L’Eterno Ritorno

Se è vero che la Storia si ripete sempre due volte, non è detto che rispetti necessariamente le modalità dell’alternanza tra la “tragedia” e la “farsa”…
L’indicibile bubbone purulento in cui sembra precipitata Finmeccanica, da modello di eccellenza a collettore politico del parassitismo clientelare, ricorda per dinamiche e somiglianze l’immane scandalo che coinvolse l’Enimont al principio degli anni ’90 e che segnò il passaggio tra la “prima” e “seconda” Repubblica, all’apice di Tangentopoli in concomitanza dei primi “governi tecnici” (Ciampi-Amato). Ma al contempo l’affaire Finmeccanica surclassa lo scandalo originario (Enimont), trasformando la pietra nel macigno che potrebbe innescare la frana pronta a travolgere questa immonda ‘Seconda Repubblica’ dell’intrallazzo generalizzato e dell’affarismo estremo.
Al confronto con lo scempio tuttora in atto a FINMECCANICA, senza peraltro che il neo-superministro Monti se ne stia dando troppa pena, la maxitangente ENIMONT sembra quasi una bagattella insignificante, all’insegna della sobrietà. Il contrasto è stridente, specialmente se si paragonano i Gardini o i Cusani ai personaggi d’operetta di questa ennesima ed indecentissima tornata sul palco osceno di una delle principali holding del pianeta (ancora ma per quanto?) all’avanguardia in alta tecnologia aero-spaziale…
Voraci falangi di maneggioni quarantenni, cortigiane raccomandate dal papi, neo-nazisti con la passione per i rally ed ex arnesi dell’eversione nera, cowboy cogli stivali perennemente ai piedi, pedofili e miracolati della “prima repubblica”, che si muovono insaziabili sullo sfondo di Enav-Finmeccanica, trasformate in un mandamento privato della ferale coppia Guarguaglini-Grossi: l’Olindo e Rosa della meccanica italiana.
Un giro vorticoso di mazzette, appalti truccati, commesse gonfiate, creste milionarie giocate su consulenze farlocche, affari opachi e fondi nere, poltrone vendute all’asta della corruzione politica… che hanno fatto precipitare i rendimenti delle azioni di Finmeccanica ai minimi storici, con perdite per milioni di euro, e i bilanci devastati di una holding infeudata dai partiti. In particolar modo, la società sembra essere diventata il personale giocattolo dei vari ras fascisti, transumati da AN al PdL, e soprattutto sembrerebbe assurta a banca di finanziamenti illeciti per l’UDC, che parrebbe gestirne le nomine (previa supervisione dell’intramontabile Gianni Letta) ed i flussi di denaro verso le casse del partito.
Tuttavia, alla greppia di Finmeccanica pare abbiano mangiato davvero tutti, a seconda delle possibilità e dell’influenza politica. Naturalmente, senza la piena conferma dei riscontri oggettivi, il condizionale è d’obbligo.
Dinanzi al particolare attivismo del partito centrista (che dalla fetida carcassa della vecchia balena bianca porta in dote vizi e appetiti smisurati) attorno ai vertici di Finmeccanica, come non credere alle reiterate smentite dei suoi vertici e le recise prese di distanza?!? Collusioni e fenomeni di concussione sono infatti quanto di più estraneo possibile alla collaudata tradizione democristiana dell’UDC, formazione politica che tra le sue fila vanta il record assoluto di pregiudicati per reati di natura patrimoniale…
A tal proposito, vale la pena di riportare per intero un lungo reportage realizzato nel Luglio 2004 dal giornalista Alberico Giostra per conto del settimanale “Diario”. Si noterà come tutto torna in una girandola perversa di nomi e di abitudini, che magari si riciclano sotto diversa casacca, si reinventano “responsabili”, ma non mutano mai… Quasi non si possa fare a meno del loro nefasto ‘contributo’.
Nonostante siano trascorsi ormai 7 anni, la lettura dell’articolo resta illuminante nella sua inalterata attualità. Ve lo riproponiamo per intero nella versione integrale. Ab uno disce omnis:

IO DENTRO: Il libro nero dell’Udc

“Mafia, corruzione, usura, estorsione, abusi edilizi e persino sessuali. Dall’Abruzzo alla Sicilia, la nuova Dc conta decine di indagati e condannati. Il partito di Follini e Casini li protegge e li promuove, perché i suoi voti stanno tutti lì.”

  di Alberico Giostra (da “Diario” del 9 luglio 2004)

Nel corso della trasmissione Porta a porta dell’8 giugno (2004), affrontando il tema del voto europeo nel Sud, Achille Occhetto identificava la questione meridionale con la questione morale. Contro Occhetto si scagliava subito il ministro Rocco Buttiglione, dell’Udc, rimproverandogli di aver diffamato il capo della sua segreteria Giampiero Catone che Occhetto aveva appena definito «pluricondannato».
L’ultimo segretario del Pci in quell’occasione commetteva due errori. Il primo: Giampiero Catone non è mai stato condannato in via definitiva, è stato solo rinviato a giudizio. Il secondo: Occhetto ha sbagliato a identificare la questione meridionale con la questione morale. In verità è l’Udc la questione morale del Mezzogiorno. Per dimostrarlo, vi proponiamo un breve viaggio nelle viscere sudiste di quel partito.

 Abruzzo. Iniziamo proprio da Catone, che alle elezioni europee del 13 giugno ha ottenuto 44.213 voti, 2.868 voti in più del capolista Buttiglione, ma non è stato eletto. Il politico abruzzese, che è anche direttore del quotidiano La Discussione, fu arrestato il 9 maggio del 2001 insieme a suo fratello Massimo, allora candidato del Ccd, per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, falso, false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta pluriaggravata. L’inchiesta del pm romano Salvatore Vitello riguardava 12 miliardi di finanziamenti a fondo perduto del ministero dell’Industria ottenuti tra il 1995 e il 1999 dalle società di Catone. Secondo la Procura di Roma, il denaro pubblico fu ottenuto attraverso atti e perizie falsi che consentirono all’organizzazione di cui Catone faceva parte di ricevere più volte lo stesso contributo per un’industria tessile mai esistita. A Catone i giudici contestarono anche due bancarotte fraudolente per 25 miliardi di lire. I magistrati romani ritenevano che le circa 50 società italiane ed estere che facevano capo a Catone fossero solo delle scatole cinesi all’interno delle quali si verificarono movimenti finanziari economicamente irragionevoli, che avevano il solo fine di mettere in atto delle truffe. Catone, inoltre, il 13 dicembre 2003 è stato rinviato a giudizio dal gip del Tribunale di Chieti per bancarotta fraudolenta per il fallimento della Abatec, un’azienda di Chieti Scalo che produceva macchinari per fabbricare pannolini e di cui Catone era stato amministratore. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 1988 e il 1996. Tra le accuse contestate figuravano l’aumento del capitale sociale dell’Abatec, da 96 a 450 milioni di lire, deliberato con l’attribuzione di nuove quote societarie prima ancora che fossero sottoscritte le prime. Inoltre, tramite altre società e operazioni finanziarie all’estero, sarebbero state emesse fatture per operazioni parzialmente inesistenti.

 Molise. Dall’Abruzzo spostiamoci in Molise, a Termoli. Il 12 maggio scorso il capogruppo Udc alla Camera Luca Volontè e il deputato Udc Remo Di Giandomenico, sindaco di Termoli, in una conferenza stampa, anticipando il contenuto di una interrogazione parlamentare, attaccavano i carabinieri della cittadina adriatica accusandoli di fare tutto tranne il proprio mestiere, cioè reprimere la criminalità. E il giorno dopo il sindaco Di Giandomenico annunciava addirittura lo sfratto per morosità dei carabinieri dalla loro caserma di proprietà del Comune. Una strana vicenda, se solo si considera che il 4 dicembre 2003 il sindaco aveva consegnato ai militari un attestato di benemerenza. La sparata del sindaco arrivava cinque giorni dopo un’operazione condotta dagli stessi Carabinieri che aveva portato al sequestro, in un ambulatorio privato della moglie del sindaco, Patrizia De Palma, di un ecografo del valore di 100 mila euro risultato rubato dal reparto di Ostetricia dell’Ospedale San Timoteo di Termoli, reparto di cui è primario proprio la moglie del sindaco. «Anche a me capita di portare delle carte dall’ufficio a casa», ha minimizzato il deputato dell’Udc a La Repubblica. Ma non è la prima volta che la De Palma, che per questa vicenda ha ricevuto un avviso di garanzia, ha problemi con la giustizia: risulta infatti condannata in via definitiva per alterazione di stato civile, avendo falsamente attribuito la paternità di una bambina nata nel suo reparto a un suo amico. Poi Di Giandomenico ci ha ripensato, ha rinunciato a sfrattare i Carabinieri e dell’interrogazione si sono perse le tracce.
Di un altro rappresentante della classe dirigente dell’Udc, ovvero Aldo Patriciello, vicepresidente della Regione Molise con due condanne passate in giudicato, i lettori di Diario sanno già molto (vedi il numero 46/47 del 2003). Basti aggiungere che il suo nome è stato citato nell’ordinanza di arresto dell’editore casertano Maurizio Clemente emessa l’11 dicembre scorso. Secondo i giudici della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Clemente è un estorsore che ricattava politici e imprenditori con i suoi giornali e che avrebbe diffamato il proprietario di una clinica di Caserta per costringerlo, in cambio della cessazione degli attacchi giornalistici, a vendere la sua clinica ad Aldo Patriciello. Un acquisto poi non andato in porto. Mentre il 4 aprile scorso i giudici di Campobasso hanno posto sotto sequestro il Centro di Riabilitazione di Salcito che la clinica Neuromed, di proprietà dei Patriciello, aveva avuto in comodato d’uso gratuito dalla Regione. Alle ultime europee Patriciello ha avuto un successo personale straordinario con 69.230 preferenze, non risultando eletto per poco e togliendosi lo sfizio di prendere, in Molise, più voti di Berlusconi. L’unico che al Sud è riuscito a battere Patriciello è stato Lorenzo Cesa, eletto a Strasburgo con 99.682 preferenze. Cesa, capo della segreteria di Follini, è stato condannato il 21 giugno del 2001 insieme all’ex ministro dei Lavori pubblici Giovanni Prandini a tre anni e tre mesi di carcere per corruzione aggravata. Cesa era stato arrestato nel 1993 dopo essere stato latitante e dopo aver ammesso di aver percepito qualche centinaio di milioni di tangenti. Il 16 giugno del 2003 la Corte d’appello di Roma ha annullato la sentenza sostenendo che il pm aveva svolto funzione di gup (giudice dell’udienza preliminare), rinviando a giudizio gli imputati: che si salveranno perciò grazie alla prescrizione.
Della Dc, Follini e Casini non buttano via niente: sempre in Molise nelle file dell’Udc milita Enrico Santoro, già presidente della Dc regionale e condannato in via definitiva nel 2002 per concussione. Santoro è membro della direzione nazionale Udc.

 Puglia. Passando in Puglia, ci accorgiamo che Marco Follini, in visita a Bari il 31 ottobre scorso, dichiarò ai giornali locali che «la questione morale esiste». Evidentemente era al corrente che il consigliere comunale dell’Udc Michele Carbonara era stato arrestato nel maggio del 2003 con l’accusa di concorso in concussione continuata in compagnia di altri quattro esponenti del Polo: secondo quanto accertato dagli investigatori, per convincere un imprenditore a pagare, i consiglieri di centrodestra minacciavano di insabbiare la sua pratica o di bloccare la lottizzazione dell’area che lo interessava. E a Follini non sarà sfuggito il caso di Andrea Silvestri, assessore regionale pugliese alla Formazione dell’Udc, arrestato nell’aprile del 2004 e già condannato a un anno di reclusione per abusi sessuali su una ragazza di 14 anni a cui avrebbe toccato i seni e le parti intime dopo averla baciata sul collo. L’uomo politico cattolico, secondo il gip barese, si sarebbe distinto per un «pantagruelico approfittamento del denaro pubblico» e «disprezzo verso il contribuente» ed è stato rinviato a giudizio con 65 capi d’imputazione. Sessantadue fanno riferimento alle accuse di falso, truffa e peculato per viaggi e soggiorni in diverse località d’Italia che l’assessore avrebbe addebitato alla Regione Puglia, ma compiuto per interessi personali (anche di natura erotica). Silvestri ha deciso di riparare versando 9 mila euro. Tre sono poi i reati di concussione e tentata concussione per aver preteso da tre società denaro, assunzioni e imposto acquisti di materiale vario, oltre al pagamento di consulenze fantasma. Silvestri, dimessosi da assessore, ha ricevuto la solidarietà del partito e in un’occasione il suo ingresso in un’assemblea dell’Udc è stato accolto con applausi.
Ancora in Puglia, ricordiamo l’arresto del sindaco Udc di Sannicandro Garganico, Nicandro Marinacci, avvenuto l’8 gennaio scorso per abuso e falso materiale in atto pubblico. Mentre nel Salento il senatore Udc Salvatore Meleleo nel novembre del 2003 è stato indicato dall’ex boss pentito della Sacra Corona Unita Filippo Cerfeda come destinatario di voti mafiosi insieme all’altro eletto del Polo. Meleleo ha smentito di aver cercato appoggi nella Sacra Corona Unita. Non può smentire di essere anche un produttore di acqua minerale: nel giugno del 2001 un lotto della sua acqua Eureka è stato posto sotto sequestro e Meleleo è stato indagato per commercio di sostanze nocive.

 Basilicata. Arrivando in Basilicata, ci si imbatte nell’arresto di Antonio Melfi, capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale, finito dietro le sbarre il 30 ottobre del 2000 con l’accusa di concussione, abuso d’ufficio e turbativa d’asta, per una vicenda che risale a quando era sindaco di Tricarico. Secondo l’accusa, Melfi avrebbe pilotato alcune gare d’appalto in cambio di voti.

