Archivio per Angelino Alfano

DEMOLIZIONI ALTERNATE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , on 6 marzo 2017 by Sendivogius

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Un cialtrone è per sempre. Nella sua infima mediocrità, qualunque siano le situazioni nelle quali si troverà a concionare nella sua inesauribile logorrea, il cialtrone si muoverà imperturbabile, con l’immutata faccia da culo, buona per tutte le circostanze e sempre pronta per l’esibizione di scena, nella garrula evanescenza del suo impettito non-essere che non conosce pudore, semplicemente perché non sa cosa sia la vergogna. Ovviamente il cialtrone ha una grandissima reputazione di sé medesimo. E peccato che quasi mai questa corrisponda alla percezione comune. Immune ad ogni critica, e dunque impermeabile ai fallimenti, è incrollabile nella persistenza con cui ripropone se stesso, variabile nella forma, immutabile nella sostanza, cialtrone sempre.
matteo-renzi-il-cazzaroDi conseguenza, il cialtronismo non è una semplice manifestazione provvisoria, ma una condizione dello spirito, che per alcuni diventa ragione cogente di vita, tanto da essere elevata a professione a tempo pieno, prima ancora che a presupposto esistenziale. In questo, la “politica” con la sua aleatorietà disgiunta dai risultati, l’inconcludenza nella libera reinterpretazione dei fatti, l’assoluta ininfluenza di qualunque competenza, offre prospettive inimmaginabili per il cialtrone che in essa trova la sua definizione ideale. E, proprio come una droga, della “politica” (o meglio: della vetrina che questa gli offre e dell’illusione di poter gestire un potere che è solo apparenza), il cialtrone non potrà fare più a meno. Anche perché, proiettato al di fuori di un simile alveo ideale, non saprebbe fare altro, nell’impossibilità di riciclarsi altrove.
renzi-nascita-di-un-cazzaro Matteo Renzi è così: un condensato gassoso di fuffa con il nulla intorno; uno di quei perdenti di successo che, esaurito il pur copioso campionario di panzane con cui ha imbonito gli elettori più irriducibili del partito bestemmia (ma con quelli ci vuole poco) e una parte degli italiani che ora si vergognano ad ammettere di averlo mai votato, cerca in ogni modo di rilanciare la propria immagine sempre più abborracciata in una pinguedine crescente, nonostante la catastrofe in cui ha lasciato il suo partito (e chissenefrega!), ma soprattutto l’intero Paese. Da cazzaro matricolato quale è, persiste nella sua narrazione fantastica di banalità senza fine, finendo col perdersi negli stucchevoli sbrodolamenti, sui quali galleggia il suo narcisismo nell’abnormità di un ego incontenibile. E non si rende conto di essere ormai un format scaduto, mentre si ostina ad incensare i mirabolanti successi del ‘suo’ governo; insistendo a magnificare proprio quei punti che più fanno incazzare i “giovani” (che infatti non lo votano) e quella che un tempo avrebbe dovuto essere la base elettorale del suo partito (la “sinistra”, che infatti lo schifa peggio di una merda). Scaduto il tagliando con largo anticipo, il Rottamatore sa che non supererà la revisione, essendo lui stesso un rottame politico ormai prossimo allo smaltimento per rifiuti solidi ingombranti (di quelli dove non si ricicla nulla, ma si butta via tutto). Adesso non twitta più, ha anche lui il suo bloghetto (col faccione di cartapesta in bella vista ed altrettanto finto come l’originale), dove ci delucida delle sue gesta come un Ecce Bombo qualunque: “faccio cose, vedo gente”, mentre se ne vola per le vacanze in America, come un personaggio dei film dei Vanzina; meglio se a scrocco (tirchio com’è) dell’amico Carrai.

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Sono gli ultimi rantoli di un renzismo di Affari & Famiglia, lievitato all’ombra degli Amici che contano, meglio se cresciuti sotto la loggia giusta, e concentrato in un’area che non supera i 20 kmq, a misura del suo piccolissimo mondo di provincia; poco più di un acquario, dove nuota il vorace squaletto democristiano coi suoi pesci pilota attorno.
lobby-fondazioni-e-renziE in quel sottobosco provinciale, fatto di relazioni sottobanco, raccomandazioni, clientelismi, camarille ed intrallazzi, familismo amorale e cupole affaristiche (che manco nella Sicilia romanzata di don Vito Corleone!), l’ambizioso putto di Rignano troverà probabilmente la conclusione della sua resistibilissima ascesa, meglio se insieme all’intraprendente babbo Tiziano, che per le sue irrinunciabili consulenza pare si accontentasse di soli 30.000 euro. Non s’è capito bene se pagati al nero o in voucher…!

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Nella saga del renzismo di greppia e di poltrona, i padri sembrano costituire la nemesi costante dei prodighi figliuoli in carriera, per una bulimia di potere e denaro, prossima ad un girone dantesco.
boschi-maria-elenaAltri tempi, quando il Rottamatore cavalcava la tigre del populismo e preparava la sua scalata al cielo… Ve lo ricordate?!? Un cialtrone onnipresente, capace di sostenere tutto ed il contrario di tutto, perché funzionale alla conquista del potere (meglio se assoluto), ed elevato ad ultima speranza di una “elite” più demente che disperata. All’epoca l’ex lobby-continuasindachetto di Firenze doveva conquistarsi il suo posto al sole, forte del sostegno (e dei quattrini) degli amici che contano. C’era un partito da occupare ed un paese da fottere. E quindi bisognava accreditarsi come l’inflessibile castigatore della rottamazione incipiente, in qualità di ennesimo avanzo di nuovo contro i vecchi arnesi della politica, ma soprattutto contro i propri rivali.
Governando infelicemente il Letta nipote, ogni pretesto era buono per invocare dimissioni e sollevare “questioni morali” un tanto al chilo, secondo la convenienza del momento, per asfaltare i propri avversari. E’ uno spasso rileggere gli anatemi di questo moralizzatore a corrente alternata, nell’ansia di piacere e piacersi, mentre prendeva già le misure della poltrona da occupare a Palazzo Chigi…

Caso Shalabayeva

«Se si è sbagliato qualcuno si assuma la sua responsabilità. Se Alfano sapeva, ha mentito e questo è un piccolo problema. Se non sapeva è anche peggio. In ogni caso dovrebbe dimettersi

(17/07/2013)

Per i maliziosi che insinuavano come le intemerate del Rottamatore, fossero soltanto squallide manovre per logorare l’esecutivo del rivale Letta e sostituirsi ad esso. Il machiavellico cialtrone si profondeva in una di quelle esibizioni di vibrante indignazione nelle quali è maestro consumato, come si conviene ad un bugiardo intemerato. Il piccolo Iago fiorentino non riusciva proprio a contenere lo sdegno:

matteo-renzi-il-cazzaro-1«Da qualche ora le redazioni dei giornali sono invase da agenzie di stampa di parlamentari del PDL e di qualche statista del PD che continuano a spiegare come la mozione di sfiducia contro Angelino Alfano, presentata da CinqueStelle e Sel in Senato sia una mossa del perfido Renzi per “pugnalare il Governo Letta”.
[…] Da cittadino sono umiliato rispetto all’atteggiamento che larga parte della classe dirigente del PDL e del PD ha avuto, cercando di usare questa vicenda per attaccare me. Dicono che tutta questa vicenda nasca dalla mia ansia di far cadere il Governo. Ma la realtà dei fatti è che io non ho alcun interesse a far saltare il Governo Letta. E il bello è che lo sanno tutti!
[…] Ma se non credete agli ideali, credete alla convenienza, perché c’è una ragione persino utilitaristica, per cui non ho alcun interesse a far cadere il Governo, specie adesso.
[…] E se anche si formasse un nuovo Governo non sarei io candidabile avendo più volte detto che se andrò a Palazzo Chigi un giorno, ci andrò forte del consenso popolare non di manovre di Palazzo. Dunque, di che cosa stiamo parlando?»

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Di cosa si parlasse, gli italiani lo hanno capito poi benissimo. Eliminato Letta (il Serenissimo), col patrocinio di Re Giorgio, il ducetto di Rignano si infeudava col la sua corte alla Presidenza del Consiglio, senza che per questo si andasse alle elezioni (su questo è stato di parola!). Salvo poi riprendersi quello stesso Alfano nel ‘suo’ governo, riconfermandolo al Ministero degli Interni. Evidentemente, certi problemi hanno una scadenza più ravvicinata di quella di uno yogurt, così come la parola data.

 

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Caso Cancellieri

«Il ministro Cancellieri deve dimettersi. In questa vicenda Io sono convinto che prima della mozione di sfiducia dovrebbe fare un passo indietro lei. Il punto è che in questa vicenda si intrecciano fin dalla prima telefonata…. una serie di messaggi in cui sembra che la legge non sia uguale per tutti; che se conosci qualcuno riesci a svicolare, è un meccanismo atroce.
Non è un problema giudiziario, ma politico. Purtroppo, dico purtroppo questa vicenda ha minato l’autorevolezza istituzionale e l’idea di imparzialità del Ministro della Giustizia. Talleyrand diceva: ‘è peggio di un crimine, è un errore’. Il Ministro non ha fatto niente di criminale, sia chiaro: ha sbagliato. Prima lo ammette, meglio è, innanzitutto per lei. Ecco perché secondo me dovrebbe dimettersi.
[…] Sono per le dimissioni di Cancellieri, indipendentemente dall’avviso di garanzia o meno. L’idea che ci siamo fatti dell’intera vicenda Ligresti è che la legge non sia uguale per tutti e che se conosci qualcuno di importante te la cavi meglio. È la Repubblica degli amici degli amici: questo atteggiamento è insopportabile.
[…] Il governo deve stare in piedi non su alchimie, ma per fare le cose che deve fare. Credo che la gente che sta a casa, dal Pd non si aspetta l’ultima posizione sulla presa di posizione del ministro, siamo fatti per qualcosa di più grande del destino della Cancellieri

  (18/11/2013)

Caso De Girolamo

«Nessuno fa processi politici in contumacia, alla luce di quello che dirà il PD prenderà sua posizione che sarà unitaria. Comunque sia, la Idem si dimise dal governo, dimostrando uno stile molto diverso.»
(14/01/2014)

Poi ad un certo punto, il “giustizialismo” di questo intrigante bugiardo matricolato conosce un virata di 360°, facendosi prima peloso ed ambiguo…

Caso Lupi

«La scelta di Maurizio di rassegnare le dimissioni è una scelta saggia, per sè, per Ncd, per il governo.»

(20/03/2015)

…E con l’ennesimo triplo salto carpiato approdare nuovamente al “garantismo” ad oltranza, quando le inchieste toccano i pretoriani del suo “Giglio Magico”, come nel caso dell’inamovibile Luca Lotti: un’altro di quegli irrinunciabili talenti su cui si regge il renzismo di consorteria e di loggia…

«Se deve dimettersi? A mio giudizio assolutamente no. Conosco Lotti da anni ed è una persona straordinariamente onesta, lo devono sapere sua moglie e i suoi figli. Io non scarico mai gli altri: non l’ho fatto con Del Rio, Boschi e ora Lotti. Non accetto processi sommari. Luca Lotti è indagato insieme al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette. Sono pronto a scommettere che Lotti e Del Sette, cui va la mia stima, non hanno commesso niente. C’è un disegno evidente in queste ore di tentare di mettere insieme cose vecchie di mesi. L’indagine su Lotti e Del Sette è una cosa di tre mesi fa. Sulla vicenda Lotti non è cambiato niente in due mesi, stiamo costruendo le cose più incredibili.
[…] Se la buttiamo sulla questione processuale e penale devo dire con molta forza, a tutela della comunità di persone che ho rappresentato, a iniziare dal Pd, che si aspetta la sentenza sempre, si è garantisti e si rispetta la presunzione di innocenza

(03/03/2017)

Che cosa è cambiato nel frattempo?!? Be’ è semplice… Nel frattempo Renzi è diventato prima segretario del PD e poi presidente del consiglio, al posto di quell’Enrico Letta pugnalato appunto alle spalle in una di quelle congiure di palazzo che più di ogni altra cosa qualifica il personaggio.

