SBADIGLI

A 30 giorni dall’insediamento dell’esecutivo Conte, in concomitanza con l’anniversario, volevamo celebrare degnamente il primo mese di vita del Governo del Nulla
Ma poi ci siamo resi conto che non c’era molto da dire di interessante, al di là degli strilletti isterici di un’opposizione inconsistente, tra La Repubblica (ridotta in buona parte militante ad organo ufficioso di stampa del partito bestemmia) che conta le pulci fuorché in casa propria, cercando scandali che non arrivano e all’occorrenza creandoli in pompate campagne giornalistiche…

Il PD (perché la merda non muore mai) che deposita emendamenti, contro l’aumento dei sussidi per i licenziamenti senza giusta causa…

Le pretese surreali di una Ong spagnola che denuncia la Guardia Costiera italiana, per non presidiare le acque territoriali libiche, e per ripicca se ne va a Palma di Maiorca (un’altra mezza dozzina di sbarchi con consegna a domicilio e possiamo solo immaginare l’entusiasmo degli spagnoli!), pensando di farci chissà quale dispetto…

La stucchevole polemica a distanza tra Saviano e Salvini (che francamente hanno rotto i coglioni tutte e due!), con l’aggravante di far sembrare quasi simpatico l’odioso bullo di Pontida…

La crociata idiota per ottenere le dimissioni di un Tito Boeri dall’INPS, inopportunamente trasformato a martire di regime: una cosa di pessimo gusto (che proprio non si fa per bon-ton istituzionale), come sparare cifre alla cazzo dall’alto del suo seggiolone previdenziale, scodellando dossier tutt’altro che inoppugnabili, su calcolo probabilistico che si vorrebbero scientifici per inferenza statistica, nell’alveo delle ipotesi possibili. E per questo incontestabile per principio di infallibilità del bocconiano organico alla politica, in una sorta di disfida a tre…

La caccia famelica ad ogni poltrona disponibile, dove piazzare scherani e famigli (e questo fa molto democristiano più ancora che regime)…

Infine, ci siamo imbattuti ancora una volta nella lettura dell’ottimo, come sempre, Carlo Clericetti. E per questo confinato praticamente ai titoli di coda. Così abbiamo deciso di proporvelo senza altri filtri, perché le sue analisi non hanno bisogno di altre considerazioni:

Polemica surreale su 8.000 posti ipotetici

Il “Decreto dignità” ridurrà l’occupazione, dice il presidente dell’Inps Tito Boeri, contestarlo è “nagazionismo economico”. Ma quel numero deriva da stime arbitrarie e oltretutto, anche se fosse vero, è una variazione insignificante rispetto al numero di chi lavora. Le modifiche del decreto sono minime, la sua importanza è solo quella di interrompere l’aumento della flessibilizzazione che dura da 21 anni.

«Uno scontro politico in cui qualcuno dei protagonisti – in particolare il presidente dell’Inps Tito Boeri – sbandiera la “scientificità” di previsioni che hanno il valore di tutte le previsioni, ossia sono ipotesi che, come si è visto infinite volte, spesso non si verificano. Ma ciò che rende surreale la polemica è il motivo – apparente – su cui si polemizza, ossia il fatto che il “Decreto dignità” provocherebbe una riduzione di 8.000 occupati. Ottomila? Sui circa 23 milioni e mezzo di occupati significa lo 0,03%, una cosa – anche ammettendo che si realizzi – del tutto insignificante. L’ultimo comunicato Istat relativo al maggio scorso ci dice per esempio che, in quel solo mese, c’è stata una variazione di 114.000 occupati, più di 14 volte tanto. E’ come se un marito accusasse la moglie di mandare in rovina la famiglia perché ha dato una mancia di 10 centesimi a un lavavetri.
Ma cominciamo dallo strumento usato, il decreto. Che non è corretto, perché manca il requisito di “urgenza” che ne sarebbe il presupposto. In questo modo Luigi Di Maio prosegue nella pessima consuetudine dei governi precedenti, che anch’essi hanno ampiamente abusato di questo strumento, che espropria in parte il Parlamento della sua funzione legislativa.
In secondo luogo, il merito del provvedimento. Che di “rivoluzionario” ha una cosa soltanto: è il primo, da 21 anni a questa parte (cioè dal famoso “pacchetto Treu” del 1997), che non si proponga di flessibilizzare ulteriormente l’impiego del lavoro, ma di reintrodurre invece qualche piccolo – piccolissimo – elemento contro la precarietà. Più degli effetti concreti – che saranno, in una direzione o nell’altra, inevitabilmente modesti – conta la “direzione” del provvedimento, che è un primo segnale, tutto da verificare, di inversione di tendenza.
E proprio questo è il vero oggetto della polemica che si è scatenata, che per il caso specifico sarebbe del tutto sproporzionata. Questi non vorranno mica tornare indietro? Smontare le belle “riforme strutturali” varate dai governi da Monti a Renzi? Altolà! Disastro, disastro! Già con questo decreto si perderanno ben ottomila posti! E la competitività? E i mercati? E lo spread?
La Confindustria naturalmente strepita che di posti di lavoro se ne perderanno molti di più. E Di Maio ha gioco facile a ricordare le catastrofiche previsioni in caso di vittoria del “no” al referendum sulle riforme istituzionali che il suo ufficio studi aveva diffuso poco prima della consultazione. Il “no” ha vinto e l’economia è andata addirittura meglio di prima, a riprova che certe “previsioni” sono solo un modo di fare (pessima) politica con altri mezzi.
Boeri, che è uno dei portabandiera delle teorie abbracciate dalla finta sinistra della“terza via”, non si è lasciato sfuggire l’occasione di affermare che questa strada porta a una diminuzione dell’occupazione. Ma per arrivare a quel numero si devono fare stime e ipotesi, ed entrambe hanno un ampio margine di arbitrarietà. Altre stime e ipotesi sarebbero legittime, e darebbero risultati diversi. Parlare, come ha fatto lui, di “negazionismo economico”, come se ci si rifiutasse di prendere atto di una verità assodata, è solo un segno di confusione epistemologica.
Stendiamo poi un velo pietoso su chi prende sul serio, o persino avvalora come ipotesi, una perdita di posti di 8.000 l’anno per dieci anni. E’ vero che nella relazione tecnica c’è una tabellina con questi numeri, ma presuppone condizioni invariate. In altre parole, il mondo dovrebbe fermarsi come accade in qualche favola, non dovrebbe cambiare nulla non solo nella nostra politica economica, ma anche nell’economia globale. Si tratta di un esercizio formale, non di una previsione.
In questa commedia degli errori c’è un altro aspetto di una certa rilevanza. E’ ben possibile che nelle strutture tecniche dello Stato ci sia chi “rema contro”. E’ accaduto in passato, accadrà anche in futuro. Ma chi ha responsabilità politiche, a maggior ragione se di governo, non può gettare discredito su queste strutture – dalla Ragioneria generale all’Inps, in un recente passato la Banca d’Italia – perché in questo modo mina la credibilità del paese. Se sorgono problemi si affrontano con la massima riservatezza, non con dichiarazioni avventate o con frasi ad effetto su qualche social network, che magari si è costretti a rimangiarsi qualche ora dopo a danno anche della propria credibilità. Sarebbe bene cominciare a capire alla svelta che differenza c’è fra la trasparenza e l’incoscienza

Carlo Clericetti
(19/07/2018)

Homepage

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: