Archivio per Alessandra Daniele

MACERIE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , on 20 agosto 2018 by Sendivogius

Se la metafora non fosse troppo irriguardosa, ci sarebbe da dire che sotto le macerie del Ponte Morandi c’è finito l’intero centrosinistra italiano monopolizzato dalla nefanda parentesi piddina e dalla sua fallimentare dirigenza di gggiovani invecchiati malissimo: pusillanimi, omertosi, inerti; in fuga permanente dalla realtà, lontani anni luce da quel “popolo” che ormai non aspirano più non solo a rappresentare, ma nemmeno ad interpretare. Ridotti come sono ad ectoplasmi, che parlano solo via facebook e twitter, dove innestano polemiche sterili per galvanizzare gli ultimi feticisti del partito, venendo peraltro sistematicamente massacrati sul posto, non sapendo padroneggiare nemmeno i rudimenti di base della comunicazione ‘social’, a tal punto da finirci loro sul banco degli imputati, dopo una difesa parossistica dell’inalienabile diritto (privato) dei concessionari autostradali, come libertà fondamentale dello Stato di diritto, nel principio di non colpevolezza. Che è come dire che se uno fa una strage, ammazzando (colposamente) 42 persone davanti a centinaia di testimoni, perché magari si è dimenticato di chiudere il gas mentre fumava seduto su una dozzina di bombole aperte, è innocente fino sentenza di condanna definitiva passata in giudicato. E fino ad allora non può essergli ascritta alcuna responsabilità. Quando le grandi battaglia di civiltà del “partito democratico” sono ridotte alla difesa del deposito in conto titoli degli azionisti di Atlantia (perché questa è la percezione che si è avuta), la stessa società che ancora dopo 24h dalla strage si preoccupava di rassicurare gli investitori, senza spendere una parola per le vittime, allora il disprezzo è conseguenza naturale e si capisce pure perché i resti di un partito putribondo siano invisi alla quasi totalità del paese.

“PONTI D’ORO”
di Alessandra Daniele
(19/08/2018)

 «La specie umana ha fatto anche cose buone. Lo dirà probabilmente chi verrà dopo di noi sulla terra, alieni, intelligenze artificiali, batteri evoluti. Non lo diranno delle opere d’arte delle quali siamo più fieri, affreschi, poemi, sinfonie che per loro avrebbero poco significato. Lo diranno delle infrastrutture che potranno essergli utili, ponti, strade, acquedotti.
Saranno però ponti, strade e acquedotti costruiti dall’Impero Romano, perché quelli della nostra era non solo non ci sopravviveranno, ma probabilmente ci uccideranno, crollandoci addosso.
Come il ponte Morandi di Genova, mal costruito fin dall’inizio, sottoposto da decenni a un traffico quattro volte superiore al previsto, e abbandonato a una manutenzione palesemente insufficiente. La prevenzione non è un’attività redditizia. Neanche la progettata variante della Gronda, che sarebbe pronta solo nel 2029, avrebbe evitato il crollo, a meno di fantascientifici effetti retroattivi. Chi oggi lo afferma è un cazzaro, o un renziano, cioè un cazzaro.
Se un ponte autostradale si sbriciola facendo una strage, la revoca delle concessioni alla Società Autostrade, e ai magliari a cui è stata regalata dall’Ulivo, è atto dovuto innanzitutto in base al principio di precauzione, il fatto è così intuitivo da essere stato intuito persino da Toninelli.
Non dalla stampa mainstream però, schierata compatta in difesa dei Benetton e dei loro affari d’oro, e più in lutto per il crollo in borsa del titolo Atlantia, che per quello del ponte.
Il fatto che il cosiddetto centrosinistra, invece di pretendere giustizia per le vittime, difenda a spada tratta su giornali e social i monopolisti miliardari che avevano assicurato che quel ponte sarebbe durato cent’anni, spiega perfettamente perché gli elettori italiani abbiano preferito votare letteralmente ‘chiunque altro’.
Se abbiamo un ministro dell’Interno che si fa i selfie coi fans ai funerali di Stato, è perché abbiamo un PD che, mentre ancora si estraevano cadaveri dalle macerie, chiedeva un’inchiesta alla Consob per tutelare gli interessi degli azionisti di Atlantia.
Il Movimento 5 Stelle ha fatto anche cose buone. Opporsi alle Grandi Opere dei pupi e dei pupari, e alle cementificazioni idrosolubili è una. La nazionalizzazione delle infrastrutture, di cui parla adesso un Di Maio insolitamente condivisibile, potrebbe essere un’altra, se non fosse soltanto l’ennesima promessa irrealizzabile, l’ennesima arma di distrazione di massa. La procedura è partita, vedremo dove arriverà.
E vedremo se anche lo Stato continuerà ad amministrare secondo le stesse logiche capitalistiche omicide dei privati.
Intanto Genova è spezzata a metà da una nuova zona rossa. I monconi del ponte zombie incombono sui palazzi e sui capannoni sottostanti, evacuati d’urgenza. Più di 600 sfollati, mentre le macerie ancora intasano il greto del torrente, minacciando di farlo esondare alle prossime piogge. E in Italia ci sono ancora centinaia di strutture sottoposte allo stesso rischio di crollo. In un paese che cade a pezzi, l’emergenza non è mai finita

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Fear of the Dark

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 maggio 2018 by Sendivogius

Cosa NON fare per contrastare il “populismo sovranista” ed il “neo-nazionalismo” primatista?!?
Be’… per esempio, sintetizzando in maniera volutamente semplicistica ed un pochino brutale (nicchiamo allo spirito dei mala tempora): fregarsene del risultato elettorale e ‘nominare’ l’ennesimo “governo tecnico” pescato dal cilindro presidenziale, eletto da nessuno, meglio se infarcito con banchieri di estrazione fondomonetarista, e sostenuto unicamente da quei partiti (di minoranza) che le elezioni le hanno perse.

«Comunque vadano le elezioni, è già pronto un nuovo Governissimo di salvezza nazionale.
Un altro esecutivo formato da tecnici che nessuno ha votato, sostenuto da partiti che hanno perso le elezioni, e presieduto da una personalità istituzionale che sta sul cazzo anche alla sua famiglia.
Come ha detto Mario Draghi, in Italia c’è ancora il pilota automatico.
Tutto rimane uguale affinché tutto rimanga uguale.
Chiamarli gattopardi però sarebbe un complimento, il gattopardo è un nobile felino, questi sono bacherozzi. Frutto d’un incrocio genetico fra la blatta e il camaleonte. Blattopardi

Alessandra Daniele
(04/02/2018)

