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TRUMPIST LEGACY

Posted in Kulturkampf, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , on 9 gennaio 2021 by Sendivogius

In sintesi, ora che questo tumore maligno della democrazia si prepara a fare finalmente le valige per entrare nella pattumiera della storia (rigorosamente a lettere minuscole), insieme al suo clan di abusivi incistato alla Casa Bianca, non è che ci sia molto da dire su Donald J. Trump: è un fascista. E la parola in sé già basterebbe in sopravanzo a riassumere il personaggio, nell’espressione più compiuta del termine.
Il leaderismo messianico… il culto della personalità… l’ego smisurato… le smargiassate dal machismo esasperato… l’ostentata volgarità plebea del bifolco ripulito… le pose volitive e aggressive… la violenza intrinseca nel compiacimento perverso della stessa… i continui richiami alla (sua) legge e ordine, da imporre agli altri nella presunzione di ritenersi al di sopra di ogni regola… la polarizzazione manichea del confronto, attraverso la continua distorsione della realtà… il ricorso sistematico alla menzogna… il razzismo viscerale, insieme alla vigliaccheria congenita di un uomo meschino…… sono solo alcuni dei dettagli di contorno che confluiscono nella triade oscura e che definiscono un narcisista patologico in pieno delirio di onnipotenza, facendone un sociopatico di successo. Soprattutto, rivelano i suoi modelli di riferimento, come si trattasse di un marchio di fabbrica, tramite il connubio tra politica e psicologia clinica.
Trump appartiene a quella numerosa e nefasta genia tossica di leader psicopatici che di tanto in tanto spuntano nei periodi di crisi, per fare del disagio delle masse smarrite il trampolino del proprio successo, cavalcandone la rabbia sociale per afferrare il potere, che intendono come esclusivo ed assoluto. Bruciano in fretta, come il fuoco che li consuma da dentro, nell’assoluta assenza di empatia e di qualsivoglia principio, ma di solito lasciano danni enormi, prima di essere scrostati via.
A volte, ma è raro, c’è una grandezza tragica negli autocrati (o aspiranti tali)… Quasi sempre prevale l’aspetto cialtronesco di macchiette pericolose, come nel caso di questo bullo di twitter dal senso grandioso di sé. Qui più che altro siamo dalle parti del Supercafone: più eccessivo di un villain da fumetto pulp, trascende i confini del grottesco e pare la parodia nazi di Jabba the Hutt, con la sua cosca di nostalgici in camicia nera che si salutano tra loro al grido di “heil!” in un trionfo kitsch-sovranista.

Per spiegare il mondo di Trump… quell’America piccola piccola che si masturba sui suoi mitismi estemi… basterebbe ricordare la sua reazione isterica alle proteste per l’omicidio di George Floyd, che ha tolto ogni velo residuo alla narrazione fantastica e grettamente reazionaria del presidente più amato dal Ku Klux Klan dai tempi di Barry Goldwater e George Wallace, con le città militarizzate e lo schieramento di legioni di robocop in tenuta da guerra,  a presidiare una capitale blindata contro i terribile cortei antifascisti, tale era l’entità della minaccia sovversiva…

Protesters rally in front of Pennsylvania National Guard soldiers, Monday, June 1, 2020, in Philadelphia, over the death of George Floyd, a black man who was in police custody in Minneapolis. Floyd died after being restrained by Minneapolis police officers on May 25. (AP Photo/Matt Slocum)

DC National Guard Military Police officers and law enforcement officers stand guard during a protests against the death in Minneapolis custody of George Floyd, near the White House in Washington, D.C., U.S., June 1, 2020. REUTERS/Jonathan Ernst

Così serrati, da trascendere l’ammucchiata nell’ostentazione di potenza..!

National Guard troops were deployed to the Lincoln Memorial on June 2, 2020, during protests held in Washington, DC, over the death of George Floyd.

Più che altro, sembra di assistere ad una parata dei Cobra, tanto è notevole la somiglianza e surreale l’effetto!

WASHINGTON, UNITED STATES- National Guard troops deployed to the Lincoln Memorial on the eighth day of protests in Washington DC, United States on June 2, 2020. Protests continue for the death of George Floyd at the hands of a policeman in Minnesota last Monday (25). Several people pointed out that in that same place Martin Luther King Jr. gave his “I have a dream” speech in 1963.

