INCIDENTI

Le Pharaon by Laurent Alter

Esistono sei miliardi di fruscianti ragioni quantificate in dollari, per cui l’omicidio di Giulio Regeni resterà probabilmente impunito; magari dopo aver fornito un colpevole di comodo, onde concedere quel minimo di soddisfazione per non far perdere la faccia (o quel che ancora ne resta) al governo italiano, indubbiamente interessato alle golose commesse Abd al-Fattah al-Sisimilitari che il regime egiziano può garantire con reciproca soddisfazione di entrambe i contraenti. E poco importa se l’autocrazia militare del Cairo sia una delle più spietate dittature della regione nordafricana. Archiviato quanto prima l’increscioso incidente, si potrà tornare in fretta al naturale corso degli ‘affari’, così improvvidamente increspati dalla quanto mai inopportuna eliminazione di un giovane dottorando troppo curioso.
Giulio RegeniIn assenza di un vero referto autoptico, le congetture sulla morte di Giulio Regeni si sprecano, così come le indiscrezioni sulle efferatezze subite prima dell’uccisione…

«Dopo essere stato arrestato, non ha più fatto ritorno a casa. Quando sua moglie ha finalmente ritrovato il corpo nove giorni dopo la scomparsa nell’obitorio di un ospedale, la donna ha potuto scoprire orribili segni di tortura che includevano: taglio delle orecchie e tagli sul naso, fratture alla scatola cranica perforata con un trapano, il collo apparentemente spezzato, gambe e braccia rotte, con segni di bruciature di sigarette su tutto il corpo. Il certificato di morte si limitava ad attribuire le ragioni del decesso ad un “attacco di cuore per insufficienza renale”

L’estratto, che riguarda il sequestro e l’uccisione di Khalil Bakhour, preside di un’istituto scolastico, è stato estrapolato dal cosiddetto “Rapporto Lesch” e risale al 1991, redatto a cura della Human Rights Watch (HRW). La denuncia è inerente alle attività degli squadroni della morte in quell’altra solida democrazia che è il Kuwait. Si tratta di speciali unità paramilitari che agiscono indisturbate per conto di quella “Polizia investigativa per la sicurezza dello Stato”, che ha il suo omonimo nel Mabahith Amn al-Dawla egiziano col quale condivide metodi e torture, in un fondamentale scambio di “intelligenze”.
شعار_مباحث_أمن_الدولة (Mabahith Amn ad-Dawla)Il fatto che lo studente friulano sia scomparso (alcuni sostengono ‘prelevato’) in pieno giorno nei pressi della centralissima Piazza Tahrir presidiata da un imponente schieramento di ‘sicurezza’, non depone a favore della polizia egiziana, che prima ha parlato di “delitto a sfondo sessuale”, in virtù del fatto che il cadavere sia stato fatto ritrovare seminudo in un fosso. Eppoi, dinanzi all’incongruenza dei primi rilievi, non si è escogitato niente di meglio che liquidare tutta la faccenda come un “incidente stradale”.
المخابرات_العامه_المصريه Gihāz al-Mukhābarāt al-Āmma Secondo le cosiddette “autorità investigative” egiziane, il volo Metrojet 9268 fatto esplodere sul Sinai, sarebbe precipitato per cause tecniche. Se fosse per il regime cairota, ancora oggi la caduta del charter russo sarebbe dunque da attribuirsi ad un cedimento strutturale. Figuriamoci l’attendibilità che possono avere le presunte indagini sull’assassinio di Regeni.
Se tanto ci dà tanto, presto o tardi gli ‘investigatori’ italiani scopriranno la pista islamica, concentrando tutte le loro attenzioni sull’ipotesi del terrorismo interno, simulando un qualche attrito coi colleghi egiziani (preoccupate unicamente di negare qualunque matrice terroristica per non spaventare i turisti stranieri), secondo una studiata pantomima ad uso mediatico.
E peccato solo per le possibili incongruenze: per i fondamentalisti dell’estremismo salafita le sigarette sono haram quasi quanto il consumo di alcol e nessuno di questi devoti caproni ne aspirerebbe mai i peccaminosi effluvi, neanche se fosse necessario per torturare un kuffar che per giunta sarebbe assai offensivo (per il pudore di Allah) denudare.
MahroomAnche il frettoloso disfacimento del cadavere è in contrasto col voyeurismo necrofilo, con cui ci hanno oramai abituati gli psicopatici tagliateste dello “stato islamico” col loro spaccio organizzato di snuff movies.
daesh executerIl taglio delle orecchie in Egitto non è una consuetudine, ma una rarità. Ed in genere si applica come punizione blanda per castigare i (presunti) magnaccia. Più usato è invece durante gli interrogatori della polizia segreta, che in genere stacca via la cartilagine superiore dei suoi ‘ospiti’ più riottosi, onde stimolarne la “collaborazione”.
Gihāz al-Mukhābarāt al-ĀmmaA pensar male, si potrebbe piuttosto ipotizzare un arresto arbitrario e concluso malissimo di un sospetto attivista (un tempo si sarebbe detto “Delitto di Stato”). Resosi conto di chi avevano sequestrato, come soluzione i torturatori non avrebbero trovato niente di meglio che sopprimere l’imbarazzante prigioniero. Da lì, la fretta di sbarazzarsi del corpo, ad opera di una delle tante agenzie per la Gihāz al-Mukhābarāt al-Āmma (1)“sicurezza interna” che gravitano attorno al Mukhabaràt egiziano, l’onnipresente servizio segreto dal quale si articolano i diversi apparati della polizia militare: dalla Direzione dei servizi militari e d’indagine, dal quale proviene lo stesso generale Abdel Fattah al-Sisi prima di diventare capo di stato maggiore dell’esercito e poi presidente; al famigerato Mabahith Amn al-Dawla (AMN al-Dawla), il dipartimento per la “Sicurezza Nazionale”, pesantemente implicato con le violenze e le provocazioni durante la presunta “rivoluzione egiziana” e quindi integrato nel nuovo Al-Amn al-Watani (EHS).
Al-Amn al-Watani - Egyptian National HomelandCon la sua elefantiaca struttura di oltre 200.000 ‘collaboratori’, la repressione è una delle maggiori industrie del paese.

