Caricate, per favore

 Abituati ai rudi questurini di certi “reparti antisommossa”, finalmente facciamo la conoscenza di uno sbirro gentile… uno di quelli che prima di colpirti a tradimento alle spalle mentre ti stai allontanando, di manganellare le donne mentre già sono a terra, non ordina ma chiede cortesemente: “Caricate, per favore?!?”
Accade a Brescia, dove uno sparuto gruppetto di lavoratori indiani e senegalesi protesta da giorni, nella sostanziale indifferenza generale, contro la truffa dei falsi permessi di soggiorno (di cui sono vittime) e la mancata corresponsione dei salari da parte di imprenditori che si sono regolarmente liquefatti il giorno di paga, senza che la cosa suscitasse il minimo interesse da parte della locale procura che prontamente ha invece denunciato gli immigrati.
Il solerte funzionario che potete ammirare mentre espleta le sue mansioni di disordine pubblico è il vice-questore vicario, Emanuele Ricifari

Un passato nella Mobile di Catania e al reparto Volanti di Reggio Calabria, il dott. Ricifari lavora alla Questura bresciana dal 2006 come dirigente alla Divisione di polizia amministrativa e sociale per l’immigrazione. In qualità di capo-gabinetto della Questura, costituisce un fulgido esempio di come i problemi sociali e gli immigrati vengano trattati quando non sono nipoti di Mubarak..!

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15 Risposte to “Caricate, per favore”

  1. ma infatti io avevo questa proposta da fare ai manifestanti: dichiarate di essere parenti di qualcuno, Mubarak, Gheddafi, Obama… a scelta! Vediamo se il cainano chiama in questura…
    L’altra opzione è farsi crescere labbra, sedere e tette.

  2. Ciao… ma non ci credo!

    Cioè non è non credo a te e al tuo post, ma vedendo il filmato, mi sembra la classica commediola anni ’60, dove un incrocio tra un coglione, un frustrato e una checca, è in cerca di rivincite personali e fa arrestare anche sua nonna!

    Comunque, tutto questo ha un nome: fascismo.

    Cordiali e civili saluti.

  3. Personaggi come Emanuele Ricifari sono il frutto di una ‘selezione naturale’, scientemente voluta e praticata all’interno dei corpi di Polizia fin dai tempi di Scelba, ma che ha la sua origine nella sua stessa ragion d’essere dal momento stesso della sua costituzione: funzione repressiva su ordinamento militare, a conservazione e tutela dello statu quo dominante. Scopo primario dell’istituzione è stato (e rimane) quello di vigilare sui “sovversivi”, combattere i “rossi” e, più o meno sporadicamente, dar loro “una lezione”.
    Poi si possono dare tutte le spennellate ‘democratiche’ che si vogliono (come la famosa riforma del 1981) ma la componente ideologica rimane sempre quella: rigorosamente a destra, con elementi più o meno reazionari. A ciò si aggiunge un cameratismo di reparto dove è forte e presente la matrice fascista che del resto è tollerata, e a tratti persino incoraggiata, praticamente da tutti.

    Funzionari come Ricifari ne sono parte integrante e nel loro ruolo di “dirigenti” hanno lo scopo di mantenere e perpetrare intatto un tale tipo di sistema abbondantemente collaudato, facendo da filtro e censura ad istanze “anomale”.
    Non per niente, Emanuele Ricifari è stato uno dei responsabili della formazione allievi nella Scuola di Polizia di Piacenza e, in tal senso, ha sempre svolto egregiamente il compito assegnatogli, come si può leggere in un articolo pubblicato su La Repubblica del 06/09/2003 a firma di Niccolò Zancan:

