A Ciascuno il suo…


“Non si dirà per certo giammai che il nostro è un Parlamento democratico!
Vi è di tutto – il popolo eccetto.”

(Ferdinando Petruccelli della Gattina; 1861)

Ogni epoca storica costituisce un ‘unicum’ difficilmente ripetibile, ma certe analogie, certe peculiarità, lungi dall’essere esclusive, restano. Attraverso i legami di un filo invisibile eppur resistente, si tramandano diverse nella forma ma inalterate nella sostanza, alla stregua di un habitus culturale che si adatta alla variabilità delle mode, mantenendo però il suo tratto distintivo nonostante lo scorrere del tempo…
In tempi di rigore economico, di egoismi particolari, e di oligarchie più o meno intoccabili, sotto l’ombrello di un governo politico composto da ‘tecnici’, fioccano le invettive contro la “casta” (tolleratissima finché dispensa favori; invisa quando chiude i rubinetti) ed i sempiterni “teatrini” che ne racchiudono le ben misere gesta. È una moda antica, e finanche fortunata, che parla soprattutto alle pance dell’omino qualunque e riscuote sempre un certo successo tra i ranghi del popolino arrabbiato, che oggi si indigna via web, si sfoga su facebook, e cinguetta su twitter. Se reiterata troppo a lungo, è una pratica che ci lascia scettici; non perché la critica sia ingiusta, ma perché esaurito lo sfogo spesso resta il vuoto, nell’attesa del demiurgo creatore e risolutore… Che da queste parti solitamente si traduce nell’avvento dell’Uomo della Provvidenza, foriero di sventure peggiori.
Oggi il bersaglio prediletto è la “Casta di Montecitorio” nella critica incondizionata, che diluisce responsabilità e personaggi in un unico amalgama, dove nulla si distingue e tutto si condanna. Si tratta di un Grand Guignol collettivo, dove all’attenta dissezione anatomica si preferisce lo squarto con mannaia ed esibizione compiaciuta di frattaglie fumanti. È questa una specialità analitica di certi comici disoccupati, diversamente ricollocati.
L’idea però non è originale… Nel 1861 il nuovo Parlamento italiano non si era ancora insediato a Torino, che già si parlava dei “Moribondi del Palazzo Carignano”.
 Ferdinando Petruccelli della Gattina è l’autore misconosciuto di un libello diventato ormai famosissimo, che passa in rassegna i vizi e virtù della prima assemblea unitaria, avendo però ben chiara l’importanza ed il ruolo del Parlamento (a prescindere dall’infima caratura di certi personaggi che affollano l’Aula) nella vita pubblica e civile di un Paese democratico.
Sappiamo bene che ormai è diventata quasi una moda citare “I moribondi del Palazzo Carignano”… Nemmeno noi abbiamo resistito alla tentazione: alcuni estratti sembrano aderire splendidamente al presente, come un vecchio vestito ottimamente conservato in armadio sotto naftalina, tra abitudini e caratteristiche che non tramontano…

«Noi abbiamo, come in tutti i Parlamenti, la distinzione di destra, di centro, di sinistra. Ma questa distinzione non è assoluta. Vi sono parecchi deputati che seggono alla sinistra e votano costantemente con la destra: altri che, anche sedendo alla destra, votano talvolta con la sinistra.»

La DESTRA:

«La massa della destra vota come un sol uomo col Ministero. Su questi banchi sonovi altresì gli agenti provocatori, gli abbaiatori del conte Cavour. Trattasi di offendere qualche membro della sinistra, di gittare una parola malevola contro Garibaldi, di accusare il partito di azione? un uomo è presto trovato: un siciliano scatta su da questi banchi, e mugge, e morde, e bava.
[…] La destra componesi di uomini arrivati da tutti gli angoli d’Italia, usciti da tutti i partiti che hanno animata ed agitata la Penisola da trent’anni in qua, I transfugi della repubblica vi sono numerosi. Vi sarebbe uno studio molto curioso a fare su i precedenti di questi uomini, sì convinti oggidì, sì compatti innanzi alla parole d’ordine del Ministero, ed jeri atleti di libertà, apostoli d’indipendenza e di democrazia, verde o rossa poco importa. Ma non rimuoviamo delle ceneri di già raffreddate, cui un nastro di Commendatore, una livrea di consigliere di Stato coperse.»

