Le Parole e gli Atti

ROMA

«C’è una grande differenza tra il gesto isolato e un attentato organizzato da un gruppo eversivo. E c’è una altrettanto grande differenza tra un gesto spiegabile con l’estremismo politico e uno riconducibile a forme estreme di disagio personale.
Ma sarebbe ottuso e cieco consolarsi con la formula del “gesto isolato”.
In tempi di crisi delle appartenenze, nell’epoca della finta socialità di Facebook, negli anni della solitudine personale e politica dissimulata attraverso l’inganno tecnologico, l’azione individuale – che sia frutto di uno squilibrio o meno – è una inedita ma non per questo meno pericolosa forma di attacco alle istituzioni.
Sempre di una forma di terrorismo si tratta, inutile girarci attorno. La rabbia e la voglia di vendetta contro la politica è ormai una ideologia, un clima, un appartenere ad un “certo sentire”. Che diventi violenza vera e propria da parte di soggetti magari psicologicamente non saldissimi non cambia la sostanza.
Quello che veramente conta, quando si parla di terrorismo, non sono i pochi che sparano, o l’organizzazione clandestina che li raccoglie, o i comunicati politici che portano o non portano in tasca. E’ l’habitat culturale in cui l’azione – singola o di gruppo – matura.
L’odio per la casta sta diventando, nell’Italia del 2013, una ideologia. Per questo, dispiaccia o no e con tutte le dovute differenze, quello che è accaduto oggi non riguarda un caso umano di disperazione o follia. E’ anche un fatto politico

 Marco Bracconi
 Il terrorismo dei soli
(28/04/2013)

Le parole di Marco Bracconi non sono tanto interessanti per una riflessione che condividiamo in pieno, bensì per la natura sbracata (ai limiti dell’apologia di reato) di certi commenti in seguito…
Tanto per chiarirci, chi si avvicina con l’inganno a persone ignare (chiunque esse siano) e spara loro a bruciapelo, a tradimento, è un INFAME ed un VILE, che si rende artefice di un atto spregevole e che non merita alcuna giustificazione.
GunnerDunque, nella mattinata primaverile di una placida domenica romana, un bastardo con la pistola, troppo frettolosamente bollato come “squilibrato”, si metta a sparare all’impazzata contro i carabinieri che controllano i varchi di sicurezza a Palazzo Chigi, dove si tiene il giuramento del Consiglio dei Ministri, svuotando il caricatore addosso ai due militari e colpendo tra gli altri anche una donna incinta. Obiettivo dichiarato: colpire i “politici”, quale soggetto anonimo e indistinto (tutti uguali), in totalità onnicomprensiva della categoria elevata a fucina di ogni male.
Ci interessa poco e niente che lo sparatore sia un fallito che cerca di attribuire ad altri le responsabilità di una vita sbagliata e scelte fallimentari che riguardano lui solo, che sia un potenziale suicida, o uno psicopatico che si crede “rivoluzionario” e tenta in solitaria l’assalto al Palazzo d’Inverno, pensando che in democrazia un governo sgradito si abbatta a pistolettate.
Ci limitiamo a ricordare come le parole siano pietre; a maggior ragione, l’uso che se ne fa è importante. Ad abusarne troppo a lungo, possono avere spiacevoli effetti collaterali… può anche accadere che queste si possano trasformare persino in proiettili.
E in questa Italietta, ripiegata nei propri rancori e frustrazioni, sempre più abbrutita in un’ignoranza becera, ormai troppo spesso capita che arruffapopoli improvvisati e aizzatori professionisti di folle, giocando sugli istinti irrazionali e pulsioni rabbiose di masse amorfe incarognite dalla crisi, sguazzino con disinvolta faciloneria tra gli umori più fetidi di piazze più o meno virtuali, rimestando con poca coscienza e molto opportunismo nel calderone dei livori impazziti, illudendosi di poter cavalcare la tigre di un odio alimentato ad arte e apparentemente addomesticato alle furberie di istrionici tribuni.
Quando, perdendo ogni senso della realtà e delle proporzioni, si grida ininterrottamente al golpe ed al colpo di stato
Quando i propri avversari diventano casta.. zombies.. mostri.. morti che camminano… da spazzare via, da cacciare a calci nel culo”… da andare a “prendere nelle loro case”… 
GhigliottinaQuando si invocano le ghiogliottine, la forca ed i forconi (in senso metaforico, s’intende!)… quando si paragona se stessi a Robespierre (che le teste le faceva rotolare sul serio)…
Quando si evoca la marcia su Roma e tutto si riduce a guerra
Quando si rivendica per sé il 100% dei consensi, e che in caso contrario si scatenerà la “violenza nelle strade”… quando le uniche parole interattive della ‘piazza’ sono: “vaffanculo!”, “vergogna!”, “buffoni!”, “tutti a casa!”, a parte ovviamente i propri…
Quando ogni forma di dialogo, o confronto critico ma civile, vuol dire sporcarsi di merda
Quando tutto si riduce ad un bagno di sangue, ad una lotta titanica e mortale tra “NOI” (i puri) e “LORO” (gli infetti)…
Allora può accadere, tra le menti più labili, che qualcuno smarrisca il senso della metafora e cominci a baloccarsi con idee balzane… Può succedere allora che tra le psiche più disturbate, e sconquassate dalla precarietà di tempi difficili, certe parole e certi inviti vengano presi terribilmente sul serio e tramutati in atti malsani.
Ovviamente, quando la tigre sfugge al controllo dei suoi ambiziosi domatori, vedrete che questi prenderanno immediatamente le distanze, declinando ogni responsabilità. Scandalizzati e indignati, grideranno al complotto dei loro nemici (reiterando la farsa nella tragedia) e di occulti poteri, attivati per bloccare la loro “rivoluzione” gastrica. Urleranno alla cospirazione, che da sempre è l’arma abusata di qualunque cialtrone. E si aggrapperanno come disperati al vittimismo di chi ha la coda di paglia e nessuna coscienza da poter sporcare.