 Campania. In aprile, un big della politica campana degli anni Novanta, Alfonso Martucci, ha aderito all’Udc. Già deputato del Partito liberale italiano e vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, Martucci è un noto penalista difensore di numerosi camorristi tra i quali il boss Lorenzo Nuvoletta. Nel 1997 Martucci ha patteggiato una condanna a dieci mesi di carcere per associazione camorristica ottenendo la derubricazione dell’accusa di corruzione elettorale. Secondo i giudici, l’ex parlamentare si «sarebbe avvalso della forza di intimidazione del clan dei Casalesi» per ottenere voti alle politiche del 1992, quando le preferenze per Martucci nel comune di Casal di Principe portarono il partito oltre il 30 per cento. Secondo alcuni collaboratori di giustizia, durante la campagna elettorale del 1992, diversi esponenti del clan Schiavone avrebbero accompagnato Martucci agli incontri con gli elettori e avrebbero svolto propaganda presentandosi, anche armati, nelle abitazioni di Casal di Principe e altri comuni del Casertano, impedendo agli altri candidati di affiggere i propri manifesti.

 Calabria. In Calabria la memoria va subito a un caso rivelato il 26 giugno 1998 dal giudice Nicola Gratteri: il boss della Locride Antonio Romeo, accusato di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga, aveva svolto attività legale nello studio dell’allora senatore del Ccd Bruno Napoli (ora Udc), che si difese ammettendo la circostanza, ma sottolineando che il rapporto di lavoro era durato un solo anno e risaliva al 1987. Romeo, detto «l’avvocato», latitante per quattro anni, nel luglio del 1998 è stato condannato a 24 anni di carcere e nel 2002 ad altri sei. Calabrese è anche il sottosegretario udiccino alle attività produttive Giuseppe Galati, coinvolto ma non indagato nello scandalo della cocaina scoppiato nella Roma bene nel novembre del 2003. Nell’ordinanza del Gip si legge che Galati «soprannominato “Pino il Politico”, si rifornisce stabilmente di cocaina dal pusher Martello. Gli acquisti hanno cadenza almeno settimanale e sono effettuati direttamente, o tramite Armando De Bonis, suo uomo di fiducia che ha libero accesso presso il ministero delle Attività produttive».
Pino Galati, avvocato, classe 1961, è il leader incontrastato dell’Udc nel catanzarese e soprattutto nella sua Lamezia Terme, cittadina il cui Consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2002. Tra gli eletti nel Consiglio sciolto c’era Giorgio Barresi del Ccd, messo in lista per volere di Galati. Barresi è stato arrestato per usura il 30 settembre 2002, mentre nel luglio del 2001 era rimasto ferito in un conflitto a fuoco a Sambiase mentre si trovava in compagnia di due presunti affiliati alla ’Ndrangheta, Vincenzo Iannazzo e Bruno Gagliardi. Secondo l’accusa, Barresi avrebbe fatto parte di un’organizzazione che gestiva un giro di prestiti a tassi di usura collegata ad ambienti della criminalità organizzata lametina. A Barresi i giudici hanno sequestrato il patrimonio giudicato sproporzionato rispetto al suo reddito. Tornato in libertà il 18 febbraio 2003, il giorno dopo è stato di nuovo arrestato: il gip di Lamezia ha sottolineato nell’ordinanza «i gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati contestati» e la «non comune professionalità di Barresi nell’attività di prestare denaro a tassi d’interesse usurari». E infine Barresi è stato ancora una volta tratto in arresto il 16 giugno scorso con l’accusa di associazione mafiosa, estorsione e usura. Tra i motivi dello scioglimento del consiglio, la presenza di consiglieri imparentati con esponenti di cosche locali e tra questi Peppino Ruberto dell’Udc. Il sindaco di Forza Italia lo ha difeso: «Parentele del quinto o sesto grado», ha detto. Sarà sicuramente una coincidenza, ma il 26 novembre 2003 un nutrito gruppo di deputati dell’Udc ha presentato la proposta di legge n. 4254 volta a rendere più difficile lo scioglimento per infiltrazioni mafiose delle assemblee elettive degli enti locali.

