CAVE CANEM

Ora che la “percezione psicologica” di bunga-bunghiana memoria si è concretizzata in una drammatica realtà, degenerata in una crisi sistemica senza precedenti, abbondano i profeti di sventura, armati di mannaia per la cura “lacrime e sangue” nella generale sfilata di sepolcri imbiancati. Sono le redivive cariatidi del ‘rigore’ e dell’austerità ritrovata, meglio se inversamente proporzionale al reddito: la cura dimagrante applicata al popolo supino, a profitto della bulimia dei mercati, che taglia i bisogni in nome dei bilanci santificando lo spread.
Sono gli stessi opinionisti ‘liberali’ che, quando c’era Lui, declamavano panegirici in versi, onorando la lungimiranza del “governo del fare”. Sono quelli che, computi e sdegnosi, ti ripetevano con contrita sufficienza che, nonostante tutto, “non esistono alternative a B.” e ora si prostrano in massa ai piedi del nuovo esecutivo tecnocratico, con ritrovato entusiasmo.
Sono i medesimi declamatori del “Tremonti grande economista”… i rassicuranti analisti del “peggio è ormai alle spalle”…
Sono gli stessi industriali che si affastellavano copiosi, agitando la sportula davanti alle alcove mercenarie di Arcore, praticando il meretricio in forma diversamente utile, e che ora piangono miseria lamentando la pessima gestione della crisi economica. È gente che ha perso da tempo la faccia e che, abituata a vendere le terga, è ormai incapace di distinguere la differenza, esibendo indistintamente ora l’uno ora l’altra senza notare la discrepanza.
Per coloro che volessero ricordare, QUI trovate un piccolo campionario, selezionato nel lontano Maggio 2010, con alcune delle migliori perle troppo in fretta consegnate all’oblio dei posteri.
I prodromi del collasso imminente erano evidenti, a voler cogliere i segnali d’allarme, ma nessuno osava interrompere la festa nella grande abbuffata berlusconiana del ladrocinio istituzionalizzato (ma ‘devoto’), all’ombra di Comunione e Lottizzazione, dei Grandi Eventi, e dei rapaci Gentiluomini di Sua Santità
E c’è lo stesso Presidente della Repubblica che mai nulla ebbe ad eccepire nei trascorsi anni di governo e di scandali a cielo aperto; che accettò la nomina a ministro di un pugno di ladroni secessionisti in camicia verde. È lo stesso Presidente che nel Settembre del 2010 impedì con la sua (im)moral suasion la caduta di un governo ormai decotto, quando ancora molto poteva essere fatto per impedire l’attuale tracollo politico ed economico, salvo tirare fuori dal cilindro il Montinator a catastrofe ormai avvenuta.

 – La politica del baubau –

Perché Monti continua a farci del male, agitando lo spettro della Grecia? Possibile che nella squadra dei tecnici non ci sia uno psicologo in grado di spiegargli che i cittadini non sono bambini da spaventare, ma adulti da motivare? Anche ieri la solita storia: cari italiani, se non vi tassassimo a sangue, fareste la fine di Atene. Nel racconto montiano l’Italia è un viandante sopravvissuto miracolosamente alla prima fase della carneficina, ma tuttora inseguito da un branco di lupi a cui ogni giorno deve sacrificare uno stinco o un gomito per avere salva la vita. Una fotografia vera, ma schiacciata sul presente. Manca ciò che da tempo si chiede invano ai governanti: una visione del futuro. Aumentare la benzina è un’aspirina, non una cura. E non lo è neppure combattere l’economia sommersa dei privati senza toccare la spesa pubblica e il sottobosco corrotto della burocrazia.
I nostri nonni possedevano il nulla, ma si sentivano dire dalla politica che, sgobbando con passione, avrebbero potuto avere tutto o almeno qualcosa. Adesso il sentimento dominante nel discorso pubblico non è più la voglia, ma la paura. Quella peggiore, poi: la paura di perdere, anticamera della sconfitta sicura. Il cittadino è disposto a sacrificarsi se gli si offrono una direzione di marcia e una prospettiva di riscossa. Ma se ci si limita a spaventarlo col babau della povertà, lungi dal reagire si dispera e si arrende. Forse, oltre che uno psicologo, a questa squadra di tecnici manca un filosofo. Uno che li aiuti a capire che nel destino delle nazioni esiste qualcosa di più grande dello spread.”

  Massimo Gramellini
La Stampa (19/04/2012)

È ovvio che nella spirale recessiva, innescata dai vortici senza controllo delle speculazioni finanziarie, il problema siano le politiche sociali e non gli spiriti distruttivi di un turbo-liberismo selvaggio, che ha sostituito lo scambio di merci con i flussi di cassa. In fondo, si tratta dell’ennesima riedizione di un vecchio copione già scritto (in tempi non sospetti, avevamo fornito una nostra modesta disamina QUI) nei troppi ricorsi della Storia.

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Una Risposta to “CAVE CANEM”

  1. Agli italiani più che le riscosse piacciono i sogni.
    Il problema è il risveglio.

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