La tragedia di un uomo ridicolo

Fa cose… vede gente… twitta… scatta selfie con la compulsività ossessiva di una ragazzina adolescente; a dispetto di una prossemica, e nonostante l’espressione non proprio intelligentissima, che certo richiederebbero maggior prudenza nell’esibizione di sé, insieme ad un physique du rôle che francamente manca. Neanche a fare una liposuzione! E tuttavia persiste, ben consapevole che l’ostentazione del corpo del sovrano (mancato) è tutto, nell’involucro vuoto della sua autopromozione pubblicitaria, quando è tutto il resto a mancare… tanta è l’ansia famelica di tornare ad occupare quanto prima il seggiolone di governo. Niente terrorizza i parvenu più del ritorno all’anonimato di esistenze insignificanti. E questo tracagnotto sbruffone della provincia profonda non fa eccezione, con le sue pretese da D’Artagnan alla riscossa ed un aspetto che al massimo può ricordare Sancho Panza, ma dalle ambizioni smisurate.Oramai sembra un tossico in astinenza da potere, spaventato dalla sua stessa ombra; così piccolo che una qualsiasi insignificante nullità in disarmo (sia un Pisapia, un Prodi, un Letta) è sufficiente per preoccuparlo, tanto basta poco a mettere in evidenza la mediocrità siderale di questo bolso arrivista senz’arte né parte. Uno che si agita da mane a sera, per ricordare di esistere più a se stesso che al mondo, nell’ansia patologica di appagare un ego gigantesco dai piedi d’argilla, mentre puntella un potere personale sempre più friabile. Oramaio è ridotto a parodia di se stesso, mentre interpreta sempre la stessa parte stanca del rottame che si crede “rottamatore”, tra compagni di merende e gli amichetti della parrocchietta.Certo questo fenomeno da oratorio ci ha messo molto del suo, ma moltissimo hanno contribuito i media del circuito mainstream, facendone la loro faccia da cover preferita, nel tentativo di costruire un mito di cartapesta (di quella riciclata dalle toilette). Raramente, politicante è stato tanto incensato, costruito, fotografato, pompato dai media, per essere altrettanto velocemente scaricato come un ferro vecchio, una volta esaurito in fretta l’appeal tutto artificiale di questo venditore di fuffa a domicilio…

«Si dice che la stampa debba essere il “cane da guardia” che sorveglia il potere. In Italia, è il suo cane da grembo. E non gli lecca solo la faccia
(Alessandra Daniele. 06/12/2016)

Ambrose Bierce, in un di quei fulminanti aforismi che compongono il suo Dizionario del Diavolo, definiva l’Ambizione come il “desiderio irresistibile di essere vilipeso in vita dai nemici e deriso dopo la morte dagli amici”.

Mollato perfino dai giornali meno ostili, chiusa per fallimento quella sottospecie di Ufficio Propaganda per il culto del leader, a cui era stata ridotta l’Unità, ormai è una macchietta che insegue se stessa…

Alla buon’ora, ci si accorge pure come il figuro altro non sia che un ibrido democristiano su innesto fanfaniano (e doroteo). La cosa era talmente evidente fin dalle prime esibizioni pubbliche del pinocchietto fiorentino, che noi ne avevamo già colto a suo tempo l’essenza (QUI per un riepilogo completo), sottolineando l’analogia soprattutto QUI con un titolo più che appropriato alla circostanza.  Ma all’epoca il prodotto tirava e nulla doveva disturbare la splendida narrazione. Non dubitate che ce lo riproporranno ancora, cambiando semplicemente l’etichetta di scadenza…

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