    – Matteo Federici, ex poliziotto, esonerato per mobbing: “Sei un comunista”… –

    «TORINO – Lo chiamavano zecca: “Perché sono romano, tifo Roma e non disprezzo chi manifesta in piazza le sue idee”. Lui giura che sia più che sufficiente per creare un pregiudizio definitivo: “Per essere bollato come comunista, nemico, agente inaffidabile”. Matteo Federici, vent’anni, voleva fare il poliziotto. Dopo aver partecipato alla scuola allievi di Piacenza era stato mandato in missione al V reparto mobile di Torino come agente ausiliario di leva. Poi, l’episodio: “Ho detto che al G8 di Genova c’erano vari tipi di manifestanti. Persone con motivazioni e modi ben diversi. Per questo hanno fatto rapporto al capo. Ma loro hanno completamente distorto il mio pensiero”. Loro sono i compagni di Matteo Federici, altri ragazzi in divisa. In cinque hanno firmato una relazione di servizio che ha innescato un procedimento disciplinare. Sono state lettere, deplorazioni, carte bollate del Ministero dell’Interno, udienze, ricorsi. Ora il ragazzo è fuori. Senza appello: “Perché era già stato richiamato due volte e aveva dimostrato un comportamento non adatto alla professione di poliziotto”., è la motivazione ufficiale.
    Era la sera del 9 febbraio. Un contingente del Reparto Mobile di Torinostava tornando dal servizio d’ordine per la partita Inter-Reggina. Chiacchiere sul pullman che sono finite in un verbale di difesa: “Ognuno ha parlato della sua squadra del cuore. E lì hannoincominciato a chiamarmi zecca. Poi si è discusso degli stadi. Io ho detto: ‘Non tutti i tifosi che scelgono la curva sono per forza teppisti. A quelli che spaccano i seggiolini non importa niente della partita’. E’ intrvenuto un collega: ‘Ma allora chi era a Genova solo a sputare in faccia ai poliziotti e fare danni?’. Io ho risposto pacatamente: ‘Bisogna fare delle distinzioni’. Ma sono stato interrotto da un altro collega: ‘E tu che ne sai? C’eri?’. Forse è in quel preciso momento che ho compromesso il mio futuro”. Perché Matteo Federici ha risposto: “E anche se fosse?”.
    Allora si sono messi a litigare: “Ecco un altro comunista al reparto. Ma cosa vieni a fare in polizia? Il sindacalista? Oppure a Genova sputavi anche tu?”. L’ultima risposta di Federici è stata: “A Genova non c’ero. Non sono d’accordo con chi sputava addosso ai poliziotti, ma se lo fanno non è per un fatto personale, ma per quello che rappresentiamo”. In fondo al pullman verniciato d’azzurro, un vecchio Fiat 370, qualcuno ha alzato la voce: “Ecco un altro squatter. Per quelli come te ci vorrebbe Mussolini…”. Dopo due giorni, cinque poliziotti hanno riferito al dirigente del reparto “per doverosa conoscenza”.
    Nella sua difesa, Matteo Federici ha sostenuto che quattro dei cinque ragazzi che hanno firmato il rapporto contro di lui non erano presenti al momento della discussione. Un particolare che non è servito a salvarlo dall’esonero: “Per mancanza dei requisiti morali e delle attitudini necessarie per esercitare con la dovuta affidabilità i compiti istituzionali”.
    »

    Bisogna anche dire che questo Federici non è un tipo molto furbo, che ignora quanto il silenzio sia prezioso, specialmente in determinati contesti e circostanze, né capisce che in un contesto militarizzato gli interlocutori si scelgono con cura e MAI si devono instaurare rapporti confidenziali con i propri ‘superiori’ gerarchici, a meno che non si voglia essere fottuti a sangue alla prima occasione, appena si voltano le spalle.
    A tal proposito, riporto pure uno stralcio tratto dalla relazione di servizio del 11/02/03:

    «I sottoscritti agenti Frasconi Tiziano, Bondini Michele, Di Carlo Luca, Oliviero Michele, Foglini Samuel riferiscono quanto segue: durante il viaggio di ritorno all’interno del pullman mentre si parlava di calcio tra colleghi l’A.A. FEDERICI Matteo interveniva nella discussione profferendo tra l’altro le seguenti frasi: “Prima di entrare in Polizia ho partecipato come manifestante a vari cortei di sinistra tra cui il G8 di Genova”, “Non ho partecipato direttamente agli scontri… non ho sputato sull’uomo ma sulla divisa e sulle istituzioni…»

    Federici viene deferito presso la Commissione consultiva della Scuola allievi di Piacenza. Il delegato sindacale (SIULP) che dovrebbe tutelare la sua posizione è Emanuele Federici.
    Insieme al direttore della scuola, Mattia La Rana, Federici è l’unico a sostenere come punizione «la sanzione della deplorazione, sebbene per la sola entità del fatto sarebbe più consona la pena pecuniaria».
    Nella fattispecie, la “deplorazione” comporta l’automatico esonero dell’allievo dalla polizia, ovvero l’espulsione, con la relativa interdizione a partecipare a tutti quei concorsi pubblici (quasi tutti) per i quali è richiesto il non essere stati «espulsi da Forze Armate o da altri Corpi militarmente organizzati».
    Evidentemente, gli inni al duce… i poster della X-MAS… cantare a squarciagola “Faccetta Nera” non vengono considerati affatto comportamenti ‘deplorevoli’.
    Per giustificare il provvedimento abnorme, il direttore Mattia La Rana, così giustifica la sanzione: «Emergeva che il Federici aveva manifestato durante il corso atteggiamenti “ambigui” e dunque veniva stabilito di sottoporre lo stesso ad una attività di monitoraggio»
    “Ambiguità” (sarà pure culattone oltre che di ‘sinistra’?!?) a cui si aggiungono due gravissime infrazioni disciplinari: smarrimento del tesserino (poi ritrovato) e aver parlottato con un collega durante un’esercitazione!
    Da aggiungere che dei “cinque testimoni a discolpa richiesti da Federici, uno non c’è per motivi familiari e uno per motivi di servizio, un altro non viene chiamato perché 1a Commissione non lo ritiene utile. Se ne presentano due, Daniele Limpido, compagno di corso di Matteo a Piacenza, e l’ispettore Profilo, quello che, secondo la versione dell’accusato, ha ripreso Foglini”.

    E torniamo quindi ai presupposti di partenza: indottrinamento-filtro-fascismo.

  4. Citazione:”Personaggi come Emanuele Ricifari sono il frutto di una ‘selezione naturale…’”, anche qui mi trovo a condividere, con una piccola postilla culturale, da sempre quando non si riesce a trovare una collocazione definibile in decente nella società, frotte di giovanotti approdano all’arma come ultima scappatoia ad una vita di fancazzismo, come da sempre si dice:”almeno vai in divisa se non hai voglia di studiare o di lavorare”.
    Quanti di questi virtuosi dell’arma dei decenni precedenti ora sono al comando?

    • E questo è (in ottima parte) vero almeno fino alla conclusione degli anni ’70, dove alla carenza di vocazioni si accompagnavano buone prospettive di carriera interna… Tuttavia, se ciò può essere valido per i gradi intermedi, il discorso decade per la stragrande maggioranza dei funzionari di PS, che oggi vengono chiamati “dirigenti” (manco fossimo in una azienda!).
      Per accedere al ruolo di ‘Commissario’, per pervenire alla carica di Questore ed aspirare eventualmente alla carriera prefettizia, la laurea (preferibilmente in Giurisprudenza) non è un elemento opzionale ma un requisito indispensabile. E questo differenzia nettamente i vertici di comando dalla “truppa” (chiamiamola così) degli agenti semplici e ‘scelti’. Tra gli stessi Ispettori di PS non è raro trovare elementi con titoli di studio medio-alti e con una conoscenza tutt’altro che superficiale del TULPS (Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza).

