Se questo è un ministro…

 Che la “cultura” non fosse il piatto forte nel Direttorio delle Libertà, lo si era capito già da un pezzo.
Sicuramente, per i pasdaran del Sultanato di Berlusconistan, tutto ciò che è riconducibile al libero pensiero, alla speculazione intellettuale, e che alla formazione di queste contribuisce (una buona formazione scolastica) costituisce un problema. Notoriamente, un popolo di potenziali deficienti semianalfabeti risponde meglio agli stimoli della propaganda; non si pone domande, e rinuncia volentieri ai propri diritti (che non conosce), risultando molto più sensibile al carisma del Capo al quale delega la propria Libertà originale, in cambio di un surrogato elettorale.

D’altra parte, se nessuno legge libri, anche perché non è più in grado di comprenderne i contenuti, non sono necessari né roghi né censure. A questo punto, è facile re-inventare la Cultura e riscrivere la Storia, sostituendo entrambi con qualcosa di più semplice, adatto ai Prolet del nuovo millennio.
 Del resto, ogni regime che si rispetti ha le sue aberrazioni culturali, i nazisti avevano creato l’Ahnenerbe. Da noi, disperse le tre “i” (Internet-Impresa-Inglese) lungo il percorso, dopo i “preside-manager” e “sussidiarietà scolastica”, si conciona allegramente di Padania, di dialetti, eredità celtiche, classi razziali separate, in attesa di qualche altra demenziale stronzata che siamo certi non tarderà ad arrivare…
Per questo, l’Istruzione e, di conseguenza, la Scuola pubblica vanno smantellate o, quantomeno, messe in condizioni di non nuocere. E sotto la scure dei tagli di governo, fortissimamente voluti da Tremonti, ricadono tutte quelle spese considerate inutili, tramite la cancellazione di strutture delle quali si ignora completamente la funzione (per esempio gli Istituti di ricerca). Tra i costi più inutili di tutti, ci sono sicuramente quelli inerenti il sistema scolastico. E vista la levatura degli esponenti di governo (QUI), è difficile dare loro torto né ci si potrebbe aspettare altro. La punta di lancia della devastazione in atto è naturalmente l’avv. Maria Stella Gelmini: l’Attila catapultato contro l’Istruzione.Capita dunque, con un certo, ritardo di imbattersi in una delle tante letterine polemiche che i servi si scambiano all’ombra di Cesare nella rissosa Family delle Libertà. Il reperto in esame risale al 20/05/2009, pubblicato su “Il Gazzettino”.
Tema della discussione è l’insegnamento del dialetto nelle scuole, in quanto strumento linguistico di identità etnica. Sorvolando sui contenuti surreali, si tratta di un condensato di poche righe, tempestato di incredibili strafalcioni di sintassi, a firma del ministro Gelmini:

Gentile Direttore,
ho letto attentamente quanto affermato dal Ministro Zaia. Tengo a ribadire che i dialetti sono
le base della nostra cultura e che il mio pensiero è stato volutamente travisato. Pensare che il Ministro dell’Istruzione non sia sensibile ad una parte così rilevante della nostra tradizione è un’accusa che respingo e che non si comprende se non ritenendola dettata da motivi di visibilità elettorale. Da subito ho attuato provvedimenti per legare la scuola al proprio territorio. I professori ad esempio devono sempre di più provenire dalla stessa regione nella quale insegna. Le classi inoltre non possono essere composte da più del 30% di stranieri per favorire una migliore integrazione. Ogni regione devo poter strutturare un sistema educativa in linea con le richieste del mondo del lavoro della zona. Allo stesso modo la spinta verso il futuro e la modernizzazione non può non essere accompagnato dalla valorizzazione della cultura ivi compresa la lingua e il dialetto. Per questo la polemica è distituita di qualsiasi fondamento soprattutto per chi è rivolta ad una persona che abita al confine con il Veneto e che conosce bene l’eccellenza, il valore e la cultura delle persone che lo popolano.

Alla povera Maria Stella in fondo non si richiedono doti particolari. È lo strumento usato da Tremonti per distruggere la scuola italiana: il suo compito è firmare ed eseguire; è una mera esecutrice, il missile teleguidato per operazioni seek and destroy.
Il compagno Ilič Ul’janov (conosciuto come  Lenin) sprezzante parlava di “utili idioti”. La Gelmini, lungi dall’essere utile, è devastante. C’è da chiedersi se non sia più conveniente sostituirla con Teddy Ruxpin, l’orsetto parlante.
 O forse sarebbe più indicata una Cabbage Patch, la “bambola del cavolo”. Sicuramente farebbe di meglio e costerebbe meno.

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4 Risposte to “Se questo è un ministro…”

  1. Midhriel Says:

    Mi permetto di farti notare che alcuni dei numerosi errori nel testo ti sono sfuggiti:
    I professori [ad esempio devono sempre di più provenire dalla stessa regione nella quale] insegna. – Soggetto plurale, verbo al singolare
    Ogni regione devo poter strutturare un sistema educativa… – Incongruenza tra soggetto e verbo

    Sì, la scuola italiana è davvero in ottime mani. La prova è qui: http://www.youtube.com/watch?v=nIsyWQXMRNc e nei tanti video simili ;)

  2. In effetti, un bambino all’esame di V elementare saprebbe scrivere meglio..!
    Ci sarebbe da chiedersi quanti di queste menti eccelse della politica riuscirebbero a superare l’ipotetico esamino, inerente la conoscenza della lingua italiana e della Costituzione, che i lumbàrd di secessione e di governo vorrebbero introdurre per il conferimento della cittadinanza agli stranieri.

  3. ma veramente quello schifo l’ha scritto la superministra? Giuro che un bimbo di prima elementare scrive meglio. Del resto, come hai scritto tu, lei non è altro che un fantoccio messo lì per coprire il piano Tremorti.

    Io che dentro la scuola ci sono, e volente o nolente ci rimarrò almeno altri tre anni sempre che non decida di navigare per i burrascosi mari dell’univeristà, posso confermare che siamo messi da panico (e vivo al nord, figuriamoci al sud).
    Del resto, l’ignoranza è forza, lo dice anche Orwell.

  4. Anch’io ho stentato a credere che fosse il testo originale, stilato da un ministro all’Istruzione. Però, dal momento che la lettera era riportata sul sito del Parlamento, nella sezione dedicata alla rassegna stampa, non potevano esserci altri dubbi. Pignolo, e sconcertato, ho voluto fare ulteriori verifiche, poiché nella soggettività delle mie opinioni sono molto attento all’oggettività delle informazioni che riporto. Così ho trovato la copia scannerizzata dell’articolo originale, direttamente da “Il Gazzettino” veneto (è quella riportata nel link in rosso).
    Ora, alcuni refusi possono anche essere errori di battitura, ma in alcuni casi (concordanza, uso degli avverbi, coniugazione dei verbi) sembra ci siano seri problemi di formulazione sintattica e conoscenza stessa della lingua italiana.
    Questo governo ci ha ormai abituato a tutto, ma una semi-analfabeta alla Pubblica Istruzione non s’era mai vista prima.

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