Orgoglio nano

Gli antichi imperatori romani, in qualità di capo supremo dell’esercito, solevano inviare alle truppe una propria immagine in effige (imago), per ribadire la propria presenza ideale e ricordare ai vari ufficiali delegati chi era a comandare davvero.
 Di norma, il ritratto dell’imperatore veniva affidato a veterani scelti. Questa particolare categoria di partainsegne, dalla comprovata fedeltà, costituiva una elite di beneficiati (con varie esenzioni e privilegi) conosciuti come imaginifer.
L’immagine del sovrano era poi oggetto di particolare devozione ed era funzionale agli offici religiosi, inerenti il culto del principe divinizzato, con libagioni e offerte in onore del dominus assurto agli onori celesti in virtù del suo potere assoluto.
Certe usanze, specialmente tra i nostalgici della tradizione, devono avere un particolare fascino…
Capita così che le coorti pretoriane di un nuovo imperatore celebrino i fasti dell’imagocrazia berlusconiana, accompagnandosi (in assenza dell’originale) alla sagoma di cartone del Pornocrate ridente, da incensare ed abbracciare come nelle processioni pagane del santo patrono.
Accade a Roma, alla convention organizzata da Giuliano Ferrara, l’imaginifer delegato al Cul(t)o dell’Unto, presso il cinema Capranica in occasione dell’adunata dei cortigiani riuniti nella giornata dell’orgoglio servile.
Oltre ai soliti Cicchitto, Santanché, Brunetta e craxiani vari, da segnalare tra i presenti anche il prof. Vincenzo Pepe, invasato fondatore della sedicente FareAmbiente, movimento ecologista liberale (nato nel 2007) che si distingue per il fanatico appoggio alle centrali nucleari; per il sostegno all’attività venatoria in ogni sua forma, compresa la caccia alle specie protette; per la revisione dei vincoli ambientali che bloccherebbero lo sviluppo del Cilento, “creando vitalità tra forze economiche-politiche”; per i finanziamenti all’industria automobilistica… Il tutto in nome di un approccio più serio e maturo sulle problematiche ambientali. Tra i principali collaboratori del prof. Pepe andrebbe sicuramente segnalato l’on. Sergio Berlato, perito tecnico, eurodeputato, ex AN, che si è distinto presso la commissione europea per il rilancio della “cultura rurale” e soprattutto per una piccata interrogazione contro il ‘divieto di trasporto di munizioni nel bagaglio da stiva degli aeromobili’ (sic!). Entrambi sono tra i principali promotori del NO, per il boicotaggio del referendum del 12 e 13 giugno. Ottimo motivo per andare a votare.
Tuttavia, tra i “liberi servi del Cavaliere”, come amano definirsi, oltre all’intraprendente direttore de Il Foglio, si distingue la presenza di Maurizio Belpietro, (Libero), Vittorio Feltri (tornato là dove lo porta il portafoglio) e Alessandro Sallusti (Il Giornale), Mario Sechi (Il Tempo)… tipici esponenti di quella editoria libera, di certo non servile, che prospera all’ombra del Biscione, ma che ingrassa con i contratti in RAI, per trasmissioni senza spettatori, e intasca i contributi pubblici per una stampa assistita senza lettori. Sono i giornalisti organici, più aderenti di un perizoma tra le chiappe a coprire le vergogne del potere, ma sempre pronti a fare le pulci ai “colleghi”, discettando di epurazioni e rimozioni, di promozioni ed emolumenti, ai danni della concorrenza direttamente nella stanza del padrone. Né hanno pudore alcuno nel decidere i palinsesti televisivi dal basso delle loro posizioni di rendita parassitaria, ma a carico pubblico, su collocamento politico fintanto che dura la cuccagna (ancora per poco).
 Triste spettacolo sono quei topi che sanno di non poter abbandonare la nave che affonda in alto mare, certi di non poter confidare su altri ripari…
Esiste un limite anche per i riciclaggi. Superato un certo livello, alla fine del ciclo c’è solo la discarica.

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4 Risposte to “Orgoglio nano”

  1. L’invenzione dei “servi liberi” deve essere stata l’ultimo, straziante sforzo del Giulianone per superare quattro giorni di ostinata stitichezza.

    Le altre persone presenti nel locale di decenza sembra che abbiano gradito l’exploit.

    De gustibus.

  2. Ogni periodo culturale ha la sua figura retorica di riferimento…
    Un tempo era la metafora. Oggi, nella distopia berlusconiana, va di moda l’OSSIMORO.
    George Orwell, inventando una “neo-lingua”, ci impostò un’intero romanzo, intitolandolo: 1984.
    Il nostro si chiama “2011-2012 gli anni della fine”.
    Del Pornonano, s’intende!

  3. MarioCircello Says:

    Spiacente, ma in discarica non c’è più posto, ed oltremodo l’ha già prenotata De Magistris per via delle pulizie che deve fare a Napoli…

  4. Unknown Says:

    Ma che avranno da essere orgogliosi poi?!?
    Cioè, sono servi e felici di esserlo?

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