      E questo, secondo me, costituisce un aggravante e non certo un’attenuante… Specialmente in Polizia (che dovrebbe essere un corpo civile), decisioni, strategie, comandi, politiche di indirizzo e di intervento, non vengono decise da frotte di manganellatori semianalfabeti e più o meno esaltati, arruolatisi per necessità…
      Dietro al “celerino”, dietro il picchiatore, dietro il fanatico, c’è sempre un ufficiale superiore, che vede.. tollera.. incita.. o soprassiede. Le funzioni di comando sono sempre svolte o supervisionate da un “dottore” con laurea, che nell’istituzione è entrato con convinzione e libera scelta, pur avendo a disposizione un possibile ventaglio di opzioni alternative alla divisa.
      Nel caso del dott. Ricifari, alto dirigente laureato in Legge, sono questi gli elementi che fanno la differenza e ne squalificano ancor di più certi comportamenti, confemando gli eventuali pregiudizi sull’istituzione che rappresenta.

  5. Ti cito:”Per accedere al ruolo di ‘Commissario’, per pervenire alla carica di Questore ed aspirare eventualmente alla carriera prefettizia, la laurea (preferibilmente in Giurisprudenza) non è un elemento opzionale ma un requisito indispensabile. E questo differenzia nettamente i vertici di comando dalla “truppa” (chiamiamola così) degli agenti semplici e ‘scelti’.”
    Non ho lasciato molto l’università, e ti assicuro che nei piccoli dislocamenti accademici di poli ben più corposi si trovano frotte di emerite teste di legno in alta uniforme e il tesserino universitario così ricolmo di firme frettolose da assomigliare ad una tetta di peripatetica che si fa firmare il seno in una fiera erotica, svilendo poi il valore stesso del riconoscimento accademico in taluni atenei; anche per questo una laurea a Macerata non è propriamente comparabile ad una presa ad Urbino, non sapendo se la questione riguarda il dottor Ricifari resto nel dubbio.
    Grazie della risposta.

  6. *Correggo /non ho lasciato da molto l’università/

    • Grazie a te per la replica!
      La ‘metafora’ sulla tetta chirografata è MERAVIGLIOSA!!!
      In merito agli attestati accedemici, ho sempre avuto un’idiosincrasia a pelle per gli ambienti universitari: non ho mai frequentato le lezioni e mi sono sempre mantenuto a debita distanza dagli atenei, salvo il giorno degli esami… E questa è una colpa gravissima perché così non ho potuto cogliere parecchie sottigliezze… Ad esempio, mi sono persa la visione degli impettiti spaventapasseri in tenuta da portiere del Grand Hotel, da te così brillantemente descritti..
      Dovrò seriamente “riconsiderare” i requisiti di base per certe brillanti carriere..:)

  7. Stranamente non vengono fatte vedere le violente manifestazioni di quelle persone che poi fingono di fronte alla polizia di non aver fatto niente! TUTTI COMUNISTI!
    sempre loro creano danni, basta guardare quei pazzi studenti che dopo aver provato a ribaltare i blindati a roma si sono lamentati per essere stati manganellati! RIDICOLI!
    un plauso al vicequestore: è il mio idolo!

    • Oh ma che palle!!! Cos’è?!? Una fissazione patologica? Siete ossessionati da ‘sti comunisti?? Li vedete dappertutto; ve li sognate la notte, sempre lì a terrorizzare i vostri sonni insieme al terribile uomo nero!?!
      Anche le fobie in genere si evolvono; cambiano col mutare dei tempi ed il trascorrere degli anni… Invece, nella Vandea dell’Italia s’è destra, niente! Tutto fermo agli anni ’30: sempre la stessa paranoia monotematica, a parte l’aggiunta ultima dei negher (Kommunisti pure loro)!!!
      Ed io che ingenuamente credevo che la ‘rossa razza bolscevica’ fosse estinta per sempre, abituato com’ero a considerare gli ultimi esemplari ancora in vita più rari della tigre siberiana o del rinoceronte bianco, più invisibili dell’abominevole uomo delle nevi!
      Non sapevo invece che in Lombardia esistesse ancora una riserva così florida e numerosa… Chi l’avrebbe mai immaginato!?!
      A giudicare dalle allarmate giaculatorie maccartiste che ultimamente giungono sul sito, da parte di indignati emuli di Oswald Mosley in cassoeula, pare ci sia una vera emergenza regionale!
      Mi sa che per vedere uno di questi famigerati “comunisti” ancora in vita dovrò organizzare una missione antropologica in Alta Padana.

  8. Ciao Sendy, dopo aver letto il commento di Emace, d’istinto avrei voluto rispondere a tono, ma rileggendolo un’altra volta, mi sono detto “è sicuramente ironico…” poi, non ancora convinto, l’ho riletto per la terza volta e mi è sorto il dubbio: è un commento ironico, oppure è il commento di un andròide?
    Nel dubbio lasciai perdere, ma ora il tuo commento, mi ha risolto il dubbio e quindi procedo…

    A Emace:

    1° – ti lamenti che “non vengono fatte vedere le violente manifestazioni di quelle persone che poi fingono di fronte alla polizia di non aver fatto niente!”

    Se stai leggendo la ricetta per la torta di pane, è ovvio non trovare gli ingredienti per i pizzoccheri…

    2° – riguardo al “TUTTI COMUNISTI!”

    questo ti qualifica e comunque, meglio comunista che andròide…

    3° – quelli che definisci “pazzi studenti” sono persone che hanno un alto senso civico e che invece di rincoglionirsi davanti alla televisione con i grandi fratelli, con gli amici di Maria (di cui immagino tu sia molto amico/a? – lo si deduce dal tono e dai contenuti del tuo commento), lottano per i diritti di tutti, compresi i tuoi! Poi, è risaputo che: “chi troppo studia, pazzo diventa”…

    4° – in merito al “RIDICOLI!”

    Ridicolo è il tuo commento, anche se in realtà, è drammatico, pensare che esistano ancora persone che (s)ragionano come te

    5° – dici “un plauso al vicequestore: è il mio idolo!”

    essendoci libertà di culto, ognuno è libero di scegliersi il suo Dio, però vorrei ricordarti che: “mentre Mosè riceveva le tavole della legge, essi costruirono un vitello d’oro, che era “il loro idolo”

    Cordiali e civili saluti.

  9. Ciao, ho trovato un paio di cose:

    – Mailbombing per chiedere le dimissioni del vice questore Emanuele Ricifari (http://www.facebook.com/event.php?eid=140329819352300)

    Evento su Facebook dove c’è una mail già pronta e un blocco di indirizzi mail, che con un semplice copia.incolla, si può inviare. Finora 1190 partecipanti.
    Ho partecipato, spedendo la mail.

    – Emanuele Ricifari fan club (http://www.facebook.com/home.php?sk=group_127755387283472)

    Gruppo su Facebook, creato dalla di lui figlia quindicenne Rebecca; loro dicono essere un gruppo aperto, ma naturalmente è un gruppo chiuso (perché se no, si sarebbero trovati la bacheca piena di insulti…) al quale bisogna mandare la “richiesta d’iscrizione” ed aspettare, per sapere se si è graditi! Finora 417 membri. Il gruppo, si presenta così: “Pagina dedicata al mitico Vice Questore di Brescia Emanuele Ricifari, colui il quale ha fermato i facinorosi sotto la gru di Brescia! Lui mi rende fiero di essere italiano!” (Sic!)

    – Lettera da Emanuele Ricifari (http://www.facebook.com/home.php?sk=group_127755387283472&view=doc&id=132414040150940), che consiglio di leggere tutta – commenti compresi, per rendersi conto di come siamo messi male!

    Cordiali e civili saluti.

  10. Temo dovrò privarmi dell’illuminante lettura dal momento che non sono iscritto a Facebook; né sono mai stato sfiorato dall’idea di crearmi un apposito profilo per il tanto popolare ‘social network’, che ho sempre cordialmente detestato… Cercherò di ovviare diversamente..:)
    Ciò detto, tornando ai nostri amici in camicia nera, ognuno si sceglie gli “idoli” che più li rappresentano. E certe scelte si commentano da sole..!

