SEMPLIFICHESCION

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Ai ‘mercati’, ovvero a quel grumo sociopatico di cinici speculatori con la faccia di tolla, di capitali transnazionali investiti di personalità giuridica, di insaziabili pescecani della finanza strutturata.. è stata instillata la ‘percezione’ che senza una nuova costituzione, appositamente confezionata per appagare le loro aspettative, per l’Italia la vagheggiata uscita dalla crisi sarà più difficile…
Il che è già una contraddizione, visto che nella narrazione fantastica in onda a reti unificate sui Cinegiornali Luce della rifondata EIAR, l’Italia sarebbe uscita da un bel pezzo fuori dalla recessione, col suo mirabolante 0,1% di crescita sul Pil (per giunta previsto al ribasso). È lo stesso numero che sotto l’esautorato Governo Letta costituiva la misura del fallimento delle sue politiche economiche, ma che adesso è diventato il Matteo Renzi - smorfienumero magico della svolta, da quando all’esecutivo è stata intronizzata abusivamente una rarità di pagliaccio, cinto da un cordone sanitario di relativi cialtroni di contorno, a coronamento di una programmazione economica fondata sulla mancia elettorale, per l’acquisto in pronto cassa di un consenso sempre più friabile come i numeri al lotto della ripresa.

03/12/2014 Roma, trasmissione televisiva Bersaglio Mobile. Nella foto Enrico Mentana e Matteo Renzi che fa la linguaccia

Pagliaccio peraltro molto fortunato, considerando lo stato ectoplasmatico in cui giacciono le opposizioni, passando per un centrodestra in totale disfacimento come il suo papi ignobile, insieme all’improponibile setta digitale dei fanatici a 5 stelle nell’inconsistenza della proposta, che in tal modo, nell’apparente assenza di alternative, garantiscono lunga vita all’esuberante macchietta al governo, che cassato il parlamento ad altri non deve rispondere se non ai suoi sponsor stranieri ed all’oligarchia interna che l’ha messo lì per puntellare i suoi interessi.
PADRONI DI MERDANon per niente è passato il principio che le costituzioni degli Stati ora le riscrivono direttamente i consigli d’amministrazione bancari, con la partecipazione straordinaria del Fondo Monetario Internazionale, i tecnocrati della BCE, e J.P.Morgan

«Le Costituzioni e i sistemi politici della periferia meridionale dell’Europa, sorti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica […] Queste Costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto del lavoro, diritto di protestare contro ogni cambiamento. […] Test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche

 (Rapporto del 20/05/2013)

Repetita iuvant. Semper!
Si capisce allora come il problema non sia economico, ma ideologico. In senso lato, il problema più grande è costituito dalla democrazia. E la soluzione sembrerebbe appunto un ritorno al… fascismo! Ovviamente rivisitato e corretto in funzione delle sacre pretese dei mercati.
E se la Costituzione italiana viene riscritta all’estero da altri, per essere dettata agli ubbidienti governicchi di Laide Intese, poi tocca agli italiani doversela cuccare per intero nei suoi risvolti pratici.
Pertanto, se la macchina amministrativa non sarà al passo con le indefinite “riforme”, tipo il Jobs Act con le sue cifre ballerine a saldo variabile su fantasia contabile, e la costituzione non verrà cambiata, il Paese non ripartirà.
Adesso, con un’aperta ingerenza negli affari interni di uno stato (sovrano?) come non di vedeva dai tempi di Clare Boothe Luce, ci si mette anche il nuovo ambasciatore USA in Italia, che figuriamoci se poteva mai mancare il sigillo imperiale al coro dei cantori ufficiali di un governo di plastica, uso ad obbedir ridendo.
john-phillips L’ambasciatore John Phillips ci tiene infatti a far sapere che se la costituzione non verrà modificata, secondo i desiderata di un governo nominato per procura, e che peraltro si guarda bene dall’indire la data di un referendum dai sondaggi non favorevoli, sono a rischio gli investimenti statunitensi in Italia. Praticamente siamo giunti al ricatto, all’embargo mascherato, alla rappresaglia terroristica..!
Eppure, se i suoi mandanti esteri l’avessero letto davvero il testo della costituzione redatta dai disciplinatissimi manipoli dell’ubbidiente re cliente da Pontassieve, potrebbero rendersi conto come la nuova costituzione non semplifica, ma complica fino a rendere incomprensibile persino nelle sue parti più elementari ciò che prima era chiarissimo…

art-70

Ma ci sarebbe anche l’Art.73

«…Le leggi che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte, prima della loro promulgazione, al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale, su ricorso motivato presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o da almeno un terzo dei componenti del Senato della Repubblica entro dieci giorni dall’approvazione della legge, prima dei quali la legge non può essere promulgata. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge. In caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale, la legge non può essere promulgata…»

renzi-e-napoE per la serie “se questa è una costituzione”, vi presentiamo l’Art.77:

«Il Governo non può, senza delegazione disposta con legge, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alla Camera dei deputati, anche quando la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
La Camera dei deputati, anche se sciolta, è appositamente convocata e si riunisce entro cinque giorni.
I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione o, nei casi in cui il Presidente della Repubblica abbia chiesto, a norma dell’articolo 74, una nuova deliberazione, entro novanta giorni dalla loro pubblicazione. La legge può tuttavia regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
Il Governo non può, mediante provvedimenti provvisori con forza di legge: disciplinare le materie indicate nell’articolo 72, quinto comma, con esclusione, per la materia elettorale, della disciplina dell’organizzazione del procedimento elettorale e dello svolgimento delle elezioni; reiterare disposizioni adottate con decreti non convertiti in legge e regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei medesimi; ripristinare l’efficacia di norme di legge o di atti aventi forza di legge che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi per vizi non attinenti al procedimento.
I decreti recano misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo L’esame, a norma dell’articolo 70, terzo e quarto comma, dei disegni di legge di conversione dei decreti è disposto dal Senato della Repubblica entro trenta giorni dalla loro presentazione alla Camera dei deputati. Le proposte di modificazione possono essere deliberate entro dieci giorni dalla data di trasmissione del disegno di legge di conversione, che deve avvenire non oltre quaranta giorni dalla presentazione.
Nel corso dell’esame di disegni di legge di conversione dei decreti non possono essere approvate disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto.»

Sempre per quella storiella fortunata della “semplificazione”..!

renzi-carlo-hebdo

Si pensi che la Costituzione repubblicana del 1948 era stata scritta in modo da essere imparata agevolmente a memoria; perché un popolo deve conoscere e comprendere la legge fondamentale, che ne regola la vita pubblica e sociale. O per meglio dire, doveva!

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Una Risposta to “SEMPLIFICHESCION”

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