LA PALUDE

Dagobah

Non esaltare i più capaci
fa sì che il popolo non contenda,
non pregiare i beni che con difficoltà s’ottengono
fa sì che il popolo non diventi ladro,
non ostentare ciò che può desiderarsi
fa sì che il cuore del popolo non si turbi.
Per questo il governo del santo
svuota il cuore al popolo
e ne riempie il ventre,
ne infiacchisce il volere
e ne rafforza le ossa
sempre fa sì che non abbia scienza né brama
e che colui che sa non osi agire.
Poiché egli pratica il non agire
nulla v’è che non sia governato.”

 Lao Tzu – Tao Te Ching
 “Tenere tranquillo il popolo”

Lao Tsu La leggenda narra che tra il concepimento ed il parto del saggio Lao Tzu siano intercorsi non meno di otto anni, al termine dei quali il filosofo pensò bene di nascere già vecchio da un’ascella della madre.
I ‘saggi’ della Consulta hanno invece impiegato la bellezza del medesimo tempo, per partorire un giudizio di legittimità sulla famigerata legge elettorale, meglio conosciuta comeporcellum in omaggio al suo porcino relatore, scegliendo ben altro sfintere in più bassi e imbarazzanti pertugi per rilasciare così sofferta decisione. Non v’è dubbio che, se solo avessero potuto, avrebbero impiegato almeno altri 80 anni prima di addivenire a scomoda sentenza.
Dopo lungo tergiversare, il travagliato parto ha generato un monstrum giuridico che, di fatto, sposta le lancette dell’orologio a prima del 1992 ai bei tempi del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani); stravolge l’impianto maggioritario della legge e ripristina un sistema proporzionale puro, condannando l’Italia alla palude dell’eterno compromesso al ribasso ed alla paralisi istituzionale, nell’impossibilità di costituire maggioranze certe. È un risultato che va oltre ogni più rosea aspettativa dei gruppuscoli centristi e neo-democristiani, che con un peso elettorale irrilevante si troveranno a condizionare ogni azione di governo, sancendo di fatto il passaggio dalla “dittatura della maggioranza” a quella della minoranza (anche la più infima).
yodaIn pratica, la Corte costituzionale ha bocciato parte dell’attuale legge elettorale, constatandone l’illegittimità (premio di maggioranza abnorme e liste bloccate). Al contempo (e per ovvie ragioni!) ha negato ogni effetto retroattivo della sua decisione, per un motivo semplicissimo e che naturalmente sfugge all’intelligenza ensifera dei pentastellati: dichiarare nulla l’intera norma, a partire dalla sua promulgazione, vorrebbe dire dichiarare illegittimo non solo l’attuale parlamento (inviso quanto si vuole ma democraticamente eletto), ma pure tutte le precedenti legislature degli ultimi otto anni. Questo vorrebbe dire che tutte le leggi, le normative, le ratifiche, le nomine in ambito pubblico e istituzionale effettuate in tale lasso di tempo risulterebbero NULLE. Parliamo dell’azzeramento di tutti (o quasi) gli organi di giustizia amministrativa e dello Stato: dai vertici delle Forze Armate alla Pubblica Sicurezza; dal Consiglio di Stato alla Corte Costituzionale; dal CSM alla Corte dei Conti, passando per le autorità indipendenti di controllo.
Cosa che creerebbe un vulnus legislativo e costituzionale, senza precedenti dai tempi forse della caduta dell’Impero romano d’Occidente.
TaifalesContemporaneamente però la Consulta sembra voler rigettare ogni “reviviscenza” normativa, ovvero il ritorno alla legge elettorale maggioritaria precedente (il c.d. mattarellum), conservando invece l’impianto proporzionalista e assolutamente paralizzante dell’attuale legge, data la composizione elettorale, lasciando l’iniziativa di ogni modifica o integrazione alle Camere attuali, peraltro incapaci di legiferare alcunché e comunque menomate dalla decisione della Consulta che di fatto mina implicitamente la loro legittimità.
Che il “porcellum” fosse inficiato fin dal principio da evidenti vizi di costituzionalità era cosa nota e risaputa, insieme alla scandalosa anomalia delle modalità che portarono alla sua indecente stesura, tanto da non richiedere tempi biblici per averne conferma.
Goffamente, la Corte costituzionale ne ha ritardato il più possibile la bocciatura, nella vana speranza che il parlamento provvedesse da sé a risolvere la questione, affidando la risoluzione ad un politicume impresentabile che del problema era origine e causa integrante.
Succede, quando si affida la stesura delle leggi dello Stato ad un leghista semianalfabeta del varesotto, con diploma da odontotecnico, che favoleggia la secessione di fantomatiche padanie e si diletta in riti celtico-pagani.
Ciampo La continua dilazione della Suprema Corte era necessaria soprattutto per non smerdare l’operato di un Presidente della Repubblica assolutamente inadeguato ed enormemente sopravvalutato. Parliamo di quel Carlo Azeglio Ciampi che, a poche settimane dalle elezioni politiche del 2006 e in totale sfregio dei risultati referendari, approvò senza colpo ferire la modifica della legge elettorale, promulgando un pateracchio palesemente incostituzionale e appositamente confezionato, per mutilare la vittoria dell’allora centrosinistra di Romano Prodi bloccandone l’esecutivo.

La nuova legge elettorale, subito definita a scanso di equivoci una “porcata” dal suo degno autore, costituiva in fondo l’ultima di una lunga serie di leges ad personam, frettolosamente approvate dal presidente Ciampi, senza battere il cespuglioso ciglio, come del resto era già avvenuto per tutti gli altri obbrobri legislativi presentati nel corso del suo nefasto settennato,
Forse, Carlo A. Ciampi non è stato il presidente peggiore, ma di certo resta il più pavido di tutta la storia repubblicana, che con la sua ignavia ha contribuito a puntellare l’anomalia berlusconiana, approvando qualsiasi porcata (lodi, prescrizioni brevi, il-legittimi impedimenti con suspicioni annesse..) gli sia stata sventolata sotto il suo istituzionale naso, insensibile all’olfatto e permeabile all’indecenza.
ScalfariOvviamente, il divinizzato Ciampi, non poteva non diventare il mito di quell’Eugenio Scalfari, che ha fatto del NAPO II la divinità ispiratrice dei suoi sermoni domenicali.
Sperare che il Parlamento in carica sia in grado di poter approntare una nuova legge elettorale, sciogliendo il nodo dell’attuale paralisi, è una vana e pia illusione. Il proporzionale puro, che scaturisce dalla decisione della Consulta, garantisce un potere di ricatto e di veto, praticamente illimitato, a qualsiasi Razzi in circolazione e qualunque insignificante formazione politica bivacchi tra Camera e Senato. Difficile credere che una pletora di mestieranti della politica possa bonificare l’imminente palude parlamentare, in cui si accingono a sguazzare ad libitum. Inutile Napoconfidare nel dilaniato partito bestemmia, che per non compromettere una “governabilità” impossibile ha depennato il provvedimento dalle urgenze in agenda: questa è gente che invece di modificare una legge costruita appositamente contro Prodi ed il suo centrosinistra, ha preferito trombare il proprio leader storico per costituire un governo di “larghe intese” con chi quella legge impose, tenendosi integra la “porcata”.
Non resta che attaccarci al TAO…

Laozi

Il Tao in eterno non agisce
e nulla v’è che non sia fatto.
Se principi e sovrani fossero capaci d’attenervisi,
le creature da sé si trasformerebbero.
Quelli che per trasformarle bramassero operare
io li acquieterei con la semplicità di quel che non ha nome
anch’esse non avrebbero brame,
quando non han brame stanno quiete
e il mondo da sé s’assesta.

 Lao Tzu – Tao Te Ching
 “Esercitare il governo”

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Una Risposta to “LA PALUDE”

  1. […] Ciò detto, sarà bene precisare che l’attuale parlamento in carica non è affatto “illegittimo”: queste sono le panzane messe in giro dalla degna accoppiata Grillo-Travaglio, ma che chiunque abbia un minimo di rudimenti di Diritto costituzionale, o abbia frequentato con profitto una facoltà di Giurisprudenza è in grado di confutare (e sputtanare). Nel nostro piccolissimo ambito, qualche parola la si era spesa QUI. […]

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