Archivio per Amore

Amo il mio lavoro

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , on 25 gennaio 2011 by Sendivogius

«Amo il mio lavoro, voi non dite così? Lo faccio volentieri, mi piace. Io glielo racconto, certo, ma tanto vedrà che poi non lo scrive. Le puttane vanno compatite perché, poverette, sono costrette dalla povertà, dal degrado, dalla necessità e se lo fanno è colpa dei papponi che le sfruttano e degli uomini che le pagano, difatti loro non sono colpevoli, per la legge: sono colpevoli gli sfruttatori, e in qualche caso, in qualche paese, anche i clienti. Loro sono vittime, se potessero scegliere farebbero certo le insegnanti o le brave madri di famiglia, no? Vorrebbero una bella cucina, un salotto con divano a elle, un buon marito che torna a casa la sera e la bacia dicendo ciao amore come va? Le cassiere al supermercato, come faceva mia madre, anche. La logica è questa, fa comodo pensare così. Invece no, non è vero. Io faccio la puttana: non sono una puttana, è diverso. Lo faccio perché rende molto e costa poco, lavoro part-time, solo la mattina, il pomeriggio vado in giro, sto col mio ragazzo se lui è libero, la sera, ogni tanto, faccio la babysitter a due bambine, due bimbe bellissime: riguardo i loro compiti, leggo loro dei libri e le metto a letto ché la mamma non può, fa l’avvocato, torna tardi. Lo faccio perché mi sento di dare qualcosa a qualcuno che ha bisogno, anche, ci crede? E’ così. Non voglio fare la parte dell’assistente sociale, della crocerossina, del medico umanitario, ci mancherebbe, so di cosa parlo perché da ragazza io poi quella cosa l’ho fatta, sono andata a vent’anni nella ex Iugoslavia, nel campo di una Ong a dare la volontaria, un’estate l’ho fatto. Ma questo non c’entra. Dico che gli uomini che vengono qui io li vedo, ci passo il tempo, vedo le loro pance gonfie, i denti storti, le cravattone che gli servono a fare finta di essere importanti, le scarpe quadrate che mi fanno pena. Nei vecchi vedo la pelle vizza e il pisello moscio, la loro vergogna e la loro ostinazione nel dimostrare che ce la fanno ancora, nei giovani vedo la maschera che si mettono, e, dietro, tutte le paure. Ci sono quelli che vogliono che tu gli dica solo di no, ma ce n’è uno che viene qui tutti i martedì, vuole che io lo respinga, vuole che gli dica scusa ma proprio non posso, ho i minuti contati, ho altro da fare, vuole che gli dica che ho due minuti, conto fino a centoventi e poi te ne vai. Mi metto davvero a contare, quando arrivo a trente-trentacinque gli viene duro, io conto, gli dico novanta, il tempo sta per scadere, e lui lo mette dentro, gli dico centopiedi e lui spinge, corre, sente che non ha più tempo, che fra dieci secondi io mi toglierò di lì e me ne andrò. Gode così. A volte ci riesce, non sempre. Poveretto. Penso sempre chissà cosa gli hanno fatto da piccolo. Chissà chi è che se ne è andato e non l’ha voluto. Torna in un posto della sua memoria, da qualcuno che non lo vuole, questo penso. Lo aiuto. Poi certo dopo si vergogna, mi tratta freddamente, a volte male: sono il suo imbarazzante testimone. Poveretto. Ce