Adventum Domini

«Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa presa dal nuovo non si adatta al vecchio. E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spacca gli otri, si versa fuori e gli otri vanno perduti. Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: il vecchio è buono!»

(Vangelo di Luca 5,36-39)

In quei giorni, dopo la grande tribolazione, venne dalla BCE un Profeta per mostrarsi alle genti; quindi se ne andò sopra al colle del Quirinale a meditare. E seguendo il suo astro giunsero i magi, i due Mattei, l’Enrico II, l’Unto e bisunto dal cerone, insieme agli scribi ed ai farisei tutti, per adorarlo ed annunciare l’avvento del Messia venuto a mondare i peccati dei porci, laggiù raccolti attorno alla greppia del fondo perduto.
E allora le genti videro il Figlio dell’euro venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria e radunare tutti gli eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro del parlamento, che come nei giorni del diluvio mangiavano, bevevano, e si battevano il petto alla venuta di Mario, signore e salvatore. E ad ognuno di loro distribuiva monete d’oro, moltiplicando i bonus e i pegni.
C’è chi l’abbia visto camminare sulle acque, guarire gli ammalati e resuscitare i morti… sicuramente quelli tumulati nel cimitero di Montecitorio, rianimati alla loro garrula esistenza.
È Mario la toppa venuta a coprire le magagne di Giuseppi il peccatore, senza che ad un mese dall’annunciazione del messia salvatore, se ne noti minimamente la differenza, se non nel fatto che nel frattempo il buco s’è persino allargato, mentre già spuntano pendule le vergogne del nuovo corso…
Ma ovviamente questo non si può dire, giacché ben altri dubbi assillano gli agiografi convenuti in massa a stilare la vita illustrata del messia monetario, già in odore di santità per futuri autodafé.
È l’uomo che da “istituzione”, s’è fatto “culto” e “sacerdote” del culto medesimo. Di lui interessano soprattutto le cravatte, mentre si susseguono gli interrogativi (indosserà oppure no, la maglia della salute per resistere tanto bene al freddo), nell’ansia condivisa di conoscere la Verità sull’annosa questione…

“Draghi, il cui solo nome vale cento punti di spread. Perché c’ è sempre il guaio del debito pubblico, ma adesso anche il disastro Covid e il Recovery da pianificare. Draghi, che dove va, ogni occasione diventa più importante; Draghi ubiquo e multifunzionale, una quantità di lauree honoris causa, accademico pontificio, sintesi vivente di creatività italiana, rigore tedesco, understatement britannico; Draghi che Trump prima lo prese di petto, poi dovette fare marcia indietro, «ah, ci servirebbe un Draghi alla Federal Reserve!».
Draghi, che chi parla con lui prende a emanare una luce speciale. Vissuto come mito, a 360 gradi: viaggia in economy e in seconda ferroviaria, si nutre di barrette energetiche, non sente né caldo né freddo (il futuro suocero, temendo non potesse permetterselo, gli voleva comprare un cappotto), si organizza pure il sonno. Amen.”

 (La Repubblica, 31/01/21)

«Non sente freddo ed è puntuale, Draghi è l’opposto di Conte. Chi ha mai visto Mario Draghi indossare un cappotto? Il freddo non impaurisce il nuovo presidente del consiglio, come da antica tradizione: alla Banca d’Italia c’era chi lo aveva soprannominato “l’atermico”, per la sua capacità di resistere alle basse temperature senza indossare altro che una classica giacca, e privandosi pure di un maglione sopra la camicia. Molto meglio di “glaciale”.
È da sottolineare che l’arrivo di Draghi ha reso felice il Quirinale anche per l’attitudine svizzera dell’ex numero uno della Bce di arrivare puntualissimo, anzi in anticipo, agli appuntamenti.
Non si contavano più, sul colle presidenziale, le proteste per i continui ritardi di Giuseppe Conte, tanto che all’avvocato del popolo era stato appioppato un soprannome certo non elogiativo: “levantino”. Tra l’altro, si risparmierà molto grazie alla puntualità di Draghi e alla sua idiosincrasia per le riunioni notturne: niente più straordinari da pagare.»

 (Gianfranco Ferroni, su “Il Tempo” del 15/02/21)

Intanto vidima decreti in serie, con quella firma e quella “M” così inconfondibile ed accentuata, che è “segno di forza interiore ed intelligenza” (!), mentre i fiumi di saliva colano copiosi ad ungere le sacre terga del povero Messia del tutto involontario, vittima dello zelo di legioni di lacchè, quanto mai ansiosi di indossare la livrea…