Firenze, Matteo Renzi ed Enrico Letta a Palazzo Vecchio

Luca Lotti poi è roba sua e gli serve, tanto per tornare a ridiventare segretario e possibilmente premier. Per dire, Lotti è quello che tiene i fili della relazioni amorosa con quell’altro galantuomo recentemente condannato a 9 anni per bancarotta fraudolenta: quel Denis Verdini, senza il quale “non avremmo mai potuto realizzare le riforme” (!) e già aspirante padrino costituente.  Trombati i rivali, questa è una cosca elettorale che non s’ha da toccare!

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(95) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , on 4 febbraio 2017 by Sendivogius

Classifica GENNAIO 2017”

grillini_mani_alzatePulite le ditina, alzate in alto le zampette e battete le manine. Sta finendo la ricreazione nell’Asilo Cretinetti del Cottolengo a 5 stelle. C’è chi si vendeva per 30 denari, e chi invece si sputtana per 30 mila euro di polizze vita intestate a sua insaputa, come nella miglior tradizione, dai tempi felici quando ignari ministri si ritrovano all’improvviso proprietari di superattici con vista sul Colosseo e chiavi in mano pronta consegna, senza che nessuno li avesse informati di nulla. Nella Suburra Capitale, dalle parti del moVimento, è tutto un cicciare di prestiti a fondo perduto, acquisti di case pagate da altri, polizze assicurative, stipendi che triplicano dalla sera alla mattina, funzionari comunali che si autopromuovono dirigenti. Ovviamente non manca mai il nutrito pattuglione di amici, amanti, parenti (e corna) al seguito, in un florilegio di dossier e guerra per bande tra le cosche che compongono il M5S romano. Ahh quando la diversità si fa potere..! O-ne-stà! O-ne-stà! Dove sta?!?
Per carità, non chiamatelo illecito perché non c’è alcuna corruzione. Beppe non l’ha certificata ed il tribunale del popolo della Casaleggio Reati ha già derubricato il fatto ad “inesperienza”. Perciò non sturbate la sindaca Raggi e lasciatela lavorare. E magari cominciasse a farlo davvero, dopo una vacanza di 8 mesi! È il mondo sotterraneo (o, se preferite, il “mondo di mezzo”) della proiezione virtuale a 5 patacche convertita in realtà, quando i southpark-fat-gamer-guy-fawkes-maskfollowers della setta digitale non sono troppo impegnati a inseguire scie chimiche o giocare alla riVoluzione, con un mascherone idiota calcato sulla faccia (da culo!).

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. LA MINACCIA FANTASMA

[25 Gen.] «Il futuro prima o poi torna»
(Matteo Renzi, il Ritornante)

Chiusura della campagna elettorale del M5S per le elezioni amministrative 201302. OH CHE PAURA!

[09 Gen.] «L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima»
(Beppe Grillo, lo Stratega)

domenico-de-masi03. COMINCIA TU!

[21 Gen.] «Se su 3 milioni di disoccupati 1 milione lavorasse gratuitamente, si spaccherebbe il mercato, costringendo chi lavora di più a lavorare di meno. Se iniziassero tutti a lavorare gratuitamente, nel giro di poco tempo troverebbero un lavoro pagato. Lo spiego nel mio prossimo libro ‘Lavorare gratis, lavorare tutti’.»
(Domenico De Masi, una volta sociologo)

renzi-occhialoni04. IL GIOIELLINO

[22 Gen.] «Banca Monte dei Paschi è risanata, è l’ora di investire… è un bell’affare, un bel brand su cui puntare.»
(Matteo Renzi, l’Investitore)

Beppe Grillo05. TRIBUNALE POLITICO DEL POPOLO SUPINO

[03 Gen.] «Propongo una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali»
(Beppe Grillo, Aspirante duce)

Salvini06. È ARRIVATO ‘PENSACE’

[30 Gen.] «Datemi sei mesi da ministro dell’Interno e vedete se non riporto un po’ di ordine in Italia »
(Matteo Salvini, il Risolutore)

Angelino Alfano07. FINIS MUNDI

[15 Gen.] «E certo che all’Onu ho parlato inglese!, io lo so parlare, e mi è servito in decine di occasioni. Se a volte parlo in italiano è perché mi piego al provincialismo italiano, non son un rivoluzionario, mi adeguo. Io sono un italiano fiero, io sono del paese di Dante, di Petrarca, di Pirandello. Anche perché gli spagnoli parlano in spagnolo, i francesi in francese, i tedeschi in tedesco… e in Italia c’è questa polemica qua? Mi sembra un po’ provinciale, da sfigati.»
(Angelino Alfano, il Poliglotta)

adinolfi08. L’INVASIONE DEGLI ULTRA-GAY

[16 Gen.] «Sanremo è un momento di propaganda gay, ormai pagare la tassa alla nuova ‘Gaystapo’ è obbligatorio…. Perché Sanremo deve diventare una bandiera dell’ideologia gender? C’è una operazione di regime e di violenza verso chi la pensa diversamente»
(Mario Adinolfi, il Catto-Talebano)

Matteo Orfini (3)09. STRUMENTI INUTILI

[29 Gen.] «Funzione del Pd: uno strumento attraverso chi sta in difficoltà trasforma la sua voglia non in rabbia ma in partecipazione»
(Matteo Orfini, Disfunzionale)

Donald Trump10. CAZZARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI

[11 Gen.] «Sarò il più grande creatore di posti di lavoro che Dio abbia mai messo sulla terra»
(Donald Trump, la donnola morta)

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Amici Miei – Atto I

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 giugno 2015 by Sendivogius

The Sopranos Wallpaper by Millsy96

“C’avrei da parlare di Mineo, dottore, però Mineo non è competenza vostra. Mineo è competenza di Catania. Mi ci dovete far pensare un attimo perché su Mineo casca il governo.”

Salvatore Buzzi
(31/03/2014)

Renzi il bidone

“Mineo”, che prende il nome dall’omonima località siciliana nella provincia di Catania, sarebbe l’ex complesso residenziale per i militari statunitensi della base di Sigonella, e trasformato in C.A.R.A. (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo), per fronteggiare l’emergenza immigrazione sotto il Governo Berlusconi.
Berlusconi - Bunga-Bunga Per la gestione della struttura d’accoglienza, e dei fondi regionali per l’amministrazione coordinata, derogando a quella che è la procedura ordinaria, viene costituita un’aggregazione tra i comuni del comprensorio, riuniti nel Consorzio calatino terre di accoglienza che per la bisogna si avvale degli offici di Anna Aloisio (NCD), sindaco di Mineo e presidente del Consorzio calatino, Giovanni Ferrera (direttore generale), Marco Sinatra (sindaco di Vizzini). Come “soggetto attuatore” per l’affidamento dei servizi di assistenza in appalto, nel Giugno 2011 viene nominato Giuseppe Castiglione (su indicazione di Roberto Maroni, allora ministro degli Interni): ex presidente della Provincia di Catania e attualmente sottosegretario all’Agricoltura per il Governo Renzi in quota NCD. Tutti sono indagati per turbativa d’asta e reati correlati.
Giuseppe CastiglioneMa della partita fanno parte pure Paolo Ragusa (NCD), in qualità di presidente del Consorzio Sol Calatino che raggruppa un cartello di cooperative della zona, interessate alle commesse del CARA, e Paolo Limoli (NCD) che si occupa delle assunzioni Un contadino al Senatoin pianta clientelare. Entrambi sono considerati dai malevoli, come gli spicciafaccende isolani di Giuseppe Castiglione e prima di lui legati a Pino Firrarello, democristiano ed ex senatore PDL, sospettato di legami con la cosca mafiosa dei Santapaola e già condannato per corruzione e turbativa d’asta.
Giuseppe FirrarelloIn qualità di “soggetto attuatore”, il sottosegretario Castiglione nomina Luca Odevaine, già vicegabinetto di Veltroni a Roma e capo della polizia provinciale, prima consulente al CARA di Mineo e poi lo raccomanda per un posto al tavolo nazionale Luca Odevainesull’immigrazione. Per il disturbo, Odevaine, che è parte organica del patto criminale di Buzzi e Carminati, ai vertici della cupola fascio-mafiosa che ha spolpato la Capitale, si ritaglia una stecca personale da diecimila euro al mese e col resto del Consorzio calatino costruisce un bando pubblico per l’assegnazione dei fondi di gestione, ritagliato su misura delle cooperative ‘amiche’ che partecipano alla spartizione.
Del resto, su quale sia la natura di quello che viene chiamato il “Sistema Odevaine” la Procura di Roma non ha dubbi:

Il panorama economico e istituzionale che caratterizza la commissione di tali fatti è quello consueto in simili casi, costellato da conflitti di interesse, da connivenze istituzionali, dall’esistenza di cartelli d’imprese, che gestiscono il settore dei lavori pubblici impedendo la crescita di altri soggetti economici, dall’utilizzazione dello strumento classico delle frodi fiscali, dalla curvatura eminentemente criminale che assume l’attività d’impresa, dettata dalla possibilità di trarre immensi, illeciti profitti.
Conflitti d’interesse come quelli espressi da Odevaine, che siede al “Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale”, in virtù della sua carica quale rappresentante dell’Unione delle Province Italiane, e al contempo è «esperto del presidente del C.d.A. per il Consorzio “Calatino Terra d’Accoglienza”», ente che soprintende alla gestione del C.A.R.A. di Mineo, nelle materie dell’immigrazione e nel settore della protezione civile. Cartelli d’imprese, come quello che emerge evidente da una serie di conversazioni telefoniche, che evidenziano come il “sistema Odevaine”, in questo settore, si fondi su una attribuzione di favori a imprese amiche, che si dividono il mercato.
Schema che viene riproposto intatto, a Roma come in Sicilia, ovunque la banda è operativa.

Ad aggiudicarsi l’appalto per 100 milioni di euro è un’ATI (associazione temporanea d’imprese), in cui confluisce la cordata delle cooperative che in parte già gestiva i servizi d’accoglienza.
Ne fanno parte il “Consorzio Sol Calatino”, giocattolo politico a trazione NCD; la lucana Senis Hospes con sede amministrativa a Bari; il consorzio “Sisifo” che invece fa riferimento alla Lega Coop.
Dio Ma ad assicurarsi il grosso delle assegnazioni sono soprattutto “La Cascina” (considerata un’emanazione di Comunione e Liberazione) a cui è strettamente collegata la Casa della solidarietà dell’Arciconfraternita di San Trifone di Tiziano Zuccolo che insieme alla cooperativa ERICHES 29 di Salvatore Buzzi si spartisce i fondi sociali di Roma Capitale e gestisce quasi in esclusiva le attività correlate allo S.P.R.A.R. (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) della Regione Lazio.
CLLuca Odevaine spiega così la strategia della cosca romana dei Buzzi-Carminati venuti ad importare la mafia in Sicilia:

“Noi dobbiamo creare un gruppo, poi facciamo la gara, però certo favoriamo le condizioni per cui ci sia un gruppo forte che sta roba qua vince, per cui gli presento questi dell’Arciconfraternita a Roma… e poi è nato questo, peraltro è nato e si è sviluppato poi per altri aspetti, perché Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano e adesso Comunione e Liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del Centro Destra e Castiglione è il loro principale referente in Sicilia, cioè quello che poi gli porta i voti.”

Comunione e Liberazione

A sentire l’intraprendente Odevaine, il Nuovo Centro Destra viene descritto come una specie di associazione a delinquere, organizzata in cosca clientelare ad uso elettorale, che ha il suo baricentro politico nel Meridione più profondo, dove buona amministrazione e virtuosità contabile si alternano alla comprovata efficienza asburgica, di cui da la Sicilia è da sempre lo specchiato modello da esportare su scala nazionale.
angelinoSoprattutto, lo NCD di Angelino Alfano, coi suoi capibastone e le sue baronie feudali, è il principale alleato del Governo Renzi (il governo del cambiamento!) che permette al suo esecutivo di galleggiare tra decreti e voti di fiducia a oltranza.
Angelino Alfano al truccoPertanto, dinanzi alla scelta di rimuovere un Ignazio Marino, attuale sindaco di Roma, che delle commistioni diffuse tra PD romano e il sodalizio criminale di Buzzi-Carminati non s’è mai reso complice, denunciandone al contrario l’aberrazione, ed un Giuseppe Castiglione che del “sistema” parrebbe essere parte integrante, indiziato com’è di responsabilità più che sospette, il ‘Partito di Renzi’ scarica il pur onesto Marino (perché incompetente) e salva invece Castiglione che nella fattispecie sembra difettare anche in onestà.
CambiamoDetto fatto: il sottosegretario non si tocca e rimane al suo posto, per continuare la sua fondamentale opera nell’ambito delle “riforme strutturali”.
Notizia ovviamente passata in sordina dalla maggior parte dei Il volto del deficientemedia mainstream, tutti o quasi preoccupati di non disturbare il piccolo Manovratore in caduta libera nei consensi e non mettere troppo in imbarazzo la “Ditta” a sinistra del partito bestemmia, liquidata ormai da tempo per fallimento strutturale e ridotta a deposito per scarti post-ideologici in rottamazione. Un contenitore vuoto, frequentato dalle meretrici stanche delle minoranza interna; di solito così garrule nella loro pavidità e che sul caso Castiglione improvvisamente restano mute, pensando che basti il silenzio per nascondere l’imbarazzo.
la DittaAlla fine, nella reiterazione estrema della pratica che ogni volta sposta un po’ più in alto l’asticella della decenza, questo continuo riallinearsi al sempre peggio è come spalmare merda al posto della Nutella, perché tanto il colore è uguale, su una fetta di pane raffermo. E perché grattate via le croste di muffa, in fondo è la stessa pagnotta che si è sempre mangiato. Peccato che ormai non sia più buona nemmeno per i porci.

