Archivio per Alessandra Daniele

La tragedia di un uomo ridicolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , on 18 giugno 2017 by Sendivogius

Fa cose… vede gente… twitta… scatta selfie con la compulsività ossessiva di una ragazzina adolescente; a dispetto di una prossemica, e nonostante l’espressione non proprio intelligentissima, che certo richiederebbero maggior prudenza nell’esibizione di sé, insieme ad un physique du rôle che francamente manca. Neanche a fare una liposuzione! E tuttavia persiste, ben consapevole che l’ostentazione del corpo del sovrano (mancato) è tutto, nell’involucro vuoto della sua autopromozione pubblicitaria, quando è tutto il resto a mancare… tanta è l’ansia famelica di tornare ad occupare quanto prima il seggiolone di governo. Niente terrorizza i parvenu più del ritorno all’anonimato di esistenze insignificanti. E questo tracagnotto sbruffone della provincia profonda non fa eccezione, con le sue pretese da D’Artagnan alla riscossa ed un aspetto che al massimo può ricordare Sancho Panza, ma dalle ambizioni smisurate.Oramai sembra un tossico in astinenza da potere, spaventato dalla sua stessa ombra; così piccolo che una qualsiasi insignificante nullità in disarmo (sia un Pisapia, un Prodi, un Letta) è sufficiente per preoccuparlo, tanto basta poco a mettere in evidenza la mediocrità siderale di questo bolso arrivista senz’arte né parte. Uno che si agita da mane a sera, per ricordare di esistere più a se stesso che al mondo, nell’ansia patologica di appagare un ego gigantesco dai piedi d’argilla, mentre puntella un potere personale sempre più friabile. Oramaio è ridotto a parodia di se stesso, mentre interpreta sempre la stessa parte stanca del rottame che si crede “rottamatore”, tra compagni di merende e gli amichetti della parrocchietta.Certo questo fenomeno da oratorio ci ha messo molto del suo, ma moltissimo hanno contribuito i media del circuito mainstream, facendone la loro faccia da cover preferita, nel tentativo di costruire un mito di cartapesta (di quella riciclata dalle toilette). Raramente, politicante è stato tanto incensato, costruito, fotografato, pompato dai media, per essere altrettanto velocemente scaricato come un ferro vecchio, una volta esaurito in fretta l’appeal tutto artificiale di questo venditore di fuffa a domicilio…

«Si dice che la stampa debba essere il “cane da guardia” che sorveglia il potere. In Italia, è il suo cane da grembo. E non gli lecca solo la faccia
(Alessandra Daniele. 06/12/2016)

Ambrose Bierce, in un di quei fulminanti aforismi che compongono il suo Dizionario del Diavolo, definiva l’Ambizione come il “desiderio irresistibile di essere vilipeso in vita dai nemici e deriso dopo la morte dagli amici”.

Mollato perfino dai giornali meno ostili, chiusa per fallimento quella sottospecie di Ufficio Propaganda per il culto del leader, a cui era stata ridotta l’Unità, ormai è una macchietta che insegue se stessa…

Alla buon’ora, ci si accorge pure come il figuro altro non sia che un ibrido democristiano su innesto fanfaniano (e doroteo). La cosa era talmente evidente fin dalle prime esibizioni pubbliche del pinocchietto fiorentino, che noi ne avevamo già colto a suo tempo l’essenza (QUI per un riepilogo completo), sottolineando l’analogia soprattutto QUI con un titolo più che appropriato alla circostanza.  Ma all’epoca il prodotto tirava e nulla doveva disturbare la splendida narrazione. Non dubitate che ce lo riproporranno ancora, cambiando semplicemente l’etichetta di scadenza…

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Il verbo dei signori

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 29 maggio 2017 by Sendivogius

Di parole, quando se ne hanno di così fulminanti, non ne servono altre…

“BASTA LA PAROLA”
di Alessandra Daniele
(28/05/17)

«Dopo essersi scagliato varie volte contro i mercanti d’armi, Papa Bergoglio la settimana scorsa ha ricevuto in pompa magna il più grosso mercante d’armi del mondo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il quale, dopo aver piazzato 110 miliardi di dollari di armi ai principi sauditi, maggiori sponsor del terrorismo islamista, ha loro raccomandato con un solenne discorso ufficiale di combattere il terrorismo islamista.
Basta la parola.
Quello che s’è svolto in Vaticano è stato dal punto di vista mediatico una specie d’incontro fra materia e antimateria. Se Donald Trump è unanimemente disprezzato dai media mainstream, che tifano per il suo impeachment con una furia da ultras, Papa Bergoglio gode d’una estasiata idolatria indiscussa. Persino fra gli opinionisti atei solitamente mangiapreti è considerato un imprescindibile obbligo sociale adorarlo, e dichiararlo l’unico leader credibile del pianeta, l’unica speranza di riscatto per i poveri e i perseguitati.
Se Wojtyla era famoso ma controverso come una rockstar, Bergoglio in arte Francesco non è nemmeno in discussione. È santo subito. A prescindere.
Ma perché i media mainstream ci tengono tanto a santificare qualcuno che dice cose apparentemente così contrarie all’establishment? Perché le dice, ma non le fa.
Al netto di slogan e gadget tipo la Misericordina, quali sostanziali cambiamenti concreti il suo pontificato ha davvero portato finora?
La Chiesa ha rinunciato alle sue ricchezze terrene per devolverle ai poveri, aprendo i propri palazzi a profughi e rifugiati?
No.
Non ha nemmeno rinunciato all’otto per mille, né alle detrazioni fiscali.
La Chiesa ha abolito il malsano celibato obbligatorio per i consacrati, ha aperto al sacerdozio femminile, ha smesso di definire l’aborto un infanticidio?
Macché.
Non ha nemmeno smesso di fare pressioni indebite sul parlamento italiano, cercando di soffocare le poche già esili leggi sui diritti civili.
Forse però aspettarsi mutamenti così radicali è troppo. Bisogna accontentarsi d’un repulisti, una Mani Pulite oltretevere. Almeno quella c’è stata?
Figuriamoci.
La narrazione, come sempre in questi casi, è che Papa Bergoglio ci stia provando, ma non ci riesca perché bloccato dalle gerarchie, dalle burocrazie, dalle consorterie. Dal TAR. Dal CNEL.
Benché nessun autentico rinnovamento stia avvenendo, Bergoglio è quindi considerato comunque un grande rinnovatore, per quello che dice.
Basta la parola.
E così, con la sua fotogenia ruffiana, il gesuita Bergoglio restaura la maschera benevola del potere che Trump con la sua spudorata mostruosità ogni giorno distrugge.
In un mondo nel quale ormai le élite sono giustamente considerate il Nemico, un leader, anzi un sovrano assoluto che riesca a dare l’impressione che il potere non sia un male in sé, purché si trovi nelle mani “giuste”, è in realtà una benedizione per ‘tutti’ i potenti

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FACCE NUOVE

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , , on 15 gennaio 2017 by Sendivogius

Prossemica renzianaPrima o poi ritornano sempre a galla… È nella natura dei coproliti fognari flottare immantinenti negli scoli della politica, ignari e fumanti nel brodo accogliente delle acque reflue, prima di essere riciclati a nuova vita.
matteo-renzi-su-chi Il Bullo di Rignano non fa eccezione. E pertanto rieccolo più tracotante, grasso, e smargiasso che mai! Lui poverino avrebbe pure voluto ritirarsi dalla ‘politica’… Poi però si è reso conto che a 40 anni suonati, senza aver mai fatto altro nella vita che non fosse appunto il politicante professionista a tempo pieno, ha anche capito che 16mila euro al mese, in un contesto normale, non glieli dava proprio nessuno per non saper fare un cazzo ed intasare l’etere di tweet.

Renzi con Buttiglione e Andreotti - Il nuovo che avanza

O forse davvero credeva che qualcuno era disposto a pagarlo per mandarlo in giro per il mondo a rilasciare interviste e conferenze a pagamento, come quell’altra merda calzata e vestita di Tony Blair?!? È dura ricollocarsi sul mercato… E infatti cosa fa?!?

“Rifletto, leggo, sto in famiglia. Vado al ricevimento professori dei genitori dei miei figli. Ho ripreso a usare la bici”

Di cercarsi una qualche occupazione non gli passa neanche per l’anticamera del cervello, fosse anche per sbaglio! E peccato, altrimenti avrebbe potuto sperimentare di persona i mirabolanti effetti del Job-Act.

