Carneadi metropolitani

Fassina, chi?
Psycho Pass - Shinya KōgamiAvremmo voluto inaugurare il 2014 con qualcosa di impegnativo e di raffinato, massimamente dedicato agli spiriti elevati che ci onorano della loro attenzione. Tuttavia, sconvolti dalla non-notizia del giorno, non potevamo esimerci dal commentare le sconvolgenti dimissioni di Stefano Fassina: il Nulla elevato a (vice) ministro nella palude delle Laide Intese.
Le dimissioni del fu vice-ministro dell’economia (se n’era accorto qualcuno?) rischiano infatti di accelerare l’inevitabile dipartita di un esecutivo in coma vegetativo, rattrappito com’è nell’irreversibilità del suo immobilismo doroteo.
L’espulsione volontaria a rilascio lento del patetico beylerbey degli ancor più imbarazzanti “Giovani Turchi” ha provocato infatti un profluvio di lacrime di inchiostro tra i cultori a mezzo stampa della “Stabilità”, che subito hanno intinto la Mannaggia Cristo!penna in calamai di fumante indignazione, grondando afflizione per l’uscita di Fassina dal cimitero vivente di un governo nato morto, ma giammai seppellito, tanto non gli par vero di sfruttare l’occasione contro il Bambino Matteo, dando l’ennesima stura a polemiche stucchevoli di chi proprio non sa più come riempire le pagine dei quotidiani.
Secondo le critiche più pensose, l’atteggiamento irriverente del Gianburrasca fiorentino nei confronti del lugubre “turco” avrebbe addirittura umiliato la sinistra (!?!). Ora, sarà bene precisare che nei fatti (perché le chiacchiere stanno a ZERO!) Fassina sta alla “sinistra” come Fabrizio Cicchitto sta al socialismo, Maurizio Sacconi alla “laicità dello Stato”, Carlo Giovanardi al “riconoscimento delle coppie di fatto”, Roberto Formigoni alla buona amministrazione, e Alberto Giorgetti (peraltro sottosegretario allo stesso ministero con Fassina) sta all’Antifascismo… Non per niente fanno tutti parte dello stesso esecutivo fantasma, presieduto da Letta il Giovane: lo sposo cadavere di un paese allo sbando.
la sposa cadavereOra, immaginate il panico degli italiani, dell’Europa e dei ‘mercati’ tutti, qualora la nazione fosse privata dall’intelligenza superiore di un Maurizio Lupi ai Trasporti, oppure di un Angelino Alfano (vicepremier!) agli Interni… 
Stefano FassinaCosa c’entri la “Sinistra” (quella vera! E non questa cova di democristiani fusa alle proprie poltrone) con una simile galleria degli orrori è mistero che il suscettibile Stefano Fassina ed i suoi difensori d’ufficio si guardano bene dallo spiegare… E parliamo appunto di Fassina (chi?!?).
Quello che siamo il governo di cambiamento, nessun accordo mai col PDL...
Quello che se vado al governo rinegozieremo il fiscal compact e rivedremo i paramenti per il pareggio di bilancio
Quello che se accetto di fare il viceministro è solo per difendere i più deboli dalle politiche neo-mercantiliste delle tecnostrutture europee
Quello che le politiche di austerità sono distruttive per l’occupazione e l’Agenda Monti va completamente riscritta, perché questo ci hanno chiesto i nostri elettori
Quello che alla fine è entrato nel governo con Monti e Berlusconi e il PDL, proseguendo pedissequamente nell’applicazione della medesima agenda, ubbidendo senza se e senza ma ad ogni imposizione dei tecnoburocrati della UE, sussultando ad ogni semplice sospiro di fräulein Merkel, e applicando supinamente tutte le prescrizioni che le vestali del Rigore (sulla pelle degli altri) caldamente raccomandano a getto continuo.
E che adesso, offeso da una battutina di Renzi, si dimette in polemica col neo-segretario che non è abbastanza “di sinistra”, secondo i personalissimi requisiti del sinistratissimo Stefano Fassina, che evidentemente non ha trovato ragioni più valide per togliersi dall’incomodo di un’esperienza di governo fallimentare. Anno nuovo e vecchi arnesi.

Laughing Smiley

P.S: Auguri sinceri invece a Pierluigi Bersani che in queste ore, oltre a combattere il male che l’ha colpito, deve pure sopportare la fiera delle ipocrisie con i più pelosi attestati di solidarietà dalla maison dei nani, e gli immancabili sciacalli a mezzo facebook.

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24 Risposte to “Carneadi metropolitani”

  1. L’episodio in sé è veramente ridicolo, Renzi sembra veramente non aver capito il nome o comunque va subito oltre, in realtà Fassina stava cercando giusto un pretesto per mollare, e i soliti quotidiani hanno fatto il resto (inclusa l’immancabile Lucia Annunziata)

    http://www.huffingtonpost.it/2013/10/17/fassina-dimissioni-governo-letta_n_4115062.html

    • :) Devo dire che l’italica versione dell’Huffington Post, a cura della sorella di Jimmy il Fenomeno, a me non dispiace… Non foss’altro perché gli editorialisti spesso e volentieri non seguono una linea editoriale precisa. E questo aspetto apparentemente cacofonico giova alla poliedricità dell’insieme.
      Comunque, tra i vari interventi che ho letto, sottoscrivo in particolare quello di Maurizio Guandalini, che ha il doppio pregio di non girarci tanto attorno né di andare per il sottile:

      “…Fassina aveva già nella testa da tempo di dimettersi, perché non si sente più rappresentato da questo governo. E siccome una dimissione così motivata sarebbe stato un aiutino a Renzi, suo acerrimo nemico, figurarsi se non coglieva l’occasione per fare un po’ di show e passare come la vittima sacrificale del nuovo corso renziano…”

      Se Fassina (burino di Nettuno, promosso a “romano de Roma” secondo piaggeria giornalistica) è l’alternativa “de sinistra” al renzismo… berlusconismo… grillismo…etc. stiamo messi peggio di quanto non sembri!