Pane e merda

Ma qui ci avventuriamo nel mondo oscuro delle perversioni coprofile che, al pari della necrofilia, si credevano a torto una prerogativa distintiva dei papiminkia raccolti al capezzale dall’Unto dal Cerone, mentre si tratta piuttosto di una pratica diffusa e condivisa a dimensione trasversale.

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Uomini o caporali?

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 giugno 2015 by Sendivogius

Fat Cute Soldiers

“La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza.
Uomini o Caporali Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.
I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l’autorità, l’abilità o l’intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque, fattydottore, ha capito? Caporali si nasce, non si diventa: a qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso: hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera.”

La_Russa_in_mimetica Era dai tempi di Benito La Russa ministro, che non si vedeva uno di quegli inquietanti figuri in conto politico vestire una divisa militare; non sapendo che un’uniforme, in primo luogo, bisogna saperla portare, se non si vuole sembrare incredibilmente ridicoli…
E la cosa sembrava circoscritta lì, fintanto che Angelino Alfano non ha voluto rinverdire la discutibile pratica, in una fugace ma non meno imbarazzante esibizione. Anche lui a ciondolare dalle parti delle cucine da campo, intabarrato nella cerata policroma presa in prestito da qualche fondo di magazzino ad Herat, tra attempati attendenti delle CCS riunite in rivista. In entrambe i casi, non era certo un bello spettacolo a vedersi…
Alfano ad HeratCosa spinga poi questi costosi idioti a pubblico mantenimento, a travestirsi da guerrieri della domenica, infagottati in giubbe mimetiche palesemente troppo piccole che ne esaltano il fisico sformato, l’assoluta assenza di massa muscolare, ed il ventre prominente vergognosamente rilassato in un ingombrante cascame di ciccia superflua, resta una di quelle questioni irrisolte che rendono bene il livello di imbecillità a cui è scaduta la politica twittata con raffiche incontrollate di selfie.
lucarelli-renziGiacché è la pioggia di merda, come la figura, ad imprimersi nell’immaginario collettivo ogniqualvolta ci si imbatte in una tale desolazione dello spirito e dell’indecenza.
alfano-heratSiamo così passati dal ghignante La Russa beotamente gaudente nel suo colorato costumino di carnevale, all’intirizzito Alfano con tanto di cappellino per la gita marziale, fino all’immancabile performance del “Bomba” che certo non poteva sottrarsi alla gara dei travestiti, mentre sghignazza come suo solito, tutto eccitato dall’esordio in caserma, con le finte stellette appuntate sul petto da tisico riformato…
scherzi da casermaQuali siano state le impressioni della truppa riunita per assistere alla passerella esotica di questo ingibbonito bidone da parata, con tanto di gobbetta incipiente e pappagorgia al vento non è dato sapere. È certo che simili spettacoli, circoscritti a comparsate lampo, rendono assai più piacevole la lontananza dall’Italia, lasciando a noi l’intera prosecuzione della farsa.

Il Gobbo di Herat

RENZIMANDIAS
di Alessandra Daniele
(01/06/2015)

Tywin Lannister“Any man who must say “I am the king” is no true king at all”

«Renzi è un cazzaro.
Il suo petulante ottimismo è solo una sceneggiata per i media di corte.
Il suo presunto carisma è un prodotto sintetico di quegli stessi media.
Il suo pseudo consenso maggioritario in un anno s’è già praticamente dimezzato.
E come queste regionali hanno dimostrato, il suo personale potere effettivo non gli basta nemmeno a controllare il suo stesso partito. Un PD più dilaniato che mai dalla guerra fra bande, con arroganti capibastone che spadroneggiano alla faccia dell’immagine che Renzi vorrebbe spacciare, e cadaveri eccellenti pronti a cogliere l’occasione giusta per vendicarsi dell’usurpatore fiorentino.
Grazie a Cofferati, ne ha trovato il modo persino lo sparuto ex sodale Pippo Civati: dopo un anno di travagliati monologhi con in mano il teschio di Letta, il Principe Triste s’è deciso a lasciare il partito e riciclarsi come Principe del Popolo, sostenendo un candidato ligure inventato apposta per fottere – meritatamente – il PD. Un fuoco amico che Renzi non ha saputo fronteggiare, se non con inutili appelli al voto utile anti-berlusconiano, che da parte sua suonano particolarmente grotteschi, visto che Berlusconi è stato un suo grande elettore almeno quanto Marchionne.
E i califfati di Puglia e Campania, con Emiliano e soprattutto De Luca, minacciano d’essere per Renzi una zeppa nel culo persino peggiore della bruciante sconfitta ligure.
Anche a prescindere dall’assegnazione delle singole poltrone, queste regionali sanciscono comunque il tramonto di quell’apparente consenso plebiscitario manifestatosi alle elezioni europee, che non potrà più essere sbandierato dal premier come simulacro di legittimazione popolare per ogni sua porcata.
Come un reggente fantoccio insediato da un esercito occupante, Renzi non ha il controllo del territorio. Tutto il potere che ostenta deriva dalle lobby che lo sostengono al governo nazionale, e che alle amministrazioni locali sono in definitiva meno interessate.
Quello che a loro importa è controllare la politica economica nazionale, in modo che l’Italia continui a togliere ai lavoratori per dare agli speculatori, e che ogni ostacolo residuo sul percorso di questo denarodotto venga spazzato via.
Infatti l’attuale bersaglio privilegiato del premier, dopo l’istruzione pubblica, sono il diritto di sciopero e i sindacati, soprattutto quelli di base, che progetta di abolire.
Con tutta la sua vanagloria Renzi non è affatto un sovrano.
Per citare Apocalypse Now, è soltanto un garzone mandato dal droghiere a incassare i sospesi.
Politicamente parlando, Renzi è un killer.
E il suo obiettivo siamo noi.
La sua caduta però è già cominciata

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Balla con Lupi

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 marzo 2015 by Sendivogius

Balla coi Lupi - di Edoardo BaraldiFinalmente, a dodici mesi dall’insediamento abusivo del Bullo di Firenze tra gli arazzi di Palazzo Chigi, è diventato chiarissimo cosa questi intendesse per “rottamazione”… Finché era funzionale alla sua guerra di potere, per scalare i vertici del partito bestemmia, FUORI DAI COGLIONI‘asfaltare’ i rivali interni, e distribuire il maggior numero possibile di poltrone tra gli amichetti belli della parrocchietta, la rottamazione (o meglio: la rappresentazione mediatica della stessa) andava benissimo. Era il feticcio scenico del nuovo che avanzava a colpi di tweet, affinché il Bambino Matteo potesse ottenere il suo balocco di governo e giocare al grande statista. Ovviamente, il processo di demolizione selettiva non riguardava le legioni di cacicchi democristiani, i ras locali del vecchio craxismo rampante, le gang dei boiardi parastatali… tutti confluiti in massa alla corte del piccolo principe rignanese, dopo aver pagato il biglietto di ingresso a palazzo, versando l’obolo alla Leopolda.
Matteo Renzi a Leopolda 13Come uno spurgo fognario intasato per eccesso di riflussi solidi, certi avanzi di nuovo ritornano sempre a galla in tutta la loro inconfondibile fragranza (pura eau de merde). Si tratta dello stesso percolato tossico a prova di smaltimento, che cola fuori dai “salotti che contano” ed olia da sempre gli ingranaggi che muovono gli appalti all’ombra della peggiore politica di cosca e di governo.
In fondo bisognava “stabilizzare” il Paese all’insegna della continuità, in una repubblica fondata sul latrocinio e rassicurare Insaccato fiorentinogli azionisti di riferimento del nuovo esecutivo. Specialmente adesso che Renzi il Secco ha imbullonato il suo trasbordante deretano tra gli scranni di governo su mandato confindustriale, riportando il mondo del lavoro all’anno zero dei diritti con la riduzione crescente delle tutele; ha riabilitato il papi della patria ed insieme stuprato la Costituzione; ha umiliato la magistratura e varato norme ridicole sulla corruzione. Era il sogno proibito di una generazione di giovani vecchi cresciuti all’ombra del berlusconismo, che scalpitava per avere il suo posto a tavola.
AngelinoSarà per questo che l’abominevole “governo del cambiamento”, tra le nullità assortite della sua incompetenza, nel nome del più rivoluzionario ricambio generazionale, si regge su solidi pilastri dalla dirompente novità, come Angelino Alfano (il collezionista di figure di merda), Gaetano Quagliariello (integralista clericale del pensiero reazionario) Fabrizio Cicchitto (tessera P2 n.2232) Liberthalia - Suor CarlaMaurizio Sacconi, Carlo Giovanardi e tutti gli altri papiminkia trasmigrati in cerca di uno stabile ricollocamento, insieme alle bande assortite di ex-socialisti passati dal PSI di Bettino Craxi ai voraci elemosieri di CL (Corruzione e Lottizzazione) folgorati sulla via del capitale. E, dopo decenni di attività, tutti conservano la stessa freschezza di una mutanda usata, ma indossata come nuova. ToiletteA riguardo, deve rientrare nel processo di rinnovamento, all’insegna della più severa meritocrazia, affidare ad un Maurizio Lupi il ministero delle Infrastrutture e dei Lavori pubblici.
mariangela-lupiIl fatto poi che il gemello brutto di Mariangela Fantozzi basti da solo ad inceppare il grande gioco della house of cards renziana, la dice lunga sulla caratura politica del Bambinello di Rignano e sull’insipienza dei suoi presunti avversari.house-of-cards
Alitalia: Lupi, novità? 'C'è posta per te' La nomina di Lupi a ministro delle Infrastrutture è stata di sicuro una scelta tra le più felici: come affidare il pollaio ad un branco di faine, specialmente quando ci si avvale dell’indubbia esperienza di un Ercole Incalza (14 procedimenti penali a carico e una sequela di assoluzioni o archiviazioni per “intervenuta prescrizione”), che per la bisogna ricorre ad uno staff collaudato di La lobby di diofigli d’arte (Giovanni Paolo Gasperi, Pasquale Trane, Giovanni Li Calzi, Stefano Perotti), i genitori dei quali hanno fatto la storia della tangente nella Prima Repubblica, dalle Autostrade alla mitologica Cassa del Mezzogiorno. Per questo, come in una successione dinastica, hanno potuto continuare l’attività avita a carico delle casse erariali, potendo contare su una apposita “struttura di missione” confezionata alla scopo, in un connubio trasversale che unisce i compagni di merende agli integralisti del catto-capitalismo della Cosa Loro - Manifestolibrifamelica Compagnia delle Opere. Come ai bei tempi del Pentapartito, proprio come avveniva nella tradizione felice di democristiana memoria, dalle mazzette della TAV alla spartizione degli appalti gonfiati all’EXPO milanese, dallo scempio del Mose di Venezia agli scandali di “Mafia Capitale”, il partito bestemmia ha sempre un posto in prima fila, da condividere insieme ai suoi più navigati compari di greppia e di governo, raccattati alla propria destra per un pugno di voti al senato. Il processo di “normalizzazione” istituzionale può dunque definirsi completo. Rubano esattamente come e più degli altri, ma in grazia di dio.