“Riorganizzo la struttura del partito”

Che ha contribuito a disintegrare, trasformandolo Festa Renziananel suo personale (e fallimentare) comitato elettorale. Quindi, dopo aver perso tutto quello che elettoralmente si poteva perdere, e farlo nel peggiore dei modi possibili, dopo aver dilaniato il proprio stesso partito e sputtanato per i prossimi 150anni l’idea stessa di “sinistra”, col programma di governo più a destra e socialmente retrogrado dai tempi di Pelloux, ecco di nuovo alla carica un altro che pensa di essere indispensabile per le sorti del Paese. Più concretamente, sente il potere scivolargli via dalle mani e tenta di riagguantare quello che non è un semplice giocattolo con cui appagare il proprio ego malato, ma una ragione fondamentale di sopravvivenza. Il tapino tiene famiglia e non ha alcun intenzione di andarsi a cercare uno straccio di lavoro vero. In fondo, al di là delle chiacchiere, di concreto cos’è che sa fare?!?
renzi-lavoroNessuna autocritica, nessun dubbio, nessun pentimento, le colpe sono sempre degli altri: Monti, la Boschi (sedotta e trombata), la minoranza piddì, il Pulcino Pio… Renzi è esente da ogni responsabilità e ovviamente procede per autoassoluzione con la sua corte di lacché a contratto. Non ci prova nemmeno a simulare un minimo di umiltà, nella presunzione di infallibilità che se non fa di lui l’Unto del Signore lo rende molto prossimo ad esserne il tracotante impostore. Anzi, non perde occasione di sbrodolarsi addosso, perché proprio non ce la fa..!

Selfie_Renzi_Twitter “…nessuno ci toglierà i mille giorni che abbiamo fatto, straordinari. E soprattutto nessuno può toglierci il futuro. Abbiamo il tempo, l’energia, la passione per imparare dalla sconfitta e ripartire… Dire IO e metterci la faccia è stato necessario.”

E non contento:

“Quella che lei chiama propaganda sono riforme che hanno aiutato un pezzo di Paese a vivere meglio. Non ci hanno fatto vincere? Ok, ma sono fiero di averle fatte e quei 13 milioni di voti raccolti al referendum sono un patrimonio di speranza per il futuro…
Abbiamo fatto la più grande redistribuzione di reddito della storia fiscale italiana – gli 80 euro – ma abbiamo accettato che fosse presentata come una mancia. Ma almeno noi lo abbiamo fatto, dopo anni di chiacchiere. Se cerca uno slogan ne ho uno migliore: meno slide, più cuore.”

renzi bilancioDite la verità… Quanto NON vi era mancato?!? Che fanfaroni così ne nascono tutti i giorni, ma questo supera anche le peggiori aspettative, nel lancia e raddoppia della minchioneria elevata a prassi furba di governo e riciclo.
renzi-80-euro-bonus-maggiorenniQuello che il Bambino Matteo, nella sua solita ribollita di frasi fatte e blairismo riscaldato non ha capito, o più ipocritamente finge di ignorare, è il fatto che sia diventato un prodotto scaduto. È un brand di mercato superato che non buca più, mentre i suoi padrini politici si affrettano a scaricarlo e negare ogni correlazione. È diventato compromettente. Era già accaduto col papi nazionale, si è ripetuto con Mario Monti, e così sarà per Matteo Renzi, che ora ha ben altro di cui stare “sereno”.

Firenze, Matteo Renzi ed Enrico Letta a Palazzo Vecchio

«Dopo il crollo rovinoso della facciata posticcia renziana è di nuovo sotto gli occhi di tutti il volto metallico della tecnocrazia al potere. Quell’oligarchia finanziaria che aveva scelto Renzi come frontman, sperando che catalizzasse le spinte antisistema per metterle al servizio del solito piano di smantellamento della Costituzione antifascista, e sostituzione della Repubblica democratica con un’altra struttura più congeniale alle esigenze del mercato.
Gli era quindi stato affidato il volante del PD perché lo guidasse alla vittoria. Matteo Renzi l’ha schiantato contro un muro. Tre volte di seguito. Regionali, comunali, referendum.
Nonostante il sostegno di tutti i poter forti, con l’adesione compatta e servile dei media mainstream, in soli due anni il Cazzaro, coi suoi strapagati consigliori americani, le sue ministre-immagine, e tutta la sua corte di spocchiosi incapaci, ha perso tutto quello che c’era da perdere.
Matteo Renzi non è solo un perdente, è un recordman della disfatta.
Dopo il crash del renzismo, il Sistema s’è riavviato ripristinando la configurazione precedente. L’oligarchia si ritrova ancora una volta a dover escogitare una legge elettorale che rappresenti la volontà popolare il meno possibile, e nello stesso tempo consenta Grossolane Koalition permanenti, telecomandate dall’Unione Europea, sulle quali l’esito del voto possa produrre al massimo un rimpasto con l’espulsione di qualche sottosegretario indigesto, sputacchiato fuori come i canditi del panettone.
Dato il suo fallimento, gli interessi e la carriera di Renzi non sono più in cima alle preoccupazioni dei suoi committenti. Gliel’ha detto chiaro Mattarella nel messaggio di fine anno: Matteo stai sereno, non si voterà né quando né come servirebbe a te. Tutte le trattative sono riaperte. L’era della velocità è finita

Alessandra Daniele
Il rimpasto nudo
(08/01/2017)

Se c’è una cosa che in questo paese non manca mai e dei quali al momento non abbiamo assolutamente bisogno, questi sono i “cazzari”.

renzi-cazzaro

Il renzismo non è altro che un’allocuzione gassosa: resta l’odore ed evapora il resto. Ora siamo nuovamente in modalità ‘sobria’.

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FIUMI DI PAROLE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2015 by Sendivogius

bambola-gonfiabile

I senatori non sono passacarte delle procure. Ho molta fiducia nei senatori. Non si sta parlando del bar dello sport. Lo considero un segno di maturità; chi ha letto le carte ha ritenuto di votare in questo modo. Io credo alla buona fede dei senatori e deputati. Il Parlamento non è un passacarte della procura di Trani.
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caffettino Sul Consiglio di Amministrazione della RAI non c’erano alternative temporali al rinnovo; la ‘prorogatio’ si spiega male per un’azienda da 3 miliardi. Alla Gasparri non c’erano alternative, la forzatura sarebbe stata non rinnovare il CdA. Ora il gioco è in mano al Parlamento con la Vigilanza.
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Angelino Il mio non è uno sfogo ma un richiamo alla realtà: intorno a me ci sono i migliori con qualità e risultati sotto gli occhi di tutti.
Noi ci siamo. E spero che stavolta i sindacati accettino la sfida: una buona legge sulla rappresentanza potrebbe aiutarli a vincere la crisi che sta fortemente minando la rappresentatività delle organizzazioni. Oggi anche nel sindacato c’è troppa burocrazia. E girano più tessere che idee.
Per me decisivo è abolire il bicameralismo paritario e semplificare le Regioni. Se portiamo a casa questa che è la madre di tutte le riforme, a quel punto avremo davvero svoltato.
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Franco e CiccioAbbiamo iniziato il più grande cammino riformatore della storia europea ma non ci basta, la sfida più bella è quella di domani.
Ciò che abbiamo fatto in 7 mesi è particolarmente degno di onore e orgoglio e ha consentito al paese di ripartire.
L’Italia ha finalmente svoltato dopo anni di decrescita infelice. Segno più su tutto, da turismo all’export, dall’attrazione di investimenti esteri a nuovi posti di lavoro. Segno che con le riforme le cose cambiano. Sul Sud basta piagnistei: rimbocchiamoci le maniche. L’Italia, lo dicono i dati, è ripartita.
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Renzi il Cazzaro Il parlamento sta lavorando come mai dal ’48. Basta vedere dove stavamo un anno fa, con l’economia in discesa, e dove siamo ora.
All’inizio di settembre il governo eserciterà la delega sulle partecipate, con un provvedimento per l’efficientamento e l’aggregazione delle partecipate statali, poi ci sono quelle comunali e regionali che sono tantissime.
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AngelonaPuntiamo ad avere un aumento in dieci anni di 300 miliardi di euro dell’export italiano. Attualmente, l’export rappresenta il 28% del Pil. Se facessimo un aumento sull’export pari a quello che ha fatto la Germania dopo le riforme… la Germania è al 48% dell’export sul Pil. L’export è cresciuto del 4,1%, più delle previsioni e gli investimenti stranieri in Italia sono cresciuti del 30%.

