Archivio per Alessandra Daniele

(131) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , on 1 febbraio 2020 by Sendivogius

Classifica GENNAIO 2020″

Con raro acume sociologico, nelle loro analisi post-elettorali, fior di commentatori a tempo pieno hanno ‘scoperto’ che esiste una cesura socio-culturale, tra le grandi aree metropolitane (che in Italia sono limitate ad una mezza dozzina di città) ed i margini periferici di una provincia profonda, culla di un “disagio” radicato che la Sinistra non riuscirebbe più ad intercettare, né interpretare. E non ci riesce, in virtù di una sua spiccata supponenza elitaria e senso di superiorità che ne alimenterebbero atteggiamenti arroganti, rendendola inesorabilmente ‘antipatica’.
Invece, com’è noto, la Destra sprizza simpatia da tutti i pori, nella naturale modestia e delicata sensibilità sociale che da sempre ne contraddistingue ogni sua espressione, volta a sobrietà e moderazione; per non tacere della raffinata ironia, che trasuda dalle sofisticate creazioni delle sue pagine culturali, passando per i propri think-tank di riferimento… Uno a caso:
Ora, senza voler nulla togliere al genio incompreso all’analisi ‘sociologica’ di siffatti pozzi di scienza, volendo essere generosi, che borgo e contado costituiscano da sempre due entità diverse, ma unite dalla reciproca incomprensione, era risaputa fin dai tempi di Romolo e Remo (“Remolo”, per qualcuno), ma forse pure prima…
Se poi per piacere alla “gente” bisogna infilarsi una trombetta nel culo ed ingozzarsi a sbafo come un maiale all’ingrasso, sbaciucchiando rosari tra un rutto e l’altro, perché questo è il “sentimento popolare” diffuso, nonché il meglio che riesce ad esprimere… Be’ allora ci può anche stare che uno si senta orgogliosamente “superiore” per oggettiva constatazione e che no, proprio non voglia scendere al livello di una massa di analfabeti, dal quoziente intellettivo di un babbuino ubriaco, che fuori dal proprio recinto guarda con sospetto ogni “foresto” e addita con malcelato disprezzo chiunque abbia sfogliato almeno un libro (sia pure per sbaglio) negli ultimi 30 anni, in un’Italia sempre più stronza. Almeno a giudicare dai rapporti annuali di Censis ed Eurispes, nella rilevazione dello schifo che siamo diventati; ovvero, che siamo sempre stati, anche se non ce ne rendevamo conto.
Il “disagio” (mentale) lo si riconosce benissimo, ma non per questo uno ha l’obbligo di farsene carico. Non è che il sedicente “popolo” si prende tutto in blocco, a scatola chiusa, merda inclusa.
Perché la Vandea anche no, grazie!

“PARMAGEDDON”
di Alessandra Daniele
(27/01/2020)

«Matteo Salvini ha fatto di tutto per vincere le elezioni in Emilia Romagna.
S’è ingozzato per mesi di prosciutto e parmigiano, e poi ha chiesto ai suoi fans un digiuno di solidarietà.
S’è proclamato martire della giustizia sommaria, e poi è andato a fare il vigilante ai citofoni.
Ha imposto come candidata Lucia Borgonzoni e poi se l’è mangiata, trattandola da valletta di Sanremo.
Ha chiesto il voto ai cittadini di Bibbiano e dintorni dandogli del branco di pedofili.
Matteo Salvini ha fatto di tutto per vincere le elezioni in Emilia Romagna. E soprattutto per questo le ha perse.
Perché ha stufato. E schifato.
Ha rotto i coglioni.
Come Matteo Renzi, ha preteso un referendum ad personam, e come Renzi lo ha perduto.
Ha fallito nell’unica cosa che sapeva fare. È stato sconfitto, in Emilia Romagna dal PD, e in Calabria dal PD e persino da Forza Italia.
Perché come Renzi, Matteo Salvini ha rotto i coglioni.
La pacchia è finita.
È finito l’Anno del Maiale.
Se il PD è riuscito così a schivare il meteorite dell’apocalisse elettorale, il Movimento 5 Stelle invece l’ha preso in pieno.
L’anti-parlamentare M5S è ormai un partitino che esiste soltanto in parlamento.
Fondato da un comico, affondato nel ridicolo, il M5S oggi muore dov’è nato e com’è nato: con un sonoro Vaffanculo, stavolta ricevuto.
Per quanto precipitosa, la fuga pre-elettorale di Luigi Di Maio è stata pateticamente tardiva.
Nel suo discorso delle dimissioni, così renziano nel suo dare tutte le colpe ai “nemici interni” al partito senza riconoscere nessuna delle proprie, Di Maio ha inserito anche il classico “Ho visto cose che voi umani”. In realtà, la citazione di Blade Runner adatta al M5S è un’altra: “I topi abbandonano la nave che affonda. E poi la nave affonda”.
L’Anno del Topo è cominciato.»

Hit Parade del mese:

01. PETO DI FOGNA

[20 Gen.] «Vi colpirò forte politicamente. Vi farò male, molto male. Vi faremo un culo così, segnatevelo. Quando governeremo questa Regione non vi troveremo più, vi nasconderete nei vostri meandri. Per fermarci dovete solo spararci.»
(Nicola “Naomo” Lodi, vicesindaco leghista di Ferrara)

02. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, POTUTO.

[24 Gen.] «Noi domenica le elezioni in Emilia-Romagna non le vinciamo. le STRA-VINCIAMO!.»
(Matteo Salvini, Stra-Perdente)

03. SPEZZEREMO LE RENI ALL’EMILIA

[26 Gen.] «Vincere… e vinceremo!»
(Iva Garibaldi, la Portavoce di Salvini ‘esperta’ in comunicazione)

04. IL BRODO NERO DEI POPULISTI

[28 Gen.] «Bisognerebbe preparare un nuovo contenitore di ambientalismo radicale e populismo pragmatico, per recuperare milioni di astenuti ed ex salviniani.»
(Marco Travaglio, il Cuoco)

05. A CASA TUA PUOI FARLO, NEL SEGRETO DELLA TUA CAMERETTA

[19 Gen.] «Mi vergogno di quel cantante che paragona donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, nella tua cameretta, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana.»
(Matteo Salvini, una Vergogna twittante)

06. MAGNA PURE TRANQUILLO!

[29 Gen.] «Mi spiace, ma se uno vuole stare in prigione perchè non gradisce che chi lo sta venendo a liberare si fa i selfie con la nutella vuol dire che non ha abbastanza voglia di uscire. Aspetterà.»
(Claudio Borghi, il Liberato)