      • leggo occasionalmente l’HP, ma dopo le tue considerazioni cercherò di seguirlo di più; ad ogni modo il succo di questa stupida questione è proprio quello indicato da Guandalini, Fassina si è dimesso, come da tempo voleva fare, cercando un appiglio veramente ridicolo (ovviamente penso che al Falso Quotidiano stessero brindando, prima di passare all “grave malore” di Bersani, con tanto di auguri grilloidi, o sciacalloidi)

        • Nei teatrini nostrani, più che la tragedia, viene riproposta in continuazione la farsa di uomini ridicoli; ogni volta con un protagonista diverso e senza che tale rappresentazione da avanspettacolo conosca mai crisi.

      • Invece sembra… oh, se sembra!

  2. sul sito del “Movimento dei Caproni”, che leggo volentieri e che peraltro ti linka nel blogroll, leggo, con riferimento alle elezioni politiche di febbraio 2013:

    “All’inizio si pensava ad una certa affinità fra centrosinistra e Movimento 5 Stelle che, almeno sulla carta, si presentava come una versione più radicale della sinistra… invece a poco a poco che passavano i giorni le cose prendono una piega diversa e ben peggiore. Grillo (che in campagna elettorale si presentava come “semplice portavoce” o “megafono”) prende in mano il partito e si mette a dettare regole e diktat. etc etc”

    (http://movimentocaproni.altervista.org/blog/quello-che-non-ti-uccide-prima-parte/)

    Mi ha dato l’impressione che costoro si siano accorti un po’ troppo tardi della “vera” natura del m5s (e con loro ovviamente il PD), non solo, ma che fino a quel punto, grazie a tanti equivoci e miscelamenti(Il Fatto Quotidiano, le trasmissioni di Santoro, i postumi del dipietrismo, etc.) in fondo molti di loro, ingenui o ignari, continuassero a frequentare amichevolmente gli stessi siti dei grillini, e condiviso molte idee, soprattutto in chiave anti-berlusconiana. Trasposto su scala più grande, questo potrebbe significare che il PD ha enormemente sottovalutato il fenomeno Grillo (se non addirittura inconsapevolmente aiutato). Dopotutto, lo ricordo, Travaglio e Padellaro erano all’Unità fino a qualche anno fa. E per poco il m5s non si pappava letteralmente non dico tutto, ma buona parte del PD stesso! Il buon Bersani che se ne va in streaming con due sciagurati come Crimi e Lombardi mi dà l’idea di qualcuno che perfino dopo la scoppola non ha ancora realizzato con chi avesse a che fare. Possibile che un partito che dispone di intellettuali, professori, fondazioni, think tank, consiglieri, giornalisti, ricercatori, etc non avesse capito niente di tutto ciò? Cosa ne pensi?

    • A suo tempo, è stato Il Ribelle a segnalarmi il sito dei “Caproni” dei quali ho avuto modo di apprezzare lo stile ed i contenuti delle loro pubblicazioni sulla fenomenologia pentastellata, ma assai meno quando queste si dedicano ad altro, veicolando un certo tipo di messaggio politico (nemmeno troppo implicito), coi suoi continui richiami ad un pragmatismo postideologico (che poi è appiattimento sul presente) che invece non condivido per nulla… Insomma, molto PD.
      :) Comunque sì, avevo letto la ricapitolazione-eventi del Conte Zero, che peraltro non fa una piega.