Il primo trimestre 2015 è il primo trimestre positivo dopo 11 mesi, crescono mutui e utilizzo delle carte di credito, consumi tornano al segno più.
I dati sulla crescita dell’occupazione sono dati veramente sorprendenti, è una crescita a doppia cifra e dunque il segnale che l’Italia riparte.
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Renzi il Cazzaro (1) Il mio impegno qui è fare per 5 anni una riduzione di tasse che non ha paragoni con la storia repubblicana.
Se le riforme vanno avanti saremo in condizione di abbassare di 50 miliardi in cinque anni le tasse agli italiani. Se il Parlamento farà le riforme elimineremo tutte le tasse sulla prima casa. Nel 2016 via tutte le tasse della prima casa, Imu e Tasi. Elimineremo l’Imu agricola e sugli imbullonati. Nel 2017 via buona parte dell’Ires e dell’Irap, nel 2018 scaglioni Irpef e pensioni. I soldi in meno della Tasi/Imu saranno restituiti integralmente ai Comuni.”

blahUna sola domanda: come accidenti si spegne?!?
Nel mondo impazzito dei replicanti su clonazione digitale, oramai assomiglia ad uno di quei pupazzi animati, sfuggito al controllo dei suoi creatori.
Le smorfie del cazzaroLa pila atomica che ne alimenta i circuiti, gli garantisce un’autonomia illimitata per una durata potenzialmente infinita. Il dramma è che questo prototipo extra-large di cicciobello bionico sembra sprovvisto di interruttore per lo spegnimento d’emergenza, con evidenti segni di sovraccarico per una condensazione eccessiva di idiozie ad uso mediatico che promana a getto continuo in scariche di dissenteria oratoria, rigorosamente a prova di contraddittorio, in servizio attivo permanente h24, giorni festivi inclusi. Il risultato è un condensato di ovvietà, slogan d’accatto, propaganda, luoghi comuni ed altre banalità, frullati in unico pastone al netto delle fanforanate caricate su nastro riavvolgibile per la ripetizione ad oltranza, da trasmettere a ciclo continuo in mondovisione, mentre miraboleggia le sue funamboliche prestazioni da millantatore professionista, per quello che avevamo già definito la personificazione ambulante di un disturbo narcisistico della personalità…

Disturbo narcisistico di personalità

Più prosaicamente, dinanzi alla logorrea incontenibile di un’egolatria patologica al culmine della propria auto-esaltazione delirante, c’è chi parla di fiumi di cazzate:

«Dopo aver promesso palingenesi e apocatastasi, il governo Renzi rifila tagli alla sanità e leggi bavaglio esattamente come tutti gli altri governi degli ultimi vent’anni, annunciando futuri sgravi fiscali realistici quanto i capelli di Berlusconi, e mendicando i voti dei detriti che continuano a percolare dalla sua discarica in decomposizione. Scilipot Valley.
[…] In Italy, Meteor Renzi è ormai circondato da nemici, ed è esattamente quello che si merita.
La classifica di chi lo odia di più vede ovviamente in pole position la minoranza PD che cerca inutilmente di schiacciare da un anno, fallendo come in ogni altro campo.
Poi i convertiti che avevano previsto e auspicato un ventennio di renzismo, e che adesso non gli perdonano d’averli attirati su un carro del vincitore che ha cappottato alla prima curva, lasciandoli a gambe all’aria sul selciato fra gli sguardi schifati dei passanti.
[…] Dopo la prossima legge finanziaria – l’unica cosa che interessi davvero agli sponsor di Renzi – s’aprirà ufficialmente la stagione di caccia al cazzaro.
La sedicente “Era Renzi” sarà smantellata prima ancora d’essere stata finita d’allestire, come un padiglione dell’Expo

Alessandra Daniele
(02/08/2015)

Micheal AngelTra i suoi massimi e più convinti sostenitori, c’è invece lo strabordante Giuliano Ferrara che mai ha mancato di esternare tutta la profondità della propria stima negli ispirati editoriali de “Il Foglio”, con titoli più che eloquenti sul fenomeno (Fenomenologia di un Cazzone):

«Renzi è un cazzone di talento ed è l’erede assoluto di Berlusconi»
(27/03/2015)

E tanto basta!
In fondo, ci troviamo dinanzi ad monumento vivente alla fuffa, edificato su vecchi innesti…
Renzi segretario della Margherita nel 2008Del papi ha ripreso l’estetica da televendita, il gusto per le minchiate, l’ottimismo idiota del cretino nemmeno troppo cognitivo. Di suo, ci mette tutta la freschezza dei quarant’anni vissuti allegramente da chi non ha mai fatto un cazzo nella vita, baloccandosi con ambizioni smisurate nel suo teatrino di provincia.
Facce da RenziLo sguardo annacquato di un merluzzo scongelato da una settimana, la gobbetta precoce su innesto andreottiano nel corpaccione flaccidoso, afflosciato tra i cascami adiposi di una pinguedine in strabordante eccesso, il faccione sformato e guizzante in un profluvio di espressioni beote dalla mimica porcina… non rendono certo la dimensione del physique du rôle, misurato in quarti piuttosto che in fatti concreti.
criceto Ad essere parecchio benevoli, assomiglia ad un criceto obeso che fa la girella correndo sulla ruota: sempre in movimento, ma nel contempo fermo allo stesso punto.
renzi vitruvioA suo modo costituisce la variante ‘cosmicomica’ dell’Uomo Vitruviano, per la cosmogonia profana del Cazzaro globalizzato nella sua dimensione mitologica; l’inventore del moto perpetuo della cazzata universale ripetuta nel tempo e reiterata nella compulsività della sua non-essenza.

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(77) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , on 27 luglio 2015 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2015”

La parola dataImperterrito, inesauribile, instancabile! Come una mitraglia caricata a stronzate, il Cazzaro di Rignano non conosce riposo, mentre cerca ossessivamente di attirare l’attenzione su di sé nell’autocompiacimento patologico di un ego malato, profondendosi in un cicaleggio continuo di chiacchiere inutili che si perdono nella canicola estiva tra la noia generale e insofferenza crescente.
renzi-cazzaroSmarrito il senso delle fanfaronate di questa parodia grassa e cialtrona di Frank Underwood in eccesso di flatulenze, rimane solo il fastidio per il rumore di sottofondo; peggio della marmitta sfondata di un motorino modificato. Oramai ciarla e sproloquia su tutto, sbrodolandosi addosso mentre caracolla strizzato nei suoi travestimenti di scena, col faccione sudaticcio continuamente contorto nelle smorfie più improbabili tra abbondanti cascate adipose, per il ritrovato prestigio italiano all’estero…

Renzi e il Times

Inanella una corbelleria dietro l’altra, per una produzione che sembra potenzialmente infinita, incapace com’è di tacere per più di due secondi, a dispetto di un’ignoranza spaventosa, tra le claque plaudenti della sua corte ridente di perfette nullità che stanno alla “meritocrazia” come la merda alla cioccolata. In fondo, è sempre una questione di prospettive: dipende dal punto di osservazione…

Frank Underwood - La democrazia è così sovrastimata

I ragazzi venuti dal Barile
di Alessandra Daniele
(29/03/2015)

«Arroganti, ignoranti, petulanti, incompetenti, cazzari. I trenta-quarantenni della politica italiana, si somigliano tutti così tanto da sembrare fatti in serie, e in un certo senso lo sono.
Sono polli d’allevamento, embrioni clonati tutti dalla stessa matrice berlusconiana della quale hanno le stimmate: opportunismo, egotismo, ghepensimismo (da ghe pensi mi) ma deteriorate dalla deriva genetica. Sono cloni deboli, gusci vuoti, comparse con smanie di protagonismo, resi visibili solo dal nulla che li circonda, e stanno riuscendo nell’impresa apparentemente impossibile di far quasi rimpiangere le rapaci cariatidi che li hanno preceduti, e che in grande misura continuano a manovrarli dietro le quinte.
Renzi con Buttiglione e Andreotti - Il nuovo che avanzaPerché in realtà non sono affatto l’avanguardia d’una nuova era come cercano maldestramente di far credere, quanto piuttosto gli ultimi rimasugli della precedente scrostati dal fondo del barile.
L’ultima risorsa d’una classe dirigente decrepita che ha divorato il paese e adesso ne rosicchia le ossa, continuando a promettere da sempre le stesse cose: Rinnovamento, Riforme, Ripresa. Anzi, Ripresina.
La scena politica in questi giorni ricorda quei vecchi, deprimenti varietà estivi anni ’80-90 popolati di personaggi minori – sosia, imitatori, coriste, e qualche vecchia gloria spompata – nei quali il cialtronesco conduttore spiccava solo grazie alla mediocrità del contorno.
Di solito aveva una camicia da gelataio, un accento regionale caricato, e un entusiasmo fasullo da animatore turistico.
Ogni tanto m’imbatto nella replica notturna d’una di queste squallide cagate, e per ogni faccia che vedo mi chiedo la stessa cosa: ma questo/a chi cazzo era?
Dei trenta-quarantenni della politica italiana, a parte quelli pubblicizzati dai media fino alla nausea, è impossibile ricordarsi nomi e facce per più di cinque minuti. Non superano mai il filtro della memoria breve. Hanno tutti più o meno la stessa personalità del tizio che sostituì Francesco Nuti nei Giancattivi.
La legge elettorale renziana è pensata per loro. Gli elettori non potranno sceglierli direttamente, perché per farlo dovrebbero ricordarseli.
Siamo bloccati nella replica notturna d’un varietà estivo anni ’80-90.
E l’alba ancora non si vede

