Archivio per Adolf Hitler

L’Invasione degli Oltre-Hitler

Posted in A volte ritornano, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , on 18 maggio 2014 by Sendivogius

Il Capo politico

Dopo lunga gestazione, i frutti della grande costipazione berlusconiana sono alfine giunti a maturazione, pronti per la germinazione generale. the wave canyonCome era facilmente prevedibile, l’immane bolo fecale, nella sua rappresa concentrazione, non si è esaurito con la regressione senile del suo insano portatore; cresciuto a dismisura, il rilascio è stato fragoroso ed incontenibile in un’unica onda marrone, che tutto sommerge sotto una coltre oscura dove tutti i pagliacci si tingono di bruno.
SturmabteilungenThe Wave movieComunque vada, le prossime elezioni europee saranno un disastro: cospargeremo la sonnolenta aula brussellese di deiezioni come mai s’era visto prima, nella più grande esportazione di massa che la storia elettorale ricordi. Giusto per tenere alta la reputazione di cui gli italioti già godono ampiamente fuori dal letamaio patrio.
Segaioli di SayaCos’altro aggiungere per definire una manica di populisti rabbiosi e imbonitori d’accatto, che si contendono orde di queruli citrulli a colpi di bonus e lancio di dentiere, mille euro per tutti e redditi garantiti fuori da ogni copertura?!? Al confronto, Cetto La Qualunque sembra un grande statista, consacrato a sobrietà e competenza!
Cetto La QualunqueNel magma catodico, inflazionato da cialtroni allo sbaraglio, in un’alternanza di strampalate fanfaronate e deliri psichiatrici, tutti legati assieme appassionatamente dal vuoto cosmico che li contraddistingue, spicca per chiassosità demagogica, sedizioni controllate, rodomontate neo-golpiste, virulenza intestinale e promesse di linciaggio, il gran revival Anni ’20 tornati di gran moda…

Grillo «Dicono che io sono Hitler. Ma io non sono Hitler… Io sono oltre Hitler!
Il nostro populismo è la più alta espressione della politica!
[…] La Digos è tutta con noi, la Dia è tutta con noi, i Carabinieri pure. Noi facciamo un appello, non date più la scorta a questa gente. Non ce la fanno più a scortare quella gente al supermercato o al festival. Loro sono noi!
[…] I primi giorni in cui andremo al governo abbiamo il dovere e il diritto di fare un processo pubblico a questa gente. Sui giornalisti, sui politici sugli imprenditori che hanno rovinato questo paese. Faremo un’indagine per vedere come hanno usato i nostri soldi. Faremo un processo pubblico, caso per caso, sulla rete. Daremo un verdetto virtuale. Almeno il diritto di uno sputo virtuale ce l’avremo

  Beppe Grillo (17/05/14)

E così via ragliando, tra uno sputo e l’altro. In concreto, non una proposta dotata di un qualche senso; non un’iniziativa che non sia mera buffonata coreografica, per esibizionismi a ritorno mediatico; non uno straccio di idea degna di questo nome, foss’anche mezza.
Non vale nemmeno la pena perdere tempo a confutare un simile delirio, foriero di una grave psicosi allucinatoria. Ma invece di tirarlo giù dal palco e accompagnarlo al più vicino centro di igiene mentale per una TSO d’urgenza, la folla applaude e osanna l’ennesimo buffone che volle farsi duce, mentre discetta di potenziali linciaggi, tribunali speciali, rastrellamenti di massa e processi sommari, putsch e pronunciamientos polizieschi, invocando guerre civili nella promessa dell’apocalisse. E frattanto che blatera di decrescite felici, inneggia al tracollo del Paese.
Il Cappellaio Matto Dopo il bastone, con le solite promesse di sangue, ovviamente segue la carota… rigorosamente in TV dove la mente del movimento riesce a bofonchiare qualcosa, senza dire assolutamente nulla in mezzora di monologo autoreferenziale, con tutta l’autorevolezza e l’incisività di un peto disperso nell’incommensurabilità dello spazio, rimettendo ogni decisione ai pretoriani della sua guardia digitale: inquietante fenomeno di braccia sottratte alla masturbazione compulsiva.
Per non farci mancare proprio nulla, gli aspiranti führer si litigano pure la paternità della prossima “Marcia su Roma” tra l’attempato Capo politico ed il Papi della Patria, mentre un Salvinix precocemente imbolsito organizza raid di stampo neo-squadrista davanti al portone di casa dei suoi nemici politici, da processare in effige.
Com’è noto, il sonno della Ragione genera ‘mostri’ (e incubi, e soprattutto succubi), ma bisogna pur sempre avere un cervello per poter essere in grado di riconoscerli.
Fuhrer Vader by Dafter PunkLa maggior parte dei popoli, e massimamente gli europei, non sono attrezzati per il superamento degli stati di crisi in stress prolungati. E ciò avviene a prescindere dal livello di sviluppo di una società complessa: la caccia alle streghe raggiunse il suo apice in pieno Rinascimento; il cosiddetto “secolo dei Lumi” fu attraversato da una serie quasi ininterrotta di guerre per i motivi più futili. Lo straordinario periodo di sviluppo scientifico, prosperità, e sperimentazione culturale, che caratterizzò l’inizio ‘900 e che non per niente è conosciuto come Belle Epoque, si concluse nell’immane mattanza della prima guerra mondiale. La Germania, il paese più socialmente avanzato e tecnologicamente all’avanguardia, nell’Europa degli anni ’30, si gettò fideisticamente e con entusiasmo tra le braccia dei nazisti…
Gli italiani non sembrano attrezzati meglio. E certo non rifulgono per doti particolari. Dunque perché stupirci dell’involuzione in corso, frutto di una vera e propria regressione antropologica?
Let's MoveE se la (peggior) risposta ad una simile deriva è rimessa ad un ciarliero Signor Cretinetti che, spacciando con ampio ritardo le amerikanate più Don Buroritrite, e già insulse di proprio, come delle dirompenti novità fresche d’importazione, scimmiotta O’Banana fuori tempo massimo e imita minchiate elettorali degne di un remake di “Vacanze in America”, col ritorno di Don Buro, allora si ha davvero la misura di quanto la situazione sia drammaticamente senza speranza.

Matteo Renzi - Amerikanate

 “Springtime for Hitler
  di Alessandra Daniele
  (04/05/2014)

Springtime for Hitler «Quanto vale numericamente il voto antisemita in Italia? Parecchio a quel che sembra, perché in molti gli stanno dando la caccia. Scaricare tutta la colpa della bancarotta italiana sui tedeschi non basta più, quindi si ricorre a un classico: gli ebrei. Non direttamente, almeno non all’inizio. Si comincia con una battuta sulla Shoah. In questa campagna elettorale si sono fatte più battute sulla Shoah che sulla Boschi, e in un paese sessista come l’Italia è un record.
Poi quando qualcuno legittimamente s’incazza, si dice: “ma questi ebrei, quanto sono permalosi. Ma di cosa si lamentano? Hanno le banche, hanno i giornali. Controllano l’economia”.
Poi naturalmente si smentisce con indignazione, dichiarandosi fraintesi, strumentalizzati. E magari “grandi amici del popolo ebraico”. Ecco un problema che molti hanno in comune col popolo ebraico: avere degli amici di merda.
L’antisemitismo in Italia ha radici antiche, che risalgono a prima del cristianesimo, e millenni di egemonia culturale vaticana non hanno certo migliorato le cose, come non lo hanno fatto decenni di sistematica rimozione della Memoria collettiva, di Revisionismo storico, letterario, linguistico, semantico, giuridico.
Il fatto che Berlusconi ai servizi sociali sia stato assegnato al reparto malati di Alzheimer è profondamente metaforico.
Se c’è un paese negazionista oggi è proprio l’Italia, per ignoranza e ur-fascismo cronico. Il paese dei polpettoni televisivi e cartacei sui ”fascisti buoni”, che ancora si crogiola nell’illusione degli “italiani brava gente”, perlopiù innocenti e ignari delle persecuzioni.
L’Italia che tracanna avidamente le peggiori stronzate complottiste sugli ebrei mutanti ninja che dominano il mondo dai sotterranei steampunk della piramide di Cheope, ma diventa diffidente di fronte all’evidenza storica documentata, e pensa che leggi razziali, rastrellamenti effettuati dai fascisti, e campi di concentramento e transito verso Auschwitz istituiti dalla Repubblica Sociale siano calunnie inventate dai comunisti.
I “ragazzi di Salò” hanno sistematicamente collaborato alla Shoah, e non sono certo stati gli unici italiani a farlo.
E oggi l’Italia è fra i paesi più destronzi dell Unione Europea, come questa primavera elettorale continua a dimostrare in modo ogni giorno più sguaiato, disgustoso e inquietante.
In testa ai sondaggi, il cazzaro che sta azzerando i residui diritti dei lavoratori col PrecariAct promette di svuotare la Costituzione d’ogni presidio antifascista istituito contro l’endemica deriva autoritaria d’un paese sempre in cerca di Uomini della Provvidenza.
Un paio di vecchi miliardari livorosi e dispotici si contende il secondo posto a colpi di complottismo e battute sulla Shoah.
L’unica formazione vagamente di sinistra, la lista Tsipras, non ha né origini autoctone, né speranze di raggiungere il quorum, ferma su percentuali inferiori persino a quelle miserrime degli avanzi berlusconiani di Alfano e Meloni, dei rimasugli Montiani, e della residuale Lega millenarista di Salvini, ancora indecisa se a scatenare la zombie apocalypse sarà prima l’Ebola, o l’Euro.
Per quanto grottesco, il fascismo in Italia diventa ogni giorno più virulento.
Ed è questa l’epidemia che dovrebbe preoccuparci

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MAL DI TEST

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 10 agosto 2013 by Sendivogius

The Riddler

Particolarmente consigliato a chi non accende il proprio cervello per più di 10 secondi al giorno, e per i vostri spensierati momenti di relax estivo, vi proponiamo un piccolo quiz a tema, eventualmente da alternare alla settimana enigmistica, per testare le vostre capacità intuitive senza dovervi impegnare troppo la mente. Cosa c’è infatti di meno impegnativo, inconsistente, eppur divertente nella sua fanfaronesca demenzialità, del grillismo militante?!?
Come nelle peggiori barzellette, ci sono tre cialtroni: un tedesco e due italiani… Quella che segue, è una piccola selezione di ‘frasi notevoli’ di personaggi altrettanto celebri. Provate ad indovinare gli autori.
Per la serie: dimmi come parli e ti dirò chi sei…

Surprise!

1. “Io vi dico che, quando avrò conquistato legalmente il potere, istituirò, nel quadro di un ordinamento legale, tribunali di stato i quali saranno chiamati a giudicare secondo le leggi i responsabili della rovina del nostro popolo, ed è probabile in tal caso che alcune teste cadano del tutto legalmente.”

Surprise! (1)2. “Abbiamo delegato dei truffatori che dovranno rispondere di quello che hanno rubato […] ce lo ricordiamo come siamo finiti nella crisi. Quindi i responsabili saranno giudicati da un giudizio pubblico.”

Surprise! (3)3. “Io so benissimo che cosa quei signori hanno in mente: vorrebbero concederci alcune poltrone, e così metterci a tacere. Ma non potranno percorrere ancora molta strada, a bordo di quel loro decrepito carrozzone […] Credete forse che io sia disposto a lasciarmi adescare da un paio di poltrone ministeriali? Io non ho nessuno intenzione di entrare a far parte della vostra combriccola!

Surprise! (2)4. “Come si è risposto a questo mio principio? ….Con una campagna giornalistica durata nei mesi di giugno, luglio, agosto, campagna immonda e miserabile che ci ha disonorato per tre mesi. Le più fantastiche, le più raccapriccianti, le più macabre menzogne sono state affermate diffusamente su tutti i giornali! C’era veramente un accesso di necrofilia! Si facevano inquisizioni anche di quel che succede sotto terra: si inventava, si sapeva di mentire, ma si mentiva.”

Surprise! (4)5. “Come si può parlare di alleanze con dei partiti la cui distribuzione di forze sul territorio é assolutamente diseguale. […] Accoglieremo quindi, al di fuori, al di sopra e contro i partiti, nelle nostre file.”

Surprise! (5)6. “Non è il caso di fare delle discussioni. Noi ci troviamo oggi di fronte a due coalizioni: conservatori e rivoluzionari. Gli uni che hanno tutto da conservare, gli altri che debbono tutto demolire. Noi non intendiamo di costituire un partito: dobbiamo semplicemente raggiungere un obiettivo. Dopo faremo, se sarà possibile un’altra tappa insieme e ci separeremo.”

Surprise! (6)7. “Ogni mattina, il signor rappresentante del popolo si reca alla sede del Parlamento; se non vi entra, almeno si porta fino all’anticamera dove è esposto l’elenco dei presenti. Ivi, pieno di zelo per il servizio della nazione, iscrive il suo nome e, per questi continui debilitanti sforzi, riceve in compenso un ben guadagnato indennizzo […] Come la larva non può far altro che trasformarsi in maggiolino, così questi bruchi parlamentari lasciano la grande serra comune ed, alati, svolazzano fuori, verso il caro popolo.”

Surprise! (7)8. “Deputati e senatori servono solo a prendere lo stipendio e a obbedire agli ordini di partito votando sì a qualunque porcata. Bisogna prenderne atto e licenziarli, approfittarne mentre trascorrono un agosto dorato […] Chiudete il Parlamento, sgombrate i loro uffici. Camera e Senato sono ormai ridotti peggio dell’ aula sorda e grigia evocata da Mussolini. I parlamentari a larve di democrazia ben pagate.

Igor Beppe e Benito

SOLUZIONE:
1. Adolf Hitler (25/09/1930)
2. Beppe Grillo (01/06/2012)
3. Adolf Hitler (04/09/1932)
4. Benito Mussolini (03/01/1925)
5. Benito Mussolini (18/01/1924)
6. Benito Mussolini (Milano, 11/12/1914)
7. Adolf Hitler (in Mein Kampf)
8. Beppe Grillo (12/08/2012)

SIEG HEIL BEPPE

E infine, per concludere in bellezza, un test facile-facile per scoprire il grillino che è in te e quanto sono avanzati i sintomi del contagio…
Segna ogni risposta e, in base alla prevalenza delle lettere, scopri qual’è il tuo profilo ideale.

Democrazia è:
a) Se c’è qualcuno che reputa io non sia democratico, allora prende e se ne va fuori dai coglioni!
b) Avere il 100%
c) La peggior forma di governo, ad eccezione di tutte le altre che sono state sperimentate di volta in volta.
d) Vaffanculo!

Il Parlamento è:
a) Un scatola di tonno, oltretutto vuota!
b) Un’aula sorda e buia.
c) È un organo costituzionale, di natura collegiale e con funzioni legislative.
d) Vaffanculo!

Partiti politici:
a) Vedo i partiti morti.
b) Noi non siamo un partito, siamo un movimento.
c) Libere associazioni con finalità politiche, per la promozione di propri candidati alle cariche elettive.
d) Vaffanculo!

Dissenso é:
a) Traditore, chiedi perdono in ginocchio!
b) Il Movimento è un organismo grande e vivo che rifiuta, che allontana da se stesso le cose che gli fanno male. Se io prendo un virus, il mio corpo lo rifiuta e mi viene un attacco di diarrea o di vomito.
c) Il sale delle democrazia
d) Vaffanculo!

Cultura:
a) Abbiamo sottolineato che nel nostro Movimento non ci sono intellettuali.
b) Quando sento la parola cultura tolgo la sicura alla mia pistola.
c) Il sonno della ragione genera mostri.
d) Vaffanculo!

L’Euro è:
a) La mossa massonica di un gruppo di banchieri, guidati dal Bilderberg e la Trilateral, per la conquista del mondo.
b) Un bieco strumento del signoraggio bancario.
c) Una moneta.
d) Vaffanculo!

Media e Giornalisti:
a) I giornalisti sono dei parassiti, che non possono infestare Camera e Senato e muoversi a loro piacimento. Vanno disciplinati in spazi appositi.
b) Pagherete tutto. Io non dimentico nulla.
State molto attenti… Non è un consiglio, è proprio una minaccia.
c) Metro di misura delle opinioni e strumento di informazione
d) Vaffanculo!

Imparzialità:
a) Il Blog del capo politico.
b) Il Capo ha sempre ragione.
c) non esiste, ma ci si può sforzare di essere obiettivi.
d) Vaffanculo!

Cancro é:
a) Un’invenzione delle lobbies farmaceutiche: si cura con urina e aloe, aspirina e dicloroacetato, e soprattutto… eiaculare 21 volte al mese.
b) Un segno zodiacale
c) Una forma tumorale
d) Vaffanculo!

Minacce globali sono:
a) Microchip segretamente impiantati nel cervello per il controllo a distanza.
b) Le scie chimiche
c) I milioni di fanatici imbecilli, che credono ad ogni boiata.
d) Vaffanculo!

Star Wars Deleted Scene 6 Beetle Volfswagon

GIANT DORK Profilo A.
Abile e arruolato!
Sei pronto per l’interconnessione col magico reame di Gaia ed un Grillo per amico, contro la tirannia dei “poteri forti” e degli uomini malvagi della “casta”.
Il mondo così come crediamo di conoscerlo è in realtà una dittatura occulta, segretamente dominata dalla regia globale degli Illuminati. Ma sotto la guida di “Beppe”, diventerai uno jedi del wired e potrai finalmente combattere il lato oscuro della forza, respingendo l’invasione degli agenti rettiliani che si celano dietro al Bilderberg ed alla Trilateral.
Peccato però! Se ti iscrivevi al blog del Capo politico prima del Capodanno 2011, magari potevi vincere un fantastico seggio in parlamento. In compenso, potrai acquistare a prezzi scontati i meravigliosi gadget ed i dvd con le ispirate immagini del Maestro Grullo.