n’è uno sui cinquanta che mi vuole legare, le mani e i piedi, prendermi di schiena, carponi. Se gli dico: sì, legami, ti stavo aspettando, non voglio altro, lui si immalinconisce e non lo fa. Una volta mi ha raccontato di sua moglie che non lo vede, lui dice, lo guarda ma non lo vede, non gli parla. La ama, non può fare a meno di lei, della sua indifferenza. Se resta con me vuol dire che mi ama anche lei, dice. Lo deduce dall’inerzia. Allora gli dico: no, ti prego, non mi legare stamattina, facciamolo guardandoci negli occhi e lui è felice, mi sussurra no puttana girati, mi lega, finge di violentarmi e sta bene un quarto d’ora. E’ chiarissimo, quando fai questo lavoro, che quello che loro vogliono è che tu faccia finta di non provare schifo: che tu non veda i loro abissi, le loro carie, i loro segreti di cui non parlano con nessuno e che forse nemmeno dicono mai a sé stessi, anzi, al contrario, hanno bisogno che tu non mostri nausea del loro cattivo alito e dei loro odori, le loro sporcizie nascoste nelle pieghe della pelle sotto i vestiti grigi, le loro vite povere, da qualche parte definitivamente segnate. Poi ti dicono scusami, a volte, o povera bambina. Ma poveri sono loro, non io. Io apro le gambe, li tengo dentro, li accolgo. Sono loro che ne hanno bisogno, pagano per questo. Io ho imparato a controllare la nausea molto tempo fa, non la sento, non li sento dove fanno schifo. Anzi. Prendo i loro soldi, tampono le loro falle, risarcisco le ferite. Non è che sia sempre una passeggiata, certo. Certi giorni non ne ho voglia. Quelli che mi dicono: povera ragazza, lo fai per bisogno, lo fai perché c’è gente come me che ti costringe, avresti diritto a un lavoro normale, mi fanno proprio incazzare. Questo è un lavoro normale. E’ un lavoro necessario, perché così tutti possono continuare a dare gloria alle loro famiglie unite e solidali a sopportare le loro miserie. E’ un servizio. Mia madre faceva la cassiera, gliel’ho detto. Le faceva schifo. Si alzava la mattina e diceva che schifo di lavoro, poi ci andava. Avrebbe voluto scrivere favole per bambini, magari, o suonare il flauto. Non lo so. Avrebbe voluto un’altra vita, ha avuto quella. Nessuno lavorerebbe se non ne avesse bisogno: con l’eccezione dei missionari e dei filantropi, certo. Io ho studiato per fare l’antropologa. Buoni voti, professori entusiasti. I miei felici di una figlia laureata. Sono andata a fare la volontaria dove c’era bisogno, ho visto il mondo. Poi sono tornata qui e tutto quello che ho trovato è stato un lavoro in un negozio di biancheria intima. Seicento euro al mese, contratto a progetto. Il mio ragazzo è architetto, lavora in uno studio internazionale, viaggia molto. Un giorno, a casa di un amico, ci siamo messi a scherzare, abbiamo guardato certi siti internet, c’erano gli annunci, le offerte: vergine offre per mille euro il piacere di essere presa. Vergine? Ridevamo. Dove sono le vergini? Il piacere di essere presa? Ma come parlano? Poi la sera ci ho pensato, e il giorno dopo anche, e tutta la settimana ancora: mille euro, quanto durerà? Al massimo un’ora, accidenti.