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese
01. RIFORMATTAZIONE

[18 Lug.] «Se le riforme vanno avanti saremo in condizione di abbassare di 50 miliardi in 5 anni le tasse agli italiani»
(Matteo Renzi, Cazzaro automatico)

Stalin è morto02. UNTI E BISUNTI

[17 Lug.] «Paragono il renzismo ai momenti storici del Paese: il Risorgimento, la Resistenza, il boom economico, la battaglia vinta contro il terrorismo; non la voglio fare troppo grande, ma siamo in una fase simile»
(Erasmo De Angelis, Direttorissimo de L’Unità)

Cazzaro 2.003. INSONNIA

[15 Lug.] «Mi scuso per il ritardo, ma ho passato la notte a salvare l’Europa»
(Matteo Renzi, Supereroe)

Francesca Puglisi04. FEDELI ALLA LINEA

[13 Lug.] «Accordo fatto con Grecia. Spread crolla a 117 punti! Vince la linea italo-francese. Grazie Matteo Renzi!»
  (Francesca Puglisi, lecca-lecca piddì)

Santo Subito!

05. MEDIA-ATTORE

[07 Lug.] «Tutti mi vogliono come mediatore.»
(Matteo Renzi, bello e magro)

Super Cazzaro06. OTTANTA EURI!

[25 Lug.] «Supereremo di nuovo il 40%»
  (Matteo Renzi, Elargitore di mancette)

Yoram Gutgeld07. DEFICIENTAMENTI

[26 Lug.] «Nella prossima legge di stabilità non è previsto nessun taglio lineare alla sanità ma solo un efficientamento del sistema, che produrrà risorse da destinare al miglioramento dei servizi, anche se una parte potrebbe essere usata per il taglio delle tasse»
(Yoram Gutgeld, il Tagliatore)

Il balenottero08. L’ALTERNATIVA (I): Calze di Nylon e Preservativi

[18 Lug.] «Sono andato in Grecia con pane, formaggio e calze di nylon, per aiutare, ho pensato che ci sarebbero state persone per strada. Invece, ho trovato una splendida città, i ristoranti erano pieni. C’erano molti turisti. Ho mangiato bene con 18-20 euro. Era tutto pulito. Sono sicuro che se tornano alla dracma, avranno un anno di difficoltà, ma poi diventeranno il paradiso sulla terra.»
(Beppe Grillo, il Turista)

Nazi-Grillo09. L’ALTERNATIVA (II): DUCE A NOI!

[21 Lug.] «Tanti auguri al nostro Condottiero. Grazie a te abbiamo capito che le parole guerriere erano da tempo dentro di noi, ma non volevano venire fuori, pensavamo di essere soli e invece eravamo moltitudine. Buon compleanno Beppe Grillo!»
(Fabio Massimo Castaldo, eurodeputato a 5 seghe)

fattone10. L’ALTERNATIVA (III): Canne al vento

[15 Lug.] «Queste scarpe, le Vegetarian Shoes, sono fatte di canapa. Hai presente no? La marijuana, solo quella coltivata per uso tessile. Io non sono un vegano salutista o un vegano ambientale, ma un vegano etico. Per esempio questa cintura è fatta con il copertone di una bicicletta. Ma non uso nemmeno lana, perché le pecore da cui viene tosata vengono maltrattate, né la seta, perché anche i bachi sono esseri viventi. Ho scoperto di recente un posto dove vendono anche la schiuma da barba e lo shampoo fatti con la canapa»
(Paolo Bernini, coglione veggie)

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YES, WE CHAIR!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 22 giugno 2015 by Sendivogius

trono-di-spade-IV

L’Italia è un paese di destra. Lo dicono tutti e te lo ripetono in continuazione; soprattutto all’interno del cosiddetto Partito Democratico, che infatti ha rinunciato da tempo ad essere di ‘sinistra’ (ammesso lo sia mai stato davvero), parlando unicamente alla sua destra e realizzando quasi tutto quello che ai partiti propriamente conservatori e ‘moderati’ non era riuscito di fare. Con la conseguenza che non sfonda a destra e sprofonda alla sua sinistra, come e peggio di un brocco schiantato.
cavalloCon una di quelle straordinarie metafore che contraddistinguono lo squallore della minoranza fantasma che si agita nel ventre molle del partito bestemmia, per spiegare Cesare Damianol’eccezionale crollo di consensi di questo governo-truffa, Cesare Damiano ha paragonato il suo partito allo scolo di un lavandino, ovvero una vasca dove escono elettori di sinistra dallo scarico ed entrano quelli di destra dal rubinetto, fallendo miseramente nell’obiettivo.
Clogged DrainNoi non avremo saputo immaginare di peggio. E la sola visione che ci sovviene nella mente è lo spurgo intasato di una vasca che continua a riempirsi di liquami.
filthy-basinIn effetti, l’esperimento non poteva funzionare: a tutt’oggi il PD è l’unico vero partito compiutamente di centrodestra, nella sua dimensione europeista e liberaleggiante. Niente a che vedere con la destra propriamente fascista, populista, clericale e reazionaria, che tanto piace all’elettore moderato italiano.
Fascisti in Campidoglio 2Perciò, con tutta la coerenza che contraddistingue il personaggio, Cesare Damiano è il fondatore dell’ennesima corrente nell’ambito delle cinquanta sfumature di sì che costituiscono la cosiddetta minoranza interna: siccome non condivide nulla delle politiche messe in atto dal Bambino Matteo, giudicandole “incoerenti” e “fallimentari”, ha deciso di schierarsi dalla parte dello stesso, per puntellarne l’esecutivo con un appoggio incondizionato ma ‘critico’. Quando la “Ditta” chiama, i crumiri si mobilitano, per “migliorare le proposte del governo” (e tenersi stretta la poltrona che scotta, sotto al culo). gallina2 Questo perché Damiano ed i suoi compagni di merenda non sono né gufi né struzzi. E infatti per spiegare il fenomeno l’ornitologia non basta…
Bisogna passare direttamente al mondo degli invertebrati; al ché la figura del lombrico sarebbe perfetta, se non fosse che il molliccio oligocheta è in realtà un organismo utilissimo in natura. Damiano e la sua nuova minoranza renziana all’interno della minoranza anti-renziana, invece no. 
galline in fugaPertanto, di tutti i problemi che sembrano funestare quella cricca affaristico-clientelare, incistata attorno al comitato elettorale permanente per la promozione personale del Piccolo Principe, la causa di tutti i mali sembra essere il sindaco della Capitale: quell’Ignazio Marino reo di omessa complicità con l’associazione a delinquere che s’è magnata Roma, con la complicità di mezzo PD capitolino e la fascisteria romana al gran completo. Non per niente, contro il sindaco in disgrazia si concentra l’attacco seriale delle madonnine svelate, portate in processione al governo; ovvero le gattemorte del pollaio renziano…  

boschi-costumerosso

E si ragiona non su come superare la crisi irreversibile che sta strangolando la città in una morsa letale, ma come sostituire l’ingenuo “marziano”, con uno di quegli ossequienti pupazzi che costituiscono il circolo renziano… Dalla Lorenza Bonaccorsi, alla straordinaria incompetenza di una Marianna Madia; passando alla travolgente coerenza di un GiachettiRoberto Giachetti: uno dei solidi che galleggiano nell’otturato lavandino del renzismo di governo. Per non parlare della ritrovata freschezza di un Paolo Gentiloni o David Sassoli: i sempreverdi di lungo corso rutelliano, buoni per tutte le stagioni e tutte le candidature.
Ma te prego!Sono i nomi dalla comprovata incompetenza, che dovrebbero supplire all’incapacità manifesta dell’imbranatissimo Ignazio Marino, in quello che è solo un avvicendamento di poltrone nella sistematica occupazione del potere, specialmente in vista della greppia del prossimo giubileo di cui proprio non si sentiva la mancanza. E nel proporre candidature, che hanno come unico requisito la fedeltà al boss di Rignano, si mantiene intatta l’intera struttura del partito romano perché il problema non sono certe candidature, certi personaggi, certi organigrammi di potere, ma il sindaco che a tutto ciò è sempre rimasto estraneo costituendo la vera anomalia. E per questo va rimosso quanto prima. Sempre per quella storia della “rottamazione”, che asfalta i nemici e premia gli ‘amici’, in un avvicendamento teleguidato che è solo occupazione del potere per il gusto dello stesso….