07. TECNICISMI

[18 Gen.] «Io sono un tecnico prestato alla politica.»
(Laura Castelli, talento a 5 stelle)

08. DOLCE CRIMI (I)

[22 Gen.] «Vito Crimi è una persona pacata, più che ragionevole.»
(Pierluigi Bersani, Dissociato)

09. DOLCE CRIMI (II)

[30 Gen.] «Certe cose più stanno lontano dai politici e meglio è. I dati delle persone e altre informazioni non devono essere a disposizione degli eletti.
Casaleggio non fa politica e quindi non li usa a fini politici.»
(Vito Crimi, il Reggente)

10. L’IMPORTANTE È CREDERCI

[23 Gen.] «Italia Viva al 4%? Ne riparliamo dopo le elezioni. Io dico che staremo a doppia cifra.»
(Matteo Renzi, il diversamente vivo)

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La Metastasi

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , on 13 maggio 2019 by Sendivogius

 Tanto esagerò che alla fine il giocattolo gli si ruppe tra le mani. E ora “la Bestia” ha fame.
Per mesi media e politologi ci hanno ammansito la storiella brutta di un Salvini incontrastato, il genio senza avversari della comunicazione digitale… In pratica, un condensato mefitico di provincialismo becero, sanfedismo da cripta dei Beati Paoli, razzismo spicciolo, terrorismo securitario e aperta apologia fascista. Questa è la straordinaria miscela innovativa che alimenta la ruspa della propaganda salviniana, che da mesi imperversava indisturbata coi suoi squadristi del webbé, con migliaia di profili fake e boot autogenerati a pompare artificialmente il fenomeno virtuale, fintato che il web non ha cominciato a generare gli anticorpi per contrastare la resistibilissima ascesa del duce di ghisa, che ora sbava e schiuma mentre la sua inarrestabile corsa si avvicina al capolinea naturale in un simbolico Piazzale Loreto, attraverso la grottesca riproposizione della farsa…

“Il Quarto Stadio”
di Alessandra Daniele
(12/05/2019)

«Come sappiamo, quando un tumore comincia a dare sintomi molto evidenti, di solito è ormai al suo stadio più avanzato.
Chi scopre oggi la deriva fascista, si sveglia troppo tardi.
Le truci baracconate di Salvini e dei suoi fanboys di CasaPound (che adopera come sturmtruppen per l’assalto della Lega al Campidoglio) sono i sintomi plateali d’un male che già da tempo ha preso il sopravvento.
Sgomberare adesso CasaPound, per quanto giusto, sarebbe come asportare un neo dopo che le metastasi del melanoma sono già arrivate al cervello.
Chi sostiene che il fascismo non stia ritornando non ha tutti i torti, perché il fascismo è già ritornato, da un pezzo, ed è diventato mainstream, con un altro nome.
Il fascismo è la dottrina della disuguaglianza. Questa è la sua essenza, sotto tutti i macabri fronzoli. Disuguaglianza, e conseguente discriminazione in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione, al genere, all’orientamento politico e/o sessuale.
Il capitalismo, professato da tutti i partiti rimasti in parlamento, è la dottrina della disuguaglianza e conseguente discriminazione in base alla classe sociale.
E ha disintegrato la società, facendone un’arena per Hunger Games.
Fomentando qualsiasi conflitto redditizio, e capace di stornare l’incazzatura popolare dalla lotta di classe alla guerra fra poveri, in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione, al genere, all’orientamento politico e/o sessuale.
E riducendo la democrazia ad un farsesco talent show, che serve solo a scegliere il cazzaro incaricato di eseguire ed imporre gli ordini del Mercato fingendo di non farlo, finché non viene scoperto, e rimpiazzato con un altro ancora più grottesco.
La deriva fascista non è un malfunzionamento imprevisto del capitalismo, è nella sua natura.
Il fascismo è il quarto stadio del capitalismo.
Insieme al delirante “Decreto Sicurezza Bis”, la cosa più fascista che Salvini sostiene non è Altaforte, è la Flat Tax. La disuguaglianza fiscale che favorisce i ricchi anche più di quanto non lo siano già.
Solo un fanboy del capitalismo come lui poteva arrivare a proporre il tariffario per i naufraghi. Salvare un bambino dall’annegamento quanto costerà di multa? E per una donna incinta si pagherà il doppio?
L’unica obiezione del socio Di Maio al Delirio Sicurezza Bis è stata: “Non c’è niente sui rimpatri”.
Intanto, secondo il classico gioco delle parti, il Movimento 5 Stelle continua a recitare il ruolo dell’amico del popolo, col suo reddito di cittadinanza, la versione all’ingrosso dei pacchi di pasta che CasaPound distribuisce ai borgatari, purché bianchi.
Per la dottrina della disuguaglianza, anche i diritti elementari diventano concessioni condizionate alla buona condotta, e all’italianità.
O all’europeismo.
Dipende dallo stadio della deriva.
Chiunque dei cazzari in gara vinca il talent show delle Europee, continuerà a credere, obbedire e combattere. Non per il DUX. Per il PIL

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Incantesimo napoletano

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 10 febbraio 2019 by Sendivogius

Allora è proprio vero che non c’è fine all’idiozia.
In questi ultimi mesi, il governo nazi-populista dei giallobruni al potere ci aveva pure abituato a livelli di cialtroneria inimmaginabili, elevando di molto l’asticella della decenza, già abbondantemente abusata nello stupro di gruppo condiviso, ma in tutta franchezza un imbecille di portata cosmica come questo coglione qui ancora lo dovevamo vedere…!
Guardatevelo (e ricordatevelo!) il gaudente bamboccione napoletano dal ghigno perenne incorporato, accanto alla teca del San Gennaro di cittadinanza, mentre realizza lu miraculu e fa impallidire ogni televendita dei suoi predecessori, in un trionfo kitsch illuminato al laser beam. Sembra una via di mezzo tra la Lotteria di Capodanno ed un numero del Mago Silvan, dove il trucco consiste nell’animazione del pupazzo a retrocarica, che solleva il lenzuolino bianco nella scoperta di una sorta di dildo gigante, mentre i ventriloqui della Caseleggio Associati gli fanno pronunciare frasette strafatte da aforismario tardo-adolescenziale.
Et voilà! Il Reddito di Cittadinanza (RdC) è servito! Poco importa se si tratta di un incrocio ibrido tra l’antica Social Card (manco ve la ricordate più, vero?!) di Giulio Tremonti ed il più recente “reddito di inclusione”, condensati insieme in una unica tesserina dorata, racchiusa in una teca che ricorda tanto la rosa incantata della Bella e la Bestia.
E non sai se era peggio quando questo pupazzetto buffo s’affacciava dal balcone urlando di aver sconfitto la povertà (!) con la claque autoconvocata in overdose da stronzate.