    C’è un Italia reazionaria ribollente e vitale, impastata di perbenismo piccolo-borghese, integralismo sanfedista e machismo fascista, convinta che il dissenso vada curato a colpi di manganello (e, se necessario, di moschetto) ed ogni opinione discordante vada censurata. E’ un’Italietta che aborre il pensiero complesso e si nutre di poche certezze assolute, cementificate in una non meglio specificata “Tradizione”.
    Un’Italia paranoica che vive trincerata nei suoi fortini domestici e locali, alla disperata ricerca di uno “spirito identitario”, fondato sull’esclusione sociale e sulla distinzione etnica, nell’illusione di proteggersi dai caotici mutamenti epocali della post-globalizzazione.

    In fondo, il Berlusconismo non ha creato assolutamente nulla: a livello sociale, è il grimaldello politico che ha fatto saltare il tappo al calderone che da troppo a lungo comprimeva i revanchismi con gli umori di pancia di una certa provincia italiana e rurale, restituendo piena legittimità alle pulsioni emotive, le irrazionalità collettive, le suggestioni decisionistiche, che da sempre sono l’humus (sub)culturale dei “fascismi” di ogni tempo. Li chiamiamo così, al plurale, per semplificazione semantica.
    Se la maggior parte dei nostri rabbiosi “amici” non andasse oltre l’alfabetizzazione primaria (della quale si vantano con orgoglio, come fosse un titolo di merito), troverebbero in KARL SCHMITT il loro sommo Profeta e massimo Ideologo.
    Non c’è nulla nell’Italia presente che l’eccelso Schmitt non abbia esaminato in ogni suo aspetto e strutturato in prassi politica, tramite quella che io considero una vera e propria ‘Teologia della Reazione moderna’.
    Non si può fare a meno di sottolineare la sconcertante attualità del suo pensiero ideologico e come questo sia stato nuovamente tradotto, dopo gli anni felici del nazionalsocialismo, in pratica ordinaria di governo:

    «Il metodo della formazione della volontà attraverso la semplice fissazione della maggioranza è sensato ed accettabile se viene presupposta una sostanziale omogeneità di tutto il popolo. In tal caso non si verifica una sopraffazione della minoranza ma il voto serve solo a far risaltare un accordo ed un’unanimità già esistente e presupposta, seppur in forma latente. Infatti poiché ogni democrazia riposa sul presupposto del popolo nella sua interezza, unitarietà ed omogeneità, così non può esistere di fatto nessuna minoranza e tanto meno una pluralità di minoranze stabili e costanti

    «La specifica distinzione politica alla quale è possibile ricondurre le azioni e i motivi politici è la distinzione di amico e nemico. Essa offre una definizione concettuale, cioè un criterio, non una definizione esaustiva o una spiegazione del contenuto.
    […] Non v’è bisogno che il nemico politico sia moralmente cattivo, o esteticamente brutto; egli non deve necessariamente presentarsi come concorrente economico e forse può anche apparire vantaggioso concludere affari con lui. Egli è semplicemente l’altro, lo straniero e basta alla sua essenza che egli sia esistenzialmente, in un senso particolarmente intensivo, qualcosa d’altro e di straniero, per modo che, nel caso estremo, siano possibili con lui conflitti che non possono venir decisi né attraverso un sistema di norme prestabilite né mediante l’intervento di un terzo “disimpegnato” e perciò “imparziale”

    (K.Schmitt – Le categorie del Politico – Il Mulino; BO. 1998)

    Schmitt scriveva nel 1926, ma il pensiero non mi sembra molto dissimile dal Presente dell’attualità italiana..!

    P.S. A proposito di commenti particolarmente intelligenti… questo rimane in assoluto il mio preferito: QUI

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