La prima volta è stato difficile. Ho dato appuntamento a un tizio via mail, poi non ci sono andata. Ho pensato: e se mi ammazza? Perché vede, poi è questo il punto: non hai paura di lasciarli fare quello che vogliono fare. Hai paura che dopo ti ammazzino: con un coltello, con un cuscino, che ti scaraventino giù da una macchina in un burrone, che ti mettano il nastro adesivo sulla bocca e ti buttino a marcire in cantina. Per non lasciare testimoni, è ovvio. Perché magari la loro debolezza è talmente profonda, talmente indicibile che non vogliono, dopo, che ne resti traccia: Per questo la cosa fondamentale è stare qui, protetti, sicuri, con una segretaria alla porta. Certo la società non lo ammette. Sa quanti matrimoni non avrebbero senso se ci fosse un servizio legale e sicuro di servilismo a pagamento? Non voglio fare della sociologia a buon mercato. Dico solo che lo so per esperienza, per aver visto mia nonna, mia madre, le mie zie, le mie amiche e me stessa. Il mio ragazzo quando è nervoso o stanco dice: fammi un pompino. Dice: se tu me ne facessi uno al giorno sarei un’altra persona, poi ride. Però io lo so che è vero. Dice: è insopportabile tornare a casa e non trovare niente da mangiare. Vale per la biancheria, vale per le camicie stirate. Vale per la buona figura che gli fai fare con i colleghi di lavoro, la sera se ti metti carina e hai le autoreggenti: caspita, pensano quelli, che fica! Caspita, che uomo ad avere una così! Ecco, servizi. Tutti servizi che si potrebbero tranquillamente dare come una linea telefonica dedicata, come una spesa a domicilio. Però no, bisogna che lo facciano le moglie, le fidanzate: è il loro ruolo sociale. Le puttane servono a coprire le disfunzioni del sistema: le mogli alcolizzate e depresse, quelle che non ti rivolgono la parola se non per dirti dove hai messo le chiavi della macchina, quelle che non si tingono i capelli perché non gliene frega niente di piacerti, quelle che dormono fino a mezzogiorno poi vanno a fare shopping, quelle che si ammazzano di lavoro il giorno e la sera non sono carine, no, e meno che mai si fanno legare. Va bè, comunque mi sa che ho parlato anche troppo e poi tanto lei queste cose di certo non le scrive. La nostra ora è finita, fra dieci minuti arriva il prossimo cliente: cento euro anche lui, certo, gli stessi che ha pagato lei per il mio tempo. Faccio cinquecento euro tutte le mattine, sì. Netti. Cinque giorni alla settimana, nel weekend raggiungo il mio ragazzo. Sono diecimila euro al mese. Pago un affitto, me ne restano ottomila. Qualche volta, quando sono stanca di dire bugie, penso: smetto, ma ci ripenso sempre, dove lo trovo un altro lavoro pagato così? Nemmeno un amministratore delegato. D’altra parte è giusto, è un guasto del sistema che ha il suo prezzo, alto. Per continuare a credere che è tutto a posto, va tutto bene, le puttane devono restare segrete, commiserate, compiante e ben pagate. Così la macchina funziona. Il lavoro, i bambini, le vacanze di Natale, le solitudini, la vecchiaia, i tormenti segreti, le ossessioni nascoste. A me non costa niente, mi pare anche di fare una buona cosa. Sono utile al mantenimento dell’ingranaggio, aiuto persone in difficoltà, guadagno e non mi si vede. Non esisto. Le mogli, le fidanzate lo sanno, certe volte, e va bene anche a loro: non esisto, appunto. Loro fanno finta di non sapere, i loro uomini fanno finta di non avere bisogno. Accesso diretto dal parcheggio. Mi sento fortissima, certe volte. Proprio wonder woman. Io li vedo, io li so. Io devo solo aprire le gambe, aprire la bocca, dire di sì o di no quando lo chiedono e se no indovinare quello di cui hanno bisogno. Dov’è l’umiliazione? Che sciocchezza colossale. Umiliato è chi chiede o chi dà? Io sono più forte di loro, di tutti quanti loro messi insieme Io li posso sopportare, disinnescare, placare, eccitare. Io gli servo, loro mi pagano. La padrona sono io