“La signora in giallo”
di Alessandra Daniele

«Luigi Di Maio l’ha presentata in una teca come una Madonnina piangente: la prima tessera del mitico Reddito di Cittadinanza. Che in realtà non è un reddito, e non è di cittadinanza, ma sarà (se e quando partirà davvero) un sussidio di disoccupazione, vincolato a un milione di regole burocratiche che trasformeranno in un sorvegliato speciale chi cercherà di ottenerlo.
Inoltre, la gialla master card destinata secondo Di Maio ad “abolire la povertà” sarà comunque negata proprio ai più poveri.
Non la riceveranno gli sfrattati e i senzatetto.
Non la riceveranno italiani e stranieri in povertà assoluta che risiedono in Italia da meno di dieci anni.
Non la riceveranno i giovani disoccupati che devono abitare ancora coi genitori.
Se la riceverà, la perderà l’imbianchino disoccupato di Catania che si rifiuta di andare ad allevare anguille a Comacchio, e viceversa.
Non riuscirà mai ad ottenerla chi non sa o non può procurarsi tutta la documentazione necessaria per dimostrare a Nostra Signora del Sussidio che non è un truffatore fancazzista, né un immigrato a torso nudo con lo smartphone.
Ma basta con queste lamentele, guardiamo il bicchiere mezzo pieno: se tutto va bene, da maggio circa un milione di famiglie riceveranno una nuova social card con circa 100 euro a settimana per fare la spesa (l’eventuale resto sarà rigorosamente destinato all’eventuale affitto).
È il momento di recuperare lo scontrino col quale Pina Picierno voleva dimostrarci come 80 euro bastassero a una famiglia di tre persone per una spesa settimanale.
Lo scopo primario del Reddito di Cittadinanza però non è lo stesso degli 80 euro renziani, cioè pagare gli italiani per votare un branco di cazzari. Quello lo fanno anche gratis.
Il Reddito di Cittadinanza è innanzitutto uno strumento di controllo sociale, come ha esplicitato il sociologo ex-grillino Domenico De Masi: “Elargire questo sussidio serve ai ricchi, per evitare che i poveri s’incazzino e gli taglino la testa”.
Il compito dichiarato del Movimento 5 Stelle è sempre stato fin dall’inizio quello di assorbire la rabbia popolare, per impedire che producesse qualcosa di realmente rivoluzionario.
Beppe Grillo l’ha rivendicato più volte: “Se non ci fossimo noi a tenerla buona, la gente scenderebbe in piazza”. E Di Maio s’è vantato di recente: “Senza di noi, anche in Italia ci sarebbero i gilet gialli”.
Il RDC è un sedativo di massa.
E non è certo concepito per evitare la recessione (generale e prevista) né la conseguente prossima Quaresima di tasse e tagli, ma per renderle più sopportabili per le masse, con un centinaio di euro in più a settimana a quelli che potrebbero diventare realmente pericolosi per il sistema.
Per tenerli tranquilli. E sorvegliati.
Perché restino buoni cittadini.
E consumatori.
Non ai senzatetto quindi, né ai migranti, che invece vengono spinti sempre più verso l’emarginazione totale – anche col decreto Salvini – per essere usati come spauracchio e capro espiatorio.
Questo disegno non è occulto, è esplicito, come le dichiarazioni che ho citato confermano, ma funziona lo stesso, come ogni manipolazione che faccia leva sugli istinti e sui bisogni primari.
L’utilità del governo Grilloverde per le élite che dice di combattere però difficilmente lo salverà dal suo destino ultimo: diventare a sua volta il capro espiatorio, quando la Crisi affonderà le zanne, e i sedativi di massa non basteranno a tenere buone le prede

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MACERIE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , on 20 agosto 2018 by Sendivogius

Se la metafora non fosse troppo irriguardosa, ci sarebbe da dire che sotto le macerie del Ponte Morandi c’è finito l’intero centrosinistra italiano monopolizzato dalla nefanda parentesi piddina e dalla sua fallimentare dirigenza di gggiovani invecchiati malissimo: pusillanimi, omertosi, inerti; in fuga permanente dalla realtà, lontani anni luce da quel “popolo” che ormai non aspirano più non solo a rappresentare, ma nemmeno ad interpretare. Ridotti come sono ad ectoplasmi, che parlano solo via facebook e twitter, dove innestano polemiche sterili per galvanizzare gli ultimi feticisti del partito, venendo peraltro sistematicamente massacrati sul posto, non sapendo padroneggiare nemmeno i rudimenti di base della comunicazione ‘social’, a tal punto da finirci loro sul banco degli imputati, dopo una difesa parossistica dell’inalienabile diritto (privato) dei concessionari autostradali, come libertà fondamentale dello Stato di diritto, nel principio di non colpevolezza. Che è come dire che se uno fa una strage, ammazzando (colposamente) 42 persone davanti a centinaia di testimoni, perché magari si è dimenticato di chiudere il gas mentre fumava seduto su una dozzina di bombole aperte, è innocente fino sentenza di condanna definitiva passata in giudicato. E fino ad allora non può essergli ascritta alcuna responsabilità. Quando le grandi battaglia di civiltà del “partito democratico” sono ridotte alla difesa del deposito in conto titoli degli azionisti di Atlantia (perché questa è la percezione che si è avuta), la stessa società che ancora dopo 24h dalla strage si preoccupava di rassicurare gli investitori, senza spendere una parola per le vittime, allora il disprezzo è conseguenza naturale e si capisce pure perché i resti di un partito putribondo siano invisi alla quasi totalità del paese.

