SORTITION

Oggi dobbiamo porci due domande. La prima è se vivere in democrazia sia una buona cosa, la seconda è se le nostre democrazie stanno funzionando bene. […] L’altra opzione è quella di dire chiaramente che questo sistema è rotto, non funziona, ma non avendone un altro migliore non ci resta che capire cosa non funziona.
Io un’idea ce l’ho, il suo nome tecnico è “sortition”. Ma il suo nome comune è “selezione casuale”. L’intuizione è di un certo Brett Hennig. L’idea è molto semplice: selezioniamo le persone a sorte e le mettiamo in parlamento.”

Beppe Grillo
(28/06/18)

Beppe?!? Basta con le cazzate, su!
Molla il fiasco di vino e ritorna tra i comuni mortali: quelli che si smazzano da mane a sera, per sbarcare il lunario e portare a casa un tozzo di pane. Una roba che te non capiresti, neanche se te la spiegassero coi disegnini; diversamente non avresti così tanto tempo da perdere in menate, a bordo piscina, mentre ti crogioli al sole non sapendo come riempire le giornate.
Abbiamo capito che per te uno vale l’altro, altrimenti non avresti riempito le Camere con manipoli di bamboccioni semianalfabeti: i meravigliosi pupazzi della Setta del Grullo, laureati per corrispondenza al Cepu. E anzi sarebbe pure ora che cominciassero a lavorare, guadagnandoseli i 15.000 euro al mese da ‘onorevole’ (anche se ora piace loro chiamarsi “cittadini”), invece di continuare a scaldare le sedie in Parlamento (a proposito, si scrive con la ‘P’ maiuscola), a quattro mesi dalle elezioni.
Sarebbe inutile spiegarti il significato di Πολιτεία… Quello non te lo riassumono sul Bignami. E certo non servirebbe citare per l’occasione La montagna incantata di Thomas Mann. Figuriamoci tirare fuori Montesquieu e la separazione dei poteri, o Tocqueville e la dittatura della maggioranza. Si tratta di roba antica, da “stato di diritto”, mentre noi siamo entrati nell’era della democrazia diretta, col “governo del cambiamento” che tanti entusiasmi suscita soprattutto tra i fascisti.

Pertanto, caro Beppone, ti basti sapere che “politici” (democrazia o meno) servono. Gli imbecilli no. Peccato solo che scarseggino i primi ed abbondino invece i secondi che di solito fanno i politicanti. Infatti i risultati si vedono.
Per esempio, un imbecille (per difetto di intelligenza) scrive come un bambino di sei anni ed è alla continua ricerca di attenzioni, concionando di cose più grandi di lui e delle quali non sa nulla, se non attraverso una serie di letture disordinate e mal meditate. Parla di Aristotele e capisci subito che del filosofo greco non ha letto nulla e niente conosce, mentre confonde il trattato sulla “Politica” con quello sulla “Retorica”, a dispetto dei titoli. Attribuisce al pensiero classico (che ruotava sulla politeia) il concetto di “demarchia”, che invece è di Fredrich von Hayek. E tira fuori la “sortition” di un misconosciuto Brett Hennig, che non intuisce proprio nulla ma riprende un’idea già formulata a suo tempo dal più articolato saggio Contro le elezioni del belga David van Reybrouck: ottimo nelle analisi, ma discutibile nelle conclusioni. Al Beppone nazionale infatti deve essere piaciuta l’introduzione dell’opera di Reybrouck, che pareva perfetta per la bisogna. Poi qualcuno probabilmente gli ha segnalato anche il resto e allora il  sommo V@te® ci ha ripensato…

 «I politici sarebbero dei carrieristi, dei parassiti, degli approfittatori scollegati dalla realtà, essi penserebbero solo a riempirsi le tasche, non avrebbe alcuna consapevolezza della vita della gente comune e farebbero meglio a togliersi dai piedi: queste accuse ormai le conosciamo bene. I populisti le utilizzano quotidianamente. Secondo la loro diagnosi la crisi della democrazia si deve innanzitutto a una crisi del personale politico. I dirigenti attuali, questo è il loro ragionamento, formano una elite democratica, una casta totalmente avulsa dai bisogni e dalle rivendicazioni della gente comune. Non bisogna quindi stupirsi che la democrazia sia entrata in una zona di turbolenza! In Europa questi discorsi li fanno leader affermati come Silvio Berlusconi, Geert Wilders e Manrine Le Pen, ma anche nuovi arrivati come Nigel Farage e Beppe Grillo, come Jobbik, i Veri Finlandesi e Alba Dorata. Essi propongono un rimedio semplice alla crisi di stanchezza democratica: una migliore rappresentanza nazionale, o piuttosto una rappresentanza nazionale ‘più popolare’, ottenuta preferibilmente aumentando i voti a favore del loro partito populista. Il dirigente di questo tipo di partito si presenta come il portavoce diretto del ‘popolo’, della base, l’incarnazione del ‘senso comune’. Al contrario dei suoi omologhi, afferma di essere vicino all’uomo e alla donna della strada. Dice quello che la gente pensa e fa quello che è necessario. Il politico populista è tutt’uno con il popolo, secondo la retorica di parte.
Questa storia non si regge in piedi. Non esiste un popolo monolitico (ogni società si compone di diversi elementi); non esiste un “senso popolare”, e il “senso comune” è la sola ideologia che c’è, un’ideologia che rifiuta di conoscersi come tale…. L’idea che ci si possa fondere con la massa, impregnandosi dei suoi valori e con la perfetta coscienza dei suoi desideri mutevoli, rientra nell’ambito del misticismo più che della politica. Non c’è un pensiero sotto, è solo marketing. I populisti sono degli imprenditori politici che si danno da fare per conquistare la più grossa fetta di mercato possibile

David van Reybrouck
“Contro le elezioni”
Feltrinelli, 2013

Vi ricorda qualcuno? Comprenderete come sia molto meglio il più innocuo Hennig!
Se la volontà del popolo è sacra il sorteggio, rimettendo la scelta al principio di casualità, non necessariamente la rappresenta, seguendo altri criteri di scelta, fermo restando che le cariche estratte a sorte non preservano affatto dalla concentrazione di potere. Ciò detto, a noi ‘sta “sortition” sembra proprio una stronzata. E se piace a Beppone…

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