renzusconi-renzi-berlusconi2

“B come Bullshitter”
di Alessandra Daniele
(21/06/2015)

«Com’era facile immaginare, la reazione di Renzi alla sconfitta è stata completamente berlusconiana.
Ha dato la colpa alla sinistra per non averlo lasciato lavorare.
S’è rammaricato di non essere stato abbastanza arrogante e accentratore. Di non aver piazzato abbastanza dei suoi incompetenti galoppini nei posti di potere del partito.
Ha annunciato l’abolizione delle primarie.
S’è lamentato d’un deficit di comunicazione. Poi s’è esibito per un’ora da Vespa in istrioniche autocelebrazioni, e stizzose minacce trasversali.
Non ha ammesso nessuno dei suoi veri errori.
Non ha riconosciuto nessuna delle reali cause della sconfitta, a cominciare dall’ennesima Deforma della Scuola.
Ha parlato di se stesso in terza persona.
Plurale.
Non ci sono due Renzi. Ce n’è uno solo. Un cazzaro.
E in questo modo non vincerà mai più.
In appena un paio d’anni, Renzi ha già raggiunto il terzo stadio del berlusconismo. Il suo tessuto degenera ad una velocità persino superiore al previsto.
Il suo immaginario B Plan anti-immigrazione è credibile quando le dentiere elettorali gratuite promesse dal canaro di Arcore alle sue vecchiette.
Fra Renzi e Berlusconi però c’è una fondamentale differenza: Renzi non controlla i media.
Quegli stessi media che hanno retto la facciata del suo Fantabosco finché gli è servito, adesso con un’orrida quanto efficace mossa dello sciacallo stanno invece convincendo gli italiani dell’esistenza di milioni di nordafricani accampati in tutte le stazioni d’Italia pronti ad invaderla.
Perché il Nazareno è morto.
La campagna elettorale è già ricominciata.
Chi in questi mesi ha descritto Berlusconi come ormai innocuo per via dell’età, della condanna, del crollo di Forza Italia, dimentica o finge di dimenticare che Berlusconi ha ancora il potere di controllare la percezione della realtà attraverso quei media che hanno trasformato l’autentica tragedia d’un pugno di disperati trattati da cani nella terrificante allucinazione collettiva di un’orda d’invasori saraceni.
I media berlusconiani non sono certo gli unici in Europa che lo stiano facendo, ma sono fra i più efficaci.
Salvini sa bene che il vento che gonfia le sue vele viene soprattutto dai ventilatori Mediaset, e che quindi la rotta della nave del centrodestra non potrà deciderla da solo. Anche Salvini come Renzi è un cazzaro che consiste solo di immagine. E come Renzi dipende da chi controlla le immagini.
Dal nucleo storico del PD, Renzi e il suo Giglio Marcio sono considerati in necrosi come un braccio morso da uno zombie, quindi da resecare al più presto. Per lo stesso motivo invece a Berlusconi e Salvini serve che Renzi rimanga a logorarsi e decomporsi al governo un altro po’, e s’intesti qualche altra Deforma, quindi è probabile che alla prossima fiducia il PD cerchi d’impallinarlo, e Verdini lo salvi. Per adesso.
Berlusconi ha sempre considerato Renzi un suo delfino. E i suoi delfini lui li mangia

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Uomini o caporali?

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 giugno 2015 by Sendivogius

Fat Cute Soldiers

“La categoria degli uomini è la maggioranza, quella dei caporali per fortuna è la minoranza.
Uomini o Caporali Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare tutta la vita come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama.
I caporali sono appunto coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza avere l’autorità, l’abilità o l’intelligenza, ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque. Dunque, fattydottore, ha capito? Caporali si nasce, non si diventa: a qualunque ceto essi appartengano, di qualunque nazione essi siano, ci faccia caso: hanno tutti la stessa faccia, le stesse espressioni, gli stessi modi, pensano tutti alla stessa maniera.”

La_Russa_in_mimetica Era dai tempi di Benito La Russa ministro, che non si vedeva uno di quegli inquietanti figuri in conto politico vestire una divisa militare; non sapendo che un’uniforme, in primo luogo, bisogna saperla portare, se non si vuole sembrare incredibilmente ridicoli…
E la cosa sembrava circoscritta lì, fintanto che Angelino Alfano non ha voluto rinverdire la discutibile pratica, in una fugace ma non meno imbarazzante esibizione. Anche lui a ciondolare dalle parti delle cucine da campo, intabarrato nella cerata policroma presa in prestito da qualche fondo di magazzino ad Herat, tra attempati attendenti delle CCS riunite in rivista. In entrambe i casi, non era certo un bello spettacolo a vedersi…
Alfano ad HeratCosa spinga poi questi costosi idioti a pubblico mantenimento, a travestirsi da guerrieri della domenica, infagottati in giubbe mimetiche palesemente troppo piccole che ne esaltano il fisico sformato, l’assoluta assenza di massa muscolare, ed il ventre prominente vergognosamente rilassato in un ingombrante cascame di ciccia superflua, resta una di quelle questioni irrisolte che rendono bene il livello di imbecillità a cui è scaduta la politica twittata con raffiche incontrollate di selfie.
lucarelli-renziGiacché è la pioggia di merda, come la figura, ad imprimersi nell’immaginario collettivo ogniqualvolta ci si imbatte in una tale desolazione dello spirito e dell’indecenza.
alfano-heratSiamo così passati dal ghignante La Russa beotamente gaudente nel suo colorato costumino di carnevale, all’intirizzito Alfano con tanto di cappellino per la gita marziale, fino all’immancabile performance del “Bomba” che certo non poteva sottrarsi alla gara dei travestiti, mentre sghignazza come suo solito, tutto eccitato dall’esordio in caserma, con le finte stellette appuntate sul petto da tisico riformato…
scherzi da casermaQuali siano state le impressioni della truppa riunita per assistere alla passerella esotica di questo ingibbonito bidone da parata, con tanto di gobbetta incipiente e pappagorgia al vento non è dato sapere. È certo che simili spettacoli, circoscritti a comparsate lampo, rendono assai più piacevole la lontananza dall’Italia, lasciando a noi l’intera prosecuzione della farsa.

Il Gobbo di Herat

RENZIMANDIAS
di Alessandra Daniele
(01/06/2015)

Tywin Lannister“Any man who must say “I am the king” is no true king at all”

«Renzi è un cazzaro.
Il suo petulante ottimismo è solo una sceneggiata per i media di corte.
Il suo presunto carisma è un prodotto sintetico di quegli stessi media.
Il suo pseudo consenso maggioritario in un anno s’è già praticamente dimezzato.
E come queste regionali hanno dimostrato, il suo personale potere effettivo non gli basta nemmeno a controllare il suo stesso partito. Un PD più dilaniato che mai dalla guerra fra bande, con arroganti capibastone che spadroneggiano alla faccia dell’immagine che Renzi vorrebbe spacciare, e cadaveri eccellenti pronti a cogliere l’occasione giusta per vendicarsi dell’usurpatore fiorentino.
Grazie a Cofferati, ne ha trovato il modo persino lo sparuto ex sodale Pippo Civati: dopo un anno di travagliati monologhi con in mano il teschio di Letta, il Principe Triste s’è deciso a lasciare il partito e riciclarsi come Principe del Popolo, sostenendo un candidato ligure inventato apposta per fottere – meritatamente – il PD. Un fuoco amico che Renzi non ha saputo fronteggiare, se non con inutili appelli al voto utile anti-berlusconiano, che da parte sua suonano particolarmente grotteschi, visto che Berlusconi è stato un suo grande elettore almeno quanto Marchionne.
E i califfati di Puglia e Campania, con Emiliano e soprattutto De Luca, minacciano d’essere per Renzi una zeppa nel culo persino peggiore della bruciante sconfitta ligure.
Anche a prescindere dall’assegnazione delle singole poltrone, queste regionali sanciscono comunque il tramonto di quell’apparente consenso plebiscitario manifestatosi alle elezioni europee, che non potrà più essere sbandierato dal premier come simulacro di legittimazione popolare per ogni sua porcata.
Come un reggente fantoccio insediato da un esercito occupante, Renzi non ha il controllo del territorio. Tutto il potere che ostenta deriva dalle lobby che lo sostengono al governo nazionale, e che alle amministrazioni locali sono in definitiva meno interessate.
Quello che a loro importa è controllare la politica economica nazionale, in modo che l’Italia continui a togliere ai lavoratori per dare agli speculatori, e che ogni ostacolo residuo sul percorso di questo denarodotto venga spazzato via.
Infatti l’attuale bersaglio privilegiato del premier, dopo l’istruzione pubblica, sono il diritto di sciopero e i sindacati, soprattutto quelli di base, che progetta di abolire.
Con tutta la sua vanagloria Renzi non è affatto un sovrano.
Per citare Apocalypse Now, è soltanto un garzone mandato dal droghiere a incassare i sospesi.
Politicamente parlando, Renzi è un killer.
E il suo obiettivo siamo noi.
La sua caduta però è già cominciata