“PONTI D’ORO”
di Alessandra Daniele
(19/08/2018)

 «La specie umana ha fatto anche cose buone. Lo dirà probabilmente chi verrà dopo di noi sulla terra, alieni, intelligenze artificiali, batteri evoluti. Non lo diranno delle opere d’arte delle quali siamo più fieri, affreschi, poemi, sinfonie che per loro avrebbero poco significato. Lo diranno delle infrastrutture che potranno essergli utili, ponti, strade, acquedotti.
Saranno però ponti, strade e acquedotti costruiti dall’Impero Romano, perché quelli della nostra era non solo non ci sopravviveranno, ma probabilmente ci uccideranno, crollandoci addosso.
Come il ponte Morandi di Genova, mal costruito fin dall’inizio, sottoposto da decenni a un traffico quattro volte superiore al previsto, e abbandonato a una manutenzione palesemente insufficiente. La prevenzione non è un’attività redditizia. Neanche la progettata variante della Gronda, che sarebbe pronta solo nel 2029, avrebbe evitato il crollo, a meno di fantascientifici effetti retroattivi. Chi oggi lo afferma è un cazzaro, o un renziano, cioè un cazzaro.
Se un ponte autostradale si sbriciola facendo una strage, la revoca delle concessioni alla Società Autostrade, e ai magliari a cui è stata regalata dall’Ulivo, è atto dovuto innanzitutto in base al principio di precauzione, il fatto è così intuitivo da essere stato intuito persino da Toninelli.
Non dalla stampa mainstream però, schierata compatta in difesa dei Benetton e dei loro affari d’oro, e più in lutto per il crollo in borsa del titolo Atlantia, che per quello del ponte.
Il fatto che il cosiddetto centrosinistra, invece di pretendere giustizia per le vittime, difenda a spada tratta su giornali e social i monopolisti miliardari che avevano assicurato che quel ponte sarebbe durato cent’anni, spiega perfettamente perché gli elettori italiani abbiano preferito votare letteralmente ‘chiunque altro’.
Se abbiamo un ministro dell’Interno che si fa i selfie coi fans ai funerali di Stato, è perché abbiamo un PD che, mentre ancora si estraevano cadaveri dalle macerie, chiedeva un’inchiesta alla Consob per tutelare gli interessi degli azionisti di Atlantia.
Il Movimento 5 Stelle ha fatto anche cose buone. Opporsi alle Grandi Opere dei pupi e dei pupari, e alle cementificazioni idrosolubili è una. La nazionalizzazione delle infrastrutture, di cui parla adesso un Di Maio insolitamente condivisibile, potrebbe essere un’altra, se non fosse soltanto l’ennesima promessa irrealizzabile, l’ennesima arma di distrazione di massa. La procedura è partita, vedremo dove arriverà.
E vedremo se anche lo Stato continuerà ad amministrare secondo le stesse logiche capitalistiche omicide dei privati.
Intanto Genova è spezzata a metà da una nuova zona rossa. I monconi del ponte zombie incombono sui palazzi e sui capannoni sottostanti, evacuati d’urgenza. Più di 600 sfollati, mentre le macerie ancora intasano il greto del torrente, minacciando di farlo esondare alle prossime piogge. E in Italia ci sono ancora centinaia di strutture sottoposte allo stesso rischio di crollo. In un paese che cade a pezzi, l’emergenza non è mai finita

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Fear of the Dark

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 maggio 2018 by Sendivogius

Cosa NON fare per contrastare il “populismo sovranista” ed il “neo-nazionalismo” primatista?!?
Be’… per esempio, sintetizzando in maniera volutamente semplicistica ed un pochino brutale (nicchiamo allo spirito dei mala tempora): fregarsene del risultato elettorale e ‘nominare’ l’ennesimo “governo tecnico” pescato dal cilindro presidenziale, eletto da nessuno, meglio se infarcito con banchieri di estrazione fondomonetarista, e sostenuto unicamente da quei partiti (di minoranza) che le elezioni le hanno perse.

«Comunque vadano le elezioni, è già pronto un nuovo Governissimo di salvezza nazionale.
Un altro esecutivo formato da tecnici che nessuno ha votato, sostenuto da partiti che hanno perso le elezioni, e presieduto da una personalità istituzionale che sta sul cazzo anche alla sua famiglia.
Come ha detto Mario Draghi, in Italia c’è ancora il pilota automatico.
Tutto rimane uguale affinché tutto rimanga uguale.
Chiamarli gattopardi però sarebbe un complimento, il gattopardo è un nobile felino, questi sono bacherozzi. Frutto d’un incrocio genetico fra la blatta e il camaleonte. Blattopardi

Alessandra Daniele
(04/02/2018)

Poi, giusto per rasserenare gli animi, conviene alimentare l’impressione di farsi dettare l’agenda politica dalle sempre disinteressate agenzie del rating internazionale e dagli eurotecnocrati di Strasburgo; meglio se facendosi trattare alla stregua di una colonia a libertà vigilata e sovranità limitata, al traino di una UE germanizzata e pronta a scatenare i suoi gauleiter contro i sudditi riottosi al nuovo Ordnung teutonico, nei Reichsgaue ribelli alla periferia dell’Impero.
Altra cosa da NON fare, perché la cosa comporta delle conseguenze, è lasciar intendere (magari per deficit di comunicazione e distorsione del messaggio) che questi possano sovrapporsi e sostituirsi alle Istituzioni democratiche, per un trasferimento della sovranità nazionale dal “popolo” ai “mercati”, assurti a nuovo organo costituzionale non riconosciuto ma esplicitamente vincolante. Peraltro senza che si intraveda, almeno per compensazione, alcuna contropartita tangibile che non sia la pedagogia dell’austerità e della punizione; almeno finché gli italiani non impareranno a votare come si deve. Meglio ancora: insistere sulla retorica dei “compiti a casa” e delle cicale latine, mantenute a sbafo dalla generosa Germania, che pagherebbe le gozzoviglie di un popolo antropologicamente votato al parassitismo per congenita propensione (razziale?). E per questo da rieducare, o tenere comunque sotto sorveglianza.
Nel dubbio, c’è sempre l’immancabile intervento (non richiesto) del solito tecnoburocrate tedesco, fondamentale come un ascesso perianale e tempestivo come una perdita radioattiva, a stroncare ogni corrispondenza residua per una Unione europea, che oramai suscita nella maggioranza degli italiani la simpatia di una raspa nel culo. L’ultimo di una serie diventata troppo lunga per essere ancora tollerata è il contributo del supercommissario ai bilanci (e di passaggio alle “risorse umane”), Günther Oettinger, che certo ha migliorato di molto la percezione diffusa che dell’Europa ormai si ha, insieme al profilo segaligno di questi arcigni maestrini del Rigore (in casa altrui) che conferiscono all’intera confezione un tocco quasi lombrosiano.
Ma prima c’era già stato l’articoletto su Der Spiegel, firmato dal solito Jan Fleischhauer, a stemperare le tensioni e dissipare la folata populista, in un concentrato di stereotipi e luoghi comuni estesi a tutti gli italiani indistintamente, che nemmeno nei cessi dei peggiori autogrill..!
Dalle parti della Deutschland che si crede über Alles, i nostri aspiranti castigatori sono un po’ così… o fanno la faccia cattiva da kapò, o (tagliati gli orripilanti baffoni Anni ’70) hanno il profilo sbarazzino, e pure un po’ da frocetto, del provocatore che si crede anche fighetto. Perché quanno ce vo’, ce vo’!
Se questo è il panorama “internazionale”, altro errore da non fare è cassare la scelta di un potenziale ministro, non in virtù del suo curriculum e dei suoi trascorsi personali, ma in merito alle sue idee in ambito squisitamente economico, in un processo alle intenzioni su base suppositiva. Come se le sue opinioni (accademiche) possano essere oggetto di veto preventivo, prima ancora che oggettivo su riscontro concreto. E’ vero che il Presidente Sergio Mattarella esercita i suoi poteri in osservanza dell’Art. 92 della Costituzione (“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”). E solo un imbecille come Giggino O’ Sarracino, imbalsamato nel suo eterno sorriso di plastica, poteva immaginare di sollevare una questione di “alto tradimento”, riguardo all’esercizio di una prerogativa assolutamente legittima.