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9 Risposte to “Le Parole e gli Atti”

  1. Ieri avevo deciso di non volere commentare in nessun luogo circa gli avvenimenti relativi alla sparatoria. Non ho un’opinione realmente formata nella mente, matura e nitida. Eppure sento di essere in disaccordo con te.
    Secondo me è nell’ordine naturale delle cose che ad un certo punto il debole possa reagire violentemente in risposta alla propria sofferenza. Ma mi spiego meglio; di fronte alle proprie sconfitte le vie sono due: c’è chi come me, che sono convintamente democratico e a-violento (non uccido neanche le zanzare), cerca il proprio simile e prova a dare una risposta di classe alle proprie insoddisfazioni, tentando di risvegliare una coscienza di massa comune, e c’è chi invece pensa, non a torto, di essere in guerra e che la classe si formerà sul suo esempio.
    Ora, il signor Preiti, non appartiene a nessuna delle due categorie, ovvio, ma è nel limbo. E ai “sobillatori” a cui ti riferisci, non imputo granché, la più grande colpa è solo quella di avere costruito il Voi, e non il Noi. E di sbagliarlo, il Voi (che di solito comunque non esiste mai).
    Perdonami, però, al momento non mi sento di dire altro e so che quello che ho scritto è ampiamente insufficiente per dare un valido contributo alla discussione da te aperta.
    Sarò in grado magari fra un po’.

  2. Il Ribelle Says:

    Beh…non c’è che dire, post molto coraggioso che sottoscrivo in pieno, senza paura. Come si dice, non ci faremo intimidire…

    Avevo letto anche io il post di Bracconi (che leggo spesso e volentieri) ed avevo notato i commenti vergognosi. Aggiungo tra le frasi indegne di Grillo il: “arrendetevi siete circondati” con i commentatori che baldanzosi scrivevano “non faremo prigionieri”.

    Noi sono mesi che lo andiamo dicendo, ora il cazzaro stellato si cacherà sotto come un bambino dell’asilo e vedrete come placherà i toni…

    Tanto a tenere alti i toni, suo malgrado, ci penseranno o Becchi e altri personaggi fetentti del genere, sparsi per l’italia dalla glgloriosa macchina da guerra di Grillo, che non ci risparmieranno commenti del cazzo alla bisogna.

    Trovo però consolante che in mezzo a tanto fetore ci siano persone che non perdono mai il buonsenso, però si sa, in Italia sono una stretta minoranza.

  3. Il Ribelle Says:

    Hanno rimosso il post di Bracconi…

    http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2013/04/28/il-terrorismo-dei-soli/

    qualcuno è in grado di spiegarmi i motivi? Si è fatto intimidire? I toni si erano fatti troppo accesi?

