Arrivederci Giorgio

 Con la scomparsa del grande Giorgio Bocca, si chiude un’epoca di storia vissuta intensamente, un archivio unico di memoria vivente. Col titanico Bocca muore il giornalismo d’autore… quello con la “G” maiuscola, le cui ultime vestigia si ergevano ancora maestose ed uniche sopra i pollai starnazzanti dei media italiani: presuntuosi gallinacei racchiusi nei recinti delle loro desolanti meschinerie, gelosie ed invidie professionali, ripicche e pettegolezzi da comari di paese, disperatamente in cerca della ribalta.
Da oggi l’Italia è un posto immensamente più povero.

«A volte vien da dire: fermati mondo voglio scendere. Come l’uomo del Pascoli, che in una notte stellata si affaccia al baratro rotante dell’Universo, attratto e atterrito da quella vertigine. Come ci si stanca di questo frastuono di voci dissonanti, di ottimisti contro ogni ragione e di apocalittici contro ogni speranza.
A molti questo mondo in continua mutazione e dissezione fa orrore. Ad altri invece dà ebbrezza questa sua fame del più: più gente, più macchine, più notizie, più rapidità, più piaceri, più veleni. Gli provoca un orgasmo, si sentono in espansione con l’universo.
[…] Il futuro appare incerto e fosco, ma pensiamo più a farci i soldi che a cambiarlo. Tripudiamo perché in Cina o in India stanno aprendosi nuovi mercati, ci rallegriamo perchè milioni di contadini cinesi o indiani abbandoneranno le campagne per riversarsi nelle megalopoli, che impesteranno coi loro miasmi e veleni gli oceani Indiano e Pacifico. E allora? Diranno gli ottimisti, lei è cinese? Lei intende trasferirsi in India? No, e dunque di che si preoccupa? Festina lente, predicava l’antica saggezza, affrettati lentamente. Ma qui, da questo mondo, la sola cosa da fare, direi, è scendere.»

 Giorgio Bocca
Voglio scendere!
Mondadori, 1998.

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12 Risposte to “Arrivederci Giorgio”

  1. più poveri di così…

  2. la notizia mi ha rovinato il Natale, si può dire.
    Ma il capodanno sembra salvo, dato che ci ha tragicamente lasciati anche don verzè. (Don Verzè ha rimesso a voi i suoi debiti, cit. Spinoza).

    Buon anno.

    • Praticamente, si tratta solo di “un miliardo” di debiti… sarebbero a carico delle casse vaticane, quindi è certo che li pagheremo ‘noi’: lasciate a Cesare i debiti e arraffate tutto il resto.
      Buon Anno!

  3. Prima fervente fascista, razzista e profondamente antisemita (molto “chiarificatore” il suo articolo ferocemente antigiudaico sui “Protocolli”)…. poi – come hanno fatto in tanti – sale sul carro dei vincitori dei traditori delinquenti partigiani… diventa quindi un fervente comunista, poi -qualche anno dopo – da comunista a Filo- leghista antimeridionale, per finire riallineandosi con la Gang dei Bersani…. un vero esempio di fulgida moralità e coerenza.
    Quest’Italia ottosettembrina si merita queste fulgide personalità… non c’è che dire.
    La sua anima sarà la benvenuta nell’inferno dei voltagabbana… per quanto riguarda le sue “spoglie mortali” sono assolutamente certo che il suo corpo non andrà mai in decomposizione, perfino i vermi schifano un essere come lui.

    Invito i lettori di questo putrido blog a leggere l’articolo che segue, scritto da un Giorgio Bocca in splendida forma antisemita…. sembra uno dei migliori utenti di Stormfront….. chissà che ne pensa il suo caro amico Gad di questo scritto “giovanile”.

    Documenti dell’odio giudaico.
    «I ‘Protocolli’ dei Savi anziani di Sion»

    Sono i «Protocolli dei Savi anziani di Sion» un documento dell’internazionale ebraica contenente i piani attraverso a cui il popolo Ebreo intende giungere al dominio del mondo. La logica costruzione del testo trae ragione e causa da un esame critico e profondo della realtà del mondo e della natura umana. Non vi sono perciò ragionamenti aprioristici ed astratti, ma solo studio, critica, deduzione e, come ultimo risultato, la proposizione.

    Il povero «gojm» o «gentile» così il testo chiama i non Ebrei, leggendo quei «Protocolli» rimane al tempo stesso stupito ed atterrito. Anche se è in grado di sceverare da ciò che ha effettivo valore tutto quello che può essere enfasi ieratica o presunzione propria di chi si crede prediletto da Dio, il lettore ariano rimane impressionato dinanzi ad un’opera così macchinosa e gigantesca, così ammalata di criminalità con tanta tenacia e spaventosa perseveranza condotta attraverso ai secoli da esseri che si sono sempre tenuti nell’ombra ed al riparo di propizi paraventi.