Poi, giusto per rasserenare gli animi, conviene alimentare l’impressione di farsi dettare l’agenda politica dalle sempre disinteressate agenzie del rating internazionale e dagli eurotecnocrati di Strasburgo; meglio se facendosi trattare alla stregua di una colonia a libertà vigilata e sovranità limitata, al traino di una UE germanizzata e pronta a scatenare i suoi gauleiter contro i sudditi riottosi al nuovo Ordnung teutonico, nei Reichsgaue ribelli alla periferia dell’Impero.
Altra cosa da NON fare, perché la cosa comporta delle conseguenze, è lasciar intendere (magari per deficit di comunicazione e distorsione del messaggio) che questi possano sovrapporsi e sostituirsi alle Istituzioni democratiche, per un trasferimento della sovranità nazionale dal “popolo” ai “mercati”, assurti a nuovo organo costituzionale non riconosciuto ma esplicitamente vincolante. Peraltro senza che si intraveda, almeno per compensazione, alcuna contropartita tangibile che non sia la pedagogia dell’austerità e della punizione; almeno finché gli italiani non impareranno a votare come si deve. Meglio ancora: insistere sulla retorica dei “compiti a casa” e delle cicale latine, mantenute a sbafo dalla generosa Germania, che pagherebbe le gozzoviglie di un popolo antropologicamente votato al parassitismo per congenita propensione (razziale?). E per questo da rieducare, o tenere comunque sotto sorveglianza.
Nel dubbio, c’è sempre l’immancabile intervento (non richiesto) del solito tecnoburocrate tedesco, fondamentale come un ascesso perianale e tempestivo come una perdita radioattiva, a stroncare ogni corrispondenza residua per una Unione europea, che oramai suscita nella maggioranza degli italiani la simpatia di una raspa nel culo. L’ultimo di una serie diventata troppo lunga per essere ancora tollerata è il contributo del supercommissario ai bilanci (e di passaggio alle “risorse umane”), Günther Oettinger, che certo ha migliorato di molto la percezione diffusa che dell’Europa ormai si ha, insieme al profilo segaligno di questi arcigni maestrini del Rigore (in casa altrui) che conferiscono all’intera confezione un tocco quasi lombrosiano.
Ma prima c’era già stato l’articoletto su Der Spiegel, firmato dal solito Jan Fleischhauer, a stemperare le tensioni e dissipare la folata populista, in un concentrato di stereotipi e luoghi comuni estesi a tutti gli italiani indistintamente, che nemmeno nei cessi dei peggiori autogrill..!
Dalle parti della Deutschland che si crede über Alles, i nostri aspiranti castigatori sono un po’ così… o fanno la faccia cattiva da kapò, o (tagliati gli orripilanti baffoni Anni ’70) hanno il profilo sbarazzino, e pure un po’ da frocetto, del provocatore che si crede anche fighetto. Perché quanno ce vo’, ce vo’!
Se questo è il panorama “internazionale”, altro errore da non fare è cassare la scelta di un potenziale ministro, non in virtù del suo curriculum e dei suoi trascorsi personali, ma in merito alle sue idee in ambito squisitamente economico, in un processo alle intenzioni su base suppositiva. Come se le sue opinioni (accademiche) possano essere oggetto di veto preventivo, prima ancora che oggettivo su riscontro concreto. E’ vero che il Presidente Sergio Mattarella esercita i suoi poteri in osservanza dell’Art. 92 della Costituzione (“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”). E solo un imbecille come Giggino O’ Sarracino, imbalsamato nel suo eterno sorriso di plastica, poteva immaginare di sollevare una questione di “alto tradimento”, riguardo all’esercizio di una prerogativa assolutamente legittima.

Ma è anche vero che il Presidente della Repubblica dovrebbe tenere a sua volta presente l’assunto fondamentale contenuto nell’Art.1 (“la sovranità appartiene al popolo”), limitando l’esercizio del diritto di veto nel caso vengano meno i presupposti contenuti nell’Art.54 della Costituzione, nel rispetto della volontà dell’elettorato, espressa in libere elezioni:

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

Ed evitare così di cadere, per una scelta opinabile, nel trappolone abilmente orchestrato da un Matteo Salvini, per meri interessi di bottega elettorale… Non per niente, se il Presidente voleva tutelare gli interessi dei risparmiatori italiani, stando all’andamento dello spread, sembra aver finora ottenuto l’effetto contrario…

«In questa partita Di Maio si stava giocando tutto, Salvini no. Il leader leghista era in posizione win-win: vincente se partiva il governo con il ministro da lui voluto, vincente se si fosse arrivati alla rottura, perché pronto a fare bingo andando al voto. E infatti stasera, a Spoleto, in maniche di camicia e molto più rilassato del suo socio, Salvini era capace perfino di fare ironia, “potevano dircelo prima che non potevamo governare almeno non stavamo a far notte sul programma”.
E così si arrivati al crac, alla rottura. Non è servito il rassicurante comunicato domenicale dello stesso Savona, non è servito il bassissimo profilo tenuto dal premier incaricato Giuseppe Conte finito per sbaglio o vanità in un gioco molto più grande di lui.
Nella sua ricostruzione alla Sala della Vetrata, Mattarella è partito quasi con una excusatio non petita, sostenendo di avere fatto di tutto per lasciare che Lega e M5S arrivassero al loro governo, di avere aspettato i loro tempi, il loro “contratto”, le loro votazioni on line e ai gazebo, di avere anche superato “le perplessità per un premier non eletto” (frecciata pesante verso chi di questo slogan aveva fatto una bandiera), infine di avere accettato tutti i ministri proposti da Conte – cioè dai suoi azionisti. Tutti tranne uno.
Eccolo qui, l’ostacolo insormontabile, un signore ottuagenario dal curriculum senza fine e senza zone oscure, che però pensandosi fuori dai giochi da qualche anno aveva deciso di togliersi i sassolini dalle scarpe sull’euro, sulla sua architettura sbilenca, sul dominio tedesco, sulla necessità di rinegoziare molte cose comprese alcune di quelle che l’ortodossia di Bruxelles e Berlino considera non negoziabili, non oggetto di mediazioni.
E viene a mente un altro caso, un caso di tre anni fa probabilmente molto presente nell’animo di di Mattarella, da giorni. Il caso di Yanis Varoufakis, certo uomo di altra estrazione politica rispetto al governo gialloverde, eppure di idee così simili a Savona per quanto riguarda il giudizio su quest’Europa e sulla sua moneta, e quindi (come Savona) inaccettabile per Bruxelles e Berlino, che l’osteggiarono fino a chiudere i rubinetti dei bancomat a un intero Paese – e a ottenerne la testa.
No, Mattarella non è uomo della Troika, dei mercati, dei poteri forti europei, di Berlino e delle banche. Ma è cosciente che quei poteri esistono e soprattutto che sono capaci di mettere in ginocchio un Paese. Perché questa è la realtà, al momento. Una realtà atroce – e già in Grecia si era visto quanto violenta era stata l’imposizione su un governo eletto dal popolo, su un referendum in cui aveva votato il popolo. Ma una realtà fatta di condizioni oggettive.
Così l’Italia sta vivendo la questione fondamentale del presente, l’esternalizzazione del potere dalle democrazie nazionali ai vincoli economici internazionali.
Una questione in cui Di Maio e Salvini (piacciano o facciano orrore) hanno le loro fondate ragioni: abbiamo votato, si faccia come vogliono i cittadini; eppure le ragioni le ha anche Mattarella, non solo nell’esercizio delle indiscutibili prerogative che la Costituzione gli assegna ma anche nel merito, nel contenuto: no, oggi non si può fare come vogliono i partiti scelti dai cittadini perché se lo si fa andiamo tutti incontro a un massacro, com’è avvenuto in Grecia, e io come presidente ho appunto le prerogative costituzionali per provare a evitarlo.
Quello che oggi in Italia è uno scontro istituzionale – purtroppo – rivela quindi la contraddizione più bruciante del nostro tempo, cioè la convivenza che si fa talvolta impossibile tra democrazie e libero mercato, dopo un secolo in cui si era pensato che solo nel libero mercato fiorissero le democrazie. E invece non è più così, non c’è più coincidenza tra i due sistemi, se mai c’è stata. Oggi le democrazie sono rinchiuse all’interno di Stati che non hanno più autonomia di scelta, che per garantire i risparmi dei cittadini devono rinunciare a se stessi.
A questa trappola epocale la reazione diffusa non può che essere il sovranismo, il neonazionalismo. E lo sarà o finché il capitalismo per paura inizierà a trattare o finché la democrazia non diventerà sovranazionale