Ultimatum alla Terra Profilo B.
Sei un purista della tradizione.
Nonostante una certa affinità ideale, continui a diffidare delle imitazioni… Non c’è niente di meglio del vecchio complotto demo-pluto-giudaico-massonico: il solo che sia unico e originale!
Eppoi, una simile compagnia di citrulli tanto svitati è troppo da sopportare pure per te.

MISFITS 4 - Rabbit Profilo C.
Sei sicuramente un troll infiltrato dalla Ka$ta e pagato dai partiti.
Morto-zombie-che-cammina-pd-meno-elle sei vecchio! Sei finito!
E presto verrai spazzato via dallo tsunami della riVoluzione che avanza.

MILF Profilo D.
Complimenti! Sei un vero coglione.
Certificato a 5 stelle

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Arrivederci in Parlamento

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , on 12 marzo 2013 by Sendivogius

Joker connected

Pour toi c’est rien, pour moi c’est tout.
I duumviri della setta a 5 stelle, sedicente MoVimento, nelle loro più che legittime aspirazioni di governo, vogliono il 100% del parlamento. Come ciò sia conciliabile con una democrazia rappresentativa, sembra un dettaglio irrilevante per i nuovi ostensori del Volksgemeinschaft digitalizzato in versione 2.0.
Se ogni accordo politico e programmatico con l’esecrata partitocrazia è impossibile, non si capisce tuttavia perché dei partiti di “morti che camminano”, prima di essere “spazzati via”, dovrebbero attribuire poteri pressoché assoluti ad un esecutivo esclusivo del M5S, garantendogli un sostegno incondizionato e totale, secondo le pretese egemoniche del Grullo stellato.
Siamo così passati dal partito a vocazione maggioritaria al movimento con vocazione totalitaria
Evidentemente a digiuno di istituzioni parlamentari, nel loro purismo neofita il Grillo furioso ed i suoi replicanti a comando non sanno che l’attività di un’assemblea legislativa si fonda sulla discussione e sul Secret Serviceconfronto programmatico. Piuttosto, reputano ogni dialogo come una forma di contaminazione “puttanesca”, mentre i rapporti si fondano prevalentemente su un rancoroso redde rationem, a colpi di ultimatum ed anatemi sguaiati, nel sospetto di chissà quali insidie si celino mai nei meandri sordi e bui delle aule parlamentari. Nell’immaginario dei nuovi “francescani”, le Camere, quando non sono un obiettivo da indicare ai terroristi di Al-Qaeda, sono infatti spelonche di corruzione, dove si consumano compravendite da mercato delle vacche
Peccato che dal loro splendido isolamento, trincerato nell’autismo di una eterna età dell’innocenza, gli adepti della setta non si accorgano minimamente di quanto le tragedie della Storia si intersechino con la farsa di turno:

«Io so benissimo che cosa quei signori hanno in mente: vorrebbero concederci alcune poltrone, e così metterci a tacere. Ma non potranno percorrere ancora molta strada, a bordo di quel loro decrepito carozzone… No, egregi signori, io non ho costruito questo partito per fare tira e molla, per vendere e comprare, per dedicarmi al mercato delle vacche! Questo partito non è una pelle di leone, in cui la prima pecora che capita può avvolgersi. Il partito è il partito, e basta!
(…) Credete forse che io sia disposto a lasciarmi adescare da un paio di poltrone ministeriali? Io non ho nessuno intenzione di entrare a far parte della vostra combriccola! Quanto tutto questo mi riesce ripugnante, quei signori non se lo immaginano neppure (…) Si tengano pure, quei signori, che tanto non appartengono affatto a loro.»

 Adolf Hitler in Franken:
 Reden aus der Kampfzeit
(Norimberga, 1939)

Forse il “Capo politico” farebbe bene a controllare meglio le fonti utilizzate dai suoi ghost writers per la stesura dei propri proclami digitali…
Anche se perfettamente sovrapponibile ai “comunicati politici” del Profeta, il testo è estrapolato da un comizio di Adolf Hitler (04/09/1932) durante la campagna elettorale in Franconia (vedi note a fine articolo).

Licenziata ogni polemica con lo “psiconano”, il duce del movimento (Ops! Capo politico) pare aver seppellito l’ascia di guerra per sfoderare la mannaia e concentrare tutti i suoi colpi contro il cosiddetto “pd-meno-elle”, mentre sembra ignorare completamente l’ultima deriva eversiva pro domo (impunitate) sua del ‘grande statista’ di Arcore, attualmente impegnato nella sua sceneggiata meno riuscita: il malato immaginario. E, nei fatti, il ragionier Giuseppe si sta rivelando il migliore alleato per la sopravvivenza politica ed ennesima rianimazione di questo avanzo da balera, votato al crimine legalizzato. Perché sono “tutti uguali”, ma qualcuno è più uguale degli altri
Marianne -- Mario Biani 2013Dall’immaginazione alla propaganda al potere, sembra che per il Grullo ringhioso ed i suoi ensiferi null’altro esista al di fuori della polemica (che comincia a diventare stucchevole) sui rimborsi elettorali, come se in questo Paese non esistesse altro problema e tutto fosse risolvibile unicamente coi quattro spiccioli del finanziamento pubblico, avendo per contro un fabbisogno di svariati miliardi di euro. Coerentemente, le sagome di cartone, miracolate con un posto in parlamento a fronte di poche dozzine di preferenze nelle farsesche “parlamentarie” del web, hanno scoperto che la ‘politica’ comporta comunque dei costi e adesso se ne stanno lì a discutere su quanto debba ammontare la somma da restituire e quale debba essere il loro emolumento, lamentandosi delle spese da sostenere per la nuova residenza romana. Ovviamente, questo avviene quando non sono impegnati a discettare di fascismo buono e cattivo, o copule caprine.
Se non altro, un residuo senso del ridicolo ha fatto loro accantonare (per ora) quella specie di parodia della Marcia su Roma, con gli scalcinati manipoli di geek a 5 stelle accompagnati per mano in Aula come bambini al primo giorno di scuola.
Si ha a volte la sgradevole sensazione che si voglia instaurare una specie di Stato etico, confuso con una fondamentale etica pubblica e dimenticando che, nelle sue applicazioni pratiche, questo non ha mai portato alcunché di buono…

SHADALOO -- by Kanthesis

ANNOTAZIONI:
In merito alla citazione riportata, questa è contenuta in Adolf Hitler in Franken: Reden aus der Kampfzeit (Adolf Hitler in Franconia: discorsi del periodo di lotta).
Si tratta di una raccolta di discorsi hitleriani ad opera del fanatico Julius Streicher (editore di un sordido fogliaccio ferocemente anti-semita: Der Stürmer) nel 1939.
Ne esiste una versione in inglese: The Speeches of Adolf Hitler, 1922-1939 a cura di Norman H. Baynes e pubblicata ad Oxford nel 1942.
A scanso di equivoci, la traduzione in italiano è tratta dall’opera di Joachim Fest, nella sua monumentale biografia sul führer tedesco (Cap.3 – pag.494; ediz.2005).
La precisazione è d’obbligo perché quel famoso “web”, a cui con troppa faciloneria ci si affida ed al quale si vorrebbe demandare un ruolo salvifico e del tutto cristallino, abbonda già di suo di patacche clamorose, ma convertite in verità di fede per vox populi.
Infatti, tra i detrattori del Grillo circola con un certo successo, e irritante faciloneria, un fantomatico discorso hitleriano, passato di mano in mano e stracitato, senza alcuna verifica della fonte originaria…

«I nostri avversari ci accusano e accusano me in particolare di essere intolleranti e litigiosi. Dicono che rifiutiamo il dialogo con gli altri partiti. Dicono che non siamo affatto democratici perché vogliamo sfasciare tutto… etc. etc. etc.»

In assenza di riferimenti certi, c’è chi attribuisce l’estratto ad un comizio filmato tenuto da Hitler il 04/04/1932 allo stadio (Sportpalast und Friedrichshain) di Berlino.
Secondo altri, la citazione è presa da: Discorsi di lotta e vittoria. Parole del Führer nel periodo della guerra, Edizioni Ritter (2011).
Senza che peraltro nessuno si sia preoccupato di verificare.
In realtà, il testo è stato estrapolato dalla gigantesca raccolta di Max Domarus (“Hitler: Reden und Proklamationen 1932-1945”) ed è un collage di ampi stralci, pesantemente rimanipolati, presi in particolare da due discorsi ben distinti tra loro: quello chilometrico del 27/01/1932 e un altro del 15/07/1932. L’opera originale e consultabile on line la trovate QUI. Verificare per credere.
battleroyale_v03_107Questo perché a noi piace giocare pulito e odiamo tutte le mistificazioni, da qualunque parte esse provengano.