Ma è anche vero che il Presidente della Repubblica dovrebbe tenere a sua volta presente l’assunto fondamentale contenuto nell’Art.1 (“la sovranità appartiene al popolo”), limitando l’esercizio del diritto di veto nel caso vengano meno i presupposti contenuti nell’Art.54 della Costituzione, nel rispetto della volontà dell’elettorato, espressa in libere elezioni:

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

Ed evitare così di cadere, per una scelta opinabile, nel trappolone abilmente orchestrato da un Matteo Salvini, per meri interessi di bottega elettorale… Non per niente, se il Presidente voleva tutelare gli interessi dei risparmiatori italiani, stando all’andamento dello spread, sembra aver finora ottenuto l’effetto contrario…

«In questa partita Di Maio si stava giocando tutto, Salvini no. Il leader leghista era in posizione win-win: vincente se partiva il governo con il ministro da lui voluto, vincente se si fosse arrivati alla rottura, perché pronto a fare bingo andando al voto. E infatti stasera, a Spoleto, in maniche di camicia e molto più rilassato del suo socio, Salvini era capace perfino di fare ironia, “potevano dircelo prima che non potevamo governare almeno non stavamo a far notte sul programma”.
E così si arrivati al crac, alla rottura. Non è servito il rassicurante comunicato domenicale dello stesso Savona, non è servito il bassissimo profilo tenuto dal premier incaricato Giuseppe Conte finito per sbaglio o vanità in un gioco molto più grande di lui.
Nella sua ricostruzione alla Sala della Vetrata, Mattarella è partito quasi con una excusatio non petita, sostenendo di avere fatto di tutto per lasciare che Lega e M5S arrivassero al loro governo, di avere aspettato i loro tempi, il loro “contratto”, le loro votazioni on line e ai gazebo, di avere anche superato “le perplessità per un premier non eletto” (frecciata pesante verso chi di questo slogan aveva fatto una bandiera), infine di avere accettato tutti i ministri proposti da Conte – cioè dai suoi azionisti. Tutti tranne uno.
Eccolo qui, l’ostacolo insormontabile, un signore ottuagenario dal curriculum senza fine e senza zone oscure, che però pensandosi fuori dai giochi da qualche anno aveva deciso di togliersi i sassolini dalle scarpe sull’euro, sulla sua architettura sbilenca, sul dominio tedesco, sulla necessità di rinegoziare molte cose comprese alcune di quelle che l’ortodossia di Bruxelles e Berlino considera non negoziabili, non oggetto di mediazioni.
E viene a mente un altro caso, un caso di tre anni fa probabilmente molto presente nell’animo di di Mattarella, da giorni. Il caso di Yanis Varoufakis, certo uomo di altra estrazione politica rispetto al governo gialloverde, eppure di idee così simili a Savona per quanto riguarda il giudizio su quest’Europa e sulla sua moneta, e quindi (come Savona) inaccettabile per Bruxelles e Berlino, che l’osteggiarono fino a chiudere i rubinetti dei bancomat a un intero Paese – e a ottenerne la testa.
No, Mattarella non è uomo della Troika, dei mercati, dei poteri forti europei, di Berlino e delle banche. Ma è cosciente che quei poteri esistono e soprattutto che sono capaci di mettere in ginocchio un Paese. Perché questa è la realtà, al momento. Una realtà atroce – e già in Grecia si era visto quanto violenta era stata l’imposizione su un governo eletto dal popolo, su un referendum in cui aveva votato il popolo. Ma una realtà fatta di condizioni oggettive.
Così l’Italia sta vivendo la questione fondamentale del presente, l’esternalizzazione del potere dalle democrazie nazionali ai vincoli economici internazionali.
Una questione in cui Di Maio e Salvini (piacciano o facciano orrore) hanno le loro fondate ragioni: abbiamo votato, si faccia come vogliono i cittadini; eppure le ragioni le ha anche Mattarella, non solo nell’esercizio delle indiscutibili prerogative che la Costituzione gli assegna ma anche nel merito, nel contenuto: no, oggi non si può fare come vogliono i partiti scelti dai cittadini perché se lo si fa andiamo tutti incontro a un massacro, com’è avvenuto in Grecia, e io come presidente ho appunto le prerogative costituzionali per provare a evitarlo.
Quello che oggi in Italia è uno scontro istituzionale – purtroppo – rivela quindi la contraddizione più bruciante del nostro tempo, cioè la convivenza che si fa talvolta impossibile tra democrazie e libero mercato, dopo un secolo in cui si era pensato che solo nel libero mercato fiorissero le democrazie. E invece non è più così, non c’è più coincidenza tra i due sistemi, se mai c’è stata. Oggi le democrazie sono rinchiuse all’interno di Stati che non hanno più autonomia di scelta, che per garantire i risparmi dei cittadini devono rinunciare a se stessi.
A questa trappola epocale la reazione diffusa non può che essere il sovranismo, il neonazionalismo. E lo sarà o finché il capitalismo per paura inizierà a trattare o finché la democrazia non diventerà sovranazionale

Alessandro Giglioli
“La trappola della democrazia nel mercato”
(27/05/2018)

Il bel risultato è la più grave crisi politica di tutta la storia repubblicana, per uno scontro istituzionale senza precedenti, che prefigura scenari da Repubblica di Weimar.
Sempre che votare serva ancora a qualcosa…

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PUZZETTE

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 2 marzo 2018 by Sendivogius

“Tappatevi il naso e votate PD”
Matteo Renzi
(19/02/2018)

A quanto pare, il Cazzaro fiorentino ha esaurito le offerte della televendita. E visto che le ultime aste all’incanto sono andate deserte, non gli resta che aggrapparsi alla salma putribonda di un Montanelli e lanciare appelli disperati al voto (in)utile, con l’effetto di un boomerang destinato a ritornargli indietro su denti.

Peraltro, un segretario che paragona implicitamente il proprio partito ad una latrina, peraltro plasmata a propria immagine e somiglianza, ancora non s’era mai visto. Ed in fondo è un po’ la misura dell’appeal esercitato dal partito-bestemmia sull’elettorato italiano che, nonostante la pioggia (dorata) di mancette elettorali, continua a schifarlo come una merda radioattiva.
Va da sé che il modello di riferimento dell’obeso bamboccione doroteo resta sempre la vecchia DC: lo xenomorfo impiantato per partenogenesi nel corpaccione inerte del sinistrismo riformista, fino alla mutazione finale una volta completata l’incubazione. Coerentemente, il Bullo di Rignano resterà incollato alla poltrona, fintanto che non lo staccheranno a pedate, come l’ultimo dei cacicchi democristiani: il nuovo che avanzava e che ora è solo un tossico disperato in astinenza da potere, che scappa via con la palla, incapace com’è di lasciare la staffetta ad un’altra vagonata di cazzari degni di lui…

“Uomini d’Odore”
di Alessandra Daniela
(25/02/2018)

 «Esaurite le balle (e le ecoballe) il sedicente rottamatore megalomane e arrogante che voleva riscriversi la Costituzione su misura è ormai ridotto a mendicare voti, ammettendo esplicitamente il fetore che emana il suo partito. Il tanfo di corruzione e decomposizione.
Secondo il Daspo urbano, Renzi andrebbe denunciato per accattonaggio.
Il suo fallimento è tale che forse a Berlusconi toccherà addirittura governare coi suoi attuali alleati per un po’, prima di comprarsi i deputati sfusi che mancheranno al PD per il Governissimo.
Come Berlusconi, anche il PD cerca di spacciarsi per improbabile argine al Movimento 5 Stelle, il cosiddetto “Partito del No”, ma a cosa dice “no” davvero il M5S? Non dice più no all’Euro, né alla NATO, né alla TAV, né all’Ilva. E dice sì a Confindustria, alle lobby di Washington, alla City di Londra. Di Maio è proprio andato a dirglielo personalmente. Come anche le giunte Raggi e Appendino hanno dimostrato, il M5S in realtà non è affatto una minaccia per lo status quo. Per quello che la presenza in parlamento dei grillini ha cambiato davvero, lo stipendio avrebbero dovuto restituirlo tutto. Di Maio è solo un altro sedicente rottamatore.
Il capitalismo s’è dimostrato incompatibile con qualsiasi forma di democrazia che non sia solo un inutile Beauty Contest che si limita a sostituire un frontman con un altro. Un Cazzaro con un altro.
Nessun reale cambiamento può più scaturire dall’urna elettorale, perché è una slot machine truccata.
Nessuno dei partitini fuori dalle coalizioni farlocche a parte LeU ha qualche possibilità di superare lo sbarramento al 3% del Cacarellum, che sta lì proprio per questo. L’appello al “voto utile” però non ha senso, perché nessun voto è utile. E l’astensione è altrettanto inutile. Lo sarebbe anche se raggiungesse il 100%.
Il governo uscente resterebbe in carica con una prorogatio d’emergenza, poi si tornerebbe a votare.
E stavolta magicamente dai computer del Viminale salterebbe fuori qualche milione di voti equamente distribuiti per consentire la formazione d’un altro Governissimo di salvezza nazionale. Poi una riforma elettorale bipartisan introdurrebbe il voto elettronico. E il problema sarebbe definitivamente risolto.
Come tutti gli altri. Il fascismo è morto, la mafia non esiste, la crisi è finita. Ce lo assicurano i ministri del PD, e possiamo fidarci. Dopotutto, sono uomini d’odore

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CANNIBAL MEDIA

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , on 12 febbraio 2018 by Sendivogius

Chissà come farebbe un Matteo Salvini, se non ci fossero i negri.
Senza lo spauracchio dell’uomo nero da agitare a tambur battente, al passo (dell’oca) della grancassa mediatica, starebbe ancora lì a giocare con le ampolle di vetro del dio Po, con elmi cornuti, mutande verdi, e coretti da stadio sui “napoletani colerosi”, fantasticando l’esistenza di una immaginaria repubblica della padania. Fortuna che ci sono i negri! Altrimenti gli toccherebbe parlare di roba noiosa come Lavoro, Reddito, Economia, Relazioni internazionali… Cose un tantino più complicate rispetto a stronzate assortite come la flat-tax (con aliquota al 15% e invariati capitoli di spesa), referendum sull’euro, ruspe e più fucili per tutti. Quando un Salvini, a proposito di precarietà e tutele, se ne esce con menate del tipo “aboliremo i contratti interinali a progetto”, ignorando il fondamentale particolare che i contratti interinali escludono quelli a progetto e viceversa, ti rendi conto che come tutti i cialtroni analfabeti miracolati dalla politica, Salvini di dinamiche occupazionali non sa assolutamente un cazzo (e come potrebbe?!? non avendo mai lavorato nemmeno mezz’ora in tutta la sua parassitaria esistenza), come del resto su ogni altra cosa sulla quale va blaterando a vanvera senza posa.
Molto meglio pescare a piene mani in sordidi fattacci di cronaca nera, con contorno di negracci assassini. Funzionano sempre, quando si tratta di raggrumare attorno a sé tutto il peggio della fascisteria nostrana, aspirando a diventare il nuovo sole (nero) della galassia neo-fascista, lievitata nelle curve degli ultrà e confluita nel nazi-leghismo d’accatto. E farlo in concorrenza coi Fascisti d’Italia dell’appallata Giorgia Meloni, che nel delirio oramai quotidiano di epurazioni e malcelato desiderio di pulizie etniche, non manca anche lei di golose figure di merda, nella gara al più nazi del regime.
Perché è ovvio che ad un Salvini ed ai suoi degni camerati, della povera Pamela Mastropietro e della sua orribile fine, non è mai interessato nulla, a parte la cinica strumentalizzazione del delitto per miserabili finalità di bottega elettorale.