Alessandro Giglioli
“La trappola della democrazia nel mercato”
(27/05/2018)

Il bel risultato è la più grave crisi politica di tutta la storia repubblicana, per uno scontro istituzionale senza precedenti, che prefigura scenari da Repubblica di Weimar.
Sempre che votare serva ancora a qualcosa…

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PUZZETTE

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 2 marzo 2018 by Sendivogius

“Tappatevi il naso e votate PD”
Matteo Renzi
(19/02/2018)

A quanto pare, il Cazzaro fiorentino ha esaurito le offerte della televendita. E visto che le ultime aste all’incanto sono andate deserte, non gli resta che aggrapparsi alla salma putribonda di un Montanelli e lanciare appelli disperati al voto (in)utile, con l’effetto di un boomerang destinato a ritornargli indietro su denti.

Peraltro, un segretario che paragona implicitamente il proprio partito ad una latrina, peraltro plasmata a propria immagine e somiglianza, ancora non s’era mai visto. Ed in fondo è un po’ la misura dell’appeal esercitato dal partito-bestemmia sull’elettorato italiano che, nonostante la pioggia (dorata) di mancette elettorali, continua a schifarlo come una merda radioattiva.
Va da sé che il modello di riferimento dell’obeso bamboccione doroteo resta sempre la vecchia DC: lo xenomorfo impiantato per partenogenesi nel corpaccione inerte del sinistrismo riformista, fino alla mutazione finale una volta completata l’incubazione. Coerentemente, il Bullo di Rignano resterà incollato alla poltrona, fintanto che non lo staccheranno a pedate, come l’ultimo dei cacicchi democristiani: il nuovo che avanzava e che ora è solo un tossico disperato in astinenza da potere, che scappa via con la palla, incapace com’è di lasciare la staffetta ad un’altra vagonata di cazzari degni di lui…

“Uomini d’Odore”
di Alessandra Daniela
(25/02/2018)

 «Esaurite le balle (e le ecoballe) il sedicente rottamatore megalomane e arrogante che voleva riscriversi la Costituzione su misura è ormai ridotto a mendicare voti, ammettendo esplicitamente il fetore che emana il suo partito. Il tanfo di corruzione e decomposizione.
Secondo il Daspo urbano, Renzi andrebbe denunciato per accattonaggio.
Il suo fallimento è tale che forse a Berlusconi toccherà addirittura governare coi suoi attuali alleati per un po’, prima di comprarsi i deputati sfusi che mancheranno al PD per il Governissimo.
Come Berlusconi, anche il PD cerca di spacciarsi per improbabile argine al Movimento 5 Stelle, il cosiddetto “Partito del No”, ma a cosa dice “no” davvero il M5S? Non dice più no all’Euro, né alla NATO, né alla TAV, né all’Ilva. E dice sì a Confindustria, alle lobby di Washington, alla City di Londra. Di Maio è proprio andato a dirglielo personalmente. Come anche le giunte Raggi e Appendino hanno dimostrato, il M5S in realtà non è affatto una minaccia per lo status quo. Per quello che la presenza in parlamento dei grillini ha cambiato davvero, lo stipendio avrebbero dovuto restituirlo tutto. Di Maio è solo un altro sedicente rottamatore.
Il capitalismo s’è dimostrato incompatibile con qualsiasi forma di democrazia che non sia solo un inutile Beauty Contest che si limita a sostituire un frontman con un altro. Un Cazzaro con un altro.
Nessun reale cambiamento può più scaturire dall’urna elettorale, perché è una slot machine truccata.
Nessuno dei partitini fuori dalle coalizioni farlocche a parte LeU ha qualche possibilità di superare lo sbarramento al 3% del Cacarellum, che sta lì proprio per questo. L’appello al “voto utile” però non ha senso, perché nessun voto è utile. E l’astensione è altrettanto inutile. Lo sarebbe anche se raggiungesse il 100%.
Il governo uscente resterebbe in carica con una prorogatio d’emergenza, poi si tornerebbe a votare.
E stavolta magicamente dai computer del Viminale salterebbe fuori qualche milione di voti equamente distribuiti per consentire la formazione d’un altro Governissimo di salvezza nazionale. Poi una riforma elettorale bipartisan introdurrebbe il voto elettronico. E il problema sarebbe definitivamente risolto.
Come tutti gli altri. Il fascismo è morto, la mafia non esiste, la crisi è finita. Ce lo assicurano i ministri del PD, e possiamo fidarci. Dopotutto, sono uomini d’odore

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CANNIBAL MEDIA

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , on 12 febbraio 2018 by Sendivogius

Chissà come farebbe un Matteo Salvini, se non ci fossero i negri.
Senza lo spauracchio dell’uomo nero da agitare a tambur battente, al passo (dell’oca) della grancassa mediatica, starebbe ancora lì a giocare con le ampolle di vetro del dio Po, con elmi cornuti, mutande verdi, e coretti da stadio sui “napoletani colerosi”, fantasticando l’esistenza di una immaginaria repubblica della padania. Fortuna che ci sono i negri! Altrimenti gli toccherebbe parlare di roba noiosa come Lavoro, Reddito, Economia, Relazioni internazionali… Cose un tantino più complicate rispetto a stronzate assortite come la flat-tax (con aliquota al 15% e invariati capitoli di spesa), referendum sull’euro, ruspe e più fucili per tutti. Quando un Salvini, a proposito di precarietà e tutele, se ne esce con menate del tipo “aboliremo i contratti interinali a progetto”, ignorando il fondamentale particolare che i contratti interinali escludono quelli a progetto e viceversa, ti rendi conto che come tutti i cialtroni analfabeti miracolati dalla politica, Salvini di dinamiche occupazionali non sa assolutamente un cazzo (e come potrebbe?!? non avendo mai lavorato nemmeno mezz’ora in tutta la sua parassitaria esistenza), come del resto su ogni altra cosa sulla quale va blaterando a vanvera senza posa.
Molto meglio pescare a piene mani in sordidi fattacci di cronaca nera, con contorno di negracci assassini. Funzionano sempre, quando si tratta di raggrumare attorno a sé tutto il peggio della fascisteria nostrana, aspirando a diventare il nuovo sole (nero) della galassia neo-fascista, lievitata nelle curve degli ultrà e confluita nel nazi-leghismo d’accatto. E farlo in concorrenza coi Fascisti d’Italia dell’appallata Giorgia Meloni, che nel delirio oramai quotidiano di epurazioni e malcelato desiderio di pulizie etniche, non manca anche lei di golose figure di merda, nella gara al più nazi del regime.
Perché è ovvio che ad un Salvini ed ai suoi degni camerati, della povera Pamela Mastropietro e della sua orribile fine, non è mai interessato nulla, a parte la cinica strumentalizzazione del delitto per miserabili finalità di bottega elettorale.