 

Poi è successo che il Mussolini ossigenato ha perso le elezioni presidenziali. E non potendo scappare via con la palla, ha pensato bene di bucarla pur di non mollare il giocattolo.
Si è messo ad inseguire il vecchio mito liberamente reinterpretato della “vittoria mutilata”, dopo aver candidamente dichiarato con svariati mesi di anticipo che non avrebbe accettato alcuna sconfitta, né avrebbe consentito una transizione pacifica, come se fosse la cosa più normale del mondo. E infatti, coerentemente, si è messo a coccolare la galassia dei complottisti più estremi e delle milizie armate, denunciando “brogli” a due mesi dal voto (della serie: se vinco io è tutto regolare, ma se perdo è perché le elezioni sono truccate), giusto per non lasciare indietro nulla. Quindi ha aizzato i suoi squadristi all’assalto del Campidoglio il giorno della certificazione dell’elezione del nuovo presidente, trasformando le aule del Parlamento in un bivacco di manipoli.
Nell’ora fatale, il Palazzo del Congresso si presentava così…
A malapena piantonato da un drappello della Capitol Police con caschetto da ciclista, circondati da una fauna di sedicenti “patrioti”, come piace loro chiamarsi, secondo le mistificazioni semantiche del neo-nazismo militante, dietro la neo-lingua sovranista, in un tripudio di bandieroni per tutti i gusti, dalla bandiera di Gadsden fino a quella dell’immaginario Kekistan, insieme agli immancabili vessilli confederati di chi evidentemente pensa che la guerra civile non sia mai finita e la reinterpreta in farsa, neanche fosse una sceneggiatura scartata della Marvel, dimenticando che Capitan America li odia i nazisti. Non solo quelli dell’Illinois…

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STUPID WHITE MAN

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 marzo 2019 by Sendivogius

Un coglione semianalfabeta che se ne va in giro con una telecamera piantata sopra la sua turgida testa di cazzo intrisa di merda nazista, talmente dissociato dalla realtà da vivere in un videogioco sparatutto in live-action; imprigionato in una dimensione parallela di paranoie kalergiche e deliri lisergici; armato fino ai denti e le armi scarabocchiate coi nomi di altri psicopatici come lui, frammischiati a personaggi ed eventi storici, pescati a casaccio dalle guerre balcaniche…
E ci sarebbe quasi da ridere se il Brenton Tarrant di turno non avesse fatto una strage, ammazzando 50 persone inermi riunite in preghiera. Questo degno esemplare di pura razza ariana, un impotente ossessionato dalla denatalità, deve aver trovato particolarmente eroico il tiro a segno contro le donne, che nella sua lotta contro lo straniero invasore devono essergli apparse come delle incubatrici ambulanti di alieni, da eliminare all’origine del concepimento con un attacco preventivo. E lo dice senza reticenze, mentre si intervista da solo..!

Per uno che rivendica le sue radici ango-scoto-gallesi è curioso come non si renda minimamente conto che, a parità di prospettive, lui stesso è un fottuto immigrato (che c’azzecca un gallese in Oceania?). E questo ne fa automaticamente un ‘invasore’, nel momento in cui i suoi avi hanno colonizzato l’Australia sterminandone le popolazioni aborigene.
Lui non è razzista, ma razzialista. E lotta solitario in mezzo a noi, per la difesa dei “popoli bianchi” e per il ripristino della perduta età dell’oro, quando questi si sbudellavano allegramente tra di loro senza contaminazioni allogene. Qualcuno lo chiamerebbe ‘folklore’. Il tizio più semplicemente si definisce “fascista”.
Di questi rabbiosi cazzoni inzuppati d’odio, il web è pieno. Praticamente, il profilo coincide coi 2/3 dell’elettorato salviniano e ricomprende la quasi totalità dei suprematisti identitari etnonazionalisti sovranisti che affollano le peggiori latrine internet, mentre inondano i social-network col loro shit-storm quotidiano, lasciando schizzi delle loro deiezioni ovunque capiti. E lo fanno insieme ai loro derivati in rosso-bruno, che affollano la cosiddetta “Terza Via”, in un ingorgo di sigle che cicciano come pustole infette: strasseriani, nazional-bolscevichi, neo-comunitaristi, nazionalpopolari, socialnazionalisti… È sempre la stessa merda nazista, che si nutre di mitismi e simbologie condivise, a disposizione dell’armamentario ideologico dell’internazionale nera. Da noi, al massimo, le si chiamano goliardate.
I nazisti della porta a fianco in questa fogna a cielo aperto ci si abbeverano con gusto, in un cocktail micidiale di “nazionalismo bianco”, richiami al misticismo nazista, e paranoie cospirazioniste che ruotano attorno ad un demenziale complotto di genocidio razziale per sostituzione etnica.
E sono vezzeggiati, coccolati, blanditi (e protetti), fino ai massimi livelli ‘istituzionali’…
Passando per le mezzeseghe locali…
Più che altro, è inquietante notare la saldatura su contaminazione attualmente in atto tra quell’enorme laboratorio neo-nazista che è diventata l’Europa orientale ed i gruppuscoli della cosiddetta alternative-right, prettamente di matrice anglosassone. A suo modo, un coglione pluriomicida come Brenton Tarrant ne è un condensato perfetto: infarcisce le sue armi con scritte in cirillico ricopiate chissà dove e simboli runici, tra cui spicca la runa di Odal, che già faceva bella mostra di sé nel Rassemblement national populaire di Marcel Deat, prima di diventare l’emblema dell’italiana “Avanguardia Nazionale” di Stefano delle Chiaie, oltre ad essere stato lo stemma distintivo di una delle più feroci divisioni delle Waffen SS. Guarda caso, operativa propria in Montenegro, patria di quel Novak Milosev Vujosevic, che il nazi-killer non manca di citare sui suoi caricatori.
È singolare notare come il titolo del testamento ideale del terrorista sia l’esatta trasposizione in inglese della teoria della “Grande Sostituzione” (Le Grand Remplacement): fortunata invenzione dello scrittore francese Renaud Camus, politicamente schierato col suo movimento politico a fianco del Fronte Nazionale di Marine Le Pen. A titolo informativo, per i difensori della razza pura, Renaud Camus è dichiaratamente omosessuale.
Ma a fare bella mostra di sé sulle dotazioni tattiche del macellaio di Christchurch è soprattutto il sonnenrad, ovvero il Sole Nero tanto caro alle SS di H.Himmler, accompagnato anche in questo caso dalla sua variante slava: il Kolovrat (che poi è anche il nome di uno dei principali eroi dell’epica russa, Evpaty Kolovrat, nella lotta contro l’invasione mongola).
Entrambe i simboli sono collegati al neo-pagenesimo di ispirazione etenista ed alla Rodnoveria panslava. Per le organizzazioni skinhead e suprematiste, si tratta di una valida alternativa al cristianesimo con le sue insopportabili contaminazioni giudaiche. Ma il Kolovrat ricorre anche negli stemmi di gruppi paramilitari russi di matrice neo-nazista che combattono nel Donbass.
E che a loro volta si scannano con gli altri gruppi neo-nazisti ucraini, tra cui spicca il famigerato Battaglione Azov che nel suo stemma usa invece il sonnenrad.

