Il Mercato delle Vacche

Data l’eleganza dei tempi, prendiamo in prestito il neologismo coniato dall’on. Paolo Guzzanti e chiediamoci: l’Italia è una Mignottocrazia?
In un luogo che ha smarrito ogni sostanza e vive nel culto frenetico della forma esteriore, l’identità risiede nell’esibizione continuata di sé stessi, nella mercificazione costante dell’esistente che null’altro ha da offrire all’infuori di forme perfette, dalla durata limitata, destinate al consumo edonistico. Sono i forzati dell’apparizione, i presenzialisti da circuito mediatico, le eterne comparse prezzolate ai margini del palcoscenico, in cerca di ingaggi presso distaccata sede.

Vista l’abbondanza di forme che straborda dagli schermi televisivi, trasformati in banconi per l’esposizione della carne, in un groviglio convulso di cosce e di corpi femminili in offerta al miglior contraente, non resterebbe che constatare l’amorale accettazione di una consolidata forma di prostituzione mediatica in cui, oltre alla merce immediatamente palpabile, nessun altra dote è richiesta ed il meretricio virtuale è la norma condivisa, per spirito maggioritario, da una considerevole parte delle donne italiane.
Forse la domanda giusta da porsi è: Esiste un limite alla Mignottocrazia?
Nonostante tutto, in questa Italietta votata ai riturali estetici dell’Imagograzia, che si riempie la bocca di “radici cristiane” e “valori della famiglia” nel suo neo-paganesimo devozionale, indurita nella sua crosta reazionaria di revanchismi nazionalistico-identitari, fa un certo effetto l’accoglienza trionfale tributata ad un dittatorello africano, vestito come un portiere da Grand Hotel, con la sua scalcinata corte da operetta post-coloniale.

Parliamo di un altro dei degni amichetti di Re Silvio: quel Muhammar Gheddafi, che sembra considerare l’Italia un po’ come il suo personale parco giochi e potenziale allevamento di odalische da esportazione, considerate esemplari più da monta che da riproduzione.
 E ci si chiede come sia possibile imbastire a ripetizione squallidi raduni di ‘hostess’ a pagamento, da indottrinare, e convertire, e possibilmente imbarcare per Tripoli bel suol d’amor, fantasticando barbareschi amplessi nel deserto. E non si riesce ad immaginare niente di lontanamente simile a Parigi, Londra, Berlino, e nelle altre grandi capitali, dove la ridicola marchetta islamica del Colonnello Gheddafi verrebbe boicottata in massa.
Ma in Italia è diverso: questo è un Paese dove tutto ha un prezzo… modico!
La dignità femminile, a dispetto di tante profusioni di orgoglio di genere, sembrerebbe non fare eccezione, ridotta com’è a merce da (s)vendere a prezzi di saldo. Certo, il concetto di “dignità” per molte deve essere oggetto arcano dall’oscuro significato
(QUI) e, all’occorrenza, si compra a soli 80 euro giornalieri (lordi) per presenza. I soldi per un paio di sandaletti da mercato. Tanto è il costo delle signorine da presenza, convenute in mezzo migliaio al Gran Serraglio capitolino del Mahdi libico, con la complicità del ruffiano di Arcore.
Ciò che più sconcerta (ed indigna) è la partecipazione di massa delle miss ad ingaggio, interessate unicamente all’incasso del ricchissimo gettone presenza e, pare, molto contrariate dall’assenza di buffet, ma tutte molti felici di entrare con poco nel pascolo di femmine italiche al suk del Rais della Sirte.

Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

[Dante Alighieri; Purgatorio. VI, 76-78]

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2 Risposte to “Il Mercato delle Vacche”

  1. Midhriel Says:

    Come spesso accade, hai espresso con la consueta chiarezza e precisione ciò che penso anche io.
    Tutto l’evento per me è stato un grande circo, l’ho chiamato “Italia circo del mondo”: che vergogna, come nazione siamo noi a non poter più avere dignità.

  2. Come cinefilo, amante del cinema di genere, tendo a coltivare un insano interesse per gli “extreme movies”…
    Così, alla fine di Agosto, ho impropriamente aggiunto nel mazzo anche il documentario di Lorella Zanardo: “Il Corpo delle Donne”… Una visione allucinante, disturbante quanto e più di un film di Takashi Miike!!
    Poi, dulcis in fundo, pochi giorni dopo mi tocca assistere al reality meharista delle vacanze romane di Gheddafi, con Franco “The Mummy” Frattini a fare da lacché per le strade della Capitale.
    Io posso capire l’imbecillità umana, lo stato di necessità, l’opportunismo più cinico, l’idiozia più ingenua, l’amoralità più smaliziata… Ma a tutto dovrebbe esserci un limite!
    E, da uomo, mi chiedo: Come può una donna prestarsi a simili spettacolini e compiacersi delle più incredibili umiliazioni?!?

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