    Il testo, dopo aver enunciato il principio che diritto è uguale a forza, descrive i mezzi ed indica i risultati a cui il popolo Ebreo è già arrivato e quali mete dovrà ancora raggiungere per possedere il monopolio della forza, cioè del diritto, cioè del dominio del mondo.

    In questo intento il popolo eletto, sparsosi per volontà di Dio in tutte le parti del mondo, ha lottato e lavorato per allontanare i «gentili» sempre più da una visione realistica della vita, per gettarli in braccia all’utopia, per indebolire la forza dei loro governi e per carpire nel frattempo le loro sostanze per mezzo della speculazione. Lungo tempo è durata la preparazione consistente nella formazione di un reticolo capillare, unito negli intenti e potente nella finanza; quindi ha avuto inizio l’opera di dissolvimento.

    I primi ostacoli da abbattere erano le due forze dell’aristocrazia e del clero. Gli ebrei preparano la rivoluzione francese; l’aristocrazia cade nelle loro mani per mezzo del denaro, il clero viene combattuto e discreditato per mezzo della critica e della stampa. Il malgoverno da essi prodotto stanca e disgusta il popolo. Gli ebrei lanciano allora il grido: «Libertà, eguaglianza, fratellanza». La massa illusa e piena di speranza abbatte le solide istituzioni e prepara il campo a quelle forme di governo liberali e democratiche in cui gli ebrei, padroni dell’oro, divengono i dominatori.

    Dice il testo: «Abbiamo trasformato i loro governi in arene dove si combattono le guerre di partito» e più oltre «l’abuso di potere da parte dei singoli farà crollare tutte le istituzioni». Un gran passo è già stato fatto, ma altre forze sono ancora da abbattere: la famiglia e la religione. Menti ebraiche preparano allora e confezionano per i veramente ingenui «gentili» un’altra più affascinante utopia: il collettivismo. Cervelli ebraici dirigono la rivoluzione bolscevica, banchieri ebraici la finanziano.

    Dice il testo: «Lasceremo che cavalchino il corsiero delle vane speranze di poter distruggere l’individualità umana». Quando non esisteranno più nerbi di forza che si possano opporre, quando i popoli saranno esasperati dal fallimento di queste teorie e delle forme di governo che ne sono la conseguenza, allora, con la forza del denaro, gli ebrei imporranno la loro autocrazia, solida, forte e decisa, unita nella persona del monarca del sangue di Davide, imperniata sulla divisione gerarchica delle caste.

    Non tutti i «gentili» – per sfortuna degli ebrei – sono stati però degli «ingenui» o «zucche vuote» come essi amano chiamarli.

    Anche essi, o almeno una parte di essi ha saputo guardare il viso non amabile forse, ma pur tuttavia immutabile, della realtà. Un colpo tremendo deve aver subito il cuore ebreo nel vedere sorgere un movimento, quale quello fascista che denunciava la inconsistenza pratica della parola libertà nel campo politico dove gli uomini sono in tal modo costrutti da trasformare la libertà loro accordata in anarchia. Una rabbia immensa deve aver riempito il cuore degli anziani di Sion, nel sentire dei non ebrei dire che il comunismo è un’utopia irraggiungibile e che le sue applicazioni pratiche sono costruzioni meccaniche e crudeli dove milioni di schiavi lavorano per una minoranza di dirigenti (ebrei).

    L’odio di chi vede svelati i suoi piani è enorme, l’odio di chi vede rovinati i propri piani è tremendo. Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei.

    A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei? È certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace,deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo.

    Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù”

    Giorgio Bocca – fascista e antisemita – 14 agosto 1942

    • Arieccolo alla carica!
      Purtroppo per Lei, non tutti vivono in una bolla di vetro, ibernati in una sorta di camera del tempo impermeabile ai mutamenti ed allo scorrere della Storia…
      A quanto pare, per riscattare Giorgio Bocca, nato e cresciuto sotto il fascismo, rigidamente indottrinato sotto il regime (e bensì capace di rigettare con forza le tossine della propaganda nazifascista), non sono bastati 70 anni di atti concreti né la sua partecipazione attiva alla Resistenza. No, sempre lì a rinfacciare un pessimo articoletto scritto a 20 anni. Tutto il resto è azzerato.

      Tuttavia, nonostante le sue reiterate profusioni di disprezzo, le pagine di Liberthalia devono piacerLe davvero tanto, caro Sig.Viola, perché alla fine della sfilza di anatemi sempre qua a postare la ritrovo…
      Mi dica Sig. Viola, quanto deve essere triste, e soprattutto vuota, la sua esistenza, se è addirittura costretto a pubblicare i suoi deliri apocalittici dentro la tana dell’odiato Nemico? Se deve approfittare della nostra fin troppo tollerante ospitalità, cercando spasmodicamente l’attenzione (e la comprensione) di quegli ‘shammashin’ che così tanto la disgustano?