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Bagno di Sangue

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 febbraio 2013 by Sendivogius

CARRIE - Lo sguardo di Satana

In uno dei suoi film più significativi, Nanni Moretti, esasperato dalla terrificante sequenza di idiomatismi della sua intervistatrice, la congeda a schiaffoni (“ma come parla?!?”). Perché le parole sono importanti.

“Chi parla male, pensa male e vive male.
Bisogna trovare le parole giuste:
le parole sono importanti!”

Palombella rossa (1989)

Oggi, dinanzi alla crisi neo-weimariana di partiti con scarso o nessun appeal, ci ritroviamo nuovamente a discettare sulla discesa in campo dell’ennesimo miliardario, che arringa le folle con invettive da bar sport e metafore bellicose dalle gocciolature grandguignolesche.
Il Giullare - di William Merritt ChasePer gli strani ricorsi della storia, inconsapevoli se ci tocchi di vivere in sorte la farsa o la tragedia, a segnare lo zeitgeist di un tempo imperfetto è la staffetta tra il monarca che si fece buffone ed il giullare che volle farsi re, a ruoli interscambiabili, nell’imprescindibilità del cialtrone come figura immanente della politica italiana e per il sollazzo della plebe plaudente.
Dopo lunghi anni trascorsi a bandire ed esorcizzare ogni forma di dissenso organizzato, dopo la remissione sociale di una generazione dimenticata prima ancora che “perduta” (difficile smarrire qualcosa che non si è mai cercato), di rancore da parte di chi ansioso più che altro di omologarsi al “sistema” se ne è sentito respinto, di rabbia sopita e sempre inespressa, gli italiani hanno finalmente riscoperto il gusto per la “protesta”, che nella Penisola ha sempre assunto di preferenza le forme delle recriminazione, erroneamente scambiata per ‘rivoluzione’…
In un’altra crisi altrettanto devastante (quella del 1929), Camillo Berneri, che evidentemente conosceva bene la malapianta del populismo, ebbe a dire con la lucidità che ne contraddistingueva le analisi:

La rivolta non sarà morale. Sarà lo scoppio di un generale malcontento egoistico, di una esasperazione di ventri vuoti.

Attualmente, in Italia il meglio che la protesta ha saputo produrre è Beppe Grillo e la sua alba dorata a cinque stelle: specchio di una nazione, in grado di dirla lunga sul livello di maturità democratica e coscienza civile di un popolo che, con ogni evidenza, non riesce proprio ad affrancarsi dal mito del demiurgo risolutore e dalle pagliacciate ad effetto nella fiera dell’arcitaliano. Attilio RegoloE per fortuna che al fianco del profeta ha preso posizione anche Adriano Celentano! Adesso sì che siamo davvero in una botte di ferro (proprio come quella di Attilio Regolo).
Capita così che un’ordinaria campagna elettorale (la più scialba e vuota che si sia mai vista!) diventi un “bagno di sangue”, ignorando evidentemente il significato del termine, con parlamenti da bombardare e rastrellamenti da fare, per galvanizzare le scalcinate sturmtruppen alla “terza guerra mondiale”.
Mai come oggi è stato facile inveire contro i partiti. Oggettivamente sono indifendibili. Di questi si può ormai dire di tutto e di peggio. Ma una protesta è destinata ad essere senza futuro, se è priva di idee concrete. E non è che il Paese si può fermare, fintanto che gli ensiferi se ne facciano venire qualcuna su suggerimento del misterioso “Staff” ed elaborazione della Casaleggio Associati.
Se è semplicissimo criticare e denigrare i programmi dei partiti in lizza, si dimentica però che ciò è possibile per il semplice motivo che le proposte e l’offerta elettorale è arcinota e dunque confutabile.
Per questo possiamo rigettare le ricette monetariste di un Monti, arenato nell’indecenza della sua arroganza accademica.
Rifiutare l’inconsistenza dell’elusivo partitone bersaniano che nella sua “Carta di intenti” riesce a non pronunciare quasi mai la parola ‘sinistra’, ma ha la disarmante onestà intellettuale di vendere anima e culo “per un accordo di legislatura con le forze del centro moderato” (pag.8), con esplicita ammissione, a prescindere da qualunque sia il risultato elettorale:

«I democratici e i progressisti s’impegnano altresì a promuovere un “patto di legislatura” con forze liberali, moderate e di Centro, d’ispirazione costituzionale ed europeista, sulla base di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni.»
 (pag.14)

Del M5S invece si ignora tutto, dal programma reale agli obiettivi, dai Whocandidati alle proposte. Non male per chi a parole predica la massima trasparenza. Ammantato dall’alone catartico del Nuovo (la formula di successo che in Italia ci ha regalato prima il fascismo, poi il leghismo ed il berlusconismo) è un pacchetto a scatola chiusa, che si accetta per mistero L'Urlo del Merdonedella fede, impermeabile com’è ad ogni verifica sul concreto. A meno che non si intendano davvero come proposte alternative e anti-sistema i frizzi, i lazzi, e le scemenze di un saltimbanco che strepita e gigioneggia, sproloquiando su di un palco.
Del fenomeno Grillo non ci dilungheremo oltre, avendone già parlato in abbondanza (per esempio QUI, ma anche QUI e QUI).
Si possono (e si devono) disprezzare le televendite elettorali del Pornonano, finte come i suoi capelli; schifarne le promesse, false come il fondotinta che ne colora il volto cadaverico.
Ma la strombazzata restituzione dell’IMU, con tanto di lettera patacca, in perfetto stile Cetto La Qualunque, non è molto diversa da quella del Grullo a cinque stelle, che fanfaroneggia di “sussidio di cittadinanza” promettendo a tutti gli italiani 1.000 euro al mese. A occhio, è una cifra ricompresa tra i 35 ed i 40 miliardi di euro all’anno. Al confronto, pare un’inezia quanto incassato in un anno di IMU, peraltro da cancellare senza spiegare come compensare. E sempre ammesso che i beneficiari del sussidio siano ‘solo’ tre milioni di persone. E di fanfaluca in fanfaluca assicura che reperirà un simile importo dai rimborsi elettorali.
Certo. E Cicciolina è vergine!
DON'T SAY BULLSHITS! - Ergo Proxy Render by Margoth64In fondo, l’obiettivo del guru ligure e dei suoi adepti in estasi è semplice: prendere il controllo della nave e buttare a mare tutti coloro che attualmente ed in passato sono stati sulla plancia di comando. Senza distinzioni. Non importa l’ordine e grado, le responsabilità e le mansioni. Canada mutiny on Hudson's ship - antique-print-c1880Dal comandante all’ultimo degli ufficiali, dal cartografo al radiotelefonista, vanno tutti scagliati fuoribordo, per il semplice fatto di essere stati lì nella sala di regia. Per Grillo e la sua folla osannante sono tutti Schettino, nessuno escluso. E poco importa se i mozzi ora al comando nulla sanno di navigazione e strumentazione di bordo, mentre il vascello se ne va allegramente alla deriva, senza che alcuno si preoccupi di stabilire una rotta né scegliere una destinazione, perché prima o poi da qualche parte arriverà.
La nave dei folliGrillo riempie la piazza e tanto basta. Fa tendenza. E la “protesta” è liquida nella finzione scenica di chi scambia la coreografia per mobilitazione, nella rassicurante anomia collettiva. Due battute, applausi, e tutti a casa, contenti di cotanto impegno per il “cambiamento”.
Se le piazze fossero l’esclusivo metro di misura della democrazia, e fosse sufficiente riempirle per amministrare al meglio un Paese, allora tanto valeva tenerci gli inventori delle “adunate oceaniche”
La folla saluta il duce a Piazza VeneziaSe i sondaggi fossero una scienza esatta (e non lo sono), sarebbe facile tracciare una mappa dei flussi di consenso al bacino potenzialmente eterogeneo dei “cinque stelle”, mentre tutti piazzano la propria bandierina nella grande enclave degli ‘indecisi’… Nonostante tutto, il PD non flette, mentre il SEL di Vendola perde consensi a favore della lista di Ingroia. Quindi, se la matematica non è (ancora) un’opinione, il sedicente M5S attinge il grosso dei suoi consensi tra l’ex elettorato dipietrista. E soprattutto da quello leghista e burlusconiano (già democristiano e fascista), oggi certamente molto indignato contro quel ‘sistema’ e quella ‘politica’ che, causa crisi economica, ha smesso di elargire prebende dispensando assunzioni e favori. Nella flagranza dei loro piccoli egoismi provinciali, rivogliono indietro i “soldi”, che non sono sottratti in senso lato alla comunità tutta ma a se stessi. Per questo amano tanto fare i conti in tasca alla “casta”, che ebbra di ricchezze sembra essersi dimenticata di loro.
A buon ragione, si obietterà su come il M5S prenda voti anche a sinistra… Ovviamente. Ogni parrocchia ha i suoi preti spretati.
Sembra che al dotto Gianroberto Casaleggio piacciano i francesismi dei monarchi inglesi, in omaggio alla tradizione degli ordini cavallereschi (honni soit qui mal y pense). Ebbene, gliene regaliamo uno…
Edoardo I In merito a certe perdite, nel 1296, un vecchio re, Edoardo I Plantageneto, informato della defezione degli scozzesi che giammai avrebbero voluto sottostare ai voleri della Corona inglese, preferendo la frusta dei rozzi lords di puro sangue highlander, senza preoccuparsene troppo chiosò sprezzante: Bon bisoigne fait que de merde se delivre.”
È superfluo ricordare come William Wallace che aveva guidato la defezione, di lì a pochi anni finirà squartato vivo sul patibolo a Londra, tra gli sghignazzi divertiti della più infima plebaglia.
Né destra né sinistra, il Grillismo è una religione e come tale richiede verità di fede. Il bisogno di un “nemico”, la denuncia di complotti inesistenti, il vittimismo da finte persecuzioni… tutto fa brodo nella costruzione mitopoietica di una proiezione tutta personale. La “casta”, i “partiti”, le “larve della politica”, il “parlamento”, sono un obiettivo perfetto da dare in pasto alle masse che chiedono idee semplici e bersagli facili. Pronte a bersi ogni panzana, anche la più assurda purché ben confezionata e, soprattutto, urlata.
L'amante pelosoPeccato che nel momento in cui si varca la fatidica soglia di Montecitorio, le distinzioni si elidano fino a scomparire ed il predatore si trasformi in preda per gli appetiti convulsi della folla aizzata a comando, ai cui occhi sono “tutti uguali” a prescindere. Ma, almeno per ora, il nemico è chiaro…

