei Sacri Cuori (Beato Gaetano Errico): € 185.000 per il restauro del Santuario dell’Addolorata.
Basilica dei Santi Quattro Coronati a Roma (Monache Agostiniane): € 300.000 Restauro del chiostro.
Pontificio Istituto Maestre Pie Filippine: € 400.000 per il Complesso monumentale ex convento delle Benedettine (TEGGIANO).
Basilica Parrocchiale di S.Andrea delle Fratte a Roma: € 700.000 per consolidamento strutturale e restauro della basilica.
Casa di Sant’Agnese dell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi: € 250.000
Arcivescovo metropolita di Napoli: € 650.000 per il museo diocesano.
Convento dei Cappuccini di Frascati (RM): € 1.000.000 per il restauro della chiesa San Francesco dei Cappuccini.

Non mancano poi le spese ‘esotiche’ come € 3.500.000 per il “Progetto sale cinematografiche Schermi di qualità”.
Da notare che tra i maggiori beneficiari ci sono regioni come il Lazio, le Marche (terra d’origine del pesarese Angelo Balducci) e, da quando il card. Sepe è diventanto arcivescovo di Napoli, la Campania.
Le procedure di assegnazione seguite da ARCUS sono così cristalline e circostanziate, da provocare anche il duro intervento della Corte dei Conti che lamenta l’assenza di un regolamento attuativo che, seppur previsto, non è mai stato redatto. Nel 2007, criticando l’arbitrarietà dell’Istituzione, la Corte dei revisori denuncia:

«Il soggetto societario in mano pubblica è stato trasformato in un organismo che in concreto ha assolto prevalentemente una funzione di agenzia ministeriale per il sostegno finanziario di interventi, decisi in via autonoma dai ministri e non infrequentemente ed a volte anzi dichiaratamente, indicati come integrativi di quelli ordinari, non consentiti dalle ridotte disponibilità correnti del bilancio (…) che avrebbe portato a decisioni apparentemente non ispirate a principi di imparzialità e trasparenza».

In particolare, la stesura del regolamento dell’ARCUS era stato in origine affidato a Mario Sancetta, già beneficiato dalle premurose attenzioni della cricca Balducci-Anemone ed attualmente indagato per corruzione.
Ci sarebbe da aggiungere che tra gli affittuari d’elite della case di Propaganda Fide risultano essere anche funzionari ricollegabili ad ARCUS ed al Ministero dei Beni Culturali, che la società controlla. Ed in tale ambito, hanno usufruito dei restauri delle imprese di Diego Anemone il sub commissario di protezione civile in Abruzzo per i Beni Culturali, Luciano Marchetti (anno 2005). E  Cecilia Mencarelli, figlia della compagna dell’ingegnere Francesca Nannelli, funzionaria del ministero dei beni culturali di Firenze, anche lei distaccata all’ARCUS.

IL PALAZZO DEL CARDINALE
La casa, si sa, è un bene prezioso. Trovare appartamenti nel pieno centro di Roma e per di più a prezzi stracciati, con tanto di ristrutturazioni agevolate, è un po’ come vincere un terno a lotto. Se poi, più o meno indirettamente, posso addebitare le spese dei miei lussi allo Stato, è meglio. Molto meglio. A maggior ragione se controllori e controllati sono la stessa persona.
Il sistema di gestione degli appalti, che aveva uno dei sui perni nella distribuzione di immobili di pregio riconducibili a Propaganda Fide, era così collaudato nella sua certezza di impunità da essere sfacciato. Uno degli stanziamenti più clamorosi, messi in atto dalla straordinaria ARCUS S.p.A. è proprio il restauro del palazzo romano in cui ha sede la congregazione di Propaganda Fide, affacciato su Piazza di Spagna a Roma. Il problema dell’extraterritorialità viene ovviato con la scusa che l’edificio “aveva subito infiltrazioni e si era deteriorato a causa delle vibrazioni per il passaggio della metropolitana”, cosa che invece non sembra minimamente riguardare né giustificare alcun tipo di intervento per il resto dei palazzi confinanti.
 I “lavori di restauro e manutenzione provvisoria” vengono affidati alla supervisione dell’architetto
Angelo Zampolini (una garazia!) con l’allestimento dei ponteggi esterni e messa in sicurezza.
Nel 2005 arriva il primo finanziamento di ARCUS. Con un decreto ministeriale (20/07/05) a firma congiunta di Pietro Lunardi (Infrastrutture) e Rocco Buttiglione (Beni Culturali) vengono stanziati 2.500.000 euro. L’intervento contempla “il ripristino delle coperture e del sottotetto, restauro architettonico delle facciate, adeguamento statico delle murature verticali, restauro dei serramenti, la pinacoteca prevista al terzo piano, l’impianto antincendio e quello di rilevazione fumi.” E verrà definito dalla Corte dei Conti come “incongruo” e “non motivato”.
Nello stesso anno, il ministro Lunardi avvia le pratiche per l’acquisto agevolato del palazzetto in Via dei Prefetti, di proprietà della stessa congregazione.
Nel 2006 cambia il governo, ma i favori continuano. Al ministero dei Beni Culturali c’è ora Francesco Rutelli che rinnova lo stanziamento statale, sempre per decreto, con altri 2 milioni e mezzo di euro, giustificando il raddoppio con l’apertura di una pinacoteca ed un percorso museale, insieme alla biblioteca lignea del Bernini e l’archivio storico della congregazione. A tutt’oggi le sale restano chiuse al pubblico, almeno fino ad Ottobre 2010.
Ma i ‘tesori’ del Palazzo della Congregazione sono ben altri e destinati a riservare ancora interessanti sorprese….

 Continua.

Homepage