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REPETUNDAE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 giugno 2014 by Sendivogius

Rome HBO

«Lo sa come ci si fa strada qui? Brillando per genio o per capacità di corruzione. Bisogna penetrare in questa massa di uomini come una palla da cannone o insinuarvisi come la peste. L’onestà non serve a niente. Ci si piega al potere del genio, lo si odia, si cerca di calunniarlo perché prende senza condividere; ma ci si piega se persiste. In poche parole, lo si adora quando non si è potuto seppellirlo nel fango. La corruzione domina, il talento è raro. La corruzione è quindi l’arma della mediocrità che abbonda, e ovunque ne sentirà la punta acuminata.»

  Honoré de Balzac
“Papà Goriot”
(1834)

Scempio Si fa presto a parlare di “questione morale”. Con buona pace di Enrico Berlinguer, la corruzione non costituisce una anomalia strutturale in seno alle istituzioni democratiche, con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi. O, quanto meno, così non è più…
Se un tempo ormai remoto erano i ‘partiti’ a condizionare le cosiddette “realtà produttive”, nell’autofinanziamento delle proprie correnti interne e nel consolidamento delle rispettive cosche elettorali, oggi è il mondo degli affari e dell’imprenditoria ad usare la ‘politica’ come un tram per aggirare leggi e vincoli normativi, in nome di un turbo-capitalismo restituito alla sua naturale vocazione predatoria. La denuncia berlingueriana presupponeva, a suo modo, l’esistenza di un “primato della politica”, per quanto distorto e corrotto nella degenerazione dei partiti intesi come sistema di potere e di controllo, incistato sulle camarille clientelari di potentati locali per la gestione del consenso su scala nazionale, con forme organizzate di finanziamento illecito.
Mose 2Attualmente, il ‘referente politico’ appare più che altro come uno spudorato scroccone che si mette a disposizione, in posizione del tutto subalterna, lucrando prebende e favori da spendere a proprio uso e consumo esclusivo. Sottratto alla dimensione squallidamente parassitaria dei suoi protagonisti, a livello politico (e partitico), il vantaggio è minimo se non inesistente. Tant’è che oggi il fenomeno criminogeno ha una struttura sistemica assolutamente radicata nei poteri stessi dello Stato, inteso come tutore organizzato di interessi particolarissimi per consolidati intrecci criminali.
mose 3Dinanzi all’affondamento della Laguna, travolta dalla marea montante degli scandali; di fronte all’immensa greppia costruita attorno all’Expo milanese, alle rapine finanziarie che hanno coinvolto non da ultimi i vertici della Banca Carige, è difficile infatti parlare (solo) di corruzione dei partiti politici, intesi “come macchine di potere e di clientela”, quando il marcio si estende all’intero apparato istituzionale della macchina statale, sedimentata sotto gli strati di melma di una corruzione endemica, che si alimenta di funzionari pubblici, magistrati contabili, imprenditori, procacciatori d’affari e intermediatori, imprenditori, banchieri che perseguono un unico fine: arricchirsi. E farlo a spese pubbliche, usando le proprie cariche come leva di potere finalizzata al profitto personale (a tal punto da mettere in conto persino le spese per la carta igenica!).
MoseTutto è funzionale alla crapula: istituzionalizzata, depenalizzata, tollerata.. nella prosecuzione degli ‘affari’ con altri mezzi (illeciti), sull’onda lunga della cleptocrazia berlusconiana. Tanto da rasentare la norma, mentre l’eccezione è proprio l’aspetto (im)propriamente ‘morale’, che risulta comunque flessibile, asimmetrico, relativizzato a seconda dell’uso strumentale che se ne fa, nella furia iconoclasta e massimamente effimera del fustigatore di turno, tra i fumi di ritorno della peggior demagogia populista.
GiarrussoPer gusto estremo del paradosso, e tendendo ben presenti le doverose distinzioni, Si potrebbe quasi dire che la corruzione sia il metro di misura delle civiltà complesse…
Il livello di malversazioni, dei pubblici ladrocini e corruttele diffuse, nella sua strutturazione fisiologia in un sistema di corruzione collaudato, quanto persistente nella sua immanenza quasi metafisica fusa con l’apparato amministrativo, la realtà italiana ha forse pochi uguali nell’ambito delle democrazia europee, tanto da costituire il paradigma del nostro declino, ma presenta sconcertanti analogie con la tarda Respublica romana
CatoInsita nella realtà politica del mondo antico, la corruzione è strutturale all’economia di rapina che ne contraddistingue l’amministrazione statale e gli ambiti ‘produttivi’, caratterizzati dal saccheggio indiscriminato e lo sfruttamento selvaggio della manodopera, insieme all’incapacità di distinguere il patrimonio privato dall’appropriazione indebita dei beni comuni.
Spartacus Se ogni carica pubblica costituiva infatti un’occasione di illecito arricchimento, era pratica consolidata dei funzionari della repubblica (elettivi) compensare le spese della campagna elettorale, con una congrua cresta a carico dell’erario, che nella fattispecie si esplicava in un ladrocinio istituzionalizzato.
senatoPer porre un freno alle malversazioni ed alle rapine dei funzionari romani ai danni delle popolazioni amministrate, di malavoglia e sotto la spinta dei provinciali derubati, intorno alla metà del II° secolo a.C., la Respublica finì con l’istituire una serie di tribunali permanenti (quaestiones perpetuae), con lo specifico scopo di perseguire i reati di corruzione. E ne esistevano tanti quante erano le fattispecie di reato ascrivibili alle pubbliche funzioni.
Ad esempio, la quaestio de ambitu sanzionava gli illeciti inerenti la gestione della propaganda elettorale: dalla compravendita dei voti al ricorso ai brogli, che erano una pratica comune e universalmente diffusa nelle campagne elettorali.
La quaestio de peculato, come suggerisce il nome stesso, si occupava dei reati di peculato: dall’appropriazione illecita, alla concussione, alle frodi fiscali.
Rome (HBO)Le numerose Leges de pecuniis repetundis (per la restituzione del maltolto), che istituivano la quaestio repetundae, non si configuravano tanto come un provvedimento dettato dalla volontà di ripristinare la legalità violata e la repressione del crimen repetundarum, ma rientravano nell’ordinaria lotta politica, che a Roma opponeva la fazione degli Optimates a quella dei Populares, e costituivano un mero strumento di pressione per la conquista del potere.
Rome - SenatoSolitamente, era il mezzo con cui il ceto emergente dei populares cercava di scardinare lo strapotere della vecchia aristocrazia senatoria (optimates) dalla quale provenivano in massima parte i governatori provinciali ed i più importanti funzionari pubblici, avocando a sé la gestione dei procedimenti penali per corruzione, con processi che difficilmente addivenivano ad una sentenza definitiva, ma quasi sempre si concludevano con la fuga del reo in volontario esilio, per sfuggire alla condanna. E conseguente allontanamento (provvisorio) dall’agone politico.
Che poi il giudizio delle corti fosse affidato alla classe degli equites (“cavalieri”): avidi mercanti senza scrupoli, ai quali veniva pure data in appalto la riscossione delle imposte che erano soliti ricaricare illegalmente, trasformando l’esazione in una estorsione, era aspetto assolutamente irrilevante.
publicaniIl crimen repetundarum poteva essere “coactum”, ovvero tramite intimidazione e violenza, “conciliatum”, ovvero attuato tramite lusinghe e promesse; “avorsum”, l’appropriazione indebita di fondi destinati all’erario.
E in questo la legge romana non era molto dissimile all’attuale giurisprudenza che distingue la concussione per induzione da quella per costrizione. Se non fosse che l’originale latino era di gran lunga più severo nell’erogazione delle pene, più rapido nelle procedure di giudizio, e persino meglio strutturato dal punto di vista giuridico.
Tra i grandi ‘moralisti’ dell’epoca vale invece la pena di ricordare l’integerrimo Catone che, come advocatus e patronus dei provinciali iberici venuti a Roma (siamo nel 171 a.C.) per denunciare le ruberie del governatore locale, fece di tutto per insabbiare il processo affinché non venissero chiamati a rispondere in giudizio i nobiles ac potentes.

Fama erat prohibere a patronis nobiles ac potentes compellare

Tito Livio
(XLIII, 2)

Senatus E soprattutto Marco Tullio Cicerone che si costruì una reputazione come implacabile accusatore del governatore siciliano Verre, salvo divenire poi uno dei più fanatici difensori dell’oligarchia senatoria (e delle sue ruberie), dopo esserne entrato a far parte per cooptazione.
Ad ogni modo, il processo per la restituzione della pecunia capta fu il primo procedimento penalmente strutturato contro i fenomeni di pubblica corruzione e le pratiche di concussione. Funzionò? No, altrimenti non staremmo qui a parlare dei medesimi problemi, sotto altra forma per identica sostanza, dopo quasi duemila anni.

MATTEO RENZI

P.S. Il Bambino Matteo, il cui recente successo elettorale deve avergli conferito l’inopinata convinzione di essere diventato Augusto imperatore, con l’ennesimo slancio pallonaro che lo contraddistingue ha annunciato indignato:

«Fosse per me i politici corrotti li condannerei per alto tradimento. Chi viene condannato per queste cose non dovrebbe tornare a occuparsi della cosa pubblica, ecco il perchè della mia proposta di ‘Daspo istituzionale’

  (05/06/14)

Sarà per questo che con quelli già condannati in via definitiva, con sentenza passata in giudicato e interdetti dai pubblici uffici, ci fa le “riforme” (a partire da quella della Giustizia) e ci riscrive insieme pure la Carta costituzionale!
Cetto La QualunqueProbabilmente, tra i provvedimenti urgenti sarebbe assai più utile la stesura di un vero ddl anti-corruzione che preveda, tra le molte cose, il ripristino del falso in bilancio, norme più stringenti sulla concussione, insieme ad una legislazione più severa contro il riciclaggio di capitali illeciti, oltre all’allungamento dei tempi di prescrizione per i processi.
Certo è un po’ difficile mettere in agenda simili priorità, specialmente quando ad affiancare l’evanescente guardasigilli Orlando ci sono due nomi che costituiscono una garanzia (per lo statista ai servizi sociali):
Enrico Costa Enrico Costa, viceministro alla Giustizia nel Governo Renzi; già relatore per conto del Governo Berlusconi (il pregiudicato interdetto e a processo per sfruttamento della prostituzione minorile) del Lodo Alfano, che bloccava i processi giudiziari nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Lodo regolarmente firmato dal Presidente Napolitano e quindi abrogato dalla Corte Costituzionale per manifesta incostituzionalità. Ma all’avvocato Costa si deve anche la stesura del “legittimo impedimento” che prevedeva la sospensione dei processi giudiziari a carico dell’allora Presidente del Consiglio (Silvio Berlusconi) e ministri, fintanto che avessero mantenuto la carica elettiva. Tra le iniziative legislative dell’onorevole Costa vale la pena ricordare anche l’istituzione del “processo breve”, l’introduzione della responsabilità civile dei magistrati, la rivisitazione al ribasso dei tempi di prescrizione della Legge ex-Cirielli, la sottoscrizione della cosiddetta Legge Bavaglio contro la libertà di informazione, e la partecipazione a quasi tutte le leggi ad personam che hanno nei fatti paralizzato la giustizia penale in Italia.
Cosimo Ferri   Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia prima con Letta (nipote) e poi (in nome del cambiamento) riconfermato da Renzi. Il sottosegretario Ferri è il tipico magistrato politicizzato che piace al Papi (e non solo). È il grande regista sotterraneo della guerra interna scatenata dal viceprocuratore Alfredo Robledo contro i magistrati della Procura di Miliano. Mai indagato, il suo nome compare però nelle intercettazioni ambientali sull’inchiesta legata alla vicenda P3 ed alle pressioni esercitate sull’Agcom di Innocenzi [QUI], per bloccare le trasmissioni che parlavano dell’inchiesta sui fondi neri Mediaset.
A chiudere la trattativa in gran bellezza, basti ricordare che Angelino Alfano (quello dell’omonimo Lodo) è vicepremier nel Governo Renzi.

Matteo Renzi pupazzo

  PER ULTERIORI LETTURE:

Altan QUI, dove si parla di Andrea Orlando non ancora ministro, e ancor meno turbato, quando parlava di rivedere l’obbligatorietà dell’azione penale, perché anche all’opposizione il PD rimane un “partito serio e responsabile”.

