IL MODERATO

“In un mondo imbastardito e negrizzato sarebbero persi i concetti dell’umanamente bello e del sublime.”

“Noi prenderemo d’assalto Stalingrado e la conquisteremo: su questo ci potete contare. Quando noi abbiamo conquistato qualcosa nessuno più ci sposta”

“Se gli ebrei fossero soli su questa terra, essi annegherebbero nella sporcizia e nel luridume.”

“L’attività della cosiddetta stampa liberale è l’opera dei becchini del popolo. E non è il caso di parlare dei bugiardi fogli marxisti: per essi la bugia è una necessità vitale, come per il gatto i topi.”

“Nessuna forza al mondo potrà farmi uscire vivo da questo palazzo!”

“Milano non può diventare una città islamica, una zingaropoli di campi rom, una città assediata dagli stranieri e che dà a questi stranieri extracomunitari anche il diritto di voto nelle consultazioni municipali.”

“Non consegneremo Milano a chi vorrebbe farne la Stalingrado d’Italia”

“Dare le città in mano all’estrema sinistra è una follia. Siamo in campo per restarci”

“I leader della sinistra non è che si lavino molto”

“Noi abbiamo contro un blocco mediatico terrificante: i grandi giornali, a partire da Il Corriere della Sera che è il giornale di Milano, i tg privati come Sky e dieci programmi della Rai, la tv di stato pagata dagli italiani, che stanno con la sinistra.”

“Escludo le mie dimissioni, a meno che non mi venga un colpo domattina”

Ma chi è che gli cura la propaganda dell’ultima campagna elettorale?
Joseph Goebbels?!?

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11 Risposte to “IL MODERATO”

  1. sono frasi assolutamente speculari, di due pazzi. Il confronto è drammatico, non capisco come queste esternazioni vengano sentite senza il minimo sdegno. E’ forse lo stesso atteggiamento che ha permesso al vecchio Adolfo di fare quello che ha fatto?

    • Non puoi immaginare quanti estimatori abbia in rete lo zio Adolfo e come siano gettonati i suoi “aforismi”, citati senza remore come perle del pensiero contemporaneo, specialmente in riferimento al povero Gad Lerner in quanto insanabilmente “giudeo”.
      Certamente, da noi c’è un’acquiescenza, e un ammiccamento accondiscendente, con pochi eguali e che in consessi più civili sarebbero considerati ingiustificabili. Basta sentire l’ultima sparata del moderato Mario Borghezio [QUI].
      Le dinamiche di questo “atteggiamento” (psicologico e sociale), al quale giustamente fai riferimento, vennero investigate anni addietro in un ponderoso saggio di Daniel J. Goldhagen: “I volenterosi carnefici di Hitler“.
      Personalmente, non condivido la tesi radicale dell’opera… Tuttavia le modalità di fascinazione collettiva, insieme ad una certa sintonia ‘culturale’ tra le massa delle persone comuni e determinate perversioni del potere, presentano inquietanti punti di incontro con l’attuale situazione italiana che, lungi dall’assomigliare alla Germania nazista, è più che altro una copia sbiadita ma sostanzialmente aderente all’Italietta fascista del ventennio (mussoliniano-berlusconiano?).

      • ma infatti le splendide esternazioni dei verdognoli leghisti sono solo la punta dell’iceberg. Gente che utilizza le parole “zingaro”, “gay”, “ebreo” ecc. come insulti se ne trovano tutti i giorni, e figuriamoci se un livello cul-turale del genere non porta a vedere certi partiti come rappresentanti ideali. A ognuno il politico che si merita. Quello che mi spaventa è l’indifferenza di chi magari non è d’accordo, ma sta zitto, facendo dilagare il tutto.
        E poi, l’altro dilemma: le masse devono per forza essere del tutto ignoranti, xenofobe e di livello mediamente basso, o è possibile l’esistenza di popoli non dico perfetti, ma perlomeno tolleranti e di una certa cultura diffusa? Senza scivolare nell’utopia, intendo.

  2. dicksick Says:

    Tu sei un uomo straordinario. Riesci a farmi sorridere sul terrore. O sul ridicolo, se vogliamo.

  3. @Dicksick
    E’ il problema insito nel non riuscire mai a prendersi troppo sul serio…
    Alla fine, una risata ci salverà..:)

    @Lady Lindy
    Più che nei “popoli”, io confido nelle “persone” in quanto pluralità senziente di individui consapevoli.
    Non credo che esistano “popoli” buoni o cattivi per antonomasia, a prescindere dai caratteri nazionali. Esistono però le “masse”, coi loro umori, egoismi, pregiudizi … E solitamente combinano solo danni. Sotto questa prospettiva, la ‘democrazia rappresentativa’, per elezione passiva, può diventare un giocattolo pericoloso.

  4. “Più che nei “popoli”, io confido nelle “persone” in quanto pluralità senziente di individui consapevoli.”

    Da questo punto di vista mi sento alquanto “machiavellico”, e nel popolo non ripongo alcuna speranza. Nonostante la società non esista, intesa come insieme di individui, è stato assemblata la massa; ovvero, le scelte delle persone sono state condizionate a tal punto da ricondurre le loro azioni ad un’unica mossa capace di essere prevista e manipolata (i minchioni nelle piazze della Spagna). Io ho semplicemente paura di questa gente capace di riportare in auge usanze socialiste, ergo dittature colorate per ogni gusto.

    Per questo bisognerebbe (in un certo senso) ringraziare Greenspan che ha iniettato nel sistema una bella dose di “razionalità” (per combattere il “caos democratico” in cui siamo immersi) in modo da mandare ai pazzi il suo successore e l’intero sistema partendo dall’economia. L’unica speranza è fare il tifo affinchè questi cretini mandino a gambe all’aria questo circo, dal “di dentro”; cosa che sta riuscendo alquanto bene a Bernanke.

    • Caro Johnny..
      Permettimi di dissentire in blocco, pur rispettando le tue opinioni e l’impegno che profondi dalle pagine del tuo sito, e pur senza avere le tue competenze in materia economica.

      Io ho grandissimo rispetto per gli Indignados spagnoli, con il loro tentativo (ingenuo quanto si vuole, ma genuino) di democrazia diretta a partecipazione attiva, reputando sacrosante le loro rivendicazioni e condividendo in toto i loro obiettivi.
      La “società”, che ne dica la Thatcher, esiste eccome. E per fortuna!
      L’alternativa è un leviatano hobbesiano, addomesticato a beneficio di ristrettissime elite tecnocratiche (e timocratiche), mistificate in chiave stirneriana, in un mondo riadattato secondo i parametri economicistici della scuola austriaca.
      E questo a me inquieta davvero, non le speranze e le aspirazioni che si accompagnano ad un mondo più equo. più giusto, più solidale, e soprattutto “sociale”. In questa prospettiva, io sono assolutamente a favore del socialismo (non certo la cleptocrazia craxiana, o l’ibrido del laburismo anglosassone), al quale e proprio nelle sue forme radicali va tutta la mia viva simpatia.

      P.S. Per come la vedo io, il sig. Greenspan andrebbe preso a calci nel culo, con un giro completo del globo, insieme a tutto il resto della banda di banchieri e speculatori del turbo-capitalismo anabolizzato da finanza e derivati.

  5. Bè Sendivogius abbiamo visioni del mondo differenti :)

    Per quanto riguarda la società, come credo tu già sappia, sposo i lconcetto di von Mises per cui la società è semplicemente la somma di tutte le azioni dei singoli individui presenti in un dato territorio o comunità. Quello che, secondo me, è stato creato è la “massa”; ovvero, una realtà dove le scelte degli individui vengono direzionate in un unico sbocco prevedibile e manipolabile. Questo è i lmale che ci troviamo ad affrontare oggigiorno, è questo che ha deturpato la facoltà di “ragionare” di molti individui riponendo cieca fiducia nella massa.

    Ho letto un pò il loro programma e ti posso dire che non sta in piedi, il succo delel loro richieste è quello di un ingigantimento dell’apparato statale il che non può portare a nulla di buono perchè si nizierà a pianificare puntualmente ogni aspetto economico;è una spirale distruttiva, ogni meccanismo, ogni scelta, ogni azione, ogni minimo particolare deve essere pianificato centralmente a tavolino affinchè non salti tutto in aria. E’ già successo col tizio nelle foto di fianco al megalomane-nano. Si profila il calssico bivio, dittatura o smantellamente dell’impero.