«Sappiamo benissimo che se Pamela Mastropietro fosse stata vittima d’un italiano, a nessuno sciacallo sarebbe fregato niente di lei. Si sarebbe parlato di “Cultura dello sballo”, e quegli stessi bollettini di propaganda, che adesso la sfruttano come giustificazione per il terrorismo neofascista, l’avrebbero incolpata della sua stessa sorte

Alessandra Daniela
(11/02/2018)

Ma vuoi mettere?!? L’occasione era troppo ghiotta per non essere sfruttata ed eccitare le fantasie morbose dei troppi sciacalli, che reclamavano la loro libbra di carne fresca: il pasto nudo da servire crudo e ben al sangue, aizzando gli animi e parlando di pronta scarcerazione dei colpevoli, o farneticando di rituali voodoo per la fabricazioni di amuleti e culto del Palo Mayombe (ignorando con ogni evidenza i sapientoni, che quest’ultimo è diffuso nei Caraibi e non in Africa). E si capisce bene che alcuni delitti sono mediaticamente meglio spendibili di altri; altrimenti, se proprio dobbiamo rimestare nel torbido (e non ci piace farlo!) avrebbe fatto notizia anche il rinvenimento delle dieci buste di plastica disseminate nelle campagne di Valeggio sul Mincio, nel veronese, e contenenti i resti di una donna fatta a pezzi con una motosega. O la morte di Jessica Faoro, sfregiata e sventrata con più di quaranta coltellate, per non aver ceduto alle avances sessuali dell’italianissimo porco che ne sfruttava la situazione di bisogno. Ma lì mancava appunto il pezzo forte della narrazione horror: niente negri a dare un tocco di colore!
Perciò, adesso è tempo di richiudere il razzismo nazifascista nelle sue cloache, ricacciandone i rigurgiti in culo ai troppi imprenditori della paura in cerca di lucro elettorale a buon mercato, e destarsi in fretta dal trip lisergico degli apprendisti stregoni in camicia nera. Che questo Paese merita infinitamente di meglio di un Matteo Salvini e dei suoi emuli da Ku Klux Klan, nella più squallida campagna elettorale come non si vedeva dai tempi di Catilina.

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Scacco Matto

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on 15 novembre 2017 by Sendivogius

Sinceramente, abbiamo perso il conto delle disfatte. In tre anni, questo coso buffo ha perso tutto quello che poteva perdere. Anche laddove pareva impossibile, per un numero di disfatte da guinness dei primati, che avrebbero stroncato la carriera politica di qualunque segretario di partito. Ma non certo Lui: il Tavecchio stravecchio del partito bestemmia, inamovibile ed irremovibile, a prova di dimissioni ed in dissociazione permanente da ogni principio di realtà nel suo cialtronismo siderale (che i coprofagi più affezionati chiamano “carisma”), mentre lievita nel suo flaccidoso sex appeal di pachiderma in agonia.

È un fenomeno mitologico (oltreché clinico) dalle dimensioni bibliche. Tanto che per il suo orripilante partito, plasmato ad immagine e somiglianza dello “statista” di Rignano, questi s’è rivelato più catastrofico delle dodici piaghe d’Egitto, in un disaster movie da record, mentre corre verso il nulla della dissoluzione a bordo del suo treno fantasma…

GHOST TRAIN
di Alessandra Daniele
(12/11/17)

 «Matteo Renzi è politicamente morto, almeno dalla disfatta referendaria dell’anno scorso.
La politica italiana però è sempre stata Zombieland, quindi il Cazzaro resiste ancora caparbiamente aggrappato al poco potere che gli è rimasto.
Renzi è la cosa peggiore che sia capitata al PD dalla sua fondazione – e ce ne vuole – eppure il PD non riesce a liberarsene.
Dopo aver schiantato il suo partito contro un muro almeno una decina di volte di seguito, ogni volta Renzi è riuscito a strisciare fuori dalle lamiere contorte per tornare a sparare le sue cazzate in Tv come se niente fosse successo.
Da una settimana i renziani non fanno che inventare scuse per l’ennesima sconfitta: il voto disgiunto, i sondaggi clandestini, gli scissionisti, le cavallette, tutto pur di continuare a negare l’evidenza, di non ammettere che gli elettori del PD non lo votano più perché disgustati dalle politiche reazionarie e criminali, dai candidati incapaci e corrotti, dall’ottusa arroganza del leader.
Meteor Renzi, che doveva essere per il PD l’ultima speranza di salvezza, s’è rivelato un Extinction Level Event.
La parabola del cosiddetto centrosinistra però non è stata soltanto fallimentare, è stata teratogena.
I mostri fasciomafiosi che oggi addita inorridito li ha prodotti, consegnando intere classi sociali, intere generazioni all’abbrutimento del darwinismo sociale mercatista.
Il centrosinistra non può invocare, non merita, e non riceverà nessuna solidarietà nazionale contro una deriva nera di cui è il primo responsabile.
Il treno elettorale renziano è costretto a viaggiare in incognito, senza comunicare l’itinerario e le tappe, nel patetico tentativo di sfuggire alle proteste inferocite che incontra ad ogni fermata.
È un treno fantasma.
Un Disorient Express perso nella notte dei morti viventi.
Perché sospettare brogli, perché meravigliarsi che il PD risulti il più votato dai novantenni in coma?
È il partito che li rappresenta meglio.
D’altronde, perché stupirsi che uno dei candidati sostenitori dell’onesto Musumeci sia stato arrestato per evasione fiscale il giorno dopo essere stato eletto?
Berlusconi, leader e demiurgo dello schieramento che ha eletto Musumeci, è condannato in via definitiva per frode fiscale, con tanto d’interdizione dai pubblici uffici.
Per Berlusconi però il Laboratorio Sicilia ha funzionato come quello di Frankenstein.
Dopotutto “Non è morto ciò che in eterno può attendere, e col passare di strane ere, anche la morte muore”.
E questa è sicuramente una strana era

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La tragedia di un uomo ridicolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , on 18 giugno 2017 by Sendivogius