      Personalmente, credo che buona parte dell’elettorato ‘demokrat’ più convintamente militante, e ancor di più la dirigenza del vecchio Partitone, avessero le idee chiarissime su chi fosse Grillo; un po’ meno sulla composizione del suo “moVimento”. E per un eccesso di sicurezza, hanno peccato di presunzione; peraltro un difetto piuttosto ricorrente a sinistra.
      L’errore più grande del PD non è tanto aver sottovalutato il grillismo col suo sedicente M5S, bensì aver creduto che fosse qualcosa di potenzialmente affine, in nome del comune antiberlusconismo, e di rimando assorbibile secondo il modello delle vecchie coalizioni già viste nel caso de L’Ulivo. Coalizioni capaci di trovare in apparenza una sintesi (fallita ancorché precaria) tra Dini e Bertinotti prima; Mastella e Di Pietro poi. E sulla base di tale esperienza dai pessimi esiti, si è pensato bene di fare lo stesso coi pentastellati, non comprendendo di trovarsi dinanzi a qualcosa di completamente diverso…
      La convinzione prevalente nel centrosinistra è stata infatti ritenere i 5 Stelle come una sorta di costola del Dipietrismo, quasi ne fosse una riproduzione per partenogenesi interna. E in effetti in parte così è stato.
      Soprattutto, i militanti ‘democratici’ vedevano nella fase embrionale del movimento la presenza e l’attivismo di molti esponenti provenienti dall’associazionismo di base e con pregresse militanze a sinistra. Ne sottolineavano, in origine, l’imprint fortemente emiliano, come una sorta di garanzia in riferimento ad una delle regioni meglio amministrate d’Italia e con una radicata tradizione civica. Erano quelli che davano più all’occhio, ma pur sempre di una minoranza si trattava; sempre tra questi sono stati selezionati gran parte dei “portavoce”. E questo secondo me ha contribuito a creare il grande equivoco…
      Perché nel grillismo sono confluiti anche pezzi consistenti di fascioleghismo, etno-nazisti della padania, e abbondanti strati della provincia ultrareazionaria (con le loro istanze poujadiste) delusa dal berlusconismo che, se hanno in qualche modo rinnegato i loro vecchi duci, hanno altresì mantenuto intatto il proprio anticomunismo viscerale: il collante distintivo che li porta a vedere bolscevichi (odiatissimi) ovunque e in qualunque cosa sia collocabile pure lontanamente su posizioni progressiste.
      Poi certo c’è una parte rumorosa, ma molto meno numerosa di quanto si creda, costituita dai preti spretati della sinistra. Noi gli diamo parecchio peso (più di quanto meritino), attribuendogli un’importanza che in realtà non hanno mai avuto. Da Sinistra (quella non annacquata nel bagnomaria moroteo), guardiamo con interesse all’area antagonista e magari ci meravigliamo quando qualche capellone brizzolato, reduce dal movimento del ’77, a 60 anni suonati si butta anima e corpo nel MoVimento pensando di scorgervi l’ultimo abbaglio rivoluzionario di chissà quale sol dell’avvenire. Ma parliamoci chiaramente senza falsi pudori: non contavano un cazzo 40 anni fa; figuriamoci oggi!
      Quello che il centrosinistra, il PD, o chi per lui, non ha tenuto assolutamente in conto è la componente rabbiosamente fascistoide di un “movimento” che come il suo omologo del 1921 rimprovera alla sinistra di non essere più rivoluzionaria, ovvero il suo esatto contrario: di mettere in dubbio l’ordine tradizionale di una società che si vorrebbe immutabile (Dio, Famiglia, Tradizione, e niente tasse).
      Non si è compreso, o non si è voluto comprendere, quanto il M5S fosse prossimo per modalità, termini e liquidità interna, al fascismo delle origini nonostante i prodromi ci fossero tutti. Né si è compresa la carica eversiva di un linguaggio con non è dettato da pessima educazione, ma denota una precisa scelta semantica e comunicativa, dove a forza di dare del “morto” ai propri avversari (nemici giurati) si finisce col volerli morti e augurarsi che ciò avvenga presto…
      Bastava risfogliare Umberto Eco per capirlo:

      «Ogni tanto accade di dover spiegare a qualcuno o a noi stessi che cosa sia il fascismo. E ci si accorge che è categoria molto sfuggente…. Ma c’è una componente dalla quale è riconoscibile il fascismo allo stato puro, dovunque si manifesti, sapendo con assoluta sicurezza che da quelle premesse non potrà che venire “il” fascismo: ed è il culto della morte.
      Nessun movimento politico e ideologico si è mai così decisamente identificato con la necrofilia eletta a rituale e a ragion di vita.

      […] Amare necrofilicamente la morte significa dire che è bello riceverla e rischiarla, e ancor più bello e santo è distribuirla […] perché a giocare troppo con l’immagine della morte ci si prende gusto

      “La Voglia di Morte”
      (14/02/1981)

      No, nel PD hanno visto soprattutto i Favia, i Tavolazzi, le Salsi (per l’appunto tutti emiliani)… e hanno pensato che questi fossero gli elementi prevalenti nel M5S, ignorando o sottovalutando l’inquietante pletora di deficienti e replicanti che si esibivano negli imbarazzanti (e spassosissimi) filmini delle “parlamentarie”. Il fatto che molti di loro provenissero dalle fila di quegli eccentrici fricchettoni e nerds dei quali purtroppo la Sinistra abbonda è stata considerata un’opportunità di dialogo piuttosto che un’aggravante.
      Nel mio piccolo ne ho conosciute dozzine di persone così: deideologizzate, blandamente a sinistra (in odio a Berlusconi) e nessun impegno concreto che non fosse postare puttanate qualunquiste su f/b. Molti di loro sono i classici ecologisti un po’ rompicoglioni, fissati con la bicicletta ed il biologico (c’hanno l’orto sul terrazzo e si fanno il pane in casa), con una formazione scolastica prettamente tecnico-professionale. E l’assenza di una preparazione umanistica si nota eccome nei processi di analisi sociale. Considerano “Zeitgeist” un dogma di fede, hanno visto tutta la serie di “Big Bang Theory”, e non si perdono una puntata di “The Walking Dead”.
      Non per niente hanno votato in massa per il Grullo sbraitante, regalandoci degni duplicati come i vari Sibilia, il Dibba, Bernini, e quell’altra che crede all’esistenza delle sirene. Tanto per citare i più ‘famosi’.
      Come già detto, il minimo comun denominatore era l’antiberlusconismo e tanto bastava…
      Poi certo la recessione permanente e lo spettacolo annichilente di un Partito Democratico succube del “falso mito della governabilità” che, come giustamente sottolineato da Alessandra Daniele, si traduce in un governismo ossessivo compulsivo che tenta di spacciare per Responsabilità, non potevano che peggiorare le cose portando ulteriore acqua al mulino del populismo grillista. E quest’ultimo, al centrosinistra storico e tradizionale (a trazione PD) che ha un elettorato statico e fidelizzato, in realtà ha tolto molti meno voti di quanto si voglia far credere, pescando nell’area grigia del “bisogno sospeso” e, complice la crisi economica, tra quelle clientele elettorali, rimaste orfane dei loro storici referenti a corto di fondi da dispensare ad cazzum (in questo la spending review ha funzionato), che hanno visto venire meno i requisiti minimi di un voto legato a piccoli favori o tornaconti immediati: dall’assistenzialismo parassitario ai lavori socialmente (in)utili. E secondo me questa è una delle ragioni dell’effimero boom siciliano del grillismo.