Parlamento «Si pensi di quali pietosi elementi siano composti, in generale, i cosiddetti “programmi di partito”, e come di tempo in tempo vengano spolverati e rimessi alla moda! E’ necessario porre sotto la lente d’ingrandimento i motivi essenziali delle “commissioni per il programma” dei partiti, per bene intendere il valore di questi aborti programmatici. Una sola preoccupazione spinge a costruire programmi nuovi o a modificare quelli che già esistono: la preoccupazione dell’esito delle prossime elezioni. Non appena nella testa di questi giullari del parlamentarismo balena il sospetto che l’amato popolo voglia ribellarsi e sgusciare dalle stanghe del vecchio carro del partito, essi danno una mano di vernice al timone. Allora vengono gli astronomi e gli astrologhi del partito, i cosiddetti “esperti” e “competenti”, per lo più vecchi parlamentari che, ricchi di esperienze politiche, rammentano casi analoghi in cui la massa finì col perdere la pazienza, e che sentono avvicinarsi di nuovo una minaccia dello stesso genere. E costoro ricorrono alle vecchie ricette, formano una “commissione”, spiegano gli umori del buon popolo, scrutano gli articoli dei giornali e fiutano gli umori delle masse per conoscere che cosa queste vogliano e sperino, e di che cosa abbiano orrore. Ogni gruppo professionale, e perfino ogni ceto d’impiegati viene esattamente studiato, e ne sono indagati i più segreti desideri. Di regola, in questi casi diventano maturi per l’indagine anche “i soliti paroloni” della pericolosa opposizione e non di rado, con grande meraviglia di coloro che per primi li inventarono e li diffusero, quei paroloni entrano a far parte del tesoro scientifico dei vecchi partiti, come se ciò fosse la cosa più naturale del mondo.
Scatola di tonno(…) Ogni mattina, il signor rappresentante del popolo si reca alla sede del Parlamento; se non vi entra, almeno si porta fino all’anticamera dove è esposto l’elenco dei presenti. Ivi, pieno di zelo per il servizio della nazione, iscrive il suo nome e, per questi continui debilitanti sforzi, riceve in compenso un ben guadagnato indennizzo. Dopo quattro anni, o nelle settimane critiche in cui si fa sempre più vicino lo scioglimento della Camera, una spinta irresistibile invade questi signori. Come la larva non può far altro che trasformarsi in maggiolino, così questi bruchi parlamentari lasciano la grande serra comune ed, alati, svolazzano fuori, verso il caro popolo. Di nuovo parlano agli elettori, raccontano dell’enorme lavoro compiuto e della perfida ostinazione del altri; ma la massa ignorante, talvolta invece di applaudire li copre di parole grossolane, getta loro in faccia grida di odio. Se l’ingratitudine del popolo raggiunge un certo grado, c’è un solo rimedio: bisogna rimettere a nuovo lo splendore del partito, migliorare il programma; la commissione, rinnovata, ritorna in vita e l’imbroglio ricomincia.
(…) Quindi, se oggi al nostro movimento viene fatto, da parte soprattutto dei cosiddetti ministri nazionali borghesi, ed anche del centro cattolico lo spiritoso rimprovero di tendere ad una “rivoluzione”, a questo politicantismo da burla si può dare una sola risposta: “Si, noi cerchiamo di ricuperare ciò che voi, nella vostra criminale stoltezza, avete perduto”.»

Non è Beppe Grillo che sbraita in uno dei suoi comizi, ma Adolf Hitler nel primo capitolo del Mein Kampf.
Adunata nazista allo stadio di NorimbergaE del resto, nei modi e nei toni, con l’isterico caporale di Braunau l’arruffapopolo ligure sembra condividere parecchio…

Se le parole sono importanti, non meno lo è la gestualità e l’uso del linguaggio.

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MERKEL UNITED

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 giugno 2012 by Sendivogius

“Non vivere bonum est, sed bene vivere”
Seneca (epistula 70,4)

Troppo a lungo rimasto in orbita nell’Iperuranio delle idee assolute, il Super-Mario di finanza e di governo prepara l’ennesimo pacchetto-capestro da presentare al prossimo vertice europeo con la vacua speranza di riuscire ad ammansire i ‘mercati’ e, soprattutto, ad ammorbidire il rigor teutonicus di Angelona Merkel, nell’illusione che l’inflessibile cancelliera elemosini al suo fedele cagnolino italico da riporto chissà quali concessioni…
Nel menù di prossima presentazione, in un imbarazzante dilettantismo [QUI], sono comprese una serie di misure raffazzonate il cui finanziamento consiste in un piano svendite di dubbia costituzionalità (il Governo non può disporre a piacimento dei beni di Regioni e Comuni), oltre ad un premio fedeltà per la premiata ditta Casini-Caltagirone, con una pioggia di miliardi per i Signori del mattone, opportunamente esentati (come le fondazioni bancarie) dal pagamento dell’IMU. Ma il piatto forte dell’indigeribile ricettario Monti-Fornero è una controriforma del lavoro, che qualora fosse esportata in Germania provocherebbe un’insurrezione popolare…

 «Il 22 giugno, quando Angela Merkel verrà a Roma, lui e Hollande le ricordino che lei è una tedesca dell’est, e che la Germania ci ha messo più di 10 anni e di 2 miliardi di euro (al confronto, quelli dati finora alla Grecia sono spiccioli) per riportare l’est, e non ancora del tutto, a un livello comparabile con il resto del paese. Le ricordi che Helmut Kohl cambiò il marco dell’est 1 a 1, facendo infuriare la Bundesbank il cui presidente subito dopo si dimise. Ma Kohl era uno statista e aveva una visione politica, mentre Karl Otto Pohl ragionava solo da tecnico. Kohl non ha detto ai tedeschi dell’est “adesso riducete i voltri salari della metà, poi vi aiuteremo”, come Merkel e i suoi sodali stanno facendo con i paesi in difficoltà. Le ricordi, Monti, che i greci, i portoghesi, gli spagnoli, sono europei, proprio come i tedeschi dell’est. O siamo ormai ridotti a considerare l’Europa solo come un grande mercato? La convinca, soprattutto, che sta trascinando tutti verso un disastro, che al minimo sarà una lunghissima depressione, ma che potrebbe avere anche conseguenze imprevedibili e drammatiche.»