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L’Anno del Cazzaro

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , on 25 febbraio 2015 by Sendivogius

Bullshit-O-MeterQual’è il colmo per una vecchia cariatide imbolsita, che se ne sta incollata ai seggioloni del ‘potere’ per fusione osmotica, così come un lichene è appiccicato alla pietra?
Cicciobello Il colmo consiste nell’essere rottamato da un grasso quarantenne dall’aspetto sudaticcio, nato diversamente vecchio ma convinto di essere “giovane”, che caracolla strizzato in giacche che gli vanno troppo strette sui kg di troppo. Ovvero, uno strafottente bellimbusto, cresciuto nei vivai democristiani, riciclando idee altrui che conservano la freschezza di un prodotto scaduto da più di trent’anni, ma vengono declamate con la cialtroneria di un venditore di preservativi usati.
Ah Cazzaro!Altro non ci viene in mente, nel descrivere un anno di Matteo Renzi: questa personificazione ambulante di un disturbo narcisistico della personalità, abusivamente paracadutato a Palazzo Chigi trasformato in kindergarten per le esibizioni Matteo Renziscenogafiche del Bambino di Rignano, sempre pronto a gigioneggiare con l’espressione beotamente porcina che lo contraddistingue tra gli altri insaccati di governo.
Bisognava attendere il PD renziano, per veder realizzare tutto quello che non era riuscito di fare alla peggiore destra berlusconiana, in un ventennio di abusi istituzionalizzati.
ArroganceNon resta altro che lo sconcerto, nel seguire i cinguettii ed i decretali di questa sottospecie di copia antipatica di mio cugino Vincenzo, lo stupor munditiae attorniato da una comitiva parrocchiale di chierichetti non meno arroganti di lui, a cui vanno aggiunti i professorini del renzismo militante: dagli stati di allucinazione estatica di un Pietro Ichino in orgasmo multiplo da Jobs Act, agli sbrodolamenti accademici di un Filippo Taddei Filippo Taddeiperennemente febbricitante col suo sguardo spiritato, perso nella vuota contemplazione di sé. Tutti molto intransigenti, quando si tratta di decidere le vite degli altri. Il vero dramma di questo Paese non è la fuga dei cervelli all’estero, è che prima o poi alcuni ritornano. E si danno alla “politica”. Non per questo vogliamo misconoscere le Crescita - by Liberthaliaperformance ministeriali di un Padoan, che snocciola cifre gonfiate al rialzo di una ri-presa (per il culo), nell’ansia di prestazione per una crescita pompata a botte di cialis contabile.
Al confronto, l’appagato papi della patria sembra addirittura un raffinato statista dall’elegante sobrietà; Padron Grullo un greppemaestro di cerimonie (così come la merda profuma) e gli ensiferi della setta a cinque stelle un baluardo di democrazia! In quanto alla Presidenza della Repubblica, il cambiamento è quasi impercettibile: dall’Uomo del Colle, che parlava troppo; all’Uomo del Tram, che invece non parla mai. Se l’uno ‘monitava’, l’altro tace. Per entrambi non va disturbato il Timoniere.

Il Mattarello by Edoardo Baraldi

“Il paradosso dei gemelli”
di Alessandra Daniele
(12/02/2015)

Renzi il Cazzaro«Matteo è un cazzaro.
Fa promesse che non potrà mai mantenere, solo per rastrellare più voti che può dove può.
Niente di quello che promette è realizzabile, a parte una riduzione dei diritti, un regresso al secolo passato.
Matteo è un reazionario che si finge un rinnovatore, un pollo d’allevamento che si spaccia per un outsider.
Matteo è telegenico.
Non perché sia bello, è un bamboccio grasso e sudaticcio, ma ha l’aria familiare, sembra un cugino.
La sua prima apparizione televisiva risale a un quiz Mediaset degli anni 80.
Oggi occupa tutti gli spazi televisivi che può per pompare la sua immagine, perché in fondo solo d’immagine consiste.
Matteo è un bulletto.
Gli piace fare la voce grossa e darsi arie da leader, ma di fronte a chi è davvero potente non è capace di fare nulla.
Pareva entusiasta della guerra di Libia più d’un futurista vintage. Poi ha piantato una frenata, come per un contrordine improvviso.
Benché ostenti decisionismo, ben poche delle decisioni che annuncia sono davvero sue.
Matteo sembra giovane.
In realtà è un quarantenne politico di professione, che ha passato tutta la carriera dalla parte dei vincitori, a livello nazionale o regionale-amministrativo.
I suoi peggiori nemici sono tutti i suoi colleghi di partito ai quali ha fatto le scarpe.
Aspettano l’occasione propizia per restituirgli il favore, ma resteranno fra le teste di cartapesta del suo carro allegorico finché sarà quello del vincitore.
Matteo piace agli italiani.
Molti di loro lo considerano l’ultima speranza di evitare l’alternativa, che ritengono una terribile minaccia.
Il paradosso però è che la loro alternativa a Matteo è Matteo.
Renzi. Salvini.»

I due Matteo

Inarrestabile, inarrivabile, inesauribile, come la propaganda che ne alimenta la fuffa di governo, la millanteria trionfalistica di questo viziato bamboccio di provincia cresce proporzionalmente alle bubbole che va cacciando fuori, in un crescendo compulsivo di tweet: il modo migliore per digitare minchiate, spararle sempre più grosse, e farlo in fretta con un minimo dispendio di parole, senza preoccuparsi della confezione.

M.RENZI

I bulli sono fatti così. Sono arroganti; cominciano con le battutine provocatorie, i messaggini molesti e sempre più meschini. Attuano forme più o meno dirette di discriminazione, che aumenta con il crescendo delle prevaricazioni, e continuano imperterriti nel tempo, finché non trovano qualcuno peggiore o più determinato di loro. Allora prima si piegano e poi si spezzano.

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(70) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , on 31 dicembre 2014 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2014”

Fiat Ritmo«La parola del 2015 è RITMO»
Matteo Renzi
(29/12/2014)

Ovvero un modello vecchio di una mezza dozzina di lustri, inesorabilmente fermo agli Anni ’80 e totalmente fuori produzione; insomma, roba antica per cultori estremi da vintage post-industriale. Esattamente come la sbobba riscaldata del renzismo, con le sue ricette economiche prese dal dispensario arrugginito di nonna Thatcher, la fuffa marchettara da televendita promozionale, la puzza di olio rifritto da paninaro mai cresciuto, il giubbottino riciclato di Fonzie, ed un vocabolario che non va oltre il lessico di un bambinetto fermo alla terza elementare.
Quanto prima, qualcuno dovrebbe informare il cinguettante Telemaco che una stronzata resta sempre tale, anche se viene diffusa via twitter o digitata con l’ultimo modello di smartphone. Perché lui da solo proprio non ci arriva.
Così com’era cominciato, si chiude il 2014: con una gragnola di spot e nessuno di questi originale.
SilvioneSecondo il consueto copione di scena, il bambino con la camicia (come il suo mentore prima di lui) ci terrà a ribadire che il suo è l’unico governo che ha abbassato le tasse (e che di concreto sta azzerando servizi e diritti) e via sbrodolando tutto il solito campionario trito e ritrito ad uso elettorale.
All’atto pratico, aumenterà l’IVA sui prodotti fondamentali e di largo consumo, che andrà ad incidere sulla carne viva dei più poveri e della gente comune. Alla stessa stregua della più antica e primitiva Imposta sul Macinato, sarà una tassa progressiva sulla miseria.
Legge di Stabilità 2015 - Aumento aliquote IVANell’immediato, aumenteranno da subito le tasse automobilistiche ed i pedaggi autostradali, in attesa di rivedere le solite accise sulla benzina… Nel mondo che si vuole iper-veloce, la mobilità è un lusso.
Ma anche i contributi previdenziali per le partite IVA individuali; nonché per i lavoratori atipici, iscritti alla gestione separata dell’INPS. Insomma tutte categorie che con l’approvazione del “Jobs Act” NON spariranno, ma pagheranno di più. Vengono tassati i fondi pensione, ovvero quelle forme di previdenza complementare che ci avevano detto essere fondamentali sottoscrivere per garantirsi un reddito di sussistenza con pensioni al minimo. Coerentemente, viene tassata anche la rivalutazione della liquidazione lavorativa. Ma per un elenco completo, potete leggere [QUI].
Che ognuno ne tragga i suoi bilanci. Noi preferiamo sorvolare…
Alla stessa stregua, anticipiamo il riepilogo mensile e ci risparmiamo la visione dei soliti “discorsi di fine anno”, che pure molto avrebbero contribuito a completare questa rubrica.
Tra la fatua inutilità retorica del Presidente Napolitano, in un discorso in diretta che si tradurrà in lacrimatorio interrotto da cazzonescrosci improvvisi di pianto ed auto-commozione, a misura della senilità dell’uomo, e le deliranti scemenze narcisistiche di un malato mentale che si agita in streaming, sorvolando sulla new-entry del Salvini naturista, lasciamo calare il sipario ed un doveroso silenzio.
Indubbiamente, il 2015 sarà a tutti gli effetti l’anno dei cazzari per tutti i gusti…