      E fino all’ultimo, dalle parti del centrosinistra, hanno sperato che da simili rape si potesse spremere un qualche succo. Da lì una certa indulgenza pessimamente riposta.

  3. in sostanza confermi quanto il Conte scrive (dal suo punto di vista, ovviamente): “All’inizio si pensava ad una certa affinità fra centrosinistra e Movimento 5 Stelle che, almeno sulla carta, si presentava come una versione più radicale della sinistra…” ; resta il fatto però che Di Pietro si separa dalla Casaleggio Associati nel 2009, con delle motivazioni che non avrebbero dovuto essere sfuggite a dei politici accorti.

    Come riepilogava Claudia Fusani su l’Unità “Casaleggio aveva il vizio di mettere mano e parole e contenuti nei post di Antonio Di Pietro andando sempre più spesso oltre le intenzioni dell’ex pm…Era durata circa tre anni quella strana coabitazione. Poi a Di Pietro cominciarono a non tornare più i conti: né di quello che veniva scritto a suo nome sul suo sito e del partito; né della linea politica generale che da quei post e da quei messaggi discendeva, sempre più contro il Pd, sempre più ostili con la stampa, sempre più vicina, invece, ai toni da vaffa del Movimento 5 Stelle….Tante volte, troppe, i post di Di Pietro sono andati al di là delle intenzioni del firmatario e secondo, invece, i progetti politici del gestore…”, che in pratica usava i soldi dell’Italia dei Valori per sostenere il blog di Grillo e quindi il movimento Cinquestelle. ((http://www.unita.it/italia/m5s-di-pietro-casaleggio-grillo-web-grillini-guru-movimento-cinquestelle-italia-valori-idv-pm-blog–1.506600). Basta rintracciare i post di Di Pietro del 2009 per accertarsene.

    Ci hanno messo 3 anni per accorgersi di Casaleggio-Di Pietro e del linguaggio quasi solo anti-PD? E dopo la scoppola di Parma, e le epurazioni, e i sondaggi che davano il m5s al 21 % già nell’estate del 2012? Niente. Continuavano a pensare all’”affinità”. Adesso invece gli ex-affini sono diventati fascio-grillonzi. Sarà pure che l’Apparato è un po’ lento, ma qui è lento pure qualcos’altro. Ad ogni modo, cosa fatta capo ha…(e peraltro nel voto a Pizzarotti c’erano anche “pezzi consistenti” di leghisti e berlusconidi, al comitato elettorale del PD si saranno fatti due conti, no?).

    Del resto, anche tu scrivi: “No, nel PD hanno visto soprattutto i Favia, i Tavaroli (Tavolazzi?), le Salsi (per l’appunto tutti emiliani)… e hanno pensato che questi fossero gli elementi prevalenti nel M5S, ignorando o sottovalutando l’inquietante pletora di deficienti e replicanti che si esibivano negli imbarazzanti (e spassosissimi) filmini delle “parlamentarie”.” Deficienti e replicanti che erano lì dai primi Meetup, come emerge dal saggio di Gaetano Filice.

    Per quanto riguarda gli ultrasinistri, antagonisti, ’77, etc, che poi non sono molti, ai quali a volte abbiamo anche accennato, secondo me le posizioni sono molto più articolate. Alle posizioni, per esempio, di un Franco Berardi (Bifo) o di un Lanfranco Caminiti, o del Manifesto, Lidia Ravera, etc., potremmo opporre quelle di una parte della redazione di Carmilla (anche qui le posizioni sono abbastanza articolate), di un Franco Senia, o di “Sinistra in Rete”, ma il discorso sarebbe lungo e ininfluente. Diciamo, non generalizzerei. Ma può darsi che tu pensi in particolare a qualcuno de Roma che conosci, o allo stesso Bifo, o a centri sociali. Certo, a me fa più ridere Askatasuna, mentre rispetto uno come Franco Senia.

    Pienamente d’accordo, obviously, sulla componente fascistoide, sulla citazione di Eco, e sulle conclusioni.

    • ;) Sì, in sostanza concordo con l’analisi del Conte, col quale in passato ci siamo pure punzecchiati ma sempre con assoluta cordialità.
      In quanto alla lungimiranza e all’accortezza della nostra classe politica… parliamo del Tonino nazionale che ha scaricato in parlamento rifiuti umani come De Gregorio, Razzi, Scilipoti… puoi sbagliare una volta, ma tre simili fenomeni fuori competizione sono imperdonabili! Per non parlare del Caso Maruccio nel Lazio. E l’avveduto Tonino è lo stesso che pagava un milione di euro all’anno per farsi gestire un blog, che a me pare una cifra spropositata e totalmente fuori mercato a prescindere dalla qualità del servizio. Figuriamoci poi quando uno come Casaleggio usa pure i tuoi soldi per fregarti!
      Oppure del PD, che è riuscito a “non-vincere” una tornata elettorale che all’inizio del 2012 veniva unanimemente considerata una marcia trionfale, ritardando il voto di un anno e mezzo per non scontentare il Nonno sul Colle e sputtanarsi senza se e senza ma col Governo Monti: forse il più inviso di tutta la storia repubblicana (ma quello Letta è prossimo a superare il primato).
      Ad ogni modo, un’ottusità così reiterata nel tempo diventa una colpa grave. Per dire, a me l’essenza del grillismo con i suoi ossimori era parsa già chiara con largo anticipo [QUI], anche se (lo confesso!) non gli avevo dato troppa importanza: speravo il berlusconismo avesse insegnato qualcosa e non pensavo gli italiani potessero essere di gusti tanto beceri!