«Sappiamo benissimo che se Pamela Mastropietro fosse stata vittima d’un italiano, a nessuno sciacallo sarebbe fregato niente di lei. Si sarebbe parlato di “Cultura dello sballo”, e quegli stessi bollettini di propaganda, che adesso la sfruttano come giustificazione per il terrorismo neofascista, l’avrebbero incolpata della sua stessa sorte

Alessandra Daniela
(11/02/2018)

Ma vuoi mettere?!? L’occasione era troppo ghiotta per non essere sfruttata ed eccitare le fantasie morbose dei troppi sciacalli, che reclamavano la loro libbra di carne fresca: il pasto nudo da servire crudo e ben al sangue, aizzando gli animi e parlando di pronta scarcerazione dei colpevoli, o farneticando di rituali voodoo per la fabricazioni di amuleti e culto del Palo Mayombe (ignorando con ogni evidenza i sapientoni, che quest’ultimo è diffuso nei Caraibi e non in Africa). E si capisce bene che alcuni delitti sono mediaticamente meglio spendibili di altri; altrimenti, se proprio dobbiamo rimestare nel torbido (e non ci piace farlo!) avrebbe fatto notizia anche il rinvenimento delle dieci buste di plastica disseminate nelle campagne di Valeggio sul Mincio, nel veronese, e contenenti i resti di una donna fatta a pezzi con una motosega. O la morte di Jessica Faoro, sfregiata e sventrata con più di quaranta coltellate, per non aver ceduto alle avances sessuali dell’italianissimo porco che ne sfruttava la situazione di bisogno. Ma lì mancava appunto il pezzo forte della narrazione horror: niente negri a dare un tocco di colore!
Perciò, adesso è tempo di richiudere il razzismo nazifascista nelle sue cloache, ricacciandone i rigurgiti in culo ai troppi imprenditori della paura in cerca di lucro elettorale a buon mercato, e destarsi in fretta dal trip lisergico degli apprendisti stregoni in camicia nera. Che questo Paese merita infinitamente di meglio di un Matteo Salvini e dei suoi emuli da Ku Klux Klan, nella più squallida campagna elettorale come non si vedeva dai tempi di Catilina.

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Scacco Matto

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on 15 novembre 2017 by Sendivogius

Sinceramente, abbiamo perso il conto delle disfatte. In tre anni, questo coso buffo ha perso tutto quello che poteva perdere. Anche laddove pareva impossibile, per un numero di disfatte da guinness dei primati, che avrebbero stroncato la carriera politica di qualunque segretario di partito. Ma non certo Lui: il Tavecchio stravecchio del partito bestemmia, inamovibile ed irremovibile, a prova di dimissioni ed in dissociazione permanente da ogni principio di realtà nel suo cialtronismo siderale (che i coprofagi più affezionati chiamano “carisma”), mentre lievita nel suo flaccidoso sex appeal di pachiderma in agonia.

È un fenomeno mitologico (oltreché clinico) dalle dimensioni bibliche. Tanto che per il suo orripilante partito, plasmato ad immagine e somiglianza dello “statista” di Rignano, questi s’è rivelato più catastrofico delle dodici piaghe d’Egitto, in un disaster movie da record, mentre corre verso il nulla della dissoluzione a bordo del suo treno fantasma…

GHOST TRAIN
di Alessandra Daniele
(12/11/17)

 «Matteo Renzi è politicamente morto, almeno dalla disfatta referendaria dell’anno scorso.
La politica italiana però è sempre stata Zombieland, quindi il Cazzaro resiste ancora caparbiamente aggrappato al poco potere che gli è rimasto.
Renzi è la cosa peggiore che sia capitata al PD dalla sua fondazione – e ce ne vuole – eppure il PD non riesce a liberarsene.
Dopo aver schiantato il suo partito contro un muro almeno una decina di volte di seguito, ogni volta Renzi è riuscito a strisciare fuori dalle lamiere contorte per tornare a sparare le sue cazzate in Tv come se niente fosse successo.
Da una settimana i renziani non fanno che inventare scuse per l’ennesima sconfitta: il voto disgiunto, i sondaggi clandestini, gli scissionisti, le cavallette, tutto pur di continuare a negare l’evidenza, di non ammettere che gli elettori del PD non lo votano più perché disgustati dalle politiche reazionarie e criminali, dai candidati incapaci e corrotti, dall’ottusa arroganza del leader.
Meteor Renzi, che doveva essere per il PD l’ultima speranza di salvezza, s’è rivelato un Extinction Level Event.
La parabola del cosiddetto centrosinistra però non è stata soltanto fallimentare, è stata teratogena.
I mostri fasciomafiosi che oggi addita inorridito li ha prodotti, consegnando intere classi sociali, intere generazioni all’abbrutimento del darwinismo sociale mercatista.
Il centrosinistra non può invocare, non merita, e non riceverà nessuna solidarietà nazionale contro una deriva nera di cui è il primo responsabile.
Il treno elettorale renziano è costretto a viaggiare in incognito, senza comunicare l’itinerario e le tappe, nel patetico tentativo di sfuggire alle proteste inferocite che incontra ad ogni fermata.
È un treno fantasma.
Un Disorient Express perso nella notte dei morti viventi.
Perché sospettare brogli, perché meravigliarsi che il PD risulti il più votato dai novantenni in coma?
È il partito che li rappresenta meglio.
D’altronde, perché stupirsi che uno dei candidati sostenitori dell’onesto Musumeci sia stato arrestato per evasione fiscale il giorno dopo essere stato eletto?
Berlusconi, leader e demiurgo dello schieramento che ha eletto Musumeci, è condannato in via definitiva per frode fiscale, con tanto d’interdizione dai pubblici uffici.
Per Berlusconi però il Laboratorio Sicilia ha funzionato come quello di Frankenstein.
Dopotutto “Non è morto ciò che in eterno può attendere, e col passare di strane ere, anche la morte muore”.
E questa è sicuramente una strana era

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La tragedia di un uomo ridicolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , on 18 giugno 2017 by Sendivogius