QUI, dove si parla di mostri giuridici, leggi in deroga e poteri speciali e Grandi Opere e maga-appalti sui viali dorati dell’emergenza perenne.

QUI, dove si accenna al “Consorzio Venezia Nuova” di Giovanni Mazzacurati, ai primi arresti, ad ai sospettabilissimi amici di una disciolta Fondazione…
Matteo stai sereno!

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Rivoluzionari da Oratorio

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 maggio 2014 by Sendivogius

Le suorine di Clovis Trouille

Nel suo consueto rapporto annuale, dedicato al decubito della società italiana, il CENSIS conferma i referti clinici precedenti e raddoppia la dose omeopatica con spruzzate di cauto ottimismo, compensando la formula della felicità (connettività mutualistica tra soggetti sociali diversi) con la scoperta dell’acqua calda: con la crisi crescono le disuguaglianze sociali; “chi più aveva, più ha avuto”.
Ovvero, in Italia la recessione economica si è rivelata una formidabile occasione di arricchimento per i già ricchissimi, che hanno visto un incremento esponenziale dei loro patrimoni, a discapito di tutto il resto della popolazione, che nella scala della promozione sociale retrocede qualche dozzina di caselle indietro.
Scrupoloso come sempre, il Censis ci aggiorna che:

«I 10 uomini più ricchi d’Italia dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500.000 famiglie operaie messe insieme. Poco meno di 2.000 italiani ricchissimi, membri del club mondiale degli ultraricchi, dispongono di un patrimonio complessivo superiore a 169 miliardi di euro (senza contare il valore degli immobili): cioè lo 0,003% della popolazione italiana possiede una ricchezza pari a quella del 4,5% della popolazione totale.
[…] L’1% dei “top earner” (circa 414mila contribuenti italiani) si è diviso nel 2012 un reddito netto annuo di oltre 42 miliardi di euro, con redditi netti individuali che volano mediamente sopra i 102mila euro, mentre il valore medio dei redditi netti dichiarati dai contribuenti italiani non raggiunge i 15mila euro. E la quota di reddito finita ai “top earner” è rimasta sostanzialmente stabile anche nella fase di crisi

E se per qualcuno è Natale tutto l’anno, per molti altri il tempo di Quaresima sembra non finire mai…

«Sono quasi 6 milioni gli occupati che nell’ultimo anno si sono trovati a fare i conti con una o più situazioni di instabilità e precarietà lavorativa. Un’area di disagio che rappresenta il 25,9% dei lavoratori e che può essere riconducibile all’instabilità lavorativa (che interessa una platea di 3,5 milioni di persone tra lavoratori a termine, occasionali, collaboratori e finte partite Iva) e alla sottoccupazione (relativa ai 2,8 milioni che vorrebbero lavorare più di quanto non facciano, ma non riescono per motivi che non dipendono da loro: tra questi vi sono 2.219.000 part-time involontari, ma anche cassaintegrati). Una situazione di precarietà e incertezza che va sempre più diffondendosi tra i lavoratori, considerato che tra il 2007 e il 2012 mentre il numero totale degli occupati è diminuito (-1,4%), quello di quanti si trovano in una delle condizioni descritte è invece cresciuto dell’8,7%.»

“47° Rapporto sulla situazione sociale del Paese”
CENSIS; rapporto annuale 2014 (Cap.IV)

Tear Dinanzi ad un corpo sociale spossato dalla crisi, che chiede soltanto la garanzia di un reddito dignitoso da lavoro sicuro (e possibilmente stabile), il governo rivoluzionario del Bambino Matteo, coi suoi pucciosi chierichetti da chiostro fiorentino, non poteva certo restare insensibile, con tutta la propensione al dialogo che contraddistingue questa saccente nidiata di boy-scout. Da segnalare, nell’ambito del cerchio magico, il pragmatismo del nuovo responsabile economico, Filippo Taddei, professore americano non abilitato in Italia. Il problema più grande della fuga dei “cervelli” (?) all’estero è che prima o poi ritornano… Sempre!
pucciosoOvviamente, l’esecutivo dei miracoli col suo Mosé in testa non interviene sulle tutele e sulla stabilizzazione lavorativa; meno che mai sui livelli salariali e sulla giungla contrattuale delle collaborazioni mascherate.
moseRecependo appieno le richieste dei lavoratori, e massimamente quelle dei lavoratori flessibili, il solito provvedimento blindato (che ormai il Parlamento è inutile ed il Senato da abolire) istituisce per decreto la precarietà a vita, onde non alimentare false speranze ed inutili aspettative che poi gli schiavi si montano la testa.
coniglio darkoPertanto, giusto in concomitanza con la “festa dei lavoratori”, dal cilindro di fuffa e di governo ecco spuntare l’ennesima bozza, peggiorata e corretta, del mitologico Jobs Act. In pratica, la traduzione anglofona dello “Statuto dei lavori”, tanto caro a quel Maurizio Sacconi (ovviamente promosso a presidente della Commissione lavoro al Senato), che infatti è parte integrante di quest’ennesimo “governo del fare”: dai papi-boys ai papa-boys.
Abolito da tempo ogni straccio residuo dell’Art.18, nei fatti svuotato di senso e di sostanza, il gabinetto di salute pubblica nell’ordine stabilisce:
a) L’eliminazione di ogni causale circa i motivi del ricorso dei contratti a termine; che poi alle “risorse umane” si spremevano troppo le meningi, giacché nella soprannaturale ipotesi di un controllo di verifica sarebbe difficile dimostrare come “l’assunzione temporanea derivante dall’incremento delle attività di produzione” si verifichi quasi sempre in concomitanza coi turni festivi, notturni, scioperi, o campagna di prepensionamenti.
b) L’introduzione di una multa pecuniaria, e soprattutto irrisoria visto che difficilmente supererebbe i 5.000 euro e subito verrebbe condonata, per ogni violazione contrattuale e che peraltro va corrisposta all’erario e non al lavoratore precarizzato, che non ha alcuna contropartita.
c) Il ricorso abnorme all’apprendistato, che è un modo perfetto per sottrarsi agli oneri contributivi ed erogare salari al di sotto del minimo contrattuale, senza nemmeno la certezza di stabilizzazione per i più ‘meritevoli’ (il 20% della quota di apprendisti) alla fine del periodo di sfruttamento legalizzato. La stabilizzazione è rimessa alle aziende con oltre 50 dipendenti, dove la stragrande maggioranza delle mansioni generiche alle quali vengono destinati gli ‘apprendisti’ non richiede requisiti ed abilità, tali da non essere acquisite in una dozzina di giorni di lavoro.

receptionist_monkey

L’assoluta assenza di ogni riferimento salariale, adeguamento retributivo e sostegno al reddito da lavoro (a parte la marchetta elettorale degli 80 euri mensili, per giunta a corto di coperture), con le dinamiche salariali rimesse all’azione miracolistica di un mercato saggiamente guidato dalla mano invisibile della provvidenza, ricordano per molti versi la Legge bronzea dei salari di David Ricardo, clamorosamente riportata in auge dagli economisti neo-classici che ispirano il modello liberista vigente. Legge di bronzo, come le facce di chi la sottende, che può essere riassunta nelle parole che Emile Zola mette in bocca al nichilista russo Souvarine in Germinal:

«Aumentare il salario, che forse si può? Una legge di ferro lo fissa allo stretto necessario; all’indispensabile, perché l’operaio possa mangiare pane e sputo e procreare dei figli. Se il salario scende sotto quel livello, l’operaio crepa; e la richiesta di nuovi operai lo fa risalire. Se supera quel livello, cresce l’offerta di manodopera e lo fa calare. È l’altalena delle pance vuote, la condanna a vita alla galera della fame

 Emile Zola
“Germinal”
 Einaudi, 1951

Per capire l’impianto ispiratore della contro-riforma e lo spirito che ne ispira l’essenza, basta leggere le dichiarazioni di Angelino Alfano, il kazako alla destra del Kazzaro:

Angelino AlfanoAbbiamo dovuto vincere alcune resistenze della sinistra post comunista, e devo dire che la collaborazione con la sinistra che non è comunista guidata da Matteo Renzi sta dando davvero ottimi frutti. Abbiamo smontato la Legge Fornero (che già faceva schifo di suo!) e abbiamo inserito tanto Marco Biagi. Vuol dire meno vincoli, meno regole, più libertà per gli imprenditori e regole più semplici per chi fa le assunzioni. Il nostro obiettivo è semplificare la vita.”

Poi certo bisogna vedere a chi viene semplificata la vita ed a quali altri viene resa impossibile…
Indubbiamente, questo è uno dei capolavori migliori nel mazzo del riformatorio targato Renzi, che sceltosi bene gli amici (Alfano, Cicchitto, Formigoni, Sacconi, Berlusconi..) non ha alcun problema ad attaccare i nemici: i “sindacati” in primis ed uno in particolare (la CGIL), ma anche i “professoroni” (termine che contiene in nuce tutto il disprezzo che solo il populismo fascistoide ha per gli intellettuali), e ovviamente la “sinistra” (e non solo la pletora di rottami in stato catatonico a manca del partito bestemmia).

Grillo-Renzi-Berlusconi ipnosi

Tuttavia, nell’Italietta abulica dei ducetti allo sbaraglio, il panorama è desolante per una scelta politica sostanzialmente inesistente, se non circoscritta alle tifoserie da fanclub.
Dinanzi al livello crescente di insofferenza ed assenteismo elettorale, nel distacco sempre più marcato tra cittadinanza e rappresentanza, viene in mente la secessione della plebe romana sul Monte Sacro… Parodiando il celebre apologo di Menenio Agrippa, qui non ci troviamo di fronte ad uno stomaco che tutto fagocita e poi (non) ridistribuisce.
Il NullaNel caso attuale, abbiamo due mani completamente separate dal corpo che gesticolano a vuoto, digitando tweet, con una bocca perennemente ridente che si profonde in proclami e scadenze.
Alle sue spalle, in più bassi anfratti, una sacca biliare che rigurgita livori gastrici a getto continuo, che nella sua crassa ignoranza intestinale sproloquia in peti e si produce in grappoli emorroidali.
Davanti a vista, la protuberenza oscena e circoscritta nella sua impotenza da neoplasia prostatica; penoso e penale, nelle sue pene da postribolo basso imperiale.
É la variante oscena del mostro politico a tre teste di invenzione ciceroniana… Nella fattispecie abbiamo un’Idra tricefala, innestata su di un unica cloaca e che si nutre dei medesimi liquami.

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Il Nuovo che avanza…

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 febbraio 2014 by Sendivogius

We Want Renzi

In Italia, dove la “politica” galleggia sulle parole, pretendere una certa coerenza dai suoi loquaci professionisti, inzuppati in una pioggia incessante di dichiarazioni ininterrotte, è impresa vana ancorché vacua, nell’assoluta assenza di fatti concreti compensata però da una bulimia dichiarazionista, che non teme smentite e non conosce pudore, incurante com’è del principio di non contraddizione.
Matteo Renzi Campione indiscusso di un arte tanto discutibile è certamente Matteo Renzi, fresco di investitura quirinalizia per la formazione del nuovo governo di “Larghe Intese”: stessa maggioranza e vecchio programma. Forse, tra un tweet e l’altro, per il Bambino Matteo, che non sta più nei calzoni per l’eccitazione, sarebbe assai opportuno mostrare un atteggiamento un pochino più dimesso, invece di gongolare per l’incarico ricevuto, esibendo tutto il suo appagamento personale nel suo pasciuto aspetto ridanciano. Specialmente in un Paese che ha sempre meno da sorridere e meno che mai da ridere.
Ma noi vogliamo essere generosi ed evitare i processi alle intenzioni. Perciò ci limiteremo a ricordare le profusioni di lealtà e sostegno che il Bambino Matteo, in perfetto stile democristiano, non ha mai fatto mancare in questi mesi all’Enrichetto nazionale mentre lo rosolava a fuoco lento, tra i limi della palude in cui il Letta nipote si era andato a cacciare, rispondendo all’irresistibile richiamo doroteo della stabilità cimiteriale.
Pertanto, in anticipo su Cazzata o Stronzata? forniamo un piccolo riassunto antologico, a peritura memoria dei posteri, dove il pensiero è debole e la parola data è effimera. Del resto, i precedenti illustri non mancano, quanto gli italiani sono famosi per i loro giri di valzer coi quali cambiano idea e alleanze secondo convenienza. Da questo punto di vista, Matteo Renzi è l’arcitaliano per eccellenza. E non è un complimento…
La carriera dell’intraprendente Renzi è infatti costellata di dichiarazioni costantemente smentite dai fatti; la cosa gli riesce talmente naturale che il nostro eroe non reputa nemmeno necessario coprire le falle con qualche inutile rettifica, tanto è indifferente al fiume parolaio delle sue dichiarazioni.
È il 29/11/2012 ed il Rottamatore, nell’ansia di assestare una qualche bordata pure a Vendola, sgancia la sua ennesima bordata contro la vecchia nomenklatura partitica, annichilita dalla logica dell’inciucio:

«Il mio incubo è la logica dell’inciucio. Così il centrosinistra ha perso la sua sfida nel 1998, quando Vendola ha mandato a casa Prodi e D’Alema ha fatto l’inciucione con Cossiga e Mastella»

Tempora mutantur et nos mutamur in illis. Con ogni evidenza, alla sensibilità del Bambino Matteo, l’inciucione (dopo aver mandato a casa Letta) con Alfano, Monti, l’esercito della pulci di Casini, e compagnia brutta, non desta alcun imbarazzo; senza dimenticare un redivivo Silvione opportunamente resuscitato: da papi a padre costituente per le “riforme”!