      Ovviamente, nell’elenco dei primi “portavoce”, intendevo Tavolazzi (infatti ho corretto)… si parla di Casaleggio, si allude a Telecom, e per riflesso uno pensa inconsciamente a Tavaroli ed alla sua banda di spioni digitali..:D

      “…Deficienti e replicanti che erano lì dai primi Meetup, come emerge dal saggio di Gaetano Filice…”

      Ma nel 2008, anno della pubblicazione di “Webbe Grillo”, tutto l’antiberlusconismo militante ed il gotha degli spin-doctors di partito si abbeveravano copiosi agli editoriali ed ai libri di Marco Travaglio, eletti ad articoli di fede. E all’epoca il piccolo Hebert pentastellato attraversava il suo periodo di massimo fulgore, tra collaborazioni a La Repubblica e L’Unità, opere tratrali e presenza fissa da Santoro, diventando l’Oracolo del MoVimento.
      Al primo V-Day avevano aderito in blocco i professionisti dell’antiberlusconismo (Travaglio e Di Pietro in testa), i mostri sacri del giornalismo d’inchiesta (tra cui la Milena Gabanelli, presidente mancato alla Repubblica), eppoi c’era pure il Liga! E Fiorella Mannoia, che nel corso degli anni non ha mancato di sponsorizzare altre imbarazzanti menate come i raduni del “Se non ora quando?”.
      Figuriamoci se avevano il tempo di leggere il libro di Filice, e ascoltare le altre voci critiche che pure circolavano, gettando un ombra sugli eroi ologrammatici della nuova resistenza al Pornocrate di Arcore!
      Per comprendere il meccanismo perverso dei meet-up sarebbe bastata qualche nozione minima di sociologia dei gruppi e di psicologia sociale: avrebbero scoperto quanto l’invenzione di Casaleggio collimi alla perfezione con le distorsioni del “pensiero di gruppo”. Ma gli “specialisti di settore”, a cui i nostri politici si sono affidati, erano troppo impegnati a tirar di conto coi sondaggi elettorali, piuttosto che analizzare l’anatomia sociale di un corpo elettorale in fase di mutamento e manipolazione.

      Naturalmente, le adesioni e gli ammiccamenti ai 5 stelle da parte di certa sinistra movimentista sono molto più articolate e motivate, di quanto non abbia liquidato io nella mia battuta. E tutte egualmente ininfluenti. Certo, le sbandate di Marco Revelli ed il decadimento senile di Dario Fo mi hanno fatto tristezza. Ma le mie allusioni erano più che altro ad un certo, e più anonimo, comparto generazionale di 55-65enni (vedasi la drammatica involuzione di “Lameduck”) che ha dichiarato guerra al fantomatico “PUDE”, si riempie la bocca di “popolo”, e gioca a fare la “rivoluzione” inseguendo il treno perduto della loro giovinezza trascorsa.

      Ne vedremo (e sentiremo) ancora delle belle…

  4. “eppoi c’era pure il Liga! E Fiorella Mannoia, che nel corso degli anni non ha mancato di sponsorizzare altre imbarazzanti menate come i raduni del “Se non ora quando?”.
    è la solita riedizione cantautoriale italiana, piuttosto acritica, dei Bono Vox e Bob Geldof che devono endorsare una qualche causa, firmare appelli e petizioni, passare dal salotto della Dandini, cantare al Primo Maggio o nei Festival dell’Unità del tempo che fu; o se preferisci, il mito di Woodstock, che infatti il Vate ® aveva ridestato in quel di Rimini;

    “Certo, le sbandate di Marco Revelli ed il decadimento senile di Dario Fo mi hanno fatto tristezza”
    Non ho letto molto di Revelli, per cui non saprei; negli anni ’60-’70 dunque, lui era un militante di Lotta Continua di Torino, fino alla fine (1976). Da quel che ho letto nel libro di Giovanni De Luna, Le ragioni di un decennio 1969-79 (Feltrinelli, 2009), Lotta Continua di Torino era abbastanza “populista”, nel senso che il loro referente era l’operaio di fabbrica sì, ma che era immigrato dal Profondo Sud (in particolare Sicilia e Calabria) e che nei quartieri costituiva un’autentica “comunità di popolo” ancor più che essere “classe operaia”; durante l’estate, poi, i militanti andavano/tornavano a fare opera di proselitismo nel Sud. Questo spiega, anche, l’adesione iniziale di Lotta Continua alla Rivolta di Reggio Calabria, gestita dai fascisti (1970-71). De Luna, anch’egli ex militante di LC, intitola il paragrafo “Illusioni insurrezionaliste”. Non mi meraviglierei che gli Askatasuna siano i figli e nipoti di quegli operai/immigrati e militanti degli anni ’60-’70, e quindi abbiano ereditato un certo approccio magnanimo anche nei confronti di rivolte “non proprio cristalline”, diciamo così. E quindi probabilmente la stessa cosa potrebbe valere per Revelli, al di là dei suoi ponderosi studi. Ma questa è solo una mia ipotesi, per carità, che bisognerebbe approfondire in loco o con ulteriori documenti, e non ha niente di moralistico o colpevolizzante.