Fa cose… vede gente… twitta… scatta selfie con la compulsività ossessiva di una ragazzina adolescente; a dispetto di una prossemica, e nonostante l’espressione non proprio intelligentissima, che certo richiederebbero maggior prudenza nell’esibizione di sé, insieme ad un physique du rôle che francamente manca. Neanche a fare una liposuzione! E tuttavia persiste, ben consapevole che l’ostentazione del corpo del sovrano (mancato) è tutto, nell’involucro vuoto della sua autopromozione pubblicitaria, quando è tutto il resto a mancare… tanta è l’ansia famelica di tornare ad occupare quanto prima il seggiolone di governo. Niente terrorizza i parvenu più del ritorno all’anonimato di esistenze insignificanti. E questo tracagnotto sbruffone della provincia profonda non fa eccezione, con le sue pretese da D’Artagnan alla riscossa ed un aspetto che al massimo può ricordare Sancho Panza, ma dalle ambizioni smisurate.Oramai sembra un tossico in astinenza da potere, spaventato dalla sua stessa ombra; così piccolo che una qualsiasi insignificante nullità in disarmo (sia un Pisapia, un Prodi, un Letta) è sufficiente per preoccuparlo, tanto basta poco a mettere in evidenza la mediocrità siderale di questo bolso arrivista senz’arte né parte. Uno che si agita da mane a sera, per ricordare di esistere più a se stesso che al mondo, nell’ansia patologica di appagare un ego gigantesco dai piedi d’argilla, mentre puntella un potere personale sempre più friabile. Oramaio è ridotto a parodia di se stesso, mentre interpreta sempre la stessa parte stanca del rottame che si crede “rottamatore”, tra compagni di merende e gli amichetti della parrocchietta.Certo questo fenomeno da oratorio ci ha messo molto del suo, ma moltissimo hanno contribuito i media del circuito mainstream, facendone la loro faccia da cover preferita, nel tentativo di costruire un mito di cartapesta (di quella riciclata dalle toilette). Raramente, politicante è stato tanto incensato, costruito, fotografato, pompato dai media, per essere altrettanto velocemente scaricato come un ferro vecchio, una volta esaurito in fretta l’appeal tutto artificiale di questo venditore di fuffa a domicilio…

«Si dice che la stampa debba essere il “cane da guardia” che sorveglia il potere. In Italia, è il suo cane da grembo. E non gli lecca solo la faccia
(Alessandra Daniele. 06/12/2016)

Ambrose Bierce, in un di quei fulminanti aforismi che compongono il suo Dizionario del Diavolo, definiva l’Ambizione come il “desiderio irresistibile di essere vilipeso in vita dai nemici e deriso dopo la morte dagli amici”.

Mollato perfino dai giornali meno ostili, chiusa per fallimento quella sottospecie di Ufficio Propaganda per il culto del leader, a cui era stata ridotta l’Unità, ormai è una macchietta che insegue se stessa…

Alla buon’ora, ci si accorge pure come il figuro altro non sia che un ibrido democristiano su innesto fanfaniano (e doroteo). La cosa era talmente evidente fin dalle prime esibizioni pubbliche del pinocchietto fiorentino, che noi ne avevamo già colto a suo tempo l’essenza (QUI per un riepilogo completo), sottolineando l’analogia soprattutto QUI con un titolo più che appropriato alla circostanza.  Ma all’epoca il prodotto tirava e nulla doveva disturbare la splendida narrazione. Non dubitate che ce lo riproporranno ancora, cambiando semplicemente l’etichetta di scadenza…

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Il verbo dei signori

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 29 maggio 2017 by Sendivogius

Di parole, quando se ne hanno di così fulminanti, non ne servono altre…

“BASTA LA PAROLA”
di Alessandra Daniele
(28/05/17)

«Dopo essersi scagliato varie volte contro i mercanti d’armi, Papa Bergoglio la settimana scorsa ha ricevuto in pompa magna il più grosso mercante d’armi del mondo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il quale, dopo aver piazzato 110 miliardi di dollari di armi ai principi sauditi, maggiori sponsor del terrorismo islamista, ha loro raccomandato con un solenne discorso ufficiale di combattere il terrorismo islamista.
Basta la parola.
Quello che s’è svolto in Vaticano è stato dal punto di vista mediatico una specie d’incontro fra materia e antimateria. Se Donald Trump è unanimemente disprezzato dai media mainstream, che tifano per il suo impeachment con una furia da ultras, Papa Bergoglio gode d’una estasiata idolatria indiscussa. Persino fra gli opinionisti atei solitamente mangiapreti è considerato un imprescindibile obbligo sociale adorarlo, e dichiararlo l’unico leader credibile del pianeta, l’unica speranza di riscatto per i poveri e i perseguitati.
Se Wojtyla era famoso ma controverso come una rockstar, Bergoglio in arte Francesco non è nemmeno in discussione. È santo subito. A prescindere.
Ma perché i media mainstream ci tengono tanto a santificare qualcuno che dice cose apparentemente così contrarie all’establishment? Perché le dice, ma non le fa.
Al netto di slogan e gadget tipo la Misericordina, quali sostanziali cambiamenti concreti il suo pontificato ha davvero portato finora?
La Chiesa ha rinunciato alle sue ricchezze terrene per devolverle ai poveri, aprendo i propri palazzi a profughi e rifugiati?
No.
Non ha nemmeno rinunciato all’otto per mille, né alle detrazioni fiscali.
La Chiesa ha abolito il malsano celibato obbligatorio per i consacrati, ha aperto al sacerdozio femminile, ha smesso di definire l’aborto un infanticidio?
Macché.
Non ha nemmeno smesso di fare pressioni indebite sul parlamento italiano, cercando di soffocare le poche già esili leggi sui diritti civili.
Forse però aspettarsi mutamenti così radicali è troppo. Bisogna accontentarsi d’un repulisti, una Mani Pulite oltretevere. Almeno quella c’è stata?
Figuriamoci.
La narrazione, come sempre in questi casi, è che Papa Bergoglio ci stia provando, ma non ci riesca perché bloccato dalle gerarchie, dalle burocrazie, dalle consorterie. Dal TAR. Dal CNEL.
Benché nessun autentico rinnovamento stia avvenendo, Bergoglio è quindi considerato comunque un grande rinnovatore, per quello che dice.
Basta la parola.
E così, con la sua fotogenia ruffiana, il gesuita Bergoglio restaura la maschera benevola del potere che Trump con la sua spudorata mostruosità ogni giorno distrugge.
In un mondo nel quale ormai le élite sono giustamente considerate il Nemico, un leader, anzi un sovrano assoluto che riesca a dare l’impressione che il potere non sia un male in sé, purché si trovi nelle mani “giuste”, è in realtà una benedizione per ‘tutti’ i potenti

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FACCE NUOVE

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , , on 15 gennaio 2017 by Sendivogius

Prossemica renzianaPrima o poi ritornano sempre a galla… È nella natura dei coproliti fognari flottare immantinenti negli scoli della politica, ignari e fumanti nel brodo accogliente delle acque reflue, prima di essere riciclati a nuova vita.
matteo-renzi-su-chi Il Bullo di Rignano non fa eccezione. E pertanto rieccolo più tracotante, grasso, e smargiasso che mai! Lui poverino avrebbe pure voluto ritirarsi dalla ‘politica’… Poi però si è reso conto che a 40 anni suonati, senza aver mai fatto altro nella vita che non fosse appunto il politicante professionista a tempo pieno, ha anche capito che 16mila euro al mese, in un contesto normale, non glieli dava proprio nessuno per non saper fare un cazzo ed intasare l’etere di tweet.

Renzi con Buttiglione e Andreotti - Il nuovo che avanza

O forse davvero credeva che qualcuno era disposto a pagarlo per mandarlo in giro per il mondo a rilasciare interviste e conferenze a pagamento, come quell’altra merda calzata e vestita di Tony Blair?!? È dura ricollocarsi sul mercato… E infatti cosa fa?!?

“Rifletto, leggo, sto in famiglia. Vado al ricevimento professori dei genitori dei miei figli. Ho ripreso a usare la bici”

Di cercarsi una qualche occupazione non gli passa neanche per l’anticamera del cervello, fosse anche per sbaglio! E peccato, altrimenti avrebbe potuto sperimentare di persona i mirabolanti effetti del Job-Act.