 “Malamore. Esercizi di resistenza al dolore
  Concita De Gregorio
  Mondadori, 2008

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(20) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 29 ottobre 2010 by Sendivogius

Classifica OTTOBRE 2010”

 Siamo sinceri: quando abbiamo inaugurato questa rubrica sapevamo che non sarebbero certo mancati i contributi, ma mai pensavamo che la selezione potesse diventare tanto impegnativa. Com’è risaputo, in Italia le minchiate hanno costo zero e soprattutto non conoscono crisi. Tuttavia, una simile sovrapproduzione da primato richiederebbe ormai una classifica giornaliera, tant’è difficile stare al passo.
Direttamente dalla ‘monnezza’ di discarica e di governo, proviamo dunque a fare una sintesi…
In democrazia, la cosiddetta “classe dirigente” dovrebbe essere lo specchio di quella società che liberamente contribuisce alla sua elezione… In un Paese di merda, è conseguenza naturale che i suoi rappresentanti abbiano la medesima consistenza. Una casa che poggia le proprie fondamenta su un consistente strato di letame è destinata ad affondare presto nel medesimo, mancando pericolosamente di stabilità. Pertanto, in attesa del prossimo crollo, alle nostre cicale di governo, per ragioni di sopravvivenza, non resta che aggrapparsi alla propaganda delle emergenze. E non riuscendo a risolvere quelle reali, ne inventano di surreali, per puntellare un potere personale sempre più declinante…
È inquietante ascoltare i ragli di questi ministerucoli lombardo-veneti, questa pletora di nani pedemontani, che chiamano i regnicoli a raccolta, contro imprecisate minacce eversive e rigurgiti “terroristici”. È disgustoso osservarli mentre evocano (e supplicano) il ritorno agli “anni di piombo”, nella criminalizzazione costante di ogni forma di dissenso: contro la FIOM, additata come una sorta di organizzazione sovversiva; contro i lavoratori in sciopero; contro le manifestazioni di disoccupati e cassaintegrati; contro la stampa non allineata; e contro chiunque osi dissentire dalla vulgata ufficiale di regime.
In questa cornice preconfezionata, “un uovo lanciato contro una sede sindacale diventa un atto terroristico o una intollerabile minaccia. Incuranti di cadere nel ridicolo, media e rappresentanti politici e sindacali fanno a gara per rimuovere la violenza dal discorso socio-politico contemporaneo, nella speranza di esorcizzare oppure di rimuovere e nascondere le forze oscure e i conflitti che si agitano al di fuori dello schermo di ciò che vogliono presentare come realtà” (Sandro Moiso).
 Se Raffele Bonanni, il furbone CISL, non vuole che lo si chiami “venduto”, forse dovrebbe smettere di vendersi e soprattutto di svendere i diritti altrui. In caso contrario, noi diretti interessati, che di lavoro campiamo, abbiamo tutto il diritto e sacrosanti motivi per mandare affanculo lui ed il suo giallo sindacato. O si pretende che dopo aver ricevuto l’ombrello di Altan si debba pure ringraziare?!?
È insopportabile questo continuo paventare (e malcelato auspicio): “potrebbe scapparci il morto” in questa o quella manifestazione, in questo o quel corteo, mentre si lucidano i manganelli della repressione.
Il ministro alla disoccupazione, Maurizio Sacconi, lo invoca ad ogni occasione possibile.
E l’idea sembra sfiorare pure Roberto Maroni, il secessionista agli Interni, che ha un’illuminante visione dell’ordine pubblico: se una manifestazione si svolge senza problemi è merito del suo ministero; se qualcosa va storto è invece tutta colpa degli organizzatori. Insuperabile il Maroni di polizia che si vanta di aver sventato una “strage peggiore dell’Heysel”, dopo l’interruzione della partita Italia-Serbia per le esibizioni fumogene di un centinaio di citrulli belgradesi, capeggiati da un ciccione tatuato. Eccezionale, quando contrito minaccia il sospetto che gli stessi serbi, dal Marassi di Genova, possano infiltrarsi in un corteo della CGIL a Roma, chiedendo la sospensione dell’iniziativa sindacale e declinando ogni responsabilità sulla sempre sventolata “sicurezza”. 
E dopo l’attentato fantasma a quella fucina di amore che è Maurizio Belpietro, non poteva certo mancare l’evanescente CA(pe)ZZONE portavoce, anche lui aggredito dagli spettri, ad aprire il corifeo delle lagnanze (da Cicchitto a Bondi) contro i network dell’odio alimentati dalla sinistra. E qui sbagliano, perché davvero è questa un’accusa gratuita… L’Odio, come l’Amore, è un sentimento forte, non privo di una sua ‘nobiltà’, che nelle proprie pieghe presuppone una certa considerazione, persino una qualche forma di rispetto e di inconfessabile timore, nei confronti dell’oggetto della propria acredine. Soprattutto, nella sua purezza, l’odio bisogna meritarselo. Mentre possiamo assicurare che a ‘sinistra’, e massimamente nel nostro caso, il sentimento prevalente è il disprezzo.
Infine, per chiudere in bellezza, ci mancava pure il Pornonano col bunga-bunga..!
Questo è davvero un Paese che se ne va a puttane, ma a divertirsi sembra sia solo Lui.

  Hit Parade del mese:

 

01. PROMESSE DA MARINAIO

[24 Ott.] « Mi impegno a portare le retribuzioni salariali ai livelli dei paesi europei»
 (Sergio Marchionne, il Livellatore)

 

02. PRENDI I SOLDI E SCAPPA!

[24 Ott.] « La FIAT è l’unica azienda europea che non ha bussato alle casse pubbliche per uscire dalla crisi»
(Sergio Marchionne, la Smemorato)

 

03. REGALAMI UN LODO

[23 Ott.] « Non ho mai reclamato alcuna forma di tutela.
(…) Il Lodo Alfano non è una mia iniziativa, ma una proposta del mio partito; io non sono più interessato a portarla avanti.
(…) A questo punto la norma verrà ritirata. Non voglio che si dica che faccia leggi ad personam, leggi vergogna.»
 (Silvio Berlusconi, il Beneficiato)

 