“L’anno del Cazzaro”
di Alessandra Daniele
(28/12/2014)

low-battery«Matteo Renzi è davvero come uno smartphone: dopo neanche un anno la batteria è già bollita.
Il reale bilancio del suo governo è identico a quelli dei precedenti governi Monti e Letta: meno lavoro, più tasse.
Tutto il resto è solo facciata.
Solo una pericolante catasta di promesse sempre più assurde e scadenze sempre più distanti, come le Olimpiadi del 2024 (!), una penosa sceneggiata fatta di slogan da televendita di frullaminchiate, pose ridicole da capoclasse, e battute da terza elementare su gufi, gattopardi, coccodrilli, canguri, sciacalli, liocorni, e facce da serpente.
Matteo Renzi è un cazzaro, e neanche uno dei migliori.
È il mago Casanova della politica italiana, ed è arrivato alla sconocchiata poltrona che occupa solo perché in tempi di crisi a chi gestisce davvero il potere politico-economico non interessa più occuparla direttamente, e preferisce piazzarci un prestanome, o meglio un prestaculo che ci si bruci le chiappe al suo posto.
Gli italiani si sono stancati presto della sobrietà, per tenerli buoni l’esangue Letta andava sostituito con qualcuno che ricominciasse a raccontargli le loro balle preferite: meno tasse per tutti, il Senato è un doppione, l’Italia è un grande paese, possiamo farcela se solo diamo agli imprenditori la possibilità di cacciare i fannulloni e assumere TE.
Contrapposte dai media alle quartine millenariste di Casaleggio, le slide renziane sono sembrate a molti italiani persino moderne.
Napolitano ha gestito da Camerlengo il turnover Letta – Renzi come aveva fatto coi due precedenti.
Questa è la funzione rimasta al presidente della repubblica nell’Italia post-democratica commissariata dall’UE: garantire che a prescindere dal risultato delle elezioni, e dei congressi dei partiti, il governo conseguente continui comunque a seguire le direttive BCE.
Infatti per il successore di Napolitano si fa il nome di Padoan, ministro dell’Economia, e resta in ballo anche quello di Prodi, nonostante ai berlusconiani faccia lo stesso effetto che fa il nome di Frau Blücher ai cavalli.
Il dopo-Napolitano potrebbe però diventare il dopo-Renzi.
Il Piccolo Cazzaro Fiorentino non s’è arrampicato in cima da solo come narra la leggenda, c’è stato installato come una batteria di ricambio, che dopo neanche un anno è già bollita.
L’anno del Cazzaro è agli sgoccioli. La mezzanotte s’avvicina.
Cosa succederà ai renziani quando il carro del vincitore sul quale sono saltati si ri-trasformerà in una zucca?»

Hit Parade del mese:

Coglione del Mese01. MENO TASSE PER TUTTI

[28 Dic.] «Noi siamo il governo che è intervenuto abbassando le tasse e bloccando gli aumenti»
(Matteo Renzi, il Figlio alla destra del Papi)

The Boss02. ROBA DA PAURA

[11 Dic.] «Carminati ha paura di noi»
(Beppe Grillo, il Boss a 5 stelle)

DIBBA03. SANTO SUBITO!

[09 Dic.] «Alcune mie dichiarazioni sono state parzialmente riprese anche da Papa Francesco»
(Alessandro Di Battista, il Ghostwriter pontificio)

De Rita04. VALORIZZAZIONE DELLA FAMIGLIA

[09 Dic.] «La nomina di mio figlio a direttore generale? E allora? Il Censis è un’azienda privata, chissenefrega! Questa è una strategia voluta per mantenere insieme il binomio De Rita e Censis. Se abbiamo analizzato altri curriculum? Ma lei mi sfotte?»
  (Giuseppe De Rita, Presidente del CENSIS)

Scilipoti05. A VOLTE RITORNANO

[13 Dic.] «Si ammetta ufficialmente che le scie chimiche fanno parte di un preciso disegno di geoingegneria in accordo con gli USA!»
  (Domenico Scilipoti, Geo-ingegnere)

Boccia06. L’ANNO DEL PIRLA

[31 Dic.] «L’anno che verrà sarà l’anno del PD, del PSE, della sinistra. In Italia e in Europa. […] Il 2015 può rappresentare “l’anno del confronto e del coraggio” perché la gestione degli interessi collettivi non è stato d’animo ma l’atto supremo di un servizio alla comunità.»
  (Francesco Boccia, il Coraggioso)

Scarface07. ECCE BOMBO

[29 Dic.] «Io sono come Al Pacino»
(Matteo Renzi, Scarface)

Macroregioni08. LA GRANDE AMMUCCHIATA

[31 Dic.] «Dopo le riforme uniremo le regioni»
(Graziano Del Rio, l’Unificatore)

Giuliano Poletti09. JOB IN UN ACT

[30 Dic.] «Nel caso perdessero il lavoro, i giovani entrano in un circolo virtuoso per un successivo ricollocamento»
(Giuliano Poletti, il Prestigiatore)

Sanpietrini10. REGALO DI VALORE

[30 Dic.] «I sampietrini hanno un mercato fiorente, sia italiano sia internazionale. Li daremo alle imprese, sono un valore»
 (Maurizio Pucci, il nuovo assessore ai Lavori Pubblici di Roma)

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Bastardi in pappagorgia

Posted in Business is Business, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , on 28 dicembre 2014 by Sendivogius

Inglorious Bastards

Il cavalier Benito Mussolini, che conosceva bene i suoi gonzi, era solito lasciar accesa la luce del suo studio a Piazza Venezia per tutta la notte, dando ad intendere di non riposarsi mai, salvo intrattenersi ai piani superiori con le proprie amanti.
Il solito coglionazzo Parecchie spanne più sotto e svariati emuli dopo, la caricatura in camicia bianca di Peppa Pig ha invece bisogno di presentare le sue scatole vuote in un’aula più supina che sorda e buia, nel cuore della notte o alla Vigilia di Natale, per incassare deleghe in bianco da un simulacro di parlamento che vota unicamente su fiducia, senza nemmeno conoscere i contenuti dei decreti-legge che è chiamato ad approvare in menù blindati à la table d’hôte.
Per il twittatore compulsivo l’importante è portare a casa il risultato a qualsiasi costo e qualunque esso sia. Poco importa se poi per riempire il carniere si ricorra a bocconi avvelenati e carogne immangiabili. Ciò che conta è “impressionare”, decantare la merce senza mostrarla, agitare la cesta celando il contenuto. Nell’assoluta estraneità di tematiche e problematiche che sono a lui profondamente aliene, tanto restano incomprensibili al suo vissuto Il Cieco di Sorrentopersonale, quella del Telemaco fiorentino, d’intesa coi Proci delle laide intese e l’Ulisse in ferma ai servizi sociali, è in fondo un’operazione di picking politico, interamente concentrato sul confezionamento del prodotto: pesca un po’ dove capita, secondo convenienza ma senza convinzione, per uno che non sa più dove buttare le reti.
ContaballeIl risultato finale è credibile come uno che va in giro a dicembre con le maniche di camicia arrotolate, annunciando provvedimenti epocali contro la corruzione. E infatti nel solito pacco non è assolutamente contemplata la revisione del reato di “concussione”, che opportunamente spacchettata consente la sterilizzazione della norma, ma in compenso contiene la non punibilità di tutti quei reati di natura tributaria, dall’autoriciclaggio alla truffa, che vengono derubricati a “reati lievi”, mentre per i recidivi è previsto l’ennesimo condono col rientro scudato dei capitali illeciti ad un tasso inferiore alle aliquote minime.
Maurizio Sacconi, ex "Ministro del Lavoro" del Governo BerlusconiMa questa è solo uno dei tanti contorcimenti che precedono la “rivoluzione copernicana” della parabola renzista, il cui piatto forte resta sicuramente il vecchio statuto dei lavori di Maurizio Sacconi, il pasdaran craxiano-berlusconiano folgorato dinanzi alla mangiatoia del Bambino Matteo, convertito in testo blindato su stretta dettatura confindustriale, e opportunamente inglesizzato in “Jobs Act” per essere meglio inteso da fräulein Merkel e dal FMI (i committenti occulti del decreto).
Matteo RenziÈ rassicurante constatare come la stesura dell’intera controriforma sia così rimessa ad un grumo di mangia ad ufo professionisti ed azzimati bambocci di sagrestia, che stanno al ‘lavoro’ così come lo stupro sta ad un atto d’amore, capitanati da un bolso ex portaborse di Rutelli (in arte Er Cicoria) che si crede “imprenditore” ed al massimo ha fatto il prestanome come ‘dirigente’ per l’aziendina fallita del papà bancarottiere, in comunanza ideale con la categoria a cui si sente più prossimo: la razza padrona (e predona).