“Riorganizzo la struttura del partito”

Che ha contribuito a disintegrare, trasformandolo Festa Renziananel suo personale (e fallimentare) comitato elettorale. Quindi, dopo aver perso tutto quello che elettoralmente si poteva perdere, e farlo nel peggiore dei modi possibili, dopo aver dilaniato il proprio stesso partito e sputtanato per i prossimi 150anni l’idea stessa di “sinistra”, col programma di governo più a destra e socialmente retrogrado dai tempi di Pelloux, ecco di nuovo alla carica un altro che pensa di essere indispensabile per le sorti del Paese. Più concretamente, sente il potere scivolargli via dalle mani e tenta di riagguantare quello che non è un semplice giocattolo con cui appagare il proprio ego malato, ma una ragione fondamentale di sopravvivenza. Il tapino tiene famiglia e non ha alcun intenzione di andarsi a cercare uno straccio di lavoro vero. In fondo, al di là delle chiacchiere, di concreto cos’è che sa fare?!?
renzi-lavoroNessuna autocritica, nessun dubbio, nessun pentimento, le colpe sono sempre degli altri: Monti, la Boschi (sedotta e trombata), la minoranza piddì, il Pulcino Pio… Renzi è esente da ogni responsabilità e ovviamente procede per autoassoluzione con la sua corte di lacché a contratto. Non ci prova nemmeno a simulare un minimo di umiltà, nella presunzione di infallibilità che se non fa di lui l’Unto del Signore lo rende molto prossimo ad esserne il tracotante impostore. Anzi, non perde occasione di sbrodolarsi addosso, perché proprio non ce la fa..!

Selfie_Renzi_Twitter “…nessuno ci toglierà i mille giorni che abbiamo fatto, straordinari. E soprattutto nessuno può toglierci il futuro. Abbiamo il tempo, l’energia, la passione per imparare dalla sconfitta e ripartire… Dire IO e metterci la faccia è stato necessario.”

E non contento:

“Quella che lei chiama propaganda sono riforme che hanno aiutato un pezzo di Paese a vivere meglio. Non ci hanno fatto vincere? Ok, ma sono fiero di averle fatte e quei 13 milioni di voti raccolti al referendum sono un patrimonio di speranza per il futuro…
Abbiamo fatto la più grande redistribuzione di reddito della storia fiscale italiana – gli 80 euro – ma abbiamo accettato che fosse presentata come una mancia. Ma almeno noi lo abbiamo fatto, dopo anni di chiacchiere. Se cerca uno slogan ne ho uno migliore: meno slide, più cuore.”

renzi bilancioDite la verità… Quanto NON vi era mancato?!? Che fanfaroni così ne nascono tutti i giorni, ma questo supera anche le peggiori aspettative, nel lancia e raddoppia della minchioneria elevata a prassi furba di governo e riciclo.
renzi-80-euro-bonus-maggiorenniQuello che il Bambino Matteo, nella sua solita ribollita di frasi fatte e blairismo riscaldato non ha capito, o più ipocritamente finge di ignorare, è il fatto che sia diventato un prodotto scaduto. È un brand di mercato superato che non buca più, mentre i suoi padrini politici si affrettano a scaricarlo e negare ogni correlazione. È diventato compromettente. Era già accaduto col papi nazionale, si è ripetuto con Mario Monti, e così sarà per Matteo Renzi, che ora ha ben altro di cui stare “sereno”.

Firenze, Matteo Renzi ed Enrico Letta a Palazzo Vecchio

«Dopo il crollo rovinoso della facciata posticcia renziana è di nuovo sotto gli occhi di tutti il volto metallico della tecnocrazia al potere. Quell’oligarchia finanziaria che aveva scelto Renzi come frontman, sperando che catalizzasse le spinte antisistema per metterle al servizio del solito piano di smantellamento della Costituzione antifascista, e sostituzione della Repubblica democratica con un’altra struttura più congeniale alle esigenze del mercato.
Gli era quindi stato affidato il volante del PD perché lo guidasse alla vittoria. Matteo Renzi l’ha schiantato contro un muro. Tre volte di seguito. Regionali, comunali, referendum.
Nonostante il sostegno di tutti i poter forti, con l’adesione compatta e servile dei media mainstream, in soli due anni il Cazzaro, coi suoi strapagati consigliori americani, le sue ministre-immagine, e tutta la sua corte di spocchiosi incapaci, ha perso tutto quello che c’era da perdere.
Matteo Renzi non è solo un perdente, è un recordman della disfatta.
Dopo il crash del renzismo, il Sistema s’è riavviato ripristinando la configurazione precedente. L’oligarchia si ritrova ancora una volta a dover escogitare una legge elettorale che rappresenti la volontà popolare il meno possibile, e nello stesso tempo consenta Grossolane Koalition permanenti, telecomandate dall’Unione Europea, sulle quali l’esito del voto possa produrre al massimo un rimpasto con l’espulsione di qualche sottosegretario indigesto, sputacchiato fuori come i canditi del panettone.
Dato il suo fallimento, gli interessi e la carriera di Renzi non sono più in cima alle preoccupazioni dei suoi committenti. Gliel’ha detto chiaro Mattarella nel messaggio di fine anno: Matteo stai sereno, non si voterà né quando né come servirebbe a te. Tutte le trattative sono riaperte. L’era della velocità è finita

Alessandra Daniele
Il rimpasto nudo
(08/01/2017)

Se c’è una cosa che in questo paese non manca mai e dei quali al momento non abbiamo assolutamente bisogno, questi sono i “cazzari”.

renzi-cazzaro

Il renzismo non è altro che un’allocuzione gassosa: resta l’odore ed evapora il resto. Ora siamo nuovamente in modalità ‘sobria’.

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FIUMI DI PAROLE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2015 by Sendivogius

bambola-gonfiabile

I senatori non sono passacarte delle procure. Ho molta fiducia nei senatori. Non si sta parlando del bar dello sport. Lo considero un segno di maturità; chi ha letto le carte ha ritenuto di votare in questo modo. Io credo alla buona fede dei senatori e deputati. Il Parlamento non è un passacarte della procura di Trani.
BLA-BLA-BLA-BLA-BLA
caffettino Sul Consiglio di Amministrazione della RAI non c’erano alternative temporali al rinnovo; la ‘prorogatio’ si spiega male per un’azienda da 3 miliardi. Alla Gasparri non c’erano alternative, la forzatura sarebbe stata non rinnovare il CdA. Ora il gioco è in mano al Parlamento con la Vigilanza.
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Angelino Il mio non è uno sfogo ma un richiamo alla realtà: intorno a me ci sono i migliori con qualità e risultati sotto gli occhi di tutti.
Noi ci siamo. E spero che stavolta i sindacati accettino la sfida: una buona legge sulla rappresentanza potrebbe aiutarli a vincere la crisi che sta fortemente minando la rappresentatività delle organizzazioni. Oggi anche nel sindacato c’è troppa burocrazia. E girano più tessere che idee.
Per me decisivo è abolire il bicameralismo paritario e semplificare le Regioni. Se portiamo a casa questa che è la madre di tutte le riforme, a quel punto avremo davvero svoltato.
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Franco e CiccioAbbiamo iniziato il più grande cammino riformatore della storia europea ma non ci basta, la sfida più bella è quella di domani.
Ciò che abbiamo fatto in 7 mesi è particolarmente degno di onore e orgoglio e ha consentito al paese di ripartire.
L’Italia ha finalmente svoltato dopo anni di decrescita infelice. Segno più su tutto, da turismo all’export, dall’attrazione di investimenti esteri a nuovi posti di lavoro. Segno che con le riforme le cose cambiano. Sul Sud basta piagnistei: rimbocchiamoci le maniche. L’Italia, lo dicono i dati, è ripartita.
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Renzi il Cazzaro Il parlamento sta lavorando come mai dal ’48. Basta vedere dove stavamo un anno fa, con l’economia in discesa, e dove siamo ora.
All’inizio di settembre il governo eserciterà la delega sulle partecipate, con un provvedimento per l’efficientamento e l’aggregazione delle partecipate statali, poi ci sono quelle comunali e regionali che sono tantissime.
BLA-BLA-BLA-BLA-BLA
AngelonaPuntiamo ad avere un aumento in dieci anni di 300 miliardi di euro dell’export italiano. Attualmente, l’export rappresenta il 28% del Pil. Se facessimo un aumento sull’export pari a quello che ha fatto la Germania dopo le riforme… la Germania è al 48% dell’export sul Pil. L’export è cresciuto del 4,1%, più delle previsioni e gli investimenti stranieri in Italia sono cresciuti del 30%.

