Il Ritorno del Merdone

la merda umana

È proprio vero che la classe non è acqua.
Raffinato, garbato, sofisticato… insomma tutte qualità praticamente sconosciute all’inconfondibile stile del Merdone San Merdone da Genovabarbuto (quello che si crede DIO e va in giro travestendosi da San Francesco), che con la sensibilità di una fogna scoperchiata ci dispensa un’altra folata di razzismo applicato, difficile dire quanto inconsapevole o meno, coi suoi nuovi amichetti nazifascisti assieme ai quali s’accompagna nell’assalto squadrista al Campidoglio…

Fascisti in Campidoglio

In realtà quattro gatti (neri), ma tutti ben coperti mediaticamente. E coi quali sempre più spesso e volentieri gli Ensiferi del Grullo vanno a braccetto in comunanza di vedute, per pescare voti là dove ribollono gli umori più fetidi di una nazione infetta come e ancor più della sua Capitale.
fn-m5sLa ricetta è semplice e risponde ad una pratica antica e ben collaudata: prendi un soggetto e indicalo con un termine dall’ambiguità semantica e non priva di risvolti denigratori (“clandestini”); associalo a parole dalla forte valenza negativa (“topi” e “sporcizia”) per connaturare in senso dispregiativo il soggetto. Et voilà! Il gioco è fatto.
Matteo SalviniIn fin dei conti, l’accostamento è da manuale: topi+spazzatura=clandestini dai quali ovviamente ci libereranno i manipoli del Dibbà e le altre camicie nere al seguito con tanto di marchio autorizzato, prima che sia troppo tardi. Perché ogni stella ha il suo imbecille di punta.

merdina di mosca

Il tutto si consuma in attesa di conoscere le sorti dello scomparso De Vito, non Danny bensì Marcello: il dissolto capogruppo 5 stelle in Campidoglio e già aspirante sindaco di Roma da tempo desaparecido, prima di caracollare sulle scalinate del Campidoglio col resto degli autoconvocati della Setta e camerati aggregati. Giusto a proposito di voto (in)utile.
Gioventù nazionaleNel verminaio di Mafia Capitale è giunto il tempo degli sciacalli e dei parassiti, calati sulla città da tutta Italia a pascersi dei resti della carcassa fumante.

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14 Risposte a “Il Ritorno del Merdone”

  1. VoceIdealista Says:

    Ma quali topi, la mia povera città appare sommersa dagli sciacalli! Alcuni in camicia nera e altri in camicia gialla, che hanno inizianto la campagna elettorale ben prima di sapere se il comune verrà sciolto o meno. Nauseante…

  2. grullo è uno psicopatico nazista con la fissa dell’igiene o igienismo: ,derattizzazione, disinfestazione,, prossimamente camere a gas per i clandestini. Non oso immaginare che pezzo di merda possa essere dal vivo, Prima o poi verrà derattizzato anche lui, che è un topo di fogna fascista come i suoi amichetti di Casa Pound.

  3. PS se vuoi, cancella o correggi il commento

    • Figurati! Io non rimuovo (quasi) mai un commento…
      A maggior ragione se lo condivido..;)
      Eppoi non ho la sensibilità di Bortocal, sempre così attento alle buone maniere ed ai “toni”… tanto da trovare assolutamente rispettabile il messia e la sua setta, non foss’altro perché, secondo la sua (non) logica, il ‘razzista’ sono io…

  4. Toglietemi una curiosità: tolto il Bomba, Il Grullo, il Felpa e il Banana mi dite chi rimane nel panorama politico nazionale ….o pensate davvero ad una prossima repubblica anarchica?

    • Soprattutto se vista la scelta… Magari!!
      Nell’attesa però, gli aspiranti presidenti del consiglio e “capi politici” potrebbero ricominciare a prendersi il disturbo di farsi eleggere in regolari elezioni, prima di occupare il Parlamento o chiudere direttamente il Senato.
      Magari non è la soluzione migliore, però in democrazia di solito si usa votare i propri rappresentanti.