 Sicilia 1. Dulcis in fundo la Sicilia. Secondo il pentito Nino Giuffré, il boss dei boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano avrebbe dato indicazioni di voto a favore di Antonino Cosimo D’Amico, già consigliere provinciale dell’Udc, risultato non eletto per pochi voti in Consiglio regionale nel 2001 e poi arrestato nel dicembre del 2002 per aver favorito un’impresa edile legata a Provenzano, in compagnia di un altro consigliere provinciale dell’Udc, Gigi Tomasino. Mentre, nel 1999, il pentito Francesco Marino Mannoia aveva dichiarato che Pippo Gianni, attuale deputato dell’Udc, era uno dei medici amici di Cosa nostra e aiutava i picciotti in carcere a simulare false malattie. Gianni, che ha querelato Mannoia, è stato arrestato per droga all’inizio degli anni Ottanta insieme a uomini della cosca di Raffadali e poi prosciolto. Dopo una condanna a tre anni per concussione è stato assolto dalla Cassazione.
Curiosa è la storia del senatore catanese Domenico Sudano, ex Dc e ora Udc, che il 23 novembre 1995 è stato condannato con rito abbreviato a un anno e quattro mesi per abuso d’ufficio, dopo aver concesso illegalmente un ricongiungimento di carriera e un cambio di funzioni a un dipendente dell’Unità sanitaria di Catania di cui era dirigente. Curiosa perché Sudano ora si ritrova in maggioranza insieme a tre suoi implacabili censori: Gianfranco Fini, Altero Matteoli ed Enzo Trantino, che nel 1993 lo indicarono pubblicamente come sospetto di voto di scambio con la mafia.
Tra i parlamentari dell’Udc che hanno riportato una condanna di primo grado c’è anche il messinese Giuseppe Naro, ex presidente democristiano della Provincia, cui il Tribunale della sua città ha inflitto il 6 aprile del 2002 una condanna a un anno e sei mesi per associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta. Naro, secondo i giudici, ha fatto parte, al tempo della tanto rimpianta Dc, di una cupola affaristica che controllava i più importanti appalti pubblici cittadini, per circa 4 mila miliardi di lire. Naro, che era già stato arrestato nel 1993 e poi assolto per l’acquisto di un palazzo che valeva 24 miliardi e che fu pagato 30, nel 1994 è stato condannato in primo grado a tre anni di reclusione per aver fatto acquistare dalla Provincia fotografie di Messina a un prezzo sproporzionato. Anche la Corte dei Conti gli chiese un risarcimento.
 A spadroneggiare in Sicilia sono alcuni big del partito, come Totò Cuffaro, presidente della Regione, o Calogero Sodano, il mitico ex sindaco di Agrigento. Quest’ultimo, eletto al Senato con oltre 50 mila voti, il 28 gennaio scorso è stato condannato dalla sesta sezione penale della Corte di Cassazione a un anno e sei mesi di reclusione per omissione di atti d’ufficio, non avendo ostacolato il fenomeno dell’abusivismo edilizio. Prosciolto da un’accusa di favoreggiamento personale nel dicembre del 2003, il 24 luglio dello stesso anno Sodano è stato rinviato a giudizio per abusivismo edilizio, alterazione di bellezze naturali di luoghi sottoposti a vincolo paesaggistico, falso ideologico e abuso d’ufficio. Quando era sindaco avrebbe abusivamente trasformato in villa un ovile intestato prima alla suocera e poi a sua moglie e situato nella zona A del Parco della Valle dei Templi.
Sodano, che dovrà pagare 80 mila euro per aver diffamato Legambiente, il 17 maggio e il 20 dicembre 2003 è stato condannato in primo grado rispettivamente a due anni e quattro mesi di reclusione per truffa, abuso d’ufficio e falso nell’ambito dell’urbanizzazione del quartiere Favara Ovest e a dieci mesi per abuso d’ufficio nell’attribuzione di un appalto per un depuratore. Sodano aveva anche cercato di utilizzare la Legge Cirami per trasferire i suoi processi dal Tribunale di Agrigento, inquinato secondo lui da un libro dell’ambientalista Giuseppe Arnone, ma il 27 marzo del 2003 la Cassazione gli ha detto di no. Nell’agrigentino si trova Palma di Montechiaro, dove nello scorso aprile 16 persone sono state arrestate con l’accusa di avere costituito un’associazione dedita alle estorsioni. Tra loro Totuccio Pace (fratello di uno dei killer del giudice Rosario Livatino), condannato per mafia, e Rosario Incardona, consigliere comunale dell’Udc, già arrestato nel dicembre 2003 per tentata estorsione. Secondo gli inquirenti taglieggiavano anche i pensionati.