Ovviamente, non mancano gli scambi culturali con le organizzazioni italiane…

Peraltro, il Sole Nero delle SS è presente anche negli stemmi della cosiddetta Antipodean-Resistance, una delle principali formazioni australiane della destra neo-nazista e vicina ai gruppi skinhead legati al suprematismo bianco (su tutti gli AtomWaffen Division ed i SonnenKrieg), con le loro trucide rappresentazioni artistiche
Poi va da sé che le ossessioni sono quelle di sempre: i froci, gli ebrei, i negri, i cinesi, gli stranieri in generale, con l’aggiunta dell’odio verso gli aborigeni (siamo pur sempre in Australia), nel terrore del meticciato.

Cosa più interessante, è l’organizzazione delle “Lads Society”, ovvero una variante nazi-sovranista di Fight Club per scazzottate identitarie, nelle preparazione dei futuri guerrieri senza sonno della “white revolution”.
L’Antipodean-Resistance è in realtà una confederazione di sigle, filiate attorno alla web community del sito IronMarch; forum fascista, lo definisce il suo stesso fondatore: un uzbeko, tal Alisher “Genghis” Mukhitdinov, che in rete si spaccia per russo e si fa chiamare Alexander Slavros…

Si tratta di un ‘burlone’ specializzato nell’autopromozione e nella produzione compulsiva di meme nazisti, che parla di guerre razziali di sterminio (evidentemente gli piacciono i “Diari di Turner”) e… feticismo (!), in un miscuglio di strasserismo revisionato in salsa nazional-bolscevica: Alexander Dugin per intenderci, già protagonista di agiografici servizi sul TG2 di Gennaro Sangiuliano, nella RAI 2 a conduzione del ritrovato Carlo Freccero, dopo la conversione sovranista.
Slavros (o Mukhitdinov, che dir si voglia) è molto attivo anche sul portale Daily Stormer (che si ispira apertamente al Der Stürmer di Julius Streicher), specializzato in antisemitismo esasperato (è costantemente in guerra con gli altri gruppi dell’Alt-Right per non essere abbastanza anti-semiti), campagne di trollaggio organizzato, e una venerazione per Donald Trump.
C’è da dire che l’ideatore e fondatore del portale, Andrew Anglin, dalle nostre parti è di casa… 
Non per niente, del The Daily Stormer esiste anche un’edizione italiana, tanto per non farci mancare nulla.
In realtà si tratta di recinti chiusi, letamai infetti dove nazifascisti di ogni latitudine possono masturbarsi a vicenda in nome della causa comune, fomentarsi ed armarsi virtualmente in attesa dello scontro finale. Ogni tanto qualcuna di queste bestie scappa dalle gabbie e mette semplicemente in pratica ciò che va predicando da mane a sera. Ma per ogni invasato in circolazione, c’è sempre una mente che li fomenta ed una mano che li arma…

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