      • Col Bomba proprio non c’entro nulla, tanto meno col Felpa e col Grullo!! Sono uno “sbandato” di sinistra (tendenzialmente anarchico) che ti segue con attenzione ed interesse. Condivido quasi tutto quello che scrivi….tutto bene, benissimo ma poi mi sorge sempre spontanea la domanda: “Che fare?” visto che un “regno” anarchico è lontano migliaia di anni!!

        • A volte, può essere altrettanto importante (se non di più) cosa “non-fare” per non rendersi complici di un simile degrado che è innanzitutto degrado etico ancor prima che politico. Cominciare a non votare certi personaggi, non dargli alcuna legittimazione elettiva, è secondo me già un buon inizio.
          Tutto il resto viene dopo e di conseguenza…

          • ….ma che complici, ma che votare, ma chi li vota!!!! Ci sono milioni di elettori che non votano ….e allora cosa cambia? Nulla, anzi continuando a non votare mi sa tanto che facciamo meglio il loro gioco. A me, come a tantissima altra gente interessano punti di aggregazione politica, movimenti capaci di convogliare questo totale distacco della politica. Non lo troviamo nei partiti e nei movimenti in campo ergo, che fare? (Non te la puoi cavare con una rispostina stereotipata). Io non lo so se il popolo si sveglierà, sento però che in pentola ribollono troppe cose per lasciare il tutto a “sarà quel che sarà”!!!

          • Come direbbe Umberto Eco:

            Questo è il bello dell’anarchia di internet. Chiunque ha diritto di manifestare la propria irrilevanza

            Ed io sono assolutamente consapevole della mia irrilevanza. Altrimenti non sarei qui..;) Quindi non capisco perché mi si voglia attribuire un’autorità ed una capacità di influenza che non possiedo né ho mai avuto (né aspiro ad avere); per quanto una simile considerazione da parte dei miei più affezionati Lettori non può che lusingarmi enormemente.

            “…A me, come a tantissima altra gente interessano punti di aggregazione politica, movimenti capaci di convogliare questo totale distacco della politica…”

            E quindi (si badi bene che non vuole essere una critica!) nell’ansia di fare ci si accoda all’esistente, ci si iscrive magari a qualche circolo e ci si ritrova poi a distribuire volantini al mercatino rionale o postare appelli sulla bacheca di F/B. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, si cerca un demiurgo e ci si aggrega al ducetto di turno.
            Personalmente, e mi si voglia perdonare la “rispostina steoreotipata” un po’ new-age, inviterei piuttosto a farsi demiurghi di se stessi; attivarsi nel piccolo della propria esistenza e agire in proprio (pensiero critico e indipendenza di giudizio sono già un buon inizio), ricercando soluzioni creative (e propositive), partendo dal basso e dall’ordinario, senza avventurarsi subito nell’ambito dei massimi sistemi. Maturare esperienza, costruirsi una reputazione, restare coerenti tra azione e parole…
            Che poi non sono altro che un’estensione allargata del “DIY” che resta un principio base della sottocultura underground, derivata dal movimento punk nella sua espressione più genuinamente anarchica.

  5. “Maturare esperienza, costruirsi una reputazione, restare coerenti tra azione e parole…” . La seconda che hai detto e grazie davvero….

  6. ti segnalo questo articolo, casomai ti fosse sfuggito:
    http://www.lastampa.it/2015/06/23/italia/politica/il-direttorio-ms-va-dal-sistemaostia-incontro-al-buio-con-i-balneari-JtMy0Q5VAzsHfOXOFx1yGJ/pagina.html

    “nuovi” (si fa per dire) mezzi (o attrezzi) per vecchie storie? o i soliti attrezzi travestiti?
    (Jacoboni tutto sommato è stato sempre abbastanza tenero, se non vicino, ai 5S, almeno come ruolo giornalistico)

    • Ostia è praticamente un feudo della camorra, autogestito da cosche autoctone.
      Di Maio, Ruocco sembrano trovarcisi molto a loro agio… evidentemente tra napoletani si intendono bene.

      Peraltro, Carla Ruocco è la stessa che tra denunce in procura ed interpellanze parlamentari aveva sollevato un polverone sulla mancata assegnazione del C.A.R.A. di Castelnuovo di Porto alle cooperative di Buzzi.