 SICILIA 2/CUFFARO E I SUOI AMICI. Magna pars dell’Udc siciliano è Salvatore Cuffaro detto Totò, presidente della Regione, medico e allievo di Calogero Mannino, l’ex ministro dc e ora Udc appena condannato in appello per associazione mafiosa. L’ex «ministro dei lavori pubblici» di Cosa nostra Angelo Siino ha dichiarato di aver appoggiato la campagna elettorale di Cuffaro quando militava nella Dc: «Calogero Mannino, tramite l’imprenditore Antonino Vita, mi aveva raccomandato Salvatore Cuffaro, che si presentò a casa mia accompagnato da tale Saverio Romano» [“responsabile” ex ministro delle Politiche Agricole nell’ultimo Governo Berlusconi]. Cuffaro che in passato è stato condannato in appello e poi assolto per voto di scambio, appena eletto presidente ha nominato capo del suo staff Fabrizio Bignardelli. Bignardelli, ex assessore provinciale di Forza Italia, è stato arrestato il 23 novembre del 2000 con l’accusa di corruzione. Avrebbe incassato somme di denaro per oltre mezzo miliardo, per favorire le cooperative sociali «la Provvidenza» e «Madre Teresa di Calcutta» nell’aggiudicazione di appalti assegnati dalla Provincia. «Fabrizio Bignardelli mi disse chiaramente che gli avrei dovuto dare 50 milioni di lire, altrimenti non avrei più lavorato per la Provincia», ha dichiarato un impreditore. Bignardelli è sotto processo anche per simulazione di reato. Denunciò di aver subito intimidazioni, ma in realtà avrebbe chiesto a un imprenditore di recapitargli anonimamente una corona di fiori viola, di quelle che si depongono sulle tombe, cercando di far cadere i sospetti sui bidelli che gestivano una palestra e affidarne poi la gestione all’imprenditore che lo pagava.
 Tornando a Cuffaro, attualmente il governatore ha due indagini a carico per concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione di notizie coperte dal segreto istruttorio e contributo illecito per un finanziamento elettorale di 20 milioni di vecchie lire, che sarebbe stato versato da un’imprenditrice milanese. La prima inchiesta coinvolge anche il deputato dell’Udc Saverio Romano, anch’egli rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione, il medico Salvatore Aragona, che ha chiesto di patteggiare la pena, e l’ex assessore del Comune di Palermo Mimmo Miceli, anch’egli Udc. Cuffaro è sospettato dagli inquirenti di avere rivelato agli indagati che i loro telefoni erano sottoposti a intercettazioni.
Questa prima inchiesta è collegata all’altra indagine sulle «talpe in Procura», che il 5 novembre scorso ha portato all’arresto dell’imprenditore Michele Aiello, titolare di un importante centro oncologico palermitano, e dei marescialli della DIA e del ROS Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo. E per questa vicenda a Cuffaro, è stato notificato un secondo avviso di garanzia. Nell’indagine, denominata «Ghiaccio», tra i protagonisti figura anche il deputato regionale dell’Udc ed ex maresciallo dei Carabinieri Antonio Borzacchelli, arrestato a febbraio per concussione. Secondo i magistrati, Borzacchelli avrebbe incassato elevate somme di denaro da Michele Aiello in cambio di informazioni riservate su indagini a suo carico. Borzacchelli avrebbe minacciato l’imprenditore di fargli revocare le autorizzazioni sanitarie ottenute per l’apertura della clinica e di fare avviare indagini su di lui se non avesse «pagato». Richieste, arrivate fino a 5-6 miliardi di lire, a cui Aiello avrebbe in parte aderito. Le somme di denaro sarebbero servite anche all’acquisto di una villa che Borzacchelli avrebbe formalmente comprato dal cognato di Aiello, ma che in realtà sarebbe stata «regalata» al politico attraverso il pagamento delle rate di mutuo. Le indagini hanno inoltre accertato numerose operazioni sui conti correnti del deputato, con «rimesse in denaro contante», materialmente versate da Antonino D’Amico, ragioniere delle imprese di Michele Aiello. Il gip Montalbano ha scritto: «Quelle prevaricazioni e vessazioni, quel disonore e slealtà, quella scorrettezza e biasimo che invece trasudano dalle esaminate condotte, grondando copiose, marchiano indelebilmente chi in esse si è avvoltolato come nel fango di una immonda pozza». Per un erede di Don Sturzo e De Gasperi non c’è male.
Tornando ancora a Cuffaro, l’ accusa di concorso esterno si basa sulle intercettazioni registrate nel salotto del boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro. Durante le conversazioni tra il padrone di casa, Miceli e Aragona, è emerso che Guttadauro avrebbe ottenuto che l’Udc candidasse Miceli, divenuto il politico di riferimento della cosca, alle regionali di tre anni fa. Secondo gli investigatori, il medico sarebbe divenuto il tramite con Cuffaro, allora candidato presidente della Regione. E proprio l’ex assessore comunale palermitano Domenico Miceli, dopo l’arresto del giugno 2003, il 14 maggio scorso è stato rinviato a giudizio per concorso in associazione mafiosa e finanziamento illecito dei partiti. Inoltre, secondo il Corriere della sera e i Ds siciliani, Cuffaro sarebbe gravato da una serie di conflitti di interesse avendo partecipazioni in società alberghiere e di trasporti insieme ai suoi fratelli. Una di queste, la Raphael SpA, è partecipata da Sviluppo Italia, la società del Ministero del Tesoro.