Berlusconi (1)

Ma le performances migliori il Rottamatore le riserve all’amico Enrico, a cui raccomanda di stare “tranquillo”; confermando così l’aneddoto.

«Questa storia che io sono contro Letta è una barzelletta perfetta. Se Letta fa bene – e io lo spero – l’Italia sta meglio. E io prima di essere sindaco e candidato, sono cittadino italiano e voglio che Letta faccia bene»
  (05/07/2013)

«La realtà dei fatti è che io non ho alcun interesse a far saltare il Governo Letta. E il bello è che lo sanno tutti! C’è una ragione ideale, per me: faccio il tifo per il mio Paese, non spero nel disastro. Sempre. Ma se non credete agli ideali, credete alla convenienza, perché c’è una ragione persino utilitaristica, per cui non ho alcun interesse a far cadere il Governo, specie adesso. Lasciate stare quello che vi dicono nell’ipocrisia dei comunicati stampa: nei palazzi romani non c’è proprio nessuno che voglia tornare alle elezioni, nemmeno tra i parlamentari delle minoranze. Insomma se cade Letta, non si vota. E se anche si formasse un nuovo Governo non sarei io candidabile avendo più volte detto che se andrò a Palazzo Chigi un giorno, ci andrò forte del consenso popolare non di manovre di Palazzo. Dunque, di che cosa stiamo parlando?»
  (17/07/2013)

Matteo Renzi (1)Certe cose l’importante e dirle. In quanto a farle, è tutto un altro paio di maniche. Meglio se arrotolate!

«La rappresentazione mediatica ha una sua fondatezza nelle nostre diverse modalità di esprimerci. Ma anche Letta ha capito che bisogna cambiare. E sa che, con me segretario, il governo sarebbe più forte, non più debole»
(06/10/2013)

«Che ci siano ambienti politici e culturali che immaginano un grande centro è un dato di fatto. Ma sarebbe dannoso per l’Italia. È un disegno che va respinto. Per questo chiedo che dal congresso esca con forza l’indicazione per il bipolarismo, senza ambiguità. I nostalgici del grande centro sono certo anche in Scelta Civica, ma li abbiamo anche noi, li ha il PdL. Però nel Paese sono minoranza.
[…] Se vinco io, il PD presenterà una proposta di legge elettorale molto netta che imponga il bipolarismo e l’alternanza. Io voglio che le larghe intese non tornino mai più. Se qualcuno immagina che le larghe intese siano il futuro, e non mi riferisco a Enrico Letta che è un convinto bipolarista, sappia che con noi non riusciranno»
(20/10/2013)

Dopo l’esperienza Letta (e Monti), difficile immaginare esecutivo più democristiano e meno bipolarista di quello Renzi. Ma evidentemente è una questione di prospettive…

«Mai più larghe intese e giochini sulle spalle degli italiani»
(27/10/2013)

Big MatteoE infatti la posta in gioco non sono le “spalle degli italiani”, ma qualcos’altro a più basse latitudini e peraltro già abbondantemente abusato, a prescindere dal consenso.
A scanso di equivoci, l’imperturbabile Rottamatore ribadisce il concetto in concomitanza con la cacciata dal Senato del condannato e plurinquisito Silvio Berlusconi. Dimesso da senatore, lo andrà presto a riverire da privato cittadino per riscrivere insieme la Costituzione.

«Dopo la sentenza della Consulta qualche politico brinda al ritorno alla vecchia Repubblica, stasera quella bottiglia di spumante a quel politico, burocrate gliel’abbiamo mandata di traverso. Ai teorici dell’inciucio: vi è andata male! Il bipolarismo è salvo e se avete voglia di pigiare il tasto indietro, vi diciamo no. Le primarie del PD hanno deciso che si cambia verso e da domani il PD metterà tutto il proprio onore a servizio della difesa del bipolarismo e abbattere i costi della politica con un disegno di legge costituzionale»
  (09/12/2013)

Questo è un pezzo magistrale! Per trovare qualcosa all’altezza di simili dichiarazioni, bisognerebbe riesumare le intemerate del maresciallo Badoglio.
Fedele al vecchio motto excusatio non petita accusatio manifesta, Gennaio è il mese delle rassicurazioni:

«No agli intrighi di palazzo per prendere il posto di Letta»
  (14/01/2014)

«La prospettiva personale che mi riguarda non è un giochino tutto interno agli intrighi di palazzo per andare il posto di Enrico»
  (16/01/2014)

«Non sto facendo tutta questa manfrina per fregare Letta. Lanciamo l’hashtag : #enricostaisereno, nessuno vuole prendere il tuo posto»
  (18/01/2014)

E così via proseguendo in manifestazioni di fedeltà al premier… L’esito è noto.

Darth-Vader-Camping

Concentrarsi invece sulla composizione dell’imminente Governo Renzi, quello che mai l’inciucio e no alle larghe intese, costituisce un’incognita molto più azzardata delle improvvide dichiarazioni che il premier incaricato sforna a ciclo continuo. A prima vista, è un mix inquietante di arnesi confindustriali, vecchi ministri del precedente esecutivo, con la solita inzuppata ciellina (là dove ci sono i soldi), e dilettanti allo sbaraglio.
Al Fano A proposito di ‘ministeri chiave’, tanto per dire, è interessante notare come il benemerito Angelino Alfano sia stato riconfermato agli Interni, a riprova della coerenza che da sempre contraddistingue il pensiero, le opere, e le parole del Presidente del Consiglio in pectore.
Dell’Alfano ministro si ricorda più che altro la disastrosa gestione del Caso Shalabayeva, quando il nostro Angelino si aggrappò con le unghie e coi denti alla poltrona di governo, scaricando tutte le responsabilità addosso ai suoi subordinati, dopo aver esibito la sua faccia di bronzo migliore.
All’epoca (giusto sei mesi fa) Matteo Renzi giocava ancora al Rottamatore ed in tale ruolo era tra i principali sostenitori delle dimissioni del ministro Alfano, riservando i propri strali alla sua insipienza morale prima ancora che incompetenza materiale:

«Prima di ragionare di cosa accadrà ad Alfano o Letta possiamo spendere una parola per dire che abbiamo fatto una figuraccia come Paese e non é la prima. Mi dispiace che il mio Paese abbia caricato con 40 uomini delle forze speciali una donna e la sua bambina che si chiama Alua e ha sei anni e li abbia rimpatriati senza fare una discussione per dire chi ha sbagliato. Non possiamo dare il messaggio ai giovani che pagano solo i pesci piccoli. Qualcuno può dire se abbiamo fatto bene o abbiamo sbagliato?»
(17/07/13)

Ai posteri l’ardua sentenza. Ancor più espliciti, i “renziani” presenti in Parlamento tuonavano all’unisono in dichiarazione congiunta, per bocca di Stefano Lepri, vice-capogruppo del PD al Senato:

«La posizione del ministro Alfano è oggettivamente indifendibile. Chiederemo al PD, nella riunione dei gruppi domani, di sostenere la richiesta di dimissioni del ministro. Il passo indietro di Alfano serve per restituire al governo, la necessaria credibilità sul piano internazionale e nazionale

Talmente “indifendibile” e tale il discredito, che Alfano non solo non si è mai dimesso, ma è comodamente rimasto seduto al suo posto, imperturbabile ai cambiamenti. Hic manebimus optime.
C’è da chiedersi se Renzi rilegga mai ciò che dice e che scrive.

Andrea Orlando Da segnalare invece la nomina a guardasigilli di una totale nullità come Andrea Orlando, personaggio del quale avevamo già parlato QUI, in tempi insospettabili, a proposito della sua “riforma della giustizia” molto gradita al Pornocrate di Arcore.
Ad onor del vero, Matteo Renzi aveva proposto per l’incarico Nicola Gratteri, attuale procuratore aggiunto di Reggio Calabria. Ad opporsi fortissimamente all’incarico pare sia stato il Nonno al Quirinale: siccome in Parlamento ci sono anche i mafiosi, non è opportuno che un magistrato antimafia faccia il Ministro della Giustizia. È una questione di “governabilità”.
Perciò, l’Uomo del Colle ha detto no.
Renzi si è subito adeguato, che sia mai gli sfumasse l’investitura!

Federica Guidi Complimentoni invece per la scelta di Federica Guidi allo “Sviluppo economico”. La Guidi è figlia d’arte: il papà è quel Guidalberto, recordman dei consigli di amministrazione (ne presiede una quarantina), patron e padrone della Ducati Energia, ed esponente di punta dei duri di Confindustria.
È superfluo dire che Federica Guidi, fino a qualche settimana fa con una candidatura quasi certa al parlamento europeo tra le fila del PDL, è portatrice di un gigantesco conflitto di interessi con pochi precedenti, ad eccezione del suo sponsor di Arcore e del dimenticato ministro ‘tecnico’ Corrado Passera, con un intreccio di commesse pubbliche e di appalti e di rinnovi contrattuali che passano tutti per il Ministero dello Sviluppo economico.
Un articolo eloquente sul groviglio di relazioni e implicazioni lo potete leggere QUI.
Tanto per non farsi mancare nulla, al neo-ministro è stata affidata anche la delega alla Comunicazioni, sotto la quale passa il rinnovo delle concessioni televisive che tanto interessano al Papi, con cui la Guidi intrattiene così amichevoli rapporti fatti di incontri informali e cene in famiglia.