      E’ davvero duro convivere con le proprie ossessioni, specialmente quando queste ultime prendono il sopravvento in un insanabile delirio paranoico…
      Arginare il peso insostenibile di una solitudine, che nel suo caso mi sembra abissale…
      Cercare di tenere a freno le sue fobie e le sue paure ancestrali, che la costringono a gemere in uno stato di terrore perenne, circondato da nemici implacabili che vede ovunque e fantasmi orrorifici che condizionano come non mai la sua tragica esistenza, in uno stato di guerra (immaginaria) permanente che sembra avvelenare ogni momento della sua (infelice) vita.

      Mi spiace Sig.Viola. Mi dispiace davvero. E glielo dico con quel minimo di empatia che provo a prescindere per il mio prossimo.
      Ma io non posso lenire le sue sofferenze esistenziali, né offrire soluzioni consone al suo disagio psichico.
      Sorvolo perciò sui contenuti del suo intervento per mera pietà umana. Ma la prossima volta mi vedrò comunque costretto a rimuovere simili ‘contributi’, perché questa non è la bachechina delle sue psicosi (tanto meno il megafono dei suoi rutti!) e noi non siamo così remissivi e comprensivi come Lei sembra credere (o sperare).

      P.S. Qui di “putrido” c’è soltanto Lei.

  4. avicenna Says:

    Un mio carissimo ed indimenticato familiare, che i nazisti e i fascisti – quelli veri – li aveva conosciuti ( e combattuti..) ai tempi del ferro e del fuoco della guerra civile, diceva che coi sedicenti fascisti (o nazisti) di oggi non è nemmeno il caso di scambiar verbo. Perché , di necessità ex-post e quindi in malafede, sono tutti e solo alla ricerca disperata di un’impossibile riabilitazione di un passato condannato per sempre dal tribunale degli uomini e della Storia. Uno dei più vieti ed arrugginiti ferrivecchi del loro scassato armamentario retorico consiste nel tentativo di sminuire e, se possibile, gettar fango con ogni mezzo possibile, per parificare coloro che combatterono per la libertà, ai servi della tirannide, affinché più nulla si possa distinguere nella “buia notte dove tutte le mucche son grigie (o nere)..” Chiamano quest’opera ,indefessa e diuturna, a cui votano la loro vuota e fallimentare esistenza , “revisionismo storico”. Per cui che un piccolo seguace del piccolo nazirevisionista Mattogno, un laudatore di Himmler e di Goebbels e delle loro gesta magnifiche e progressive, un padulo aquilotto neonazista impallinato alla nascita, si faccia avanti, starnazzando, paletta e secchiello alla mano, contro chi, in quei tempi in cui si decidevano le sorti dell’Italia e dell’ Europa assoggettate sotto il tallone nazista, il suo mitra lo volse, da uomo libero pronto a pagare di persona, contro i carnefici e i loro volenterosi collaborazionisti dell’itaglietta saloina, sta nell’ordine naturale e necessario delle cose. Ci mancherebbe solo che non fosse così…

    • Carlo Mattogno non è nazista… è un radicale da sempre, per intenderci: vota Pannella.
      Sul fatto che sia “piccolo”… beh… dovrebbe informarsi meglio visto che da più di dieci anni non esistono confutazioni ai suoi libri…. vuole provarci lei???

      P.S: l’accezione “Padulo” è bellissima… complimenti!

      cordiali saluti
      cordiali saluti

  5. avicenna Says:

    Sommariamente e preliminarmente, non risulta che il Mattogno abbia maturato alcuna formazione storica e/o storiografica in istituzioni accademiche e/o scientifiche degne di una qualche rilevanza né nazionale, né, tantomeno, internazionale, né che ricopra in alcuna di esse la benché minima posizione. Ci sia risparmiata per carità di patria la citazione dell’ “Institute for Historical Review” il cui nome è di per sé tutto un programma (nomen omen..) Dove abbia acquisito le vantate competenze di storico, ovvero gli strumenti del mestiere che discriminano tra dilettante e storico a piena caratura, indispensabili per condurre, con metodo che possa dirsi scientifico, una qualsivoglia ricerca storica, rimane altresì irrisolto arcano. Parimenti ignoti sono studi storici, che uno storico degno del nome dovrebbe avere nel suo cursus honorum, quandunque prodotti, su qualsivoglia argomento. anche e soprattutto extra questione “olocausto si/olocausto no” e relative riviste serie su cui siano stati pubblicati .Ove per serietà non può che intendersi quella documentata dal criterio internazionalmente riconosciuto come unico metro dell’attendibilità scientifica, ovvero il relativo “impact factor”. Meno ignoto parrebbe il modo di procedere del Mattogno nella valutazione (!?) delle “fonti” e delle “prove” a carico o a discarico delle sue apodittiche tesi. Ovvero la negazione aprioristica della validità di tutte le testimonianze dirette, personali ed oculari, comprese quelle di matrice tedesca e nazionalsocialista, acquisite nel corso di tutte le indagini e processi, la negazione altrettanto aprioristica della validità di tutte le fonti di prova, TUTTE – a dir suo – costruite ad arte dai complottisti pluto-giudeo-massoni nordamericani, sovietici e sionisti ,vincitori della seconda guerra mondiale, la negazione della possibilità “tecnica” dell’esecuzione di massa degli ebrei (e non) tramite gasazione e relativa eliminazione dei resti dei suddetti eccidi, negazione fondata a sua volta su argomentazioni “pseudotecniche” che mai nessuna corte giudicante di nessun paese dell’orbe terracqueo ha accolto come valide e sulla cui ultracontroversa natura esiste una messe nutrita di perizie tecniche non certo meno degne di credito, che sostengono invece esattamente l’opposto, sollevando l’inadeguatezza, dolosa o meno, delle argomentazioni tecniche o presunte tali di parte negazionista. Se vogliamo, possiamo pure aggiungere che TUTTI i suoi scritti sono pubblicati da case editrici o addirittura solo da siti web o rivistine “a circolazione amatoriale”, come le vogliamo definire? con un’imprinting genetico inconfutabile o, più eufemisticamente “, di nicchia” mooolto ristretta, per pochi aficionados o eletti a seconda dei punti di vista… Il resto che per, deformazione professionale, ci verrebbe da aggiungere sulle motivazioni reali, meno scontate di quel che il profano possa credere, che verosimilmente muovono il fervore inquisitorio – nell’accezione etimologica del termine – dell’aspirante Tucidide del terzo millennio dell’era volgare, ce lo risparmiamo. Su chi, poi, sia politicamente parlando, il Mattogno, crediamo basti ed avanzi la sua biografia culturale ed il suo operato, gli ambienti dove trovano UNICA eco i suoi scritti e il sempre valido test del “cui prodest?” Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, si direbbe. Ad maiora.

  6. Carmela Piano Says:

    Per rientrare in pista i fascisti prima hanno tentato di rinnegare un passato che purtroppo li ha visti attivi, ed ora, in questo nostro tempo sempre più delirante e oscurato da una paurosa ignoranza, alcuni di loro osano addirittura dire che i crimini nazisti sono un’invenzione. Si fa molto bene, allora, a ricordarli con esecrazione.

    • Sostanzialmente questa ‘feccia’ (non saprei definirla diversamente) gioca su due livelli: pubblicamente, non sapendo produrre di meglio, nega persino le evidenze instillando i loro liquami “revisionisti” nel corpo abulico di una società amorfa; chiusi nei loro antri neo-nazisti si compiacciono invece delle gesta naziste ed inneggiano alla memoria degli abomini (dis)umani che li hanno preceduti e li ispirano.
      Il livello culturale delle loro disamine ‘culturali’ è sconsolante…
      Basta leggere le farneticazioni di Bimbo-minkio!

  7. PierLuigiBelliniDelleStelle Says:

    Non basta ricordare le infamie di cui si sono macchiati i nazifascisti. C’è voluta una guerra mondiale costata 55 milioni di morti per ricacciarli nella fogna nera da cui provenivano e dove DEVONO restare, come altri hanno sacrosantamente detto. Quella è tutto ciò che le democrazie possono e devono concedere loro: la morte civile nella forma del silenzio politico. Il fascista (o il nazista) è, mentalmente, un troglodita, un primitivo di ritorno, una regressione evolutiva della specie umana, un analfabeta mentale che ignora la grammatica della civiltà democratica. Conosce solo una legge: quella del più forte, e come tale va trattato, Ama il manganello e gli ambienti concentrazionari. Lì si sente a suo agio.La società democratica, imponendogli il rispetto della legge, esaudisce questo suo istinto primitivo, semplicemente. Non per niente in tutta Europa si va in carcere (per anni, vedi Irving e camerati..) per reati che i nazifascisti medesimi, nelle loro perfide lagnanze, definiscono “d’opininone”, e che in realtà sono di propaganda mistificatrice e falsificazionista, come il negazionismo. Ed è sacrosanto che sia così. I milioni che sono morti per ricacciarli nelle cloache della Storia sono la pietra tombale su ogni presunto -e in realtà insussistente – diritto politico di costoro. Loro sono e devono essere considerati a tutti gli effetti degli abusivi della democrazia.

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