 SICILIA 3/LO GIUDICE E I SUOI GIUDICI. Il 29 marzo scorso ad andare in carcere è stato un altro deputato regionale dell’Udc, Vincenzo Lo Giudice, presidente della commissione regionale Sanità. Con lui sono stati arrestati Salvo Iacono, consigliere provinciale dell’Udc, e l’ex consigliere provinciale dello stesso partito Gaetano Scifo. I magistrati accusano Lo Giudice di associazione mafiosa sulla base di intercettazioni telefoniche dalle quali si ricava che l’esponente Udc è stato appoggiato dai clan mafiosi della zona nelle elezioni nazionali e regionali del 2001. Il parlamentare regionale, che nel 2002 il pentito Giovanni Calafato ha indicato come colluso con la mafia, è pure accusato di avere pilotato nel febbraio 2002 una gara d’appalto di oltre cinque miliardi di lire, nel Comune di Comitini. E poi, nella sua qualità di ex assessore regionale ai Lavori pubblici, appalti in numerosi centri. Secondo gli inquirenti, per questi suoi «interventi», avrebbe incassato tangenti che il politico, per paura di essere arrestato, aveva nascosto «sotto il mattone». Da un’intercettazione emerge, infatti, che Lo Giudice si rivolge a un imprenditore per convertire in euro 500 milioni di vecchie lire che aveva occultato per paura di «eventuali sequestri di beni». Nell’operazione si sarebbe fatto aiutare anche da suo figlio Rino, presidente Udc del Consiglio provinciale di Agrigento. Di Vincenzo Lo Giudice gli elettori ricordano la colonna sonora dei suoi spot elettorali tratta dal film Il Padrino. Lui almeno non citava Don Sturzo.
Per i politici che hanno avuto problemi con la giustizia l’Udc è vissuto come un rassicurante scudo, al punto che anche esponenti della sinistra ne abbracciano la causa. Come Leonardo D’Arrigo, già consigliere comunale palermitano eletto in una lista composta da Pds, socialisti e verdi, che nel 1993 è stato condannato in primo grado per abuso d’ufficio e che, dopo essere passato nelle file dell’Udc di cui è autorevole consigliere comunale, dall’aprile scorso è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio e abuso d’ufficio, aggravato dal fatto che avrebbe avvantaggiato un’organizzazione mafiosa. Mentre restando nel gruppo consiliare palermitano dell’Udc, il capogruppo Felice Bruscia è indagato dallo scorso maggio per corruzione, perché secondo i giudici avrebbe esercitato pressioni su alcuni funzionari comunali in cambio di denaro affinché accelerassero l’iter per il rilascio delle concessioni di alcune pompe di benzina.
Dallo scorso aprile è indagato a Palermo anche Davide Costa, assessore regionale alla Presidenza, per concorso in associazione mafiosa: i giudici gli contestano di avere cercato appoggi elettorali dalla famiglia mafiosa di Marsala per le elezioni regionali del 2001, offrendo anche 100 milioni di vecchie lire. A scendere direttamente in campo per Costa, allora candidato Ccd e ora Udc, sarebbe stato l’allora latitante Natale Bonafede, per il tramite di Davide Mannirà, finito agli arresti. Contro l’assessore regionale ci sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Mariano Concetto, ex vigile urbano di Marsala e affiliato alla cosca mafiosa della cittadina, e numerose intercettazioni. Durante le perquisizioni nell’ufficio dell’assessore Costa, gli inquirenti hanno sequestrato decine di lettere di segnalazione per concorsi pubblici.
Spostandoci a Trapani ci imbattiamo in una vicenda che ha decapitato la locale Casa delle libertà. Il Tribunale ha condannato l’ex sindaco Nino Laudicina, ex Dc, a 21 mesi di reclusione per concussione e falso in atto pubblico. La vicenda giudiziaria si riferisce all’affidamento a una cooperativa della gestione degli asili nido comunali. Per la stessa vicenda, nel gennaio 2003, l’ex consigliere comunale dell’Udc Mario Toscano aveva patteggiato un anno di reclusione. Secondo i giudici, il sindaco e gli altri amministratori hanno falsificato una delibera che concedeva a una cooperativa 600 milioni per la gestione dei servizi di quattro asili nido. La cooperativa era un contenitore per racimolare voti e soldi e negli asili avrebbero dovuto lavorare anche familiari e amici degli amministratori e di alcuni consiglieri comunali. Nella ricostruzione del Tribunale, Toscano era in realtà la vera mente della coop ed era stato lui a gestire le promesse di assunzione a decine di giovani che hanno confermato le promesse ricevute. Nella stessa inchiesta è indagato anche l’ex deputato regionale del Ccd Francesco Canino, già arrestato nel luglio 1998 e indagato per concorso in associazione mafiosa. Secondo la Procura, Canino sarebbe la mente di molte decisioni politico-amministrative a Trapani.
Tra i candidati-indagati alle europee c’è anche il deputato regionale siciliano Carmelo Lo Monte, ex di Sergio D’Antoni e sotto inchiesta a Messina per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e truffa in relazione alla costruzione di un parco nel comune di Graniti, di cui Lo Monte è stato sindaco. E nel messinese, a Santa Teresa di Riva, sono indagati per associazione a delinquere, abuso d’ufficio e interruzione di pubblico servizio nove membri della maggioranza: sette sono dell’Udc.
La musica non cambia se ci trasferiamo ad Acireale. Il 3 febbraio scorso l’ex sindaco Udc Nino Nicotra è stato arrestato per associazione mafiosa ed estorsione. È accusato di essersi servito di alcuni affiliati del clan Santapaola per risolvere una controversia finanziaria. Le indagini erano state avviate dalle Fiamme gialle dopo una denuncia dello stesso ex sindaco di Acireale, che sosteneva di essere vittima di un’estorsione. L’inchiesta avrebbe accertato che Nicotra non era la vittima, ma l’autore del reato. Alla cosca sarebbe stata offerta la «possibilità di assunzioni in sue aziende per ex detenuti, ottenendo in cambio ausilio da parte dell’organizzazione criminale nell’attività di recupero crediti e sostegno in campagna elettorale». Nicotra, che era già stato arrestato il 21 settembre del 2002 per associazione mafiosa e voto di scambio nell’inchiesta Euroracket, è stato rinviato a giudizio il 25 giugno scorso insieme a Vittorio Cecchi Gori. (at)trazione siciliana. È evidente dalla congerie degli esempi riportati che nell’Udc nessuno si è mai posto il problema di un’attenta selezione della propria classe dirigente nel Mezzogiorno. Ma questa omessa selettività è soltanto un incidente di percorso o si tratta di una consapevole strategia? Sorge il dubbio, infatti, che si voglia offrire l’immagine di un partito indulgente e accogliente, sempre pronto a perdonare certi atavici «difetti» delle classi dirigenti meridionali, un partito che intende riprodurre fedelmente la rovinosa indistinzione tutta democristiana tra pubblico e privato con gli annessi pendant del familismo, del parassitismo e della indifferenza verso la legalità.
 È per tutto questo che l’Udc piace tanto al Sud? Perché dopo i risultati del 13 giugno è chiaro che l’Udc è un partito a trazione meridionale: alle europee ha ottenuto il 5,9 per cento nazionale attraverso il 4 per cento del Nordovest, il 3,9 del Nordest, il 5,4 del Centro, il 7,9 del Sud e addirittura l’11,8 delle Isole. Su un totale di 1.917.775 voti, 948.129 vengono dal Sud e dalle Isole (il 49,4 per cento) e 361.638 dal Centro: totale 1.309.767, il 68,2 per cento del totale. Dei 442.550 voti in più ottenuti rispetto alle europee del 1999 (Cdu+Ccd), 381.922 provengono dal Centrosud, cioè l’86 per cento. Tant’è che nell’area più dinamica del Paese, il Nordest, l’Udc ha perso 4.942 voti: pochi, ma li ha persi. Dei 381.922 voti in più ottenuti nel Centrosud, ben 166.666 (pari al 43,6 per cento), provengono dalle isole e di questi 138.904 (l’83,3 per cento) dalla Sicilia, dove l’Udc ha il 14 per cento dei suffragi con 315.818 voti.
Vuol dire che il 37,6 per cento dei voti in più che l’Udc ha preso in queste europee proviene dalla Sicilia. Ecco perché se l’Udc è un partito a trazione meridionale, è a maggior ragione un partito a trazione siciliana. Al punto che il segretario dell’Udc siciliano Raffaele Lombardo (quello che chiese di estendere a Totò Cuffaro l’immunità del lodo Schifani) pretende per l’Udc un ministero del Mezzogiorno. Che sarebbe come affidare l’Avis a Dracula. In conclusione: una parte dei ceti medi meridionali ha lasciato la sirena berlusconiana per approdare all’Udc riproducendo quell’alleanza tutta andreottiana tra una borghesia amorale e in cerca di protezioni e la distratta e disfatta borghesia romana. Follini, Buttiglione e Cuffaro se ne gioveranno senz’altro, il Paese molto meno.