 “Cazzari di un futuro passato”
  di Alessandra Daniele
(02/11/2014)

Maschera di Berlusconi  «Non c’è assolutamente niente di moderno nel marchesino Matteo e nella sua corte di petulanti puffi arrampicatori, e boccolute Barbie Leopolda.
Non c’è niente di moderno nei pescecani che lo finanziano, nei manganelli che schiera contro gli operai, nel suo governo di incapaci, marpioni, e marpioni incapaci.
La modernità non è una questione d’anagrafe né di calendario.
Esiste una forma d’involuzione reazionaria che cronologicamente segue le conquiste sociali, e mira a cancellarle retroattivamente: si chiama “Restaurazione”.
Da anni il mondo del lavoro non fa che regredire. Affrontarlo non è come cercare d’infilare un gettone in un iphone, è come cercare d’infilare un gettone in culo a un piccione viaggiatore.
L’obiettivo che le classi padronali perseguono è riportare indietro d’un secolo i diritti dei lavoratori, spacciando per progresso un ritorno a livelli di sfruttamento premoderni assimilabili allo schiavismo.
Matteo Renzi non è che l’attuale gommosa maschera di questo progetto.
???????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????La vacua Gioventù Renziana è solo una schiera di ballerini di fila, una coreografica chorus line di facciata che sculetta al ritmo di stucchevoli slogan da televendita, marchi e neologismi stolidamente ripetuti come parole magiche in grado di evocare il futuro con il loro semplice suono: selfie, iphone, twitter, USB.
Così come Benigni e Troisi, bloccati a Fritole nel 1492 di “Non ci resta che piangere”, ripetevano “autobus, ascensore, semaforo” nella vana speranza che una litania di termini moderni avesse il potere di riportarli al loro presente.
E restavano a Fritole nel 1492.
Quando l’Italia s’è trovata al bivio dell’evoluzione, ha imboccato decisa la strada sbagliata.
Finendo nell’attuale realtà da incubo in cui, come nell’ucronia di “Ritorno al Futuro II”, sono i pescecani alla Biff Tannen i padroni del paese.
Biff TannenProseguendo su questa linea temporale e politica le cose possono solo peggiorare.
Per raddrizzare la rotta dobbiamo tornare a quando si era capaci di lottare tutti insieme per ottenere diritti comuni, e per cambiare davvero le cose, ai giorni in cui tutte le conquiste sociali adesso sotto attacco sono state compiute.
Dobbiamo tornare sui nostri passi e stavolta ‘girare a sinistra’.
Solo da lì potremo ritornare al futuro, quello autentico.
Chi oggi ci trascina ancora avanti sulla strada sbagliata non ci porta nel futuro.
Ci porta al macello

gufiA questo punto, è fin troppo facile comprendere quale sia la filosofia ispiratrice del sedicente “jobs act”, con l’ideologia che sottende lo spirito della legge, giacché la massima preoccupazione dell’atto non è come tutelare il lavoro esistente e crearne di nuovo, ma come estendere i licenziamenti cancellando diritti. Tutti gli sforzi del provvedimento sono infatti volti a dimettere personale piuttosto che assumerne di nuovo. Coerentemente, la massima preoccupazione degli ostensori della legge è l’allargamento della platea dei licenziati anche al pubblico impiego, finora risparmiato dalla falcidia di posti. Nelle sue applicazioni pratiche, la grande Filippo Taddei“rivoluzione copernicana” di cui vanno concionando in giro i Renzi Boys azzera le tutele agli Anni ’50 e tra le sostanziali novità introduce i licenziamenti collettivi, che di certo non estendono le opportunità di lavoro, ma costituiscono un ottimo strumento di ricatto in caso di rinnovi contrattuali e rivendicazioni salariali, rendendo inutile ogni trattativa sindacale. Altresì, monetarizza i licenziamenti discriminatori ed illegittimi, con indennizzi ridicoli e la cacciata dei refrattari ad umilianti elemosine per giunta forfettarie. Ed è facile immaginare quali saranno gli effetti immediati per tutte quelle aziende che hanno necessità di sbarazzarsi dei propri lavoratori, in fretta e senza oneri, per delocalizzare all’estero. Così come si può intuire l’uso che della legge verrà fatto in caso di vertenze come quelle dei metalmeccanici di Mirafiori, gli operai delle acciaierie di Terni e dell’Ilva di Taranto, gli operatori di Meridiana… per citare solo i casi più noti.
Giuliano PolettiNella pratica, il “Job Act” esonera le aziende da ogni responsabilità anche lontanamente ‘sociale’, sollevandole dall’onere di presentare eventuali piani di riconversione e ricollocamento. Distribuisce premi a pioggia, svincolati da ogni obbligo di garanzia, rendendo il licenziamento l’opzione più conveniente ed immediata in caso di crisi.
Giancarlo Lande - Amministratore di EUTELIAIn compenso, gli espulsi senza giusta causa avranno un “vaucher” da spendere in una qualche agenzia interinale in attesa di ipotetici ricollocamenti. Ovviamente, la selva oscura dei contratti atipici rimarrà nella sua sostanza intonsa. Quindi, poco o nulla cambierà per i lavoratori parasubordinati, mentre peggiorerà per le partite IVA (e massimamente per quelle fittizie) che non vedranno alcun beneficio concreto.
Sancita l’assoluta libertà di licenziamento per i lavoratori dipendenti con contratto a “tempo indeterminato”, che in realtà non potrà più definirsi tale, lungi dall’estendere garanzie e tutele, il “Jobs Act” le cancella introducendo un girone infernale fatto di assunzioni triennali, convertite in licenziamenti alla scadenza dei vantaggi e delle defiscalizzazioni incassate a prescindere dalla stabilizzazione dei neo-assunti. Lungi dall’estendere le tutele, il pacco di governo riduce anche gli indennizzi previsti dalla precedente legislazione sul lavoro, che per i lavoratori a tempo indeterminato si regge sulla vecchia CIG (Cassa Integrazione Guadagni). A conti fatti, tra Naspi ed Asdi (nomi diversi per la stessa fuffa), la durata delle erogazioni non supera i 36 mesi, ma gli importi rischiano di essere inferiori perfino rispetto ai vecchi “ammortizzatori sociali” previsti dalla legislazione ancora vigente. Il tutto con un aggravio di spesa per i conti pubblici (e le casse dell’INPS) non da poco: la totale decontribuzione per le imprese, rimette l’onore dei versamenti previdenziali (che saranno figurativi) a carico dello Stato, che si troverà a compensare tanto l’assenza dei contributi quanto la corresponsione dei sussidi di disoccupazione (che sono calcolati proprio in base ai contributi versati). Sulle coperture fiscali per una manovra di spesa, che difetta drammaticamente in fondo strutturali, in attesa di una prossima manovra congiunturale a tamponamento di una raffazzonatissima “legge di stabilità”, il funambolico esecutivo del Signor Cretinetti da Firenze ha già chiarissimo su dove e come reperirà i fondi necessari [QUI], dispensando qualche banconota da 80 euro a scadenza elettorale.
80 euriPertanto, non resta che augurarvi buon lavoro a tutti.
Se nel 2015 ce l’avrete ancora…

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