CUIUS REGIO EIUS RELIGIO

santaclaus

Due parole e nulla più, che l’argomento non merita altro, sulle scuole refrattarie alla celebrazione del “Santo Natale” e per questo renitenti alla nuova guerra di religione, che vorrebbe 03 - Beata Ignoranzausare i simboli (posticci) della Natività come armi non convenzionali di conformismo di massa, con processioni di politicanti alla disperazione, tra ex ministri che intonano canti natalizi, ordinanze per l’esposizione dei crocifissi, e scambi di presepe in istituzionale sede, quale momento di preordinata identità nazionale.
Il Bue e l'AsinelloPer inciso, a scanso di equivoci, di presepi ne esistono di bellissimi; a tutti gli effetti costituiscono un’espressione di altissimo livello di cultura popolare e come tali andrebbero considerati, invece di tirarsi addosso le statuine come pietre dello scandalo.
Presepe napoletanoNella sagra sanfedista di un paganesimo esibito come momento devozionale a strumentalizzazione elettorale, sfugge infatti una semplicissima constatazione secondo cui, in un Paese che si vorrebbe ‘laico’ e ‘civile’, i luoghi deputati all’Istruzione pubblica dovrebbero essere nettamente distinti e separati dai luoghi di culto; non foss’altro perché questi svolgono ruoli diversi nei rispettivi ambiti di prestazioni altrettanto legittime. L’esposizione dei simboli religiosi di una qualunque fede (fosse anche maggioritaria) e l’imposizione di celebrazioni liturgiche all’interno di edifici pubblici, che per loro natura dovrebbero essere entità ‘neutre’, non rientra esattamente in quel rispetto dei “valori” che si vorrebbero ‘universali’. E non perché, al contrario di quanto si possa pensare, ciò presupponga un momento di “indottrinamento”: esistono istituti privati e cattolici molto più liberi ed aperti di tante strutture pubbliche e laiche che si professano “pluraliste”.
Presepe napoletano 2La pretesa di certi vescovi di ‘imporre’ la propria “benedizione” negli edifici scolastici, oltre a rappresentare una consuetudine assai discutibile, costituisce invece la rivendicazione di un primato, una sorta di riconoscimento della propria “primogenitura” (e dunque di ingerenza), in ambiti che per loro natura dovrebbero rimanere aconfessionali; sempre che si voglia considerare la Repubblica italiana una forma di democrazia rappresentativa, dove tutte le religioni hanno pari dignità sociale, con nessuna distinzione nell’eguale libertà dinanzi alla legge, e non piuttosto una succursale del ritrovato potere temporale del Papa-Re per certo neo-guelfismo di ritorno. E anche questo, a voler essere pignoli, è una forma di “integralismo”; forse più morbido, ma non per questo meno pervasivo nella preminenza della dimensione religiosa sugli aspetti della vita profana.
gremlinsTuttavia, siccome le cose si rivelano sempre più complicate di come appaiono, ben diversa è la rimozione coatta di ogni possibile richiamo agli aspetti natalizi di una tradizione consolidata e generalmente condivisa, nell’ansia di livellamento consumata nel nome e nelle distorsioni di un politicamente corretto, che assume i contorni grotteschi di una esasperazione paranoica. E c’è chi riesce ad esplicare bene il concetto assai meglio di noi…

Presepe napoletano del '700«Quando in una scuola pubblica si sceglie di non fare il presepe o di rinunciare ai canti di Natale per non urtare la suscettibilità dei non cristiani, non si fa torto solamente alle “nostre tradizioni”, come lamentano gli ultras dell’identità tradita. Si fa torto all’idea stessa della convivenza tra culture; in un colpo solo, si tradiscono usanze profondamente radicate anche tra gli italiani laici e si abbandona l’idea stessa di un futuro, se non di tolleranza, di reciproca sopportazione. Negando il passato, si ripudia il futuro. Non c’è gesto più “islamofobo” che censurare la nostra vita comunitaria e nascondere il nostro vero volto di fronte ai musulmani: come se noi per primi li ritenessimo non in grado di accettare ciò che siamo. Non all’altezza. Tutti in blocco fanatici e ottusi. Ma proprio perché è diventato urgente, nella contingenza storica, capire meglio quanti di loro sono in grado di sopportare “Tu scendi dalle stelle” (io credo molti) e quanti invece intendono la propria cultura come la sola rispettabile e la sola praticabile, è decisivo presentarci per ciò che siamo, fare le stesse cose che faremmo e dire le stesse cose che diremmo anche a prescindere dalla loro presenza. È un test, quello della tolleranza, che spetta a quella comunità superare, non al resto della società italiana facilitare. Se un musulmano è ospite in casa mia non gli offro vino e carne di maiale; ma certo non nascondo le bottiglie e i salami. Come posso rispettarlo, se non ho rispetto per me stesso?»

Michele Serra
(29/11/2015)

Divina Bellezza a Palazzo Strozzi (Firenze)Su una falsariga diversa, ma non troppo dissimile nelle ‘ragioni’ distorte che ne sottendono l’applicazione, quando poi si arriva a mettere in discussione la visita scolastica ad un museo, perché l’esposizione di opere dalla straordinaria bellezza ed intensità artistica possono urtare la “sensibilità degli studenti non cattolici”, ci troviamo di fronte ad una forma ben più insidiosa di qualunque fondamentalismo religioso, perché prostrati da una abnormità tale da travalicare i confini dell’imbecillità più estrema. Tanto più grave quando questa riguarda sedicenti “educatori”, in palese contraddizione col proprio ruolo, che non solo non riescono a comprendere il valore culturale di un’opera artistica nell’universalità del suo messaggio, ma (peggio ancora!) ne piegano l’essenza ai pruriti di una interpretazione ideologica, nella più odiosa delle censure. E in questo non si dimostrano migliori dei distruttori di monumenti e gli incendiari di biblioteche.

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