AMICI SUOI

Luca Lucci e Matteo Salvini

L’ex ministro della polizia, Matteo Salvini, col suo patriottico amichetto di merende Luca Lucci.

Io stesso sono indagato. Sono un indagato in mezzo ad altri indagati. Io sono per il tifo corretto, colorato e colorito. Episodi di violenza non mi appartengono e non appartengono a nessuno sportivo. Questi tifosi sono persone perbene, pacifiche, tranquille. Loro portano colore con un coro, un tamburo, una bandiera. La violenza è un’altra cosa
Matteo Salvini
(16/12/2018)

Giusto en passant, perché mai uno dovrebbe farsi del male psichico e leggere “Il Giornale”?
Perché ogni tanto, nonostante il certosino controllo della Direzione, vuoi per sabotaggio interno, per ribellione da saturazione, o per scherzo, capita che dalla redazione sfuggano articoli come questo.
Subito rimossi, per carità! Ma sempre recuperabili dalle pieghe del web, che qualche volta si dimostra persino utile… Noi non vi anticipiamo nulla. Voi gustatevelo!

‘Ndrangheta, spaccio e croci nazi Le curve crocevia della criminalità
Luca Fazzo
“Il Giornale”
(28/12/2018)

«Giusto per fare un po’ di nomi e cognomi:
Gennaro De Tommaso detto “Genny a Carogna”, capo dei Mastiffs del Napoli, l’anno scorso è stato arrestato per traffico di stupefacenti.
Luca Lucci, l’ultrà del Milan divenuto famoso per i suoi selfie con il ministro Matteo Salvini, è amico di narcotrafficanti e assassini.
Il suo capo Giancarlo «Sandokan» Lombardi, che da decenni detta legge sulla Sud di San Siro, è un pregiudicato e un fascista. I fratelli Franco e Alessandro Todisco, figure fisse della Curva Nord dell’Inter, sono i fondatori di Cuore Nero, gruppo neonazista. Daniele De Santis, l’ultrà romanista che uccise il napoletano Ciro Esposito, faceva parte dei Boys, fondati da “Marione” Corsi, fascista e membro dei NAR. Il volto nuovo della curva della Juve, Rocco Dominello, è un affiliato alla ‘ndrangheta, cosca Pesce-Bellocco di Rosarno.
Occorre andare avanti? Brandelli di biografe, stralci di schede segnaletiche che raccontano un trend ormai fuori controllo: la mutazione genetica delle curve degli stadi italiani, divenute ormai un crocevia di ideologia e di affari criminali dove il calcio entra veramente poco, e dove due passioni sovrastano tutte le altre: il desiderio di fare soldi e la voglia di menare le mani. L’ideologia fascista conta più che altro come collante interno e per le alleanze nazionali e internazionali: la love story più solida nelle curve italiane, quella tra interisti e laziali, è saldata da svastiche e rune. E lo stesso vale per le alleanze continentali, come l’asse tra la curva del Verona e gli Ultras Sur del Real Madrid, che portano in dote bandiere naziste, o il patto di ferro tra la Sud del Milan e i Grobari (“Becchini”) del Partizan di Belgrado, nazionalisti e omofobi, già protagonisti dell’assalto al gay pride del 2010, e infiltrati in profondità da esponenti del narcotraffico.
La commistione tra curve e politica non è un fenomeno nuovo, nasce insieme ai primi gruppi ultrà negli anni Settanta. Nuova è la conquista delle curve dalla alleanza tra tifo, malavita e politica che poggia su due pilastri: un patto trasversale tra le tifoserie più importanti sancita a partire dal vertice del 3 settembre 2009; e la sudditanza da parte dei club. L’esempio più eclatante, perché l’immagine ha fatto il giro del mondo, è la genuflessione del capitano del Napoli Marek Hamsik davanti a “Genny a’ Carogna”, il 3 maggio 2014 prima della finale di Coppa Italia. Ma che dire dell’Inter che permette agli ultras di salire sul pullman della squadra e minacciare i giocatori? O del Milan che subisce i ricatti a raffica dei capicurva, contro i quali si batte invano (e pagandone le conseguenze) Paolo Maldini? La vergognosa trattativa tra la Juventus e il clan Dominello è solo l’ultima puntata di un serial che si trascina da tempo.
Spaccio di droga, traffico di biglietti, ricatti alla società (e i cori razzisti di mercoledì a San Siro fanno parte di quest’ultima sotto-categoria): questo è il groviglio di interessi che i clan si spartiscono in curva, in un clima di impunità dove tutto diventa possibile, compreso l’assalto ad una caserma dei carabinieri, per «vendicare» il tifoso laziale Gabriele Sandri, compiuto dai tifosi interisti l’11 novembre 2007. In testa al gruppo i fratelli Todisco, quelli di Cuore Nero.
Ma nel corteo c’è anche Franco Caravita, il capo indiscusso della curva nerazzurra: interista duro e puro ma pronto a scendere a scendere a patti con i rivali di sempre in nome degli interessi comuni. C’è anche lui, all’incontro cruciale dei capicurva del 23 settembre 2009. E del suo omologo rossonero Giancarlo Capelli è anche socio in affari

I più interessati potranno trovare una ricca collezione su Luca Lucci ed i suoi camerati.
Non risulta che abbiano mai ricevuto scherzi al citofono di notte, con codazzo di sgherri divertiti e filmino su facebook.

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