WAR GAMES (Part 3) – Imperial Rules

 

“PNAC :

 I Neo-Con e la Guerra

 

Lo sforzo più notevole di questo interessante “gruppo di lavoro” è la produzione di un rapporto tecnico-militare, conosciuto come “Rebuilding America’s Defences: Strategies, Forces And Resources For A New Century” (“Ricostruire le difese dell’America: strategie, forze e risorse per un nuovo secolo”). Il “Piano”, redatto nel Settembre 2000, è innanzitutto un manifesto programmatico e politico, drammaticamente attuale quanto profetico. Destinato a rimanere nell’anonimo limbo degli addetti ai lavori, ma ben inserito nei meccanismi di potere di coloro che contano, il “Piano” sarebbe restato oscuro ai più se un giornalista, Neil Mackay, non si fosse messo a frugare nella pattumiera intellettuale dei cosiddetti think tank della Nuova Destra. Infatti, il programma elaborato dai teorici del PNAC è una potenziale polveriera; ad accendere la miccia di questa miscela esplosiva ci pensa il settimanale Sunday Herald, evidentemente impermeabile al principio del “sopire-troncare”, tanto in voga presso i media italiani e non solo. E così, il 15 settembre del 2002, sul periodico scozzese compare un articolo firmato da Mackay, che lancia la questione.

Nelle intenzioni dei suoi autori, il “Rebuilding Defences” doveva essere un dettagliato resoconto di difesa strategica, destinato a rimanere riservato. Tuttavia, ad una prima lettura, lungi dal ritrovare nel testo il cinico pragmatismo di un Von Clausewitz, o l’esattezza tattica di un Sun Tzu, i contenuti sembrano oscillare tra una partita a Risiko ed una sceneggiatura demenziale per “Guerre Stellari”. A tratti, è un’opera di fede sulla mistica missione redentrice degli Stati Uniti d’America, oppure l’arrogante dichiarazione d’intenti dell’ennesima lobby politico militare, in cerca del suo posto al sole. Da questo punto di vista, il Rapporto è un piccolo saggio monotematico sugli appetiti di un insaziabile moloc, che fomenta le ambizioni imperiali della Nuova Destra Repubblicana. Troppo poco per colmare il vuoto desolante di un “progetto”, animato unicamente dall’estasi guerriera di un manipolo di pretoriani repubblicani, in pieno delirio di americana onnipotenza.

Nel Rapporto vengono ripresi vecchi temi cari ai suoi ideatori: il costosissimo (ed inutile) “Scudo Stellare”; emergono concetti nuovi, ed oggi drammaticamente attuali, come l’enduring war per pudore ribattezzato “Enduring Freedom” dai pubblicitari di Bush (strano accostamento guerra-libertà). Si ribadisce la convinzione che il Sud America non sia una costellazione di Stati sovrani, ma il “giardino di casa” dove intervenire a proprio piacimento. Non manca poi l’attenzione al bilancio complessivo ed ai costi che comporta una difesa avanzata, schierata in profondità su scala globale: le spese di un simile armamentario dovrebbero essere bilanciate ed accollate in parte alle stesse nazioni, che ospitano truppe USA sul loro territorio. Truppe sempre più simili ad una forza d’occupazione, se “il rafforzamento delle attuali installazioni d’oltremare, può anche essere visto come presupposto per una estesa struttura di controllo”. La struttura di forza dovrebbe essere alleggerita al suo interno e quindi diventare maggiormente reattiva, con l’introduzione di duttili brigate di pronto impiego, più idonee ad interventi rapidi in zone critiche. Paradossalmente, queste nuove formazioni miste assomigliano alle “demi-brigade” di Napoleone o, se preferite, alle “coorti equitate” dell’Impero Romano.