  4. @ Dun Hill
    Mi sento molto privilegiato vista la tua decisione, nonostante la ritrosia, di onorarmi delle tue osservazioni che per me costituiscono (e non da ora) un contributo prezioso.
    Personalmente, non ho mai ritenuto la non-violenza un valore assoluto. E proprio perché della violenza (e delle sue forme istituzionalizzate) conosco le applicazioni pratiche, mi guardo bene dall’evocarla, anche metaforicamente.
    Non ho grande simpatia per i “tutori dell’ordine” e però ne rispetto il ruolo professionale e la necessità sociale.
    Non ho ostilità nei confronti delle armi: le trovo tecnicamente interessanti; mi è stato insegnato ad usarle (nell’Esercito)… ma MAI vorrei possederne una, né sopporterei di vederne in giro per casa.
    Sono “strumenti di morte”: la funzione primaria di un’arma da fuoco è uccidere, ed alla lunga esercita un fascino perverso sui suoi possessori. Chi ha un’arma, prima o poi la usa.

    “..è nell’ordine naturale delle cose che ad un certo punto il debole possa reagire violentemente in risposta alla propria sofferenza..

    Ma se la risposta diventa prevaricazione, arbitrio, violenza gratuita e sterile, contro gli obiettivi sbagliati o ‘simbolici’, ma assai più facili da colpire, allora il “debole” non è affatto migliore del “forte”. Anzi!
    La protesta sociale è sacra. Però è anche una miscela potenzialmente esplosiva, che va maneggiata con cura. Può essere aspra, fortemente antagonista, ma deve essere necessariamente costruttiva, per l’appunto aggregativa e possibilmente inclusiva nel “NOI” inteso come comunità allargata e aperta, in nome di un progetto, di un ideale, foss’anche un’utopia.
    Il nichilismo protestatario di matrice post-ideologica e ragionieristica (le spese della casta) invece non serve a nulla. E’ solo rancore di consumatori compulsivi a corto di liquidità; di bisogni indotti rimasti insoddisfatti… E’ mera distruzione, inutile e illogica. E’ pura controrivoluzione reazionaria.
    Ed è da sempre a disposizione di ogni avventurismo fascistoide o demagogo senza scrupoli.
    Per questo, da me non avrà mai alcuna tolleranza o forma di comprensione, perché io ripudio la “guerra” ma so benissimo chi sono i miei nemici, distinguendoli nettamente in mezzo alla folla.

    @ Ribelle
    Grazie davvero per la segnalazione!
    E’ alquanto curiosa la frettolosa rimozione del post di Bracconi con la sostituzione di una nuova pubblicazione di tutt’altro registro e sostanza. Quasi una smentita; una presa di distanze da quanto scritto nemmeno 24h prima.
    Sarebbe curioso sapere se per volontà dell’Autore o per imposizione editoriale.
    Forse sono gli afflati mefitici del nuovo spirito di “pacificazione nazionale” in nome della normalizzazione. Concordia ordinum nella ritrovata pax democristiana. O l’ennesimo tentativo di recupero in extremis dei manipoli pentastellati.
    Sopire troncare, troncare sopire…

  5. Il Ribelle Says:

    “ma MAI vorrei possederne una, né sopporterei di vederne in giro per casa.”

    E qui sottoscrivo al 100%.

    “Il nichilismo protestatario di matrice post-ideologica e ragionieristica (le spese della casta) invece non serve a nulla. E’ solo rancore di consumatori compulsivi a corto di liquidità; di bisogni indotti rimasti insoddisfatti… E’ mera distruzione, inutile e illogica. E’ pura controrivoluzione reazionaria.”

    Condivido, e ci vedo anche un certo razzismo recondito, pronto poi a palesarsi in altre forme.

    • Oh no, mica tanto recondito… Vedrai che ogni sottoproletario, ogni miserabile, se la prenderà mica contro il padrone che l’ha licenziato, il caporale che l’ha sfruttato, il demagogo che l’ha ingannato…
      Piuttosto, lancerà i suoi strali contro l’immigrato che sarebbe più privilegiato di lui (perché magari si fa il mazzo 18h al giorno e si è aperto una frutteria); contro il negro che gli frega il lavoro e senza il quale però la frutta marcirebbe nei campi che nessuno coltiva più.
      Il razzismo è palese e palpabile… E se, per dire, Santoro non fosse così concentrato a rimirarsi l’ombelico e l’audience, inorridirebbe per quello che esce dalla bocca delle sue adorate “piazze” (o piazzate?). Personalmente, mi sono gustato l’intervista al gruppo di barboni (italiani) della stazione Termini che imputavano la loro condizione agli… extracomunitari (!) e poi ovviamente ai “politici” tutti, che tanto va di moda.