Pier Carlo PadoanUn’incognita sulla quale invece vale davvero spendere due righe è la nomina di Pier Carlo Padoan al ministero dell’Economia e delle Finanze. È un nome praticamente imposto dal Presidente della Repubblica, cui peraltro si deve la scelta dei ministri Giovannini e Saccomanni nel precedente governo e dei quali non si rammentano certo le prestazioni eccelse.
Del prof. Padoan è bastato ricordare i suoi trascorsi di direttore scientifico nella fondazione dalemiana “Italiani Europei”, e le sue collaborazioni come consigliere economico dei governi Amato e D’Alema, ed il presunto riferimento ad una tassazione delle rendite finanziarie insieme all’introduzione di una “patrimoniale” (che in realtà Padoan non ha mai proposto), per accreditarlo come keynesiano di ferro.
Peccato solo che il prof. Padoan sia innanzitutto un ‘rigorista’ convinto e che non ha mai messo in discussione l’ideologia della Austherity, la quale così strabilianti benefici sta portando al rilancio delle economie europee, nella sostanziale continuità delle attuali politiche monetariste.
In realtà, l’idea di Padoan è piuttosto semplice e ben poco “keynesiana”: ridurre le tasse sul lavoro e sulle imprese, che poi sono i costi legati alla previdenza ed al versamento contributivo dei lavoratori. Duole ricordare che con le tasse si pagano poi i servizi pubblici. Ma qualcuno fa sempre finta di credere che ospedali, scuole, trasporti si finanzino da soli per divina provvidenza.
Per compensare il disavanzo legato alla detassazione, il prof. Padoan propone un incremento (molto thatcheriano) della tassazione indiretta sui beni al consumo (l’aumento dell’IVA è uno di questi provvedimenti) e la tassazione delle proprietà immobiliari coi valori rivisti al rialzo. Che incideranno non poco sul potere d’acquisto del reddito effettivo delle famiglie. Si può star certi che come sempre saranno esclusi dalla tassazione le proprietà del principale immobiliarista nazionale: il Vaticano.
In concreto di Carlo Padoan andrebbe ricordata piuttosto la sua esperienza al FMI, dal 2001 al 2005, come direttore esecutivo per l’Italia. Sotto la sua lungimirante supervisione, durante la direzione del Fondo Monetario, come risultato tangibile si ebbe la bancarotta dell’Argentina con la dichiarazione di default, dopo che il paese aveva pedissequamente seguito la cura da Cavallo imposta dal FMI.
L’opera di sacerdote dell’Austerità e custode dell’ortodossia del Rigore, continuata nel successivo incarico all’OCSE, si è potuta esplicare al meglio con le opportune prescrizioni impartite per il rilancio della crescita di Portogallo e Grecia: dopo averne devastato il tessuto economico, ne stanno ora distruggendo quello sociale, in un bagno di lacrime e sangue da cui i due paesi non riescono ad uscire, ricacciati ogni volta più a fondo dai sacri vincoli di stabilità.
Carlo Padoan è stato altresì un entusiasta sostenitore della riforma pensionistica di un’altra professoressa, Elsa Fornero, che ha schiantato i conti dell’INPS con un buco stratosferico dopo anni di bilanci in attivo.
A riprova delle fede “keynesiana” del prof. Padoan, sono ormai famosi gli screzi col premio nobel per l’economia Paul Krugman, i cui consigli hanno dato ben altri frutti per la formidabile ripresa USA. Per Krugman i tecnoburocrati UE e massimamente Padoan non sanno riconoscere l’errore delle loro politiche rigoriste nemmeno se ci dovessero sbattere contro col naso:

«L’OCSE in generale, e Pier Carlo Padoan in particolare, in qualità di capo economista, sono stati tra le più grandi e principali cheerleaders dell’austerity; potete capire perché non vogliano ammettere come essi siano nei fatti le cheerleaders che hanno trascinato l’Europa verso il disastro.»

Di fronte ai loro nasi
NYT (16/09/2013)

fat cheerleaders

Avremo presto l’opportunità di testare presto le straordinarie virtù dell’ennesimo professore prestato all’economia, se non fosse che il nuovo esecutivo si rivelerà probabilmente una riedizione aggiornata del vecchio ma con una spruzzata di vitalismo in più, come se un pizzico di spezie (Matteo Renzi) bastasse a insaporire una ricetta a corto di ingredienti.

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LA GUERRA DI PAPI

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 agosto 2013 by Sendivogius

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Nella canicola agostana di una Roma rovente, circondati dall’indifferenza più totale, i papiminkia vanno alla guerra.
Dal palco abusivo, montato davanti al portone di casa segando la segnaletica stradale, il Pierrot nero arringa la truppa assai raccogliticcia, arruolata sotto le bandiere del farsesco Esercito di Silvio: tragicomica galleria di profili lombrosiani in fuga da una gara di burlesque.

Pierrot Nero

“Al mio segnale scatenate il bunga-bunga!”

 Sotto il balconcino di Palazzo Grazioli, sfilano gli scalcagnati reggimenti dai ranghi ridotti al minino, dinanzi allo sguardo sorcino del tristo ducetto in disgrazia con la badante platinata al seguito. In sudaticcia adunata, boccheggiano le comitive di suoi coetanei, reclutati negli ospizi della provincia italica in cambio di un panino al prosciutto. Ansimano le comparse di quart’ordine, strappate ai casting di Media shopping. Ridono a comando, coi loro sorrisi di gomma, gli azzimati pupazzi rosolati in solarium, in cerca di raccomandazione per stabile occupazione e uno stage mediaset nella tasca del gessato. 

Non mancano le vessillazioni di veterani missini, cosparsi di naftalina a coprire il puzzo della fogna; né una pattuglia ossigenata di vecchi troioni d’assalto, improvvidamente richiamati in servizio effettivo dalla pensione anticipata.

Il Pornonano dopo la sentenza che lo ha interdetto dai pubblici uffici

Prematuramente dato per bruciato a livello politico, il Reuccio detronizzato, trincerato nel bunker della cancelleria, si prepara a lanciare l’offensiva finale con gli scarti dell’ultima riserva, sotto il comando di uno stato maggiore d’eccezione. Come il führer degli ultimi giorni, può infatti contare su un arsenale di “armi segrete” dall’indicibile potenza, per giunta sotto l’abile direzione strategica della sua variopinta Corte dei Miracoli

Viareggio 1979

ARRIVANO I MOSTRI!
Frutto proibito di audaci manipolazioni genetiche, condotte segretamente nei laboratori sotterranei di Arcore, sono gli X-Men della rivincita berlusconiana, tra i quali si ricordano:

Lurch-GhediniLurch-Ghedini. L’uomo che sussurrava ai testimoni.
Specializzato in cause perse, simpatico come un ratto in un sacco a pelo d’estate, è l’Azzeccagarbugli del cavillo giuridico, attentissimo a difendersi dai processi piuttosto che nei processi. Come avvocato si preoccupa unicamente di rinviare le udienze e impedirne la celebrazione; come deputato è perennemente occupato a riscrivere le leggi, per ottenere l’assoluzione del suo principale cliente. I suoi super-poteri si attivano solo grazie all’influsso dell’utilizzatore finale e di solito hanno un’efficacia limitata.
La sua arma segreta si chiama “prescrizione”.
Abilità speciali: “legittimo impedimento”.

Marshmallow ManL’Omino di Burro.
Sandro BondiPosseduto dallo spirito di Arcore, prima di ogni trasmutazione, si cela dietro il faccione pacioso e dolente di Sandro Bondi. Gran cerimoniere di corte e scendiletto personale del pornocrate, si agita in improvvise fiammate vibrando di sacro furore ogniqualvolta venga pronunciato invano il nome del suo padrone, tediando i malcapitati fino allo sfinimento.
La sua arma segreta consiste in una terrificante produzione poetica, con cui cerca di stroncare gli avversari per eccesso di risate.
Abilità speciali: “fuoco fatuo”.

gasparri-carletto (by GOSSIPARIO)La Cicala alias il Moschettiere del Re
Sguardo penetrante, intelligenza sopraffina, fascino vichingo, è l’Uomo dei peti. Affetto da logorrea compulsiva, è incapace di stare zitto per più di 30 secondi, che di solito impiega per riprendere fiato. Con la sua inesauribile foga oratoria, in un susseguirsi di grugniti scoordinati e sempre più gutturali, scambia spesso un orifizio per un altro, tanto da non riuscire più a distinguere se a parlare sia la bocca o piuttosto il deretano.
Maestro di provocazioni, che sforna a getto continuo con inesauribile inventiva, in circolazione da varie decadi a fronte di una straordinaria mediocrità, è la dimostrazione provata di come nella politica italiana le opportunità per gli imbecilli siano praticamente illimitate.
La sua arma segreta consiste nell’esibire senza pudori una stupidità esagerata, assolutamente fuori dal comune, che ne fa sottovalutare le potenzialità distruttive, allentando le difese dei suoi nemici.
Abilità speciali: “parlare per ore di cose su cui non sa assolutamente nulla”

 Energumeno tascabile.
A proposito di nani, Fabrizio De André cantava: un metro e mezzo di statura […] un nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore toppo, troppo vicino al buco del culo.”
Com’è come non è. Il nostro è super-dotato (si fa per dire) di un ego smisurato, inversamente proporzionale all’altezza, per una statura politica inesistente.
Del Brunetta Ferox avevamo già parlato QUI… Coriaceo, apparentemente indistruttibile, non può vivere troppo a lungo lontano dal potere e dalla ribalta, senza le quali avvizzisce in fretta. Ha la stazza di un chihuahua ed i modi gentili di un Sarcophilus incazzato. Famoso per la sua proverbiale modestia, si contraddistingue per i toni sempre pacati ed il rispetto nei confronti di chiunque sia più alto di lui. Specializzato nella caccia ai “fannulloni”, non saprebbe riconoscerli nemmeno allo specchio. Come tutti i predicatori d’accatto, fa l’esatto contrario di ciò che va sbraitando in giro:

Renato BRUNETTA

“Brunetta ha detto che i precari sono la parte peggiore d’Italia.
Ma Brunetta chi? Quello che è diventato professore associato senza concorso tramite il giudizio di idoneità previsto dall’art. 49 del DPR 382/80 (una specie di sanatoria per gli universitari precari dell’epoca)?
Sì, quello.
Quello che ha al suo attivo ben 7, diconsi SETTE, pubblicazioni scientifiche con h-index pari a 0, e due sole pubblicazioni in peer review (secondo i parametri dell’Institute for Scientific Information che valuta la qualità scientifica di uno studio secondo le citazioni che altri studiosi ne fanno), e lo hanno fatto pure ordinario?
Sì, quello.
Quello che ha preso in affitto a Roma una casa dell’Inpdai a 350 euro e poi l’ha potuta comprare per 113.000 euro (4 vani con verandina in zona parco Appia antica) senza averne diritto per legge?
Sì, quello.
Quello che ha comprato due ruderi a Ravello per due lire trasformandoli in un supervillone da milioni grazie a opportune modifiche catastali?
Sì, quello.
Quello che sia come eurodeputato che come consigliere comunale ha sempre avuto le medie di presenza più basse fra i suoi colleghi, giusto appena sopra la soglia che permette di beccarsi per intero i rimborsi spese?
Sì, quello.
Quello che è andato in pensione dall’università nel 2009 alla veneranda età di 59 anni?
Sì, quello.
Quello che da piccolo era talmente povero che ha giurato a se stesso che avrebbe fatto di tutto pur di riscattarsi socialmente e così infatti ha fatto, tramite l’amicizia di uomini onorevoli come Craxi prima e Berlusconi poi?
Sì, sì, quello lì”

  (dal blog dei KAI ZEN)

La sua arma segreta consiste nel rivendere da almeno 30 anni le medesime panzane e trovare sempre qualcuno disposto a portarselo al governo, dopo ogni fallimento.
Abilità speciale: “si auto-rigenera ogni volta, ancora più piccolo e indisponente”.

Io Ingoio La Pitonessa e le Amazzoni
Generalissima delle Amazzoni, l’unità d’elite delle valchirie del Papi, è la donna di plastica al comando delle barbie cotonate che avvolgono il corpo del re in una spirale protettiva. Come una pitonessa, Lei avvolge le proprie vittime con implacabile costanza, le stritola lentamente, e soprattutto (ipse dixit!) INGOIA.
La sua arma segreta prevede forme di autocombustione, con sprigionamento di miasmi tossici da diossina.
Abilità speciali: “respingimento dei nemici a colpi di botox e lancio di tette al silicone”.

E tuttavia il resto del Bestiario è potenzialmente infinito…
Angelino Alfano Come non rimanere ammaliati dall’intelligenza folgorante di un Angelino Alfano, ministro dell’interno a sua insaputa e (quel che è peggio!) vicepremier, nonché delfino spiaggiato del berlusconismo al tramonto?!?
Mariangela Lupimariangela-lupiCome resistere al fascino della nostra tenera Mariangela di Chiesa e di Governo, col suo ingenuo candore da verginella in politica?
Giuliano Ferrara Senza contare, tra i molti, i vari Cicciopotamo… i Sallusti Erectus… e tutto il fiero campionario dello zoo al gran completo con tutta la nutrita compagnia dei freaks.

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DISUBBIDIENZA CIVILE

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 maggio 2010 by Sendivogius


La libertà di Stampa c’è, ma se non ci fosse sarebbe meglio.
Della sua scomparsa non si accorgerebbero i giornalisti RAI; e di certo, non quelli della redazione del Tg1.
Per molti ‘professionisti’ del mestiere non cambierebbe assolutamente nulla, giacché l’esercizio della medesima presuppone un’autonomia di giudizio ed un coraggio, che la categoria (vuoi per opportunismo, vuoi per compiacenza) in massima parte non ha mai avuto.
Per altri, un’informazione indipendente costituisce più un fastidio che altro, in quanto sgradevole specchio del proprio conformismo di comodo.
Del resto, un’esposizione prolungata può essere soggetta a spiacevoli effetti collaterali: diritto di cronaca; libertà d’espressione; dissenso critico…
Pertanto, la condizione ideale è la costante permanenza della stampa in regime di libertà vigilata, che non disturba i potenti, piace ai politicanti, e soprattutto non nuoce alla carriera di chi scrive per mestiere. Onde evitare spiacevoli conseguenze, va dosata con cautela.
Perciò, da quando è stata riconosciuta l’esistenza di una stampa libera, da sempre la massima preoccupazione dei governanti è stata limitarne l’esercizio. Per il nostro bene, s’intende! 