Il CENTRO:

«Ora veniamo al centro. Apriamo la sepoltura. È il dì dei morti.
[…] Il centro è le radeau de la Méduse. Là sonosi aggruppati tutti i naufraghi.
[…] Questa consorteria può essere denominata il partito delle pretensioni impotenti, degli ambiziosi fulminati. – Icari di cartone imbrattato. Il centro è l’Albergo degli Invalidi del presidente del Consiglio.
[…] Il no, nella sua bocca, sarà una parola introvabile, impossibile a proferire. Sta fresco però chi si addorme sul suo sì, accompagnato e preceduto da un franco sorriso e cementato da una generosa stretta di mano. Che volete? sono le miserie del mestiere. La grande arte di un ministro constituzionale è di saper cacciare le mosche.»

La SINISTRA:

«Ora, in avanti la sinistra; ed eccoci in piena sinistra. A vero dire, io mi sento un poco imbarazzato per cominciare e per classificare questo esercito di generali senza soldati, questi capi di partito senza partiti. Proverò nondimeno di procedere con un tantino d’ordine.
La sinistra, e l’estrema sinistra, presentano le varietà seguenti: Garibaldini, Mazziniani, repubblicani, federalisti, oltramontani, autonomi, liberali, indipendenti e dipendenti, misteriosi, indecisi, queglino che portano il broncio, gli esploratori del campo nemico, gli uccelli di passaggio, gli smarriti per via, scettici, dottrinari, pretendenti. Io potrei aggiungere ancora altre tinte, ma credo che ciò basti. Notate, che questi deputati sono qualche cosa per sé stessi, che essi han rappresentato tutti una parte o parecchie parti nel passato, e che non hanno abdicato il loro avvenire. In questo lato si vede, si pensa, si vive, si freme, si lotta, sì discute furiosamente si dà la baia, si strepita – si combatte al bisogno.
[…] Quanto alla politica interna, le divergenze sono forse più ricise e ricche di dettagli; ma ciò oggidì interessa poco. Ciò è storia. Ciò sono i piccoli affari di casa, che non allettano tutti i gusti. Lo scopo della sinistra, comune a quasi tutte le sue gradazioni di partiti, gli è di rovesciare il Ministero poco curandosi di ciò che possa seguirne.
Parecchi membri di questa parte dell’Assemblea non si rendono neppure un conto ben esatto delle loro antipatie contro il Gabinetto attuale. Essi sono trascinati da un sentimento vago, sono forse strumenti di ambizioni celate; essi aggiungono un suono all’eco che palpita intorno a loro e nei loro ranghi. Gli abili si servono di questa forza; imperciocché la peggiore di tutte le forze è quella che, non ragionando, colpisce come il martello della fatalità. E di quinci questa unanimità di scopo mirato da tante personalità diverse e variate.»

L’Estrema Sinistra:

«L’estrema sinistra componesi di individui isolati, i quali hanno quasi tutti un passato, un nome, una personalità morale, netta, recisa. Tutti questi elementi non si accordano tra loro. Ve ne sono anzi che risaltano, e di molto, sul colore dell’insieme.»

Nihil sub sole novi.

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2 Risposte to “A Ciascuno il suo…”

  1. Carmela Piano Says:

    La ricorrenza dello squallore dei parlamentari si alterna con rigenerazioni. Si è toccato il fondo. Speriamo e lottiamo per una rinascita. Buon natale.Carmela piano

    • Ohh ma i nostri “onorevoli” costituiscono una genìa a parte…
      Quando si crede di aver raggiunto il fondo, loro si muniscono di pala e cominciano a scavare: non c’è limite allo squallore di chi non conosce vergogna.

      P.S. Buon Natale anche a te!

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