PATTO DI PACIFICAZIONE


A Natale puoi
fare quello che non puoi fare mai:
(…)
È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più,
è Natale e a Natale si può fare di più
per NOI

  Immancabile come un raffreddore stagionale, inevitabile come i conguagli delle bollette, ti scalda le viscere con la piacevole consistenza di un clistere.
È difficile immaginare le indicibili privazioni alle quali vengono sottoposti i grassi bimbi ariani che, liberi solo a Natale, puntualmente ti propinano un’orgia catodica di panettoni e zuccherosi sentimentalismi a buon mercato (reali quanto la neve artificiale sopra un presepe in cartapesta) nell’adescamento di consumatori compulsivi.
Quest’anno, la stucchevole ipocrisia delle atmosfere natilizie sembra aver contagiato anche i rissosi inquilini di Casa Montecitorio, convertiti al verbo dell’amore evangelico sull’altare delle riforme a soggetto. Un’annoiata sazietà pervade il lettore smaliziato che abbia sfogliato i quotidiani dell’ultima settimana: tra profusioni di devozione incondizionata al Re Pescatore, offeso nel suo ritiro; dissociazioni e obiezioni con premessa solidale; nuovi mistici dell’Amore universale conto i guerrieri dell’odio, per il reciproco rispetto e comune legittimazione. Inutile e persino ripetitivo ripercorrere le tappe e le incongruenze di tanti fumosi afflati pervasi da vaporosi sensi…

AMARCORD
C’era una volta un misericordioso Unto che si immolò per salvare l’Italia dai comunisti e dall’apocalisse bolscevica.
Peccato che nell’accezione berlusconiana, “comunista” costituisca una categoria onnicomprensiva nella quale rientrano a forza tutti coloro che in qualche modo esprimano una qualsiasi forma di dissenso nei confronti dell’Unico e Solo; ovvero osino contestare le decisioni del dio vivente. Siano essi comuni mortali, organismi istituzionali, premi Nobel, o “elite di merda”. E questo può essere un problema, giacché per il Ghandi di Arcore, “il comunista” non dovrebbe avere cittadinanza. Coerentemente è “l’anti-italiano” per eccellenza. Come incarnazione del Male, è fuori dal consesso civile e come tale dovrebbe essere sradicato o, quanto meno, messo in condizione di non nuocere. E l’intero Paese andrebbe spurgato dall’immondo contagio che l’ha infettato in parte: dalle arti, alla cultura; dalle Istituzioni alla Costituzione repubblicana (giudicata “sovietica”). La grande democraticità del Cavaliere Nero consiste nel non passare per le armi la categoria, come invece avveniva nella più pratica Argentina.
Le elezioni sono una prova ordalica, in cui si manifesta il potere di Dio: una scelta di civiltà, affinché “il Bene prevalga sul Male”. Se proprio non vuoi schierarti dalla parte del “Popolo della Libertà e del Buon Governo” nella migliore delle ipotesi sei un “coglione”.
Non esistono alternative possibili! «Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo». In base ad una equazione per la quale i due termini sono sinonimi inscindibili.
Quando ciò malauguratamente avviene, non può essere che attraverso la manipolazione del risultato elettorale. È il partito dell’Amore contrapposto alla “politica dell’odio”: contro i “brogli della sinistra”; contro Prodi, un vecchio boiardo democristiano accusato di essere una spia del KGB (con tanto di commissione di inchiesta parlamentare)… E molto altro ancora si potrebbe raccontare…

In virtù di siffatte e reiterate profusioni d’amore, con lo spirito del Natale sotto l’alberello prende forma l’idea di un nuovo “Patto di pacificazione nazionale” tra Pdl e UdC e PD, per isolare i “giustizialisti” di casa democratica e gli “eversori” della IdV. E sempre in nome dell’Amore che pervade gli animi e riempie i cuori dei vari Cicchitto, Quagliarello & Co. garantire l’impunità assoluta al bodhisattva della Brianza. Infine cancellare, col muto avvallo delle opposizioni più “responsabili”, ciò che rimane dello Stato di diritto.
Qualcosa di molto simile avvenne nel 1921.
Cambiano i soggetti politici, ma la sostanza che ne ispira la filosofia è la stessa…
Il 23 Luglio 1921 il cavalier Benito Mussolini dichiara di essere favorevole ad una ‘pacificazione’ tra fascisti, socialisti riformisti e cattolici del Partito Popolare, per isolare le frange ‘eversive’ in seno alla società.
Il 3 Agosto 1921 il “Patto di Pacificazione” viene siglato ufficialmente, tra socialisti e fascisti, con la mediazione del Presidente della Camera. Non aderiscono i Popolari, i Repubblicani ed i comunisti. Soprattutto, al Patto si oppongono con ferocia i caporioni fascisti delle zone padane e delle provincie settentrionali, che non riconoscendo alcuna tregua intensificheranno indisturbati i loro raid.
All’atto pratico, il patto di pacificazione permise a governo e fascisti dapprima di isolare politicamente e poi distruggere le formazioni di autodifesa contro le violenze squadriste, di spezzare ogni tentativo di fronte unitario da parte delle opposizioni, cancellare le forze popolari estranee alla logica dei partiti, e preparare indisturbati la successiva ‘Marcia su Roma’. Il seguito è noto…
Perciò, a dispetto di patti, baci e abbracci, a noi il Natale (e pure il resto dell’anno) piace festeggiarlo così…

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2 Risposte a “PATTO DI PACIFICAZIONE”

  1. brasseriefoucault Says:

    Un affresco antitaliano, antitradizionale, anticattolico, antireligioso, anticonsumistico.
    Cioè, vero ed intellettualmente onesto.
    Peccato che a quelli che la vedano così in Italia gli fanno fare la fine di Pasolini.
    Il web, almeno, ci aiuta. Per ora.

    • Essere paragonato ad uno degli Spiriti Magni della Cultura, ed in più venir gratificato da così tanti complimenti, rischia di far breccia nel mio ego in salsa zen, solitamente immune alle vanità… D’altra parte, visto gli sfortunati predecessori, dovrei forse iniziare a preoccuparmi un pochino..:)

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