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7 Risposte to “L’Eterno Ritorno”

  1. Carmela Piano Says:

    Grazie per le informazioni che assai difficilmente vengono fornite da altri. Spero che la loro diffusione e l’attivismo del popolo del web aiutino a liberarci di queste orrende metastasi.

    • Cara Carmela, nutro seri dubbi in merito… temo che ormai il sistema “economico” italiano sia entrato in uno stadio successivo ed irreversibile alla metaplasia tumorale.

  2. Certo che la DC,abusando del termine “cristiana”,adescava milioni di bigotti che non solo confondono la Fede con religione,ma addirittura si crogiolano nella certezza di scegliere la “Giustizia Divina”!
    Oggi si chiama UDC e nulla e’ cambiato. Accoglie sotto la sua ala ogni sorta di corruzione,perfino l`ex governo che e’ il massimo della spudoratezza. Anche Liberthalia contribuisce alla diffusione della verita’,sappilo.
    Grazie per aver citato Alessandra Daniele,anche lei feroce e geniale.
    Come e’ giusto che sia.

  3. Carmela Piano Says:

    Un blog deve esprimere fede operosa nel cambiamento. In caso contrario si diventa inclini alla masturbazione delle proprie angosce politiche. Non vi abbandonate al pessimismo, soprattutto se siete giovani. Questa deriva democratica è inaccettabile e la vostra volontà di fondo è progressiva. Carmela Piano

  4. Occorre violentemente attirare l’attenzione nel presente cosí com’è, se si vuole trasformarlo. Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà.”
    A.Gramsci

  5. Carmela Piano Says:

    L’ottimismo della volontà va benissimo!!! Carmela Piano

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