03bis. LODE AL LODO

[22 Ott.] «Il Lodo Alfano e le leggi ad personam non sono io che le ho chieste. Sono i miei alleati che se ne fanno promotori a mio favore, ricorrendo agli strumenti legali della democrazia. Per dirlo con parole chiare: sulla nostra democrazia grava un macigno. Nella magistratura abbiamo una corrente che agisce in modo eversivo cercando di procedere contro chi è stato eletto legalmente dal popolo. I processi vanno avanti già da molto tempo»
 (Silvio Berlusconi, l’Inconsapevole)

 

04. EAU DE TOILETTE

[22 Ott.] «Il ministro della Salute Fazio ha svolto una relazione garantendo che in questo momento non ci sono preoccupazioni per la salute dei cittadini (…) A Terzigno il disagio è provocato dai miasmi e dal passaggio dei camion, conseguenza di una gestione precaria della discarica. Quando la Protezione civile era dentro la discarica non c’erano odori e non c’era un gabbiano, come hanno potuto constatare i giornalisti che abbiamo portato con noi. Dobbiamo tornare a quella modalità di gestione»
 (Guido Bertolaso, il Profumato)

 

04bis. SULLA PAROLA

[20 Ott.] «La discarica nuova non si farà. Me lo ha promesso Berlusconi in persona ed io di lui mi fido» 
 (Domenico Auricchio, Sindaco di Terzigno)

 

05. DI QUALE ANNO? 

[22 Ott.] «Prevediamo che in 10 giorni la situazione a Napoli potrà tornare nella normalità»
 (Silvio Berlusconi, il Preveggente)

 

06. LAW & ORDER

[23 Ott..] « Lavoriamo per garantire il rispetto delle regole»
 (Guido Bertolaso, il Regolatore)

 

07. AUGUSTI EQUILIBRI

[21 Ott.] «È assolutamente improprio parlare di ‘forte squilibrio’ a favore della maggioranza di governo da parte del TG1, che ha sempre raccontato e sempre continuerà a raccontare gli avvenimenti politici secondo il principio del pluralismo»
 (Augusto Minzolini, l’Equilibrista)

 

08. L’APOCALISSE 

[28 Ott.] «L’ennesimo capitolo di una campagna scandalistica pubblicato oggi da ‘la Repubblica’ rappresenta il segno più spaventoso di una inciviltà che minaccia di corrodere le fondamenta della nostra vita democratica e di incanalare nuovamente la vita politica verso esiti distruttivi»
 (Sandro Bondi, il Profeta)

 

09. PAURE ALLO SPECCHIO

[16 Ott.] «Una minoranza di scalmanati ritiene di tenere sotto scacco un’organizzazione i milioni di persone, rifiutando ogni criterio di convivenza civile e democratica. Chiunque deve preoccuparsi»
 (Raffele Bonanni, l’Ominide)

 

10. ANSIOLITICI

[15 Ott.] «Il commento sull’andamento delle entrate tributarie dei primi tre trimestri del 2010, pubblicato dalla Banca d’Italia, ha toni inutilmente ansiogeni»
 (Giulio Tremonti, il Rassicurante)

 

10bis. IL PATENTINO

[12 Ott.] «Cossiga ha il posto d’onore nel pantheon dei liberali e democratici»
 (Silvio Berlusconi, il Nomenclatore)

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PATTO DI PACIFICAZIONE

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , on 22 dicembre 2009 by Sendivogius


A Natale puoi
fare quello che non puoi fare mai:
(…)
È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più,
è Natale e a Natale si può fare di più
per NOI

  Immancabile come un raffreddore stagionale, inevitabile come i conguagli delle bollette, ti scalda le viscere con la piacevole consistenza di un clistere.
È difficile immaginare le indicibili privazioni alle quali vengono sottoposti i grassi bimbi ariani che, liberi solo a Natale, puntualmente ti propinano un’orgia catodica di panettoni e zuccherosi sentimentalismi a buon mercato (reali quanto la neve artificiale sopra un presepe in cartapesta) nell’adescamento di consumatori compulsivi.
Quest’anno, la stucchevole ipocrisia delle atmosfere natilizie sembra aver contagiato anche i rissosi inquilini di Casa Montecitorio, convertiti al verbo dell’amore evangelico sull’altare delle riforme a soggetto. Un’annoiata sazietà pervade il lettore smaliziato che abbia sfogliato i quotidiani dell’ultima settimana: tra profusioni di devozione incondizionata al Re Pescatore, offeso nel suo ritiro; dissociazioni e obiezioni con premessa solidale; nuovi mistici dell’Amore universale conto i guerrieri dell’odio, per il reciproco rispetto e comune legittimazione. Inutile e persino ripetitivo ripercorrere le tappe e le incongruenze di tanti fumosi afflati pervasi da vaporosi sensi…