      Ma tra i grandi fan dei 5 stelle ci sono anche Matteo Calvio, soprannominato lo Spezzapollici, addetto all’esazione crediti per conto di Carminati…
      C’è Roberto Spada, reggente dell’omonimo clan familiare dopo l’arresto del patriarca e dei suoi fratelli (per usura, estorsione ed omicidio), che col clan Fasciani si spartiscono la quasi totalità delle concessioni balneari e le licenze dei chioschi sul lungomare (nonché lo spaccio all’ingrosso di cocaina), in una sorta di tregua armata. Perché a Roma sono tutti “amici” e alla fine ci si accorda sempre; ci si ammazza solo lo stretto necessario.
      Per quanto, Roberto Spada (grande ammiratore di Alessandro Di Battista) nutre ambizioni politiche in proprio ed ha idee chiarissime su come funziona una campagna elettorale…

      Ora, certe cose a Ostia le conoscono anche i lattanti.
      Le so persino io, che vivo dalla parte opposta della città. Al contrario, questi cialtroni a 5 stelle che si riempiono la bocca con la parola “onestà” ad ogni battuta, invece no: ignorano tutto. Però straparlano. Ormai, per qualche voto in più, sarebbero capace di attingere direttamente nelle fogne più luride.

      P.S. Su chi sia l’ing. Papagni, i merdosi del M5S potrebbero chiedere direttamente ai loro amichetti del FQ, che sproloquiano di “mafia capitale” ma che si guardano bene dal disturbare quella vera in attività lungo tutto il litorale…
      Io rimando direttamente QUI (https://ilmanifesto.it/a-mani-basse-sul-lido-di-roma/):

      Finito il traffico della via del Mare, lasciata alle spalle Roma e l’Eur, ecco la rotonda sul mare, proprio come ci si può immaginare quella di Fred Buongusto, che ci annuncia l’arrivo al lungomare di Ostia. Una striscia di spiaggia lunga alcuni chilometri che è un susseguirsi ininterrotto di stabilimenti, ben 56, con annessi ombrelloni e cabine, chioschi e ristoranti. Una striscia di spiaggia in cui si addensano attività economiche che producono milioni di euro e che fanno gola a molti, imprenditori “puliti” e criminalità organizzata. Alle spalle della spiaggia il X municipio di Roma, di fatto una città di medie dimensioni con i suoi 200mila e passa abitanti.

      Stabilimenti dalle insegne appariscenti, più o meno popolari o di lusso, con nomi classici o esotici. Tra tutti spicca le Dune, di proprietà di Paolo Papagni, il cui fratello Renato è il potentissimo presidente dell’Assobalneari di Roma. Basta guardare la villa di famiglia ad Ostia per capire quanto siano potenti da queste parti. Nello stabilimento non solo ombrelloni e gelati, ma una spa, un ristorante di lusso e location per incontri d’affari. Di fronte a le Dune, il Polo Natatorio, ereditato dai Mondiali di nuoto 2009 ma mai utilizzato per l’evento sportivo, costruito senza bando grazie alla gestione emergenziale dei grandi eventi targata Bertolaso e messo successivamente sotto sequestro. L’ingegnere responsabile dei lavori è stato, guarda caso, proprio Renato Papagni.

      Proprio attorno agli stabilimenti nelle ultime settimane si è scoperchiato un verminaio che non sarà più possibile ignorare per i cittadini e le istituzioni. Prima gli attacchi incendiari, a volte armi in pugno, che hanno distrutto il Glam, poi gli incendi appiccati al ristorante Anema e Core, al lido Nuovo Pineta e allo stabilimento Faber. Certo non è la prima volta e il racket non è una novità, ma l’intensità degli episodi fa accendere i riflettori sul mare di Ostia. Passano pochi giorni e uno tsunami travolge l’ufficio tecnico del municipio: rimossi su ordine di Ignazio Marino in persona i dirigenti “beccati” in intercettazioni quanto mai eloquenti con esponenti della criminalità organizzata, quel clan Spada protagonista di un regolamento di conti con pistole e coltelli fuori una bisca e di una maxi retata con perquisizioni e arresti. Oggetto del colloquio telefonico? L’assegnazione proprio di un chiosco sul lungomare. Coinvolti anche esponenti dell’ex maggioranza di centrodestra, ma anche Ferdinando Colloca, candidato con l’organizzazione neofascista Casapound e socio dello stabilimento Orsa Maggiore, fratello dell’ex consigliere Salvatore, prima Pdl poi Udc. Ieri mattina l’epilogo: proprio ad Ostia la prima indagine in cui viene utilizzato il 416 bis, l’aggravante di associazione mafiosa, ancora le mani sugli stabilimenti e la corruzione degli uffici pubblici, ma anche la spartizione e il controllo del territorio da clan della mafia.