 Carlo Clericetti
(07/06/2012)

In attesa di conoscere in dettaglio quale supplizio ci verrà riservato per l’esecuzione della sentenza, ci si crogiola nell’illusione di addivenire ad un compromesso, tramite le armi spuntate di una contrattazione a latere, con la Germania dell’indisponibile Merkel, la cui miopia politica è pari soltanto alla sua intransigenza mutuata da un inflessibile rigorismo d’ispirazione protestante.
È singolare in tal senso che tutte le speranze per il risollevamento della Grecia (ed il suo “inquadramento” all’ortodossia) siano riposte nel partito conservatore, Neo-Democratia, che ha precipitato il paese ellenico nel caos, falsificandone i bilanci e saccheggiandone le casse, per poi far cadere l’ultimo esecutivo (socialista) con un’opposizione serrata ai piani di rientro dal debito promossi dalla UE. Evidentemente, l’approccio al problema greco è assai poco ‘tecnico’ e molto più ‘politico’ (ideologico) di quanto non si voglia ammettere…
E in una riedizione sempre più evidente della “Depressione del 1929”, insieme alle inquietanti analogie con la Crisi di Weimar, forse è il caso di prestare maggiore attenzione di quanto non si sia fatto finora alla Weltanschauung germanica per comprendere meglio con chi in realtà si ha a che fare… Una prassi consigliabile soprattutto agli esangui progressisti dell’Europa meridionale, che si illudono di trovare una sponda nei socialdemocratici di un Paese, avvezzo alle ‘grosse koalition’ dove le differenze politiche e programmatiche diluiscono fino a scomparire.
Sensibili ai richiami storici del periodo che più di ogni altro si avvicina alle miserie del tempo presente, sarà il caso di riportare le considerazioni che proprio un tedesco, lo storico Joachim Fest, nella sua monumentale opera dedicata alla biografia di Adolf Hitler, dedicò alla “consequenzialità tedesca” con la sua aspirazione politica apolitica, attraverso un’insanabile “perdita di realtà”, che più di ogni altro spiegano la potenziale psicologia di un popolo e della sua Cancelliera…

«Dalla durezza nei propri confronti derivava la giustificazione della durezza nei confronti altri, e la capacità, letteralmente pretesa, di camminare sui cadaveri era preceduta dal sacrificio del proprio io […] nella cui compiaciuta brutalità è sempre all’opera un travolgente risentimento sociale, intellettuale o umano, che per quanto debolmente aspira alla comprensione.
L’aspirazione morale era integrata e sovrastata dalla convinzione di essere portatori di una particolare missione: dal sentimento cioè di essere implicati in uno scontro di dimensioni apocalittiche, di obbedire ad una “legge superiore”, di essere gli agenti di una idea, di rispondere insomma alle immagini ed alle parole d’ordine di una coscienza propriamente metafisica.
[…] La deficienza in fatto di comprensione umana…. null’altro era se non l’espressione di tale perdita di realtà. Era questo l’elemento davvero inequivocabile, caratteristicamente tedesco…. ed è lecito ritenere che da esso parta più di un filo che si prolunga bene addentro al passato tedesco.

[…] Dalla sua posizione geografica centrale, al popolo tedesco già precocemente erano venuti gli stati d’animo di chi si sente accerchiato, di chi è sempre sul chi vive, che avevano trovato una terribile conferma nella Guerra dei Trent’anni, allorché il paese si era trovato ad essere trasformato in un deserto solo scarsamente abitato. Il retaggio più gravido di quel conflitto fu la traumatica sensazione dell’essere abbandonati al proprio destino, nonché una profonda paura per tutti gli stati di caos, che per generazioni e generazioni sono state mantenute e sfruttate dai ceti dominanti indigeni e stranieri. La pace, che era considerata il primo dovere del cittadino, era considerata in pari tempo anche la prima richiesta posta dal cittadino alle autorità. Queste si sentivano chiamate a tener lontani dal paese paura e disastro, e l’ideologia della classe dominante protestante ha portato acqua a questa visione delle cose. […] Le categorie, così irresistibilmente suggestive per la coscienza tedesca, dell’ordine, della disciplina e del rigore nei propri stessi confronti…. traggono origine da siffatte, indimenticabili, esperienze storiche…. che visibilmente evocava(no) il radicato istinto di difesa contro situazioni di caos.
[La Germania…] ha disseminato ovunque rocciosi ammassi di pensieri con le quali le epoche future hanno potuto erigere i propri edifici. Il radicalismo intellettuale della Germania era senza pari, ed era questa caratteristica a conferire allo spirito tedesco grandezza e una tipica intrepidità. Ma per quanto attiene alla realtà, esso era poco più dell’incapacità ad atteggiamenti pragmatici, in cui pensiero e vita apparissero conciliati e la ragione divenisse ragionevole. Era cosa di cui poco si curava lo spirito tedesco che era, nella vera accezione del termine, asociale e in sostanza non è mai stato né a destra né a sinistra, bensì soprattutto in celebrata contraddizione alla vita: incondizionato e concentrato in se stesso, sempre nell’atteggiamento “non posso altrimenti”, con la sua pressoché apolitica “tendenza agli abissi intellettuali” (Thomas Mann), stando ai cui margini, più che scorgere la banale realtà umana, si vedevano precipitare eoni e procelle universali; e, per quanto riguardava la vita, questa era rimessa all’aiuto divino.
[…] Il disprezzo per la realtà corrispondeva ad una disistima sempre più marcata per la politica…. e a tutt’oggi il pensiero politico in Germania ha conservato alcunché di quelle solenni tonalità grazie alla quale esso si sa, sia moralmente che intellettualmente, al di sopra della realtà comune. Sottesa a questo atteggiamento, allora e in seguito, v’è stata l’aspirazione ad un ideale di “politica apolitica”, che rifletteva la debolezza frutto di un’impotenza politica perdurante immutata. A parte una piccola minoranza, costantemente costretta, l’opinione pubblica in Germania non ha avuto rapporti con la politica, e non di rado anzi ne ha ricavato confusione e imbarazzo: la politica è rimasta sempre una faccenda di difficile comprensione, cui ci si obbligava a credere e, secondo un’opinione diffusa, un motivo di estraniazione da sé.
[…] È uno stato d’animo che ha trovato il proprio culmine spirituale, fitto di contorte confessioni nelle “Considerazioni di un impolitico” di Thomas Mann pubblicate nel 1918, le quali si ergevano a difesa della fratellanza tedesca…. alla tradizionale aspirazione della politica apolitica

  Jaochim Fest
HITLER. Una biografia [Pag.543 e ss]
Garzanti Libri – Milano 2005

Non sembrerebbe che sia cambiato poi molto…
Il bionico prof. Monti avrà bisogno molto più di una buona dose di fortuna e dovrà portare in pegno agli appetiti rigoristi della Merkel ben più della proverbiale libbra di carne… la nostra!

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La Caduta dei Nani

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 giugno 2012 by Sendivogius

OK, abbiamo scherzato!
Forse è giunto il momento di ripensare l’Europa; ridimensionare le ambizioni e mettere da parte ogni velleità; prendere coscienza che abbiamo affidato la soluzione di problemi epocali ad una impotente tribù di boriosi nani allo sbaraglio.
Forse è il caso di rassegnarsi all’idea che l’Europa non sia altro che l’espressione geografica di una mera sommatoria di litigiosi ex Stati combattenti, ognuno gelosamente aggrappato al proprio particulare, nella nostalgia dei fasti del passato, condannati ad un presente inglorioso e ad un futuro di assoluta irrilevanza proteso verso un inarrestabile declino.
La Non-Unione europea sembra infatti procedere come un treno piombato furiosamente lanciato verso un binario morto, al traino della locomotiva tedesca che evidentemente si reputa immune alla catastrofe imminente, nell’ostinata riproposizione di politiche macroeconomiche finora rivelatesi fallimentari. E non è una consolazione sapere che la Germania, la quale sta guidando con convinzione l’intero convoglio verso il baratro, sarà alla lunga il paese che pagherà le conseguenze peggiori di una crisi che finirà inevitabilmente per travolgere anche lei: la preda più ambita e più ghiotta dei mercati finanziari, che non hanno anima né coscienza… Semplicemente investono là dove maggiore è l’incremento dei dividendi azionari, da distribuire agli investitori dei loro fondi speculativi, legati al private equity.
Questi ultimi due anni terribili avrebbero dovuto insegnare ai custodi dell’ortodossia monetarista che nessuno è immune al contagio e che, una volta innescato l’effetto domino, le conseguenze sono irreversibili, in una unione monetaria dove le economie sono strettamente interconnesse. Non sarà certo lo spirito luterano del rigore teutonico a salvare i tedeschi dalla morsa speculativa sui debiti sovrani.
A tal proposito è straordinario come la Germania di frau Merkel, evidentemente immemore delle lezioni della Storia, stia prescrivendo al resto dell’Europa le stesse condizioni insostenibili che a suo tempo vennero imposte alla Repubblica di Weimar, determinandone l’inevitabile collasso e finendo col precipitare il resto del continente nell’abisso…
La diabolica perseveranza con la quale Berlino e Francoforte si ostinano ad imporre salassi forzati a pazienti anemici, e già spossati dai prelievi, assomiglia quasi ad una vendetta postuma. Ben poco possono le timide e riottose iniezioni di liquidità, peraltro somministrate in extremis e con mille recriminazioni, quando gli hedge funds, scatenati dall’odore del sangue, possono movimentare capitali superiori ai 4 trilioni di dollari in manovre speculative, usando una tastiera da pc.
Difficile fermare il contagio senza un vaccino che debelli il virus [QUI]. Al massimo si può circoscrivere con fatica il focolaio di infezione, fino all’esplodere della nuova epidemia.