Fa cose… vede gente… twitta… scatta selfie con la compulsività ossessiva di una ragazzina adolescente; a dispetto di una prossemica, e nonostante l’espressione non proprio intelligentissima, che certo richiederebbero maggior prudenza nell’esibizione di sé, insieme ad un physique du rôle che francamente manca. Neanche a fare una liposuzione! E tuttavia persiste, ben consapevole che l’ostentazione del corpo del sovrano (mancato) è tutto, nell’involucro vuoto della sua autopromozione pubblicitaria, quando è tutto il resto a mancare… tanta è l’ansia famelica di tornare ad occupare quanto prima il seggiolone di governo. Niente terrorizza i parvenu più del ritorno all’anonimato di esistenze insignificanti. E questo tracagnotto sbruffone della provincia profonda non fa eccezione, con le sue pretese da D’Artagnan alla riscossa ed un aspetto che al massimo può ricordare Sancho Panza, ma dalle ambizioni smisurate.Oramai sembra un tossico in astinenza da potere, spaventato dalla sua stessa ombra; così piccolo che una qualsiasi insignificante nullità in disarmo (sia un Pisapia, un Prodi, un Letta) è sufficiente per preoccuparlo, tanto basta poco a mettere in evidenza la mediocrità siderale di questo bolso arrivista senz’arte né parte. Uno che si agita da mane a sera, per ricordare di esistere più a se stesso che al mondo, nell’ansia patologica di appagare un ego gigantesco dai piedi d’argilla, mentre puntella un potere personale sempre più friabile. Oramaio è ridotto a parodia di se stesso, mentre interpreta sempre la stessa parte stanca del rottame che si crede “rottamatore”, tra compagni di merende e gli amichetti della parrocchietta.Certo questo fenomeno da oratorio ci ha messo molto del suo, ma moltissimo hanno contribuito i media del circuito mainstream, facendone la loro faccia da cover preferita, nel tentativo di costruire un mito di cartapesta (di quella riciclata dalle toilette). Raramente, politicante è stato tanto incensato, costruito, fotografato, pompato dai media, per essere altrettanto velocemente scaricato come un ferro vecchio, una volta esaurito in fretta l’appeal tutto artificiale di questo venditore di fuffa a domicilio…

«Si dice che la stampa debba essere il “cane da guardia” che sorveglia il potere. In Italia, è il suo cane da grembo. E non gli lecca solo la faccia
(Alessandra Daniele. 06/12/2016)

Ambrose Bierce, in un di quei fulminanti aforismi che compongono il suo Dizionario del Diavolo, definiva l’Ambizione come il “desiderio irresistibile di essere vilipeso in vita dai nemici e deriso dopo la morte dagli amici”.

Mollato perfino dai giornali meno ostili, chiusa per fallimento quella sottospecie di Ufficio Propaganda per il culto del leader, a cui era stata ridotta l’Unità, ormai è una macchietta che insegue se stessa…

Alla buon’ora, ci si accorge pure come il figuro altro non sia che un ibrido democristiano su innesto fanfaniano (e doroteo). La cosa era talmente evidente fin dalle prime esibizioni pubbliche del pinocchietto fiorentino, che noi ne avevamo già colto a suo tempo l’essenza (QUI per un riepilogo completo), sottolineando l’analogia soprattutto QUI con un titolo più che appropriato alla circostanza.  Ma all’epoca il prodotto tirava e nulla doveva disturbare la splendida narrazione. Non dubitate che ce lo riproporranno ancora, cambiando semplicemente l’etichetta di scadenza…

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Il verbo dei signori

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 29 maggio 2017 by Sendivogius

Di parole, quando se ne hanno di così fulminanti, non ne servono altre…

“BASTA LA PAROLA”
di Alessandra Daniele
(28/05/17)

«Dopo essersi scagliato varie volte contro i mercanti d’armi, Papa Bergoglio la settimana scorsa ha ricevuto in pompa magna il più grosso mercante d’armi del mondo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il quale, dopo aver piazzato 110 miliardi di dollari di armi ai principi sauditi, maggiori sponsor del terrorismo islamista, ha loro raccomandato con un solenne discorso ufficiale di combattere il terrorismo islamista.
Basta la parola.
Quello che s’è svolto in Vaticano è stato dal punto di vista mediatico una specie d’incontro fra materia e antimateria. Se Donald Trump è unanimemente disprezzato dai media mainstream, che tifano per il suo impeachment con una furia da ultras, Papa Bergoglio gode d’una estasiata idolatria indiscussa. Persino fra gli opinionisti atei solitamente mangiapreti è considerato un imprescindibile obbligo sociale adorarlo, e dichiararlo l’unico leader credibile del pianeta, l’unica speranza di riscatto per i poveri e i perseguitati.
Se Wojtyla era famoso ma controverso come una rockstar, Bergoglio in arte Francesco non è nemmeno in discussione. È santo subito. A prescindere.
Ma perché i media mainstream ci tengono tanto a santificare qualcuno che dice cose apparentemente così contrarie all’establishment? Perché le dice, ma non le fa.
Al netto di slogan e gadget tipo la Misericordina, quali sostanziali cambiamenti concreti il suo pontificato ha davvero portato finora?
La Chiesa ha rinunciato alle sue ricchezze terrene per devolverle ai poveri, aprendo i propri palazzi a profughi e rifugiati?
No.
Non ha nemmeno rinunciato all’otto per mille, né alle detrazioni fiscali.
La Chiesa ha abolito il malsano celibato obbligatorio per i consacrati, ha aperto al sacerdozio femminile, ha smesso di definire l’aborto un infanticidio?
Macché.
Non ha nemmeno smesso di fare pressioni indebite sul parlamento italiano, cercando di soffocare le poche già esili leggi sui diritti civili.
Forse però aspettarsi mutamenti così radicali è troppo. Bisogna accontentarsi d’un repulisti, una Mani Pulite oltretevere. Almeno quella c’è stata?
Figuriamoci.
La narrazione, come sempre in questi casi, è che Papa Bergoglio ci stia provando, ma non ci riesca perché bloccato dalle gerarchie, dalle burocrazie, dalle consorterie. Dal TAR. Dal CNEL.
Benché nessun autentico rinnovamento stia avvenendo, Bergoglio è quindi considerato comunque un grande rinnovatore, per quello che dice.
Basta la parola.
E così, con la sua fotogenia ruffiana, il gesuita Bergoglio restaura la maschera benevola del potere che Trump con la sua spudorata mostruosità ogni giorno distrugge.
In un mondo nel quale ormai le élite sono giustamente considerate il Nemico, un leader, anzi un sovrano assoluto che riesca a dare l’impressione che il potere non sia un male in sé, purché si trovi nelle mani “giuste”, è in realtà una benedizione per ‘tutti’ i potenti

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