    Io Sendivogius rispetto il tuo lavoro e le tue idee, e ti posso dire che se è quella da te descritta la “società” a cui aspiri (o che ti auguri) ben venga per te; ma lascia che chi vuole organizzarsi in maniera diversa e sottrarsi a tale realtà abbia tutta la libertà di farlo. ;)

    Infine, ti posso assicurare che io non ammiro Greenspan; secondo me quello che ha fatto l’ha fatto consapevolmente e di proposito (da buon Randiano quale è). Ha accelerato la fine del sistema bancario centrale lasciando la “patata bollente” a quel cretino di Bernanke. Non a caso l’aveva già scritto nel 1966 ;)

    • Carissimo Johnny,
      con gli amici (anche se virtuali) si condividono opinioni e pensieri, non necessariamente le stesse idee… anche perché in tal caso i dialoghi diverrebbero terribilmente noiosi..:)
      Della Scuola Austriaca, da assoluto profano ignorante quale io sono, apprezzo l’eterodossia metodologica (e grazie alle tue traduzioni posso farmi un’idea su un materiale vastissimo di primissima mano); ne condivido in senso lato le aspirazioni libertarie e, se non ho frainteso la lettura, una certa impostazione storicistica non marxista. Ma non la visione economica ultra-liberista.
      In merito alle nostre idee, sicuramente non sono uguali ma nemmeno così distanti tra di loro.. anzi!

      «la “massa”; ovvero, una realtà dove le scelte degli individui vengono direzionate in un unico sbocco prevedibile e manipolabile. Questo è i lmale che ci troviamo ad affrontare oggigiorno, è questo che ha deturpato la facoltà di “ragionare” di molti individui riponendo cieca fiducia nella massa.»

      E’ una considerazione la tua che sono pronto a sottoscrivere in ogni singola parola (virgole incluse), giacché entrambi vediamo nell’individuo massificato e dunque deresponsabilizzato nella sua malleabilità demagogica, la materia prima di ogni totalitarismo.
      Detto in maniera molto semplicistica, non credo però che la cura migliore risieda nel lassaiz faire economico in mercati assolutamente de-regolarizzati (e de-responsabilizzati). Penso invece ci debba essere una compartecipazione pubblica, in quanto sociale, nel tentativo di bilanciare gli eccessi di un ‘privato’ dai comportamenti psicotici. Ammetto che questa passa necessariamente attraverso lo Stato, che qui in Italia si riduce ad una serie di voraci camarille parassitarie, rotte ad ogni corruzione possibile. E quindi il dilemma rimane insanabile, a tutto vantaggio però delle tue tesi che porti avanti con molta più coerenza delle mie utopie.
      Di certo sono convinto che i servizi essenziali di pubblica utilità non debbano diventare oggetto di lucro e restare accessibili a tutti. Per questo esistono le “tasse”, e bisognerebbe ricordarsene quando negli ospedali italiani si può avere un trapianto di cuore e cure mediche a costo zero per il beneficiario o, più semplicemente, si può partorire senza dover accendere un mutuo.

      Ciò detto, la pianificazione economica è una sostanziale idiozia: dove è stata applicata ha sempre fallito. Nella storia, il primo che ci ha provato seriamente è stato l’imperatore Diocleziano nel IV secolo, col suo Edictum De Pretiis, e sappiamo com’è andato a finire l’Impero romano.
      Gli esperimenti contemporanei non sono stati migliori. Per non parlare degli effetti catastrofici dei piani quinquennali di sovietica o maoista memoria!
      Ma allo stesso modo, trovo egualmente assurda la postulazione di un homo oeconomicus capace di scelte infallibili.
      Cito a memoria dalle ‘Metamorfosi’ di Ovidio:

      Il desiderio mi tira in una direzione, la ragione verso un’altra; vedo e approvo il meglio ma seguo il peggio

      Sono gli svantaggi di una formazione prevalentemente umanistica..:) Credo però renda l’idea.
      Ciò detto, la tua libertà mi è sacra quanto e più della mia… E mi viene da pensare che agli assoluti teorici, entrambi preferiamo di gran lunga le incertezze del relativo..:)

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