    • Difficilmente potrei scorgere nelle tue analisi e nelle tue osservazioni un’impronta “moralistica o colpevolizzante”… sono qualcosa di incompatibile con la tua lucidità di pensiero e capacità di giudizio.

      P.S. Se me lo concedi, “Vate®” me lo rivendo nelle prossime pubblicazioni dedicate al Grullo..:)

      • Prego, fai pure! E grazie per i complimenti! A conferma di quel che accennavo sulla Rivolta di Reggio Calabria, Giovanni De Luna scrive:

        “Lotta Continua costruì il suo approccio iniziale, usando una chiave di lettura che attribuiva alla rivolta i tratti di un movimento spontaneo e genuinamente popolare, innescato da un pretesto (il capoluogo) ma sintomo di un marcato disagio sociale e soprattutto un segnale importante della frattura che si era aperta tra il consenso popolare e il sistema dei partiti, a Reggio completamente assenti. Oggi le ricerche storiche hanno mostrato con chiarezza la retorica populista, il localismo esasperato, l’affiorare (quasi postnovecentesco) di aggressive identità territoriali che caratterizzarono la rivolta. Allora però erano gli altri gli elementi sottolineati da Lotta Continua: l’incapacità dei partiti di controllare le masse, il ricorso alla violenza popolare intrecciato con forme di autorganizzazione spontanea…Di fronte all’innegabile impronta neofascista assunta dalla rivolta, LC prese le distanze dal suo entusiasmo iniziale…” (p.109).

        Mutatis mutandis, l’approccio “spontaneista” di LC alle rivolte sembrerebbe riproporsi anche oggi in alcune sezioni di movimento e maitres à penser.

        • ..Forse perché, nella loro visione fortemente ideologizzata di una società più idealizzata che altro, gli emuli odierni, e soprattutto i reduci, di LC (che ricordano molto i narodniki russi di fine ‘800) hanno finito col perdere sempre più il polso della realtà, che spesso è molto più prosaica e mediocre di quanto non si voglia accettare.
          E, sicuramente per mio limite, sono abbastanza impermeabile a certi entusiasmi; o troppo cinico per farmi illusioni sul “popolo”, che qui si identifica più che altro con la gggente.
          Sarà che io un fascista lo percepisco a pelle, per magnetismo animale, prima ancora che apra bocca. E che uno “stronzo” resta sempre tale, anche se fa l’operaio, è povero, immigrato o altro… Perché l’abito non fa il monaco. E perché soprattutto non credo alla retorica rivoluzionaria sulla “educazione delle masse”, che in Italia specialmente sono sempre state lo strumento prediletto e disponibilissimo della reazione più becera e brutale. Rimanendo in Calabria, non si dimentichino mai le selvagge bande sanfediste del cardinale Ruffo.
          A ‘sta gggente io non offro alcuna sponda, né comprensione; semplicemente li reputo inaffidabili, “irrecuperabili”, potenziali mercenari senza causa, pronti a vendersi a chi li paga meglio.
          E su questo sono molto più intransigente e assai meno indulgente dei compagni movimentisti.
          Sono i limiti di un incorreggibile anarco-individualista..:)

          Ad essere sprezzante (e se voglio la cosa mi riesce bene), in certi ambienti e maitres à penser del movimento, ogni manifestazione, ogni fuocherello di paglia acceso in piazza, è l’inizio di una potenziale rivoluzione proletaria. Che sia una jacquerie estemporanea o un’eruzione vandeana di furore poujadista (vedasi i “forconi”), non importa. Per l’irriducibile Compagno Militante, l’opportunità fa virtù; perché il “popolo”, anche il più gretto e reazionario, se opportunamente “guidato” e “indirizzato”, può diventare l’alfiere della rivoluzione che incombe.
          Uno dei campioni indiscussi di tale visione (molto infantile), è Sandro Moiso sulle pagine di Carmilla che, se si sopravvive alla noia infinita delle sue elucubrazioni marxiste-leniniste, fa quasi tenerezza. Per dire, Moiso s’è masturbato per oltre tre mesi, sulla “grande” Manifestazione dei Movimenti a Roma il 19/10/13: quattro scalzacani, accampati un paio di giorni a Porta Pia davanti l’ambasciata britannica. Ed è tutt’ora convinto che sia il principio di chissà che cosa, fantasticando su impossibili assalti al Palazzo d’Inverno. E scambiando per i marinai dell’Aurora, il risicato bivacco di bonghisti, venditori ambulanti, “artisti di strada”, e squatters in giro a scroccare qualche canna gratis, raccolti a Porta Pia.
          In confronto, preferisco di gran lunga gli scontri di piazza con le “battaglie metropolitane”: mai divertito tanto in vita mia! Una botta di adrenalina pura.
          Ma alla fine dei giochi, in termini di risultati concreti, il saldo è sempre lo stesso: zero.

          Per questo trovo le nostre conversazioni senza prezzo, tanto le reputo preziose.

  5. Il Ribelle Says:

    “Quello che siamo il governo di cambiamento, nessun accordo mai col PDL…
    Quello che se vado al governo rinegozieremo il fiscal compact e rivedremo i paramenti per il pareggio di bilancio…
    Quello che se accetto di fare il viceministro è solo per difendere i più deboli dalle politiche neo-mercantiliste delle tecnostrutture europee…
    Quello che le politiche di austerità sono distruttive per l’occupazione e l’Agenda Monti va completamente riscritta, perché questo ci hanno chiesto i nostri elettori…”

    Rinnovo la mia profonda e definitiva delusione nei confronti di Stefano Fassina (che ho votato alle primarie PD di dicembre 2012).

    La mia critica è essenzialmente simile a quella di Sendivogius. Ho avuto modo di seguire Fassina prima che entrasse in parlamento. Condividevo le sue posizioni e le sue considerazioni. Ho anche avuto modo di interagire con lui sull’HP di Annunziata su un suo interessantissimo post, dove con pazienza spiegò ai lettori le sue posizioni politiche ed economiche e rispose in modo esaustivo alle numorose domande che gli furono poste (comprese le mie!).
    Fassina mostrava una enorme preparazione in campo economico, unità a delle politiche in campo economico che condividevo. Insomma, dal mio punto di vista, era molto convincente.

    Le sue posizioni erano fortemente “politiche”, la mia critica va essenzialmente in quel senso. Non puoi proporre una certa linea politica e poi nel momento in cui ricopri un ruolo di prestigio rimangiarti tutto, facendo il cagnolino eseguendo i compitini perchè sei contento così….da te ci si aspettava molto di più!Non puoi perchè sei stato eletto, non sei un tecnocrate, un “guardiano del tesoro” che sta lì a far quadrare i conti anche se in modo minuzioso e competente (come può fare un Saccomanni). Sei stato eletto, devi portare avanti la tua linea politica, anche a costo di dimetterti per questioni politiche, se non lo fai sei un cialtrone, senza se e senza ma.

    E trovo veramente stucchevole il suo comportamento, ora che ha capito che la sua carriera politica è finita. Mi delude definitivamente anche sul piano umano.Si doveva dimettere molto prima, quando era chiaro come il sole che il suo contributo politico al governo era nullo. Ora lo fa per fare un dispetto a Renzi, comportamento infantile e disfattista.

    P.S.

    Un augurio sincero a Bersani anche da parte mia. Le qualità umane sono importanti anche in un politico, e pur se Bersani di errori ne ha fatti tanti, la sua onestà, coerenza, sincerità e ricerca del bene comune, non l’ho mai messa in discussione. E tanti altri politici di “Sinistra” dovrebbero prendere esempio da lui.

  6. Per quanto riguarda Moiso purtroppo non riesco più a leggerlo, o a digerirlo, già dopo 3 righe sono completamente annoiato, si sa dove va a parare, come dici tu “ogni manifestazione, ogni fuocherello di paglia acceso in piazza, è l’inizio di una potenziale rivoluzione proletaria etc”, coi bonghisti, squatters e artisti di strada scambiati “per i marinai dell’Aurora”! :-)

    “Forse perché, nella loro visione fortemente ideologizzata di una società idealizzata più idealizzata che altro, gli emuli odierni, e soprattutto i reduci, di LC (che ricordano molto i narodniki russi di fine ’800) hanno finito col perdere sempre più il polso della realtà, che spesso è molto più prosaica e mediocre di quanto non si voglia accettare…”

    Il che rimanda alle illusioni donchisciottesche analizzate da René Girard in “Menzogna romantica e verità romanzesca” (Bompiani) (sintetizzo per necessità). Da Cervantes a Dostojevskij, mica caxxi! E i Narodniki qui calzano a pennello! Spiace soltanto che mentre i ragazzetti di Askatasuna vanno in galera, il Grullo e Danilo Calvani se ne vanno in giro in Jaguar

    PS
    “battaglie metropolitane”: mai divertito tanto in vita mia!” cioè????

    • Non per niente di “ragazzetti dell’Askatasuna” costituiscono per loro natura il capro espiatorio ideale, tanto che in parte potrebbero benissimo rientrare nella casistica di Girard, circa gli stereotipi della persecuzione. Poi certo loro ci mettono molto del proprio nel cacciarsi nei guai… E, al contrario del Grullo e Calvani, non si consultano preventivamente col proprio avvocato di fiducia.

      In merito alla tua domanda, in riferimento ai tempi più recenti… prima della Grande Palude, qualche sassolino nello stagno nonostante tutto è pure rotolato..;)

      • interessante post; mi limito a ricordare che circa un mese dopo Berlusconi diede le dimissioni (con grande partecipazione di popolo in piazza del Quirinale), subito seguite dal Governo di Mario9000; per un verso Monti è riuscito a disinnescare la bomba delle rivolte di piazza polarizzate sempre più contro Berlusconi; per l’altro verso, dopo pochi mesi è iniziata, con la vittoria di Pizzarotti a Parma, lo tsunami dell’opposizione-fantoccio, che fino a quel momento aveva, nei sondaggi, circa il 2%, rubati mestamente a Di Pietro o Verdi o Viola; la rivolta di strada è finita lì, e mi chiedo quanti di quei manifestanti poi siano andati a votare l’ensifero

