Lo SCUDO della NATO

Giusto per ribadire di chi siamo lo “scudo” e cosa dobbiamo parare, nel migliore degli scenari possibili, di quanto ci verrà scagliato addosso, chiarendo come funziona esattamente l’ombrello difensivo (di Cipputi)…

«Il rinnovato timore di un conflitto nucleare è tornato a dominare i titoli dei giornali delle ultime settimane. Dopo il discorso con cui Vladimir Putin ha annunciato la mobilitazione “parziale” delle forze russe e i referendum che hanno portato all’annessione di quattro regioni ucraine, considerate da Mosca territorio russo, l’attenzione è tornata sul possibile utilizzo di testate nucleari “tattiche”, di potenza limitata rispetto agli ordigni nucleari più potenti. Armi che hanno un’energia compresa tra 0,2 e 200 chilotoni, rispetto ai 10.400 della prima bomba a idrogeno, ma sono comunque in grado di distruggere interi centri abitati. Anche se solo tattica, il lancio di un’arma nucleare aprirebbe una fase inedita con il rischio più che concreto di una guerra nucleare su larga scala, come ricordano molti esperti.
In tal caso, le basi Nato più vicine sarebbero quelle italiane. Nella base di Aviano, in provincia di Pordenone, e in quella di Ghedi, nel bresciano, sarebbero custoditi complessivamente circa 40 ordigni tattici B-61: da queste partirebbe la risposta a un eventuale attacco nucleare russo. Secondo una simulazione dell’università di Princeton, le basi sarebbero anche tra i primi obiettivi di una risposta russa.
Altri obiettivi delle forze russe in territorio italiano, elencati dall’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo-IRIAD, potrebbero essere basi e comandi militari Nato come la Caserma del Din e Caserma Ederle a Vicenza, Camp Darby a Livorno, la Naval Support Activity a Napoli (che ospita anche uno dei due uno dei due comandi strategici operativi della Nato) e la Naval Air Station a Sigonella, oltre a Gaeta e Taranto. Secondo una simulazione dell’Archivio Disarmo un attacco russo contro questi obiettivi provocherebbe almeno 55 mila morti e oltre 190 mila feriti, la maggior parte a Napoli (circa 21 mila morti e 109 mila feriti), seguita da Vicenza (12 mila morti e 45 mila feriti), Gaeta (12 mila morti e 5 mila feriti) e Taranto (7500 morti e quasi 27 mila feriti). “Al danno umano va aggiunto quello economico che il blocco di infrastrutture e di centri nevralgici provocherebbe sull’intera Penisola e quello ambientale provocato dal fall out nucleare e dalla persistenza delle radiazioni”, ha dichiarato l’Istituto

Marco Nepi
(18/10/2022)

Per il resto, basterebbe guardare il Piano A, elaborato dagli espertoni del Pentagono, per capire dove verrebbe combattuta una guerra nucleare, sempre a proposito di scudo della Nato, il cui unico scopo difensivo è salvaguardare il territorio USA da un’ecatombe nucleare, che sarebbe spostata altrove, sugli “alleati” aka colonie (sacrificabili), nell’illusione di allontanare l’Armageddon da sé.

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