      Ad accompagnarci nel nostro tour i ragazzi della Scuola popolare Handala, occupata il maggio scorso a Piazza Gasparri. Parlano e raccontano con passione del loro quartiere e aprono la saracinesca della loro scuola: «Qui facciamo attività per bambini: recupero scolastico, feste e laboratori d’animazione, presentazioni. Ogni spazio culturale qua è stata una conquista, dalla riqualificazione dell’ex Colonia Vittorio Emanuele II al Teatro del Lido, passando per l’esperienza del centro sociale Vittorio». Hanno molto da dire su quello che sta accadendo sul litorale: «Non è certo una novità la presenza della criminalità organizzata, e gli intrecci con le istituzioni e l’economia “legale”. Però Ostia non è solo omertà, disagio sociale e criminalità, c’è una comunità attiva e solidale con una sua identità e una sua storia. Il problema è che le istituzioni invece d’investire nella cultura o nei servizi sono state complici del suo abbandono, e allora si aprono gli spazi per le mafie. Che speculano soprattutto sulle spiagge demaniali, in teoria pubbliche e con accesso libero, ma che invece vengono recintate e servite ai privati con concessioni lunghissime e poco trasparenti».
      L’Handala si trova tra i lotti delle case popolari vicino al lungo mare, qui vennero deportati gli abitanti dei borghetti abusivi romani, qui la sinistra lidense ha sempre avuto le sue sedi, il Pci come l’Autonomia Operaia. «Fino a dieci anni fa era terra battuta – spiega un ragazzo indicando il parco di Piazza Gasparri – ora è un parco, uno dei Punti Verdi Qualità coinvolti nelle inchieste di corruzione. Ma a tenerlo pulito e vivo ci pensano solo i cittadini».

      Riabbassata la saracinesca dell’Handala continuiamo il nostro viaggio sul lungomare. Il paesaggio cambia, dagli ombrelloni alla zona industriale dei cantieri navali, con le navi a secco e a pancia in su come balene spiaggiate, poi il porto turistico. Alla fine l’Idroscalo, una distesa multicolore di case abusive ad un piano, addossate l’una all’altra, giardinetti, cortili e parabole. Un insediamento storico che non è mai stato “normalizzato” dalle istituzioni. Ora l’Idroscalo deve essere sgomberato, una parte delle famiglie sono state già deportate nei residence tra Acilia e Laurentino, le case abbattute per fare spazio all’allargamento del porto, realizzato con soldi gran parte di privati. «Viviamo nella paura di essere cacciati ma non ce ne andremo – spiegano – siamo una comunità e non vogliamo finire nei residence che assomigliano a prigioni, con orari d’ingresso e di uscita».

      Come sarà l’Ostia del futuro? Il sindaco Marino ha promesso dopo le inchieste di rimettere mano alle concessioni in maniera trasparente, ma la vera questione che la nuova amministrazione cittadina e municipale si trova di fronte è il progetto «waterfront». Un’idea vecchia, partorita da Veltroni e che negli anni è cambiata più volte fino ai deliri di Alemanno su isole artificiali, casinò e parchi divertimento. I progetti attuali puntano a rilanciare il polo turistico sul litorale romano: centri benessere, mega piscine, impianti di accoglienza turistica, passeggiate sul mare, centri commerciali. Migliaia di metri cubi di cemento sulle ultime dune di sabbia del litorale romano già saturo, progetti che al momento sembrano ad alto rischio d’infiltrazione mafiosa. È di questo che Ostia e i suoi cittadini hanno bisogno?

      Valerio Varenzi
      (27/09/2013)

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