Il primo trimestre 2015 è il primo trimestre positivo dopo 11 mesi, crescono mutui e utilizzo delle carte di credito, consumi tornano al segno più.
I dati sulla crescita dell’occupazione sono dati veramente sorprendenti, è una crescita a doppia cifra e dunque il segnale che l’Italia riparte.
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Renzi il Cazzaro (1) Il mio impegno qui è fare per 5 anni una riduzione di tasse che non ha paragoni con la storia repubblicana.
Se le riforme vanno avanti saremo in condizione di abbassare di 50 miliardi in cinque anni le tasse agli italiani. Se il Parlamento farà le riforme elimineremo tutte le tasse sulla prima casa. Nel 2016 via tutte le tasse della prima casa, Imu e Tasi. Elimineremo l’Imu agricola e sugli imbullonati. Nel 2017 via buona parte dell’Ires e dell’Irap, nel 2018 scaglioni Irpef e pensioni. I soldi in meno della Tasi/Imu saranno restituiti integralmente ai Comuni.”

blahUna sola domanda: come accidenti si spegne?!?
Nel mondo impazzito dei replicanti su clonazione digitale, oramai assomiglia ad uno di quei pupazzi animati, sfuggito al controllo dei suoi creatori.
Le smorfie del cazzaroLa pila atomica che ne alimenta i circuiti, gli garantisce un’autonomia illimitata per una durata potenzialmente infinita. Il dramma è che questo prototipo extra-large di cicciobello bionico sembra sprovvisto di interruttore per lo spegnimento d’emergenza, con evidenti segni di sovraccarico per una condensazione eccessiva di idiozie ad uso mediatico che promana a getto continuo in scariche di dissenteria oratoria, rigorosamente a prova di contraddittorio, in servizio attivo permanente h24, giorni festivi inclusi. Il risultato è un condensato di ovvietà, slogan d’accatto, propaganda, luoghi comuni ed altre banalità, frullati in unico pastone al netto delle fanforanate caricate su nastro riavvolgibile per la ripetizione ad oltranza, da trasmettere a ciclo continuo in mondovisione, mentre miraboleggia le sue funamboliche prestazioni da millantatore professionista, per quello che avevamo già definito la personificazione ambulante di un disturbo narcisistico della personalità…

Disturbo narcisistico di personalità

Più prosaicamente, dinanzi alla logorrea incontenibile di un’egolatria patologica al culmine della propria auto-esaltazione delirante, c’è chi parla di fiumi di cazzate:

«Dopo aver promesso palingenesi e apocatastasi, il governo Renzi rifila tagli alla sanità e leggi bavaglio esattamente come tutti gli altri governi degli ultimi vent’anni, annunciando futuri sgravi fiscali realistici quanto i capelli di Berlusconi, e mendicando i voti dei detriti che continuano a percolare dalla sua discarica in decomposizione. Scilipot Valley.
[…] In Italy, Meteor Renzi è ormai circondato da nemici, ed è esattamente quello che si merita.
La classifica di chi lo odia di più vede ovviamente in pole position la minoranza PD che cerca inutilmente di schiacciare da un anno, fallendo come in ogni altro campo.
Poi i convertiti che avevano previsto e auspicato un ventennio di renzismo, e che adesso non gli perdonano d’averli attirati su un carro del vincitore che ha cappottato alla prima curva, lasciandoli a gambe all’aria sul selciato fra gli sguardi schifati dei passanti.
[…] Dopo la prossima legge finanziaria – l’unica cosa che interessi davvero agli sponsor di Renzi – s’aprirà ufficialmente la stagione di caccia al cazzaro.
La sedicente “Era Renzi” sarà smantellata prima ancora d’essere stata finita d’allestire, come un padiglione dell’Expo

Alessandra Daniele
(02/08/2015)

Micheal AngelTra i suoi massimi e più convinti sostenitori, c’è invece lo strabordante Giuliano Ferrara che mai ha mancato di esternare tutta la profondità della propria stima negli ispirati editoriali de “Il Foglio”, con titoli più che eloquenti sul fenomeno (Fenomenologia di un Cazzone):

«Renzi è un cazzone di talento ed è l’erede assoluto di Berlusconi»
(27/03/2015)

E tanto basta!
In fondo, ci troviamo dinanzi ad monumento vivente alla fuffa, edificato su vecchi innesti…
Renzi segretario della Margherita nel 2008Del papi ha ripreso l’estetica da televendita, il gusto per le minchiate, l’ottimismo idiota del cretino nemmeno troppo cognitivo. Di suo, ci mette tutta la freschezza dei quarant’anni vissuti allegramente da chi non ha mai fatto un cazzo nella vita, baloccandosi con ambizioni smisurate nel suo teatrino di provincia.
Facce da RenziLo sguardo annacquato di un merluzzo scongelato da una settimana, la gobbetta precoce su innesto andreottiano nel corpaccione flaccidoso, afflosciato tra i cascami adiposi di una pinguedine in strabordante eccesso, il faccione sformato e guizzante in un profluvio di espressioni beote dalla mimica porcina… non rendono certo la dimensione del physique du rôle, misurato in quarti piuttosto che in fatti concreti.
criceto Ad essere parecchio benevoli, assomiglia ad un criceto obeso che fa la girella correndo sulla ruota: sempre in movimento, ma nel contempo fermo allo stesso punto.
renzi vitruvioA suo modo costituisce la variante ‘cosmicomica’ dell’Uomo Vitruviano, per la cosmogonia profana del Cazzaro globalizzato nella sua dimensione mitologica; l’inventore del moto perpetuo della cazzata universale ripetuta nel tempo e reiterata nella compulsività della sua non-essenza.

