Sommossa e Insurrezione

1793

Il testo citato trae ispirazione dall’insurrezione parigina del 5 giugno 1832, narrata nell’ambito di quell’opera monumentale che furono “I Miserabili” di Victor Hugo, ma potrebbe benissimo essere riadattato alle convulsioni magmatiche in atto soprattutto nelle sponde meridionali del Mediterraneo…

Egitto - Piazza Tahrir

Il riferimento è soprattutto a quei sommovimenti indefiniti, entusiasticamente ribatezzati “primavere” dalle cancellerie occidentali e da una stampa tra le più conformiste e conservatrici d’Europa, che plaude entusiasticamente alle “rivoluzioni” altrui, ma celebra le sabbie (im)mobili della “pacificazione” in patria.
Victor HugoHugo smaltisce via, senza troppo indulgenze, la sbornia effimera della ‘sommossa’ e mette in guardia da coloro che con troppa facilità evocano apocalissi prossime venture, mentre si ammicca alla “ferocia degli italiani”; pregustando “la catastrofe economica”, come un avvoltoio appollaiato ai piedi del moribondo. Perché se “qualcuno si suicida”, qualcun altro si gode le vacanze in Costa Smeralda.

La superficie della questione.

Di che si compone una sommossa? Di nulla e di tutto.
Di una elettricità sprigionata a poco a poco, d’una fiamma scaturita d’improvviso, d’una forza vaga, d’un soffio che passa; quel soffio incontra teste che pensano, cervelli che meditano, anime che soffrono, passioni che ardono, miserie che urlano e porta tutto con sé.
Dove?
A caso. Attraverso lo stato, attraverso le leggi, attraverso la prosperità e l’insolenza altrui. Convinzioni offese, entusiasmi inaciditi, indignazioni commosse, istinti guerreschi compressi, coraggio giovanile esaltato, generose passioni, curiosità, desiderio del cambiamento, sete dell’inatteso…. gli odii vaghi, i rancori, i disappunti, ogni vanità che crede d’aver fallito il proprio destino; i disagi, i sogni tenebrosi, le ambizioni vacue; chiunque speri una via d’uscita da un crollo e, finalmente, più in basso di tutto, la moltitudine, fango che piglia fuoco, sono tutti elementi della sommossa.
Il più grande e l’infimo; esseri che vagabondano senza meta aspettando un’occasione, irregolari della vita, individui senza famiglia, vagabondi dei trivi, coloro che di notte dormono in un deserto di case, senz’altro tetto che le fredde nuvole del cielo, coloro che chiedono quotidianamente il pane al caso e non al lavoro, gli ignoti della miseria e del nulla, gli uomini dalle braccia nude e dai piedi nudi, appartengono alla sommossa.
Chiunque abbia nell’animo una segreta rivolta contro lo stato, la vita o la sorte confina colla sommossa e, non appena essa compare, incomincia a fremere ed a sentirsi sollevare dal turbine.
La sommossa è una specie di tromba dell’atmosfera sociale che si forma bruscamente in certe condizioni di temperatura e che, nel suo roteare, s’alza, corre, tuona, strappa, spiana, schiaccia, demolisce e sradica, trascinando le nature grandi e le meschine, l’uomo forte e lo spirito debole, il tronco d’albero e il filo di paglia.
Guai a colui che essa porta via con sé, come a colui che urta! Essa li schianta l’uno contro l’altro.
Essa comunica a coloro che afferra una straordinaria potenza; colma il primo venuto della forza degli eventi, fa di tutto un proiettile, trasforma in palla da cannone la pietra e in generale un facchino.
A dare ascolto a certi oracoli della politica subdola, dal punto di vista del potere un po’ di sommossa è desiderabile.
Sistema: la sommossa consolida quei governi che non riesce ad abbattere; mette alla prova l’esercito; concentra la borghesia; dà una stiratina ai muscoli della polizia; controlla la forza dell’ossatura sociale. È una ginnastica, quasi quasi, igienica; il potere si sente meglio dopo una sommossa, come l’uomo dopo una frizione.
[…] Quanto a noi, respingiamo questa parola troppo larga e per conseguenza troppo comoda, “le sommosse”. Tra movimento popolare e movimento popolare facciamo una distinzione.

Insurrezione di Parigi

Il fondo della questione

Sommossa e insurrezione: sono due collere distinte, una delle quali ha torto, l’altra ragione. Negli stati democratici, i soli fondati sulla giustizia, capita talvolta che una fazione sia usurpatrice; allora la totalità si solleva e la necessaria rivendicazione del suo diritto può giungere fino all’uso delle armi. In tutte le questioni che fanno capo alla sovranità collettiva, la guerra della totalità contro la fazione è insurrezione, mentre l’attacco della fazione contro la totalità è sommossa.
[…] Ciò che il suffragio universale ha fatto nella sua libertà e nella sua sovranità, non può esser disfatto dalla piazza. Lo stesso accade nelle cose di pura civiltà: l’istinto delle masse, chiaroveggente ieri, può esser torbido domani.
[…] L’insurrezione è un accesso di furore della verità e le pietre che essa smuove gettano la scintilla del diritto, ma lasciano alla sommossa soltanto fango…. Quindi se l’insurrezione, in dati casi, può essere, come disse Lafayette, il più santo dei doveri, la sommossa può essere il più fatale dei delitti.
V’è pure qualche differenza nell’intensità del calore: spesso, l’insurrezione è un vulcano, la sommossa è un fuoco di paglia.
[…] Nei casi più generali, la sommossa proviene da un fatto materiale, mentre l’insurrezione è sempre un fenomeno morale. La sommossa è Masaniello, l’insurrezione è Spartaco; l’insurrezione confina collo spirito, la sommossa collo stomaco.
[…] Prima che il diritto si manifesti, v’è tumulto e schiuma. Sul principio l’insurrezione è sommossa così come il fiume e torrente e, di solito, fa capo a quell’oceano che è la rivoluzione; pure, talvolta, venuta da quei monti elevati che dominano l’orizzonte morale, la giustizia, la saggezza, la ragione e il diritto, fatta della più pura neve dell’ideale, dopo una lunga caduta di roccia in roccia, dopo aver riflesso il cielo nella sua trasparenza ed essersi ingrossata di cento affluenti nel maestoso incedere del trionfo, l’insurrezione si perde all’improvviso in qualche palude borghese, come il Reno in un pantano.
[…] Del resto, insurrezione o sommossa, il borghese propriamente detto ignora in che cosa la prima differisca dalla seconda; egli conosce pochissimo queste sfumature. Per lui, tutto è sedizione, ribellione pura e semplice, rivolta del mastino contro il padrone, tentativo di mordere, di abbaiare e ringhiare, da punire colla catena e colla cuccia; fino al giorno in cui la testa di cane, ingrandita ad un tratto, si abbozza vagamente nell’ombra col muso di leone.
Allora il borghese grida: “Viva il popolo!”

  Victor Hugo
“I Miserabili”
Garzanti, 1981.

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Una Risposta to “Sommossa e Insurrezione”

  1. […] sul blog Liberthalia cita, Sommossa e Insurrezione, un passo illuminante dai Miserabili di Victor Hugo, con riferimento all’Egitto odierno […]

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