«Nulla sembra eccedere sia negli atteggiamenti sia nella manifestazione delle personali doti politiche che lo hanno reso uomo della “polis” più che della casta. La praticità e la competenza acquisite sul campo, hanno formato una coscienza e una cultura che, congiunte all’essenzialità di un pensiero fatto di poche parole, ma di molti fatti, si colgono chiaramente sia nella scrittura che nella firma. Ciò è favorito anche da un carattere riservato ma non chiuso, per cui sa controllare e verificare tutto attorno a sé senza peccare di complessi di superiorità né d’inferiorità; risulta che egli, molto probabilmente, in età adolescenziale può aver sofferto di timidezza e d’insicurezze esistenziali. Ciò non gli ha però impedito una scalata prestigiosa e sempre in un ambito di correttezza.
Per Erich Fromm gli uomini politici sono tutti presi da forme narcisistiche più o meno forti. Ebbene in Draghi, proprio per l’essenzialità del carattere, espresso da una scrittura parca e priva di ogni sproporzione, ciò non sembra emergere, a vantaggio quindi di una progressiva crescita sociale e professionale che, pur gratificandolo, non lo ha spinto ad alcun eccesso. Il bagaglio energetico appare robusto e ben costruito per cui egli riesce a tollerare bene la fatica, anche in condizioni di stress, e ciò gli permette di sopportare una certa dose di frustrazioni. In definitiva, possiamo dire che, essendo la scrittura un mezzo di comunicazione, in Draghi mette in evidenza una personalità dotata di discrezione, di abilità mentali e di concretezza che gli evitano voli di Icaro e falsa umiltà.
[…] Ma sono soprattutto il discernimento, la riflessione e l’armonia interiore che fanno di lui un personaggio dotato di equilibrio anche a livello morale (vedi scrittura scorrevole e sobria).»

 (Evi Crotti, su “Il Giornale” del 06/02/21)

A cotanto è ridotta la stampa italiana nella sua inestirpabile vocazione adulatoria e cortigiana, anche se travisata da articoli salottieri pernsati per l’intrattenimento estatico.
In attesa del miracolo dell’Avvento prossimo venturo per grazia ricevuta, a 45 giorni dall’insediamento del ‘gabinetto’ (nel senso di WC proprio) di salvezza nazionale, è scomparso ogni riferimento al famigerato MES, che pure era stata causa indefettibile della caduta di Giuseppi. Se prima era indispensabile, ora non è più essenziale (Carlo Cottarelli),  giacché adesso è “Mario Draghi il nostro MES” (Davide Faraone), nella proteiforme strumentalizzazione di un premier che assume tutte le forme i suoi ” custodi” vogliano.
Dopo aver puntato tutto sul vaccino sbagliato, che manco viene fornito dopo essere stato pagato in anticipo, la campagna di immunizzazione continua a non decollare, direttamente ferma al palo per la sospensione delle somministrazioni e delle forniture di siero. Senza che alcuno se ne adonti più.
Continuano le serrate degli esercizi commerciali e della ristorazione, in attesa dei “ristori” e altre mancette, ma Capitan Sugna ha preso a grufolare altrove (delivery food?), rinunciando a pompare la protesta. Ora c’è Super-Mario, mica Giuseppi! E LVI è di nuovo al governo con tutti gli annessi e connessi.
Le scuole di ogni ordine e grado ovviamente restano chiuse fino a data da destinarsi. E quello non frega a nessuno.
Continua la distribuzione di massa di soldi e bonus ad libitum, molto meglio se dispensati alla cazzo di cane, senza uno straccio di progetto (o controllo), nella totale assenza di coperture a debito illimitato.
Ovviamente, è stata rinnovato la farsa tutta italiana dei Mississipi Navigators, senza colpo ferire.
Continua a non esserci un vero piano per il Recovery fund, inteso più che altro come un’immensa estensione della “legge mancia” in tempi di vacche magre, dove attingere denari a man bassa per i propri collegi elettorali ad uso clientele. Fondamentale è il nuovo stadio della Fiorentina Calcio.
Si aggiunge in compenso l’introduzione dell’immancabile condono fiscale per i soliti furbetti, con la cancellazione delle cartelle esattoriali inevase tra il 2000 ed il 2015: anni durante i quali la pandemia notoriamente infuriava in tutta la sua virulenza; nonché regalino simbolico, per coccolare i ladri tanto amati dall’ineffabile destra italiana, che sembra fare del malaffare la propria vocazione politica, quando non è troppo presa a rievocare i fasti littori.
In attesa di vedere cos’altro cuoce nel calderone del gran bollito con fritto misto, sarà meglio continuare un salutare digiuno, onde non incorrere in probabili intossicazioni.
Perché con simili ingredienti a disposizione, un cuoco non può far miracoli. Anche se si chiama Mario Draghi.

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2 Risposte a “Adventum Domini”

  1. Anonimo Says:

    La “M” accentuata nella firma la aveva anche un tale Benito…

    • E proprio a quello credo pensasse l’Albertini ex sindaco di Milano… tanto sempre verso l’oscuro soggetto del desiderio il pensiero vola…
      Nostalgia canaglia!

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