LOTTI(z)Zar

 Un ex sottosegretario di stato, neanche quarantenne, inquisito dai tribunali di mezza Italia, che tresca con esponenti della corrente più a destra della magistratura in riunioni carbonare, meglio se consumate nel segreto di anonime stanze d’albergo, per stabilire le nomine ai vertici di quelle stesse procure che indagano sul suo conto, ed intriga per rimuovere i giudici a lui sgraditi.
Una roba che in altri tempi avrebbe fatto gridare all’eversione dell’ordine costituzionale, con evocazioni allo scandalo della P2, ma che nell’orgia di potere del renzismo al governo, su incistazione democristiana di quello che un tempo fu il principale partito della sinistra italiana (prima dell’estinzione), deve essere sembrata pratica assolutamente normale ed aderente al nuovo corso, inaugurato dopo il trapianto di quel cancro democristiano chiamato “Margherita”, nel corpaccione rotto a tutti gli innesti di una sinistra che si credeva a vocazione maggioritaria, finendone fagocitata.
 Un nuovo segretario di partito, che in nome di quella stessa distorta visione unitaria, glissa sull’abnormità dell’intera vicenda, in perfetto stile moroteo, confidando che il clamore suscitato attorno ad uno dei petali più pregiati del cosiddetto Giglio Magico, l’inner circle del potere renziano, si esaurisca da sé, restituendo ai suoi affari l’intrigante camerlengo del Mefitico.
E invece di cacciarlo via a calci nelle palle, per l’ennesima figura di merda a gratis, percolata sopra a ciò che ancora resta di un partito già abbondantemente sputtanato di suo, il neo-segretario ne auspica l’autosospensione da tutti gli incarichi che non riveste più, non avendone attualmente nessuno. E lo ringrazia pure pubblicamente per l’alto senso di responsabilità dimostrato (!), dopo così sofferta scelta, per non sturbare troppo il Renzie’s Fan Club in astinenza da potere. Di questo passo, tra poco dovrà porgergli le scuse ufficiali e magari rendergli almeno un incarico di prestigio… Altrimenti potrebbero aversene a male gli ultimi irriducibili della banda fiorentina di greppia e di banca, già inferociti per essere stati estromessi dalla direzione di un partito che hanno contribuito a disintegrare, cancellandolo dalla geografia politica, fin dentro le sue roccaforti storiche considerate inespugnabili, mentre ora chiedono di essere valorizzati e ‘compensati’ dopo un simile disastro.
 E ciò avviene giusto negli stessi giorni nei quali a parole si celebra l’eredità morale di Enrico Berlinguer che forse, se fosse stato ancora vivo, a ‘sta gentaglia avrebbe pisciato addosso per schifo e disprezzo!

«I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela; scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. […] Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura dei vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. Ma poi, quel che deve interessare veramente è la sorte del Paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi: rischia di soffocare in una palude. Ma non è venuto il momento di cambiare e di costruire una società che non sia un immondezzaio?»

Solo potere e clientele

Nel PD si vede che la lezione l’hanno assimilata benissimo.
E non si capisce bene che Berlinguer abbia letto Zingaretti (il politico, non l’attore), in attesa di decidere cosa fare finalmente da grande…

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