 CHI BEN COMINCIA
4 Marzo 1848. L’Italia non è ancora fatta, che già il savoiardo Carlo Alberto si preoccupa della salvaguardia dei regnicoli. In proposito, lo Statuto del Regno (che è stato “Legge fondamentale” dello Stato fino all’introduzione della Costituzione repubblicana) prescrive:

Art. 28
La Stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi

Nella fattispecie, ci pensa il Regio Editto n. 695 del 26 Marzo 1848.
Fedele alla sua fama, Re Tentenna prima concede e subito dopo retrocede, turbato da tanto ardire…
La stampa sarà libera, ma soggetta a leggi repressive
sempre per tutela ragionata del bene non mai per restrizione arbitraria”.

Art. 10:
  È vietato, nel render conto dei giudizi vertenti o vertiti per reati di stampa, di pubblicare il nome dei Giudici del fatto, e le discussioni ed i voti individuali, così di quelli come dei Giudici di diritto.
  È pure vietata la pubblicazione delle discussioni e deliberazioni segrete del Senato e della Camera dei Deputati, a meno che se ne sia ottenuto dai rispettivi Corpi la facoltà.
  È in egual modo vietata la pubblicazione dei dibattimenti davanti ai Magistrati o Tribunali che abbiano avuto luogo a porte chiuse.
  La trasgressione del prescritto di quest’articolo sarà punita con multa da lire 100, a 500, oltre la soppressione dello stampato.

Art. 11:
  Sotto la medesima pena è vietata la pubblicazione degli atti di istruttoria criminale o dibattimenti pubblici per cause d’insulti o d’ingiurie nei casi in cui la prova dei fatti infamanti od ingiuriosi non è permessa dalla legge.

Per i trasgressori, l’editto prevedeva inoltre il sequestro e la distruzione degli scritti, pesanti multe pecuniarie, l’arresto e pene detentive fino a due anni di reclusione.

 PASSATO PRESENTE…
Alla fine del secolo, in una Europa sempre più destrorsa, l’Italietta stracciona e nazionalista, che si esalta con improbabili avventure militari, è sconquassata dalla crisi economica e dalla grande recessione globale (QUI). Il governo ultrareazionario del Re persegue con determinazione una politica sempre più autoritaria che, limitando le prerogative del Parlamento, ha come scopo la preminenza del potere esecutivo su ogni altro organo dello Stato.
4 Febbraio 1899, il governo Pelloux presenta un pacchetto di legge che in nome della ‘Sicurezza’ introduce gravi menomazioni alla libertà di stampa, all’associazionismo, ed il diritto di riunione.
Il ddl con i “provvedimenti politici per la pubblica sicurezza” prevedeva:

Punizioni severe per i dipendenti pubblici che avessero scioperato, con la militarizzazione per il personale delle Ferrovie e delle Poste.
Limitazioni al diritto di associazione e di riunione nei luoghi pubblici.
Pesanti restrizioni alla libertà di stampa, col rafforzamento della censura preventiva e delle sanzioni penali a carico degli autori e degli editori, introducendo l’obbligo di sottoporre lo stampato ad autorità di controllo prima della pubblicazione.

Il disegno di legge viene contrastato da una durissima opposizione delle sinistre, che blocca l’approvazione del provvedimento.
Viste le difficoltà in fase di approvazione ed il gran numero di emendamenti parlamentari, reputando
come cosa della massima urgenza l’approvazione del disegno di legge circa le aggiunte e modificazioni alle leggi sulla pubblica sicurezza e sulla stampa“, il Governo ripropone il testo sotto forma di decreto, che viene approvato il 22 Giugno 1899 (Regio Decreto n.227).

 OGGI: Prove tecniche di dittatura…

«La stampa italiana dipinge un’Italia che non è quella reale (…) bisognerebbe non avere una opposizione e dei media che tutti i giorni cantano la canzone del pessimismo, del disfattismo, del catastrofismo»
 Silvio Berlusconi
 13/06/09

«Quelle apparse su giornali italiani e su certa stampa straniera in queste settimane sono accuse che sputtanano non solo il presidente del Consiglio, ma la democrazia e il nostro Paese, oltre che i nostri prodotti, che invece devono avere un’immagine dell’Italia che deve essere bella forte e pura e non inquinata da tutto ciò che si dice sui giornali in queste settimane».
 Silvio Berlusconi
 20/10/09

  Proprio per reprimere ogni forma di “disfattismo, propaganda antinazionale, menomazione del prestigio nazionale all’estero e offese al duce”, il 25 Nov. 1926 (Legge n° 2008) venne isituito il “Tribunale Speciale per la difesa dello Stato”:

ART. 5

  Il cittadino che, fuori del territorio dello Stato, diffonde o comunica, sotto qualsiasi forma, voci o notizie false, esagerate o tendenziose sulle condizioni interne dello stato, per modo da menomare il credito o il prestigio dello Stato all’estero, o svolge comunque una attività tale da recar nocumento agli interessi nazionali, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni, e con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
  Nella ipotesi preveduta dal presente articolo, la condanna pronunciata in contumacia importa, di diritto, la perdita della cittadinanza e la confisca dei beni. il giudice può sostituire alla confisca il sequestro; in tal caso esso ne determina la durata e stabilisce la destinazione delle rendite dei beni.

Fa piacere invece ricordare come la Legge n° 2307 del 31/12/1925, contenente le “disposizioni sulla stampa periodica” e appartenente allo stesso pacchetto, di fatto, non sia mai stata davvero abolita… (QUI)

Pertanto, in attesa di ripristinare anche il resto delle Leggi fascistissime, fermamente intenzionato ad arginare la nuova Tangentopoli, il ducetto di Arcore ha incaricato l’accoppiata sicana Angelino-Centaro di predisporre le idonee contromisure. È bene notare che Roberto Centaro, come Alfredo Mantovano, rappresenta il tipico caso di magistrato che fa politica attiva e costituisce l’eccezione che piace al Regolo brianzolo. A dimostrazione che certa “magistratura politicizzata” ha il massimo gradimento dei piduisti al governo.
Da sempre, in Italia, il problema non è il reato ma la notizia del medesimo. Perciò, eliminata ogni indebita pubblicità sull’esistenza del crimine, ladroni, e ruberie assortite, insieme alla conoscenza scompare anche l’esistenza del reato. Per il buon nome dell’Italia, la stabilità di governo, e per salvaguardia della privacy di noi tutti. È chiaro!
Di conseguenza, i due Picciotti delle Libertà (Angelino Alfano e Roberto Centaro), su mandato di don Silvio, hanno presentato il disegno di legge 1611, inerente la disciplina delle intercettazioni telefoniche. Il testo è attualmente in discussione al Senato, con insolite maratone notturne, dato il carattere di assoluta urgenza che, ne siamo certi, sfocerà nell’ennesimo voto di fiducia. Meglio se convertito in decreto-legge. Si tratta di un tipico caso di lupara bianca… a sparire sarà l’Informazione, con i processi che diventano occulti concistori segreti.

È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza
preliminare.

Sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali loro affidati.

La stesura delle norme non è ancora definitiva, ma le indicazioni sono chiare. È singolare notare che il pattuglione di pregiudicati garantisti del PdL abbiano proposto l’introduzione di sanzioni più repressive di quanto non prevedessero gli Editti albertini…
Ad esempio, se divulghi notizie inerenti una indagine di corruzione, truffa, bancarotta fraudolenta, rischi una condanna più pesante rispetto a quella prevista per gli imputati di simili reati:

Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 379-bis è sostituito dal seguente: «Art. 379-bis. – (Rivelazione illecita di segreti inerenti a un procedimento penale) – Chiunque rivela indebitamente notizie inerenti ad atti o a documentazione del procedimento penale coperti dal segreto, dei quali è venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione fino a un anno.
Chiunque, dopo avere rilasciato dichiarazioni nel corso delle indagini preliminari, non osserva il divieto imposto dal pubblico ministero ai sensi dell’articolo 391-quinquies del codice di procedura penale è punito con la reclusione fino a un anno.
Le pene sono aumentate se il fatto concerne comunicazioni di servizio di appartenenti al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza o ai servizi di informazione per la sicurezza.
(…) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque pubblica intercettazioni in violazione dell’articolo 114, comma 7, del codice di procedura penale è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.»

 

È evidente che il problema non è chi commette il reato, ma chi ci indaga sopra.

In Italia l’indignazione pubblica degli onesti è un lusso che si paga con la galera.
Il ddl non tralascia nulla e ritorna alla carica con l’ennesimo tentativo di imbavagliare pure la rete, che tanto spaventa i piccoli satrapi della politica per professione.

«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177.
Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta [a mezzo di lettera raccomandata!], con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;
b) al quarto comma, dopo le parole:
«devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti:
«, senza commento,»

Il provvedimento si commenta da solo: una simile idiozia è la dimostrazione provata che questi on. deficienti non hanno la più pallida idea di che cosa sia un sito web, un blog, un IP, un host…
Poi ci sono le forme di censura più sofisticate, che mirano al tracollo finanziario di ogni potenziale oppositore,
con multe fino a 464.000 euro contro gli editori:

c) dopo il quarto comma è inserito il seguente:
«Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata»;

Provate voi a comprare una pagina intera (se vi basta per la rettifica) su due quotidiani “a tiratura nazionale” (La Stampa; il Corriere della Sera)…!

Invece, per prevenire ulteriori e futuri “sputtanamenti” dell’Imperatore colto in fallo, esiste una sorta di “norma D’Addario” che proibisce persino i fuori onda e le riprese su strada:

«Le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche o di altre forme di telecomunicazione, le immagini mediante riprese visive o l’acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni stesse, la pena è dell’arresto fino a trenta giorni o dell’ammenda da euro 2.000 a euro 10.000»

Naturalmente, non poteva mancare una nota di riguardo pure per Santa Romana Chiesa, così duramente provata dallo scandalo pedofilia e sempre in mezzo quando si tratta di riciclare attraverso l’immancabile IOR denari di incerta provenienza. È la cosiddetta “norma salva-preti”:

«Quando l’azione penale è esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l’informazione è inviata all’autorità ecclesiastica.
Il pubblico ministero invia l’informazione anche quando taluno dei soggetti indicati è stato arrestato o fermato, ovvero quando è stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare; nei casi in cui risulta indagato un ecclesiastico o un religioso del culto cattolico invia, altresì, l’informazione quando è stata applicata nei suoi confronti ogni altra misura cautelare personale, nonché quando procede all’invio dell’informazione di garanzia di cui all’articolo 369 del codice.
Quando risulta indagato o imputato un vescovo diocesano, prelato territoriale, coadiutore, ausiliare, titolare o emerito, o un ordinario di luogo equiparato a un vescovo diocesano, abate di un’abbazia territoriale o sacerdote che, durante la vacanza della sede, svolge l’ufficio di amministratore della diocesi, il pubblico ministero invia l’informazione al cardinale Segretario di Stato.
Quando risulta indagato o imputato un sacerdote secolare o appartenente a un istituto di vita consacrata o a una società di vita apostolica, il pubblico ministero invia l’informazione all’ordinario diocesano nella cui circoscrizione territoriale ha sede la procura della Repubblica competente»

Inutile dire che il testo, così com’è confezionato, ha palesi vizi di incostituzionalità.
E qualora venisse impugnato presso la Corte di Giustiza europea, verrebbe sicuramente bocciato.
Ma in ogni caso, dinanzi ad una simile porcheria giuridica, di fronte alle prepotenze di uno Stato sempre più alieno e nemico, crediamo sia un obbligo morale e dovere intrinseco di ogni donna ed uomo libero dire NO, attraverso un atto consapevole e condiviso di disubbidienza civile ad una roba tanto assurda quanto iniqua.
Sono poche e semplici le regole alle quali Liberthalia si attiene; c’è una sola Legge che rispetta (a parte le menate sul “buoncostume”):

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
»

 Costituzione della Repubblica Italiana,
 Articolo 21

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