In quanto alla ridistribuzione delle forze, il “punto focale della competizione strategica” viene spostato dall’Europa all’Estremo Oriente, con particolare attenzione al Sud-Est asiatico (e più in generale nel Sud del mondo). Questa attenzione verso l’Asia Orientale è importante e non va tralasciata: si tratta di una tematica alla quale Wolfowitz e Libby sono particolarmente sensibili. Sotto Reagan, per tre anni Wolfowitz fu ambasciatore in Indonesia e successivamente, in qualità di assistente del Dipartimento di Stato, per un altro triennio si è occupato dei rapporti politici in Asia Orientale e nella regione del Pacifico in generale. In tale veste, ha gestito nelle Filippine la transizione tra la dittatura di Marcos (proconsole americano) e la democrazia, curando in seguito le relazioni USA con Giappone e Cina. Proprio la Cina è percepita nel Rapporto, insieme ad Iran e Corea del Nord, come uno dei principali avversari da contrastare nell’immediato futuro. Lo scacchiere asiatico è infatti una antica fissazione della geopolitica americana e crediamo sia interessante indugiare brevemente su Alfred T. Mahan, ufficiale di marina, che sul finire del XIX° secolo analizzò i fattori, a suo dire, alla base del potere marittimo. Il riferimento a Thayer Mahan non è casuale, dal momento che i promotori del “Piano” lo citano esplicitamente nel loro Rapporto. Nel 1900, col suo “The problem of Asia and its effect upon International Politics”, M. T. Mahan postulò che l’egemonia mondiale delle potenze marittime potesse essere mantenuta tramite “il controllo di una serie di punti d’appoggio attorno al continente eurasiatico”. Trent’anni dopo, un altro americano, N. J. Spykman, individua nel Rimland (anello interno), intesa come fascia marginale tra l’area marittima esterna e le regioni interne euro-asiatiche, il centro degli interessi strategici americani. Guarda caso, il Rimland coincide con l’Europa continentale e soprattutto con l’Asia Orientale. La dottrina di Spykman, fortemente interventista, ha condizionato per decenni la politica estera statunitense; a proposito, l’opera di Spykman ha un titolo evocativo: “America’s Strategy in World Politics”.

Come si può vedere, i precedenti non mancano.

Assolutamente originale è invece la negazione di ogni autorità e ruolo delle Nazioni Unite. L’idea che l’ONU sia un fastidioso intralcio, quando non addirittura una minaccia che progetta l’invasione degli USA (!), è una fissazione patologica che si credeva confinata presso gli strati più reazionari e gretti della provincia rurale americana. Vedere una simile convinzione assurgere a tesi ufficiale, lascia quantomeno perplessi.

Al contrario, la sistematica violazione, o mancata sottoscrizione di accordi internazionali in nome della “legge del più forte” e dei “vitali interessi americani”, rientra nella dottrina Thornburgh. Tale dottrina ha comportato da parte USA la mancata ratifica del Trattato di Kyoto, del Trattato CTBT per la messa al bando dei test nucleari, e la violazione del Trattato ABM sulla riduzione delle testate balistiche. Richard Thornburgh è stato due volte governatore della Pennsylvania e procuratore generale degli Usa dal 1988 al 1991; fra le sue tante iniziative, ha proposto con insistenza forme di controllo più rigide su internet ed una severa limitazione degli accessi in rete. Inutile dire che anche questa ipotesi rientra nelle iniziative promosse nel Rapporto. Se ne deduce che anche lo sviluppo di armi batteriologiche in grado di “inquadrare come bersaglio genotipi specifici” è perfettamente legittimo e altresì “un utile strumento politico”, se ad usarle sono poi le Forze Armate USA. In caso contrario si tratta di una mostruosità terroristica da combattere senza indugi.

Sul Rapporto stilato dai teorici del PNAC è stato scritto e detto molto da voci ben più autorevoli di questa, pertanto non sarà qui il caso di ripetersi. Citato (spesso a sproposito) dalle fonti più disparate, il Rapporto è entrato nell’immaginario collettivo della cultura “antagonista” e nelle revisioni critiche del modello liberista ed egemonico, alla base della moderna globalizzazione. Tuttavia, è difficile immaginare in che modo sistemi come il THAAD, con le sue batterie di missili spaziali, sensori a infrarossi, laser perforanti ed altre fantascientifiche amenità, avrebbero potuto bloccare i terroristi dell’11 Settembre. A fronte di tanto esibita quanto inutile potenza bellica, è incredibile credere che una decina di fanatici psicopatici, armati di taglierino ed al seguito di uno sceicco pazzo, abbiano potuto sgominare nel ristretto spazio di un aereo i superbi esemplari di questa indomita razza guerriera, tirata su a cheeseburger e propaganda, coi micidiali esiti che tutti conosciamo.

 

3. ULTIMA PARTE

The End ?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: