NECROLOGI

darth-vader-ravenCos’hanno in comune la morte di Erich Priebke, l’ennesima strage di migranti eritrei nel Canale di Sicilia, ed il cinquantesimo anniversario del disastro del Vajont?
Alla luce degli eventi presenti, è curioso notare come le tematiche interessate siano passate a loro tempo sotto la lente deformata del “grande” Indro Montanelli, eletto a modello imperituro dell’informazione senza macchia e senza paura; per antonomasia, il Giornalista dalla schiena dritta: impresa quanto mai facile, quando per tutta la vita si è sempre stati schierati ad oltranza, dalla parte del potere dominante in Italia (il regime fascista prima e l’immanenza democristiana poi).
E sarebbe stato altrettanto curioso scoprire quali altri distillati di saggezza avrebbero potuto essere attinti dalla penna ispirata del vecchio trombone reazionario, qualora fosse stato ancora in vita…
Erich Priebke Per Montanelli, il Processo di Priebke costituiva una vergogna della giustizia italiana. Con il glaciale ufficiale delle SS, in servizio presso la Gestapo, il gran millantatore del giornalismo italiano (quello onnipresente ad ogni evento del XX secolo; ci mancava solo che non fosse giù presente sulla Luna al momento dello sbarco di Armstrong!) si sente unito dalla comunanza d’armi ed il senso della giustizia:

Qualunque cosa faccia e dovunque vada, si ricordi che anche tra noi italiani ci sono degli uomini che pensano giusto, che vedono giusto, e che non hanno paura di dirlo anche quando coloro che pensano e vedono ingiusto sono padroni della piazza.
Auguri Signor Capitano!
 (Luglio 1997)

Con uno dei principali boia della Fosse Ardeatine (peraltro mai pentito), l’audace Montanelli, quello che ha sempre scelto la parte giusta (la sua) e la libertà di giudizio, condivide senza ombra di dubbio l’ipocrita dottrina dell’obbedienza debita (e cieca) agli ordini superiori, che ogni bravo nazista esegue e mai discute. E la dice lunga sui trascorsi militari dell’inflessibile Cilindro, che in concreto è stato ufficiale volontario durante l’invasione dell’Etiopia e comandante del XX Battaglione di ascari eritrei.
ASCARIIl tenente Montanelli ha 27 anni; è ormai un uomo bello che fatto e la guerra coloniale non fa altro che eccitare la sua passione per i reportage. A proposito degli Eritrei e gli africani, il nostro scrive:

«Ci sono due razzismi: uno europeo – e questo lo lasciamo in monopolio ai capelbiondi d’oltralpe – e uno africano. E questo è un catechismo che, se non lo sappiamo, bisogna affrettarsi a impararlo e ad adottarlo. Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà. […] Niente indulgenze e niente amorazzi

 Indro Montanelli
“Dentro la guerra”
Civiltà Fascista (Gennaio 1936)

Cosa che non impedirà all’inflessibile tenentino di comprarsi anche lui la sua bella madamina eritrea, ovvero una schiava bambina ad uso sessuale.
Bando della RSIDopo l’armistizio dell’8 Settembre, come tanti altri ufficiali galantuomini della medesima schiatta, il coraggiosissimo Indro s’imbosca. Scoperto e arrestato a Milano, tra tutti i suoi 26 compagni di prigionia a Gallarate è l’unico a scampare alla fucilazione. Il miracolo si ripete nel carcere di S.Vittore. C’è da chiedersi se non porti sfiga agli altri prigionieri (o altro…); finché non viene aiutato dall’OVRA, la polizia politica fascista (!), a scappare in Svizzera.
Ad imperitura memoria del fondamentale contributo resistenziale di Montanelli, il nostro eroe chiosa con vibrante ardimento:

Dopo l’8 settembre ho avuto più volte la tentazione di arruolarmi nelle bande, ma vi ho sempre rinunziato: vorrei combattere come soldato; ma, non potendolo, rinunzio a combattervi come bandito.”

E questo la dice lunga su quale sia la visione di Montanelli, riguardo alla Resistenza antifascista.
Montanelli Il fatto di non aver combattuto come soldato, né come “bandito”, non impedisce al nostro eroe di sputare fango e fiele contro chi invece a combattere ci è andato eccome…
Infatti, dopo la guerra, non perderà occasione per dispensare balle sulla Resistenza romana, diffondendo la fortunata favoletta (amatissima da tutti i nazifascisti!) secondo cui la strage delle Fosse Ardeatine non ci sarebbe mai stata se i gappisti dell’attacco a Via Rasella si fossero consegnati alle SS. E proverbiali rimangono i suoi infamanti attacchi al comandante partigiano Rosario Bentivegna.
In compenso, leverà le sue arringhe a difesa di Erich Priebke, scrivendo letterine private al suo nuovo amichetto e solidarizzando col criminale nazista.

Per le sue intemerate, il Grande Indro si avvarrà spesso e volentieri di quel faro delle libertà civili e delle garanzie democratiche che è Il Giornale, del quale è stato fondatore e direttore, dopo essere passato per l’ultragovernativo “Corriere della Sera”.

Disastro del VajontTina Merlin E proprio dalle pagine della “Domenica del Corriere” non mancherà nel 1963 di intervenire sulla catastrofe del Vajont, non certo per denunciare le inadempienze della SADE (con le relative responsabilità del potere democristiano dell’epoca) che culminarono nella strage, ma per attaccare personalmente la tenace e bravissima Tina Merlin (donna, ex staffetta partigiana, e giornalista de l’Unità) che quegli scandali aveva scoperchiato per tempo e invano. Montanelli non perderà occasione per puntare il dito sui veri responsabili ed esibirsi nel suo ennesimo contorcimento di viscerale anticomunismo, sempre utile per tutte le occasioni:

“..qui vengono gli sciacalli che il partito comunista ha sguinzagliato, dei mestatori, dei fomentatori di odio. E sono costoro che additiamo al disgusto, all’abominio, e al disprezzo di tutti i galantuomini italiani.”

Anni dopo, a chi gli farà notare l’ingenerosità gratuita delle sue feroci invettive, Montanelli preciserà, salvo ribadire intatti i suoi convincimenti di allora:

Quando, poche ore dopo la catastrofe – la più rovinosa, fra quelle naturali, che abbia colpito in questo secolo l’Italia dopo il terremoto di Messina – giunsi sul posto, io non sapevo nulla delle sue cause, né della diga né di chi l’avesse costruita.
 Corriere della Sera
 (06/12/1998)

Epperò il “galantuomo italiano” parla, sentendosi quanto mai legittimato a sputare veleno e sentenze!
Del resto è uno che per quasi venti anni ha lavorato pagato a sua insaputa da Silvio Berlusconi

«La gente forse non ci crede quando dico che Silvio Berlusconi è il miglior padrone che potessi desiderare di avere. Sa perché? Perché ha capito immediatamente che non poteva darmi ordini. E non l’ha fatto.»

(Indro Montanelli intervistato da G.Ferrari nel 1990)

Montanelli costituisce a tutt’oggi il miglior esempio di libero giornalismo italiano d’opinione.
Non ne avevamo dubbi!

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12 Risposte to “NECROLOGI”

  1. Continuo ad ammirarti.

    Ciao
    Antonio

  2. Ottimo promemoria: la reiterazione degli sperticati encomi finisce col creare il mostro sacro, tanto chi si prende la briga di andare a rileggersi Montanelli?
    Verrebbe da chiedersi quali sono i motivi psicologici per cui si è arrivati, in ambito giornalistico, alla consacrazione universalmente condivisa del “mostro sacro”. Oggi tutti i giornalisti se ne dichiarano allievi… Stante il maestro, questo spiegherebbe molte cose sullo stato dell’informazione in Italia.

    • Per quello che vale la mia impressione personale, credo che M. sia stata un’icona istituzionale della destra “liberale” (una sorta di santino di bandiera per una compagine inesistente), funzionale al predominio della DC (“Visto?!? Ci sostiene pure M. che democristiano non è”).
      Era ferocemente anticomunista. E nell’Italietta fanfaniana prima e dorotea poi era requisito fondamentale per far carriera nella “libera” stampa. Noie reali, nell’ambito delle sue pubblicazioni, nelle redazioni mi pare infatti che M. non ne abbia mai avute.

      Personalmente, non l’ho mai potuto soffrire dal primo momento in cui ho cominciato a sfogliare un quotidiano (a 14 anni): come sedicente “storico” scriveva delle cappellate inaudite, smentibili da chiunque avesse una conoscenza di base su quanto andava concionando in libertà.
      La vera fortuna di questi “Grandi” è innanzitutto l’ignoranza abissale del popolo italiano (e infatti basta vedere cosa vota).
      Ma l’apoteosi di M. coincide sostanzialmente con la discesa in campo di Berlusconi e la conseguente rottura col suo vecchio “padrone”…. L’errore più grande, ed alla lunga letale, di gran parte della Sinistra è stato santificare chiunque (da destra o dintorni) fosse anti-berlusconiano, secondo un vecchio adagio secondo me fallace: “il nemico del mio nemico è un mio amico”.
      Solo così si spiegano scelte elettorali disastrose, insieme a fenomeni profondamente destrorsi come il travaglismo ed il dipietrismo, che hanno pescato consensi soprattutto a “sinistra”, per confluire da ultimi nel grillismo che altro non è se non una versione 2.0 del berlusconismo, ancor più estremizzato nel suo poujadismo nazional-populista.

      • Il Ribelle Says:

        “L’errore più grande, ed alla lunga letale, di gran parte della Sinistra è stato santificare chiunque (da destra o dintorni) fosse anti-berlusconiano”

        Assolutamente d’accordo. Mi vengono in mente tutti i personaggi a cui Santoro dava importanza…solo perchè dicevano qualcosa contro berlusconi. Poi se si trattava di fascisti mascherati andava bene lo stesso.

        Non a caso Travaglio (ed il suo squallido giornalino “Il Fatto”, scarso quasi quanto “il Giornale”) esce dal vivaio di Montanelli.

        Tipico esempio di Giornalismo Monnezza.

  3. pregevoisssimo ‘memento’ della natura del ‘giornalista non schierato’, in quanto schieratissimo, ma solo con se stesso, e con il facile cinismo ‘disincantato’ , e ‘in sprezzo del ridicolo’.
    ‘Gastone, con il guanto a penzolone’.
    siccome da un po’ mancava la memoria di ‘come mai non era un eroe della informazione costui’ , prima della follia latamente silviesca che ha contagiato l’italia’ per un ‘eone’…molto ben fatto e detto! :)

  4. Gianni Sartori Says:

    Ho visto che l’articolo citava la compianta Tina Merlin. Senz’altro indegnamente, ho avuto l’onore di conoscerla tanti anni fa. Era il 1969 e mi trovavo a Valdagno in “visita” alla fabbrica occupata di Marzotto. Portavo la mia testimonianza, un volantino di solidarietà di alcuni studenti dell’istituto magistrale di Vicenza dove avevo organizzato uno sciopero riuscendo a tener fuori un paio di classi (in particolare la mia, la 3° E).
    Credo in quella occasione di aver avuto un alterco con il futuro sindaco Variati che era, mi pare, in 2° (e forse già seguace di Rumor) che voleva entrare. A Valdagno lasciai il volantino agli operai “di guardia” (non era l’occupazione delle fabbriche del 1921, ma insomma era già qualcosa) e ritornai a Vicenza in autostop. A darmi un passaggio fu proprio Tina Merlin (giornalista dell’Unità) che mi aveva intravisto parlare con gli operai. Ovviamente consegnai anche a lei copia del volantino (che poi inserì nel suo libro “Avanguardia di classe e politica delle alleanze” Editori Riuniti, 1969). Le lotte della classe operaia di Valdagno erano diventate di rilevanza nazionale con la rivolta del 19 aprile 1968 (evento a cui, non del tutto casualmente, avevo partecipato, almeno come spettatore -ricordo che all’epoca avevo sedici anni).
    Del viaggio ricordo soprattutto un suo auspicio: “Voi giovani vedrete realizzarsi i nostri sogni, quelli del vostri genitori…un mondo meno ingiusto..” (cito a memoria). Sembrava convinta e non posso fare a meno di pensare a quanto ne sarebbe delusa, vedendo il disastro, non solo ambientale, compiutosi in questi anni…
    In ogni caso la sua testimonianza rimane salda, a futura memoria (come quella di un’altra donna dall’analogo destino, aver previsto e anticipato i drammi dell’inquinamento e venir per questo derisa e umiliata: Rachel Carson, autrice di “Silent Spring”, del 1962).
    Scusate per l’intervento a carattere memorialistico (e forse troppo personale) ma invecchiando sto diventando sentimentale, ciao
    Gianni Sartori

    PS il volantino si trova a pag. 225 del libro citato (“Gli studenti del “Fogazzaro” in sciopero, Vicenza 8 febbraio 1969). Lo avevo scritto nella sede del PSIUP di Vicenza insieme all’allora compagno, poi democristiano, Alfredo Zaniolo (con la supervisione, in parte censoria, di Domenico Buffarini).
    Riporto la conclusione:

    “Operai!
    Gli studenti non vi esprimono solo la loro solidarietà, ma vi portano il contributo cosciente della loro lotta contro il comune nemico, il capitalismo!
    Uniti, studenti e operai possono costruire un mondo nuovo!
    Uniti, studenti e operai possono diventare padroni del loro destino!
    A Valdagno, a Vicenza, nel Veneto, in tutta Italia studenti ed operai uniti nella lotta”.

    La lotta continua? Forse…
    ciao
    Gianni Sartori

    • Grazie Gianni,
      Probabilmente sembrerà un’affermazione retoricamente abusata, ma non c’è futuro senza memoria. Pertanto il tuo contributo e la tua testimonianza sono tanto gradite quanto assolutamente pertinenti. E di certo costituiscono un modo più che degno per onorare la memoria di Tina Merlin, ricordandone lo spessore umano e politico.

  5. Gianni Sartori Says:

    http://www.alternativacomunista.it/content/view/2216/1/

    segnalo questo “fumetto sperimentale” (sul 19 aprile 1968) in cui si parla anche di TINA MERLIN
    ciao
    Gianni Sartori

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