AMARCORD
C’era una volta un misericordioso Unto che si immolò per salvare l’Italia dai comunisti e dall’apocalisse bolscevica.
Peccato che nell’accezione berlusconiana, “comunista” costituisca una categoria onnicomprensiva nella quale rientrano a forza tutti coloro che in qualche modo esprimano una qualsiasi forma di dissenso nei confronti dell’Unico e Solo; ovvero osino contestare le decisioni del dio vivente. Siano essi comuni mortali, organismi istituzionali, premi Nobel, o “elite di merda”. E questo può essere un problema, giacché per il Ghandi di Arcore, “il comunista” non dovrebbe avere cittadinanza. Coerentemente è “l’anti-italiano” per eccellenza. Come incarnazione del Male, è fuori dal consesso civile e come tale dovrebbe essere sradicato o, quanto meno, messo in condizione di non nuocere. E l’intero Paese andrebbe spurgato dall’immondo contagio che l’ha infettato in parte: dalle arti, alla cultura; dalle Istituzioni alla Costituzione repubblicana (giudicata “sovietica”). La grande democraticità del Cavaliere Nero consiste nel non passare per le armi la categoria, come invece avveniva nella più pratica Argentina.
Le elezioni sono una prova ordalica, in cui si manifesta il potere di Dio: una scelta di civiltà, affinché “il Bene prevalga sul Male”. Se proprio non vuoi schierarti dalla parte del “Popolo della Libertà e del Buon Governo” nella migliore delle ipotesi sei un “coglione”.
Non esistono alternative possibili! «Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo». In base ad una equazione per la quale i due termini sono sinonimi inscindibili.
Quando ciò malauguratamente avviene, non può essere che attraverso la manipolazione del risultato elettorale. È il partito dell’Amore contrapposto alla “politica dell’odio”: contro i “brogli della sinistra”; contro Prodi, un vecchio boiardo democristiano accusato di essere una spia del KGB (con tanto di commissione di inchiesta parlamentare)… E molto altro ancora si potrebbe raccontare…

In virtù di siffatte e reiterate profusioni d’amore, con lo spirito del Natale sotto l’alberello prende forma l’idea di un nuovo “Patto di pacificazione nazionale” tra Pdl e UdC e PD, per isolare i “giustizialisti” di casa democratica e gli “eversori” della IdV. E sempre in nome dell’Amore che pervade gli animi e riempie i cuori dei vari Cicchitto, Quagliarello & Co. garantire l’impunità assoluta al bodhisattva della Brianza. Infine cancellare, col muto avvallo delle opposizioni più “responsabili”, ciò che rimane dello Stato di diritto.
Qualcosa di molto simile avvenne nel 1921.
Cambiano i soggetti politici, ma la sostanza che ne ispira la filosofia è la stessa…
Il 23 Luglio 1921 il cavalier Benito Mussolini dichiara di essere favorevole ad una ‘pacificazione’ tra fascisti, socialisti riformisti e cattolici del Partito Popolare, per isolare le frange ‘eversive’ in seno alla società.
Il 3 Agosto 1921 il “Patto di Pacificazione” viene siglato ufficialmente, tra socialisti e fascisti, con la mediazione del Presidente della Camera. Non aderiscono i Popolari, i Repubblicani ed i comunisti. Soprattutto, al Patto si oppongono con ferocia i caporioni fascisti delle zone padane e delle provincie settentrionali, che non riconoscendo alcuna tregua intensificheranno indisturbati i loro raid.
All’atto pratico, il patto di pacificazione permise a governo e fascisti dapprima di isolare politicamente e poi distruggere le formazioni di autodifesa contro le violenze squadriste, di spezzare ogni tentativo di fronte unitario da parte delle opposizioni, cancellare le forze popolari estranee alla logica dei partiti, e preparare indisturbati la successiva ‘Marcia su Roma’. Il seguito è noto…
Perciò, a dispetto di patti, baci e abbracci, a noi il Natale (e pure il resto dell’anno) piace festeggiarlo così…

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