Abdel Fattah Al-Sissi«Nel periodo che va dal 03/07/2013 all’estromissione del presidente Mohammed Morsi, le unità di sicurezza egiziane hanno fatto ricorso ad un uso eccessivo della forza in numerose occasioni, determinando la peggiore incidenza di uccisioni di massa illegali nella recente storia dell’Egitto. Le autorità giudiziarie hanno emesso condanne a morte su una scala così larga che non ha precedenti, mentre le forze di sicurezza hanno effettuato arresti di massa e torture che riportano indietro ai giorni più oscuri della precedente dittature del presidente Hosni Mubarak.
An Egyptian riot policeman detains a female student of al-Azhar University during a protest[…] In aggiunta alle violenze ed agli arresti di massa, le autorità hanno imposto ampie restrizioni alla libertà di associazione, di espressione, e di riunione, con una drammatica inversione di tendenza rispetto alle conquiste precedentemente ottenute durante l’insurrezione del 21/01/2011. Inoltre, ci sono state violazioni dei diritti dei rifugiati e discriminazioni contro le donne, con una crescente impunità a tutti i livelli, accompagnate da serie violazioni dei diritti umani

egypt2Il rapporto completo della HRW (che a proposito del ‘disciolto’ AMN al-Dawla parla di “pervasiva cultura dell’impunità” insieme all’uso della tortura come “routine”) lo trovate QUI.
AMN AL-DAWLA - مباحث أمن الدولةVisti i precedenti e la natura dell’interlocutore, alla fine, vedrete che tutta la faccenda verrà liquidata come un tentativo finito male di rapimento a scopo di estorsione, per scivolare presto nel dimenticatoio.

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2 Risposte to “INCIDENTI”

  1. Sono anche Io contro gli omosessuali ma solo contro quelli al potere perchè credo che rimuovendo quelli al potere si risolve il problema. Non credo che le brutte parole abbiano il potere di risolvere il problema ma forse ne creano uno nuovo. Leggi il mio blog: http://2xamare.blogspot.it/2016/11/peccati-fuori-bordo.html
    e vedi che ne pensi.

    • Io NON sono contro gli omosessuali. Né lo sono MAI stato.
      Sono assolutamente sicuro delle mi inclinazioni di genere, tanto da non dovermi preoccupare di quelle altrui. Sinceramente, non mi faccio di queste fobie.

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