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(77) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , on 27 luglio 2015 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2015”

La parola dataImperterrito, inesauribile, instancabile! Come una mitraglia caricata a stronzate, il Cazzaro di Rignano non conosce riposo, mentre cerca ossessivamente di attirare l’attenzione su di sé nell’autocompiacimento patologico di un ego malato, profondendosi in un cicaleggio continuo di chiacchiere inutili che si perdono nella canicola estiva tra la noia generale e insofferenza crescente.
renzi-cazzaroSmarrito il senso delle fanfaronate di questa parodia grassa e cialtrona di Frank Underwood in eccesso di flatulenze, rimane solo il fastidio per il rumore di sottofondo; peggio della marmitta sfondata di un motorino modificato. Oramai ciarla e sproloquia su tutto, sbrodolandosi addosso mentre caracolla strizzato nei suoi travestimenti di scena, col faccione sudaticcio continuamente contorto nelle smorfie più improbabili tra abbondanti cascate adipose, per il ritrovato prestigio italiano all’estero…

Renzi e il Times

Inanella una corbelleria dietro l’altra, per una produzione che sembra potenzialmente infinita, incapace com’è di tacere per più di due secondi, a dispetto di un’ignoranza spaventosa, tra le claque plaudenti della sua corte ridente di perfette nullità che stanno alla “meritocrazia” come la merda alla cioccolata. In fondo, è sempre una questione di prospettive: dipende dal punto di osservazione…

Frank Underwood - La democrazia è così sovrastimata

I ragazzi venuti dal Barile
di Alessandra Daniele
(29/03/2015)

«Arroganti, ignoranti, petulanti, incompetenti, cazzari. I trenta-quarantenni della politica italiana, si somigliano tutti così tanto da sembrare fatti in serie, e in un certo senso lo sono.
Sono polli d’allevamento, embrioni clonati tutti dalla stessa matrice berlusconiana della quale hanno le stimmate: opportunismo, egotismo, ghepensimismo (da ghe pensi mi) ma deteriorate dalla deriva genetica. Sono cloni deboli, gusci vuoti, comparse con smanie di protagonismo, resi visibili solo dal nulla che li circonda, e stanno riuscendo nell’impresa apparentemente impossibile di far quasi rimpiangere le rapaci cariatidi che li hanno preceduti, e che in grande misura continuano a manovrarli dietro le quinte.
Renzi con Buttiglione e Andreotti - Il nuovo che avanzaPerché in realtà non sono affatto l’avanguardia d’una nuova era come cercano maldestramente di far credere, quanto piuttosto gli ultimi rimasugli della precedente scrostati dal fondo del barile.
L’ultima risorsa d’una classe dirigente decrepita che ha divorato il paese e adesso ne rosicchia le ossa, continuando a promettere da sempre le stesse cose: Rinnovamento, Riforme, Ripresa. Anzi, Ripresina.
La scena politica in questi giorni ricorda quei vecchi, deprimenti varietà estivi anni ’80-90 popolati di personaggi minori – sosia, imitatori, coriste, e qualche vecchia gloria spompata – nei quali il cialtronesco conduttore spiccava solo grazie alla mediocrità del contorno.
Di solito aveva una camicia da gelataio, un accento regionale caricato, e un entusiasmo fasullo da animatore turistico.
Ogni tanto m’imbatto nella replica notturna d’una di queste squallide cagate, e per ogni faccia che vedo mi chiedo la stessa cosa: ma questo/a chi cazzo era?
Dei trenta-quarantenni della politica italiana, a parte quelli pubblicizzati dai media fino alla nausea, è impossibile ricordarsi nomi e facce per più di cinque minuti. Non superano mai il filtro della memoria breve. Hanno tutti più o meno la stessa personalità del tizio che sostituì Francesco Nuti nei Giancattivi.
La legge elettorale renziana è pensata per loro. Gli elettori non potranno sceglierli direttamente, perché per farlo dovrebbero ricordarseli.
Siamo bloccati nella replica notturna d’un varietà estivo anni ’80-90.
E l’alba ancora non si vede

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese
01. RIFORMATTAZIONE

[18 Lug.] «Se le riforme vanno avanti saremo in condizione di abbassare di 50 miliardi in 5 anni le tasse agli italiani»
(Matteo Renzi, Cazzaro automatico)

Stalin è morto02. UNTI E BISUNTI

[17 Lug.] «Paragono il renzismo ai momenti storici del Paese: il Risorgimento, la Resistenza, il boom economico, la battaglia vinta contro il terrorismo; non la voglio fare troppo grande, ma siamo in una fase simile»
(Erasmo De Angelis, Direttorissimo de L’Unità)

Cazzaro 2.003. INSONNIA

[15 Lug.] «Mi scuso per il ritardo, ma ho passato la notte a salvare l’Europa»
(Matteo Renzi, Supereroe)

Francesca Puglisi04. FEDELI ALLA LINEA

[13 Lug.] «Accordo fatto con Grecia. Spread crolla a 117 punti! Vince la linea italo-francese. Grazie Matteo Renzi!»
  (Francesca Puglisi, lecca-lecca piddì)

Santo Subito!

05. MEDIA-ATTORE

[07 Lug.] «Tutti mi vogliono come mediatore.»
(Matteo Renzi, bello e magro)

Super Cazzaro06. OTTANTA EURI!

[25 Lug.] «Supereremo di nuovo il 40%»
  (Matteo Renzi, Elargitore di mancette)

Yoram Gutgeld07. DEFICIENTAMENTI

[26 Lug.] «Nella prossima legge di stabilità non è previsto nessun taglio lineare alla sanità ma solo un efficientamento del sistema, che produrrà risorse da destinare al miglioramento dei servizi, anche se una parte potrebbe essere usata per il taglio delle tasse»
(Yoram Gutgeld, il Tagliatore)

Il balenottero08. L’ALTERNATIVA (I): Calze di Nylon e Preservativi

[18 Lug.] «Sono andato in Grecia con pane, formaggio e calze di nylon, per aiutare, ho pensato che ci sarebbero state persone per strada. Invece, ho trovato una splendida città, i ristoranti erano pieni. C’erano molti turisti. Ho mangiato bene con 18-20 euro. Era tutto pulito. Sono sicuro che se tornano alla dracma, avranno un anno di difficoltà, ma poi diventeranno il paradiso sulla terra.»
(Beppe Grillo, il Turista)

Nazi-Grillo09. L’ALTERNATIVA (II): DUCE A NOI!

[21 Lug.] «Tanti auguri al nostro Condottiero. Grazie a te abbiamo capito che le parole guerriere erano da tempo dentro di noi, ma non volevano venire fuori, pensavamo di essere soli e invece eravamo moltitudine. Buon compleanno Beppe Grillo!»
(Fabio Massimo Castaldo, eurodeputato a 5 seghe)

fattone10. L’ALTERNATIVA (III): Canne al vento

[15 Lug.] «Queste scarpe, le Vegetarian Shoes, sono fatte di canapa. Hai presente no? La marijuana, solo quella coltivata per uso tessile. Io non sono un vegano salutista o un vegano ambientale, ma un vegano etico. Per esempio questa cintura è fatta con il copertone di una bicicletta. Ma non uso nemmeno lana, perché le pecore da cui viene tosata vengono maltrattate, né la seta, perché anche i bachi sono esseri viventi. Ho scoperto di recente un posto dove vendono anche la schiuma da barba e lo shampoo fatti con la canapa»
(Paolo Bernini, coglione veggie)

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