        • Credo molti, ma non così tanti come tendenzialmente si è portati a credere…
          Ovviamente è una opinione del tutto personale, senza alcuna base empirica, che scaturisce da una semplice constatazione: chi abbia da mane a sera su f/b, digitando quasi sempre da sdraiato, mentre impiastriccia di sebo e olio da snack lo schermo del tablet, evocando rivoluzioni e ghigliottine, se sente odore anche lontanamente di “rivolte di strada”, in “piazza” poi non ci va… Perché il nostro ringhioso cagnetto da salotto ha una paura fottuta di farsi la bua. E quasi sempre solidarizza con le polizia.
          Al massimo li trovi adunati attorno ad un comico fallito, a muggire “vaffanculo” a comando… La fascia di età prevalente è 35/45 anni; e vedendoli capisci subito perché questa è la generazione più irrilevante (e imbarazzante) che l’Italia abbia mai avuto. Perché i tempi e le condizioni socio-economiche saranno pure quelle che sono, ma gli scarti rimangono sempre tali.

          • “La fascia di età prevalente è 35/45 anni; e vedendoli capisci subito perché questa è la generazione più irrilevante (e imbarazzante) che l’Italia abbia mai avuto…”

            anni fa, pre-M5S, avevo già notato anch’io quanto scrivi (qualcuno l’ha chiamata un po’ romanticamente “Lost Generation”, molto prima di Monti) – una generazione post-1989, quindi priva di qualsiasi ancoraggio “ideologico” o visione critica, una generazione epigonale che è cresciuta con le frattaglie dei decenni precedenti – allora avrei detto che in fondo, al di là delle “trasgressioni” della gioventù, erano rimasti dei democristiani

        • Il Ribelle Says:

          @DeadWarhols: “Mario9000”

          Riferimento ad HAL 9000 dello straordinario “2001 odissea nell’OSPIZIO”?

          In effetti sotto il punto di vista umano il paragone calza a pennello. La voce di HAL 9000 però sembra più umana di quella di Mario9000. il “chip emozionale” del replicante Mario9000 deve avere qualche difetto di progettazione.

  7. Il Ribelle Says:

    “In merito alla tua domanda, in riferimento ai tempi più recenti… prima della Grande Palude, qualche sassolino nello stagno nonostante tutto è pure rotolato..;)”

    Ho letto con attenzione tutto il post e tutti i commenti e ne sono rimasto sbalordito. Che dire…una parte di te e un tuo punto di vista che non conoscevo in assoluto!

  8. Il Ribelle Says:

    “e mi chiedo quanti di quei manifestanti poi siano andati a votare l’ensifero”

    “Credo molti, ma non così tanti come tendenzialmente si è portati a credere…”

    Credo anche io che non siano poi così tanti.

    Non ci dimentichiamo che tanti Grullini, che oggi si riempiono la bocca del “sono tutti uguali” “hanno distrutto Italia”, hanno votato per vent’anni Berlusconi e/o Lega. Ho esperienze personali. Quando tentavo di spiegargli che B. ci stava portando nel baratro, sotto il punto di vista sociale, economico e culturale, mi davano del “comunista”.
    Quando si manifestava contro B. (c’ero anche io!) se ne stavano al calduccio, dando addosso al manifestante.

    Oggi, gli stessi, votano in massa Beppe Grillo, invocano la rivoluzione e sono i Grullini più agguerriti e violenti, vorrebbero tagliere teste e prendere il potere con un colpo di stato.

    E credo che all’interno del M5Svastiche siano maggioranza, se non assoluta almeno relativa.

  9. In merito alle vostre osservazioni, che naturalmente condivido, e a proposito di componenti generazionali e grillismo, mi permetto di aggiungere un ulteriore appunto alla nostra discussione…
    Semplificando al massimo, penso che l’elettorato pentastellato si possa suddividere in due fasce anagrafiche prevalenti:

    I 30-45enni.
    Lagnosa generazione di cazzoni inconcludenti, nati e cresciuti negli anni del Riflusso.
    Conosco bene la categoria poiché, per motivi esclusivamente anagrafici, rientro anch’io in tale fascia generazionale ma non ideale.
    Troppo giovani per abbracciare una qualsivoglia ideologia trapassata, troppo ‘vecchi’ e sconclusionati per crearsene una propria, sono però facili agli innamoramenti momentanei, tanto intensi quanto effimeri. Pertanto abbracciano con entusiasmo qualsiasi menata il marketing politico rifili loro, purché ben confezionata nella forma, salvo poi rinnegare il prodotto non appena esaurita la sbandata passeggera.
    E se è vero che l’ideologia è una distorsione della realtà (per alcuni una perversione del pensiero) è anche vero che, per quanto erronea possa essere, presuppone comunque una visione del mondo, con delle chiavi di interpretazione.
    Questi invece di visione non ne hanno nessuna. Navigano a vista. Improvvisano alla giornata. Senza alcuna vera convinzione idealistica, in realtà sono dei consumisti frustrati, a capacità di spesa limitata per ambizioni smisurate.

    I 45-60enni (ma anche oltre).
    Educati al mito della “rivoluzione” (fatta da altri), sono sempre arrivati fuori tempo massimo, eternamente in ritardo. In compenso, continuano a sognarne una tutta loro, perdendo nel frattempo tutte le battaglie alle quali abbiano mai partecipato. Adesso che si avvicinano alla vecchiaia, con ampio ritardo si aggrappano con l’entusiasmo dei disperati all’ultimo treno del grillismo, parodia di quel fermento rivoluzionario tanto agognato che li fa nuovamente sentire ‘giovani’.

    Comunque vada, sarà un disastro!

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