De Profundis

Il job-act è la cosa più di sinistra che abbia mai fatto
Matteo Renzi
(01/03/2018)

Figuriamoci tutto il resto! E infatti i risultati si vedono eccome.
Voleva ricreare una specie di DC 2.0, in bilico tra un comitato d’affari ed un ufficio promozionale ad uso personale, sfruttando i voti (con la dabbenaggine) degli utili idioti di sinistra, e ha finito col distruggere il centrosinistra (che faceva schifo già di suo). Scomparso dai radar della politica, spazzato via nelle sue stesse (ex) roccaforti storiche, ciò che resta del fu centrosinistra è circoscritto ormai a poche riserve indiane destinate alla dissoluzione e ridotte a votare un Pier Ferdinando Casini (o una Beatrice Lorenzin), per supina e suicida fedeltà alla memoria di un partito che non esiste più. E davvero non poteva esserci fine più miserabile ed ingloriosa.
Il Bullo di Rignano è affondato insieme a quell’altro carapace vuoto, al quale in fondo era legato per trazione indotta su affinità elettiva. Si tratta dello stesso manufatto prebellico, che il raffinato stratega (ed erede naturale) era stato capace di riesumare dal suo sarcofago e rianimare, prima di finire travolto dall’onda lunga di una serie di batoste epocali che avrebbero indotto da tempo (e per tempo) alle dimissioni segretari di ben altra pasta e dignità, ma non certo questo pallone gonfiato dai media, attaccato al potere come una cozza. E sarebbe una bella legge del contrappasso, che anche il rottame fiorentino possa gustare di persona le gioie e le incredibili tutele del suo job-act. Cosa che ovviamente non accadrà mai: è più facile vedere un maiale con le ali, che un Matteo (Salvini incluso) a lavorare…
È il Renzi un altro dei troppi che si credono incredibilmente furbi. Uno che, esaurite le mance, non avendo più elettori pensava di crearseli alla bisogna, stravolgendo il corpo elettorale con la bella trovata dello ius soli, inventandosi d’un botto milioni di “nuovi italiani”, e di potenziali nuovi voti (nemmeno certi), finendo con l’essere trombato da quelli vecchi già da tempo incazzati. Ed è rimasto impiccato ad una legge elettorale, imposta a colpi di fiducia e maratone notturne ad un Parlamento umiliato. Non ne ha azzeccata una, passando per l’infame Rosatellum che credeva costruito su misura e si è rivelato invece essere un nodo scorsoio perfettamente modellato per il suo collo; peraltro non prima di aver consegnato il Paese all’ingovernabilità. Pensava di poter essere l’ago della bilancia e si sta rivelando più inutile di un preservativo usato, con la sua banda di arroganti tirapiedi decimata nei collegi uninominali.
Voleva eliminare il Senato e finirà la sua carriera nell’irrilevanza del suo seggio senatorio a prova di rottamazione. Quando si dice coerenza.

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