Dalle parti di casa nostra, nell’ingrata opera di profilassi e messa in sicurezza, è evidente il fallimento dell’arrogante gabinetto bocconiano, sotto protezione presidenziale, che da sette mesi ormai cincischia nell’inconcludenza al governo dell’Italia. Naturalmente parliamo del prof. Mario Monti: un tipico esponente dei “poteri deboli”; la scimmietta ammaestrata del presidente Napolitano (e guai a chi gliela tocca!).

Ad eccezione dell’invasata Elsa Fornero, alla disperata ricerca di un esorcista, è invece il caso di dimenticare il contorno di algidi professoroni, dei quali null’altro si ricorderà all’infuori della spocchia accademica e dei provvedimenti degni di un ragioniere particolarmente mediocre… Gente talmente ‘esperta’ che ha serie difficoltà a tirar di conto in evidente guerra coi numeri e, a quanto pare, piuttosto a suo agio con la menzogna ad uso politico. Il caso degli “esodati” è paradigmatico.

Mutato nomine, de te fabula narratur
 Per uno strano ricorso della Storia, le analogie con la grande depressione economica degli anni ’30, e soprattutto con la situazione della Germania weimeriana, sono emblematiche…
Tenendo conto delle debite differenze, per certi aspetti la prassi rigorista del prof. Mario Monti e la sua linea programmatica (ammesso ne abbia davvero una) a noi ricorda quella adottata a suo tempo dal cancelliere tedesco Heinrich Brüning.
Certe somiglianze risultano quasi inquietanti…
Nato il 26/11/1885, Heinrich Brüning fu il penultimo cancelliere (se si esclude l’effimero gabinetto del gen. Kurt von Schleicher) della Repubblica di Weimar, dal 1930 al 1932, in un periodo difficilissimo della storia tedesca, giunta al culmine di una crisi reiterata che spalancò le porte al nazismo.
Cattolicissimo, Brüning proviene dalle fila del partito cattolico, il Zentrum (il Centro). Monarchico convinto, appartiene all’ala conservatrice del partito, per conto del quale si occupa di questioni sindacali, guadagnandosi una rapida fama di esperto in politiche economiche. Nel 1924 viene eletto in parlamento (Reichstag).
Come formazione universitaria, Brüning studia Storia e Scienze Politiche a Strasburgo, ma si specializza in Economia politica, frequenta i corsi della London School of Economics, conseguendo il dottorato all’Università di Bonn nel 1915. Durante la Grande Guerra si arruola come volontario, prestando servizio come ufficiale della riserva. Viene assegnato alle postazioni di mitragliatrici mobili; ferito in combattimento si conquista i galloni da tenente e la Croce di ferro al valor militare.
Il 28 Marzo del 1930 , il presidente della Repubblica, l’ultra-ottuagenario Paul Hindenburg lo chiama al governo del Reich per costituire un governo di coalizione, in seguito all’ennesima crisi politica della Repubblica, confidando nelle competenze economiche del leader centrista per affrontare la gravissima recessione che attanaglia il paese.

«Heinrich Brüning si era costruito una buona fama come esperto di questioni finanziarie e fiscali ed era ovvio che nel 1930 si sentisse il bisogno di affidare il timone ad un politico che sapesse districarsi in questi settori, di solito molto specialistici. Ma dopo quell’anno lo spazio di manovra in questi campi si restrinse con grande rapidità anche per le disastrose valutazioni politiche del cancelliere. Infine, neanche i suoi paladini più devoti avrebbero mai sostenuto che Brüning fosse un leader dotato di carisma e capacità di coinvolgere le folle: semplice nell’aspetto, riservato e impenetrabile, incline a prendere decisioni senza consultare nessuno, privo di doti oratorie, non era un uomo capace di conquistare un sostegno di massa presso un elettorato atterrito di fronte al caos economico

  Richard J.Evans
La Nascita del Terzo Reich  [pag.283]
 Mondadori editore – Milano 2005.

In sintesi, gli interventi di natura economica del cancelliere Brüning si basano su una rigorosa applicazione di politiche deflattive, in un periodo in cui la terrificante iperinflazione degli anni precedenti (1923-24) era comunque rientrata e le esportazioni tedesche cominciavano a flettere in un generale ristagno recessivo dell’economia.
Ad ogni modo, Heinrich Brüning fonda la sua azione di governo su una inflessibile politica rigorista, volta al pareggio di bilancio ed al contenimento del debito, tramite il costante ricorso alla decretazione d’urgenza con l’adozione di decreti straordinari, che esautorano progressivamente il parlamento dalle sue funzioni politiche…

«Il Parlamento non era più il luogo delle decisioni politiche. Ancor prima delle elezioni del settembre 1930, Brüning aveva retto il paese, passando sopra il capo dell’assemblea legislativa scissa in fazioni, grazie ai poteri eccezionali conferiti al presidente del Reich secondo l’articolo 48 della Costituzione di Weimar e dal momento che le vie per la formazione di una normale maggioranza parlamentare risultavano impraticabili, egli si avvalse quasi esclusivamente di tali prerogative presidenziali, ai fini di una prassi di governo semi-dittatoriale al di fuori del controllo camerale. La storiografia non ignora certo che in tal modo Brüning si fece precursore di Hitler, nel senso che accantonò il procedimento democratico senza promuovere un’alternativa in senso duraturo. D’altra parte, chi pretendeva di vedere già in questo “la morte della Repubblica di Weimar” dovrebbe tener presente che questo trapasso di poteri era possibile soltanto perché rispondeva alla tendenza di quasi tutti i partiti alla fuga dalla responsabilità politica. Sussiste tuttora la propensione da parte degli storici a rendere responsabili della svolta autoritaria della situazione le masse “apolitiche”, ma, ovunque facessero la loro comparsa “strutture statali autoritaristiche”, ciò avveniva per la frettolosa rassegnazione con cui i partiti, dalla sinistra alla destra, nel momento in cui si scaricavano le responsabilità sull’Ersatzkaiser (imperatore sostitutivo) presidenziale, in tal modo tentando di non apparire coinvolti nelle decisioni chiaramente impopolari che dovevano esser prese.
[…] Il disgusto per lo stato partitico, che in pratica aveva cessato di esser tale, fu ulteriormente accentuato dalla manifesta incapacità del governo di registrare successi sia all’interno che all’esterno. La politica di rigido risparmio, perseguita da Brüning col massimo rigore e in misura addirittura autolesionistica, non valse a superare le difficoltà economiche né a risollevare la crisi produttiva, con la conseguenza che l’enorme esercito dei senza lavoro non ne fu minimamente ridotto

  Jaochim Fest
 “HITLER. Una biografia  [Pag.428-429]
Garzanti Libri – Milano 2005

Brüning riduce gli stipendi governativi, ma soprattutto applica drastici tagli alla spesa pubblica in un momento di grandissima crisi sociale: riduce fortemente i sussidi di disoccupazione e ne limita la durata di erogazione.
Comprime i salari e motiva la decisione dicendo che ciò favorisce la competitività delle imprese.
Taglia le pensioni, aumentando al contempo la pressione fiscale con l’introduzione di nuove imposte indirette.
A livello politico, aumenta la stretta della censura sulla libera stampa e limita fortemente i diritti associativi e le libertà individuali, tanto che alcuni storici, come Herbert Hömig, sono giunti addirittura a sostenere che la sua tanto criticata politica economica durante la crisi era stata concepita per indebolire sindacati e socialdemocratici.
E nonostante tutto i provvedimenti del premier tecnico si rivelano tanto insufficienti quanto inadeguati.
C’è da dire che a complicare ulteriormente la situazione, subentra anche la crisi degli istituti di credito coi rischi impliciti di un crollo del sistema bancario, nonostante la creazione di un fondo di garanzia per i depositi.

«Nel Febbraio del 1932 il numero dei disoccupati superò i 6 milioni; pur con l’ottusità dell’esperto il quale è convinto di saperla più lunga dell’uomo politico con le sue basse propensioni al compromesso, Brüning continuò imperterrito la sua strada.
[…] Ma i suoi concittadini non ne condividevano né il rigore né le speranza…. detestavano i continui decreti speciali accompagnati da formali appelli al sacrificio: il governo, tale il rimprovero che da moltissime parti gli veniva rivolto, si accontentava di gestire la crisi anziché superarla. Se la politica di spietato risparmio di Brüning presentava il fianco alle critiche dal punto di vista economico, ancor meno valida essa si rivelò sul piano politico, denunciando la propria impotenza, e ciò perché il cancelliere [il premier] nella sua tecnicistica freddezza, era incapace di quei toni patetici suscettibili di indurre al sacrificio e di fare, del sangue, del sudore e delle lacrime, un numero a sensazione accolto da fragorosi applausi. Nessuno è disposto a rassegnarsi facilmente al fatto che la miseria in fin dei conti è null’altro che miseria; e il crescente rifiuto opposto alla repubblica affondava radici anche nell’incapacità di fornire una spiegazione dello stato di crisi, di dare un senso ai sacrifici di continuo richiesti

  Jaochim Fest
HITLER. Una biografia  [Pag.454-455]
Garzanti Libri – Milano 2005

Il fallimento delle politiche rigoriste di Heinrich Brüning, insieme alla catastrofica gestione della recessione economica, spianeranno la strada ai nazionalsocialisti di Adolf Hitler: fino a pochi anni prima un’oscura formazione di estrema destra, che in pochissimo tempo passa da una manciata di  consensi (il 3% nel 1928) a percentuali con due cifre (dal 18,3% del 1930 al 33% del 1932), grazie ad una capillare propaganda populista contro la “vecchia politica”, raccogliendo il voto degli scontenti, dei delusi, gli arrabbiati, gli strati popolari, e soprattutto i giovani.
Insomma, a voler forzare la mano, i precedenti storici per la crisi attuale non sono dei più confortanti. C’è di che stare allegri…

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IL MODERATO

Posted in A volte ritornano with tags , , , , on 26 maggio 2011 by Sendivogius

“In un mondo imbastardito e negrizzato sarebbero persi i concetti dell’umanamente bello e del sublime.”

“Noi prenderemo d’assalto Stalingrado e la conquisteremo: su questo ci potete contare. Quando noi abbiamo conquistato qualcosa nessuno più ci sposta”

“Se gli ebrei fossero soli su questa terra, essi annegherebbero nella sporcizia e nel luridume.”

“L’attività della cosiddetta stampa liberale è l’opera dei becchini del popolo. E non è il caso di parlare dei bugiardi fogli marxisti: per essi la bugia è una necessità vitale, come per il gatto i topi.”

“Nessuna forza al mondo potrà farmi uscire vivo da questo palazzo!”

“Milano non può diventare una città islamica, una zingaropoli di campi rom, una città assediata dagli stranieri e che dà a questi stranieri extracomunitari anche il diritto di voto nelle consultazioni municipali.”

“Non consegneremo Milano a chi vorrebbe farne la Stalingrado d’Italia”

“Dare le città in mano all’estrema sinistra è una follia. Siamo in campo per restarci”

“I leader della sinistra non è che si lavino molto”

“Noi abbiamo contro un blocco mediatico terrificante: i grandi giornali, a partire da Il Corriere della Sera che è il giornale di Milano, i tg privati come Sky e dieci programmi della Rai, la tv di stato pagata dagli italiani, che stanno con la sinistra.”

“Escludo le mie dimissioni, a meno che non mi venga un colpo domattina”

Ma chi è che gli cura la propaganda dell’ultima campagna elettorale?
Joseph Goebbels?!?

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PARTITO DELL’AMORE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , on 25 maggio 2011 by Sendivogius

«Ogni propaganda deve essere popolare e deve adattare il suo livello alla capacità mentale del meno intelligente di coloro cui essa intende rivolgersi.
Perciò il suo livello spirituale deve essere portato tanto più basso, quanto più grande è la massa di gente che si vuole attirare. Ma se il problema in considerazione, come quello della propaganda di guerra, deve abbracciare un popolo intero nella sua sfera d’azione, la cura nell’evitare dei propositi spirituali troppo alti non può mai essere eccessiva.
Quanto più modesta dunque è la zavorra scientifica, e quanto più esclusivamente ha di mira i sentimenti delle masse, tanto più impressionante sarà il suo successo.
[…] La capacità di comprensione delle grandi masse è molto limitata; la loro possibilità di capire è piccola, ma quella di dimenticare è grande. In conseguenza di questi fatti, ogni propaganda efficace deve limitarsi solo a pochissimi punti ed usarli come parole d’ordine, finché persino l’ultimo uomo è in grado di immaginarsi cosa si intende con una tale parola. Appena si sacrifica questo principio fondamentale e si cerca di diventare versatili, l’effetto svanirà, perché le masse non sono in grado di assorbire il materiale, né di ritenerlo. Così il risultato viene indebolito e alla lunga dimenticato.
[…] Perciò si è partiti dalla presunzione del tutto esatta che nella dimensione della menzogna v’è sempre incluso un certo fattore di credibilità, perché le grandi masse di un popolo possono essere più corrotte al fondo dei loro cuori di quel che siano consciamente ed intenzionalmente cattive. Perciò, nella primitiva semplicità delle loro menti, resteranno vittime più facilmente di una grande menzogna che di una piccola

  Adolf Hitler
  Mein Kampf

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Nel nome del Popolo Sovrano

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , on 11 ottobre 2009 by Sendivogius

“Se c’è un governo legittimato dal sostegno degli elettori è il nostro. E’ chiaro che siamo maggioranza.
Sono stato scelto dal popolo. Non credo che si possano consentire improperi e insulti a chi è eletto direttamente dal popolo.
Abbiamo il consenso del 68% degli italiani e abbiamo il Popolo delle Libertà”
  (Silvio Berlusconi – 11 Ottobre 2009)

01 - benito mussolini BENITO MUSSOLINI. Il 16 Novembre 1922, dopo due settimane dalla “Marcia su Roma”, Mussolini diventa ‘presidente del consiglio’.
Il leader del PNF non aveva i 300.000 bergamaschi in armi, millantati da Bossi, ma troppi ‘comunisti’ ad insultarlo e nessuno che per consolarlo gli cantasse: “fortuna che Benito c’è!” nonostante l’abbondanza di imbecilli in estasi. Però dichiara:
“Con trecentomila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo. Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto”. Ci ripenserà presto…
Alle elezioni politiche del 6 aprile 1924, la Lista Nazionale (il Listone) che accorpa Fascisti, Nazionalisti e Liberali, insieme alle liste collegate, ottiene la maggioranza assoluta con il 64,9% dei voti. Il successo elettorale gli permetterà di rivendicare la supremazia del potere esecutivo con l’accorpamento nelle sue mani di tutti gli altri poteri dello Stato.

02 - hitler ADOLF HITLER.  Alle elezioni politiche del 31 Luglio 1932 per il rinnovo del Parlamento tedesco (Reichstag), i nazionalsocialisti dello NSDAP ottengono il 37,4% dei voti divenendo il partito più importante della Germania (ancora) democratica. 
Il 30 gennaio 1933 Hitler viene nominato Cancelliere. Il leader, democraticamente eletto dal popolo sovrano, forma un governo di coalizione con nazionalisti e conservatori di centrodestra. Il ministro Goering, fedelissimo di Hitler e presidente del Reichstag, annuncia trionfante: “Oggi inizia una nuova era fondata sulla Libertà”.
Lamentando di non avere la maggioranza necessaria per poter governare ed attuare così le sue riforme, il cancelliere A. Hitler indice nuove elezioni denunciando un tentativo di golpe da parte dei soliti comunisti e delle Sinistre.
La campagna elettorale è violentissima, caratterizzata da abusi ed intimidazioni costanti dei nazisti. Hitler ed i nazisti si impongono con una campagna martellante attraverso un sapiente uso dei media dei quali detengono il monopolio. 
Alle elezioni del 15 Marzo 1933 lo NSDAP ottiene il 43,9% dei consensi. Insieme agli alleati del Partito Nazionale del Popolo tedesco (DNVP), i nazisti hanno la maggioranza parlamentare col 51,8% dei voti e possono così modificare la Costituzione repubblicana, attribuendo ad Hitler i pieni poteri.

03 - Hitler e Mussolini

Importante poi è la costruzione del consenso popolare; la sua esibizione scenica a supporto del potere… 04 - Norimberga 1934

05 - Piazza Venezia - RomaL’unzione popolare tramite immersione nel corpo sacro della Nazione, a sottolineare l’empatia con le masse e l’identificazione dell’Unto, dell’Uomo della Provvidenza, col suo popolo giubilante, contro i complotti dei demo-pluto-massonici ed i poteri forti06 - Dortmund1933

07 - Piazza Venezia - Roma (1)Sono cose che un Cicchitto e un La Russa sanno bene:

Il Pdl sta intanto pensando a una propria manifestazione di sostegno al premier Berlusconi e al governo. È evidente che l’attacco al presidente del Consiglio di precisi settori politici e finanziari è concentrico e lungo più direttrici
  (Maurizio Cicchitto – 5 Ottobre 2009)

È urgente organizzare una grande manifestazione popolare con l’obiettivo di difendere la democrazia e la libertà nel nostro paese
  (Ignazio La Russa – 5 Ottobre 2009)

Ma il fascismo dobbiamo riviverlo proprio tutto, prima che gli anglo-americani si decidano a invaderci?!?

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