  6. Il Ribelle Says:

    “Oh no, mica tanto recondito… Vedrai che ogni sottoproletario, ogni miserabile, se la prenderà mica contro il padrone che l’ha licenziato, il caporale che l’ha sfruttato, il demagogo che l’ha ingannato…”

    E se te la devo dire tutta, vedo un accanirsi, più che dei miserabili in generale, da parte di quegli imprenditori miserabili, miserabili nel profondo della propira anima, che non hanno mai pagato un euro di tasse hanno mandato al governo ladri per i loro porci interessi, andando in giro con auto da 50 mila euro
    per poi svegliarsi un giorno mezzi falliti perchè la gente non comprava più la loro merce. Devi vedere la violenza verbale e le invettive che esprimono contro i politici, la caste, odio indistinto e viscerale nel mantra “sono tutti uguali”.

    “Piuttosto, lancerà i suoi strali contro l’immigrato che sarebbe più privilegiato di lui (perché magari si fa il mazzo 18h al giorno e si è aperto una frutteria); contro il negro che gli frega il lavoro e senza il quale però la frutta marcirebbe nei campi che nessuno coltiva più.”

    Io personalmente, ogni volta che ho la fortuna di parlare con qualche immigrato, che vive in condizioni di vita pietose, mi rendo conto di quanto ho da imparare da loro. Non sanno se domani avranno il lavoro, non sanno se avranno un posto dove dormire, eppure sono felici, sono sorridenti. “Gli italiani sono
    brava gente” dicono anche se poi scopri che ognuno di loro ha avuto, da quando vive in Italia almeno un aggressione da parte di qualche miserabile. Addirittura uno di loro mi ha raccontato di essere stato preso a sassate da dei ragazzi giovani minorenni,in un quartiere ricco di Roma, che la dice lunga sull’educazione che questi ricevono dai loro miserabili e volgari genitori. “Sono ragazzi, li ho perdonati” mi ha confessato. Ed hanno voglia di lavorare, sono motivati, si lamenatano raramente, e non dimenticano mai il posto da dove vengono, dilaniato da guerre civili, ben cavalcate dai signori della guerra occidentali. E su cui dovremmo tutti farci l’esame di coscienza quando diciamo “gli immigrati ci rubano il lavoro”. Noi tutti, nella maggior parte dei casi, gli abbiamo rubato lo Stato, non dimentichiamolo.

    Non dimentichiamoci MAI la fortuna di essere “purtroppo” italiani, ed di vivere in Europa, il posto dove si vive meglio in assoluto nel mondo.

    Devo dire che Laura Boldrini, che seguivo da tempo, ha contribuito alla formazione della mia coscienza sociale nei confronti degli immigrati. Certo che se qualcuno mi vuole convincere che la Boldrini è uguale alla Santanchè (sono tutti uguali, dicono), non credo gli riuscirà facile.

    Si lo ammetto, sono “innamorato” della Boldrini, non lo nascondo. Tra l’altro la trovo anche una bella donna.

    “Il razzismo è palese e palpabile… E se, per dire, Santoro non fosse così concentrato a rimirarsi l’ombelico e l’audience, inorridirebbe per quello che esce dalla bocca delle sue adorate “piazze” (o piazzate?). Personalmente, mi sono gustato l’intervista al gruppo di barboni (italiani) della stazione Termini che imputavano la loro condizione agli… extracomunitari (!) e poi ovviamente ai “politici” tutti, che tanto va di moda.”

    Il programma di Santoro è diventato di volta in volta sempre più vergnognoso. Santoro sembra aver completamente perso il lume della ragione. La puntata su Berlusconi non lo dimenticherò mai. Ed il suo buttare benzina sul fuoco del polulismo grillino, e l’invitare in modo continuativo personaggi come la Santanchè la dice lunga come secondo me abbia perso la percezione della realtà. Sembra che l’unica cosa che gli importi siano i dati di “Audience”. Conduttore da dimenticare.

  7. Il Ribelle Says:

    E’ tanto per confermare quanto detto, non sono tardate ad arrivare, le offese razziste alla neo-ministra Cècile Kyenge, unica nota positiva dell’accozzaglia Letta.

    http://www.repubblica.it/politica/2013/04/30/news/boldrini_kyenge-57767758/

    Ed io dovrei provare nei confronti di questi miei connazionali un qualunque sentimento che si distingua dallo schifo e l’orrore?
    Sono solo dei razzisti cerebrolesi.

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